Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IL 4 LUGLIO, GIORNO IN CUI SI CELEBRA L’INDIPENDENZA AMERICANA, IL PONTEFICE DI CHICAGO SARA’ A LAMPEDUSA, ISOLA SIMBOLO DELLE MIGRAZIONI… PADRE GIULIO ALBANESE, CONSIGLIERE DELLA SEGRETERIA DI STATO VATICANA: “LA PRESENZA DI LEONE SULL’ISOLA RICORDA CHE LA LIBERTÀ NON PUÒ ESSERE FESTA PIENA FINCHÉ RESTA NEGATA A CHI BUSSA ALLE NOSTRE PORTE CON IL VOLTO SCAVATO DALLA PAURA” – ALESSANDRO DAMIANO, ARCIVESCOVO DI AGRIGENTO: “PREVOST MANDERÀ UN MESSAGGIO CONTRO LA REMIGRAZIONE”
“Gli immigrati hanno plasmato il futuro dell’America”. Sono parole di Papa Leone XIV,
pronunciate, forse non a caso, alla vigilia della sua visita a Lampedusa, 13 anni dopo quella di Bergoglio.
Collegato online dal Vaticano con gli Usa, oggi Robert Prevost ha ricordato la “determinazione a realizzare la nobile visione dei padri fondatori a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione. È stato questo stesso amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti, nelle ore più buie del secolo scorso”.
Dall’isola siciliana, approdo e speranza per milioni di migranti, il Pontefice manderà “un messaggio contro la remigrazione”, anticipa Alessandro Damiano, arcivescovo dell’Arcidiocesi di Agrigento. Il viaggio di domani è “un messaggio chiaro”, una “carezza a quegli uomini e a quelle donne che a Lampedusa hanno trovato la fine del loro viaggio” e anche una risposta a particolari “proposte di legge”.
Una visita coerente con il “percorso portato avanti soprattutto in queste ultime tappe, le Canarie e la visita alla memoria di madre Cabrini a Pavia”, che si pone “in scia della scelta fatta da papa Francesco di venire a Lampedusa” nel 2013 “per dire che la dignità umana non può annegare nel Mediterraneo”.
È certamente un “tema politico”. Sono infatti “le scelte politiche a determinare, ostacolare o accompagnare i diritti”. Lampedusa, è “la porta d’Europa, che deve rimanere aperta; se si chiude l’Europa rimane prigioniera di se stessa”.
Già alle Isole Canarie, sulla letale rotta atlantica dei “boat people”, Leone XIV aveva richiamato l’Europa alle radici della sua civiltà ribadendo che non ci si può abituare a contare i morti. A Lampedusa domani il Papa lancerà una vera “missio migrantium”: il Vangelo dell’accoglienza contro la globalizzazione dell’indifferenza.
Nell’isola-avamposto del vecchio continente nel Mediterraneo il Papa sosterà al Cimitero, alla “Porta d’Europa” e al Molo Favaloro dove benedirà la targa dedicata a papa Francesco, poi la Messa con l’immagine della Madonna di Portosalvo esposta sul palco e infine l’incontro con i bambini ammalati.
“Il 4 luglio, mentre gli Stati Uniti celebrano la loro festa nazionale, Papa Leone XIV, figlio di quella terra, sceglie di volgere lo sguardo verso uno scoglio vulcanico del Mediterraneo: Lampedusa – spiega padre Giulio Albanese, direttore della Cooperazione missionaria al Vicariato di Roma e consigliere della Segreteria di Stato vaticana-. È un gesto che parla prima ancora che vengano preferite le parole.
Un Papa americano che, nel giorno simbolo dell’indipendenza del suo Paese, decide di recarsi non nella patria dei trionfi civili, ma sulla soglia ferita dell’Europa, compie un atto di straordinaria forza evangelica e profetica”.
Omaggio floreale sulle salme di alcuni migranti: la prima tappa sarà al cimitero di Cala Pisana dove c’è un’area dedicata ai migranti morti durante le traversate. Tante le croci senza nomi, ma con un numero. Un numero che corrisponde a uomini, donne e bambini di cui si sconosce l’identità e la storia.
Papa Leone, dopo l’atterraggio all’aeroporto di Lampedusa previsto per le ore 9, verrà accolto dall’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano. Ma anche dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che è il principale punto di riferimento dell’esecutivo nei rapporti con la Santa Sede
Il pontefice, con un’auto chiusa, raggiungerà il camposanto dove sosterà per un omaggio floreale. Fra le sepolture lampedusane dei migranti che hanno perso la vita, anche quella del piccolo Yousuf, come lo chiamano gli isolani. Youssef Ali Kanneh era un neonato guineano, di 6 mesi, morto nel novembre del 2020 a causa di un naufragio (6 furono le vittime) verificatosi in acque libiche e “raccolto” dalla nave ong Open Arms.
Sulla sua sepoltura c’è una scritta in inglese: “Perché così presto, figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre”. Nell’area del cimitero di Cala Pisana, affollata dalle croci realizzate dall’artigiano lampedusano Francesco Tuccio che usa il legno delle barche utilizzate dai migranti per le traversate, tornano ogni anno – in occasione dell’anniversario del 3 ottobre (era il 2013 quando si verificò il drammatico e famoso naufragio con 368 vittime) – anche alcuni dei superstiti di quella tragedia.
“La scelta di Leone XIV assume, perciò, un significato che va ben oltre la cronaca, nel bel mezzo del Mare Nostrum o Monstrum che dir si voglia – sottolinea padre Giulio Albanese, missionario comboniano-. Nel giorno in cui avrebbe potuto simbolicamente richiamare le proprie radici americane, il Papa indica una patria più grande: quella dei figli di Dio.
Non celebra la libertà come privilegio acquisito, ma la richiama come promessa ancora negata a troppi uomini e donne costretti a fuggire da guerre, miseria, persecuzioni, deserti e carceri invisibili. La sua presenza a Lampedusa ricorda che la libertà non può essere festa piena finché resta negata a chi bussa alle nostre porte con il volto scavato dalla paura. In filigrana, si avverte il passaggio luminoso del suo predecessore”.
Prosegue padre Albanese: “L’8 luglio 2013 Papa Francesco volle iniziare da Lampedusa il suo magistero dei gesti, denunciando la globalizzazione dell’indifferenza di fronte all’immensa distesa di quello che negli anni è diventato un cimitero liquido
Quella visita rimane una delle pagine più alte del pontificato: un altare sul mare, una corona di fiori deposta sulle acque, una parola severa rivolta non contro qualcuno, ma contro l’anestesia delle coscienze”.
“Oggi Leone XIV sembra raccogliere quel testimone e riportarlo nel cuore della Chiesa e dell’Europa- precisa padre Albanese-. Come a dire che la memoria cristiana non è nostalgia, ma responsabilità; non è commemorazione, ma conversione. Vi è in questo viaggio una chiara grammatica ecclesiale.
Il Papa va dove il Vangelo chiede di andare: verso le periferie, verso i confini, verso coloro che non hanno voce né forza contrattuale. La Chiesa, quando è fedele al suo Signore, non sceglie i salotti della rassicurazione, ma le strade della compassione. Non cerca il consenso facile dei potenti, ma custodisce la dignità dei piccoli”.
(da La Stampa)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
GLI AZZURRI SI RICORDANO ALL’IMPROVVISO DELL’”IMPRONTA ANIMALISTA” DI BERLUSCONI
Il ricordo, e le foto, di Silvio Berlusconi che salva cinque agnellini per la Pasqua del 2017 con tanto di allattamento è ancora vivo dentro Forza Italia. Fu annunciato come la svolta animalista di Silvio Berlusconi, rimasta anche con i vari cagnolini – Dudù e Dudina – che si alternavano a villa San Martino.
Difficile far coincidere quella “sensibilità” per gli animali (così la descrivono oggi gli azzurri) con il disegno di legge sulla caccia che è stato approvato dal Senato dalla maggioranza di centrodestra ed è arrivato alla Camera per il secondo passaggio parlamentare. Dunque in Forza Italia oggi è iniziato un travaglio.
E una spaccatura profonda, anche etica. Ispirata, raccontano, da Arcore con la famiglia Berlusconi che non vede di buon occhio una legge che allarga le maglie delle aree dove sarà consentita l’attività venatoria, aumenta il numero delle specie che potranno essere cacciate e si darà libertà ai cacciatori di colpire la fauna selvatica, gli uccelli e gli ungulati.
La prima esponente della maggioranza a votare contro l’adozione del testo base della legge alla Camera è stata la deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla – che nel 2017 era testimonial per salvare gli anelli dalla “strage” di Pasqua con Berlusconi – che ha parlato di “battaglia di civiltà” contro la caccia.
Al Senato a dire “no” sono stati Mario Occhiuto e Michaela Biancofiore. Ma mentre il Quirinale e l’Unione europea hanno fatto sapere che valuteranno il contenuto della legge nel rispetto delle normative comunitarie, ora anche Forza Italia sta frenando sul testo approvato dal Senato.
A guidare la fronda sono i deputati più vicini alla famiglia Berlusconi: l’ex conduttrice Mediaset Rita dalla Chiesa ha firmato un appello trasversale per fermare il testo, ma buona parte del gruppo a Montecitorio ha posto dei dubbi rispetto ad alcune norme della legge. Chiedendo almeno di poterla modificare con emendamenti a Montecitorio.
E Forza Italia potrà incidere visto che il relatore del provvedimento in commissione sarà l’azzurro Giovanni Arruzzolo. Serviranno tre mesi per l’approvazione, ma modificarla significherà tornare al Senato per un terzo passaggio rallentando di molto l’iter del provvedimento “sparatutto”.
Di diverso avviso i parlamentari più vicini al segretario Antonio Tajani, come il responsabile Agricoltura e portavoce Raffaele Nevi, secondo cui la legge è stata chiesta espressamente dalla Coldiretti e da Confagricoltura secondo cui la fauna selvatica oggi produce un danno ingente alle coltivazioni.
Eppure, alla fine, Forza Italia, in nome di Berlusconi, interverrà per introdurre delle modifiche al disegno di legge. In questi giorni, infatti, le caselle di posta dei deputati azzurri sono piene di e-mail delle associazioni animaliste (a partire dal Enpa e WWF) che stanno facendo appello a fermare il provvedimento.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’IDEA DELL’EX SINDACO DI MANCHESTER E’ QUELLA DI RIVEDERE LE COSIDDETTE “BUSINESS RATES”, CIOE’ LE IMPOSTE CHE LE AZIENDE PAGANO IN BASE AL VALORE DEI PROPRI IMMOBILI … IL “RE DEL NORD” VUOLE INASPRIRE I PRELIEVI SUI GRANDI CENTRI LOGISTICI DELLE MULTINAZIONALI (AMAZON?) PER FINANZIARE UN TAGLIO DEL 20% DELLE TASSE A BENEFICIO DI CHI VENDE BIRRA
Andy Burnham, neo-deputato laburista di Makerfield dato per sicuro successore del premier
dimissionario Keir Starmer, ha promesso una revisione della tassazione nel Regno Unito per sostenere i pub e i negozi dei centri cittadini in crisi. L’esponente progressista, in un’intervista a Lbc Radio, ha detto che il suo futuro governo lavorerà per rimodulare le cosiddette “business rates”, ovvero le imposte che le aziende pagano in base al valore dei propri immobili.
L’obiettivo è inasprire il prelievo su depositi e grandi centri logistici delle multinazionali nelle periferie per finanziare un taglio del 20% a beneficio dei proprietari di pub, oltre a introdurre forme di esenzione tali da favorire una ripresa delle attività commerciali lungo le vie centrali.
“C’è spazio per interventi fiscali”, ha sottolineato Burnham nell’intervista, pur ribadendo di voler rispettare il rigore dei conti pubblici in linea con quanto fatto dall’esecutivo di Starmer e quanto è stato stabilito nel programma del Labour.
Secondo il Daily Telegraph, il “re del Nord”, come è stato soprannominato, potrebbe puntare a qualcosa di ben più significativo rispetto a quanto fatto da sir Keir nel braccio di ferro coi colossi tecnologici americani, escludendo da tutti i contratti pubblici Palantir, controversa società specializzata nell’analisi dei big data.
Sempre ignorata a Manchester durante il suo mandato di sindaco e invece premiata
a livello nazionale dal governo uscente con strategici contratti di gestione dei database in settori cruciali come la difesa o la sanità pubblica.
Burnham ha anche lanciato un’iniziativa per rispondere alle tante domande dei cittadini su quello che intende fare da primo ministro, aprendo un account sulla piattaforma online Reddit per condurre una sessione all’insegna del “chiedetemi qualsiasi cosa”.
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SE CONTINUA L’AVANZATA, GIORGIA MELONI NON POTRÀ PIÙ FARE A MENO DI VANNACCI SE VUOLE VINCERE NEL 2027… ALTRA MAZZATA: IL 55% DEGLI ITALIANI DÀ UN GIUDIZIO NEGATIVO DEL GOVERNO
FdI resta il primo partito d’Italia: se si andasse a votare oggi vincerebbe con il 26,9%. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di YouTrend per Sky TG24. La forza politica di Giorgia Meloni cala però dello 0,9% rispetto all’ultima rilevazione (18 giugno). Il secondo partito è sempre il Pd (22%, -0,2%), seguito dal MoVimento Cinque Stelle (12%, -0,1%), da Forza Italia (7,6%, -0,6%) e da Alleanza-Verdi Sinistra (6,6%, -0,2%).
Come tutti gli altri partiti maggiori, anche la Lega scende leggermente (5,4%, -0,4%). In controtendenza Futuro Nazionale di Vannacci, unica forza dell’area di centrodestra in crescita, che sale al 6,4% (+0,5%) e allunga sul Carroccio portando il distacco a un punto pieno. Piccoli progressi nell’area centrista-liberale. Crescono infatti Azione e Italia Viva, rispettivamente al 3,4% (+0,3%) e Italia Viva al 2,5% (+0,4%).
In aumento anche +Europa (1,3%, +0,3%), mentre restano più indietro il Partito Liberaldemocratico all’1,1% (-0,1%) e Ora all’1,0% (-0,1).
Tornando al centrodestra, che insieme ottiene comunque il 40,7% (senza contare Futuro Nazionale, con cui sarebbe al 47,1%), Noi Moderati è allo 0,8% (-0,1%). Da segnalare la crescita della voce “altri” (3,0%, +1,2%) e degli indecisi e astenuti, che salgono al 33,5% (+1,2%): il lieve arretramento dei partiti maggiori si scarica soprattutto sull’area del non voto.
Più in generale, il giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è congelato rispetto al 18 giugno: i pareri positivi restano al 35%, quelli negativi al 55% e quelli indecisi al 10%, con un saldo che resta nettamente negativo. La frattura tra i poli è totale: nell’elettorato del campo largo i giudizi negativi arrivano al 90%, contro un apprezzamento del 91% nell’elettorato di centrodestra.
La fiducia nei confronti dell’inquilino della Casa Bianca in Italia è ai minimi: solo l’8% degli intervistati gli accorda “molta o abbastanza” fiducia, contro l’86% che ne ha “poca o nessuna”.
La sfiducia è trasversale a tutti gli elettorati – totale tra gli elettori Pd (100%), quasi totale nel campo largo (95%) – ma nettamente maggioritaria anche nel centrodestra e tra gli stessi elettori di FdI e Futuro Nazionale (84% in entrambi i casi), dove la fiducia non supera comunque il 16%. Sul piano anagrafico i più critici sono i giovani 18-34enni (95% di sfiducia) e i laureati (97%).
Si discute anche della possibilità di elezioni anticipate. Quando si dovrebbe votare secondo gli italiani? La maggioranza relativa (43%) andrebbe verso la scadenza naturale della legislatura, nell’autunno 2027, mentre il 16% vorrebbe votare il prima possibile già entro il 2026. Le ipotesi che si torni alle urne nella primavera del 2027 (con o senza le elezioni comunali) raccolgono insieme il 25%.
La preferenza per la fine naturale della legislatura è massima tra gli elettori di centrodestra (56%, con il 60% tra quelli di FdI), a conferma di una domanda di stabilità nell’area di governo. Spingono invece per l’anticipo gli elettorati
d’opposizione e, ancora una volta in modo distintivo, quelli di Futuro Nazionale: è tra i vannacciani che la quota di chi vorrebbe votare subito entro il 2026 tocca il valore più alto (37%).
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO GLI AMERICANI LO HANNO SCOPERTO, HANNO ALLERTATO TEHERAN, SPINGENDO LA REPUBBLICA ISLAMICA AD ADOTTARE ULTERIORI MISURE DI SICUREZZA .. DURANTE UN VIAGGIO NEGOZIALE IN PAKISTAN, L’AEREO DEI DUE SAREBBE STATO PERSINO SCORTATO DA CACCIA PACHISTANI E POI DIROTTATO PER TIMORE DI UN’INTERCETTAZIONE ISRAELIANA
La saga dell’intelligence Usa-Israele, fatta di rivelazioni e contromosse, ha un nuovo capitolo.
Solo in parte inedito. Gli israeliani, secondo fonti citate dal New York Times, volevano uccidere i due negoziatori iraniani, Abbas Araghchi e Mohammad Ghalibaf, nel mezzo delle trattative. Quando gli americani lo hanno scoperto hanno allertato Teheran attraverso intermediari spingendo la Repubblica islamica ad adottare ulteriori misure di sicurezza.
Già durante il conflitto Israele aveva reso chiaro di considerare obiettivi legittimi i rappresentanti del regime, dai politici ai militari. E ne ha uccisi a decine, compresa la Guida Alì Khamenei. […] Poi è arrivata la tregua, osteggiata dal governo Netanyahu deciso ad andare avanti con gli strikes. E sono nati i contrasti, anche pubblici, con la Casa Bianca. Tel Aviv avrebbe allora progettato di colpire i principali protagonisti del negoziato, un modo per bloccare il dialogo e riaccendere la guerra.
La minaccia è stata percepita da Teheran che aveva chiesto garanzie per i suoi emissari mentre Washington ha attivato le proprie antenne. Tutti erano consapevoli dei rischi: gli israeliani avevano adottato la stessa tattica cercando di spazzare via la dirigenza all’estero di Hamas con il raid su Doha, in Qatar. […]
L’allarme è cresciuto in occasione del previsto incontro ad aprile ad Islamabad tra il vicepresidente americano Vance e la delegazione iraniana. Teheran, preoccupata, ha ottenuto la protezione del Pakistan, così caccia pachistani hanno scortato l’aereo con a bordo Aragchi e Ghalibaf. Ma non è finita.
Dopo i colloqui, durante il volo di rientro, i servizi di sicurezza sono stati informati della presenza di due caccia israeliani in arrivo dal territorio iracheno. Un’incursione che poteva far pensare ad un intercettamento. Ed allora è stato deciso di dirottare il velivolo sull’aeroporto di Mashad, il più vicino al confine pachistano. I mediatori hanno poi proseguito il loro viaggio verso la capitale via terra.
La storia raccontata dal New York Times rientra in una fase particolare. Dopo lo stop delle operazioni belliche «spezzoni» dell’amministrazione americana – hanno fatto trapelare informazioni costanti su due punti: 1) Israele e Usa hanno linee diverse, aspetto evidente ma rimarcato con dettagli spionistici. 2) In diversi momenti le indiscrezioni hanno riguardato le attività dell’intelligence israeliana. All’origine delle notizie ci può essere la volontà della Casa Bianca di mandare messaggi all’Iran ma vanno anche considerate le posizioni molto critiche verso Tel Aviv di funzionari ad ogni livello.
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LO HA DICHIARATO LA STESSA LAGARDE IN UN’INTERVISTA A “LES ECHOS”: “DIMISSIONI ANTICIPATE? È POSSIBILE. PENSO CHE UNA VOCE EUROPEA DEBBA FARSI SENTIRE NEL DIBATTITO PRESIDENZIALE FRANCESE”
La presidente della Bce Christine Lagarde ha dichiarato giovedì, in un’intervista a Les Echos, di non escludere la possibilità di lasciare Eurotower prima della scadenza del suo mandato, nell’ottobre 2027, per far sentire “una voce europea” nel dibattito presidenziale francese.
Interrogata su un’eventuale dimissione anticipata, con un occhio alle future elezioni in Francia, Lagarde ha risposto: “È possibile. Penso che una voce europea debba farsi sentire nel dibattito presidenziale francese”. Domani Lagarde è attesa in Provenza per gli “incontri economici”, ai quali partecipa anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Lo aveva anticipato il Financial Times e, nonostante la smentita della diretta interessata, i rumors a Bruxelles e Francoforte non hanno mai smesso di circolare: Christine Lagarde potrebbe lasciare la Bce prima della scadenza dle mandato, prevista ad ottobre del 2027
“E’ una possibilità”, ha ammesso Lagarde in un’intervista a Les Echos, spiegando che potrebbe servire “una voce europea” nella campagna per le prossime presidenziali francesi, dove i macroniani rischiano di essere battuti dalla destra del Rassemblement Nationale
Ma l’addio anticipato di Lagarde rischi di provocare un terremoto politico in Ue, dove a gennaio prossimo ci sarà il cosiddetto Midterm, giro di boa per i Top jobs comunitari. E già nelle settimane scorse, a Bruxelles, c’era chi non escludeva una girandola che avrebbe del clamoroso, con Lagarde alla testa della Commissione e la Bce guidata da Berlino
Si tratta, va sottolineato, di mere indiscrezioni, spesso autoalimentate dal chiacchiericcio della cosiddetta ‘bolla’ brussellese. Il punto, in ogni caso, è che un eventuale addio anticipato di Lagarde darebbe il là alla corda per la successione, più delicata che mai in un periodo in cui l’Ue e l’euro navigano tra i balzi dell’inflazione e le conseguenze della guerra in Ucraina e della crisi in Medio Oriente. Secondo Lagarde “il capitano della nave Bce deve rimanere a bordo” in questo “periodo di turbolenze”. Tuttavia, interrogata su un’eventuale dimissione anticipata, Lagarde ha risposto: ‘È possibile. Penso che una voce europea debba farsi sentire nel dibattito presidenziale francese’.
Domani Lagarde è attesa in Provenza per gli ‘incontri economici’, ai quali partecipa anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. E sull’appuntamento si accenderanno più fari del previsto. Nel febbraio scorso, prima dello scoppio della guerra all’Iran, “potevo dire con un certo sollievo che la missione era compiuta, che avevo 70 anni e che, alla fine, potevo forse andare in pensione un po’ in anticipo” aveva affermato a metà giugno la presidente della Bce dando il là alla ridda di voci sul suo futuro.
Ma, allo stesso tempo, Lagarde aveva spiegato che di fronte al ritorno dell’inflazione, “ho un senso del dovere e ritengo che quando c’è una tempesta, il capitano rimane a bordo” . La sua attenzione per il futuro della Francia, tuttavia, non l’ha mai nascosta. “Realizzare l’obiettivo e consegnare le chiavi di una banca centrale europea che abbia garantito la stabilità dei prezzi per i nostri concittadini è l’imperativo numero uno.
L’imperativo numero due è la protezione della nostra moneta, affinché l’euro sia stabile, sicuro, una moneta rispettata, una moneta forte nel mondo, visto che oggi è la seconda valuta internazionale. Il terzo imperativo è quello di cui le parlavo prima: l’ancoraggio della Francia all’interno dell’Unione Europea”, aveva spiegato.
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
MEZZO GOVERNO A VILLA TAVERNA, FACENDO FINTA CHE TRUMP NON SIA ALLA CASA BIANCA
Bisogna farlo e facciamolo. Mezzo governo si ritrova a villa Taverna con il beneplacito di Giorgia
Meloni, l’ordine è di ricucire facendo finta che Trump non sia alla Casa Bianca. E così, un po’ mogi, con i sorrisi tirati e le camicie sudate, si ritrovano Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Carlo Nordio, appartati in un salone con l’aria condizionata insieme all’ambasciatore Tilman J. Fertitta.
Non si sa bene che dire, arrivano gli hamburger già freddi e sono difficili da ingoiare, l’atmosfera è quella di certe famiglie litigiose, dove ci si detesta ma si è costretti a passare il Natale insieme, guardando continuamente l’orologio.
Come era diverso lo scorso anno il ricevimento, con la banda dei Marines che suonava l’inno italiano e Giorgia Meloni raggiante a parlare dell’amicizia «incrollabile» tra Roma e Washington. Adesso è rimasta questa grande freddezza, che la coastal diplomacy di Fertitta, che gira i porti italiani con il suo mega panfilo, difficilmente riuscirà a colmare.
Arianna Meloni, che è venuta in rappresentanza politica e familiare, in un capannello di ministri argomenta che quello di Trump con la sorella «è stato bullismo ed è nato tutto da lì». Poi si fa portare un bicchiere d’acqua e lo tracanna tutto d’un fiato: «Per venì qua ho fatto una corsa…».
Ci sono quaranta gradi, il cima è subtropicale. Tutti cercano l’ombra più che gli hot dog che vengono cotti in ogni angolo del giardino all’italiana. Giovanni Malagò, presidente della Figc, incrocia Marco Tronchetti Provera: «Ciao Marchì..si stava meglio a Capri eh!?»
Matteo Salvini, che Fertitta continua a chiamare «Mario», sembra meno a suo agio del solito, si abbraccia e bacia la sua Francesca Verdini appena può.
Sui rapporti con Trump, lui che si metteva anche le cravatte rosso Maga, non pare abbia cambiato idea: «Essere qui è una scelta di campo, God bless America». .
In cielo volano in formazione tre elicotteri militari a stelle e strisce. Per un momento tutti alzano gli occhi e Matteo Renzi trova la battuta giusta: «Eccoli, sono venuti a prendere Crosetto perché la Meloni non vuole pagare i miliardi alla Nato». […] Crosetto, poveretto, si stringe nelle spalle: «Dai, siamo all’ambasciata americana…».
E l’opposizione? A parte Renzi, [i leader non si sono fatti vedere. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono persi l’invito nella spam. Dei cinque stelle non c’è proprio nessuno, anzi ci sarebbe l’ex portavoce di Conte, Rocco Casalino, accompagnato dalla mamma, ma ormai fa il giornalista.
Il Pd ha mandato il capogruppo Francesco Boccia: «Sono venuto a timbrare il cartellino…i presidenti passano, i popoli restano. Per questo sono qui».
Fertitta, come se non avesse guardato i notiziari con il nuovo attacco di Trump, ripete dal palco che «l’Italia è un partner fidato e un’amica degli Stati Uniti, e i nostri legami si rafforzano ogni giorno».
Ma la magia, nonostante la straordinaria performance della banda della US Navy, nonostante l’open bar e il pulled pork, non riesce a compiersi.
Tutti intanto cercano il generale Vannacci, l’argomento politico che anima i capannelli più di Trump-Meloni. Il generale non c’è, ma in rappresentanza è venuta la deputata Laura Ravetto, che ha mollato Salvini per Futuro nazionale.
Con un abito da princess, scarpe d’argento con i tacchi che sfidano il soffice manto erboso, Ravetto assicura che «Vannacci era invitatissimo, non è potuto venire perché a Bruxelles. Io comunque sono vent’anni che non manco».-
(da Repubblica)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
ALDO CAZZULLO CERTIFICA LA DIFFICOLTA’ DI ESSERE DI DESTRA E LIBERALI IN ITALIA: “IL FASCISMO FU SCONFITTO ANCHE DA UOMINI DI DESTRA, COME DE GAULLE E CHURCHILL, E TANTISSIMI PARTIGIANI NON ERANO DI SINISTRA. IN UN PAESE NORMALE LUIGI EINAUDI E ALCIDE DE GASPERI ANDREBBERO CLASSIFICATI A DESTRA; MA SE UNO LO FA GLI SALTANO ALLA GIUGULARE, LA DESTRA DEVE ESSERE IL GENERALE GRAZIANI E JUNIO VALERIO BORGHESE. NON SOLO IN ITALIA I CONSERVATORI HANNO AVUTO UNA MUTAZIONE: DA KOHL ALL’AFD, DA CHIRAC A BARDELLA, DALLA THATCHER A FARAGE, DA SUÁREZ AD ABASCAL, DA REAGAN A TRUMP”
Il fascismo fu sconfitto anche da uomini di destra, come De Gaulle e Churchill, e tantissimi partigiani non erano di sinistra. Il Risorgimento fu fatto anche dal re, dalla destra storica, da liberali che è difficile considerare progressisti sul piano sociale, come Cavour. Storicamente i conservatori non guardano di buon occhio alla Russia.
L’immigrazione è una risorsa per gli imprenditori. Custodire il creato, salvare l’ambiente, conservare la natura dovrebbe essere, come dice la parola stessa, priorità dei conservatori. E i trattati di Roma che istituirono l’Europa furono firmati da cattolici che non erano certo di sinistra: Adenauer, De Gasperi, Schuman.
Ma in Italia «destra» è una parola che non indica i conservatori, i liberali, i moderati, bensì i fascisti o gli anti-antifascisti. Ad esempio in un Paese normale Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi andrebbero classificati a destra; ma se uno lo fa gli saltano alla giugulare, la destra deve essere il generale Graziani e Junio Valerio Borghese.
Va detto poi che non solo in Italia i conservatori hanno avuto una mutazione: da Kohl all’AfD, da Chirac a Bardella, dalla Thatcher a Farage, da Suárez ad Abascal, da Reagan a Trump. Giudichi lei qual è la versione migliore, e chi ha fatto o farà meglio per il proprio Paese e per il proprio popolo.
(da “Corriere della Sera”)
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Luglio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“LO SO DA DUE MESI, HO CHIESTO DI PREGARE PER ME”
«Ho un tumore. Ho capito di avercelo da un bel po’ di tempo, ma mi è stato diagnosticato solo
direcente. Quando l’ho saputo mi è mancato il fiato». Clemente Mastella rivela la sua malattia in un’intervista al Corriere della Sera, dopo l’annuncio in chiesa a Benevento. E confessa: «Una paura ce l’ho. Ho paura di morire da solo. I ricordi non bastano. E prego anche perché questo non accada. Ma credo nel potere della preghiera. Per questo ho chiesto a tutti di pregare per me».
Mastella e la malatti
Il sindaco di Benevento spiega che ha preso il microfono nella basilica per la festa della Madonna delle Grazie dopo che l’arcivescovo Michele Antuoro «ha rivolto un pensiero ai malati. Quelle parole mi hanno scosso profondamente». Ma la sua «non è stata una decisione. La cerimonia prevedeva il mio intervento da sindaco. Fino a poco prima avevo parlato dello scisma, esprimendo solidarietà alla Chiesa di Roma. Poi l’arcivescovo ha parlato della solitudine dei più fragili. È stato un impulso». Ha pensato «che probabilmente quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei parlato in chiesa nel giorno della Madonna delle Grazie: sono alla fine del mio secondo mandato da sindaco di Benevento. Così ho detto: “Anch’io sono malato e spero di farcela”».
L’applauso
A proposito del video che racconta tutto, dice Mastella, «io ricordo soprattutto l’applauso. E poi le persone che hanno voluto stringermi la mano. È accaduto qualcosa di insolito. Sono il sindaco che ha dato il proprio numero di telefono a tutti. Per anni sono stato cercato a qualsiasi ora da chi aveva bisogno di aiuto. Stavolta le parti si sono invertite. Non so quante mani hanno cercato le mie. E tutti a confortarmi ricordandomi che sono sempre stato un leone».
E spiega di aver anche capito che la medicina non è una scienza esatta: «Sono una persona nota, conosco tanta gente e ho anche molti amici medici. Ho chiesto pareri, consigli. Ma alla fine dovrò essere io, che so poco di farmaci e pratiche chirurgiche, a scegliere se operarmi o insistere con la terapia medica. Da giovane ho insegnato filosofia all’università e ho sempre avuto un approccio razionale. Poi la vita irrompe e ti accorgi che la razionalità non basta».
La politica
Alla politica ha dedicato una vita intera. «Sì. Ho attraversato stagioni irripetibili: la Dc dei grandi dopo De Gasperi, la nascita di nuovi partiti, gli incontri con Papi, presidenti, capi di Stato, scrittori, artisti. Ho visto da vicino fortune e cadute di molti leader. Ma ora che ci penso, sa una cosa? Una paura ce l’ho. Ho paura di morire da solo. I ricordi non bastano. E prego anche perché questo non accada». Con Repubblica il 79enne dice anche di più: «Ho iniziato la cura. Mi dicono che si può guarire. Aspettiamo».
La scoperta
Dice di aver scoperto la malattia «un paio di mesi fa. Ma alla luce delle analisi i medici mi hanno spiegato che andava avanti già da un paio d’anni. La mia età mi aiutato, perché ha rallentato la malattia». E aggiunge: «Un po’ mi dispiace di aver creato questo subbuglio, mi auguro che possa aiutare altri a comprendere che bisogna fare prevenzione per sconfiggere il tumore. Da cattolico, per me la cosa più importante è la preghiera delle persone umili». Infine, per combattere la battaglia «mi affido a un misto di conoscenza scientifica e fede religiosa: spero che questo possa aiutarmi ad uscire dal tunnel».
(da Open)
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