Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
L’ARMATA BRANCAMELONI AL FRONTE CONTRO I MAGNETI DA FRIGORIFERI, UTIMA TRINCEA DEI PATRIOTI PER DIFENDERE I CONFINI (QUELLI DEL RIDICOLO LI HANNO SUPERATI DA TEMPO)
Quando ho letto il testo della proposta di legge regionale ho subito capito che c’era la mano
sua, di Gennaro Sangiuliano detto Genny, giornalista Rai, già ministro della Cultura nel governo Meloni, oggi loquacissimo consigliere regionale in Campania con Fratelli d’Italia, anzi «capo dell’opposizione».
Tu dirai: «E da cosa l’hai capito che c’era la mano sua?». Dalle citazioni.
Sangiuliano è ossessionato, ogni tre righe deve metterci la citazione di un autore, di un libro. E così la proposta di legge regionale numero 59, «Misure per la tutela dell’identità dei centri storici e delle tradizioni dell’artigianato e del commercio locale» attraversa da Dante a Machiavelli, da Leopardi a Manzoni, per approdare a Giambattista Vico e al suo «idem sentire comune».
Ma perché la proposta è firmata da diciotto consiglieri di centrodestra . La dichiarazione di guerra del centrodestra regionale a kebab e negozi di calamite turistiche punta a colpire due simboli del commercio giudicato «non tradizionale» nei centri storici, accusati di snaturare l’identità di piazze e vicoli storici della regione.
La cosa del kebab mi ricorda leghismi alla Umberto Bossi di fine anni Novanta o peggio ancora le crociate contro l’hamburger del fast food agli inizi dei Novanta, all’epoca dei paninari e prima di Tangentopoli.
Per quel che riguarda le calamite, beh, solo in via Chiaia a Napoli ci sono ben tredici negozietti orribili di calamite cinesi. Fanpage se n’è occupata un anno fa, il centrodestra in Consiglio regionale vuole cavalcare la storia.
Ma come? Impedire non si può e proprio gli alfieri del libero mercato dovrebbero saperlo.
E infatti il testo, in realtà, non vieta nulla direttamente: delega tutto ai Comuni. È l’articolo 2 della pdl a fissare l’unico vero obbligo della legge: ogni Comune «deve individuare», con delibera del Consiglio comunale, gli ambiti di particolare pregio storico, artistico o turistico da tutelare. Nessun criterio oggettivo stabilisce cosa renda una via o una piazza meritevole di tutela: la scelta resta politica e comunale, senza scadenze né soglie fissate dalla Regione.
Dentro quegli ambiti, però, la legge diventa facoltativa. È il verbo «possono», non più «devono», a comparire in tutti gli articoli operativi: i Comuni possono vietare la vendita di souvenir e calamite privi di un’indicazione «chiara e indelebile» della provenienza, e possono vietare la vendita da asporto di kebab e prodotti simili, giudicati estranei alla tradizione gastronomica locale. La somministrazione al tavolo, nei ristoranti, resta invece sempre consentita.
L’applicazione dipenderà quindi dalla volontà politica di ogni giunta comunale: la legge regionale impone la mappatura, ma lascia ai sindaci la responsabilità, e il rischio politico, di vietare o no.
Pensate i Comuni campani che già c’hanno i problemi dei tagli statali, le infiltrazioni di camorra e i guai tipici del sud Italia, alle prese con la battaglia ai magneti da frigoriferi con la scritta «Saluti da Cerreto Sannita».
Le curiosità maggiori si trovano nella relazione illustrativa, che accompagna l’articolato con toni ben più coloriti della prosa amministrativa: si parla di «osceni negozi di kebab» e «orribili calamite», attribuendone la diffusione a «un’immigrazione indiscriminata e illegale».
Insomma, è il vannaccismo prima di Vannacci?
Non manca infine una contraddizione interna al testo: l’articolo 1 dichiara di voler combattere attività commerciali «che pur lecite» non appartengono alla tradizione dei luoghi, mentre l’articolo 9, di chiusura, promette il pieno rispetto della libertà di iniziativa economica e della normativa europea sulla concorrenza. §Come tieni in piedi la libera impresa e il taglione contro il doner kebab? Lo dovremmo chiedere a Genny.
(da Fanpage)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
LA SUA “FUGA” È STATA CONDOTTA ALL’INSAPUTA DI GIORNALISTI E ALCUNI MEMBRI DELLO STAFF, CHE SI TROVAVANO SULL’AEREO PRESIDENZIALE (LI HA USATI COME ESCA?)
Malgrado le dichiarazioni pubbliche, Donald Trump ha preso un volo segreto militare dalla Turchia, di ritorno dal vertice Nato di luglio, a causa della minaccia iraniana di assassinio. La Casa Bianca ha riferito che il presidente Usa era a bordo dell’Air Force One, ma in realtà la partenza è stata fatta con uno stratagemma.
Secondo il Washington Post, il tycoon è stato trasferito in segreto su un aereo più piccolo – un C-32A della Us Air Force – con un camion per il catering aeroportuale, impiegato per caricare pasti e altre provviste prima del volo, in base a un funzionario Usa e al materiale di conferma visionato dal Wp.
La missione clandestina, finora inedita, è stata condotta all’insaputa di giornalisti e alcuni membri dello staff della Casa Bianca che credevano di trovarsi sullo stesso aereo del presidente, secondo quanto emerge da documenti visionati dal Wp, da un funzionario Usa a conoscenza dell’operazione e da un’altra persona informata sui viaggi del presidente. L’amministrazione ha affermato che Trump ha lasciato la Turchia l’8 luglio a bordo dell’ex Air Force One.
Il tycoon, sui social media, ha annunciato che avrebbe utilizzato il vecchio Air Force One anziché l’aereo che lo aveva portato fin lì, un Boeing 747-8 più recente donato agli Stati Uniti dal Qatar. La sicurezza del velivolo qatarino è stata messa in discussione e il presidente, il mese scorso, dopo il viaggio, ha dichiarato che sarebbe stato sottoposto a ulteriori ammodernamenti.
Ad Ankara, Trump è salito sotto gli occhi delle telecamere a bordo del vecchio jumbo Air Force One, trasformato in esca, con a bordo giornalisti e alcuni membri dello staff della Casa Bianca. La manovra ha fatto sì che la posizione effettiva del presidente rimanesse nascosta al pubblico americano e a molti alti funzionari statunitensi per ore. A distanza di settimane, non è ancora chiaro quanto l’amministrazione abbia reso pubblica l’operazione.
Il Washington Post ha fornito alla Casa Bianca i dettagli della sua inchiesta, insieme a un elenco di domande. In risposta, il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Steven Cheung, ha rilasciato una dichiarazione in difesa del jet donato dal Qatar. “Il nuovo Air Force One è un aereo all’avanguardia dotato di protocolli di sicurezza di alto livello che garantiscono l’incolumità del presidente e del suo staff”, si legge nella nota.
“Come ha affermato di recente il presidente, ci sono molti nemici dell’America che lo prendono di mira e noi utilizziamo ogni strumento a nostra disposizione per contrastare queste minacce”. Un portavoce del Pentagono ha rimandato le domande alla Casa Bianca. Un portavoce del Secret Service non ha risposto a una richiesta di commento.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
PROPRIO COME IL GIOIELLIERE CONDANNATO A 14 ANNI PER AVER AMMAZZATO DUE RAPINATORI IN FUGA, L’ANZIANO È DIVENTATO UN “EROE” CHE SI È FATTO GIUSTIZIA DA SOLO (CHISSÀ COSA AVREBBERO DETTO SE FOSSE STATO UNO STRANIERO) … NEL FRATTEMPO, EMERGONO OMBRE SUL SUO PASSATO: ANNI FA AVREBBE AGGREDITO UN CONCITTADINO PER UN BANALE DIVERBIO SU UN PARCHEGGIO
«Se la sono cercata». E ancora: «L’automobilista ha sbagliato, ma i ciclisti come si sono
comportati? Da prepotenti padroni della strada». Non c’è solo chi condanna Giuseppe Campagna, l’uomo che sabato mattina ha travolto sei ciclisti sulle strade di Lanzo Torinese, prima in retromarcia e poi, dopo aver fatto inversione, inseguendoli per poi colpirli di nuovo.
Dopo aver subito un atto che le autorità hanno delineato come tentato omicidio, per le vittime è iniziato ora un secondo processo. Non in tribunale, ma nelle bacheche dei social, dove una parte consistente degli utenti ha deciso di ribaltare drasticamente la prospettiva. […]
In molti hanno difeso il 73enne, ora ai […] domiciliari, accusando i ciclisti di aver avuto in quella circostanza un comportamento arrogante e maleducato. Su Facebook, nei commenti alla notizia, il caso viene addirittura paragonato a quello di Grinzane Cavour, dove il gioielliere Mario Roggero uccise i rapinatori in fuga, diventando per molti, in quel contesto, un eroe.
«Se non chiedeva scusa poteva essere candidato come il nuovo Roggero», chiosano alcuni utenti in Rete. «Abito in un paese con piste ciclabili, eppure i ciclisti stanno in strada. Quando glielo faccio notare mi mandano a quel paese. Dopo, ti viene da pensare di dover giocare a bowling», scrive un utente. Parole che hanno trasformato i ciclisti in «provocatori» capaci di fare perdere la pazienza.
E, proprio come nel caso del gioielliere, la Rete è stata capace di trasformare anche il 73enne in una sorta di idolo capace di farsi giustizia da solo. «Ha fatto male, per carità, ma la gente è esasperata da questi gruppi che fanno i padroni e bloccano la circolazione. A volte la misura è colma».
«Lo Stato non fa rispettare le regole ai ciclisti che passano col rosso — si legge ancora — è normale che prima o poi qualcuno perda la pazienza e si faccia giustizia da sé». Tanti ci mettono nome e cognome: «Non giustifico l’investimento, ma questi formano plotoni e ti costringono a stare dietro a dieci chilometri all’ora per chilometri, se la cercano».
Intanto, mentre Campagna resta ai domiciliari, continuano le indagini coordinate dalla Procura di Ivrea. Questa mattina si terrà l’interrogatorio di garanzia e l’udienza di convalida dell’arresto davanti al giudice per le indagini preliminari. Dagli accertamenti emerge che il 73enne avesse già precedenti di violenza: anni fa avrebbe aggredito un concittadino per un banale diverbio su un parcheggio.
I militari stanno analizzando anche episodi analoghi avvenuti in primavera, dove un uomo anziano avrebbe preso di mira ciclisti. Nel frattempo, due dei feriti sono stati dimessi, mentre gli altri due restano ricoverati al Cto di Torino.
(da “Corriere della Sera”)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
DELLA VEDOVA VUOLE UN CONGRESSO STRAORDINARIO DEL PARTITO PER AVVICINARSI ALLA CASA RIFORMISTA DI RENZI E COSTRUIRE UN BLOCCO DI CENTRO LIBERALE. UN PROGETTO IN CONTRAPPOSIZIONE A QUELLO DI MAGI, CHE VUOLE PRESERVARE L’AUTONOMIA DEL SIMBOLO…
C’è voluta una sentenza del Tribunale civile di Roma per sbloccare la paralisi di +Europa e convocare l’Assemblea nazionale di ieri. L’organismo ha eletto alla presidenza Tommaso Rotella, l’esponente della mozione che fa capo a Benedetto Della Vedova e a Matteo Hallissey. Su 100 aventi diritto, i 40 delegati vicini al segretario Riccardo Magi non hanno votato. Rotella è stato scelto con 60 voti favorevoli e 4 astenuti.
A maggio l’opposizione aveva bocciato il bilancio consuntivo, per mandare un preciso segnale di sfiducia alla leadership. La nuova maggioranza guidata da Della Vedova punta a imporre un congresso straordinario per aggregarsi alla casa comune riformista insieme a Matteo Renzi. L’obiettivo è costruire un blocco di centro liberale che possa trattare con maggiore forza nella coalizione. Al contrario, il segretario in carica Riccardo Magi difende la totale autonomia del simbolo.
Secondo la segreteria, il movimento deve mantenere la propria indipendenza per preservare l’identità di avanguardia laica sui diritti civili, senza diluirsi in aggregazioni centriste moderate.
L’assemblea di ieri si è chiusa con l’approvazione del bilancio e nessuna ulteriore mossa politica. Ora però c’è un nuovo presidente che potrebbe chiedere il congresso anticipato, al quale Magi potrebbe opporsi con un ricorso.
(da “Corriere della Sera”)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO IL “FINANCIAL TIMES” NELLE ORE DI PUNTA (E IN PIENA ESTATE) I PASSEGGERI RISCHIANO ATTESE FINO A DUE ORE… DAL LANCIO DEL NUOVO SISTEMA SONO STATI REGISTRATI CIRCA 160 MILIONI DI INGRESSI E USCITE
Il nuovo sistema elettronico europeo di controllo delle frontiere sta provocando un forte
aumento dei tempi di attesa in alcuni dei principali aeroporti dell’Ue per chi proviene da Paesi terzi e attraversano le frontiere esterne dell’area Schengen. Lo scrive il Financial Times, citando i dati del gruppo di analisi del traffico Qsensor, secondo cui nelle ore di punta le code sono arrivate quest’estate fino a due ore.
A Francoforte, riferisce il quotidiano britannico, il tempo massimo di attesa a luglio ha raggiunto i 120 minuti, contro i 60 dello stesso periodo dello scorso anno. A Monaco è passato da 31 a 60 minuti, mentre ad Amsterdam è salito da 80 a 120 minuti.
Il nuovo Entry/Exit System (Ees) è il sistema informatico dell’Ue che registra elettronicamente gli ingressi e le uscite dei cittadini di Paesi terzi alle frontiere esterne dello spazio Schengen. Al primo ingresso vengono raccolti dati personali, fotografia e impronte digitali, sostituendo progressivamente il tradizionale timbro sul passaporto.
Secondo l’Ft, diversi aeroporti hanno temporaneamente alleggerito alcune procedure nelle ore di punta, rinunciando ad esempio alla raccolta delle impronte digitali, per ridurre le code. Questa flessibilità dovrebbe terminare a settembre, ma otto Stati membri dell’Ue, insieme alla Svizzera, hanno chiesto alla Commissione europea di prorogarla.
Bruxelles sta discutendo con i Paesi membri un’eventuale estensione delle deroghe. Un portavoce della Commissione Ue, citato dal quotidiano britannico, in circa 70 secondi il tempo medio necessario per una registrazione Ees, sottolineando che “nella maggior parte dei casi” l’impatto sui viaggiatori provenienti da Paesi extra-Ue resta limitato.
Dal lancio del sistema sono stati registrati circa 160 milioni di ingressi e uscite. Ryanair ha criticato duramente il funzionamento dell’Ees, mentre British Airways ha segnalato criticità in alcuni scali senza tuttavia registrare, nel complesso, conseguenze significative sulle proprie operazioni.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
LE IMMAGINI SATELLITARI MOSTRANO L’EUROPA STRAVOLTA DAL CALDO ESTREMO: GHIACCIAI SCOMPARSI, FIUMI IN SECCA E TERRITORI UN TEMPO VERDI DIVENTATI MARRONI – FRANCIA E REGNO UNITO SI PREPARANO ALLA QUINTA ONDATA DI CALORE, CON LA COLONNINA DI MERCURIO CHE SFIORERÀ DI NUOVO I 40 GRADI, LA SPAGNA HA REGISTRATO IL LUGLIO PIÙ SECCO DI SEMPRE (CHE HA PROVOCATO L’INCENDIO PIÙ GROSSO DELLA SUA STORIA) – E PER GLI ESPERTI, LA SITUAZIONE PUÒ SOLO CHE PEGGIORARE NEI PROSSIMI ANNI: “AVREMO NUOVI RECORD…”
È come se la storia della meteorologia (e di tutti i metodi di registrazione messi a punto a partire dal XVII secolo) fosse all’improvviso schizzata in alto. Il Regno Unito e la Francia si stanno preparando alla quinta ondata di calore.
L’agenzia meteorologica nazionale Météo-France avverte che oggi le temperature potrebbero avvicinarsi ai 40 gradi nel sud-est del Paese. Il servizio meteo britannico (Met Office) annuncia invece che entro giovedì potrebbero raggiungere 37 gradi in alcune zone dell’est, 3,8 gradi sopra la media calcolata tra 1991-2020. Mentre in Spagna, l’Agenzia meteo Aemet, informa che la temperatura media si è attestata a 25,7 gradi, 2,6 sopra la norma…
Anche se non c’è niente di più ideologico del «tempo che fa», come diceva Roland Barthes, c’è uno spettro che si aggira in Europa e non è più politico: è il caldo. I dati sono tutti in salita e hanno la forma di un bollettino di guerra se si osserva la «fotografia» scattata da Copernicus (il programma di osservazione e monitoraggio della Terra della Commissione europea), secondo cui il luglio 2026 è stato il più caldo di sempre per temperature dell’atmosfera e del mare.
Ma anche per siccità e incendi. Del resto le immagini satellitari fornite sono impressionanti. Mostrano una geografia europea stravolta in pochi anni. Ghiacciai scomparsi, fiumi in secca, pianure e colline un tempo verdi diventati paesaggi marroni. Come il nord della Francia. Anche a livello globale, tratteggia Copernicus, luglio è stato il più caldo di sempre in 33 Paesi nel mondo, per una popolazione di 900 milioni.
I livelli di umidità del suolo a luglio sono stati nettamente inferiori rispetto al luglio 2022. Le alte temperature hanno intensificato la siccità. La Spagna ha subito il luglio più secco dall’inizio delle rilevazioni del 1961. Metà dell’Inghilterra è a secco: il Paese ha avuto sette settimane consecutive con meno di 10 mm di pioggia, alcune con meno di 1 mm. La siccità favorisce gli incendi.
Alla fine di luglio sono andati in fumo circa 42.00o ettari nel sud ovest della Francia (in Gironda 220.000 persone sono state evacuate). Nello stesso periodo, il più grosso incendio della storia della Spagna ha bruciato quasi 44.00 ettari vicino Madrid.
Contattato telefonicamente Ronan McAdam, oceanografo del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, parla di temperature del mare e dell’atmosfera mai viste negli ultimi 30 anni. «Nell’ovest del Mediterraneo a giugno ci sono stati 8 gradi in più rispetto alla media. A luglio invece il balzo è stato di 4-5 gradi rispetto a quello di 25 degli ultimi anni. In futuro? bAvremo nuovi record». Anche in Italia il caldo non dà tregua. Oggi saranno 19 e domani 20 le città con bollettino rosso.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
LA PRIGIONE DORATA DI ASSAD, OSPITE DI PUTIN A MOSCA: VIVE IN UN SUPER-ATTICO IN UNA DELLE ZONE RESIDENZIALI PIÙ CARE AL MONDO … SENZA IL SUO AMICO-TIRANNO AL COMANDO, PUTIN PERDE IL CONTROLLO DELLA SIRIA: MOSCA DEVE LASCIARE L’AEROPORTO DI HMEIMIM E IL MOLO COMMERCIALE DEL PORTO DI TARTUS
Il tribunale penale di Damasco ha condannato a morte in contumacia l’ex presidente siriano
Bashar al-Assad. Il tribunale ha deciso che l’ex presidente Bashar al-Assad dovrà ‘essere perseguito a livello internazionale’. Lo riferisce al Arabiya. Assad è stato riconosciuto colpevole delle accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile in Siria.
La caduta del dittatore è seguita alla presa del potere nel dicembre del 2024 da parte dell’attuale presidente Ahmad al-Sharaa, sostenuto dalla Turchia. Assad è fuggito a Mosca insieme con la sua famiglia.
Dopo diciotto mesi di trattative, Damasco e Mosca hanno raggiunto un accordo che ridisegna la presenza del Cremlino sulla costa siriana e mette fine al sistema di privilegi attraverso il quale Vladimir Putin aveva costruito nel Mediterraneo orientale uno dei principali avamposti della potenza russa fuori dai confini della Federazione.
Il memorandum annunciato dal ministero degli Esteri siriano prevede che entro tre mesi lo Stato riprenda direttamente il controllo delle strutture destinate a uso civile: l’aeroporto di Hmeimim e il molo commerciale del porto di Tartus, con magazzini e infrastrutture annesse. Le installazioni militari, invece, saranno trasformate in centri congiunti di addestramentorusso-siriani.
È una formula che consente a Mosca di non essere espulsa dal Paese, ma che le sottrae l’autonomia militare garantita dagli accordi dell’era Assad. […]
Ora è Mosca che deve negoziare la propria permanenza. Per il Cremlino è un arretramento difficile da nascondere. La Russia intervenne nella guerra siriana nel 2015 anche per dimostrare di essere tornata una potenza capace di proiettare forza lontano dai propri confini. Tartus e Hmeimim erano il simbolo di quel ritorno.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
L’ATTENTATO È AVVENUTO LUNEDÌ SERA NEI PRESSI DELLA MOSCHEA SAYYIDA AISHA. FAWZI AL-MANSOURI ERA ANDATO LÌ PER LA PREGHIERA SERALE … CHI ERA IL CAPO DELL’INTELLIGENCE MILITARE, PROTAGONISTA DELL’OPERAZIONE KARAMA, LA CAMPAGNA LANCIATA NEL 2014 DA HAFTAR NELL’EST DELLA LIBIA
Il capo dell’intelligence militare delle forze della Libia orientale guidate dal generale Khalifa Haftar, il generale Fawzi al-Mansouri, è stato ucciso nella notte a Bengasi in un attentato con un ordigno esplosivo collocato nella sua automobile. La morte dell’alto ufficiale è stata confermata dal Comando generale delle forze armate dell’Est e dal governo con sede a Bengasi guidato da Osama Hammad.
Secondo il quotidiano libico Al Wasat, l’attentato è avvenuto lunedì sera nella zona di al-Hawari, nei pressi della moschea Sayyida Aisha. Immagini diffuse sui social network e rilanciate dai media libici mostrano un’automobile in fiamme lungo una strada secondaria.
L’agenzia di stampa libica ufficiale Lana, citando il direttore dell’ufficio di orientamento morale del Comando generale, generale Khaled al-Mahjoub, riferisce che al-Mansouri è stato colpito da una “bomba adesiva” collocata nella sua vettura dopo che l’ufficiale era uscito dalla preghiera serale. Il Comando generale ha definito l’azione un attentato terroristico e ha assicurato che i responsabili “non sfuggiranno alla punizione”.
Al-Mahjoub ha ricordato al-Mansouri come uno dei protagonisti dell’operazione Karama, la campagna militare lanciata nel 2014 da Haftar nell’Est della Libia, sostenendo che l’attentato richiama la stagione di assassinii di ufficiali, esponenti della sicurezza e personalità pubbliche che colpì Bengasi soprattutto tra il 2013 e il 2014. Secondo il portavoce militare, l’azione rappresenterebbe un tentativo di minare la sicurezza nelle zone controllate dalle forze dell’Est.
Il premier dell’esecutivo orientale Osama Hammad ha condannato l’assassinio e chiesto agli apparati di sicurezza di chiarirne le circostanze, identificare gli esecutori e accertare eventuali mandanti, finanziatori o complici. Anche il ministro della Difesa del governo di Bengasi, Ahmid Houma, ha promesso che il caso non resterà impunito. Al-Mansouri era una figura di primo piano nell’apparato di sicurezza di Haftar.
Nel novembre 2024 aveva partecipato, nella sua qualità di direttore dell’intelligence militare, all’accoglienza a Bengasi del vice ministro della Difesa russo Yunus-Bek Yevkurov, insieme a Khaled Haftar e ad altri alti ufficiali delle forze orientali. Al momento non risultano rivendicazioni attendibili dell’attentato e non sono stati indicati pubblicamente sospetti o possibili mandanti.
Le autorità dell’Est hanno annunciato l’apertura di indagini sull’episodio, che rappresenta uno dei più rilevanti attacchi degli ultimi anni contro un alto esponente dell’apparato militare e di sicurezza di Bengasi.
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Agosto 11th, 2026 Riccardo Fucile
SILVIO COSTRUI’ UN’ITALIA IMMAGINARIA PER INTERESSE PRIVATO E SCIAGURA PUBBLICA, SPOSTANDO CON LA TELEVISIONE IL CONFINE TRA FATTO E RACCONTO, GIORGIA CON SOCIAL E SMARTPHONE, RENDE PORTATILI LE MENZOGNE
Al tempo remoto di Andreotti, il politico mentiva e sperava, protetto dal buio dell’inchiostro,
di non essere scoperto.
In quello istantaneo di Giorgia Meloni, la menzogna lampeggia in video, strilla sui social e punta a essere condivisa: “Ceuta è in Europa e la Spagna confina con l’Italia, per questo sospendiamo Schengen”. “A Marcinelle, Landini ha dato le spalle a La Russa e ha offeso la nazione”. “Le accise sui carburanti sono colpa della sinistra”. “Delmastro non ha nulla da nascondere”. “Abbiamo abbassato le tasse”. “Mai così tanti soldi alla Sanità”. “Se i magistrati vincono il Referendum, avremo gli stupratori e i pedofili per strada e tante altre Garlasco”.
La bugia non è più l’incidente della politica. È diventata la sua tecnica. Un materiale da costruzione per l’identità e la vendetta. Silvio Berlusconi l’ha scoperto e usato per primo in forma industriale sia per dire cose pesantissime, “da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana”, sia per rendere vera la suprema idiozia di Ruby nipote di Mubarak, giurando “sulla testa dei miei cinque figli”, con la destra bambocciona che applaude in Parlamento.
Per interesse privato e sciagura pubblica, Berlusconi in trent’anni ha costruito un’Italia immaginaria: il Paese del benessere. Dei ristoranti pieni. Della rivoluzione liberale. Delle tasse diminuite. Del milione di posti di lavoro. Dei giudici comunisti che complottano per attribuirgli mafia, tangenti, minorenni.
Con la tv ha spostato il confine tra il fatto e il racconto. Ha imposto la somma centralità del leader, il controllo dell’agenda, il vittimismo giudiziario, la costruzione di una verità emotiva capace sempre di prevalere sulla verifica.
Meloni aggiorna la fabbrica delle menzogne. Con i social e lo smartphone le rende portatili. Il comizio diventa permanente: video, tweet, Instagram. Nessuna domanda. Nessuna replica. Nessun giornalista che interrompa, ma solo i Porro, i Sallusti, i Del Debbio che si bevono tutto. Si sceglie un fatto, si ritaglia la parte utile, lo si incornicia per il proprio pubblico. Ogni sbarco diventa un’invasione. Ogni rissa di strada, un’emergenza. Ogni sentenza sfavorevole, un attacco al governo. Ogni protesta, l’anticamera del terrorismo. Una stella a cinque punte disegnata col pennarello sul muro di una scuola, il ritorno delle Brigate rosse.
Se Donald Trump ordina di spendere il 5 per cento del Pil in armamenti, Giorgia e l’intero governo, allestiscono la bufala dell’aumento dall’1,5 al 2,1 per cento, riclassificando spese ordinarie – come le pensioni del personale militare, la cyber sicurezza, le missioni estere dei carabinieri – con astuta truffa contabile, come se dal nulla fossero comparsi 12 miliardi di euro in carri armati, munizioni e soldati. Non falsificano del tutto i numeri, ma solo quello che i numeri lasciano immaginare.
Stessa dinamica con Ceuta. Gli immigrati invadono, in un giorno solo, le spiagge dell’enclave e le tv del mondo. Meloni ne approfitta per attaccare Sánchez e il suo governo socialista. Lo strillo di copertina dice: “Ecco le porte aperte della sinistra!” La crisi reale diventa immediatamente una nera favola politica. I dati sugli sbarchi nei primi sei mesi del 2026 dicono che ci sono stati 16mila ingressi in Grecia, 15mila in Italia e solo 12mila in Spagna. Ma la matematica non conta e stavolta neanche la geografia, visto che Ceuta è in Africa, non in Europa. La paura funziona meglio. E tutti i particolari che complicano il racconto vengono espulsi dalla scena. È quello che il linguista George Lakoff chiama “frame”. In questo caso la cornice è “invasione” con risonanza così forte che finisce per autoavverarsi: i confini sono violati, l’Europa è assediata, la sinistra è complice. Il verdetto arriva all’istante. Ulteriori spiegazioni sono noiose, ingombranti, ipocrite. Il meccanismo aggiorna quello della propaganda. La ripetizione dell’allarme e della denuncia conferma il messaggio inventato e cancella quello vero.
A Marcinelle tre sindacalisti voltano le spalle al palco dove La Russa, presidente del Senato, sta commemorando la strage di minatori, anno 1956. Parte l’assalto dei comunicati di Fratelli d’Italia contro la Cgil: “Vergogna! Vergogna!”.
La notizia è falsa. I tre sindacalisti che si voltano sono belgi e rivendicano il gesto. La Cgil non c’entra niente. Ma la denuncia è un frame ghiotto. Gli strilli sono un buono pasto per la propaganda. Meloni lo afferra, arrotando il tono e lo sguardo per la grande indignazione: “Voltare le spalle è un gesto grave e vergognoso!”. Nemmeno le immagini che mostrano la falsità dell’accusa servono a cambiare il verdetto: “È inutile che Landini smentisca. Chieda scusa”.
Berlusconi lo aveva capito trent’anni fa: la politica non doveva più rappresentare la realtà, doveva produrla. Meloni governa dentro quella rivoluzione. Ha sostituito il sorriso aziendale con la nazione assediata. Il venditore con la combattente. Il Re Mida che si è fatto da solo, con l’Underdog che da sola cavalca.
Con lei la menzogna non è più una vergogna da nascondere, ma un metodo di governo da esibire. La propaganda non serve più a mostrare ciò che ha fatto. Serve a nascondere ciò che non ha fatto. A ingrandire quello che conviene. A cancellare ciò che disturba. A inventare il nemico necessario. A fabbricare una realtà sufficientemente semplice da stare dentro uno slogan. E sufficientemente falsa perché il potere possa starci comodo. Il danno finale non è che i cittadini credano a una bugia. È peggio. È che smettano di pretendere la verità.
(da ilfattoquotidiano.it)
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