Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
L’EFFETTO VANNACCI SAREBBE GIÀ FINITO: FUTURO NAZIONALE SCENDE AL 5,6% DOPO LA SVOLTA SECURITARIA DELLA MELONI – FRATELLI D’ITALIA RESTA IL PRIMO PARTITO CON IL 29,3% IL PD AL 20,6% – CALENDA AL 3,1% POTREBBE ESSERE DECISIVO: SE SI SCHIERASSE CON LA MELONI, LA SORA GIORGIA LA SFANGHEREBBE
E’ il duello secondo il sondaggio Swg per il Tg La7, con le intenzioni di voto oggi, 26 ottobre, in caso di elezioni. Fratelli d’Italia, guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si conferma ampiamente primo partito con il 29,3% nella coalizione completata da Forza Italia (7,4%), Lega (5,4%), Noi Moderati (1%) e Sud chiama Nord (1%). In totale, il centrodestra arriva al 44,1%.
Il centrosinistra, invece, vale il 44,9% con il contributo del Pd della segretaria Elly Schlein (20,6%), del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte (12,4%), Verdi Sinistra (6,3%), Italia viva (2,3%), +Europa (1,4%), Avanti Psi (1%) e altre formazioni che portano un complessivo 0,9%. Fuori dai due poli rimangono Futuro Nazionale di Roberto Vannacci (5,6%) e Azione di Carlo Calenda (3,1%).
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
CAMBIERÀ DAVVERO QUALCOSA NEL PAESE BALCANICO? IL CARDIOLOGO CAPOLISTA DEL “PARTITO” GIOVANILE, ILIJA SRDANOVIC, PROMETTE DI COMBATTERE LA CORRUZIONE E UN REFERENDUM SULL’INGRESSO NELL’UE…IL MOVIMENTO STUDENTESCO SERBO TORNA IN PIAZZA, GRANDE PARTY PER LA VITTORIA
Alcuni “cittadini” hanno fatto irriuzione a Belgrado nella sede dell’emittete Tv Informar,
molto schierata in favore di Vucic e dell’Sns, e hanno urlato ai redattori e al direttore che dovrebbero “chiedere scusa” al popolo serbo per le “menzogne” raccontate.
Lo si legge si media indipendenti N1 e Danas, mentre Informer ha sospeso le trasmissioni e mostra un ‘loop’ di filmato con l’alterco all’interno della sede e mostra persone radunate sotto, in strada.
N1 scrive che i “cittadini” erano stati invitati sotto la sede della Tv da Dijana Hrka, madre di una delle vittime del crollo alla stazione di Novi Sad del 2024, che aveva accettato di essere intervistata, ma aveva in precedenza sempre rifiutato per non essere umiliata e bistrattata, come, si accusa, è nello stile da ‘tabloid d’assalto’ di Informer.
Decina di migliaia di persone sono tornate questa sera dalle 19 per celebrare la vittoria alle elezioni della Studentska Lista in piazza Slavija, nel centro di Belgrado, nella quale il 22 ottobre è stati tenuto il grande comizio elettorale di chiusura e dove la scorsa notte si è festeggiato.
Sul palco un dj fa ballare la folla fra fuochi d’artificio, mentre un’analogo festeggiamento è in corso anche a Novi Sad, la città universitaria dove è iniziata la protesta studentesca due anni fa.
Il simbolo della lista degli studenti è un cuore che sorride, con lo slogan «pumpaj!», «pompa!». Sembra un’investitura: il capolista, Ilija Srdanovic, è un cardiologo. Insiste di essere solo il primo candidato dei 250 della lista elettorale, un primus inter pares , e ripete a ogni intervista che anche il capo di un governo è solo uno tra 6,7 milioni di serbi; e che non smetterà mai di fare il dottore.
Detesta, dice, «i culti della personalità» (il riferimento è ai quattordici anni di Vucic). Insegna medicina d’urgenza al policlinico universitario di Novi Sad. Il suo nome, però, resta il più pronunciato da chi tenta di prevedere chi il movimento a-personalistico degli Studenti sceglierà come premier. Domenica sera, tra le grida di «Pumpaj», «Pumpaj» nel quartier generale degli Studenti a Belgrado, è stato il primo anche a commentare: «La Serbia ha finito di avere un tiranno».
Da ieri analisti e giornalisti di tutta Europa setacciano le interviste e i comizi di Srdanovic per capire come il nuovo governo potrebbe posizionarsi sui dossier di maggiore interesse. E non tutto quel che Srdanovic dice può suonare rassicurante a Bruxelles.
Sull’adesione alla Ue, rallentata da diversi ostacoli come la scarsa collaborazione delle autorità serbe col tribunale dell’Aia, Srdanovic insiste che sono prima necessarie le riforme interne, e che i capitoli a cui è più urgente adeguarsi — prima, insiste, di chiedere ai serbi con un referendum se sono sempre dell’idea di entrarci, in Europa — sono il 23 e il 24: Stato di diritto, anticorruzione.
Per aderire alla Ue la Serbia dovrebbe del resto anche normalizzare le relazioni col Kosovo. Cioè riconoscerne l’indipendenza. E invece Srdanovic dice al quotidiano progressista Danas che «abbiamo organizzato una biciclettata della Costituzione, l’abbiamo portata in giro per tutto il Paese. E nella Costituzione c’è scritto che il Kosovo è Serbia. Cercheremo di agevolare la vita ai serbi di Kosovo».
Altri membri della lista, nei comizi, hanno descritto il Kosovo come «una provincia serba temporaneamente occupata», che potrebbe tornare serba con la diplomazia. Sulla Russia, infine, ha due posizioni: alla Bbc in serbo ha ricordato che «la Russia è un grande Paese, influente nel mondo. Noi dipendiamo in misura considerevole dalla cooperazione energetica con loro» e «il bene dei serbi viene prima di tutto». In ogni caso, ripete spesso, «un dibattito nazionale informato su questo argomento sarà possibile quando riavremo lo Stato di diritto e i media liberi».
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
GLI UFFICI DI MONTECITORIO FANNO SAPERE CHE LA SITUAZIONE È SOTTO CONTROLLO: “SI TRATTA DI UNA QUESTIONE CHE NON HA CARATTERE DI EMERGENZA E CHE SI PRESENTA QUOTIDIANAMENTE”
Attacco hacker al sito della Camera dei deputati. L’intrusione cybernatica viene confermata al Corriere dai vertici amministrativi e politici di Montecitorio. Con un dettaglio: nella notte sono state violati tre indirizzi mail. Il primo è quella di Giorgia Meloni, in qualità di deputata.
La presidente del Consiglio, eletta alla Camera nel 2022, dispone di una casella mail da parlamentare, come tutti i deputati, ma non la utilizza. Quello usato correntemente da Meloni è l’indirizzo da premier.
Gli altri due profili finiti sotto attacco sono stati quelli di Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia e Paolo Formentini della Lega. Il sospetto che circola in queste ore in maggioranza è che l’attacco rientri negli episodi di guerra ibrida che ha colpito i portali di altri parlamenti europei.
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
FINORA SONO STATI ELIMINATI PIÙ DI 80 DEI 376 MEMBRI DEL COMITATO CENTRALE – IN 14 ANNI, LA CROCIATA MORALISTA DI XI HA PUNITO CIRCA 7 MILIONI DI FUNZIONARI – NELLA PRIMA METÀ DEL 2026, SONO STATI SOTTOPOSTI A INCHIESTE E SANZIONI VARIE 538MILA FUNZIONARI
Da lunedì a giovedì si riunisce il Quinto Plenum del Comitato centrale in carica dal
2022, quando fu selezionato dal Congresso nazionale del Partito comunista.
Tema del conclave: «Decisioni sull’avanzamento pieno e rigoroso dell’auto-governo del Partito». Tradotto: lotta continua contro la corruzione materiale e ideologica. Nei quattro giorni del Plenum che si tiene in un albergo di Pechino sottoposto a sicurezza militare, molti dirigenti tremeranno per le purghe, altri spereranno in promozioni, perché i dignitari caduti in disgrazia vanno rimpiazzati. E molti segnali indicano che Xi Jinping non è contento dell’operato del gruppo dirigente né della sterminata burocrazia statale e userà ancora la falce per tagliare teste.
La rivista ideologica del Partito «Qiushi» (che significa «Cercare la Verità») ha appena pubblicato estratti di un discorso a porte chiuse tenuto da Xi alla temuta «Commissione centrale di disciplina e indagini». È stata una requisitoria contro i quadri «doppiogiochisti che fingono osservanza delle direttive e dietro le spalle del Partito praticano opportunismo e settarismo». Contro «i tipi simpatici che ignorano i problemi». Contro quelli che si nascondono dietro «formalismo e burocratismo». Contro «edonisti stravaganti».
Questi moniti Xi Jinping ha cominciato a lanciarli nel 2012. Dopo 14 anni e circa 7 milioni di puniti (tanti sono i funzionari civili e militari finiti nel tritacarne disciplinare) Xi usa ancora lo stesso linguaggio e anzi lo inasprisce. Una frase contenuta nel riassunto di «Qiushi» rivela anche frustrazione: «Perché ci sono così tanti faccendieri politici e truffatori nella nostra società?». Significa che nonostante tutto, corruzione, resistenza passiva o addirittura trame politiche sono ancora forti tra i ranghi comunisti.
Per questo Xi ordina di «chiudere il potere nella gabbia delle istituzioni» (naturalmente non il suo, visto che si è cautelato facendo cancellare i limiti di durata del mandato di segretario generale).
Conosciamo il tema del Plenum, la disciplina. Questo appuntamento annuale è probabilmente l’ultimo prima del grande XXI Congresso nazionale del Partito comunista che si terrà nell’autunno 2027. La rielezione di Xi Jinping per un quarto mandato quinquennale è scontata. Ma le altre posizioni di potere che prima o poi porteranno alla nascita di un successore nella guida della superpotenza cinese sono in gioco.
Il conclave del Partito-Stato] è circondato dal mistero. A partire dal luogo della riunione: la stampa locale non è autorizzata a dare informazioni. Questo almeno è un mezzo segreto, perché nel corso dei decenni di potere assoluto si è saputo che i Plenum si svolgono non nella Grande Sala del Popolo di Piazza Tienanmen […] ma in un grande albergo di Pechino, il «Jingxi», che è gestito dallo Stato maggiore dell’Esercito […] Non è un hotel per turisti, è attrezzato e presidiato dai militari per garantire la massima riservatezza e anche la sorveglianza delle mosse dei partecipanti.
Incerto il numero preciso dei partecipanti. Il Comitato centrale comunista dovrebbe contare 376 membri: 205 effettivi e 171 supplenti. Ma dal 2022 le purghe per corruzione e slealtà alla linea del Segretario generale Xi Jinping hanno aperto vuoti paurosi nella compagine. Secondo calcoli dei politologi e dell’intelligence occidentali solo il 77,4% di quegli uomini (e poche donne, che erano 33) sono ancora in carica. L’equazione dice che inchieste e processi immancabilmente conclusi con condanne esemplari hanno falciato almeno 86 membri, tra i quali 42 erano alti ufficiali dell’Esercito popolare di liberazione.
E dietro la disgrazia dei mandarini eccellenti, ci sono centinaia di migliaia di burocrati di vario livello che cadono ogni anno. […] nella prima metà di quest’anno sono stati sottoposti a inchieste e sanzioni varie 538.000 funzionari. Tra questi, 36 erano alti dirigenti a livello provinciale e ministeriale: quelli che Xi definisce «doppiogiochisti».
Il rischio è che queste purghe continue inceppino la macchina statale cinese. Una miriade di funzionari locali, nelle province e nei villaggi, ha evidentemente paura di svolgere il proprio lavoro, se Xi è costretto a lanciare l’allarme contro «burocratismo e formalismo».
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
LA POLIZIA HA ORDINATO BOLSONARO JR DI CONSEGNARE IL SUO PASSAPORTO
Il Partito liberale (Pl) del senatore Flavio Bolsonaro ha riconosciuto la rielezione del presidente Luiz Inacio Lula da Silva, mentre il candidato sconfitto continua a contestare il risultato. “Riconosciamo il risultato presidenziale proclamato dal Tribunale superiore elettorale (Tse), ma riteniamo che le questioni sollevate debbano essere adeguatamente chiarite, in un dibattito politico equilibrato e democratico”, si legge nella nota firmata dal presidente del partito, Valdemar Costa Neto, e rilanciata dai media locali. Flavio Bolsonaro ha invece annunciato in un video che chiedera’ la revoca dell’elezione di Lula per abuso di potere politico ed economico.
“Chiedero’ si’ la revoca dell’elezione di Lula per tutti gli abusi che ha commesso. La legge deve valere per tutti”, ha detto il senatore.
Prima del Pl avevano riconosciuto la vittoria di Lula anche Uniao Brasil, Republicanos e Podemos, partiti di centrodestra che avevano sostenuto Flavio Bolsonaro al ballottaggio, oltre ai presidenti del Senato, Davi Alcolumbre, e della Camera, Hugo Motta. Si sono congratulati con Lula, tra gli altri, i governi di orientamento conservatori di Cile, Peru’ e Colombia. Gli Stati Uniti invece non hanno ancora riconosciuto il risultato, e il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’elezione in Brasile “e’ sembrata truccata”.
Il senatore brasiliano Flavio Bolsonaro, sconfitto nelle elezioni presidenziali di domenica dal presidente in carica Luis Inacio Lula da Silva, in un video pubblicato sul suo account Instagram ha affermato che la polizia federale gli ha ordinato di consegnare il passaporto e che gli è vietato lasciare il Brasile.
Secondo quanto riferito da Bolsonaro Jr, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro condannato a 27 anni in relazione al tentato golpe del 2023, la polizia avrebbe agito per dare esecuzione a un ordine del giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes.
“Stamattina sono andato a trovare mio padre, che come sapete è agli arresti domiciliari. Mentre me ne andavo, gli agenti della Polizia Federale di Lula erano alla sua porta e, in mezzo alla strada, mi è stato ordinato di consegnare i miei passaporti e mi è stato anche vietato di lasciare il Paese.
La decisione di Alexandre de Moraes si è basata su una dichiarazione di Eduardo del 23 ottobre, secondo cui avrei dovuto lasciare il Paese se avessi perso le elezioni”, ha detto Flavio Bolsonaro.
“Questo è un chiaro tentativo di intimidirmi, ma nessuno mi metterà a tacere”, ha aggiunto. Secondo l’ex candidato dell’ultradestra alle presidenziali di domenica, il giudice si è basato su un commento di suo fratello Eduardo Bolsonaro, rilasciato lo scorso 23 ottobre, in cui suggeriva che avrebbe dovuto lasciare il Paese nel caso in cui avesse perso le elezioni. “Non ho mai detto una cosa del genere. È un motivo per togliermi il passaporto? È questa la giustizia? Inoltre, quella decisione è stata presa domenica sera, subito dopo l’annuncio dei risultati elettorali”, ha aggiunto. Il senatore non ha precisato nell’ambito di quale indagine sia giunta la decisione che lo riguarda.
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
CROLLANO LE CERTEZZE SOVRANISTE: E SE I DIRITTI E L’UGUAGLIANZA AVESSERO ANCORA POTERE DI SEDUZIONE? LA PARTITA E’ APERTA E I GIOVANI POSSONO DARE LA SVOLTA
La partita è aperta: le destre nazional-populiste non hanno di fronte il nulla. A Belgrado
sono state detronizzate da un movimento di studenti diventato marea democratica (si vede che le parole d’ordine “libertà e democrazia” da quelle parti non sono vecchio ciarpame, sono sinonimi di “futuro migliore”. Anche la Serbia dei giovani bussa alle porte dell’Europa).
In Brasile la sinistra di Lula, malgrado sia vecchia e logora, è stata preferita, a sorpresa, al bolsonarismo, che come il trumpismo è una versione muscolare del capitalismo di rapina. Disboscare l’Amazzonia per fare quattrini, evidentemente, non è un’idea che conquista tutti, e chissà che Bolsonaro jr non abbia perso anche per la brutalità (che a destra, con un eufemismo, chiamano franchezza) con la quale antepone il profitto agli interessi generali.
Vediamo come andrà negli Usa con le elezioni di metà mandato, ma l’ipotesi che il nazional-populismo di destra non abbia risposte adeguate da dare alla crisi mondiale va tenuta in considerazione.
Negli ultimi anni si sono lette milioni di analisi su quanto è inadeguata alle sfide del tempo la sinistra. Ma se il giovane Bolsonaro perde secco contro un signore di 81 anni; e se Trump dovesse perdere il 3 di novembre; forse qualche utile analisi sull’inadeguatezza ai tempi di questa destra meriterebbe uno spazio almeno uguale.
E se il linguaggio rozzo e ributtante non fosse una geniale innovazione, ma fosse banalmente squalificante? Se lo fosse il bullismo politico? Se l’idea di Nazione e di Religione come salvezza identitaria fosse una bufala indigesta? Se il popolo non fosse così populista? Se i diritti, l’uguaglianza, la fratellanza tra i popoli avessero ancora un imprevisto potere di seduzione?
(da Repubblica)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
“LEGGENDO LE ACCUSE CI SORGE QUALCHE INTERROGATIVO. TERRORISMO È UN CONCETTO PIUTTOSTO ELASTICO, APPIOPPATO GIÀ A MAZZINI E AI PARTIGIANI. UN TERRORISTA DI AL QAEDA E DELL’ISIS ERA AL JOLANI, ORA PRESIDENTE DELLA SIRIA RICONOSCIUTO DA TUTTO L’OCCIDENTE E OMAGGIATO PURE DA AL TAJANI. DA TERRORISTA A STATISTA È UN ATTIMO, SEMPRECHÉ UNO NON FACCIA IL PRO PAL IN CHAT”
Leggendo le accuse a Youssef Siher, ex stagista del nostro sito e ricercatore dell’Ispi, ci sorge qualche interrogativo. Non sulle accuse in sé (gli inquirenti tengono senz’altro nascoste le vere prove della sua attività eversiva – che non possono essere il nulla cosmico finora riportato dai media – per estrarle dal cilindro chissà quando).
Ma sul concetto di “terrorismo” che quasi tutti i politici e i media prendono per oro colato. Ascanio Celestini fa notare che Tajani, alla condanna in primo grado di tre agenti dei Servizi egiziani per il sequestro di Regeni, poi torturato e ucciso, commentava: “I rapporti col governo egiziano non cambiano solo per una sentenza di primo grado”. Commento assurdo, visto che il regime è sicuramente responsabile del delitto Regeni (oltreché del golpe militare con cui salì al potere e di 13 anni di repressioni). Ma per Siher c’è molto meno di una condanna di primo grado: solo un fermo che non è neppure ancora un arresto. Quindi come può chi ignora le condanne provvisorie e pure definitive mostrificare un semplice fermato?
Se ci fossero dei video in cui spacca vetrine, picchia poliziotti, passa armi a qualcuno, se ne dovrebbe parlare: ma qui, al momento, c’è una chat creata dopo i saccheggi del 17 ottobre per organizzare e promuovere cortei di protesta e poco altro. Incluso l’“Allah akbar” sulla strage del 7 ottobre 2023 perpetrata da Hamas su 1200 israeliani, quasi tutti civili: strage orrenda come Hamas (che però purtroppo vinse le uniche elezioni nei territori palestinesi) e commento assurdo, ma non vietato da alcuna legge.
Sennò i politici e i giornalisti che inneggiano a Netanyahu, il più grande terrorista del pianeta che di civili ne ha sterminati almeno 60 volte tanti, sarebbero tutti in galera. In una democrazia liberale ognuno inneggia a chi gli pare: se io impazzisco e fondo un Kim Jong-un Fan Club, devo essere libero di farlo.
Divertente anche l’accusa di voler “fare la rivoluzione” come le “primavere arabe”. Ma se siamo in democrazia lo dobbiamo alle rivoluzioni inglese e francese, non proprio due pranzi di gala. E, per sostenere le primavere arabe, abbiamo bombardato la Libia. Quanto al “terrorismo”, è un concetto piuttosto elastico, appioppato già a Mazzini e ai partigiani. Un terrorista di al Qaeda e dell’Isis era al Jolani, ora presidente della Siria riconosciuto da tutto l’Occidente e omaggiato pure da al Tajani. Da terrorista a statista è un attimo, sempreché uno non faccia il Pro Pal in chat.
Marco Travaglio
per il Fatto Quotidiano
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
“ALLA FINE NON C’È DA STAR COSÌ SICURI CHE QUESTO YOUSSEF SIHER SIA LA PRIMULA PAL O IL SUPER FRATELLO MUSULMANO, INSOMMA LO STRATEGA DA SOGNO CHE “SA COME USARE TELEGRAM” O UN REDIVIVO TONI NEGRI”… “NON SO SE MESSO IN GABBIA UN TIPETTO COME SIHER POSSIAMO OTTENERE LA GARANZIA CHE GLI ADOLESCENTI INQUIETI DEL 17 OTTOBRE, EMULI DEI LICEALI PARIGINI E DEI CASSEUR DI TUTTA LA FRANCIA, PER I PROSSIMI WEEKEND SE NE STARANNO TRANQUILLI…”
Sarà perché ci mandò gentilmente un curriculum e un pezzo sul Pakistan, dicono agli
Esteri mica male; sarà per la testimonianza a completo discarico del suo prof., pieno di stima per il poliglotta non radicalizzato altro che negli studi; sarà per il linguaggio accusatorio un po’ confuso degli amici pm milanesi, e sopra tutto per la nostra ignoranza specifica dei bassifondi del caso, di cui ci scusiamo e preveniamo il lettore, ma alla fine non c’è da star così sicuri che questo Youssef Siher sia la primula Pal o il super Fratello musulmano, insomma lo stratega da sogno che “sa come usare Telegram”.
Ce ne saranno un paio di milioni così esperti, sospetto, da farsi incastrare come ideatori e organizzatori social della rivoluzione delle Adidas e dei saccheggi. Non si vede bene l’uomo che sfidò a mani nude la Repubblica nel suo cuore commerciale facendo tremare baracca burattini e bottega. Attenzione a non rimediare una brutta figura, e non sarebbe la prima volta
Siher ha una faccia da schiaffi, forse, ma non più di questo, non sembra peggio di Ginevra Bompiani, per dire. La documentazione che eventualmente lo incastri deve essere inoppugnabile, la galera non si richiede con leggerezza, per uno della bassa bresciana venuto dal Marocco, e per sua moglie mediatrice culturale, così è detto e sottoscritto.
Per esempio l’espressione usata dall’esimio dottore Viola e dai suoi colleghi, che identifica Siher come “mente del canale social 17 ottobre”, specie se associata come definizione all’idea di una eccezionale expertise nell’organizzare rivolte di piazza tali da “poter sviluppare una strategia rivoluzionaria”, bè, manco fosse un redivivo Toni Negri, o un Karl Radek, uno Zinoviev, un Trotzkij, l’impressione è che siamo allo stadio prenatale di un certo analfabetismo politico-insurrezionale.
Pietro Calogero ne ha sbagliate parecchie ma la sapeva lunga, e le notti dei fuochi dopo la retata famosa del 7 aprile comunque ebbero un termine.
Non so se messo in gabbia un tipetto come Siher possiamo ottenere la garanzia che gli adolescenti inquieti del 17 ottobre, emuli dei liceali parigini e dei casseur di tutta la Francia, per i prossimi weekend se ne staranno tranquilli a casa in mancanza di Telegram. Alimentare l’impressione che con la strana coppia si sia schiacciata la testa del serpente, pensando agli occhialoni del bresciano superistruito e supermanipolatore, ma non si sa se più di questo, potrebbe essere sommamente imprudente.
Giuliano Ferrara
per “il Foglio”
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
FIGLIO DI FAMIGLIA POVERISSIMA, DA PICCOLO FACEVA 12 KM PER ANDARE A SCUOLA, ALL’UNIVERSITA’ SI E’ MANTENUTO LAVORANDO, POI LA LAUREA IN LEGGE E L’ASSISTENZA LEGALE GRATUITA AI POVERI… LA TATTICA SUI SOCIAL: AGGRESSIVITA’, COORDINAMENTO DELLE INIZIATIVE DI PIAZZA, HA TOLTO A BOLSONARO L’ESCLUSIVA DELLA BANDIERA NAZIONALE, RIBATTENDO A SUO OGNI POST IN POCHI MINUTI E RILANCIANDO
Il deputato 42enne è diventato uno dei protagonisti della rimonta digitale di Lula. Il suo canale WhatsApp “Exército do Lula” ha superato i 10 milioni di iscritti. Ora nel PT c’è chi vorrebbe portarlo nel partito e affidargli un ruolo nella comunicazione del nuovo governo.
Dietro la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva c’e lui: André Janones, 42 anni, è deputato federale eletto nel Minas Gerais con REDE ed è diventato uno dei volti della campagna digitale che ha accompagnato la rimonta di Lula secondo turno delle presidenziali brasiliane.
Il suo principale strumento è stato “Exército do Lula”, il canale WhatsApp trasformato in una sorta di quartier generale digitale della campagna. Dopo il primo turno contava circa 50mila iscritti; alla vigilia del ballottaggio aveva superato quota 10 milioni. Da lì Janones distribuiva indicazioni e “missioni” ai sostenitori per amplificare contenuti e temi della campagna sulle diverse piattaforme.
Il 25 ottobre Lula ha completato la rimonta battendo Flávio Bolsonaro con oltre 64 milioni di voti contro poco meno di 60 milioni. È stata la prima volta dal 1989 che un candidato arrivato secondo al primo turno è riuscito a vincere il ballottaggio. L’aumento dell’affluenza è stato determinante, ma anche la nuova offensiva sui social ha avuto un ruolo nella mobilitazione degli elettori.
Durante i festeggiamenti Lula ha ringraziato pubblicamente Janones e ha annunciato che la comunicazione digitale avrà uno spazio molto maggiore nel suo quarto mandato.
Da una famiglia povera alla Camera dei Deputati
André Luís Gaspar Janones è nato il 5 maggio 1984 a Ituiutaba, nello Stato di Minas Gerais, ed è cresciuto in una famiglia con poche risorse economiche. Figlio di una collaboratrice domestica e di un padre con disabilità, ha frequentato scuole pubbliche e ottenuto una borsa di studio per laurearsi in legge. Durante gli studi ha lavorato anche come bigliettaio sugli autobus.
Si è laureato nel 2008 e ha aperto uno studio legale nella sua città. Secondo quanto raccontato dallo stesso Janones, per anni ha assistito gratuitamente famiglie che cercavano di ottenere attraverso la giustizia interventi chirurgici, esami e farmaci dal sistema sanitario pubblico brasiliano.
La notorietà politica arriva soprattutto nel 2018, quando i suoi video durante lo sciopero nazionale degli autotrasportatori iniziano a circolare massicciamente sui social. Nello stesso anno viene eletto per la prima volta alla Camera con Avante. Nel 2022 lancia una candidatura alla presidenza, poi ritirata per sostenere Lula, entrando nella macchina della comunicazione digitale della campagna. Nel 2026 è passato a REDE ed è stato nuovamente eletto deputato federale.
La strategia: utilizzare le tecniche della destra sui social
Dopo che Lula aveva chiuso il primo turno dietro Flávio Bolsonaro, Janones ha intensificato l’attività dell’“Exército do Lula”, applicando alla mobilitazione della sinistra alcune delle tecniche che negli anni precedenti avevano caratterizzato soprattutto la comunicazione digitale della destra brasiliana.
Messaggi continui, video brevi, parole d’ordine semplici, chiamate all’azione e una rete di sostenitori incaricati di rilanciare rapidamente i contenuti. Lo stesso Janones ha spiegato di voler costruire una capacità di mobilitazione digitale simile a quella sviluppata dalla destra. Il canale è diventato così uno degli strumenti principali della controffensiva online di Lula tra primo e secondo turno.
La strategia è stata anche al centro di una battaglia davanti al Tribunale Superiore Elettorale. Il canale è stato sospeso e successivamente riattivato nel corso della campagna, mentre la squadra di Flávio Bolsonaro ne contestava l’attività. Meta ha poi comunicato di non aver individuato, in un’analisi preliminare, indizi di “comportamento inautentico coordinato” o violazioni delle proprie regole da parte dell’“Exército do Lula”.
Dalle piazze alla rete
Janones ha cercato anche di collegare mobilitazione digitale e presenza fisica nelle piazze. Uno dei messaggi utilizzati durante la campagna sintetizzava la strategia: prima conquistare strade e piazze, poi riprendere spazio sui social e infine vincere le elezioni.
Anche l’utilizzo dei simboli nazionali ha avuto un peso. Janones ha più volte indossato la maglia gialloverde della nazionale brasiliana, diventata negli anni precedenti uno dei simboli più riconoscibili delle manifestazioni bolsonariste, cercando di sottrarre alla destra il monopolio politico dei colori nazionali.
Lula stesso, dopo la vittoria, ha indicato la comunicazione diretta e digitale come una delle lezioni della campagna: “La comunicazione digitale avrà uno spazio molto grande”, ha dichiarato annunciando una maggiore interlocuzione quotidiana con i cittadini.
Janones verso il governo?
Secondo quanto riportato dalla stampa brasiliana, esponenti del PT vorrebbero invitarlo a entrare nel partito e all’interno della maggioranza si discute della possibilità di affidargli nel prossimo governo un incarico legato proprio alla comunicazione digitale, eventualmente con uno status di particolare rilievo. Al momento, però, non è stata formalizzata alcuna nomina.
La sua ascesa racconta comunque un cambiamento più ampio nella politica brasiliana. La campagna del 2026 ha mostrato che la capacità di organizzare milioni di persone attraverso WhatsApp e i social può diventare parte integrante della macchina elettorale, accanto ai partiti, ai comizi e alle tradizionali strutture territoriali.
(da agenzie)
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