Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA LEGA CONTINUA A CAVALCARE LA PAURA DELLO STRANIERO (E INFATTI PERDE CONSENSI)
Gli immigrati costituiscono un problema, in Italia e non solo, come si può osservare in questi giorni segnati dalle polemiche che hanno coinvolto la Spagna, dove il passaggio degli stranieri dal Marocco è divenuto un caso che va oltre i confini nazionali e scuote l’Europa. Compresa l’Italia, dove la questione degli “stranieri” ha una storia lunga e dura. Da decenni, in particolare da quando la Lega ne ha fatto un argomento, anzi, “l’argomento” politico principale su cui ha costruito il suo consenso politico.
La Lega delle origini, infatti, era un soggetto politico autonomista e territoriale. Collegato ad alcune aree e regioni. Soprattutto del Nord. Veneto e Lombardia, in particolare. In seguito, però, si è nazionalizzata. E la sua attenzione si è spostata sulla difesa dei confini. Dallo “straniero”. Una definizione che, nel tempo, si è allargata. Perché straniero è divenuto tutto ciò che supera i nostri “confini”, appunto. Il nostro mondo.
Il sondaggio condotto di recente da Demos rileva come nel nostro Paese la domanda di controllare i confini sia costante negli anni. E, comunque, “relativamente” minore. Relativamente, perché prossima, comunque, al 40%. Mentre la quota di coloro che pensano che i nostri confini andrebbero maggiormente controllati supera di poco il 60%. Tuttavia, è significativo osservare come la domanda di controllo dei confini sia aumentata negli ultimi anni. Riflesso delle guerre che riguardano Paesi e aree coinvolte da quel conflitto. Non solo per le conseguenze economiche e geo-politiche, ma perchétutte le guerre si svolgono in diretta. Davanti ai nostri occhi. Le guerre, d’altronde, suscitano preoccupazione e paure. E le paure alimentano gli ascolti. Fanno spettacolo. E lo spettacolo della guerra non finisce mai.
È invece interessante osservare come l’inquietudine sollevata dagli immigrati abbia raggiunto l’indice più elevato degli ultimi 20 anni. Difficile trovare e individuare una spiegazione precisa e definita. Se non che in tempi nei quali la globalizzazione incombe in modo inquietante, un fenomeno che riflette e interpreta la globalizzazione diviene a sua volta inquietante. Più di prima.
nCiò che emerge dal sondaggio di Demos per Repubblica è la conferma di un duplice legame, nella percezione dei cittadini, tra l’immigrazione, il sentimento di in-sicurezza e la visione del mondo. Gli immigrati, infatti, de-finiscono il nostro rapporto con il mondo. Ne marcano i confini. E, dall’altra parte, segnano il nostro rapporto con gli altri. Di conseguenza, assumono un preciso significato politico.
Se osservammo la visione dei confini da una prospettiva politica, anzi, di partito, la chiave di lettura è chiara. Riflette in larga misura le distanze, in parte le fratture, che attraversano lo spazio politico tra destra e sinistra, fra centro-sinistra e centro-destra. Il consenso verso l’apertura delle frontiere, infatti, raggiunge il livello più elevato fra gli elettori vicini ad Avs, +Europa, Pd. Quindi Itala Viva. Mentre scende sensibilmente nella base di FI e, ancor più, di Lega, FdI e Futuro Nazionale.
Si tratta di un profilo analogo a quello che emerge quando si valuta la percezione degli immigrati in chiave politica. In questo caso, infatti, quasi otto persone su 10, nella base della Lega, ritengono gli immigrati “un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico”. Ma questo parere è condiviso da oltre sette simpatizzati su 10 di Futuro Nazionale, FdI, FI. Per scendere sotto al 50% nella base degli altri partiti, toccando i livelli più bassi fra chi sostiene il Pd e Italia Viva.
Gli immigrati, dunque, dividono il Paese. Ne alimentano l’insicurezza. Al di là e oltre la realtà. Vera o presunta.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
CHE FUTURO AVREBBE LA FOGNA SOVRANISTA SENZA IL “PERICOLO IMMIGRAZIONE”?
La crisi dei migranti senza migranti è il mistero glorioso dentro il quale avanziamo.
L’emergenza-arrivi non è un’emergenza, eppure scuote gli Stati dell’Unione, li divide, li fa nemici. La destra avanza rabbiosa a mostrare il pugno di ferro contro l’amministrazione molliccia delle sinistre nonostante i numeri si oppongano alla dichiarazione di guerra per terra e per mare che i governi più radicali dell’Unione annunciano. I dati di Frontex, l’agenzia europea deputata al controllo delle frontiere riferisce non solo che nel quadriennio passato il flusso si è abbattuto di quasi il 30 per cento, ma nei primi quattro mesi di quest’anno i numeri documentano un ulteriore clamoroso arretramento dei flussi. -78% degli arrivi dall’Africa occidentale e un -46 % dalle rotte del Mediterraneo centrale per un crollo del 40 per cento degli arrivi irregolari in tutta Europa. Per capirci, dall’Africa sono giunti solo 2331 migranti, una cifra che dev’essere spalmata su tutti gli Stati dell’Unione e che porta a poche centinaia, se non decine, le presenze in Italia. Ad est, nella mitologica rotta balcanica, nel 2026 (gennaio-aprile) solo 1122 attraversamenti, un 49% in meno. Tutti i governi dovrebbero approfittare per promuovere i propri meriti, dal momento che i risultati sembrano ottimi. Aumentano solo i morti in mare. In questo inizio d’anno sono 1220 i migranti annegati. Ma questo più che un problema appare una conferma delle buone pratiche avviate. Mostrare all’Africa che sbarcare in Europa è sempre più difficile e mette a rischio la vita di chi tenta di sfidare il mare e le leggi.
Se i numeri sono questi, i governi fanno finta di scordarseli. E un motivo c’è. Immigrazione e sicurezza sono i cavalli di battaglia della destra in tutta Europa. Senza gli immigrati Farage non avrebbe portato la Gran Bretagna a uscire dall’Unione, la destra lepenista non avrebbe in Francia i voti che invece ottiene, e così in Germania, in Italia, in Spagna.
La destra mangia, anzi ingrassa alimentando il pericolo migrazione, che è una fetta corposa della pietanza servita agli elettori. L’immigrato è la figura topica, il destinatario quotidiano della propaganda di destra. L’immigrato invade e spaventa. Allarma perchè “ruba” il lavoro e quando non ci riesce “ruba” nelle nostre case, e quando non entra in casa avanza sui marciapiedi. Fa baccano, usa i coltelli, ferisce, attenta alla sicurezza di tutti noi e infine, spesso propaga l’islam, la religione dentro cui si nasconde il terrorismo contro “la nostra civiltà”.
Di nuovo la domanda: senza immigrati che futuro avrebbe la destra?
Perciò, nell’intramontabile bisogno di sconfiggere la realtà modificata correggiamo anche la geografia. Il governo italiano ha serrato “i confini” con la Spagna, confini che finora erano sconosciuti ai più. E lo ha fatto per resistere all’emergenza che non c’è, all’invasione subito evaporata, alla crisi dei migranti senza migranti.
Uno di loro ha detto: “Noi siamo proiettili“. Esattamente così: più migranti in strada, più proiettili in canna al fucile della destra. E quando non ci sono, si inventano.
(da il Fatto Quotidiano)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
NELLA “CASSAFORTE” DELLA SEDICENTE DESTRA ITALIANA ANCHE 30 MILIONI DI IMMOBILI E 27 MILIONI DI TITOLI DI STATO
Oltre al ‘tesoro’ dell’ex Movimento sociale italiano, formato prevalentemente da immobili del valore di circa 30 milioni di euro e più di 27 milioni di euro in Fondi di deposito bancario e soprattutto in titoli di Stato italiani, custodisce il patrimonio culturale dei ‘patrioti’, a cominciare dal simbolo della Fiamma tricolore, e possiede il 100 per cento del quotidiano ‘Secolo d’Italia’.
Stiamo parlando della Fondazione Alleanza Nazionale, costituita il 18 novembre 2011 con apposito rogito notarile. Qualcuno l’ha ribattezzata la ‘cassaforte’ della destra italiana. Qualcun altro il ‘forziere’ di Giorgia Meloni, perché pur non essendoci con Fratelli d’Italia un legame propriamente giuridico, resta quello di carattere strettamente politico, visto che il partito della premier di fatto affitta a prezzi di mercato vari immobili di prestigio del suo ‘portafoglio case’. Non solo. La vicinanza con la premier è anche ‘fisica’ e ‘familiare’. La Fondazione ha i suoi uffici e l’archivio in via della Scrofa 39, stesso luogo della sede nazionale dei ‘meloniani’, e nel suo organigramma (come componente del cda), dalle ultime politiche, c’è anche la sorella della presidente del Consiglio, Arianna Meloni.
Nel cda compaiono i nomi dei big di FdI, tanti sono parlamentari di lungo corso: da Ignazio La Russa (‘autosospeso’ da quando è diventato presidente del Senato) a Roberto Menia, da Fabio Rampelli, a Italo Bocchino, attuale direttore editoriale del Secolo d’Italia. Ma ci sono anche figure di spicco di altri partiti di centrodestra, come l’azzurro Maurizio Gasparri, senatore di Fi e a capo della commissione Esteri-Difesa di P.Madama. Secondo l’ultimo bilancio chiuso il 31 dicembre 2025 e pubblicato online, la Fondazione, presieduta da Giuseppe Valentino, presenta un ‘disavanzo di esercizio’ pari a 116mila 931 euro, ma non c’è un allarme conti. Anzi, il ‘passivo’, assicura Valentino, si è ridotto di oltre l’80 per cento, per effetto soprattutto della scelta di reinvestire in titoli di Stato, specialmente Btp, secondo una precisa scelta ‘patriottica’.
”E’ importante evidenziare come il bilancio al 31 dicembre 2025 -scrive Valentino nella sua relazione gestionale- abbia registrato un abbattimento del disavanzo di esercizio di circa l’85% rispetto a quello osservato nell’anno precedente (da circa 775 mila euro è passato a quasi 117 mila euro), essenzialmente grazie da un lato agli effetti del riposizionamento degli investimenti mobiliari dai fondi ai titoli di Stato ed obbligazionari, con conseguente incasso di flussi cedolari regolari e sensibile riduzione di oneri e commissioni, e dall’altro grazie alle ottimizzazioni realizzate sugli importi relativi ai servizi editoriali e di gestione spazi”.
”Abbiamo rafforzato -assicura all’Adnkronos il deputato di Fdi Antonio Giordano, vicepresidente vicario della Fondazione- la presenza nella vita politica del centrodestra, attraverso eventi, iniziative e il rilancio del ‘Secolo d’Italia’, oggi tra i primi cento siti italiani di informazione online”. Il ‘Secolo’, rivendica, “è stato riportato al pareggio senza sacrificare posti di lavoro, mentre la razionalizzazione ha restituito il patrimonio immobiliare alla sua funzione, rendendolo profittevole”. E ancora: ”Le risorse sono state inoltre investite patriotticamente in titoli di Stato italiani. È stato infine restituito prestigio alla sala convegni tra Camera e Senato, che dalla prossima stagione produrrà reddito”. Questo “conferma che, a destra, la buona politica sa coniugarsi con una gestione efficiente”.
Analizzando i ‘numeri’, il totale del patrimonio netto è di 52 milioni 653mila 688 euro, solo le cosiddette ‘immobilizzazioni finanziarie’ arrivano a 49 milioni 437 mila 631 euro, di cui 18 milioni 708 mila 505 euro di ‘partecipazione in imprese’, 3 milioni 519 mila 327 euro di ‘crediti finanziari’ e ben 27 milioni 209 mila 799 euro di ‘altri titoli’. Non solo: la Fondazione può contare anche su una liquidità di oltre un milione di euro, per l’esattezza 1 milione 194mila 268 euro, e dispone di 228 mila 338 euro di ‘proventi’, dovuti ad ‘attività editoriali, manifestazioni, altre attività-arrotondamenti attivi’. Quanto alle passività, i debiti verso fornitori sono di appena 28mila 396 euro, mentre il costo per il personale è stimato in 235 mila 530 euro e quello per il ‘godimento di beni terzi’ (comprensivo di canoni locatizi) si ferma a 150 mila 071 euro. Le ‘attività istituzionali e iniziative’ sono costate 271mila 880 euro; circa 300 mila euro rientrano invece nella voce ‘spese ordinarie’.
Carte alla mano, il principale asset, dunque, è sempre rappresentato dagli immobili: appartamenti e palazzi, sedi di sezioni (la maggior parte periferiche) ma anche garage e scantinati (circa una settantina in tutto), terreni e fabbricati, disseminati sull’intero territorio nazionale, compresa la sede storica di via della Scrofa: tutti beni provenienti da contributi e risparmi dei militanti del vecchio Movimento sociale italiano. A tal proposito Valentino spiega, sempre nella sua relazione: ”Per quanto concerne la gestione dell’attivo patrimoniale deve primariamente essere ricordata l’attività espletata da ‘Italimmobili srl’, società completamente detenuta dalla Fondazione in cui è stata fatto confluire nel tempo la proprietà della quasi totalità del nostro patrimonio immobiliare, che ha continuato ad operare nella gestione oculata dei propri flussi di spesa, ad esercitare una costante attività di salvaguardia, conservazione e valorizzazione degli immobili posseduti e ad individuare e cogliere le opportunità di messa a reddito del patrimonio con caratteristiche in linea e compatibili con le finalità culturali e sociali della Fondazione, procedendo nel complesso in un percorso di sana e prudente gestione che ha consentito di registrare anche nel 2025 un risultato di esercizio positivo”. In particolare, al 31 dicembre scorso ‘Italimmobili srl’ ha un capitale sociale di 1 milione 530mila euro e un patrimonio netto di 1 milione 468 mila 653 euro, mentre il valore delle partecipazioni detenute dalla Fondazione in questa società è pari a 18 milioni 621 mila 205 euro.
Sfogliando il bilancio si scopre poi che “nel corso dello scorso anno la ‘Italimmobili srl’ ha provveduto alla completa ristrutturazione, conclusasi ad inizio 2026, della sala convegni dello storico immobile di Roma dove hanno sede anche gli uffici della stessa Fondazione, realizzando una integrale riqualificazione degli spazi disponibili, e della relativa infrastruttura tecnologica, che ha reso gli ambienti molto più funzionali, moderni e pienamente rispondenti alle loro finalità istituzionali”. Nessun accenno viene fatto alle spese del restyling ma a quanto si apprende, sarebbe costato circa 300 mila euro. ”Nell’ambito delle attività di gestione del patrimonio mobiliare della Fondazione -racconta Valentino- è stato poi portato a conclusione il processo, attivato a suo tempo su mandato del Consiglio di amministrazione, di riposizionamento degli investimenti finanziari, allocati in precedenza su fondi a rischio contenuto gestiti da vari istituti di credito, su emissioni, con scadenze differenziate, di buoni del tesoro poliennali dello Stato italiano e di altri titoli obbligazionari, tutti in grado di garantire al contempo il rispetto del principio di prudente investimento delle disponibilità finanziarie, un rendimento del capitale investito in linea con le offerte più interessanti riscontrabili sul mercato e costi di intermediazione e gestione finanziaria del tutto contenuti”. Questa operazione di investimento che complessivamente consta di 27 milioni 209 mila 799 euro viene riportata nella nota integrativa del bilancio, alla voce ‘Altri titoli’ che “fa riferimento a un Fondo deposito presso Fideuram e a titoli di Stato”.
Altro asset della Fondazione è la srl ‘Secolo d’Italia’ (con un capitale sociale di 87mila 300 euro e un patrimonio netto di 2 milioni 198 mila 609 euro) che gestisce lo storico quotidiano di destra, disponibile solo nella versione online. ”II Secolo d’Italia Srl, di cui la Fondazione possiede la totalità delle quote -rimarca nella relazione gestionale Valentino- ed è la società editrice dell’ultimo giornale storico di area ancora operante, in continuità, nel panorama nazionale, ha, d’altra parte e come già accennato, continuato a mantenere e consolidare il posizionamento della testata nel segmento culturale di elezione (nel 2025 il giornale ha avuto circa 72 milioni di visualizzazioni e 14 milioni di utenti unici), rimanendo un punto di riferimento imprescindibile nel panorama dell’editoria del centrodestra e strumento fondamentale per il perseguimento delle finalità statutarie della Fondazione”. Nel “corso dello scorso anno”, ricorda Valentino, ”l’azienda ha attivato e gestito un corposo processo di restyling del sito web del giornale, conclusosi all’inizio di quest’anno, finalizzato non solo a migliorare e rendere più attraente l’aspetto grafico della testata ma anche alla creazione di un ambiente che, oltre alla mera lettura degli articoli proposti, rende possibile per l’utente l’acquisto sia di prodotti editoriali che di contenuti (foto, articoli, edizioni passate) presenti negli archivi storici della società, ii) completato un generale processo di assestamento organizzativo, successivo al piano di crisi dell’esercizio precedente, attraverso alcune promozioni interne e l’inserimento di nuove figure”.
“L’assetto finale”, sottolinea Valentino, “vede, in particolare, la presenza di due professioniste di comprovata esperienza e professionalità nel ruolo di vicedirettrici, configurazione che rappresenta con ogni probabilità un caso unico nel panorama dell’editoria italiana ) articolato un profilo di offerta del proprio prodotto editoriale che ha consentito di conseguire nell’anno una adeguata raccolta pubblicitaria”. Gli” effetti combinati di tali azioni, nonché della sensibile riduzione dei costi di gestione realizzata progressivamente nel tempo a seguito dell’attuazione di quanto previsto dal piano strategico aziendale, hanno portato la società a consuntivare anche nel 2025 un risultato di esercizio in sostanziale pareggio e a presentare un assetto economico, patrimoniale e finanziario stabile, sostenibile e giudicato, in costanza di vigenza delle previsioni di legge attualmente applicabili, mantenibile nel tempo”. La Fondazione vanta ‘crediti finanziari’ verso ‘Italimmobili srl’ per 3 milioni 519 mila 327 euro, nessuno invece, nei confronti di ‘Secolo d’Italia srl’.
(da Dagoreport)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“SE IL CENTRODESTRA RITIENE DI AVERE, CON MELONI, UNA CANDIDATA PIÙ FORTE PER LA GUIDA DEL GOVERNO, NON DOVREBBE AVERE RAGIONE DI TIRARSI INDIETRO RISPETTO AL SECONDO TURNO. CHE DAREBBE ALLA PREMIER PIÙ LIBERTÀ RISPETTO A VANNACCI, IN GRADO DI CONDIZIONARE L’INTERA COALIZIONE SE ENTRASSE A FARNE PARTE. LO STESSO VARREBBE PER SCHLEIN O CONTE NEL CASO IN CUI ARRIVI DI BATTISTA…”
Il dibattito sul ballottaggio da inserire nella legge elettorale, proposto dal costituzionalista
Ceccanti e subito circondato da grande attenzione, si scontra purtroppo con un “no” pregiudiziale del centrodestra.
Mentre infatti sarebbe razionale prevedere una soluzione per il caso che nessuna delle due coalizioni raggiunga il fatidico 42% che dà l’accesso al premio di maggioranza, la risposta del centrodestra è un “no” preventivo, basato sulla convinzione che con il turno unico sarebbe più facile per l’attuale alleanza di governo vincere; e sulla superstizione (come altrimenti definirla?) che invece il doppio turno favorisca il centrosinistra.
Con gli stessi argomenti gli eredi Dc, reduci dalla prima tornata di elezioni dei sindaci in cui a loro non era toccato nessun primo cittadino delle grandi città, dove invece spopolavano quelli di sinistra, pretesero che il Mattarellum fosse a un solo turno.
Poi Martinazzoli, ultimo leader dello Scudocrociato, rifiutò di allearsi con Occhetto, appena uscito dalla sofferta vicenda del cambio di nome del Pci, e insieme apparecchiarono la prima grande vittoria di Berlusconi, nel ’94. […] la volta dopo, nel ’96, quando Prodi battè il Cavaliere.
Ormai è assodato che nelle metropoli, come nelle regioni, conta il candidato. Da quando il centrodestra lo ha capito, il centrosinistra ha cominciato a prendersi più di un dispiacere. Se il centrodestra ritiene di avere, con Meloni, una candidata più forte per la guida del governo, non dovrebbe avere ragione di tirarsi indietro rispetto al secondo turno. Che darebbe alla premier più libertà rispetto a Vannacci, in grado di condizionare l’intera coalizione se entrasse a farne parte.
Lo stesso varrebbe per Schlein o Conte – chi dei due sarà candidato – nel caso in cui arrivi Di Battista a insidiare i voti dei 5 stelle. Specie di quelli più propensi all’astensione perché non convinti dell’alleanza con il Pd.
E non parliamo di Calenda o di altri che al momento rischiano di raccogliere voti non conteggiabili. Le insidie della legge elettorale sono nascoste tra le righe degli emendamenti: si vedrà a settembre cosa si sono inventati gli strateghi meloniani.
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SI CHIAMA “DESTRUCTIVE SCANNING” ED E’ IL MOODO PIU’ RAPIDO PER ALLENARE I MODELLI … TANTISSIMI I TESTI RARI SACRIFICATI
Se Farenheit 451 fosse stato ambientato nel 2026, forse il protagonista avrebbe lavorato per un’azienda di AI. Nel romanzo, Montag distrugge libri perché nella società distopica in cui vive il pensiero critico non è ammesso. Oggi, in un mondo spesso assurdo quanto quello descritto da Bradbury, non si vuole limitare la cultura per impedire alle persone di pensare. I libri vengono invece trasformati in carburante per nutrire il “cervello digitale”: non bruciati, ma scansionati, assimilati, dati in pasto alle macchine affinché imparino a scrivere, rispondere e creare. E poi ridotti in poltiglia.
Tutto parte da massicci acquisti di testi. Di tutto: romanzi russi, romance, fantasy, religione. È strano, chi acquisterebbe così tanti libri tutti insieme. Lo pensa anche Pieter de Vries, antiquario di Haarlem, quando vede nella sua casella email una richiesta bizzarra: «Voglio acquistare 3000 titoli – scrive una certa Nataly – Sto partecipando a un nuovo progetto incentrato sulla raccolta di libri in più lingue, attualmente soprattutto in inglese». Nella sua storia riportata dal Telegraph, de Vries dice di aver lasciato perdere, «probabilmente è una tuffa». Invece no.
Il caso Anthropic
Ma facciamo un passo indietro. Qualche settimana fa Anthropic (la società mamma di Claude) è finita al centro di una battaglia legale con l’accusa di aver utilizzato migliaia di libri piratati per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. 1,5 miliardi di dollari di risarcimento e caso chiuso. Ma il punto più interessante è un altro: secondo il tribunale, le società di intelligenza artificiale non possono copiare illegalmente i libri. Possono però acquistarli cartacei, digitalizzarli e utilizzare quei contenuti per l’addestramento dei propri modelli, a condizione che le copie fisiche vengano poi distrutte. Dal punto di vista del diritto d’autore, quindi, non si tratterebbe di una nuova copia, ma di una “trasformazione” dell’opera.
Il “destructive scanning”
Per questo motivo l’antiquario di Haarlem ha ricevuto quella richiesta. Per addestrare un modello linguistico servono enormi quantità di testi, possibilmente di qualità. Viene chiamato “destructive scanning” e ne esistono due modalità. La prima è veloce: il libro viene smontato, il dorso viene tagliato, la rilegatura rimossa e le pagine vengono scannerizzate. È un procedimento efficiente, ma irreversibile: il libro diventa inutilizzabile. La seconda prevede invece una scannerizzazione pagina per pagina. Il libro è salvo, ma ci vuole molto tempo e anche la mano dell’uomo. Ovviamente, le grandi aziende AI hanno preferito la prima opzione.
Perché l’intelligenza artificiale cerca libri “umani”
L’obiettivo è far apprendere all’AI un linguaggio il più possibile ricco, naturale e vicino a quello di un umano “acculturato”. Negli uffici di Anthropic è noto come Project Panama, ma questa non sarebbe l’unica azienda coinvolta. Anche altri grandi operatori del settore, tra cui Google, sono impegnati da tempo nella digitalizzazione di enormi collezioni di libri.
I testi diventano quindi fonti preziose e ancor più preziosi sono quelli pubblicati prima del 2022. C’è infatti il rischio che quelli scritti dopo quella data possano essere stati anche solo parzialmente contaminati dall’Intelligenza artificiale con il cosiddetto “AI Slop”: i testi generati dai modelli linguistici, se utilizzati in una sorta di “cannibalismo” per alimentare nuove AI, rischiano di peggiorarne progressivamente la qualità.
I grandi romanzi sacrificati per un’email
Non c’è scampo per nessuno, né per libri comuni né per i volumi rari. Quest’ultimo dettaglio è quello che provoca più sdegno. Ma oltre a chi si indigna, c’è anche chi ha subito annusato una possibilità. Come la piattaforma ISBNdb, che ha aperto una sezione dedicata agli acquisti in grandi quantità, un occhiolino alle aziende interessate a reperire enormi stock di libri senza attirare particolare attenzione. Così, libri sopravvissuti a secoli di guerre, passati di mano in mano, vengono triturati perché un’AI possa imparare a scrivere una email migliore o il saggio perfetto.
(da La Stampa)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO IL GIUDICE, L’UOMO ALL’EPOCA ASSISTEVA LA MADRE MALATA E MOLTO DEVOTA, CHE TRAEVA BENEFICIO DALL’ASCOLTO DELLE PREGHIERE – PER IL VICINO, INVECE, L’UOMO AVEVA POSIZIONATO LA RADIO APPOSITAMENTE SUL MURO DI CONFINE, CON IL VOLUME ALZATO
La passione di ascoltare continuamente Radio Maria ad alto volume è finita in tribunale. Un
uomo residente nel Cuneese, che era solito tenere accesa la radio per seguire la recita del rosario in diretta, è stato denunciato per molestie dal vicino di casa, che richiedeva anche il risarcimento dei danni.
Nei giorni scorsi però il Tribunale di Cuneo ha fatto cadere le accuse e ha condannato il vicino a pagare 1.500 euro di spese legali. La notizia è raccontata dal Corriere della Sera.
Il giudice spiega nella sentenza che l’uomo finito sotto accusa all’epoca dei fatti assisteva la madre malata, donna molto devota, la quale traeva beneficio e conforto proprio dall’ascolto di quelle preghiere e delle trasmissioni di Radio Maria. Proprio per questo, scrive il giudice, tenere la radio sintonizzata su un unico canale religioso per fare compagnia alla donna anziana costituisce un’utilità di natura morale, non un comportamento da sanzionare.
La vicenda risale al 2023. A marzo il vicino aveva chiamato i carabinieri per denunciare l’uso a suo dire molesto della radio, lamentando che durante il giorno l’apparecchio radiofonico veniva posizionato sul muro di confine tra i due cortili con il volume alzato appositamente per infastidirlo. Precisava inoltre che si trattava sempre di trasmissioni a sfondo religioso sintonizzate su Radio Maria, e che la radio restava accesa per diverse ore consecutive.
A ottobre i carabinieri erano dovuti intervenire una seconda volta per placare l’ennesimo scontro tra i due vicini. Fu in quell’occasione che l’uomo raccontò come le condizioni di salute della madre si fossero ulteriormente aggravate, tanto da costringerla a letto. Per il Tribunale di Cuneo appare quindi “plausibile e verosimile la ricostruzione dell’uomo”
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DELLA THAON DI REVEL, LE RESISTENZE DEL COMANDANTE, LA SQUADRA SPECIALE CALATA A BORDO SA UN ELICOTTERO E L’ISPEZIONE DURATA DUE ORE
Una nave della Marina militare italiana ha effettuato un controllo su una petroliera appartenente alla cosiddetta «flotta ombra» russa e sottoposta a sanzioni dell’Unione europea. L’operazione è stata condotta nel Mediterraneo da una nave dell’operazione europea Eunavfor Med Irini (missione dell’Ue nel Mediterraneo), la «Thaon di Revel», per verificare la nazionalità dichiarata dalla petroliera Toa Payoh, che naviga battendo bandiera del Camerun.
Nave intercettata a Pantelleria: il comandante non collabora
Il controllo è avvenuto a ovest di Pantelleria, dove la petroliera è stata intercettata mentre era in viaggio verso Istanbul dopo essere partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin. Secondo quanto riferisce il ministero della Difesa, il comandante della nave inizialmente non ha fornito la collaborazione richiesta ai militari italiani. Per questo una squadra è salita a bordo tramite un elicottero della Thaon di Revel per effettuare gli accertamenti previsti.
L’intervento durato due ore
L’attività, durata circa due ore, si è svolta senza incidenti e con il supporto di una nave greca e di un velivolo polacco da pattugliamento. La Difesa ha spiegato che l’intervento è avvenuto in acque internazionali e nel rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che consente alle navi militari di procedere a verifiche sulla nazionalità dei mercantili in determinate condizioni.
Accertamenti in corso
Sono ora in corso gli accertamenti sulla documentazione e sulle informazioni raccolte durante il controllo. «Desidero complimentarmi con il personale di Nave Thaon di Revel e con tutti i militari coinvolti nell’operazione per la professionalità, la preparazione e la fermezza dimostrate. Anche questa attività testimonia concretamente il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Unione europea», ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto.
(da Open)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL PRESSING SUL CANCELLIERE TEDESCO MERZ E IL NO DI MACRON… AI PIANI ALTI DEL GOVERNO C’È CHI AVANZA L’IPOTESI CHE LO STOP A SCHENGEN NON RIMANGA IN VIGORE UN MESE, COME IPOTIZZATO, MA MOLTO MENO. TRADOTTO: SI È TRATTATO SOLO DI UN INUTILE SPOT
Sfruttare la crisi di Ceuta per tentare l’incasso a Bruxelles. E chiedere un’accelerata alla
creazione dei centri per i rimpatri in paesi terzi, “modello Albania”, ma non a spese dei contribuenti italiani, come avviene per i costosissimi (e a lungo deserti) hub di Shëngjin e Gjadër. Il grosso della spesa finirebbe sul conto dell’Unione, passasse l’operazione.
È questa una delle richieste che il governo italiano intende mettere sul tavolo martedì, alla riunione dei ministri dell’Interno convocata sull’onda della migrazione di massa, già largamente rientrata, nell’exclave spagnola a nord del Marocco.
Giorgia Meloni sa di avere dalla sua la premier danese (e socialista) Mette Frederiksen. Spera che pure il cancelliere tedesco Friedrich Merz sia della partita.
A Palazzo Chigi sono convinti che una maggioranza ci sia, su questi punti. Prova ne sarebbe la lettera firmata ieri da 22 capi di Stato e di governo dell’Unione, caldeggiata da Meloni. Manca un big dell’Europa, come la Francia. Ma più fonti di governo non si mostrano troppo seccate: «La gran parte dei governi condivide l’impostazione italiana».
E Macron non ha mai voluto entrare nel «gruppo di amici» in tema di migrazioni, che si riunisce prima dei summit brussellesi. Dunque, è la narrazione, sarebbe semmai il francese «ad essere isolato».
A dirla tutta anche il cancelliere tedesco Merz aveva sposato toni molto diversi da quelli di Meloni, mentre la crisi di Ceuta era in pieno svolgimento. Però ha firmato la lettera, che infatti contiene passaggi più sfumati, dopo un lavorio sottotraccia delle diplomazie: non ci sono stati contatti diretti, dicono dalla cerchia della premier.
A sentire la presidente del Consiglio, «le immagini di Ceuta hanno mostrato quanto sia urgente una risposta europea». E la lettera dei 22 di ieri sarebbe il «segnale» che la linea italiana è «condivisa da un numero sempre maggiore di nazioni», come ripeteva pure la sorella Arianna dalla Puglia. C’è solo un passaggio meno ruvido dei giorni scorsi verso la Spagna, mai citata: «La difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è interesse di una nazione, è responsabilità comune dell’Europa».
Restano le conseguenze pratiche del blocco di Schengen, il rischio di disagi agli aeroporti, di cui discutono anche le forze di polizia. Tanto che ai piani alti del governo c’è chi avanza questa ipotesi: che lo stop al trattato non rimanga in vigore un mese, come ipotizzato. Ma molto meno.
Anche perché le esigenze legate a Ceuta sono di fatto già cessate. Il problema semmai è un altro, argomento che ha fatto presa per convincere a firmare la lettera molti governi del Nord Europa: la regolarizzazione dei migranti in Spagna, decisa da Sanchez, ha in teoria il tetto di 500mila permessi, ma le richieste da processare sono almeno il doppio. Il rischio paventato è che le maglie si allarghino e che molti stranieri possano poi trasferirsi altrove.
L’opposizione batte su un altro chiodo, sulla natura prettamente propagandistica del blocco di Schengen, parlando di «sciacallaggio». E chiede a Meloni di riferire in Aula. Per la leader del Pd, Elly Schlein, la mossa è «una buffonata, litigano con le carte geografiche».
Per il capo M5S, Giuseppe Conte, la premier ha scelto di «buttare la croce sulla Spagna, aprendo una ferita con un Paese amico».
(da La Stampa)
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Agosto 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI HA POSTATO A RAFFICA SUI MIGRANTI MAROCCHINI, CON UNO SPROPORZIONATO NUMERO DI CARD, VIDEO E POLEMICHE A SOCIAL UNIFICATI – MA NON È PIÙ IL TEMPO DEL “PAPEETE”
C’era una volta “la Bestia”, l’implacabile macchina da propaganda di Matteo Salvini. Il “capitano” veleggiava nei sondaggi, si sentiva con un piede a Palazzo Chigi e tutti i giorni inondava i social di post in odore di xenofobia su migranti, rom e stranieri di ogni sorta.
Ecco, il disastro di Ceuta ha riacceso i suoi entusiasmi e Salvini è tornato a sentirsi bestiolina: ha ricominciato a postare sui migranti marocchini con uno sproporzionato numero di card, video e polemiche a social unificati.
Ma il tempo, canta Max Pezzali, “nessuno indietro lo riporterà”: è tardi; sotto i post di Salvini – con rare eccezioni – c’è una cascata di commenti di insulti e pernacchie.
Da destra (chi gli rinfaccia di avere fatto troppo poco) e da sinistra (chi gli rinfaccia di essere un “cialtrone”). Un piccolo campione illuminante, da Facebook: “Volevo ricordarle che Ceuta si trova in Africa ed è un exclave Spagnola. Quindi non stanno invadendo l’Europa”; “Bello. Ma le accise?”;
“Sono 4 anni che siete al governo, avete la maggioranza, ma cambiamenti sulla sicurezza non se ne vedono”; “Che foste dei cialtroni impreparati lo si pensava da tempo, ora ne abbiamo l’assoluta certezza. Ceuta è un territorio politicamente europeo ma geograficamente in Marocco che, com’è noto, è separato dalla Spagna dallo Stretto di Gibilterra”;
Poi c’è chi gli ricorda quale sarebbe il suo attuale impiego, ministro dei Trasporti: “Salvini, i treni. Ciuff ciuuuf”.
(da il Fatto Quotidiano)
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