Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO LA SUPERMEDIA BY “YOUTREND”, I PARTITI DELL’ATTUALE MAGGIORANZA (FDI 27.2%, FORZA ITALIA 7.4%, LEGA 6%, NOI MODERATI 1.2% E SUD CHIAMA NORD 1.1%) RAGGIUNGONO IL 42.9%… IL “CAMPO LARGO”, CON IL PD AL 20.1%, IL MOVIMENTO 5 STELLE AL 12.4%, AVS 6.4% E + EUROPA 1.7% E RENZI AL 2.4%, ARRIVA AL 43%…RIMANE ANCORA INSONDATO “PIU’ UNO”, IL PARTITO DI RUFFINI E GABRIELLI CHE E’ SCHIERATO CON IL CENTROSINISTRA
Youtrend per Agi dei sondaggi sulle intenzioni di voto (e variazione rispetto al 1° ottobre):
FdI 27,2% (+0,4)
PD 20,1% (-0,3)
M5S 12,4% (-0,4)
FI 7,4% (0)
FN 7,2% (-0,5)
AVS 6,4% (+0,1)
Lega 6,0% (+0,3)
Azione 3,2% (0)
IV 2,4% (+0,2)
+E 1,7% (0)
PLD 1,4% (+0,1)
NM 1,2% (+0,1)*
SCN 1,1% (np)**
Coalizioni
Centrodestra 42,9%
Centrosinistra 43%
Vannacci 7,2%
Azione 2,3%
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
DA PALAZZO CHIGI ASSICURANO CHE NON LASCERÀ IL SUO INCARICO PRIMA DELLA FINE DELLA LEGISLATURA … KAMEL A LEONARDO, PANDINI ALL’ENAV, SCIORTINO ALL’ANSFISA: TUTTI I PORTAVOCE “RICICLATI” NELLE PARTECIPATE
Sembra ormai un percorso segnato. Per i portavoce e comunicatori del governo Meloni sono
pronti posti di pregio nelle controllate di Stato.
E in vista dell’anno elettorale si susseguono “traslochi” e rumors.
Su quest’ultimo fronte, nei corridoi del colosso del petrolio Eni si dà per centro l’arrivo del portavoce dei portavoce per un ruolo nella comunicazione: Fabrizio Alfano, che ha seguito come un’ombra la premier Meloni in questi anni.
Per Alfano il percorso sarebbe già stato delineato anche se, da Palazzo Chigi, assicurano che non “lascerà assolutamente” Giorgia Meloni prima della fine della legislatura.
Alfano ha lavorato per anni all’Agi, l’agenzia di stampa controllata dall’Eni, e l’attuale management della partecipata di Stato, di fresca riconferma meloniana, sarebbe ben felice di accoglierlo.
Alfano insomma nel 2027 dovrebbe approdare all’Eni, altri suoi colleghi si sono mossi invece prima.
Il portavoce del ministro Matteo Piantedosi, Franceso Kamel, il primo novembre prenderà servizio in un altro colosso di Stato, Leonardo, con il ruolo di direttore degli Affari istituzionali.
Lo storico portavoce del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini, Matteo Pandini, è approdato e ha già preso servizio alla guida della comunicazione dell’Enav, l’Ente nazionale del volo che fa capo al Ministero dell’Economia dove siede il leghista Giancarlo Giorgetti.
Il portavoce del sottosegretario Edoardo Rixi, anche lui leghista e anche lui ai Trasporti, Giuseppe Maria Sciortino è andato invece all’Ansfisa, l’Agenzia nazionale sulla sicurezza nel trasporto ferroviario.
E i movimenti non riguardano solo i comunicatori: Francesco Lucianò, ex capo della segreteria tecnica di Matteo Salvini, è risultato allievo dirigente vincitore del percorso selettivo della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il deputato della Lega Alberto Bagnai è andato all’Antitrust, e per l’Anav gira il nome di Simonetta Matone, magistrata e deputata della Lega.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
“LO STATO DEVE VEDERE CHE SE SI FERMA IL TRASPORTO SI FERMA IL MONDO” … PRESIDI IN PUGLIA DOVE GLI OLIVICOLTORI SONO IN RIVOLTA, IN MOLISE, CAMPANIA, BASILICATA, CALABRIA E SICILIA GLI AUTOTRASPORTATORI STIMANO PERDITE TRA 700-900 EURO AL GIORNO PER OGNI MEZZO… PER QUESTO DAL 16 AL 20 OTTOBRE GLI AUTOTRASPORTATORI SICILIANI E QUELLI CALABRESI SI FERMERANNO – LE RICHIESTE AL GOVERNO: “LE SINGOLE MISURE NON BASTANO, SERVE UN INTERVENTO STRUTTURALE PER CAMBIARE LA SITUAZIONE”
Nella notte tra martedì e mercoledì, nel Foggiano, i tir sono rimasti dov’erano da domenica 11 ottobre: ai caselli di Poggio Imperiale e di Cerignola, sulla Statale 17 all’altezza di Lucera, nelle aree di servizio lungo la 16. Accanto a loro agricoltori con i loro trattori, olivicoltori, ambulanti e armatori, uniti contro il prezzo del gasolio, che dal 6 ottobre ha perso anche l’ultimo sconto fiscale e alla pompa viaggia intorno ai 2,25 euro al litro. La Capitanata è oggi il cuore di una mobilitazione nata a fine settembre tra Calabria e Sicilia, arrivata in Puglia, Basilicata e con i primi episodi in Campania, e che ha già toccato l’A14 e l’A2.
Il momento più duro è stato lunedì, quando la Prefettura di Campobasso ha chiuso in via cautelativa l’A14 tra Termoli e Poggio Imperiale, con mezzi pesanti in sosta e materiali sulla carreggiata. Il tratto è stato riaperto all’ora di pranzo, ma il casello di Poggio Imperiale è ancora presidiato.
A Brindisi un autoarticolato messo di traverso sulla tangenziale, all’altezza dello svincolo per Bozzano, ha fermato a intermittenza la circolazione anche dopo l’incontro tra una delegazione di camionisti e il prefetto Guido Aprea. «Lo Stato deve vedere che se si ferma il trasporto si ferma il mondo», ha evidenziato la portavoce Cinzia Turco, titolare di un’impresa di trasporti.
In Calabria i trattori occupano da giorni lo svincolo di Falerna, nel Lametino, e l’accesso all’A2 dalla Statale 18. A Castrovillari una cinquantina di trattori e una ventina di camion sono fermi sullo snodo di contrada Bianchino. A inizio ottobre, a Pizzo, un uomo seduto sull’asfalto dello svincolo autostradale, in lacrime davanti alle forze dell’ordine, era diventato l’immagine di tutta la protesta.
La stessa quantità di gasolio che prima costava circa millecinquecento euro oggi ne costa duemilacinquecento: mille euro in più ogni quattro giorni di lavoro, spiegano i camionisti brindisini, mentre in Sicilia gli autotrasportatori stimano perdite tra settecento e novecento euro al giorno per ogni mezzo. Le richieste vanno da un tetto al prezzo del gasolio riservato alla categoria a pedaggi più bassi, passando per i costi minimi di sicurezza per arrivare allo sblocco immediato dei crediti d’imposta. Gli agricoltori aggiungono concimi, energia e la concorrenza di prodotti importati da Paesi dove lavoro e controlli costano meno. Ridurre tutto al caro benzina, ha scritto il comitato nato tra Cassano, Castrovillari, Cerchiara e Firmo, significa «non aver capito nulla».
Le risposte del governo sono ritenute insufficienti, perché il taglio delle accise è scaduto e il decreto annunciato sulle accise mobili in Gazzetta Ufficiale non si è mai visto. Le associazioni di categoria avevano chiesto un incontro urgente già il primo ottobre e Salvatore Bella, alla guida degli autotrasportatori siciliani, racconta di aver chiesto un incontro a Salvini e al viceministro Rixi senza ricevere risposta. Nel frattempo Eni ha applicato uno sconto del venti per cento anche al gasolio agricolo e per la pesca venduto all’ingrosso, fuori dalla rete dei distributori, lasciando però fuori i camionisti.
Martedì undici sigle nazionali dell’autotrasporto hanno scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi denunciando che, tra Foggia e Brindisi, alcuni autisti che non aderivano alla protesta sarebbero stati costretti a entrare nelle aree di servizio e lì trattenuti da mezzi messi di traverso. Chiedono più forze dell’ordine sulle strade e una risposta entro ventiquattro ore, ma, nella stessa lettera, sono concordi nel definire esorbitante il costo del gasolio.
E nel frattempo le proteste aumentano: oggi la CIA ha portato gli agricoltori davanti a Montecitorio, mentre dal 16 al 20 ottobre si fermeranno gli autotrasportatori siciliani, con i camion nei piazzali e i semirimorchi immobili nei porti, oltre a quelli calabresi, con blocchi parziali lungo la Statale 18. Dal 21 il Movimento Popolare Nazionale annuncia un’azione congiunta con il trasporto, il 22 tocca ai pescatori, il 27 si torna in piazza a Roma.
Sullo sfondo c’è lo Stretto di Hormuz, dove il traffico petrolifero arranca da quando, a fine febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e mentre il governo ragiona su accise, crediti d’imposta e possibili tavoli tecnici, nei piazzali di Brindisi e Foggia il ragionamento è molto semplice: le singole misure non bastano, serve un intervento strutturale per cambiare la situazione.
(da Indipendente)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
IN UN’INTERVISTA AL FINANCIAL TIMES, IL PRESIDENTE UCRAINO ESPRIME LA PROPRIA RABBIA PER LA “PERICOLOSA” INTERRUZIONE DELLA CONDIVISIONE DI INFORMAZIONI DI INTELLIGENCE DA PARTE DEGLI STATI UNITI E PER L’INDEBOLIMENTO DEL SERVIZIO INTERNET SATELLITARE STARLINK DI SPACEX: “AVEVAMO SOSPESO GLI ATTACCHI ALLE RAFFINERIE RUSSE PER TRE GIORNI, PER RISPETTARE LE RICHIESTE DI WASHINGTON, MA MOSCA HA CONTINUATO A BOMBARDARCI IN QUESTO PERIODO”
L’Ucraina “riprenderà gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe”. Lo ha detto il presidente
Volodymyr Zelensky in un’intervista al Financial Times, esprimendo la propria rabbia per la “pericolosa” interruzione della condivisione di informazioni di intelligence da parte degli Stati Uniti, nonché per il contemporaneo indebolimento del servizio internet satellitare Starlink di SpaceX. “Lo stop (agli attacchi alle raffinerie) è finito. Abbiamo chiuso”, ha detto Zelensky al Financial Times.
Zelensky ha dichiarato al Financial Times che Kiev aveva sospeso gli attacchi alle raffinerie russe per tre giorni per ottemperare alle richieste di Washington, ma che Mosca aveva continuato a bombardare l’Ucraina in quel periodo.
Ha quindi affermato che i militari non hanno ricevuto alcun preavviso in caso di attacchi missilistici russi, mentre le comunicazioni satellitari di Starlink erano state rallentate in tutto il Paese, con ripercussioni sulle operazioni in prima linea. Il leader ucraino ha poi respinto l’ipotesi che i guasti di Starlink fossero dovuti a un problema tecnico.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha negato che Washington ha smesso di condividere informazioni di intelligence con l’Ucraina mentre l’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, afferma che i sistemi Starshield – la rete satellitare di livello militare basata su Starlink – sono di proprietà e sotto il controllo del governo Usa e che qualsiasi limite di velocità è in ultima analisi deciso da Washington.
“Quando il Presidente Trump ha parlato della tregua energetica, non ne ero a conoscenza in anticipo, ma l’abbiamo sostenuta, ovviamente. Dopotutto, abbiamo bisogno che la nostra gente sopravviva, che superi l’inverno e che la guerra finisca. È esattamente ciò a cui puntiamo. Lui ha parlato di un cessate il fuoco energetico e, per tre giorni, non abbiamo colpito alcuna infrastruttura energetica”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista con il giornalista britannico Piers Morgan rilanciata da Interfax Ukraine, sottolineando che i russi hanno invece continuato ad attaccare le infrastrutture energetiche e del gas dell’Ucraina.
“La Russia ha lanciato 124 droni solo durante la notte, e altri 145 durante il giorno. E proprio ora ci sono ancora più di 40 ‘shahed’ nei nostri cieli. Attaccano infrastrutture energetiche, logistica e ferrovie. Siamo riusciti ad abbattere un numero significativo di droni, ma alcuni sono passati. Si tratta di uno degli attacchi più grandi.
È chiaro che i russi stanno cercando di sfruttare i problemi con Starlink in Ucraina, poiché i nostri droni intercettori dipendono da questa connessione tra le altre cose”. Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky riferendo tra l’altro del suo incontro con Andy Burnham a Londra.
“Per questo è particolarmente importante rafforzare proprio ora le nostre difese aeree e fornire all’Ucraina tutto ciò di cui ha bisogno per proteggere le vite. Oggi è stata presa la decisione di accelerare le consegne di sistemi di difesa aerea di produzione britannica all’Ucraina per contrastare gli ‘shahed’ a reazione. E sono molto grato per questo aiuto tempestivo e tanto necessario. Ringrazio Andy (Burnham, ndr), il popolo del Regno Unito, il governo e Sua Maestà per la loro solidarietà e il loro sostegno al nostro Paese durante questa brutale guerra russa”, conclude Zelensky
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
ALMENO 60 SOLDATI AMERICANI HANNO CHIESTO ASSISTENZA LEGALE PER NON PARTECIPARE AL PLOTONE DI ESECUZIONE… TIMOTHY BROGLIO, RESPONSABILE DELLA DIOCESI MILITARE, HA SOLLECITATO I SOLDATI A RIFIUTARSI: TRUMP STAREBBE PENSANDO DI FARE MARCIA INDIETRO, PER RAGIONI ELETTORALI
Un gruppo di 72 generali, ammiragli e altri alti ufficiali militari Usa in pensione sta facendo pressione sul governo affinché annulli i piani per la diretta streaming della fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood, Nidal Hasan. “Chiediamo al presidente, ai nostri rappresentanti al Congresso e ai nostri concittadini di agire per impedire questo barbaro abuso di potere”, hanno scritto in una lettera in cui sostengono inoltre che la diretta streaming trasformerebbe l’assassino in un “martire”, riferisce la Cbs News.
La scorsa settimana, il Pentagono ha annunciato che avrebbe trasmesso pubblicamente l’esecuzione, prevista per il 3 dicembre, di Hasan, uno psichiatra dell’esercito che ha ucciso a colpi d’arma da fuoco 13 soldati americani disarmati nella base militare di Fort Hood. Nella lettera aperta pubblicata ieri, gli ex alti ufficiali militari – tra cui 45 generali, 12 ammiragli e diversi ex avvocati militari – hanno affermato di non opporsi all’esecuzione della pena di morte. Tuttavia, hanno sostenuto che la trasmissione in streaming violerebbe le tutele della Costituzione degli Stati Uniti contro le pene crudeli e inusuali e trasformerebbe quella che dovrebbe essere una “punizione solenne e grave” in “un carnevale per il divertimento di voyeur e spettatori”.
Sono almeno sessanta i soldati americani che hanno chiesto assistenza legale per non partecipare al plotone di esecuzione che il 3 dicembre dovrà giustiziare Nidal Malik Hasan, ma potrebbero salire fino a 180. Lo ha rivelato il presidente della Military Religious Freedom Foundation Mikey Weinstein, creando un imbarazzo che forse sta spingendo Trump a riconsiderare l’autorizzazione a trasmettere la morte in diretta streaming.
Lunedì l’arcivescovo Timothy Broglio, ex presidente della Conferenza episcopale cattolica americana e responsabile della Diocesi militare, aveva condannato senza mezzi termini la decisione del capo del Pentagono Hegseth di trasformare l’esecuzione in uno spettacolo: «Il crimine commesso da Hasan è stato orribile, ma a cosa serve esporre il pubblico alla sua uccisione?» (…) Quindi l’arcivescovo che guida tutti i cappellani militari degli Usa ha sollecitato i soldati a rifiutarsi di far parte del plotone d’esecuzione, perché ciò violerebbe i principi della loro fede religiosa, e quindi la libertà di esercitarla.
Evidentemente queste parole di Broglio hanno avuto un effetto, perché secondo Weinstein 60 militari hanno già chiesto assistenza legale per obiettare all’uccisione in diretta su base morale e quindi non partecipare. Il presidente della Military Religious Freedom Foundation però ritiene che sia solo l’inizio, e alla fine i militari della base di Fort Hood (dove nel 2009 Hasan uccise 13 commilitoni) che si rifiuteranno di essere inclusi nel plotone d’esecuzione potrebbero salire fino a 180. Se così fosse, anche se Hegseth alla fine riuscisse a trovare abbastanza uomini disposti ad obbedire al suo ordine, lo smacco sarebbe innegabile (…).
Per tutti questi motivi, ma anche per ragioni elettorali, secondo il sito Axios il capo della Casa Bianca starebbe riconsiderando la decisione di autorizzare la trasmissione in diretta dell’esecuzione. Il presidente era e resta convinto che giustiziare Hasan gli farà guadagnare consensi, nella sua base Maga, ma anche fra tutti gli americani favorevoli alla pena di morte. Potrebbe però aver sbagliato i calcoli riguardo la morte via streaming, che va oltre le aspettative o la sopportazione di alcuni militari, ma soprattutto di molti cittadini, in particolare i fedeli cristiani di cui vuole il voto.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
INVECE DI MANDARE UN MESSAGGIO, HA AGGIORNATO LO STATO WHATSAPP E TUTTI HANNO VISTO
“Sii orgoglioso. Ho sdoganato il cazzo alla Camera”: ieri sera chi ha dato un’occhiata
allo stato whatsapp del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, di Fdi, ha pensato di avere le traveggole. A chi si stava rivolgendo, il buon Foti? Come mai rivendicava di aver sdoganato il cazzo a Montecitorio?
La battuta si riferisce a quanto accaduto ieri: alla fine della replica della premier Giorgia Meloni in Aula sulle comunicazioni in vista del Consiglio Ue, Foti si è alzato e ha preso la parola per dare i pareri del governo sulle risoluzioni presentate dai gruppi. Ha pasticciato però con le carte che aveva tra le mani, qualche foglio è caduto, è andato un po’ in tilt tra numeri e nomi ed è stato corretto dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
A quel punto, ha perso la pazienza e ha sbottato, sventolando le carte: “Ragazzi io ho quello che mi avete dato”, ha esclamato rivolgendosi a Fontana, “se poi date delle cose sbagliate… ma questi sono atti della Camera… che cazzo!”. Risate tra i banchi dell’Aula. Evidentemente, tornato a casa, Foti voleva mandare un messaggino scherzoso a un amico, ma da buon “boomer” ha pasticciato col cellulare e così il suo stato whatsapp è stato visibile per tutti…
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
“LA GROENLANDIA APPARTENEVA ALLA DANIMARCA MA ORA SI È AGGIUNTA AL NOSTRO BEL PIATTO. IL NOSTRO PIATTO SI INGRANDISCE CONTINUAMENTE, PENSATE ANCHE AL VENEZUELA” … “LA GOVERNATRICE DELL’ARIZONA KATIE HOBBES È STUPIDA, PROPRIO STUPIDA. IO POSSO DIRLO PERCHÉ FREQUENTO PERSONE MOLTO INTELLIGENTI COME ELON MUSK”
“Chi fa trapelare informazioni riservate deve essere fucilato”. Lo ha detto Donald Trump ad un comizio in Arizona. Il presidente si è poi rivolto ai media presenti e ha detto: “Loro sono come quelli che fanno trapelare le notizie”.
“Ho guadagnato 72 miliardi di dollari su TikTok! Sapete chi è il numero uno su TikTok? Trump. Sono io il numero uno”. Lo ha detto Donald Trump durante un comizio in Arizona. “Taylor Swift è diciannovesima. Hanno appena pubblicato le classifiche”, ha aggiunto il presidente americano attaccando la popstar come aveva già fatto durante la campagna presidenziale del 2024.
Donald Trump rivendica che la Groenlandia appartiene agli Stati Uniti. Durante un comizio in Arizona il presidente ha detto che l’isola “apparteneva alla Danimarca ma ora si è aggiunta al nostro bel piatto. Il nostro piatto si ingrandisce continuamente, pensate anche al Venezuela”.
“Katie Hobbes è stupida, proprio stupida. Io posso dirlo perché frequento persone molto intelligenti come Elon Musk”. Lo ha detto Donald Trump ad un comizio in Arizona attaccando l’attuale governatrice democratica dello Stato. Il presidente ha poi ribadito di “fare finta che sulla scheda ci sia il suo nome” alle prossime elezioni di midterm. “Quando ci sono io i repubblicani prendono il 40% in più”, ha detto.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
LO RIPORTA IL “WALL STREET JOURNAL”: ZACHARIA HA SOSTENUTO L’ESAME NEL 2011 DOPO ESSERSI LAUREATA MA NON LO HA SUPERATO
Ogni giorno Trump ne spara una e i lettori pensano che sia l’ultima quella più
demenziale. Ma il giorno dopo il presidente Usa riesce superarsi, smentendo gli analisti del giorno prima.
Ultimamente la sua corte dei miracoli è in continuo rinnovamento, chi esce e chi entra, tra presunti amanti, soggetti con precedenti penali e psicopatici.
Nel migliore dei casi degli sprovveduti contaballe.
La portavoce della Casa Bianza Katie Zacharia non ha superato l’esame per esercitare la professione forense, nonostante Donald Trump l’abbia presentata come avvocato. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Zacharia ha sostenuto l’esame nel 2011 dopo essersi laureata ma non lo ha superato.
Ennesima figura di merda , ma tranquilli: domani verrà superata…
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
SBATTUTA IN CARCERE PER UNA FRASE POSTATA IN RETE
Condannata a morte a 23 anni per «insulti al profeta»: Najmeh Amini si aggiunge alla lunga lista (lunga millenni) dei crimini del potere religioso, che nell’Iran teocratico oggi ammazza, incarcera e tortura con uno zelo che appare sempre più sadico, e per giunta sempre più stupido, mano a mano che i secoli passano. Per quanto accidentato, il cammino della storia qualche passo verso il rispetto della libertà di fede, e soprattutto di libertà dalla fede, lo ha mosso. Non in Iran.
Il Dio obbligatorio è una proiezione feroce della miseria spirituale di chi se ne serve. Vietato per legge non credere in Dio, vietato per legge non onorare il Dio al potere. Non bisogna essere Giordano Bruno o Bertrand Russell, basta un minimo di sentimento della libertà, e per chi ne è sprovvisto basta un minimo di rispetto umano, per considerare odioso un culto religioso obbligatorio per legge.
Sono notizie che, a leggerle, fanno fremere. Eppure non credo che il nome di Najmeh Amini diventerà popolare tra i suoi coetanei occidentali, così sensibili a tante cause di libertà e giustizia. Allo stesso modo, è già dimenticato il nome di Mahsa Amini, l’attivista iraniana ammazzata di botte dai poliziotti di Dio perché non indossava il velo. La ragione di questa omissione mi sfugge.
Non riesco a credere davvero che i calcoletti geopolitici che sono prassi tra gli adulti (l’Iran è nemico di Usa e Israele) possano avere un peso tra chi ha vent’anni e sogna la libertà, proprio come Najmeh sbattuta in carcere per una frase postata in rete. Se qualcuno organizza qualcosa per Najmeh me lo faccia sapere. Per l’occasione avrò vent’anni anche io.
(da Repubblica)
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