Destra di Popolo.net

RIFORMA ELETTORALE: ZAGREBELSKY SMASCHERA IL BLUFF MELONI

Maggio 17th, 2026 Riccardo Fucile

NON LASCIATEVI INGANNARE DALLA PROPAGANDA DI REGIME CHE PARLA DI “STABILITA’

Ieri sera a In Altre Parole (La7), il Professor Gustavo Zagrebelsky ha letteralmente squarciato il velo di ipocrisia di questo esecutivo, mentre l’appello “Torniamo alla Costituzione” ha incassato la firma storica di ben 140 costituzionalisti contro una forzatura inaccettabile.
Ecco i punti che smontano l’accrocco della maggioranza e interpellano la nostra coscienza civile:
Zagrebelsky ha impartito una lezione magistrale: “Governabile” è un aggettivo passivo, come bevibile o audibile., Significa che il corpo sociale, i cittadini e la realtà reale devono semplicemente “essere governati”, subendo il potere dall’alto.
Questa non è democrazia! Nella parola governabilità si nasconde il veleno dell’autocrazia dei partiti che vogliono trasformare il popolo in un pubblico passivo, riducendo il Parlamento a un’aula di soldatini automatici.
Il Professore ha lanciato un monito durissimo: il vero pericolo è l’assuefazione dei cittadini, il rischio di rassegnarsi a vedere calpestate le regole fondamentali dello Stato di Diritto.
Difendere la Carta non è una questione tecnica da giuristi, ma un dovere di passione civile e di dignità democratica che spetta a ciascuno di noi per non ridursi a sudditi.
Basta con il timore reverenziale per lo show permanente e l’esibizionismo mediatico di questa Premier.
Dietro i monologhi televisivi blindati, i teatrini in Aula e i fuorionda di scherno verso chi dissente, si nasconde il vuoto politico assoluto di un esecutivo incapace, arrogante e totalmente scollegato dalla realtà.
Una narrazione tossica da comizio perenne che serve solo a nascondere un disastro economico senza precedenti.
Mentre Giorgia Meloni e i suoi ministri si vantano di una crescita elettorale fittizia basata unicamente sul massacro fiscale e sull’aumento delle tasse, il Paese reale sta affondando.
Ieri e oggi la realtà ci parla di salari reali crollati ai minimi storici, un caro vita diventato insostenibile e il potere d’acquisto delle famiglie letteralmente azzerato dal totale immobilismo governativo.
Siamo davanti al tradimento totale delle promesse elettorali: dalle storiche e ridicole sceneggiate sulle accise dei carburanti — con la benzina lasciata deliberatamente fissa sopra i due euro alla pompa — fino alla gestione fallimentare dei fondi del PNRR, costantemente in ritardo.
Per non parlare del crollo verticale dell’Italia nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa, ridotta a megafono dei palazzi di potere.
Un fallimento totale su tutta la linea, che questo governo tenta disperatamente di scaricare usando i vecchi provvedimenti come ridicoli capri espiatori per coprire la propria totale incompetenza.
I 3 PUNTI DELLA FORZATURA COSTITUZIONALE CHE SMASCHERANO IL TRUCCO:
IL SACCO DEI SEGGI E IL SILENZIO DELLE MINORANZE: Un premio di maggioranza “drogato” (70 seggi bloccati alla Camera, 35 al Senato) che regala artificialmente il 60% dei seggi a chi è minoranza nel Paese.
È la demolizione del bicameralismo per azzerare le “maggioranze di garanzia” e prendersi, da soli, tutte le istituzioni, dal Quirinale alla Corte Costituzionale.
IL BUNKER DEI NOMINATI E IL TERRORE DELLE PIAZZE: Un sistema basato unicamente su liste bloccate e pluricandidature fino a 5 collegi
Hanno il terrore di guardarvi in faccia nei territori e di subire il voto di preferenza: preferiscono un Parlamento di nominati scelti a tavolino nelle stanze di partito, esautorando i cittadini e tenendo in ostaggio persino il diritto di voto dei fuori sede.
IL PREMIERATO DALLA PORTA DI DIETRO: Con l’indicazione preventiva del candidato Premier si impone un plebiscito per un “capo” assoluto, svuotando di fatto l’Articolo 92 della Costituzione e le prerogative del Presidente della Repubblica.
È il tentativo di aggirare il recente referendum, riducendo le Camere a un ufficio passivo.
IL MERCATO DELLA CONVENIENZA CONTRO LA GIUSTIZIA
La Meloni offre l’esca: “Accettatela, perché quando vincerete voi farà comodo anche a voi”.
Il Professore ha risposto da statista: la convenienza deve essere degli elettori, non dei leader. Cambiare le regole del gioco a ridosso della partita, pensando solo a chi conviene la mappa dei seggi, è un’offesa logica prima ancora che giuridica.
Ma d’altronde, l’esecutivo si muove compatto seguendo lo stesso indecente copione: la Premier fa esattamente lo stesso identico gioco del Guardasigilli Carlo Nordio, che con una faccia tosta senza precedenti ha liquidato il referendum sulla giustizia dichiarando testualmente che la riforma “servirà soprattutto a chi oggi è all’opposizione per quando andrà al governo”.
Un modo di ragionare a dir poco vergognoso.
Le istituzioni non sono un pacco regalo da scambiarsi tra futuri inquilini di Palazzo Chigi, né una dote politica per spartirsi tutele future a scapito dei cittadini!
La terza via esiste ed è l’unica democratica: un sistema proporzionale con soglia di sbarramento (3% o 5%), dove la politica si assume la responsabilità di fare coalizioni e progetti seri davanti al Paese, senza scaricarla su meccanismi truccati o mercati della convenienza.
(da agenzie)

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ARRIVANO I COMUNISTI

Maggio 17th, 2026 Riccardo Fucile

PEGGIORE DELL’OTTUSITA’ REAZIONARIA C’E’ SOLO UNA COSA: L’OTTUSITA’ REAZIONARIA DI UN AMERICANO

Secondo il repubblicano Mike Johnson, speaker del Congresso degli Stati Uniti, l’America sta correndo un rischio mortale: il comunismo. Johnson è letteralmente atterrito dalle politiche sociali più energiche, alla Mamdani, che molti giovani esponenti dem dicono di volere adottare.
Ha affidato a quell’illuminato medium che è Fox News le seguenti parole: «Professano apertamente un’ideologia socialista marxista. È qualcosa che non abbiamo mai visto prima nella storia americana. Si tratta di allontanarsi da una repubblica costituzionale verso un’ideologia utopica comunista, ed è una cosa pericolosa per il futuro del Paese».
La storia è spesso tragica, ma per fortuna anche ridicola: e si devono ringraziare le persone come Mike Johnson per la capacità di mettere in scena il ridicolo in tutta la sua potenza.
La «repubblica costituzionale», secondo questo signore, non è messa a repentaglio dall’assalto dei trumpiani al Campidoglio, o dagli infiniti colpi inferti da Trump alle regole di convivenza e all’equilibrio tra i poteri, o dal diretto insediamento alla Casa Bianca, con tanto di foto ricordo, di un ristretto manipolo di oligarchi che la Repubblica e la Costituzione, all’occorrenza, se le comperano ordinandole su Amazon.
No, il vero pericolo per l’integrità della Nazione e delle sue istituzioni sono le provvigioni per gli invalidi, l’assistenza sanitaria per i poveri, le nuove misure di welfare e la tassazione dei grandi patrimoni, chieste da quella parte dei dem finalmente uscita dal letargo; e rese urgenti, per altro, proprio dalla scandalosa sperequazione tra ricchi e poveri che l’amministrazione in carica incarna come meglio non si potrebbe.
Peggiore dell’ottusità reazionaria c’è una cosa soltanto: l’ottusità reazionaria di un americano.
(da Repubblica)

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COME SUL TITANIC: LE SPIAGGE SCOMPAIONO, MA SI CONTINUA A DIFENDERE STABILIMENTI E BALNEARI

Maggio 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL PROCESSO DI EROSIONE DELL SPIAGGE E L’INNALZAMNTO DEL LIVELLO DEL MARE SONO CONSEGUENZA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Quella che si sta aprendo sui litorali italiani non è una estate come tutte le altre. L’immagine dei primi ombrelloni che si aprono è quella della prima estate dopo un cambiamento epocale, per tante ragioni inimmaginabile solo pochi anni fa. È infatti terminata quella che di fatto in tante parti d’Italia è stata un appropriazione privata di suoli demaniali, quindi in teoria di tutti e inalienabili.
Negli ultimi mesi uno stillicidio di sentenze ha confermato lo stop a qualsiasi proroga delle concessioni che, in ogni caso, potranno essere assegnate solo
attraverso gare. L’esito non era affatto scontato perché il governo Meloni le ha tentate tutte per fermare l’applicazione della Direttiva Bolkestein, aggirando sentenze europee e italiane. Ultimo, pochi giorni fa, il tentativo fallito di inserire nel Decreto infrastrutture la proroga delle concessioni almeno nelle regioni del Sud colpite dall’uragano Harry.
Ci sono dei sindacati dei balneari che non mollano, c’è un ministro come Salvini che non perde occasione per attaccare l’Europa e promettere interventi finalmente risolutivi, ma la realtà è che la strada è segnata e tanti gestori si stanno adeguando a questo nuovo scenario.
I casi locali
Le buone notizie arrivano dai territori, con le cronache di una netta discontinuità con il passato. Il caso forse più clamoroso è a Palermo, dove finalmente è stata messa in discussione la concessione che durava da 116 anni ad una società belga sulla meravigliosa spiaggia di Mondello. La vicenda giudiziaria è ancora aperta ma è davvero difficile che questa eccezione normativa possa sopravvivere.
A Spotorno, in quella Liguria dove è praticamente impossibile stare in spiaggia senza pagare, il comune ha stabilito che almeno il 40 per cento del litorale deve essere a fruizione libera. Le solite associazioni di categoria hanno gridato allo scandalo e denunciato la chiusura di storici stabilimenti balneari con conseguenze devastanti per l’occupazione. A Bacoli, in Campania, il sindaco ha vinto al Tar contro il ricorso di 20 concessionari di stabilimenti che chiedevano la proroga e ora potrà approvare un piano di tutela e fruizione della costa che ristabilisce «un principio sacrosanto», per citare le sue parole, «le spiagge ed il mare non sono di proprietà privata da tramandare di padre in figlio, di nonno in nipote».
A Ostia, nel frattempo, si stanno demolendo cabine, ristoranti, muri costruiti abusivamente in stabilimenti gestiti anche dalla criminalità organizzata e il comune di Roma sta procedendo con le gare e ha appena approvato un piano per l’arenile che prevede il 60 per cento di spiagge libere.
I problemi da risolvere sono purtroppo ancora rilevanti. Innanzitutto perché si procede come conseguenza di sentenze di tribunali, quindi in ordine sparso e in assenza di riferimenti normativi. Servirebbero riferimenti per i bandi, in modo da
garantire che siano premiate la qualità delle proposte, l’attenzione alla tutela della spiaggia e della natura, le iniziative imprenditoriali locali e giovanili. Il rischio più rilevante è che non si riesca a ripristinare il diritto a poter godere liberamente e gratuitamente del litorale.
Senza un intervento normativo in Versilia, Romagna, Liguria i comuni magari faranno anche le gare ma lasceranno per le spiagge libere, come oggi, i tratti di mare non balneabili dove sversano i depuratori. Il problema è politico, perché al governo sono sdraiati sulla posizione dei balneari e l’opposizione è silente.
Battaglie e distrazioni
Eppure, quella per la difesa delle spiagge libere è una battaglia popolare tra gli italiani, perché in tanti condividono le critiche all’occupazione senza limiti dei litorali, ai guadagni milionari mentre i prezzi degli ombrelloni continuano a crescere, alla prepotenza di tanti gestori. Per fortuna c’è una società civile organizzata, con tanti volontari e associazioni e un ruolo sempre più incisivo del Coordinamento nazionale Mare Libero a difesa dei diritti dei cittadini con esposti e ricorsi.
Il paradosso è che, mentre tutta l’attenzione è sugli ombrelloni, ben altri problemi meriterebbero attenzione sui litorali italiani. Perché i processi di erosione delle spiagge sono rilevanti e gli scenari disegnati dagli scienziati destano enormi preoccupazioni in un contesto di innalzamento del livello del mare come conseguenza dei cambiamenti climatici.
Sembra la scena raccontata dai superstiti del Titanic, con l’orchestra diretta da Wallace Hartley che continuava a suonare nel tentativo disperato di distrarre i passeggeri e mantenere la calma. Noi rischiamo di veder scomparire larga parte delle spiagge italiane ma ci occupiamo di difendere stabilimenti a cui ogni anno il mare sottrae sempre più spazio e su cui si schiantano mareggiate e trombe d’aria di una potenza mai vista prima.
(da editorialedomani.it)

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GIULI ACCERCHIATO DAI FRATELLI

Maggio 17th, 2026 Riccardo Fucile

LA MANCATA VIGILANZA SUL CASO REGENI, MA I TEMPO DELLA RIMOZIONE NON TORNANO

Così parlava Emanuele Merlino: «Io e Alessandro ci confrontiamo tutti i giorni, condividiamo i dossier e poi decide lui, naturalmente». Domenica 27 ottobre 2024, al ministero della Cultura Alessandro Giuli ha sostituito Gennaro Sangiuliano da 40 giorni. E Merlino smentisce con Repubblica i maligni che lo indicano burattinaio di trame ministeriali. In 40 giorni sono già saltati due capi di gabinetto. Prima Francesco Gilioli, ereditato dal predecessore. Poi Francesco Spano, silurato dai Pro Vita & famiglia: la colpa, un finanziamento a un’associazione Lgbtq+ dal medesimo Spano quando dirigeva l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Atto per cui Giorgia Meloni in persona, allora all’opposizione, ne chiese la testa.
Merlino invece rimane al suo posto. Figlio del più noto Merlino Mario, ex missino, ex Avanguardia nazionale, ex Centro studi Ordine nuovo, ex circolo anarchico 22 ottobre, condannato e poi assolto al processo per la strage di piazza Fontana, è l’ariete per l’offensiva culturale della destra. Capo della segreteria tecnica di Sangiuliano, confermato da Giuli, elabora la strategia per demolire l’influenza della sinistra sulla cultura italiana. Investitura bollinata da palazzo Chigi, sotto l’ala protettiva del sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari. Che l’avrebbe pure ben visto viceministro per rimpiazzare con upgrade il sottosegretario Giammarco Mazzi trasferito al Turismo.
Dopo la clamorosa revoca di Merlino junior decisa a freddo da Giuli domenica scorsa, molto c’è da capire. Fra i dossier condivisi con «Alessandro» c’era anche quello del docufilm sulla fine brutale di Giulio Regeni, il ricercatore assassinato dieci anni fa al Cairo dai servizi egiziani, a cui il ministero ha rifiutato il contributo facendo indignare il ministro? Davvero Merlino, stando alle ricostruzioni, paga soltanto la «mancata vigilanza» su questo episodio, come si dice? Ma poi, spettava a lui «la vigilanza» su una commissione in teoria indipendente, nominata dallo stesso Giuli due settimane dopo l’insediamento al ministero?
Guardiamo ai fatti. Il ministro critica duramente la bocciatura del docufilm su Regeni l’8 aprile, precisando però di non poter «violare il principio della terzietà». Perché allora attende più di un mese per liberarsi di Merlino, il protetto di Fazzolari, se costui ha qualche grave responsabilità su quell’episodio? E quando lo fa, perché si tira in ballo la «mancata vigilanza»? Vuol dire che c’è stata una violazione del principio di terzietà? Qualcuno ha condizionato la scelta della commissione? E che c’entra Merlino? Il nervosismo che pervade il governo Meloni dopo la batosta al referendum è palpabile. Gli stracci volati in consiglio dei ministri il 30 aprile fra Matteo Salvini, per cui le soprintendenze andrebbero «rase al suolo» e un Giuli mai così battagliero e reattivo, ne sono la prova. Ma dimostrano anche quanto il clima sia propizio per sistemare pendenze. Ben sapendo che il governo è una cristalleria: facile da mandare in mille pezzi anche se nessuno ora può permetterselo. Ed è una formidabile assicurazione sulla vita per chi ha conti da regolare.
Giuli non è un marziano planato sul pianeta Meloni. Per dirne una, sua sorella Antonella ha lavorato per la comunicazione di Fratelli d’Italia e in seguito è stata assunta alla Camera. Con l’Ansa ha rivendicato «un rapporto limpido di amicizia personale» con Arianna Meloni, sorella della premier e factotum del partito. Ma un conto è condividere la fede politica, e rispettare la linea del governo, come Giuli ha fatto nella vicenda del padiglione russo a Venezia, scontrandosi con il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Un conto diverso è subire il commissariamento del partito.
Succede pure che mentre infuria la polemica sul caso Regeni arrivi al posto di Mazzi, al ministero, Giampiero Cannella. Vicesindaco FdI a Palermo, il nuovo sottosegretario è autore di un romanzo («Task force 45») da cui è tratto un film: finanziato dal ministero, al contrario del docufilm su Regeni, con 600 mila euro. Difficile dire se è la goccia che fa traboccare il vaso. Di sicuro fin dal primo giorno al ministero Giuli è stato accerchiato dall’apparato di Fratelli d’Italia: guidato alla Camera dall’ingombrante presidente della commissione Cultura, Federico Mollicone.
Tutto comincia con il dimissionamento imposto di Spano. Giuli lo vuole a tutti i costi ma deve cedere al «barbarico clima di mostrificazione». Ed è il primo segnale di sovranità limitata. Al posto di Spano arriva dal Tesoro Valentina Gemignani, incidentalmente moglie di Basilio Catanoso, ex deputato di An ora meloniano. E poi le nomine, che incorniciano la disastrosa gestione ministeriale. Tutte targate Fratelli d’Italia, e più subite che volute. Dal consigliere «per la diplomazia culturale» Vincenzo Sofo, europarlamentare non rieletto con FdI, alla candidata senza fortuna alla Regione Abruzzo con il meloniano Marco Marsilio, Laura D’Alfonso, nel cda dei Musei archeologici di Chieti. Dal coordinatore del partito a Caserta, Paolo Santonastaso, nel cda della Reggia, alla consigliera comunale di Fratelli d’Italia a Terni, Elena Proietti Trotti, nel cda del Parco archeologico di Capri. Proprio lei, Elena Proietti Trotti, segretaria particolare del ministro dal 25 luglio 2025, anch’ella vicinissima ad Arianna Meloni. Per l’assenza ingiustificata da una missione negli Usa Giuli l’ha cacciata insieme a Merlino. Lo sgarbo risale al 22 marzo. Ma 49 giorni fatti passare per punirlo non sono anche questi un po’ troppi perché non sia un segnale di altro genere?
Sergio Rizzo
(da lespresso.it)

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L’UCRAINA HA LANCIATO UN MASSICCIO ATTACCO CON DRONI CONTRO MOSCA E ALTRE CITTÀ RUSSE, IN RISPOSTA AI BOMBARDAMENTI INTENSI DEGLI SCORSI GIORNI SU KIEV

Maggio 17th, 2026 Riccardo Fucile

DAI VIDEO CHE CIRCOLANO ONLINE SI VEDONO I DRONI BUCARE INDISTURBATI LE (SCARSE) DIFESE AEREE RUSSE, COLPENDO AEROPORTI E RAFFINERIE

Decine di droni ucraini nella notte sono stati lanciati su Mosca e sulla regione circostante, provocando almeno tre morti e alcune decine di feriti. Si tratta, ha dichiarato il governatore Andrey Vorobyov, di un attacco «su vasta scala», contro l’area intorno alla capitale russa. Oltre 70 droni sono stati abbattuti. Nei video diffusi sui social si vede l’impatto dei velivoli al suolo, abbattuti dalla difesa russa
Le vittime sono una donna colpita all’interno della propria abitazione e due uomini rimasti uccisi nel crollo della loro casa. Un’altra persona è intrappolata sotto le macerie. Si contano anche alcune decine di feriti, tra questi 12 operai in un cantiere della capitale e altri nell’hinterland.
(da agenzie)

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IL GOVERNO DELLA VERGOGNA NON CONDANNA GLI SPARI DEI CRIMINALI LIBICI CONTRO SEA WATCH MA INDAGA IL SUO CAPITANO

Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile

LA VICENDA ASSUME CONTORNI PARADOSSALI, ORMAI SIAMO AL SERVIZIO DEI TRAFFICANTI LIBICI

Dopo che una motovedetta libica ha aperto il fuoco contro la nave da soccorso Sea Watch-5, lunedì 11 maggio, fortunatamente senza conseguenze per l’incolumità delle persone a bordo, il governo italiano non si è espresso a tutela dell’equipaggio dell’Ong (tra cui ci sono anche italiani), per condannare il violento tentativo di abbordaggio e dirottamento. E intanto nel Mediterraneo si continua a morire: da poco si è appresa la notizia della morte di una neonata di poche settimane, originaria della Costa d’Avorio, subito dopo uno sbarco a Lampedusa.
§Le autorità italiane sono rimaste in silenzio, sebbene fosse stato proprio l’attuale esecutivo nel 2023 a donare la motovedetta utilizzata dalle milizie libiche nell’attacco, nell’ambito di accordi tra Roma e Tripoli per il contrasto dell’immigrazione. Parliamo di un’imbarcazione che in precedenza apparteneva alla Guardia di finanza italiana.
E ora il governo Meloni – lo stesso che si attiva per aggiustare a domicilio i motori delle navi libiche che sparano contro la flotta civile cercando di effettuare un respingimento illegale verso Tripoli – risponde avviando un’indagine penale contro il capitano della nave, come fa sapere la stessa organizzazione umanitaria, a cu
dopo l’episodio è stato assegnato il porto di Brindisi, che era distante quattro giorni di navigazione dal punto in cui la nave battente bandiera tedesca si trovava. “Nuovo attacco alla solidarietà in mare: dopo le raffiche di spari delle milizie libiche contro SEA Watch5, lo Stato italiano risponde avviando un’indagine penale contro il suo capitano”, si legge su X sul profilo social di Sea-Watch Italy.
L’indagine contro il capitano dell’Ong: cosa è successoAll’arrivo al porto pugliese, con 166 migranti a bordo, è scattata l’indagine con l’accusa di “favoreggiamento dell’ingresso illegale”. Verso mezzogiorno di ieri, racconta l’Ong, agenti della Guardia costiera italiana e della Polizia sono saliti a bordo della nave. Sono rimasti sul ponte di comando fino a sera tardi, oltre la mezzanotte, sequestrando documenti e attrezzature. Quindi hanno condotti sue membri dell’equipaggio alla stazione di polizia per un interrogatorio.
Oggi invece sarà il turno del capitano, che sarà sentito dalle forze dell’ordine. “Siamo davanti a un’escalation paradossale”, commenta l’Ong, “dopo che lunedì due motovedette e un’altra unità della cosiddetta Guardia costiera libica avevano attaccato e sparato una raffica di colpi contro la nave e minacciato di dirottarla verso Tripoli”.
“Motovedette donate alla Libia dall’Italia nel quadro dell’Intesa tra i due Paesi”. L’indagine contro l’operato di Sea-Watch “è un altro feroce attacco alla solidarietà in mare e un’aggressione allo stato di diritto. Invece di fare luce sulle responsabilità dell’attacco contro i civili sulla nostra nave, accusa chi ha soccorso vite in mare”, dichiara la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi.§La vicenda della Sea Watch-5: gli spari e l’inseguimento dei libici
L’11 maggio la Sea-Watch 5, poco dopo aver soccorso 90 persone in pericolo in acque internazionali, è stata raggiunta da un’imbarcazione armata della cosiddetta Guardia costiera libica, che ha aperto il fuoco contro la nave, sparando una quindicina di colpi, minacciando l’abbordaggio e il dirottamento. Una seconda motovedetta ha in seguito intimato alla Sea-Watch di consegnarle le persone soccorse per rapirle e riportarle in Libia.§”Il nostro capitano – afferma Linardi – ha agito anteponendo la protezione delle persone a bordo sotto la sua responsabilità, rifiutandosi di compiere una grave violazione del diritto internazionale se si fosse reso complice di un respingimento”. Nell’episodio di lunedì, l’unità coinvolta era scortata dalla Murzuq 662, “una motovedetta donata dall’Italia alla cosiddetta guardia costiera libica nel giugno 2023, nell’ambito del quadro di cooperazione UE-Libia Sibmmil”.§Poche ore dopo la Sea-Watch 5 è stata inseguita anche dalla Ras Jadir 648, “un’altra nave che l’Italia aveva già ceduto ad attori libici nel maggio 2017, coinvolta in diversi casi documentati di violenza in mare. Spari libici e criminalizzazione italiana sono due facce della stessa medaglia per attaccare la società civile e il soccorso in mare”.
(da Fanpage)

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LA GESTIONE DELLE CASE POPOLARI A MILANO: “ESSERE POVERI PER I SOVRANISTI E’ REATO”

Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile

LA CONSIGLIERA REGIONALE CARMELA ROZZA RISPONDE AL PRESIDENTE DI ALER

“Essere poveri per la destra è un reato: lo conferma la gestione degli alloggi pubblici in Lombardia, così come il piano Casa nazionale e il recente ddl sfratti”. A parlare con Fanpage.it, partendo dall’inchiesta da noi realizzata sulle case popolari a Milano, è Carmela Rozza, consigliera regionale in quota Pd, che da decenni si occupa di questo tema e periodicamente porta all’attenzione della giunta lombarda ciò che non funziona nel sistema dell’edilizia residenziale pubblica.
“Fatta la legge, trovato l’inganno”
“Il vizio è anzitutto legislativo – precisa Rozza -: tutta la legge 16 [legge 16/2016, disciplina regionale dei servizi abitativi, ndr] non è fatta per riuscire a trovare un equilibrio tra le tasche dei cittadini che accogli, la gestione immobiliare e il sostegno al sociale. Si tratta invece di una normativa costruita per determinare l’illusione dell’autosufficienza economica delle Aler, incentivando strumenti che non siano il sostegno pubblico all’abitare”.
“Mettere il limite del 20 per cento all’assegnazione di case popolari per le fasce in più grave difficoltà, cioè con Isee sotto i 3mila euro, è già di per sé aberrante –
continua la consigliera -. Il problema è che per la destra, regionale e nazionale, i poveri sono solo i clochard che vivono per strada, non considerano famiglie con bambini, persone malate, nuclei in difficoltà”.§
“Oltre a limitare il numero di alloggi messi a bando, per ridurre in proporzione la quota del 20 per cento che spetterebbe ai più indigenti – spiega Rozza -, Aler sta procedendo negli ultimi anni con tanti piccoli avvisi pubblicati durante l’anno e destinati alle cosiddette valorizzazioni, cioè assegna case a quelle categorie come studenti, sanitari, forze dell’ordine, che possono permettersi affitti più elevati. E in quei bandi, essendo fuori dall’edilizia residenziale pubblica, la quota del 20 per cento non viene conteggiata. Al contrario, dovrebbe esserci un unica graduatoria e il limite percentuale dovrebbe semmai essere su chi ha un reddito più elevato”.
Conti in rosso
Rozza torna poi sulla crisi finanziaria dell’Azienda lombarda di edilizia pubblica, illustrata nell’inchiesta sopracitata e commentata dal presidente di Aler Milano, Alan Rizzi. “Se c’è una cosa che la destra nega pubblicamente, anche davanti all’evidenza, è che le Aler abbiano problemi economici, lo negano persino se è scritto nero su bianco, perché per loro le case popolari non sono una questione da affrontare, al massimo possono diventare uno strumento di campagna elettorale”.
Alla base della voragine che da decenni investe il più grande ente italiano di edilizia pubblica ci sarebbe, secondo Rozza, una gestione che non tiene in considerazione la reale capacità contributiva degli inquilini: “Ogni mille euro che una famiglia produce in più in un anno di reddito – spiega la consigliera – fa scattare un aumento sul canone di locazione che deve corrispondere ad Aler, aumento che però si riflette sull’anno successivo, senza tenere in considerazione se tale situazione economica di miglioramento è ancora effettiva. Questo determina un incremento della morosità, così come il fatto che i costi di utenze e manutenzione non sono correlati al reddito, quindi c’è chi diventa debitore non per via del canone d’affitto ma le spese accessorie”
A proposito di spese per la manutenzione, il presidente di Aler Milano ha commentato l’inchiesta di Fanpage.it affermando che “Non ci sono stati tagli ai servizi per gli inquilini”. “Certo che non ci sono stati tagli – ribatte Rozza -, perché quei servizi già erano inesistenti, dal momento che i fornitori e le aziende appaltatrici non vengono pagati, tanto è vero che abbiamo continuamente segnalazioni di ratti che si aggirano nei cortili di diversi caseggiati, cantine che non vengono sgomberate e via dicendo”.
Alloggi vuoti, famiglie per strada
Oltre alla manutenzione c’è il problema degli alloggi sfitti, che restano tali nonostante le lunghe liste d’attesa: “Aler dichiara di avere circa 6mila case vuote, ma non è così – dice Rozza -, solo tra Comune di Milano e città metropolitana sono almeno 10mila e in tutta la Lombardia le Aler hanno 23mila alloggi da ristrutturare, a cui si aggiungono altri 10mila dei vari Comuni”.
“Oltre a non fornire una casa a chi ne ha bisogno – prosegue Rozza -, tutti quegli alloggi rappresentano una spesa: il problema non sono gli inquilini che non possono pagare, lo sono semmai le mancate entrate da canone degli sfitti, dove comunque Aler deve pagare il riscaldamento, perché sono impianti centralizzati, e le spese di gestione delle parti comuni perché se non ci sono gli inquilini i soldi li deve mettere Aler. In ultimo le tasse, visto che l’Imu sugli alloggi vuoti è a carico dell’ente”.
Uno degli obiettivi vantati da Regione Lombardia e da Aler è la lotta all’abusivismo. Lo stesso presidente di Aler Milano, nell’enunciare il nuovo modus operandi per gli sgomberi, ha ammesso che l’azienda dà un premio di produttività a chi ne effettua di più. Ma quali sono i rischi? “Così si agevola lo sgombero indiscriminato – risponde Rozza – quello che non passa dalla Prefettura, la quale darebbe il via libera solo in presenza di soluzioni abitative alternative in caso di minori e fragili”.
Al tema ci aveva già introdotti il nostro insider durante l’inchiesta, proprio parlando di questo premio di produttività: “Oggi – aveva riferito a Fanpage.it un dipendente di Aler – la maggior parte degli sgomberi vengono fatti passare come ‘sgomberi lampo’, entro le 48 ore dalla denuncia del reato, anche se magari la famiglia vive nell’alloggio da anni. È ovvio che in questo modo possono essere sgomberate anche donne con bambini, senza particolari vincoli. E sgomberare mamme sole con
minori è senza dubbio più facile, e quindi più redditizio, che far uscire altri tipi di soggetti, soprattutto chi delinque”.
Conclude Rozza: “Se un tempo famiglie abusive potevano essere sistemate in alloggi transitori per cinque anni e cercare di regolarizzarsi, adesso questo passaggio è stato abolito e mamme con bambini sono costretti ad andare nelle case famiglia, dove però ormai non c’è più posto”.
(da Fanpage)

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ANCORA UN EPISODIO DI INTOLLERANZA IN TERRA SANTA: UN EBREO RADICALE HA SPUTATO SULLA STATUA DELLA VERGINE MARIA ALLA PORTA NUOVA DELLA CITTÀ VECCHIA DI GERUSALEMME

Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL FORUM DEI CRISTIANI DI TERRA SANTA, DOPO LE VERGOGNOSE AZIONI DEI MILITARI DELL’ESERCITO ISRAELIANO, BECCATI A DISTRUGGERE O PROFANARE SIMBOLI CRISTIANI

Un nuovo episodio di intolleranza contro i cristiani a Gerusalemme è stato segnalato da Wadie Abunassar, coordinatore del Forum dei Cristiani di Terra Santa. “Un altro episodio offensivo contro un simbolo cristiano da parte di un ebreo radicale: un partecipante alla ‘Processione delle Bandiere’ (pomeriggio del 14 maggio 2026) sputa sulla statua della Vergine Maria presso la Porta Nuova nella Città Vecchia di Gerusalemme. È urgente chiedere conto delle sue azioni e avviare un percorso di rieducazione”, scrive su X Abunassar postando il video in cui effettivamente si vede il gesto.
(da agenzie)

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IL VETERANO DEI SUB MALDIVIANI: “QUELLA GROTTA E’ LA MIA CASA, INSIDIOSA ANCHE PER SUPER ESPERTI”

Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile

“SERVONO PERIZIA E PRECAUZIONE, NON AVEVANO PERMESSI”

“Ho fatto fatto almeno 50 immersioni nelle grotte di Alimathà, con le giuste precauzioni e l’equipaggiamento adatto. Ogni volta è stata un’esperienza fantastica: ma con la consapevolezza dei rischi estremi che stavo correndo”. Shafraz Naeem, sub maldiviano e pioniere delle immersioni professionali, è un esperto nell’esplorazione delle grotte marine negli atolli delle Maldive con 30 anni di esperienza subacquea. Conosce come una seconda casa le grotte della tragedia.
La giusta miscela di gas
“Perizia e precauzione”, spiega l’ex sommozzatore militare ora consulente per la Difesa e la Polizia delle Maldive, “sono necessarie: per me scendere ad Alimathà non è stato difficile, sono un sub specializzato in immersioni in grotta e ogni volta avevo la giusta miscela di gas, l’attrezzatura adeguata e un sistema di riserva”. Requisiti e attrezzatura che, secondo Naeem, i cinque sub italiani non avevano perché “parliamo di ambienti al limite”, ambienti che Naeem conosce bene avendo, tra i tanti record, anche quello della spedizione Across Maldives, un viaggio sottomarino di 335 chilometri attraverso gli atolli di Malé Nord, Malé Sud e Vaavu, oltre 70 ore sott’acqua in più di 35 immersioni.
“Regole infrante”
“Le autorità hanno confermato che l’operatore ha superato il limite di profondità ricreativa di 30 metri delle Maldive e ha effettuato le immersioni senza i permessi necessari”, dice Naeem. “Tutti sanno che le regole sono state infrante, non avevano neanche il permesso per fare ricerca a quelle profondità”. Naeem conosce bene quella grotta, l’ha visitata e fotografata: “L’ingresso è tra i 55 e i 58 metri di profondità, si addentra fino a circa 100 metri, poi si biforca e prosegue sempre più giù”. Insomma letteralmente una discesa negli abissi attraverso cunicoli. “Le immersioni in grotte profonde sono generalmente considerate immersioni tecniche avanzate che richiedono una formazione specializzata, procedure rigorose, un’adeguata pianificazione del gas e configurazioni di attrezzatura appropriate. Anche i subacquei più esperti possono trovarsi ad affrontare sfide considerevoli in ambienti del genere”.
“Morti per una concomitanza di cause”
Naeem è convinto tuttavia che i cinque sub italiani siano morti “per una concomitanza di cause perché in quegli ambienti estremi un solo problema ne genera altri a catena e un imprevisto può rapidamente trasformarsi in tragedia”. “Sarebbe irresponsabile affermare con precisione cosa sia successo senza un’indagine approfondita”, spiega. “Però in base alla mia esperienza, un’immersione in grotta a quasi 58 metri con aria normale presenta già molteplici fattori di rischio. A quella profondità, la narcosi da azoto può compromettere gravemente la consapevolezza. Il consumo di gas aumenta rapidamente e in un ambiente come una grotta risalire in superficie è molto complesso”.
Dunque, spiega, qualunque sia il fattore scatenante “narcosi, stress, disorientamento, perdita di visibilità, problemi di navigazione, riserve di gas insufficienti, problemi all’attrezzatura, separazione dal gruppo o panico”, sono tutti fattori che possono presentarsi in sequenza e a cascata.
(da agenzie)

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