Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
SI PREPARA L’INCONTRO CON COLLE, IN CRISI LA LINEA DEL MOVIMENTO
Due assemblee passate a parlare di disegni di legge e interrogazioni da presentare.
Le valigie pronte per tornare a casa, qualcuno è già partito, perchè Pasqua è Pasqua, «non ci fermiamo da tre settimane».
E però, la notizia che arriva in Transatlantico alle sette e mezzo della sera cambia tutti i piani. Il congelamento dell’incarico a Bersani, le nuove consultazioni del presidente Napolitano, mettono in crisi la linea del Movimento 5 Stelle.
Mercoledì sera, nella riunione che è seguita ai lavori d’aula, la romagnola Giulia Sarti ha alzato la mano timidamente e ha chiesto: «Perchè non cominciamo a fare i nomi di un governo a 5 stelle? Se Bersani non ce la fa, rischiamo di farci trovare impreparati ». Una ventina erano con lei. Gli altri no.
Così — almeno ufficialmente — non se n’è parlato.
Le mosse del presidente della Repubblica però rimettono tutto in gioco.
Vito Crimi annulla il ritorno a Brescia. Al Senato i pochi rimasti restano riuniti fino a tardi.
Ci si vedrà ancora stamattina, prima di incontrare il presidente. E lì, i nomi verranno fuori.
Riportare i 20 punti di programma non ha senso.
Stavolta bisogna avere in mano qualcosa di concreto.
«Se il capo dello Stato ci proponesse Rodotà ? O Zagrebelsky? Perchè dovremmo dire di no?», chiede più di un parlamentare. È davanti a questo scenario, che le truppe grilline rischiano di spaccarsi. È per questo, che i capigruppo in queste ore si affannano a trovare una linea che possa andar bene anche a chi non vuole continuare a dire solo no. «Si potrebbe fare un governo di scopo con 5 o 6 punti, così si tornerà ad elezioni avendo fatto qualcosa», dice un senatore, che pure è già in viaggio verso casa.
La rosa però è tenuta segreta. «Se facciamo i nomi prima del tempo rischiamo di bruciarli», ragiona Massimo Artini, che il giorno prima è stato a Milano da Casaleggio per parlare della piattaforma informatica, degli strumenti di cui i parlamentari hanno bisogno per coordinarsi meglio.
E del modo in cui verrà scelto il candidato alla presidenza della Repubblica: il sistema è quasi pronto, a decidere sarà la base, potranno votare gli iscritti al portale che hanno mandato i documenti digitalizzati, come alle parlamentarie.
In tutto questo, aleggia l’arrivo di Beppe Grillo.
Già ieri una voce impazzita lo dava in partenza dalla villa al mare di Marina di Bibbona alla volta di Roma. «Potrebbe arrivare per le consultazioni », «Andrà con Vito e Roberta al Quirinale», dicono i boatos. Crimi nega via sms: «Grillo non ci sarà ».
Quel che è certo, è che pochi giorni fa ha telefonato ai senatori riuniti per dire loro: «Tenete duro. Nessuna fiducia a Gargamella ( alias Bersani). Non votate nessuno sennò qui ci fregano. Bisogna restare compatti».
E che il suo incontro con tutti i parlamentari era previsto per giovedì 4 o sabato 6 aprile, a ridosso della visita che tutti quanti faranno all’Aquila il 5, nell’anniversario del terremoto.
Che non sia così facile tenere insieme il monolite a 5 stelle lo dimostra l’episodio del senatore Marino Mastrangeli, di Frosinone, già noto alle cronache grilline per aver votato la fiducia a Piero Grasso in quanto «ex poliziotto», ospite ieri di Barbara d’Urso a Pomeriggio5.
Un deputato della sua stessa città guarda sconfortato il telefonino: «Ecco, dalla base mi stanno già massacrando». Altri ironizzano: «Fermi tutti, parla lo statista».
Ma anche: «Sapevamo che avremmo avuto anche noi qualche Scilipoti».
Le regole di Beppe Grillo vietano i talk show, il senatore ha chiesto di essere intervistato da solo — senza contraddittorio con gli altri politici in studio — ma potrebbe non bastargli per evitare provvedimenti.
Al Senato sanno dell’intervista solo a cose fatte, dall’ufficio di comunicazione parte un tentativo di dissuasione che va a vuoto. Volano urla.
Più di uno mormora: «Per me quello è fuori».
Annalisa Cuzzocrea
(da “la Repubblica“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
OGGI UN NUOVO GIRO DI CONSULTAZIONI LAMPO
Napolitano si rimette al lavoro: «Se è vero che Berlusconi rifiuta l’accordo perchè vuole farsi
eleggere al Quirinale, me lo deve dire chiaramente».
Parte da qui il terzo giro di consultazioni della nuova legislatura.
Per trovare finalmente una via d’uscita, anche con quella che il capo dello Stato, ieri sera, definiva «una soluzione repubblicana ».
Un ultimo sforzo, spiegavano gli uomini del Presidente, per verificare se lo stallo sul nome di Bersani può essere superato «o si deve passare ad altre scelte».
Ovvero trovare un nome alternativo. Il confronto nello Studio alla Vetrata ieri sera non è stato semplice. Nonostante i toni pacati, Bersani e Napolitano sono rimasti sulle rispettive posizioni.
Con il presidente a ribadire l’impossibilità di mandare un governo di minoranza davanti alle Camere e il leader del Pd a sottolineare l’esito delle elezioni.
Confuso sì ma con la certezza dei numeri alla Camera: «Un governo contro il Pd non si può fare».
Il nodo rimane il rapporto col Pdl.
Il premier incaricato ha fatto l’elenco di tutte le «proposte indecenti» presentate dagli ambasciatori del Cavaliere. Come lo scambio «irricevibile» palazzo Chigi-Quirinale: «Berlusconi per il Colle propone solo due nomi: il suo o quello di Gianni Letta». Niente Pera o Schifani, «il Cavaliere pensa solo a se stesso o al suo braccio destro».
E proprio la verifica di questa condizione sarà stamane al centro del colloquio che Napolitano avrà con la delegazione del centrodestra.
«Voglio accertare se è davvero questa l’ultima parola del Pdl». Perchè evidentemente anche al Quirinale quel diktat viene considerato non in linea con lo spirito di condivisione necessario a scegliere il prossimo capo dello Stato.
Bersani dunque non molla, si definisce semplicemente «congelato».
Prima della salita al Quirinale, solo i suoi fedelissimi hanno potuto parlare con lui. Telefonino spento per tutti gli altri. Chiuso negli uffici dell’Arel, il think tank fondato da Nino Andreatta a un passo dalla sua abitazione romana, con Vasco Errani, Enrico Letta, Miro Fiammenghi e Maurizio Migliavacca, il segretario ha fatto il punto sulla trattativa con il Cavaliere.
Registrando la distanza e preparandosi a un esito non positivo: «Sembra quasi che Berlusconi abbia in mente soltanto il voto, altrimenti non si capirebbe perchè rifiuta tutte le nostre offerte. Ogni altra soluzione per lui sarà più onerosa».
Nel Pd infatti, nel caso non ci fosse alcun accordo, sono determinati ad andare avanti da soli per la partita più importante: la successione a Napolitano.
I numeri parlano chiaro.
Il centrosinistra dispone di 480 grandi elettori su un quorum a maggioranza semplice di 505. Basta poco.
E anche sui provvedimenti su cui Grillo ha sfidato il Pd — dalla cancellazione della legge Gasparri al conflitto di interessi, fino all’ineleggibilità di Berlusconi — i democratici fanno sapere di considerarsi «con le mani libere».
Insomma Berlusconi, mandando a gambe all’aria Bersani, rischia di trovarsi con un capo dello Stato «alla Scalfaro» e vittima di maggioranze variabili centrosinistra-cinquestelle.
Nel Partito democratico per ora il «congelamento » del segretario nel ruolo di presidente incaricato impedisce al tappo di saltare e nessuna voce si alza in contro tendenza.
Così Bersani tiene duro, continuando a presentarsi al capo dello Stato come l’unica alternativa allo scioglimento anticipato.
Nel faccia a faccia il leader del Pd lo ha detto a chiare lettere a Napolitano: «Presidente, io mi posso anche fare da parte, ma tutti devono prendere atto della difficoltà a dar vita a soluzione tecniche alternative».
Insomma, è un no preventivo a un governissimo guidato da un’altra personalità .
«Non si governa contro il Pd — ha ripetuto Bersani noi abbiamo la maggioranza assoluta alla Camera ».
Questa impostazione ha fatto breccia anche nell’analisi del Presidente.
Napolitano al momento deve alzare le mani. Tanto che il nuovo giro di consultazioni sarà limitato a un ennesimo “stress test” sul nome di Bersani.
Poi il capo dello Stato si prenderà una notte di riflessione — oggi la Borsa è chiusa e lo resterà fino a martedì — e solo sabato mattina comunicherà la sua decisione sul premier incaricato.
Nel caso fosse certificato il fallimento del segretario democratico, Napolitano avvierà un quarto giro di consultazioni e il nome del prescelto sarà comunicato soltanto dopo Pasqua.
I tempi quindi si allungano, tanto che l’ex segretario della Dc, Arnaldo Forlani, ieri scherzava con un amico passeggiando vicino a Montecitorio: «Sembra una cosa dei tempi nostri». Ossia, una liturgia da Prima Repubblica.
Chi potrebbe essere il premier che incarna la «soluzione repubblicana» auspicata sul Colle? Quello più a portata di mano è Pietro Grasso, il presidente del Senato, che anche ieri ha insistito sulla necessità di «dare subito» un governo al paese.
Oltretutto, come fa notare un senatore vicino a Berlusconi, «portare Grasso a palazzo Chigi libererebbe per noi il posto a palazzo Madama».
Nascerebbe un governo del presidente per riformare la legge elettorale e affrontare la crisi economica con alcuni provvedimenti d’urgenza.
Già si parla della data delle prossime elezioni, da tenersi dopo le europee di maggio 2014.
Ma nel Pd, che si prepara alla sanguinosa resa dei conti del dopo Bersani, si punta piuttosto sul nome di Fabrizio Barca, il ministro più vicino all’ala sinistra del partito, e con le caratteristiche e il curriculum giusti per governare i conti pubblici.
Gli altri due candidati naturali a guidare un governo di scopo sono il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, o Giuliano Amato.
Il Pdl aprirà su nomi diversi da Bersani. Confermerà la linea delle larghe intese. Ma oggi, al Quirinale, si capirà dove vuole davvero arrivare Berlusconi, se la sua prospettiva è il ritorno alle urne a breve.
Sull’onda dei sondaggi che danno sia il Pd che Grillo in calo. Il Cavaliere è convinto di poter strappare il premio di maggioranza a Montecitorio grazie al Porcellum e di avere così le garanzie che cerca per i suoi problemi giudiziari.
Fare da solo, cioè, non fidarsi di nessuno.
Francesco Bei e Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
UN POSTO DA DIRIGENTE NELL’AZIENDA DI FAMIGLIA, POCO PRIMA CHE L’ULIVO LO LANCIASSE ALLA PRESIDENZA DELLA PROVINCIA…DA 9 ANNI I SUOI CONTRIBUTI LI PAGA LA COLLETTIVITA’
Matteo Renzi è stato assunto come dirigente dalla società di famiglia, la Chil Srl, undici giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della provincia nel 2004. Ieri abbiamo raccontato che grazie all’assunzione da dirigente (messo in aspettativa dopo l’elezione) da quasi 9 anni i contributi della pensione del dirigente-sindaco sono versati dalla collettività .
Oggi si scoprono nuovi particolari sulle manovre che hanno preceduto e seguito l’assunzione.
I consiglieri comunali che hanno fatto scoppiare il caso con la loro interrogazione, Francesco Torselli (Fratelli d’Italia) e Marco Semplici (Lista Galli), non sono soddisfatti della risposta del vice-sindaco di Firenze Stefania Saccardi pubblicata ieri dal Fatto.
“Oggi presenteremo una nuova interrogazione — annuncia il consigliere Torselli — per sapere a quanto ammonta esattamente la cifra pagata dalla collettività , prima dalla Provincia e ora dal Comune, per la pensione del sindaco”.
La risposta alla prima interrogazione spiegava solo che “alla società presso cui risulta dipendente in aspettativa il dottor Renzi sono erogati i contributi previsti all’art. 86 comma 3 del Testo unico sugli enti locali”, senza cifre
Il Comune di Firenze e prima la Provincia, hanno versato alla società di famiglia i contributi previdenziali per Matteo Renzi, nel rispetto del Testo Unico Enti locali che prevede il rimborso dei contributi alla società presso la quale lavora l’amministratore pubblico collocato in aspettativa non retribuita.
Quando l’assunzione è molto vicina alla candidatura però sorge il dubbio che sia motivata più dall’ottenimento del rimborso dei contributi che dalla reale necessità dell’azienda di disporre di un dirigente distratto dalla politica.
Nicola Zingaretti a Roma è finito nell’occhio del ciclone perchè è stato assunto da un Comitato legato al Pd il giorno prima dell’annuncio della sua candidatura a presidente della Provincia.
Ora si scopre che Renzi è stato assunto — non uno ma undici giorni prima dell’annuncio della sua candidatura — dalla società della sua famiglia.
Il sindaco è inquadrato dal 27 ottobre 2003 nella Eventi 6 che oggi è intestata alle sorelle Matilde e Benedetta Renzi (36 per cento a testa), alla mamma Laura Bovoli (8 per cento) e al fratello del cognato, Alessandro Conticini, 20 per cento.
Come spiega il vice-sindaco Saccardi nella sua risposta all’interrogazione: “Renzi ha avuto un contratto di collaborazione coordinata e continuativa fino al 24 ottobre 2003 presso la Chil srl. Dal 27 ottobre 2003 è stato inquadrato come dirigente”.
Ecco la cronologia degli eventi di nove anni fa, ricostruita sulla base dei documenti camerali: il 17 ottobre 2003 il “libero professionista” Matteo Renzi e la sorella Benedetta cedono le quote della Chil Srl ai genitori; il 27 ottobre 2003, dieci giorni dopo avere ceduto il suo 40 per cento, Renzi diventa dirigente della stessa Chil Srl, amministrata dalla mamma; il 7 novembre 2003, solo 11 giorni dopo l’assunzione, l’Ulivo comunica ufficialmente la candidatura del dirigente alla Provincia; il 13 giugno 2004 Renzi viene eletto presidente e di lì a poco la Chil gli concede l’aspettativa.
Da allora Provincia e Comune versano alla società di famiglia una somma pari al rimborso dei suoi contributi.
Se Renzi non avesse ceduto le sue quote nel 2004, sarebbe stata una società a lui intestata per il 40 per cento a incassare il rimborso: una situazione ancora più imbarazzante di quella attuale, con le quote intestate a sorelle e mamma.
La Chil è una società fondata da papà Tiziano che si occupa di distribuzione di giornali e di campagne pubblicitarie.
Dal 1999 al 2004 è intestata a Matteo e alla sorella. Poi, come visto, subentrano i genitori.
Nel 2006 Tizia-no Renzi vende il suo 50 per cento alle figlie Matilde e Benedetta. Chil arriva a fatturare 7 milioni di euro nel 2007. Poi cambia nome in Chil Post Srl e nell’ottobre del 2010 cede il suo ramo d’azienda a un’altra società creata dalla famiglia: la Eventi 6 Srl.
La vecchia Chil, ormai svuotata, finisce a un imprenditore genovese e fallisce. Mentre la Eventi 6 decolla dai 2,7 milioni di fatturato del 2009 ai 4 milioni di euro del 2011. Dopo il suo collocamento in aspettativa, il dirigente Matteo Renzi segue il destino del ramo d’azienda e oggi è collocato nella Eventi 6, di Rignano sull’Arno, sede storica della famiglia
Le fonti vicine a Renzi precisano: “L’indicazione della candidatura alla Provincia venne anticipata a novembre per sbloccare la candidatura del sindaco Domenici ma era condizionata all’accordo sui sindaci che si chiuse solo ad aprile. L’accostamento ad altre situazioni ben diverse è sbagliato perchè Matteo Renzi lavorava davvero in Chil da molti anni”.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX NUMERO UNO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA AMMETTE DI AVERE UNA VISIONE ANALOGA A QUELLA DI CASALEGGIO
Il settimanale “Panorama” parte da un interrogativo che stuzzica milioni di italiani: «Chi è
realmente Gianroberto Casaleggio? Quali segreti nasconde, l’uomo che è il vero motore del Movimento 5 Stelle?».
Il settimanale racconta dei presunti rapporti tra lo stesso Casaleggio e Giuliano Di Bernardo, ex gran maestro del Grande oriente d’Italia.
L’ex massima autorità della massoneria italiana afferma che la sua visione e quella di Casaleggio «sono molto simili».
E poi spiega: «Entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal tiranno illuminato, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la Rete».
Tuttavia Di Bernardo tiene a precisare di non sapere nulla circa un’affiliazione di Casaleggio alla massoneria: «Non mi risulta che sia massone».
Ma, a sorpresa, svela di sentirsi vicino al movimento: «Io non votavo da 15 anni, ma sono tornato a farlo e ho dato la mia preferenza al Movimento 5 Stelle. E molte delle persone che conosco e che condividono la mia visione del mondo hanno fatto lo stesso. L’importante è che Casaleggio non si faccia corrompere, che non accetti il compromesso con le altre forze politiche. Il rinnovamento deve essere radicale».
Di una presunta affiliazione a non meglio precisate logge massoniche o ad altri lobby e poteri forti americani si parlò anche in occasione dell’annunciata visita all’ambasciatore Usa Italia.
Ma il 58enne, ex dirigente della Telecom, ha sempre smentito e ironizzato su queste voci. E lo ribadisce, sempre nell’articolo di Panorama, anche Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto: «Leggo articoli fantascientifici -afferma- mi sembra che i giornalisti siano davvero poco informati».
Quindi replica anche sulle presunte fortune fatte con la gestione del sito del M5S: «Ho visto sui giornali cifre totalmente campate per aria. Chissà perchè sono convinti che guadagniamo così tanto».
Alfio Sciacca
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL 26 FEBBRAIO DI PIETRO AVEVA LASCIATO LA PRESIDENZA… IL 6 APRILE E’ STATO CONVOCATO L’ESECUTIVO NAZIONALE APERTO E ALLARGATO AGLI EX PARLAMENTARI
L’Italia dei Valori, il movimento politico fondato da Antonio Di Pietro, si è sciolto per dare vita a un nuovo soggetto politico, ispirato all’alleanza liberaldemocratica europea, che nascerà dopo Pasqua.
E’ quanto si legge in una comunicazione scritta, di cui l’Ansa ha preso visione, inviata ieri da Silvana Mura, responsabile legale del partito, all’esecutivo nazionale e ai livelli regionali e provinciali dell’Idv.
Il 26 febbraio scorso, dopo i deludenti risultati elettorali, Di Pietro aveva lasciato la presidenza.
”L’ufficio di presidenza del partito — scrive Mura — considera conclusa l’esperienza politica dell’attuale soggetto politico-giuridico Idv e ritiene superato anche il metodo tradizionale proposto dall’ultimo esecutivo nazionale e adottato da questo ufficio di presidenza di prevedere una nuova fase congressuale straordinaria dell’attuale soggetto Idv. Ciò premesso, dispone la convocazione per il prossimo 6 aprile dell’esecutivo nazionale dell’attuale Idv (aperto e allargato agli ex parlamentari al momento dello scioglimento delle Camere e a un’adeguata rappresentanza delle strutture territoriali) al fine di acquisire il loro parere in ordine all’opportunità di sostituire la fase congressuale avviata”.
La batosta alle urne, unita all’eclissarsi del suo leader, ha messo definitivamente fine a un’esperienza politica che per un lungo periodo si era proposta come alternativa ai partiti di maggior tradizione.
Già nello scorso autunno, all’indomani dell’inchiesta di Report sulle spese dell’ex pm con soldi provenienti da rimborsi elettorali, lo stesso Di Pietro aveva definito “mediaticamente morta” l’Italia dei Valori.
Al tempo stesso, però, aveva promesso battaglia, negando di voler abbandonare la vita politica.
Ma il partito ormai era spaccato: i principali esponenti avevano lasciato, migrando in gran parte verso altre formazioni del centrosinistra.
Di Pietro aveva tentato un timido approccio verso Grillo, venendo però sonoramente respinto dal Movimento.
E anche l’alleanza con Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia non ha portato a nulla.
“Da Italia dei Valori nasce oggi la promozione di una ‘nuova proposta politica’ che vada oltre la stessa Italia dei Valori. Intendiamo lanciare la ‘Costituente di una nuova proposta politica’ che si realizzerà attraverso l’effettuazione di ‘Primarie costituenti aperte’ da tenersi entro il 12 maggio prossimo.
‘Sarà il nuovo ‘Organo costituente’ eletto con le Primarie a definire successivamente — si legge in una nota — la forma (partito/movimento) e lo statuto della ‘nuova proposta politica, che tuttavia già fin d’ora viene individuata nel perimetro del ‘Centro sinistra riformista’ e nell’alveo europeo dell’Alde (Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa). Parliamo non a caso di ‘Primarie costituenti aperte’ poichè potranno votare tutti coloro che accetteranno di iscriversi ad un ‘Registro degli elettori delle primarie’ sottoscrivendo una Carta d’intenti, che conterrà i principi di base della ‘nuova proposta politica’.
Gli elettori delle primarie diranno anche la loro sul simbolo, scegliendo fra una serie di proposte”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
SI VOTERA’ IL 7 APRILE IN 256 SEGGI APERTI A ROMA
Alle primarie del centrosinistra potranno votare anche i sedicenni. 
Scontro continuo tra i candidati sui manifesti abusivi e battaglia interna in Sel, che invita la Azuni a fare un passo indietro anche lei per Marino, ma ottiene che l’invito viene rispedito al mittente.
E poi una lettera aperta dell’indipendente Croppi a tutti i candidati per invitarli ad un incontro e a una scelta comune ed infine l’altro indipendente Marchini che così commenta le voci che lo vorrebbero preferito da Berlusconi: “Il Cavaliere? Non lo vedo e non lo sento da dieci anni”.
La lunga giornata di schermaglie è iniziata con l’ok al voto per i teenager della coalizione Pd-Sel-Psi.
“L’apertura ai giovani” affermano i segretari romani Miccoli, Torricelli e Di Tommaso “è il riconoscimento della loro crescente emancipazione. Siamo convinti che dare la possibilità di scegliere il futuro della propria città sia necessario per rafforzare il rapporto con Roma”.
Quindi gli scontri diretti.
Sassoli attacca Marino: “Io mi sono candidato l’8 di ottobre. Se qualcuno mi avesse detto pochi giorni fa di candidarmi a sindaco di Roma non lo avrei fatto perchè Roma non può meritare questa fretta”.
Gentiloni contro Sassoli: “Siamo stupiti e amareggiati nel dover riscontare come Roma sia tappezzata di manifesti abusivi di Sassoli”, afferma il suo portavoce Funiciello,
“È una condotta disdicevole, che trasgredisce le norme di legge e l’intero nostro Codice Etico”.
E Marino rincara la dose: “Noi non imbratteremo Roma. In questa fase non spenderemo neanche un euro per i manifesti. Oggi la città è tappezzata di manifesti abusivi. Io Roma la amo davvero, non solo a parole”.
Il Comitato Sassoli: “Visti i manifesti fuori posto, ne chiederemo conto”.
Passiamo alla guerra interna a Sel.
“Ieri l’assemblea provinciale ha deciso il sostegno a Ignazio Marino” annuncia Torricelli “Abbiamo rivolto a Gemma Azuni l’invito a ritirarsi per Marino”.
Ma lei su twitter risponde picche: “Nessun ritiro per convergere su @ignaziomarino. Scriverò a Vendola”.
E sempre Sel intima a Sassoli di prendere le distanze da Potito Salatto, di Fli, che aveva dichiarato di sostenerlo e che ieri a Ferrara ha manifestato con i poliziotti sotto l’ufficio della mamma di Federico Aldrovandi, ucciso da quattro agenti.
Infine Croppi, (“Alemanno non arriverà al ballottaggio”) invierà oggi una lettera aperta a tutti i candidati: “Chiedo a chi ha deciso di candidarsi alle primarie del centrosinistra o chi, come Marchini e Medici, ha come me scelto un profilo indipendente e civico, di ragionare insieme”.
In ultimo gli schieramenti tra i consiglieri del Pd sulle primarie.
Sassoli dovrebbe avere l’appoggio di almeno 8 su 16, guidati dal capogruppo Marroni. In riflessione i “popolari” Coratti, Policastro e Zambelli, ma forse per Gentiloni, come De Luca.
Per Marino invece i “bettiniani” Valeriani e Masini, con l’incognita della Cirinnà , polemica sul tema vivisezione.
Il confronto tra i sei candidati alle primarie dei centrosinistra si terrà il 4 aprile alle 13 su YouDem Tv e sarà visibile anche in streaming.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 28th, 2013 Riccardo Fucile
SU SITI E BLOG I MILITANTI CINQUESTELLE “MASSACRANO” ANTONIO VENTURINO, IL GRILLINO CHE HA IMPARATO PRESTO A FARE IL FURBINO
Dopo la missione con l’auto blu, alla quale aveva rinunciato pubblicamente, scoppia un’altra grana per Antonio Venturino, il vice presidente grillino dell’Assemblea regionale siciliana, già finito al al centro delle polemiche con i sostenitori del movimento per l’entità della cifra restituita alle casse pubbliche.
Adesso Venturino, che dichiara di non possedere un’auto, tra gennaio e febbraio dall’Ars ha incassato 1100 euro di rimborso carburanti.
Un dettaglio che ad alcuni attenti osservatori del Movimento 5 Stelle non è sfuggito: “Ma visto che avevi dichiarato di non avere un auto, a cosa ti servono gli oltre 1.100,00 euro di rimborso carburante? Ma scusa non avevi detto che eri stato costretto ad usare l’auto blu di servizio al gruppo perchè non avevi l’auto?” chiede Ciccio sul blog ufficiale “Sicilia5Stelle”.
Aggiunge Max Ros: “Ma se non hai la macchina come mai hai preso 1100 Euro di rimborso carburante?”
E Carmine Lentini rincara la dose: “Scusate, ma dopo aver pubblicato il certificato di rinuncia all’autoblu, come si giustifica l’utilizzo di quest’ultima per scopi istituzionali?”
C’è anche chi la butta sull’ironia: “Sei male informato, Antonio ha dichiarato: “qualcuno dirà che era un’auto blu, ma non lo è” Infatti si vede chiaramente nella foto che è rosa fucsia” scrive Gabriele B.
E’ la dichiarazione che compare anche sul blog “Assurdita5stelle”, dove il caso Venturino tiene banco.
Le dichiarazioni del vice presidente dell’Ars in occasione della trasferta di Niscemi vengono impetosamente confrontate con i suoi rimborsi spese pubblicati sul blog ufficiale: “Perche mi fa questa domanda? Perche non avete che cosa scrivere?” aveva detto ai cronisti a Niscemi, “non è un’auto blu, ma di servizio. Ovviamente siamo venuti con l’auto di servizio. Qualcuno dirà che era un’auto blu, ma non lo è. Siccome noi oggi siamo venuti da Palermo e dobbiamo fare un altro giro, e siccome io la macchina non ce l’ho e a piedi sarebbe stato complicato, in bicicletta sarebbe stato un po’ difficile anche perchè avrete visto lo stato fisico in cui mi trovo. Quindi per motivi di tempo abbiamo usato un’auto di servizio, chiamiamola auto aziendale, dell’azienda Assemblea regionale siciliana”.ù
Poi le dichiarazioni: “Gennaio 2013. Oltre ai 2500 Euro netti, ho trattenuto la somma di 773.30€ per la benzina (tot. km effettuati: 2090, calcolati in base alla tabella ACI), di 170.00 Euro di spese varie e di 140€ per i pasti. Febbraio 2013. Oltre ai 2500 Euro netti, ho trattenuto la somma di 387.02 Euro per la benzina (tot. km effettuati: 1046, calcolati in base alla tabella ACI), di 175.00 Euro per il trasporto su mezzi pubblici, di 500.00 Euro per l’alloggio, di 728.00 di spese varie e di 108 Euro per i pasti”.
E giù commenti: “Non so quanto costi in Sicilia un abbonamento per il trasporto pubblico, ma quei 175 € sanno tanto di taxi”, dice Visenna Zilla.
Che aggiunge: “Farei anche notare che, non avendo l’auto di proprietà , con il tappeto volante a benzina fa mezzo chilometro al litro (usufruisce del tipo di rimborsi chilometrici non esattamente favorevole all’amministrazione)”.
Arrigo Toffolatti punta il dito sui “728 di spese varie a febbraio”. “Pensa – scrive – c’è gente che ci deve vivere un mese”.
(da “la Repubblica“)
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Marzo 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL SENATORE ROSSI RACCONTA AI PM LE OFFERTE DEL COLLEGA PDL TOMASSINI
Anche Paolo Rossi, senatore del Pd, era finito nel mirino della “campagna acquisti” che Silvio
Berlusconi aveva messo a segno nel 2007 per far cadere il governo Prodi.
Come Giuseppe Caforio, anche Rossi non cedette a quella proposta e lo racconta lui stesso ai pm napoletani che lo hanno sentito lo scorso 10 marzo nell’ambito dell’indagine che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione nei confronti di Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e Valter Lavitola.
Ad avvicinarlo fu il senatore Pdl Antonio Tommasini, che di Rossi è concittadino, sono entrambi di Varese.
“Il 30 agosto 2007 — dichiara Rossi — Tomassini mi invitò a cena e mi disse che lui, particolarmente vicino a Berlusconi era stato incaricato direttamente da Berlusconi —unitamente ad un gruppetto di senatori di Forza Italia— per fare “campagna acquisti” tra senatori del centrosinistra”.
Lo chiamava il “piano Marshall” e Rossi annota che il piano americano del dopoguerra riguardava “un intervento più finanziario che politico”.
E per metterlo a segno “Berlusconi era disposto a raggiungere anche cifre elevatissime che per uno come lui erano insignificanti e che invece a una persona normale come me avrebbero potuto cambiare la vita”.
Paolo Rossi però non accetta e ne informa subito “l’onorevole Franceschini, la senatrice Finocchiaro, e il senatore Zanda” .
Ma non fu l’unico episodio di compravendita, perchè racconta Rossi ai pm, “il Tomassini mi disse che nella sua attività di campagna acquisti erano a un buon punto con i tre senatori del Sudtiroler Volkspartei”.
Insomma quella del 2007 fu una campagna acquisti molto più ampia di quanto si sapeva finora.
Anche l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, che sentito come persona informata sui fatti a Napoli, racconta di “voci insistenti e continue sui tentativi da parte dell’opposizione di traghettare alcuni senatori” ma l’ex premier non immaginava la portata del fenomeno: “quando in questi giorni ho saputo dai giornali quanto era addebitato a Berlusconi e De Gregorio in relazione a fatti di corruzione parlamentare, sono rimasto scandalizzato. Se veri, questi fatti sono di una gravità inaudita. Ho fatto mente locale tuttavia non mi sono venuti in mente fatti ulteriori”.
Anche il senatore Idv Giuseppe Caforio ha raccontato un approccio di Antonio Tomassini.
Ma è Sergio De Gregorio a fargli una vera offerta.
La storia è nota: Caforio si presentò all’incontro con un registratore Il nastro venne consegnato a Di Pietro e oggi non si sa che fine abbia fatto.
Di Pietro ai magistrati dichiara di averlo consegnato al “responsabile di pg del ministero, capitano Scaletta”.
Che presto sarà sentito dai pm romani che indagano sul caso Scilipoti-Razzi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 28th, 2013 Riccardo Fucile
“CREDO CHE IL BLOG FOSSE UN’IDEA DI CASALEGGIO, GRILLO NON HA SPESO UN EURO”…E A PROPOSITO DEI TROLL: “LA DENUNCIA DI GRILLO E’ CURIOSA: HA FATTO ESATTAMENTE QUELLO CHE LAMENTA ORA”
Dodici anni in società con Gianroberto Casaleggio, un profilo internazionale, un’araldica complessa, scrittura e relazioni, economia e Internet, poi Enrico Sassoon ha scritto una lettera, lo scorso settembre, per sigillare proprio quei dodici anni.
E in poche righe, pubblicate in evidenza sul Corriere della Sera, si è liberato di quelle ricostruzioni su complotti, massoneria, servizi segreti che — dice — l’hanno perseguitato.
Non adora parlare ai giornalisti.
Ci riceve in una sala riunioni costellata di oggetti elettronici antichi e moderni, che un neofita vedrebbe bene in un museo.
Riflette su ogni sillaba e la registra anche.
Quando ha incontrato Casaleggio?
Ci siamo conosciuti nel 2000, quando sono entrato a far parte del Cda di Webegg come consigliere indipendente. Quando nel 2004 Casaleggio fonda la sua società di consulenza e strategie di rete (che cura il sito di Grillo), mi propone di acquisire una quota e io entro come socio di minoranza con il 10%. In quell’epoca ero l’ad di American chamber of commerce. Ho lasciato la Casaleggio Associati perchè c’erano fazioni in rete, esterne e interne al Movimento, che mi diffamavano. Nè Grillo nè Casaleggio mi hanno difeso. Sono stato costretto a lasciare pur non avendo mai scelto di fare politica con il M5S. Non mi ha colpito la rete, ma persone che hanno trovato la mia figura professionale poca consona al Movimento.
Come può un sito attirare milioni di visite che diventano milioni di voti?
Perchè Grillo ha toccato corde di carattere sociale e politico che hanno persuaso un numero crescente di persone. Credo che il blog sia un’idea di Casaleggio, penso che Grillo non sapesse proprio nulla di Internet quando gli fu proposto. Casaleggio ha notato il successo di Grillo che faceva spettacoli con una componente di critica sociale e politica molto aggressiva. Ha pensato che potesse essere utile sfruttarlo e inserire Internet, le connessioni immediate, negli spettacoli in maniera tale che potesse far vedere le cose di cui parlava, ricordo ad esempio la vicenda Telecom. Hanno usato molto la famosa mappa del potere, elaborata da Casaleggio e Associati, che dimostrava come poche persone controllano molti Cda.
È stato anche un affare economico?
È convenuto per un breve periodo di tempo. Che io sappia, Grillo non ha mai pagato niente, non ha speso un euro, ma ha dato in concessione la vendita di dvd e libri. Pubblicità ? Non ho idea. La Casaleggio ha un passivo non drammatico per una società che non supera 1,5 milioni di fatturato. Pura fantasia che la Casaleggio Associati abbia costruito un impero con quel fatturato.
Otto anni governando la rete, ora Grillo segnala “gruppi pagati per gettare fango”, i troll.
Mi sembra strano che si lamenti di interventi in rete di cui lui è stato il primo esempio. Come leggo nei commenti al blog, quelli più seguiti e votati, la maggior parte sono molto critici con la sua denuncia. La presa di posizione di Grillo è oggettivamente molto curiosa: lui ha fatto esattamente quello che lamenta in questo momento, e solo perchè è rivolto contro di lui…
Ma Internet è davvero sinonimo di trasparenza?
La rete è uno strumento come il telefono o come la televisione, ma ha barriere di accesso più basse. La rete non significa democrazia, se usata male può anche significare attentato alla democrazia. Chi vuole identificare la rete come democrazia, e si immagina un popolo della rete, dice cose sostanzialmente sbagliate. La rete è lo strumento più potente per fare politica, nessuno, però, la usa in maniera sistematica come loro.
L’hanno usata per le Parlamentarie: poca partecipazione, tante polemiche.
Quando si selezionano persone per creare dei candidati queste persone dovrebbero essere selezionate per capacità , competenze, onestà , storie personali, quanto tutto questo sia stato possibile verificarlo attraverso le Parlamentarie, non ne ho idea e non ce l’ha nessuno se non chi le ha organizzate mettendo i filtri.
Quanto durerà il M5S in Parlamento?
La proposta politica di Grillo dipenderà dalla capacità di trasformare in programmi quelle che sono finora essenzialmente parole d’ordine peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta. Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica che ricorda molto quella economica del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora nè una struttura organizzata nè un pensiero realmente definito.
Chi è imprescindibile per il Movimento: Casaleggio o Grillo?
Mi pare che l’uno non viva senza l’altro. La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio, Grillo è un megafono che ripropone delle elaborazioni che non necessariamente gli appartengono.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)
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