Agosto 21st, 2013 Riccardo Fucile
SINTONIA LETTA-EPIFANI… L’UNICA DISPONIBILITA’ E’ PIU’ TEMPO PER LA MEMORIA
«Se le richieste berlusconiane sono quelle di cui parlano, noi teniamo duro». Guglielmo Epifani usa queste parole, dopo il pranzo a palazzo Chigi con Enrico Letta. «La sintonia con il segretario è totale», confida il premier ai suoi.
La profezia di Ugo Sposetti, secondo cui il Pd si sarebbe spaccato sulla condanna di Berlusconi, al momento non si è avverata.
Il partito appare unito come mai era accaduto nel suo recente passato.
Nessuna concessione è tollerata: nè l’avallo al ricorso alla Consulta, nè un lasciapassare sulla decadenza da senatore.
Zero aperture sul voto al Senato, insomma.
La sentenza Mediaset per una volta ha messo d’accordo il complicato arcipelago delle correnti, appianando faide e veleni.
Per tutti valgono le parole di Paola De Micheli, la fedelissima di Letta: «Non possiamo risolvere noi i problemi del Cavaliere ».
Il sì nella giunta per le elezioni è quindi la linea Maginot.
L’unica disponibilità che viene ventilata è quella di concedere un po’ di tempo in più per la presentazione della memoria difensiva, se mai i berlusconiani lo chiederanno. «Ma niente di più».
Non è escluso che il D-day possa slittare a fine settembre
E tuttavia l’offensiva di Silvio Berlusconi nelle ultime 48 ore si è fatta così serrata, che tra la dirigenza si fa largo l’idea che il Cavaliere faccia sul serio nei suoi propositi di far saltare le larghe intese.
«È come una mosca in un bicchiere, fa di tutto per uscire, ma la via d’uscita non c’è – spiega un ministro – e va a sbattere continuamente contro il vetro».
Bella istantanea. Non sembra più un bluff, come era apparso finora.
La strategia di un leader che punta ad alzare il prezzo.
«Una crisi ora – mette in chiaro Epifani – provocherebbe un danno serio al Paese e specialmente per le fasce sociali, che hanno pagato i prezzi più alti in questi anni». È il segno che il Pd deve scegliere se davanti a richieste irricevibili sia Letta a staccare la spina o se sia meglio «riversare su Berlusconi tutta la responsabilità delle elezioni anticipate ».
Qualcuno fa maliziosamente notare che le parole pronunciate al Meeting di Rimini dal premier sembravano quelle di uno che si prepara a tornare alle urne
Il premier naturalmente spera ancora di poter convincere le colombe a far ragionare il Cavaliere sull’opportunità di rovesciare il tavolo.
Si scruta tuttavia con preoccupazione i gabinetti di guerra che si susseguono in questi giorni ad Arcore.
«La situazione – spiega ai suoi prima di raggiungere Vienna – è ancora in evoluzione».
Tutto è precipitato nel giro di una settimana. Dopo la nota del Colle le elezioni sembravano rinviate al 2015. Ora, a fronte della disperazione che trapela dal bunker di Arcore, ci si prepara al peggio.
«Noi – dicono al Nazareno – non accetteremo soluzioni vergognose per la nostra storia e per il nostro popolo».
Un messaggio eloquente, a pochi giorni dall’avvio delle feste democratiche, dove i big si confronteranno con una base che ha sempre mal digerito l’alleanza con il Pdl.
Una posizione che la iper-governista De Micheli riassume così: «Noi non siamo moralisti, siamo semplicemente realisti». E aggiunge: «Nessuno scambio è possibile. Non si transige. Siamo tutti d’accordo»
Dice una vecchia volpe come Beppe Fioroni: «Davvero non capisco cosa ci guadagni Berlusconi a far cadere il governo. Ha tutto da perdere. La verità è che nel centrodestra è in corso una seduta di psicoterapia di gruppo nella quale esorcizzano la paura del dopo-Silvio. Ma prima o poi bisogna tornare a fare i conti con la realtà ».
La dura realtà che a volte può assumere forme imprevedibili.
L’altro giorno Felice Casson, membro della giunta al Senato, ha evocato lo spettro dei franchi tiratori: il Cavaliere salvato nel segreto dell’urna in aula, dove — a differenza della giunta — il voto sarà segreto?
«Beh, se e per questo i franchi tiratori potrebbero spuntare da entrambi i lati», ragiona un dirigente democratico, dando corpo alle ipotesi di una fronda di berlusconiani ostili al voto
Ragiona il bersaniano Davide Zoggia: «Sapevamo quali erano i guai giudiziari del Cavaliere, quando nacque questo governo, ma non è mai stato in discussione che l’avremmo salvato noi. In uno Stato di diritto le sentenze si rispettano nella convinzione che la legge sia uguale per tutti».
E quindi prova a rassicurasi così: «Aveva promesso la fine dell’Imu, lo sblocco dei crediti alle imprese: se cade tutto questo naufragherà . Gli italiani non glielo perdonerebbero»
L’altro capitolo del pranzo tra il segretario e il premier ha riguardato la gestione della prossima fase congressuale.
La mozione anti-vecchi di Francesco Boccia ha avuto l’effetto di rimescolare le correnti, come dimostra il vespaio di polemiche innescato dal documento.
Epifani ha garantito che tenterà di tenere separate la partita congressuale dalla vita del governo.
Letta ha assicurato la sua neutralità , per schermare la già fragile esistenza dell’esecutivo dalle tensioni interne. Il Pd tiene duro.
Concetto Vecchio
(da “La Repubblica“)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Agosto 21st, 2013 Riccardo Fucile
OGNI GIORNO SU “IL GIORNALE” CONTINUA LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO IL GIUDICE ESPOSITO CON TESTIMONIANZE “DISINTERESSATE” E SMENTITE… UNA TECNICA ORMAI COLLAUDATA, L’IMPORTANTE E’ CHE NAPOLITANO FIRMI LA GRAZIA AL DIFFAMATORE
Nella bizzarra convinzione che sputtanando il giudice si assolva il condannato, il Giornale pubblica ogni
giorno a puntate le avventure del giudice Antonio Esposito: l’avvincente feuilleton si avvale di testimoni super partes, che disinteressatamente accorrono a compiacere B. narrando ai segugi sallustiani le gesta dell’alto magistrato fin dalla più tenera età .
Ne emerge la figura di un supereroe da cartoon giapponese, dotato di uno stomaco di ghisa (è sempre lì che mangia con qualcuno) e ossessionato sin dall’infanzia dall’incubo B. (non parla d’altri che di lui, come Sherlock Holmes di Moriarty, come Eliot Ness di Al Capone, come Basettoni di Macchianera).
Ieri sul Pornale, nell’ultima puntata della saga, il commissario Zuzzurlo ha scovato un tale Massimo Castiello da San Nicola Arcella (Cosenza) che dal 2011 non vedeva l’ora di liberarsi di un terribile segreto: una cena a casa sua, ospiti d’onore l’attore Franco Nero in arte Django e naturalmente lui, SuperEsposito, che per l’intero pasto avrebbe ammorbato i commensali con feroci invettive contro B.: “Mi sta proprio sulle palle… Si salva sempre.. gli avvocati… la prescrizione… Ma se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un mazzo così…”.
Già che c’era, il nostro eroe avrebbe tirato in ballo anche Wanna Marchi, da lui condannata nel 2009 subito dopo un’altra cena a Verona — anch’essa svelata dal Pornale — in cui avrebbe sparlato di lei e di B. (dunque, secondo la logica arcoriana, innocente pure lei).
Esposito smentisce con tanto di testimoni. In attesa che l’ennesimo processo per diffamazione chiarisca chi mente fra i Sallusti boys e il giudice (noi un’ideuzza ce l’avremmo), siamo in grado di rivelare i prossimi episodi della serie.
Con nuovi, mirabolanti colpi di scena.
I compagni di merendine.
Giggino ‘o Scannafemmine, autorevole imprenditore di Vallo della Lucania, rivela al Giornale che nel primo dopoguerra Esposito fu suo compagno di banco alle elementari, e spesso gli rubava la merendina con espressioni del tipo: “Questo è un esproprio proletario: ora tocca a te, ma un giorno, appena mi capitano a tiro Berlusconi e Wanna Marchi, gli faccio un mazzo così”.
Scherzi da prete.
Padre Incoronato Molestia, parroco della chiesa di Santa Fuggitiva ad Agropoli, ricorda che il piccolo Esposito terrorizzava gli amichetti dell’oratorio tirando loro i capelli, poi si giustificava in confessione: “Che ci posso fare, padre, è più forte di me: da grande voglio fare il giudice per strappare la chioma finta a Berlusconi e quella tinta a Wanna Marchi”.
Ammazza la vecchia.
Gennaro ‘o Squartaguaglioni, prestigioso assistente sociale ultracentenario di Sapri, ricorda perfettamente in un’intervista al Giornale quando, nei primi anni 50, il giovane Esposito prestava opera di volontariato in un ospizio: si faceva consegnare una vecchina al giorno per portarla a spasso, la aiutava ad attraversare la strada, poi la spingeva sotto le ruote della prima automobile di passaggio urlando: “Mi alleno per Berlusconi e Wanna Marchi”.
Rasta il Selvaggio.
Tonino ‘o Ciucciasangue, decano dei vigili urbani di Castellabate, vuota il sacco con il Giornale: ormai prossimo alla maggiore età , un irriconoscibile Esposito coi capelli rasta e i piercing dappertutto, dalle sopracciglia all’ombelico, si aggirava nottetempo per le strade di periferia armato di bomboletta spray e imbrattava i muri, sempre con la stessa scritta, all’epoca incomprensibile ai più: “Wanna Marchi e Berlusconi finirete in schiavettoni”.
Tressette col morto.
Totonno ‘o Scarrafone, titolare della cattedra di Furto con Scasso all’Università Campania-3, svela al Giornale che una sera dell’estate del 1979 invitò a casa sua il giudice Esposito, l’inseparabile Franco Nero, Giovanni Rana, Roberto Carlino e la buonanima di Bombolo per una partita a tressette, purtroppo funestata dalle continue truffe del giudice Esposito, che estraeva continuamente dal polsino le carte vincenti che gli aveva precedentemente passato Ilda Boccassini. E si giustificava col dire: “Al confronto di Berlusconi e Wanna Marchi, io sono un principiante”.
Il giudice pirata.
Il maresciallo Pascalone ‘a Mazzetta, comandante in pensione dei carabinieri di Paestum, rammenta perfettamente in una lettera al Giornale quando, nel 1987, fermò sul lungomare cilentano un energumeno, poi qualificatosi come il giudice Esposito, a bordo della sua fiammante Mercedes del 1971 mentre sgasava a tutta birra a 12 km l’ora e tentava di sfuggire alla contravvenzione con la scusa che doveva raggiungere al più presto Arcore per arrotare Berlusconi e, inspiegabilmente, anche Wanna Marchi.
Ultimo stadio.
Don Rafe’ ‘o Scurnacchiato, filosofo napoletano e appassionato di calcio, racconta al Giornale un’indimenticabile domenica in tribuna laterale allo stadio San Paolo nei primi anni 90 in occasione dell’incontro Napoli-Milan: al suo fianco uno scalmanato signore con gli occhiali, una vera iradiddio, proferiva epiteti irriferibili all’indirizzo dell’arbitro, sospettato di favorire smaccatamente i rossoneri.
Quando lo sentì berciare “cornuto venduto pagato da Berlusconi!”, non ebbe più dubbi: era il giudice Esposito. Sul momento non comprese il senso di un’altra sua frase: “Il Cavaliere e Wanna Marchi mi stanno sulle palle, ma se mi capitano a tiro gli faccio un mazzo così”. Ora però ha capito tutto. Dunque Berlusconi e Wanna Marchi sono innocenti.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: denuncia | Commenta »