Destra di Popolo.net

DELLA VALLE PREPARA LA DISCESA IN CAMPO: “NON HO MOLTO TEMPO, DOVRÒ COMBATTERE CONTRO LA DITTATURA MEDIATICA”

Ottobre 4th, 2014 Riccardo Fucile

IL PIANO DI DIEGO: WEB-TV E INVASIONE DEI TALK

Un paio di fatti sono evidenti come i bigliettini giallastri (post-it) che Diego Della Valle scrutava durante l’intervento a Servizio Pubblico, in divisa d’ordinanza con i braccialetti, lo sciarpone, le fotografie di famiglia: non gli piacciono le maniere di Matteo Renzi, i ministri giovani di Matteo Renzi, i compagni di riforme di Matteo Renzi, l’economia e l’esecutivo secondo Matteo Renzi. Ha frugato nel vocabolario più efficace e popolare per rottamare l’amicizia con il fiorentino e alimentare l’attesa di un evento (o di un avvento): e adesso che fa, il signor Tod’s?
Non ritratta con se stesso e non ripiega verso Sant’Elpidio a Mare, e neanche prepara la fondazione di un partito, lo statuto di un movimento, un’accolita di belle facce e belle teste (si presumeva) selezionate dall’evaporata Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo.
Il mezzo più semplice e conveniente è la piattaforma in rete, la sezione virtuale dove gli iscritti non pagano (in questi tempi di tessere disperse), scoprono le “false promesse” di Renzi (citazione di Della Valle), la propaganda di palazzo Chigi, seguono una televisione via internet: ecco, se lo strumento (ancora citazione di Della Valle) vi ricorda il sito di Beppe Grillo, non vi sbagliate.
I sostenitori non si producono, semmai si spostano: il marchigiano punta ai delusi, che siano di Forza Italia, dei Cinque Stelle, democratici o di sinistra.
Questa è una logica industriale applicata a un’ambizione politica: il signor Tod’s, prima di lanciare un nuovo modello, deve saggiare il mercato.
Poi ci saranno le assemblee con le bandiere, le interviste peripatetiche con i giornalisti — genere che stravince nei dintorni di palazzo Madama o di Montecitorio — e ci sarà  l’elenco di imprenditori (da Alberto Bombassei a Luigi Abete), di buoni propositi, di annunci roboanti. Imitando la rapida scalata di Renzi, ora Della Valle vuole invadere la televisione, ancora di più, senza pause nè soste: “Non torno indietro, non faccio mai chiacchiere, io. Non sarà  facile — confida ai suoi — perchè si muove già  la dittatura mediatica, il sistema che Renzi ha costruito intorno a sè e che si sbraccia per proteggerlo. Non avrò moltissimo tempo a disposizione, perchè vorranno farmi dimenticare, ridurmi a meteora che a volte la spara grossa. Chi vuole partecipare, può aiutarmi”.
Per sapere se Diego Della Valle fa seriamente va contattato un amico che adora scherzare, Flavio Briatore: “Ci siamo parlati al telefono, non più di una settimana fa. Mi ha brevemente raccontato di questi suoi progetti”.
E cosa ha risposto, Briatore? “Io tifo per Diego, e mi fa piacere se un italiano di successo ha il desiderio e l’entusiasmo per provare a fare qualcosa. Però gli consiglio di stare attento: da Silvio Berlusconi in poi, ne conosciamo di gente ben preparata che poi ha fallito”.
E perchè la convince Della Valle?
“Ha ragione a dire che Renzi non fa niente per i cittadini che vogliono il frigorifero pieno e se ne fregano se il Senato è uno o due, se viene eletto oppure nominato. Ci vuole un’altra occasione. Vi hanno comunicato che siamo in crisi?”.
Della Valle ha trascorso una settimana sui giornali.
Il primo giorno è andato da Giovanni Floris: ha definito “sòla” l’ex sindaco di Firenze e il caro nemico Sergio Marchionne.
Poi s’è zittito, ha osservato: e sono trapelate fantasiose liste di ministri, incluso il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco e ancora più fantasiose visite al Quirinale.
Giovedì, replica da Michele Santoro con un accenno al futuro in politica non da politico, un po’ dietro, un po’ avanti: non s’è capito bene. Dovrà  (e intende) spiegare, il signor Tod’s. Rivendica di aver mandato a casa Cesare Geronzi a Marino, in provincia di Roma, a giocare a bocce.
A rispedire Renzi a Pontassieve, ce la farà ?

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A UGO SPOSETTI: “NON RESTA PIU’ NIENTE, I MILITANTI SE NE VANNO”

Ottobre 4th, 2014 Riccardo Fucile

L’ANALISI SPIETATA DEL COMPAGNO TESORIERE DEI DS: “IL PARTITO PERSONALE NON CREA ISCRITTI”

«Il PdR, il Pd di Renzi? Il partito personale non crea iscritti». Ugo Sposetti, il compagno tesoriere dei Ds, senatore dem, fa un’analisi spietata
Sposetti, pochi iscritti dem, di chi è la colpa?
«Lo chieda agli attuali dirigenti. A me fa pure male saperlo, mi dà  sofferenza. Ma la responsabilità  è evidentemente di chi dirige. E comunque il Pd non è più un partito».
Lei è della “vecchia guardia”.
«Vecchia guardia saranno loro! È un modo spregiativo usare toni come questo, ovvio che scompaiono i militanti. Un partito è un’altra cosa. Un partito senza iscritti, senza risorse, senza rispetto della vita democratica interna, cos’è?».
Cos’è?
«Non lo so, ma di certo non è più un partito».
Servono ancora i partiti?
«I partiti sono stati scuola, comunità , famiglia. Poi nella Prima Repubblica è successo quel che è successo, ma dovrebbe esserci il senso di comunità ».
Quindi cosa resta?
«Non resta più niente se, ad esempio, uno esprime dissenso come hanno fatto alcuni dirigenti nell’ultima Direzione del Pd sull’articolo 18, e chi dovrebbe tenere insieme tutti, fa attacchi abbastanza volgari. Ecco quindi che un partito non diventa più una comunità : è un’altra cosa. È come se in una famiglia uno non potesse esprimere più un pensiero che … pah, gli arriva uno schiaffone».
La minoranza, di cui lei fa parte, nell’ultima direzione è stata asfaltata?
«Asfaltata?! Ma chi ha fatto marcia indietro sull’articolo 18 è il presidente del Consiglio. Tutti al Senato aspettiamo l’emendamento al governo che corregge il governo, cioè quell’emendamento che recepisce le modifiche della Direzione. Siamo in trepidante attesa».
Lei vuole bene al Pd?
«Guardi, hanno cambiato il nome alle feste dell’Unità  sette anni fa, e io dissi: “È un errore. vi pare che si cambia il marchio alla Nutella?”. Non fui ascoltato. Ora il brand Festa dell’Unità  è stato riscoperto. Allora si è posto il problema del logo. Ma se non ci fosse stato un idiota che risponde al nome di Ugo Sposetti, che ha registrato e pagato per sette anni il dominio Festa dell’Unità , non si sarebbe potuto usare. Il Pd sta in 1.800 circoli di proprietà  del famigerato Pci-Pds-Ds, e non paga nè Tarsu nè Imu nè condominio. Sono sedi che vengono dal lavoro e dalla fatica di centinaia di militanti comunisti. Non mi sembra che a dirigere il Pd oggi ci siano grandi manager che possano gestire questo patrimonio. Quindi le cose restano come sono».

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)

argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »

GUSTAVO E GODEVO: TRA I DUE RICICLANTI, IL TERZO GODE

Ottobre 4th, 2014 Riccardo Fucile

L’ASSURDITA’ ITALIANA DELL’AUTORICICLAGGIO: SE I BENI SONO DESTINATI ALL’USO PERSONALE CHI RICICLA NON E’ PUNIBILE

L’avvocato Flick, ai tempi di Tangentopoli, spiegava così l’endiadi della mazzetta: “Nella corruzione si è sempre in due: Gustavo Dandolo e Godevo Prendendolo”.
Mai fare battute, perchè prima o poi diventano legge.
La norma che introduce l’autoriciclaggio (con soli 15 anni di ritardo sulla Convenzione di Strasburgo, sottoscritta dall’Italia nel 1999 e mai tradotta in legge) stabilisce che chi ricicla personalmente i proventi dei suoi delitti commette reato, ma con un’eccezione: “quando il denaro, i beni o altre utilità  vengono destinate all’utilizzazione o al godimento personale”.
Ecco: di fronte al godimento, lo Stato pudicamente si arrende.
Chi siamo noi per impedire alla gente di godere? Già  la vita è così grama, in tempi di crisi, poi. Godete dunque e moltiplicatevi. Purchè lo facciate personalmente.
Il godimento di gruppo, diversamente che per le droghe, non è previsto. L’uso personale invece sì, e non solo in modica quantità : si può godere come ricci, ma da soli.
Chapeau: la trovata è davvero strepitosa.
Infatti c’è voluto un trust di cervelli e giureconsulti mica da ridere per partorirla. Si son messi d’impegno la ministra Boschi, con i suoi consulenti giuridici Ghedini&Verdini, e il ministro Orlando, con il suo staff di scienziati (gli stessi che non s’erano accorti dell’ineleggibilità  di Teresa Bene al Csm per totale mancanza di requisiti).
I deputati della commissione Finanze, che avevano stilato un buon testo sulla base della proposta di Grasso e dei consigli del pm Greco, sono stati prontamente esautorati dal governo. Che del Parlamento fa volentieri a meno: i parlamentari sono mille, meglio non informarli tutti del Patto del Nazareno. Se no poi qualcuno parla.
Oggi chi fa soldi delinquendo (con evasioni o frodi fiscali, truffe, estorsioni, traffico di droga o armi o esseri umani, prostituzione, gioco d’azzardo, tangenti, furti, rapine, omicidi su commissione) e poi li ripulisce personalmente investendoli in attività  lecite per poterli usare senza destare sospetti è punito solo per il reato-presupposto (quello usato per far soldi), ma non per quello finale (il riciclaggio).
Se invece li affida a un riciclatore, questo risponde di riciclaggio.
Un buco normativo devastante che impedisce ai giudici di sequestrare enormi capitali sottratti al fisco e di punire chi li fa sparire.
Di qui l’esigenza dell’autoriciclaggio, previsto in tutto il mondo civile fuorchè da noi.
E di qui il terrore nei partiti per una norma che porterebbe miliardi allo Stato, consentirebbe di far pagare le tasse a chi non le paga e ridurle ai fessi che le pagano, ma colpirebbe le lobby criminali degli amici degli amici.
La Francia, che pure non ha il 40% dell’economia in nero, nè 170 miliardi di evasione fiscale annua, nè tre mafie e mezza che accumulano 150 miliardi esentasse l’anno, ha recuperato già  2 miliardi dall’effetto-tenaglia fra autoriciclaggio e voluntary disclosure (l’accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali illegalmente esportati).
L’Italia incasserebbe almeno il triplo. Altro che vendere qualche auto blu su Ebay.
Quindi si sa benissimo quel che si deve fare, ma non lo si vuole fare.
Forza Italia, Ncd e mezzo Pd fanno di tutto per rendere impunibile il nuovo reato.
Con due codicilli. Uno è quello che diversifica le pene: se il reato-presupposto è punito oltre i 5 anni, l’autoriciclaggio va da 2 a 8; se è punito sotto i 5 anni, la pena è solo da 1 a 4, senza custodia cautelare nè intercettazioni, inclusi i delitti finanziari ed economici, cioè i più diffusi. Trovato l’inganno, fatta la legge.
L’altro trucchetto è quello del godimento personale, semplicemente ridicolo perchè non s’è mai visto uno che autoricicli il suo bottino per farlo godere a qualcun altro.
In pratica, l’autoriciclaggio sarà  punibile solo se il delinquente, colto da crisi mistica, devolve la refurtiva a Emergency o alla Caritas.
Quando invece si tiene i soldi autoriciclati per goderseli, cioè sempre, non commette autoriciclaggio.
E se uno spallone e un banchiere gli han dato una mano, non sono punibili neanche loro per riciclaggio.
Così la legge che dovrebbe punire l’autoriciclaggio cancella anche il riciclaggio.
Non è meraviglioso?
Fra i due riciclanti, il terzo gode.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

BREHME E GLI ALTRI CAMPIONI: QUANDO GLI DEI DEL PALLONE SI RIDUCONO IN POVERTA’

Ottobre 4th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX CALCIATORE, PILASTRO DELL’INTER DI TRAPATTONI, COSTRETTO A PULIRE I BAGNI… STORIE DI STELLE, METEORE E PATRIMONI DILAPIDATI COME TAVOLA, EX JUVE, CHE CONSEGNA GIORNALI O BERGAMASCHI, EX MILAN, CHE FA IL CASELLANTE

Alla fine, al prode Andreas rimasto senza un soldo, han proposto di lavare i cessi. Nella prima vita di “motoretta” Brehme, quella degli scudetti e dei rigori utili ad alzare la Coppa del Mondo davanti a un Maradona furibondo, nessun ex collega di turno, nessun Oliver Straube si sarebbe permesso di rispondere all’appello di Franz Beckenbauer (“dobbiamo aiutare Brehme, abbiamo il dovere di restituirgli qualcosa di ciò che ha dato al calcio tedesco”) offrendo un lavoro al reprobo con la scusa di fargli la morale: “Siamo disposti a impiegare Brehme nella nostra impresa di pulizie. Potrà  lavare i bagni e sanitari così si renderà  conto davvero cosa significa lavorare e qual è la vera vita”.
L’orizzonte cambia, i temporali arrivano e nel fango del dio pallone impantanarsi è facile.
C’è chi si sporca le mani e tira avanti reinventandosi e chi affonda nelle sabbie mobili. Roberto Tavola, ex centrocampista della Juventus, consegna i giornali a edicole e supermercati osservando l’alba.
Un altro Dimas passato nella Torino recentemente scudettata, Manuel, vende fiori. Fabio Macellari, ex Inter, canta a tempo perso e fa il taglialegna
Franco Bergamaschi , ex Verona e Milan, diede il resto come casellante sulla A4 e un Kovacic meno fortunato del coevo assunto da Erik Thohir, un altro croato già  assunto a suo tempo da Gino Corioni per illuminare il Brescia, zappa terra a due passi da casa.
Per altri, quelli che al fischio finale, svuotato lo stadio da adoratori e questuanti, a fare i conti con la nuova condizione non ce l’hanno fatta, infortuni, depressione, droga, alcool, marginalità , lutti sofferti e tanti suicidi come quello dei due portieri tedeschi, Enke e Biermann.
Il delitto di un altro ex ragazzo di Germania Brehme, senza un mestiere stabile dal 2006, è aver depauperato ogni cosa. Soldi, gloria e rispetto per se stesso.
Da Garrincha a Gascoigne, accadde a stuoli di campioni. Il terzino che spazzava l’area di una splendida Inter trapattoniana lasciando la polvere di stelle agli avversari, è solo l’ultima meteora di una lunga serie di calciatori incapace di venire a patti col destino.
Storie di tutti i tipi.
Derive mistiche come quelle di Totò Rondon e Taribo West e in mancanza di misericordia, ravvedimento o peggio pentimento, finali di partita simili.
C’è chi come Jorge Cadete, ex nazionale portoghese ed ex idolo del Celtic Glasgow transitato anche nel Brescia, si mette in mano ai mediatori finanziari, perde tutto ed è costretto a sopravvivere con il sussidio di povertà : “Dei 4 milioni di euro guadagnati in carriera non ho più niente. Ho investito, ma non è andata bene. Avevo attorno a me gente che non ha agito onestamente. Nel momento in cui smetti di giocare, tutto cambia: gli agenti smettono di chiamarti, non sei più nessuno. A volte sento ex atleti che dicono di avere un sacco di amici nel calcio: è una bugia, quando lasci, nessuno vuole più saperne di te”.
E c’è chi come Maurizio Schillaci, una quarantina di presenze in serie B, Zdenek Zeman come allenatore: “Mi adorava”, da anni ancheggia ai bordi di Palermo dormendo dove capita, di preferenza alla Stazione.
Schillaci (cugino del diavolo di Italia ’90, in una famiglia senza pace che ieri al Cep, in una sparatoria, ha visto tra i feriti anche la zia di Totò) era forte.
Gli fecero male in campo. Lo curarono peggio fuori. Maurizio provava a ripartire e regolarmente si fermava. “’U malato immaginario”, inseguito dalle cattiverie, si perse definitivamente dopo una cessione alla Juve Stabia. Cocaina. Eroina.
A Siciliainformazioni.com, nel 2013, raccontò senza filtri la discesa nell’abisso: “Il mio declino è stato velocissimo e ora mi ritrovo per strada. Come si vive? La prendo quasi a ridere, mi diverto, sdrammatizzo, cerco di farcela”.
Schillaci, Cadete e gli ex imperatori decaduti. Ieri come oggi.
Adriano costretto a mettere in vendita la sua villa nel 2014 è parente stretto del George Best in bianco e nero che sperpera e poi ad un tratto muore.
Al sosia dell’attore Woody Harrelson, Andreas Brehme, difensore che nell’attacco ritrovava il suo cinema preferito, resta ancora l’ultimo spettacolo.
Prima che si spengano le luci.
Prima che sia notte.

Malcom Pagani
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: povertà | Commenta »

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