Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
IL NOME DELL’EX PRESIDENTE DELLA CAMPANIA COMPARE NEL DECRETO DI PERQUISIZIONE ESEGUITO NEI CONFRONTI DI ITALO BOCCHINO
Anche l’ex governatore della Campania Stefano Caldoro è indagato nell’ambito dell’inchiesta su appalti e corruzione culminata stamane nell’arresto dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.
Lo conferma l’avvocato di Caldoro, il professore Alfonso Furgiuele, che annuncia che per il tardo pomeriggio un comunicato stampa per chiarire la posizione del suo assistito e spiegare i fatti che lo riguardano.
Il nome di Caldoro, attualmente consigliere regionale di Forza Italia e leader dell’opposizione a Vincenzo De Luca, compare nel decreto di perquisizione eseguito stamane nei confronti dell’ex parlamentare Italo Bocchino, il super-consulente di Romeo nella gestione degli affari dell’imprenditore tra Napoli e Roma.
Il nome dell’ex Governatore Pdl appariva l’8 febbraio, ma non risultava tra gli indagati, nel decreto di perquisizione eseguito a Napoli a Romeo e ad altre due persone.
In quell’atto di indagine, che ha rivelato il sistema dei ‘pizzini’ utilizzati da Romeo per comunicare senza parole importi e destinatari delle presunte tangenti, si faceva riferimento al materiale raccolto grazie a numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Ed in particolare, per Caldoro, rivelava “numerose conversazioni intercorse tra Bocchino e Caldoro, nonchè tra il Bocchino, il Caldoro e il Lo Castro Natale (direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera pubblico Federico Il di Napoli) anche in occasione di un incontro avvenuto presso l’Hotel Mediterraneo di Napoli, e quelle, successivamente, intercorse sugli stessi argomenti tra il Bocchino e Romeo, riferite sia ad un appalto che la suddetta struttura ospedaliera era in procinto di bandire sia alcuni appalti già banditi dalla Soresa in Campania (Società Regionale per la sanità in Campania)”.
Secondo i pm di Napoli anche le conversazioni che hanno visto Caldoro tra i protagonisti hanno aiutato a ricostruire “il cosiddetto “sistema Romeo” (o meglio il consolidato “protocollo criminoso” Romeo — Bocchino)”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DEL GUP DI MILANO PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE
Fu il titolo della prima pagina di Libero del 14 novembre 2016, quella sulla strage del teatro Bataclan
di Parigi.
Per quel «Bastardi islamici» l’ex direttore del quotidiano (e ora de La Verità ), Maurizio Belpietro, è stato rinviato a giudizio dal gup di Milano.
Ne era scoppiata una bagarre. Ed erano fioccate le querele.
Oggi l’ex direttore di Libero, ora al timone de La Verità , è stato rinviato a giudizio dal gup di Milano.
Il reato, come spiega il Fatto Quotidiano che ne dà notizia, è di “istigazione all’odio razziale” e la prima udienza del processo si terrà il 13 marzo davanti ai giudici milanesi.
E’ evidente che l’accusa è pertinente perchè quel titolo ha rappresentato un oltraggio verso numerose vittime della strage che erano di fede islamica.
Speriamo che prima o poi qualcuno faccia luce anche sul presunto attentatore di Belpietro di cui nessuno ha saputo fornire traccia.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
1) I VITALIZI SONO STATI ABOLITI NEL 2012 2) LA PROPOSTA NON INTERVIENE SU QUELLI CHE ATTUALMENTE SONO PERCEPITI (2.600 BENEFICIARI PER UNA SPESA DI 193 MILIONI, OVVERO 150 MILIONI IN PIU’ DI QUANTO VERSATO) 3) PER INCIDERE SUL PREGRESSO OCCORRE UNA LEGGE AD HOC NON LE BALLE DI DI MAIO
«Il Presidente dell’INPS Boeri ha ritrattato l’appoggio alla nostra proposta sul taglio delle pensioni ai parlamentari. Telefono rovente eh?»: Luigi Di Maio se la prende spesso con le presunte fake news che lo coinvolgono ma il suo rapporto con la realtà continua ad essere sempre più difficile.
Ieri in un tweet e in un post sul blog di Beppe Grillo ha accusato il presidente dell’INPS Tito Boeri di aver ritrattato l’appoggio alla loro proposta sul taglio delle pensioni ai parlamentari e ha completamente inventato una presunta telefonata che avrebbe ricevuto da qualche misteriosa entità (i Poteri Forti?) che gli ha fatto cambiare idea.
In realtà tutto ciò è frutto dell’immaginazione di Di Maio e del difficile rapporto di comprensione del testo del MoVimento 5 Stelle.
I grillini hanno parlato del fatto che Boeri sostenesse la validità della proposta del MoVimento 5 Stelle sulle pensioni ai parlamentari in base a uno spezzone di intervista del presidente dell’INPS a Piazzapulita.
In quell’intervista in realtà Boeri dice: «Io penso che bisogna intervenire su questa questione dei vitalizi una volta per tutti indipendentemente dal fatto che ci sono le elezioni, è un problema che va affrontato».
E poi: «Certamente è possibile intervenire sui regolamenti senza fare una legge».
Di cosa sta parlando Boeri?
Preliminarmente bisogna ricordare per la miliardesima volta che il vitalizio propriamente detto è stato abolito dal 2012 che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo: oggi il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo.
Pertanto, il parlamentare ha diritto alla pensione dopo avere svolto il mandato parlamentare per almeno 4 anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età .
Inoltre il 15 settembre — data fatidica a partire dalla quale secondo il MoVimento “scattano i vitalizi” — i deputati e i senatori non matureranno una pensione anticipata ma il diritto ad incassare l’assegno pensionistico una volta compiuti i 65 anni di età .
E fin qui ci siamo.
Perchè Boeri avrebbe ritrattato, secondo Di Maio?
La pietra dello scandalo è questa dichiarazione all’agenzia di stampa ANSA di ieri:
La proposta del Movimento 5 stelle sui vitalizi dei parlamentari “non interviene su quelli in essere e quindi i risparmi sono molto contenuti”: il presidente dell’Inps Tito Boeri commenta le affermazioni di esponenti del Movimento sulla sua posizione sulla proposta dicendo di averla vista “solo oggi”.
Intervenendo solo sugli attuali parlamentari, quelli che devono ancora percepire il vitalizio — ha spiegato — ci si concentra solo su quella parte dei parlamentari che ha già subito delle riduzioni e non su coloro che da anni percepiscono vitalizi molto alti. Questo penso sia un limite molto forte”.
Boeri sottolinea che la proposta “sembra scritta molto in fretta”.
Cosa sta dicendo Boeri? Il presidente dell’INPS sta spiegando che la proposta di Di Maio non abolisce nessun vitalizio perchè non interviene su quelli che sono attualmente percepiti.
Il che non solo è verissimo, ma è anche uno dei cavalli di battaglia dello stesso Boeri che da anni invece sollecita al parlamento — e su questo è osteggiato dalla maggioranza — una riforma di un diritto acquisito: per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati.
Ora, a parte che Boeri nel video tratto da Presa diretta sta dicendo che è possibile intervenire attraverso il regolamento della Camera senza che ci sia bisogno di fare una legge, il che non solo è vero ma è anche la dimostrazione del fatto che anche quello che Boeri ha successivamente detto all’ANSA è vero: la proposta di Di Maio non abolisce i vitalizi oggi in essere perchè per quelli ci vuole, invece, una legge.
Secondo Boeri, infatti, se è possibile modificare gli assegni dei parlamentari attraverso il regolamento della Camera, diventerebbe più complicato se venissero equiparati ad altre pensioni e accumulati a quelli di altre gestioni previdenziali.
Per farlo, servirebbe una norma di legge, oltre che una specifica gestione presso l’Inps o qualche cassa ad hoc dove accreditarli: nella loro proposta, i 5 Stelle non affrontano il nodo, ma lo rimandano ai questori delle Camere e a successivi decreti attuativi.
Ma soprattutto l’INPS di Boeri nel 2015 in un rapporto intitolato “Non per cassa, ma per equità ”, ha proposto di creare un Sostegno di inclusione attiva per gli ultracinquantacinquenni, finanziato attraverso i tagli ai vitalizi di 250mila pensionati d’oro.
La proposta dell’INPS pubblicata sul suo sito prevede : un «reddito minimo garantito» di 500 euro (400 € nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente ultra 55enne.
Piano, finalizzato al reinserimento lavorativo, finanziabile con gli 1,2 miliardi che deriverebbero dalla rimodulazione delle prestazioni assistenziali percepite al di sopra dei 65 anni di età da quel 10% di popolazione che percepisce redditi più elevati, circa 230 mila famiglie.
La proposta normativa consiste nell’istituire un reddito minimo garantito pari a euro 500 € (400€ nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente ultracinquantacinquenne.
Il trasferimento,che prende il nome di Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultracinquantacinquenni (SIA55), prende come riferimento la famiglia, intesa come nucleo che condivide la stessa abitazione.
Nel caso in cui nel nucleofamiliare vi siano altri soggetti oltre all’ultra55enne, l’ammontare della prestazione è pari all’importo per unsingle (500€) moltiplicato per la scala di equivalenza OCSE Modificata, che tiene conto delle economie discala che si raggiungono condividendo la stessa abitazione.
La famiglia di riferimento è il nucleo allargato così come definito ai fini ISEE (articolo 3, D.P.C.M. n. 159 2013). Questo significa che non solo l’ultra55enne, ma anche eventuali figli disoccupati beneficiano del trattamento
Esempio
Consideriamo una famiglia con 2 soggetti adulti, di cui uno con più di 55 anni. Poichè il parametrodella scala Ocse Modificata per questa tipologia familiare è pari 1.5, tale famiglia avrebbe diritto a unreddito minimo pari a 500à—1.5, ovvero 750€ al mese. Ora, se la somma dei redditi da lavoro mensilidi queste due persone fosse pari a 500€ al mese, il valore della prestazione ricevuta ammonterebbe a250€.
Il reddito familiare di riferimento misura il potenziale economico della famiglia nel suo complesso.
Tale aggregato è pari all’ISE-reddito prima di tutte le deduzioni e detrazioni previste dalla normativa. Inoltre, per discriminare tra il tenore di vita delle famiglie affittuarie rispetto alle famiglie proprietarie di un immobile adibito a prima casa, il reddito familiare così ottenuto è maggiorato di un ammontare pari al valore della componente abitativa delle linee di povertà assoluta calcolate dall’Istat qualora la famiglia risulti titolare di un diritto reale sull’immobile adibito a casa di abitazione.
La proposta è stata osteggiata prima e poi bocciata dal governo.
Ma è anche evidente che Boeri non ha ricevuto nessuna telefonata perchè sta semplicemente dicendo quello che ha sempre detto dal 2015.
Ovvero: la proposta di Di Maio non abolisce nessun vitalizio.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
TOLGONO ERBACCE E RIPULISCONO LE AIUOLE DALL’ESQUILINO A CAMPO DE’ FIORI
Ci sono più novità sui marciapiedi di Roma che alla Leopolda o alla Casaleggio Associati. E così, nella
città dove gli occupati non lavorano, i disoccupati si organizzano.
Dunque gli immigrati neri che sull’Ostiense e in via del Boschetto ogni mattina come due impiegati prendono servizio e puliscono la strada chiedendo in cambio “un aiuto” ma solo “se vi piace il mio lavoro” sono gli irregolari di buona volontà che suppliscono al non lavoro dei sindacalizzati di cattiva volontà .
E senza la mediazione di nessuno: sono organismi vivi della decomposizione, utilissimi effetti collaterali del Sottosviluppo.
Non è come a Torino, a Pesaro, a Milano o a Palermo dove gli enti locali organizzano i lavori socialmente utili.
Roma è più selvaggia e dunque, in un certo senso, più “libera”. E si capisce che i lavastrade sono varianti romane dei lavavetri.
La differenza è che non danno fastidio e sono anzi incoraggiati dai “clienti”: commercianti e residenti.
E però la notte – racconta Ayodele – “per conto dei portieri, ai Parioli, in Prati e in centro c’è anche il traffico dei cassonetti “.
Ombre assoldate dai condomìni bene avvicinano o allontanano i recipienti che al mattino gli spazzini dell’Ama dovrebbero svuotare.
La geografia urbana della monnezza cambia ogni giorno e chi scende in strada col sacchetto in mano si sente spaesato e … organizza la vendetta.
Questo non è Nord, dove i comportamenti e le leggi più o meno coincidono. Ma non è ancora completamente Sud dove l’ordine della monnezza regna nelle strade e nei bar perchè non sono tollerati i guastafeste della spontaneità .
Certo, è una bellezza vedere, proprio dietro il Pantheon, una via pulita come non era da anni.
Ieri, spaventato dall’interesse, si è spostato a Porta Pia l’immigrato che i cronisti di Repubblica nei giorni scorsi avevano fotografato in via Nomentana.
Puliva i marciapiedi di fronte a villa Torlonia, finalmente splendenti come ai tempi di Mussolini, che in mezzo alla campagna romana metteva in scena il suo piccolo mondo antico: solo qui ” il duce” ridiventava “il presidente” e donna Rachele fingeva di essere mamma e sposa felice.
E invece sull’acciottolato dietro al Pantheon Shirin e Fela, vinta la diffidenza, mi mostrano in un sacchetto il bottino che hanno diviso dalla spazzatura: bottoni, chiodi, centesimi di euro con il ramato che “è diventato più nero di me”, dice Fela ridendo.
E poi due matite, una cintura, una copia di una rivista inglese, mozziconi di sigarette che “forse possono essere riciclati”, un foulard bruciacchiato, due scarpe “come dite voi?… mismatched “. Ma in Somalia non si parlava italiano? “Ormai inglese, più di italiano”.
Fela pulisce col dito due monetine, quindi ci soffia sopra, e di nuovo ride. Hanno pure lavato: dove prendete l’acqua? Tengono due bidoni che riempiono alla fontana. Chiedo: ma c’è acqua nella fontana di piazza del Pantheon? Ridono.
“In bidone c’è piccolo buco, e dunque bisogna fare svelto”. Fela è incespicato e si è fatto male a un piede, il suo amico Taharka, che è riuscito a raggiungere l’agognata Berlino, gli ha detto che in Europa ci sono città dove i marciapiedi non sono sconnessi, non sono dissestati e dunque non si cade anche se non si guarda per terra. Gli dico che anche in Italia ci sono città con i marciapiedi curati come parquet.
C’è una donna che li vorrebbe cacciare perchè “ha paura di noi”, ma un’altra li aiuta: “Signora Lina sta lì al quarto piano, e guarda cosa mi ha regalato: carte per giocare a briscola”.
Dove l’hai imparato? “Nella piazza di Lampedusa”. Ehi – gli dico – lo sai che sono trentanove? Dalla tasca ne tira fuori una posticcia, c’è scritto “7” e sotto “spade”.
All’Esquilino, che un reportage ormai classico di Michele Masneri (Rivista Studio) ha ribattezzato “la Roma sorrentina” perchè ci vivono, oltre a Paolo Sorrentino, Matteo Garrone e Claudio Santamaria, Sergio Monteleone, Willem Dafoe e la moglie Giada Colagrande, il ministro Franceschini e davvero tanti giornalisti- scrittori, all’Esquilino dunque, che è il quartiere etnico del degrado e perciò della “grande monnezza”, recluto un cicerone in questa nuova arte d’arrangiarsi.
Per la verità lo conoscevo già , si chiama, come ho detto prima, Ayodele, mangia alla Caritas di piazza San Martino ai Monti, non so dove dorme. Mi mostra la casa- guscio dove un’immigrata vive rasoterra, in piazza Santa Maria Maggiore, meno di un metro di altezza, poco più di due metri di lunghezza: plastica e cartoni, ma rivestiti da una vecchia copertura impermeabile, di quelle che si usano per le automobili.
Più che tollerata, la signora è protetta dagli abitanti del quartiere, è uno strano paesaggio umano di fronte a Santa Maria Maggiore, che è una delle basiliche più belle del mondo, e pochi sanno che dentro c’è anche una cappella di Michelangelo, ma è sempre transennata per impedire ai clochard di sistemarsi sui gradini di Dio.
La storia delle abitazioni talvolta è più interessante di quella delle persone, qui prima ci ha vissuto un ungherese, dentro ci si possono pure stendere i panni.
Non me la fanno visitare, mi incuriosisce l’arredamento, è un mondo in miniatura, spazio vitale, astuccio per la privacy nel territorio della sopravvivenza vicino alla stazione Termini, dove sotto le volte in travertino dell’architetto fascista Angiolo Mazzoni, l’imprenditore Umberto Montano ha replicato il Mercato centrale di Firenze, un’immensità di bancarelle di cibo d’eccellenza.
La sera in via Giolitti distribuisce quel che gli rimane ai barboni che dormono per terra.
Ayodele mi spiega che gli abitanti delle strade di Roma si dividono in stabili e occasionali, e che tra loro si combattono. E ovviamente i più deboli e i più malati soccombono.
Parla senza allegria, è un vagabondo che non crede alla mitologia dei vagabondi buoni, “qui c’è di tutto – dice – ma dove si perde la dignità è facile diventare cattivi”. Mi presenta Asad che però non mi vuole parlare: specie d’estate fa il bagnapiante, non d’appartamento, ma davanti ai bar, ai ristoranti, ai negozi: pretende di curarsi del suolo pubblico.
Ci sono locali che, assediati dalla sporcizia e dal degrado, hanno lo spazio come ossessione e lui porta via foglie e fiori appassiti, chele di granchi secche, scatole. È veloce, attento, triste.
Ci sono due ragazzi neri che hanno strappato anche l’erba che spunta qui e là tra i sampietrini nei vicoli attorno a piazza Farnese e Campo de’ Fiori: “Non abbiamo fatto guadagno”. Ora vorrebbero ripulire i graffiti, ci hanno provato a Trastevere, suonano ai citofoni, chiedono: “Finora nulla, solo simpatia e il consiglio di non provarci”.
Al supermercato Conad invece c’è un ragazzo piccolo e timido, che si avvicina molto discretamente ai clienti mentre i prodotti scorrono sul rullo, offre di metterli dentro le borse di plastica, accompagna le signore alla macchina, vive di mancia ma non la chiede. E c’è una ragazza che all’Esquilino si precipita a raccogliere la cacca dei cani. Ci vuole gentilezza, tecnica, rapidità . Ma è lavoro?
Di sicuro, nella Roma spietata del degrado non c’è solo il mondo che si dissipa, nè solo quello che delinque, le bande dei minorenni di Termini, dei borseggiatori e degli scippatori. Ci sono anche questi amabili lavastrade e i raccoglitori di cacche.
Ecco, nella nuova geografia civile non è facile capire se siano un prologo o un epilogo, avanguardie da marciapiede o avanzi da marciapiede.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
CONVOCATO DAI GIUDICI, SMENTITE VOCI SUL FERMO DELLA MOGLIE
Franà§ois Fillon sarebbe stato convocato dai giudici istruttori nell’ambito dell’inchiesta che riguarda gli impieghi dati a sua moglie Penelope e a due dei suoi figli, il cosiddetto Penelope-gate.
E’ questo il motivo della sua rinuncia alla visita al Salone dell’Agricoltura. Lo scriveva di primo mattino il sito del Journal du Dimanche. Non solo.
Quasi in contemporanea circolavano voci, poi smentite, che la moglie Penelope fosse già “in stato di fermo”.
“E’ a casa e sta benissimo” ha poi tagliato corto una fonte “molto vicina” alla famiglia citata da Le Figaro e anche fonti giudiziarie hanno confermato che le indiscrezioni su madame Fillon in manette erano false. Ore concitate.
E anche se Bruno Retailleau, portavoce di Fillon minimizza: “Ma certo che è ancora candidato”, di ora in ora si moltiplicano voci e pressioni sul suo prossimo ritiro dalla corsa presidenziale.
E Le Figaro va oltre, scrive che i coniugi Fillon hanno entrambi ricevuto una convocazione dei giudici rispettivamente per il 15 e 18 marzo.
Lo stesso Fillon, vincitore delle primarie del centrodestra di novembre, ha parlato in queste ultime ore con i principali esponenti dei Rèpublicains, tra cui Alain Juppè, il secondo classificato alle primarie, e Nicolas Sarkozy.
Juppè, che molti indicavano come potenziale piano ‘B’ nel caso di un ritiro di Fillon dalla corsa all’Eliseo, ha confermato il colloquio, ma ha detto che “in questo momento della giornata” non intende esprimersi.
Convocati questa mattina nel quartier generale di Fillon anche diversi altri esponenti del partito come Xavier Bertrand, Valèrie Pècresse, Gèrard Larcher.
E intanto lo staff ha annunciato che il candidato all’Eliseo dei Repubblicani incontra la stampa a mezzogiorno nel suo quartier generale di Parigi, non distante da Porte de Versailles, dove si svolgeva il Salone dell’Agricoltura, tappa cruciale per qualsiasi candidato politico.
Certamente Juppè sarà presente al fianco di Fillon, ma non è stata confermata la presenza dell’ex presidente Sarkozy.
L’annuncio della convocazione dai giudici ha sorpreso il team del candidato, da settimane in difficoltà per lo scandalo degli impieghi fittizi assicurati alla moglie e ai due figli, ma dato sempre in corsa per le presidenziali di aprile e maggio anche perchè i sondaggi lo davano in grado di sconfiggere la candidata del Fronte nazionale, Marine Le Pen.
Nei giorni scorsi lo stesso Fillon aveva denunciato apertamente “un clima di quasi guerra civile” che si è sviluppato attorno alla sua campagna presidenziale, accusando il governo di non fare nulla per contrastarlo.
Ma nei guai giudiziari c’è anche per Marine Le Pen, la presidente del Front National, anche lei candidata per l’Eliseo che nei giorni scorsi ha deciso di sfidare le toghe, non rispondendo alla convocazione per un interrogatorio nel quadro di un’inchiesta analoga, incarichi fittizi dati ai suoi assistenti parlamentari a Strasburgo.
Per il momento ad uscire indenni dalla tempesta che si abbatte sulla campagna delle presidenziali francesi sono Emmanuel Macron, con il suo “En Marche”, ufficialmente alleato con il centrista Francois Bayrou e il candidato socialista e molto gauchiste, Benoà®t Hamon.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
INTERESSI E RAPPORTI CON IL CONSULENTE-ALTER EGO ITALO BOCCHINO
Esisteva “un sistema Romeo” con proiezione sistematica a penetrare e corrompere “il tessuto della
pubblica amministrazione”.
Così finisce agli arresti per il maxi appalto Consip, su richiesta della Procura di Roma, Alfredo Romeo: ovvero, il re degli appalti, il dominus delle commesse pubbliche – dalle gestioni degli immobili alle pulizie in uffici giudiziari ed ospedali.
Per il capo del colosso imprenditoriale con radici a Napoli, è il secondo arresto in 9 anni: Romeo fu infatti travolto dall’indagine napoletana sul Global Service, ma poi ne uscì assolto dopo sei anni di processo.
Con questo nuovo scenario, basato su relazioni con vertici politici e un presunto traffico di influenze che vede indagati anche figure eccellenti – per rivelazione di segreto d’ufficio, sono sotto inchiesta il ministro Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette e il generale Saltalamacchia; e per traffico di influenze , Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier – si spalancano per Romeo di nuovo le porte del carcere. In queste ore è scattato il trasferimento di Romeo, arrestato dai carabinieri di Napoli e del Noe, dalla sua casa di Posillipo a Regina Coeli.
Sul mega appalto della Consip, 2,4 miliardi di cui Romeo si era aggiudicato tre lotti , si basa l’impianto accusatorio della Procura di Napoli , con le indagini dei pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano, coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice. Impianto poi in gran parte trasferito ai pubblici ministeri della capitale, dove il fascicolo corposo è finito sulla scrivania del pm Mario Palazzi, che guida l’inchiesta con il coordinamento del procuratore aggiunto Paolo Ielo.
Nella mega inchiesta figurano i molteplici interessi e le reti di rapporti intessuti da Romeo con il suo consulente-alter ego Italo Bocchino, anch’egli indagato e questa mattina perquisito.
Dalla Consip a Grandi Stazioni, dall’Inps a un investimento immobiliare in Salento. Di questi e di altri affari si occupava come mediatore anche Carlo Russo, imprenditore toscano del settore farmaceutico legatissimo ai genitori di Matteo Renzi.
Altre verifiche degli inquirenti hanno riguardato false fatturazioni che potrebbero essere state utilizzate per accumulare provviste di presunte tangenti.
Gli uffici di Romeo sono stati intercettati per mesi dalla procura napoletana sia con il virus Trojan sua con metodi tradizionali e perfino sui balconi di alcune stanze romane. I carabinieri del Noe hanno tra l’altro recuperato, nella discarica di Roma, i ‘pizzini’ strappati e poi ricomposti, con appunti che recavano tracce, secondo gli inquirenti, di dazioni di denaro, accordi illeciti e favori di varia natura
(da “La Repubblica”)
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Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA SUGLI APPALTI DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA VEDE INDAGATI ANCHE IL MINISTRO LOTTI, IL GENERALE DEL SETTE E IL PADRE DI RENZI
L’imprenditore campano Alfredo Romeo è stato arrestato questa mattina dai carabinieri e dalla guardia di Finanza in relazione ad un episodio di corruzione nell’ ambito dell’ inchiesta Consip. In questo momento è a Napoli e lo stanno portando al carcere romano di Regina Coeli.
Le accuse traggono origini dalle dichiarazioni dell’alto dirigente della Consip Mario Gasparri, interrogato a dicembre dai pm di Napoli, Henry John Woodcock e Celeste Carrano. Gli atti sul filone Consip sono stati poi trasferiti per competenza territoriale alla Procura di Roma.
Il provvedimento è stato eseguito dal comando Carabinieri tutela ambiente, dai militari dell’ Arma di Napoli e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Napoli.
Parallelamente, su disposizione dei pm di Napoli, scatta anche la perquisizione per Italo Bocchino, consulente e alter ego.
L’arresto dell’imprenditore è l’ultimo sviluppo del fascicolo d’indagine, aperto dalla Procura di Napoli e trasferito per competenza a quella di Roma, sulla corruzione in relazione agli appalti della Consip, la società per azioni del ministero dell’Economia incaricata dell’acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche.
Il lavoro degli inquirenti ha prodotto sin qui anche l’iscrizione nel registro degli indagati di Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante il governo Renzi e attuale ministro dello Sport, per rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento, del comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, del comandante della Legione Toscana dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia e del padre di Matteo Renzi, Tiziano, per il reato di traffico di influenze illecite.
(da agenzie)
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