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SONDAGGI IXE’ E INDEX: SALGONO M5S E FORZA ITALIA, SCENDONO LEGA E FDI

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

M5S 27,9%, PD 26,4%, FORZA ITALIA 12,8%, LEGA 12,2%, FDI 4,9%, DP 4,3%, SIN ITAL 2,9%, , NCD 2,5%

Pd impantanato, Cinquestelle che metro dopo metro incrementano il proprio vantaggio.
La tendenza dell’ultimo mese è confermata dai sondaggi di Ixè e di Index Research, diffusi da Agorà  (Rai3) e PiazzaPulita (La7).
Come tutte le rilevazioni di questo tipo il margine d’errore è intorno al 3 per cento e quindi conta non tanto il risultato “alla lira”, quanto la tendenza che in questo caso dura ormai da un mesetto.
L’ultima settimana, in particolare, è stata quella del caso della mancata decadenza di Augusto Minzolini, salvato grazie al contributo determinante di una parte di senatori del Pd.
Per l’istituto di Roberto Weber, dunque, il M5s è al 27,9 (trend con segno più, +0,4) e distacca di un punto e mezzo il Partito Democratico (che perde lo 0,1). A seguire Forza Italia con il 12,8, la Lega Nord con il 12,2 e Fratelli d’Italia con il 4,9.
Nel campo del centrosinistra sale di poco (0,1) il Movimento Democratici e Progressisti che questa settimana è dato al 4,3, mentre Sinistra Italiana è data al 2,6, non lontano dalla soglia di sbarramento della legge elettorale attualmente in vigore. Poco sotto Ncd che ora si dovrebbe cominciare a chiamare col nome nuovo, Alternativa Popolare.
Per Index, istituto guidato da Natascia Turato, la forbice tra M5s e Pd è ancora più ampio e arriva fino a oltre 5 punti percentuali, con i Cinquestelle a sfiorare il 31 e i democratici che perdono poco, ma restano impalati intorno al 25.
Anche qui appare chiaro che tanta parte del bacino elettorale se ne sia andato con l’Mdp, accreditato ancora del 4 per cento anche se con una tendenza settimanale in discesa.
Sempre nell’area di centrosinistra c’è il 2,5 di Sinistra Italiana e l’1 per cento del Campo Progressista di Giuliano Pisapia, entrambi stabili
Quanto al centrodestra, si nota un incremento dell’ala moderata di Forza Italia e un ribasso dei due partiti chiamiamoli “sovranisti”, Lega Nord e Fratelli d’Italia.
I berlusconiani tornano così a essere la prima forza del centrodestra con il 12,7, di poco davanti al Carroccio, mentre il partito di Giorgia Meloni resta al 5. F
uori soglia di sbarramento l’Alternativa Popolare di Alfano, al 2,5.
Ixè ha misurato come al solito anche la fiducia nel governo e nei leader: l’esecutivo risale di un punto in una settimana (è al 24 per cento), mentre l’indice di gradimento per il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stabile al 27.
Matteo Renzi scende dal 25 al 24.
Più interessante, per l’ex premier, appare la conferma delle tendenze in vista delle primarie del Pd con Renzi dato al 55 per cento (in leggero aumento) e i suoi avversari parecchio staccati: Orlando è al 17 (e perde 3 punti), Emiliano al 13 (stabile).
Tre su 4 hanno paura di attentat
Infine entra tra i quesiti di Ixè anche il terrorismo, perchè l’attualità  lo richiede. Nei giorni dell’attacco a Londra, il 75% degli italiani teme atti terroristici nel nostro Paese.
La percentuale, molto alta, rispecchia lo stato d’animo di paura dei nostri connazionali, che da due anni l’istituto sonda.
A gennaio 2015, pochi giorni dopo l’attentato a Charlie Hebdo, era il 72% a temere atti terroristici in Italia; ad aprile 2016 (subito dopo l’attentato di Bruxelles) la quota era del 78%.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TRAVAGLIO E L’ALLEANZA M5S-BERSANI

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DEL “FATTO” AUSPICA UN PATTO TRA GRILLO E MDP CON UN “PROGRAMMA SERIO E REALISTICO”

Nell’editoriale di oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio prende sul serio le parole di Pierluigi Bersani a proposito di un avvicinamento al MoVimento 5 Stelle per scongiurarne la deriva a destra e la probabile alleanza con Meloni e Salvini dopo le elezioni.
E arriva a spingersi più in là , proponendo un patto con MDP per scrivere programmi seri, realistici e almeno in parte compatibili già  prima delle elezioni
Travaglio parte da un dato di fatto difficilmente confutabile, ovvero che, secondo i sondaggi odierni (ad esempio quello di Demopolis per Otto e Mezzo), sono possibili solo due maggioranze (in realtà , quasi-maggioranze) alla Camera: una è quella formata da M5s, Fratelli d’Italia e Lega Nord che porterebbe 309 deputati; l’altra è quella che vede in campo Partito Democratico, Forza Italia, MDP, AP e altri delle minoranze linguistiche.
Segnala poi che la situazione di Luigi Di Maio (o del candidato premier dei 5 Stelle) il giorno dopo le elezioni potrebbe essere simile proprio a quella che dovette affrontare Bersani nel 2013, quando il PD arrivò primo ma non vinse: ovvero il suo partito era quello che disponeva del maggior numero di deputati e senatori, ma questi non bastavano per avere la maggioranza in entrambe le Camere.
La scena si ripeterebbe tale e quale dopo l’eventuale incarico a Di Maio. Il quale, se i 5 Stelle prendessero più voti di tutti, dovrebbe concordare prima con qualcuno degli altri partiti, se non la lista dei ministri, almeno il programma.
Ed è evidente che dovrebbe scegliere se farlo con la nuova sinistra (semprechè Mdp, SI, Possibile e Pisapia si mettano insieme) o con la veterodestra di Salvini & Meloni. Semprechè, si capisce, sia la nuova sinistra sia la nuova destra fossero disponibili a parlare con lui.
Salvini (ti pareva… ha già  detto di sì, ma Grillo ha ufficialmente rifiutato qualsiasi contatto perchè la Lega è una diretta concorrente. Almeno fino ad elezioni avvenute.
Sostiene Travaglio (e qui non sbaglia, almeno per i due terzi dell’elettorato) che la base grillina è molto più vicina ai valori della sinistra tradita (ambientalismo, lotta alle mafie e alla corruzione, legalità , beni comuni, protezione sociale, pacifismo) che a quelli della vetero destra.
E dice che un’alleanza con la “nuova destra” di Salvini e Meloni (il patto di Neanderthal) sarebbe invisa ai tanti parlamentari grillini che vengono e verranno dal Sud.
E qui sta il vero problema del disegno che ha in mente Grillo e i suoi burattinai   esteri: allearsi con la becerodestra creerebbe una profonda spaccatura del movimento, quanti deputati non lo seguirebbero in questo suicidio politico?
Con una maggioranza M5S-Lega-Fdi i grillini non dovrebbero perdere neanche uno dei 195 deputati di cui i sondaggi li accreditano, ma il rischio è di vederne sparire almeno la metà .
D’altro canto però c’è la questione dei numeri. Ovvero la possibilità  (meglio dire la quasi certezza) che MDP non possa fungere da ago della bilancia alla Camera come al Senato perchè le percentuali che oggi le vengono attribuite dai sondaggi sono troppo basse.
Dunque, anche se il dialogo col M5S andasse in porto, i suoi voti non basterebbero a fare maggioranza. In ogni caso, tutti questi “se ”e “ma” lasceranno il tempo che trovano fino alla sera delle elezioni: prima, nessuno avrà  interesse a scoprire le carte per non regalare voti agli avversari.
Una cosa però, se davvero fossero interessati almeno a provarci, i 5Stelle e la nuova sinistra potrebbero fare subito, di qui alle elezioni: scrivere programmi seri, realistici e almeno in parte compatibili. E smussare le rispettive proposte dalle punte più impraticabili, velleitarie e ideologiche.
Ma Travaglio sembra far finta di non sapere che gli imput della azienda Grillo-Casaleggio sono ben altri e per realizzarli hanno bisogno di 195 deputati “soldatini”.

(da NextQuotidiano)

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PEDEMONTANA VENETA, LA NUOVA TASSA LEGHISTA PER COPRIRE IL FALLIMENTO DEL PROJECT FINANCING

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

ZAIA PATACCARO COME MARONI: I PROJECT ALLA PADANA NON SONO STRUMENTI PER REALIZZARE OPERE PUBBLICHE CON RISORSE E RISCHI PRIVATI, MA SOLO CREATORI DI DEBITO OCCULTO PER LE CASSE DELLO STATO

Questi esempi dimostrano che i project financing (farlocchi) italiani non sono strumenti per realizzare opere pubbliche con risorse e rischi privati, ma “creatori di debito occulto” per le casse dello Stato.
Per continuare a finanziare la Pedemontana veneta, 94 km con un costo stimato di oltre tre miliardi di euro, la Regione Veneto vuole introdurre un’addizionale Irpef “temporanea” per i suoi cittadini in alternativa all’aumento dei futuri pedaggi (che sarebbero già  doppi rispetto a quelli della media nazionale).
Il motivo? L’aumento dei costi dell’opera, frutto di previsioni sbagliate e sottostimate. La tassa regionale, però, stravolgerebbe il senso del project financing con il risultato contrario rispetto agli obiettivi per i quali è nato, cioè di far pagare agli utilizzatori l’autostrada e non a tutti i cittadini veneti come si prospetta con questa tassa.
Eppure il project financing doveva essere approvato solo se avesse avuto una base di fattibilità  economica.
Ora, invece, il committente pubblico (Regione e Stato) deve spiegare “perchè” quest’opera ha avviato la sua realizzazione “come se fosse” un project financing: è evidente che il fine è stato solo per poter dire, sul piano politico, che l’infrastruttura si sarebbe realizzata con finanziamenti privati.
Con la recente invenzione del canone di disponibilità  e della tassa, Zaia garantisce la remunerazione alla società  concessionaria Sis mentre la Regione e lo Stato si accollano tutto il rischio dell’opera, come se l’avessero realizzata con un appalto tradizionale.
In tal modo è venuta meno un’altra ragione per il ricorso al project financing: minimizzare le risorse pubbliche impegnate e non far ricadere totalmente l’investimento sulla spesa pubblica.
È evidente che, al netto di ogni considerazione ambientale, il progetto non aveva basi di fattibilità  economica perchè il committente ha voluto fin dall’inizio sgravare la società  concessionaria dal rischio imprenditoriale, accollandolo tutto alla mano pubblica, compreso il nuovo prestito di 300 milioni richiesto alla Cassa depositi e prestiti.
La Pedemontana veneta, come era stata pensata, non serve più visto che è stato ammesso che dai 33mila veicoli giornalieri previsti si passerà  (forse) a 18mila.
Così, anzichè studiare una via d’uscita, ad esempio una riduzione della lunghezza della tratta e la riduzione delle carreggiate, con minor consumo di suolo e minori costi, si vuole proseguire su una strada fallimentare.
Strada che ha aperto uno strascico legale con l’inevitabile ricorso di Salini, secondo classificato nella gara del 2009, che ora denuncia come, per dirla chiaramente, le carte in tavola non si possono cambiare:
Salini ha denunciato come che il Consorzio Sis non stia adempiendo ai suoi obblighi di convenzione e non stia riuscendo neppure ad acquisire le risorse finanziarie che era tenuto a reperire per realizzare l’opera nel rispetto della convenzione sottoscritta.
Il tutto mentre la Pedemontana lombarda, 87 km di asfalto per un costo di 4,6 mld di euro, è ferma da due anni a un terzo dell’opera.
Qui, il miracolo di portare avanti i lavori è stato chiesto a Antonio Di Pietro.
Quella dell’ex magistrato di Mani pulite è l’ultima, disperata carta che gioca il governatore lombardo Roberto Maroni per un’opera impossibile da realizzare per motivi finanziari e ambientali: l’ultimo piano finanziario, approvato dal Cipe nel 2014, non prevedeva che dopo un aiuto di 350 milioni di defiscalizzazione anche la recente garanzia “rischio traffico” (di 450 milioni) per la realizzazione della Pedemontana lombarda.
Tariffe troppo alte e traffico pendolare e residenziale (di corto raggio) tengono distanti automobili e tir rendendo impossibile l’equilibrio del piano finanziario a pochi mesi dall’apertura di 22 km di rete.
In Veneto come in Lombardia non servono nuove autostrade ma l’eliminazione dei “colli di bottiglia” e una buona gestione e manutenzione della rete esistente.
La foglia di fico del project financing non tiene più per le due “bandiere federaliste” autostradali di Veneto e Lombardia: per andare avanti ci vorranno ancora nuovi aiuti e nuove garanzie di Stato.
Teem e Brebemi, le nuove autostrade lombarde, sono la prova del fallimento: tristemente vuote, non incassano neppure i pedaggi sufficienti per pagare le spese di gestione, facendo restare i debiti da pagare sul groppone pubblico.
Questi esempi dimostrano che i project financing (farlocchi) italiani non sono strumenti per realizzare opere pubbliche con risorse e rischi privati, ma “creatori di debito occulto” per le casse dello Stato.
L’unico risultato raggiunto: disperdere ricchezza anzichè crearla con opere più utili.

Dario Balotta
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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QUANDO LO SPEZZAFEMORI CONFALONIERI PARLAVA DAL BLOG CINQUESTELLE

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL PRIMARIO DI ORTOPEDIA DELL’OSPEDALE PINI, ARRESTATO PER TANGENTI E LESIONI SUI PAZIENTI, E’ STATO OSPITATO SUL BLOG DEL M5S DI MILANO… MA NON ERANO CONTRO LA KASTA?

L’arresto del primario di ortopedia dell’ospedale Gaetano Pini di Milano, Norberto Confalonieri, che raccontava di aver “provocato la rottura di un femore a una paziente 78enne, operata” nella struttura pubblica, “a suo dire per ‘allenarsi’ con la tecnica d’accesso anteriore ‘bikini’” in vista di un “intervento privato” ha suscitato indignazione e scalpore.
Pochi sanno però che il dottor Confalonieri nel 2010 era stato intervistato dal blog www.5stellemilano.org, al riguardo della chirurgia ortopedica computerizzata.
Fu lo stesso Confalonieri, infatti, a pubblicare il video dell’intervista sul suo profilo YouTube. Il video è ancora on-line.
Non solo la famigerata TV di Stato, quindi, massacrata dai grillini dopo l’arresto del professionista, aveva dato ampio spazio al chirurgo arrestato e accusato di essere “al soldo delle multinazionali e della Casta”, ma pure il blog grillino di Milano.. Sembrano ignorarlo – o glissare sapientemente al riguardo – anche gli stessi consiglieri regionali pentastellati lombardi che, indignati sull’accaduto, hanno attaccato in una dichiarazione la Regione Lombardia.
Sulla sovraimpressione, insieme al simbolo del MoVimento 5 Stelle, si vede l’indirizzo internet www.5stellemilano.org, che però non è più attivo.
Secondo quanto si legge, dal 6 dicembre 2010 il sito doveva essere il sito della lista civica del MoVimento 5 Stelle Milano e in effetti anche l’intervista hostata su Youtube risale al 10 dicembre 2010.
È probabile quindi che l’intervista sia stata pubblicata e che il relativo post sia sparito quando è scaduto il dominio.
Considerando che i pm hanno parlato di spazi pubblicitari comprati dalle multinazionali del farmaco per sponsorizzare il dott. Confalonieri, sarebbe interessante sapere se anche questo spazio è stato assegnato dai grillini milanesi on seguito a un regolare contratto pubblicitario o meno, e a nome di chi.

(da agenzie)

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IL M5S CORRE IN AIUTO DI PUTIN E DEL DIRITTO DEI RUSSI DI DIFFONDERE BUFALE SUL WEB

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA FARSA DEL “LIBRO BIANCO PER L’EUROPA” COMPOSTO DA SOLE 15 PAGINE… I NETWORK RUSSI DIFFONDONO LE BALLE GRILLINE, COME SI FA A NON RESTITUIRE LORO LA MARCHETTA?

Ilario Lombardo sulla Stampa racconta oggi un dettaglio molto significativo del Libro Bianco per l’Europa presentato ieri dal MoVimento 5 Stelle e che ha già  causato un piccolo incidente diplomatico con un inviato di Arte, tv franco-tedesca, che chiedeva dove fosse il libro visto che si trattava di 15 pagine.
Il quotidiano invece nota la posizione presa dal M5S su Putin e sulla propaganda europea:
E’ scritto a chiare lettere a pagina 11 del “Libro a 5 Stelle dei cittadini per l’Europa”: «Abolizione dei finanziamenti destinati alla propaganda Ue (moneta unica, propaganda contro la Russia, fake news e altro)».
Il libro, illustrato ieri a Roma dall’onnipresente Luigi Di Maio, è una summa del grillo-pensiero sull’acciaccata Unione: reddito di cittadinanza europeo, no all’esercito comune, revisione dei vincoli economici contenuti nei trattati e del regolamento di Dublino sui richiedenti asilo, referendum sull’euro.
Insomma, il ricettario di soluzioni che il M5S ha via via costruito negli anni.
E così non potevano mancare anche i sentiti richiami alla Russia contro la quale l’Europa sta combattendo una battaglia di egemonia culturale.
Alla ribadita rimozione delle sanzioni a Mosca, i grillini aggiungono anche il taglio dei fondi destinati alla lotta contro la propaganda anti-Ue.
Il riferimento è alla risoluzione, passata a maggio 2016, «sulla comunicazione strategica dell’UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi».
Lombardo fa notare che, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, nel libro bianco è citata anche la strategia mediatica di Putin:
I grillini, cultori del web come mondo parallelo dove le idiozie hanno lo stesso diritto di cittadinanza delle notizie, votarono contro quello che definirono il «MinculPop made in Europe» che «dietro il sostegno alla stampa indipendente autorizzerebbe le ingerenze per censurare le notizie scomode».
In realtà , i timori sulla strategia mediatica di Vladimir Putin è citata chiaramente al punto 4 della risoluzione dove «si riconosce che la Russia ha impiegato in modo aggressivo un’ampia gamma di strumenti e meccanismi, come fondazioni speciali (Russkiy Mir), stazioni televisive multilingue (Russia Today, RIA Novosti), agenzie d’informazione (Sputnik), gruppi sociali e religiosi (compresa la Chiesa ortodossa), social media e troll della Rete per sfidare i valori occidentali, dividere l’Europa, raccogliere sostegno».
È il network di propaganda filo-russa che da sempre dà  grande spazio ed esalta i politici del M5S, siti online ricambiati con comode interviste dove alla fine si ripete che la Russia deve tornare a essere un alleato.

(da “NextQuotidiano“)

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INTERVISTA A GIUSI NICOLINI: “LAMPEDUSA ACCOGLIE TUTTI, QUINDI ANCHE SALVINI E’ IL BENVENUTO”

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA SINDACA: “ALTRO CHE SIMBOLO DEL FALLIMENTO UE, IL NOSTRO E’ UN MODELLO D’UMANITA’ DA SEGUIRE”… “NON ABBIAMO AVUTO PAURA DI QUANDO MARONI RESE L’ISOLA UN CARCERE A CIELO APERTO CON 7.000 PERSONE A TERRA COME CANI RANDAGI, NON CI SPAVENTA CERTO LA RETORICA DI SALVINI”

«Senta. La mia comunità  non ha avuto paura nel 2011 quando, con al governo il ministro Maroni, l’isola diventò un carcere a cielo aperto: oltre 7 mila tunisini lasciati qui, per terra, come cani randagi. E ora dovremmo avere paura della retorica di Salvini? Venga pure, è il benvenuto».
Giusi Nicolini, 56 anni e da cinque sindaco di Lampedusa, lascia aperte le porte del suo ufficio, poco distante dal porto. «Non so se vorrà  vedermi, io domani sarò qua».
Salvini ha scelto Lampedusa come «simbolo del fallimento europeo». Cosa ne pensa sindaca Nicolini?  
«Troverà  un’isola dignitosa, pronta ad accoglierlo».
In un altro contesto, a Napoli, l’uscita del leader leghista non è andata benissimo..  
«La libertà  di movimento è un principio costituzionale. Come pure la libertà  di manifestare e protestare nei limiti della legalità , non lanciando pietre..».
Significa che si aspetta delle proteste dai lampedusani?  
«Non credo ci saranno problemi di ordine pubblico. Ma mi ricordo ancora le scritte “Assasini, vergogna”, contro il presidente della Commissione europea Barroso e il ministro Alfano nel 2013, poco dopo la grande strage dei migranti».
Era il 3 ottobre 2013, morirono 368 persone. Pochi giorni dopo lei disse che «la Lega doveva essere spazzata via»…  
«Ero in un collegamento tv dal porto. In studio c’era proprio Salvini che aveva appena definito “clandestini” i morti in mare, pure i bambini. Non potevo permettere che quello sproloquio continuasse».
Da allora, però, le parole di Salvini sui migranti non sono cambiate molto. Non c’è il rischio che faccia dell’isola un palcoscenico elettorale?
«Sì, la conosco questa strategia politica ma magari da qui si accorgerà  anche lui che dire frasi come “respingiamo i barconi” o “chiudiamo questa rotta” non hanno alcun senso. Mi spieghi lui, altrimenti, come si fa a chiudere il mare».
Insomma, l’unica via rimane quella dell’accoglienza?  
«Certo, un’accoglienza non basata sull’emergenza ma fatta con politiche di lungo periodo. I numeri sono gestibili per un continente come l’Europa».
Quanti migranti ospitate?  
«In questi giorni una media di 500 persone al giorno. L’isola non è “invasa”, ci sono turisti, e anche nei momenti di maggiore pressione ha saputo reagire alla grande: altro che fallimento, Lampedusa dovrebbe essere un modello europeo. Anzi, Salvini avrebbe dovuto venire prima per rendersi conto dell’umanità  dei lampedusani».
Renzi ha detto che questa umanità  potrebbe migliorare Salvini. Anche perchè, ha aggiunto, «peggiorarlo, in questo campo, sarebbe un’impresa»…  
(Ride, ndr.)
«Condivido che servirebbe metterci molto impegno. Ma sono fiduciosa».

Davide Lessi
(da “La Stampa”)

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FLAVIO INSINNE E IL BUON SENSO: “IO STO CON GLI OPPRESSI, ODIO LA DOPPIA MORALE: SE E’ PER NOI, VOGLIAMO TUTTO SUBITO, SE RIGUARDA GLI ALTRI, CHI SE NE FREGA”

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL VIDEO DELLA SUA INTERVISTA A CARTABIANCA DIVENTA VIRALE…”ABBIAMO ESPORTATO MALAVITA ORGANIZZATA IN TUTTO IL MONDO, ORA DAVANTI A UNA MAMMA CON UN BAMBINO IN BRACCIO DICIAMO ‘RIMANDIAMOLI VIA'”

Così equo e solidale da diventare virale. Sarà  che non tutti sapevano che Flavio Insinna è impegnato da sempre nel volontariato con generosità  e costanza, sarà  che non t’aspetti di vederlo fra Debora Serracchiani e Maurizio Landini a cartabianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer su RaiTre, sarà  che ha detto cose di buon senso, alla fine il video del suo intervento sta facendo il giro del web.
Dal primo slancio verso “l’altro” quand’era bambino a scuola con suor Virginia alla sua attività  con la Comunità  di Sant’Egidio, ai nuovi poveri che “non sono solo migranti che vengono da ogni parte del mondo ma anche italiani separati che si ritrovano a vivere due solitudini, lui che dorme in macchina e cerca lavoretti a Roma e la moglie con i figli in un’altra città “, un intervento appassionato su temi sensibili come occupazione, immigrazione, razzismo, solidarietà  passando dalle mafie ai siriani alle citazioni di Enrico Berlinguer.
L’aiuto. “Mi piacerebbe che questo paese trovasse, o ritrovasse, la necessità  di aiutarsi, così come sente il bisogno di respirare e di bere”.
L’emergenza. “Si capisce che la vera emergenza è la guerra, non chi arriva o quanti ne arrivano o da dove arrivano”.
L’amicizia. “Questo Paese, che è meraviglioso per altre cose, è malato di solitudine e di indifferenza. L’unica cura è l’amicizia”.
La malavita. “Noi abbiamo esportato malavita organizzata in tutto il mondo. Adesso arrivamno delle mamme con i bambini in braccio e noi diciamo: no, rimandiamoli via”
Gli oppressi. “Se voi dividete il mondo in italiani e stranieri, io lo divido in oppressi e oppressori. Io starò con gli oppressi tutta la vita. E un siriano ti dirà  ‘io voglio tornare a casa mia’, ma non ci può tornare”.
Il chissenefrega. “A me non spaventa l’Europa a due velocità , mi spaventa l’Italia, perchè sono italiano con grandissimo senso di appartenenza, a me spaventa la doppia velocità  della nostra morale. Se è per noi, vogliamo tutto subito. Se la colpa è nostra: mah… forse non c’ero… adesso guardo… Quando è l’altro, l’altra velocità  è quella del chissenefrega. Quando è per noi, vogliamo tutto. Per gli altri no. Io non voglio vivere in questo Paese, voglio vivere in un Paese gentile che aspetta chi arriva tardi.
La citazione. “Guardi (a Bianca Berlinguer, ndr), io lo so che lei si imbarazza quando cito suo padre, ma suo padre diceva che ci si salva e si va avanti solo tutti insieme. Da soli sarà  una disgrazia.

(da agenzie)

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LA SQUALLIDA FIGURA DEL PARLAMENTO ITALIANO CHE OFFENDE LE VITTIME DI LONDRA

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

I DEPUTATI CHE URLANO “NO” AL MINUTO DI SILENZIO CHIESTO PER LE VITTIME PERCHE’ AVEVANO FRETTA DI USCIRE

“Noo!”: è l’urlo che si sente nell’Aula della Camera quando la presidente Laura Boldrini annuncia di accingersi a tenere “una commemorazione” delle vittime dell’attentato di Londra prima dell’ultima votazione della giornata.
Un attimo prima di indire la votazione finale sul DL terremoto, Boldrini dice: “Ora dobbiamo fare una commemorazione…”.
Ma in tanti, spazientiti, non la lasciano finire e urlano “noo!”, probabilmente non avendo capito che si stavano per ricordare le vittime di Londra.
Boldrini reagisce duramente: “Chiedo rispetto”, dice la presidente della Camera, che dopo inizia la commemorazione, chiusa da un minuto di silenzio e da un corale applauso dell’Assemblea.
La figuraccia è di quelle epocali e poco importa che probabilmente nessuno sapesse che la Boldrini stava annunciando la commemorazione per Londra: quale che sia la cerimonia da effettuare alla Camera, i deputati non possono comportarsi come gli alunni di una scuola quando la professoressa chiede loro di trattenersi cinque minuti dopo la lezione, anche perchè, a differenza degli scolari, sono profumatamente pagati per rappresentare il Paese.

(da “NextQuotidiano”)

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MACRON: “FERMERO’ MARINE LE PEN IN NOME DELL’EUROPA”

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

“LA SFIDA NON E’ PIU’ TRA DESTRA E SINISTRA MA TRA APERTURA E CHIUSURA, DOBBIAMO RISCOPRIRE L’ORGOGLIO DI ESSERE EUROPEI”

“Viviamo tempi drammatici e la sfida non è più tanto tra destra e sinistra ma tra apertura e chiusura”. Parola di Emmanuel Macron che in un’intervista a Repubblica parla a tutto campo del suo impegno per “salvare l’Europa” prendendo di mira, ovviamente, quella che i sondaggi dipingono sempre più come la sua diretta rivale nella corsa per l’Eliseo, ovvero Marine Le Pen, e tutti i movimenti che mirano a disgregare il progetto comune europeo.
“Se siamo solo un po’ europei, se lo diciamo timidamente, abbiamo già  perso. Marine Le Pen vuole ricreare la conflittualità  tra i Paesi europei, ma io sono nato in una zona piena di cimiteri militari e per me vale sempre la frase di Mitterrand: il nazionalismo e’ la guerra” dichiara Macron.
Ma l’ex ministro socialista e fondatore del movimento En Marche non ha mancato di indirizzare frecciatine anche all’attuale establishment europeo, lanciando la sua proposta di “rifondazione” dell’Europa che, secondo Macron, “non ha saputo gestire l’allargamento, e per questo si è paralizzata”.
“Da quando ci sono stati i ‘no’ francesi e olandesi, nel 2005, nessuno ha più voluto proporre un movimento in avanti, anzi ha prevalso la logica del dubbio. Così abbiamo avuto la discussione sulla Grexit, poi sulla Brexit e non so quale altro ‘exit’ dobbiamo aspettarci”.
E poi rilancia: “Sull’Unione a ventotto Paesi e presto a ventisette, potremo continuare ad avanzare su temi come l’energia e il digitale. Sulla Difesa, invece, dobbiamo aprire una cooperazione ad hoc, prevista dai trattati, con Francia, Germania, Italia e Spagna, associando la Gran Bretagna”.
Macron rifiuta la confusione tra rifugiati e migranti, chiama con il loro nome coloro che non amano l’Europa, siano essi Trump e Putin, o ungheresi e polacchi verso i quali non fa sconti. “Mi dispiace ma se non rispetti le decisioni europee devi pagare un prezzo, non c’è niente da inventare, è già  tutto previsto dai trattati”.
E proprio in linea con la posizione dei quattro paesi più popolosi dell’Unione, Macron si mostra decisamente aperto alla prospettiva dell’Europa a due o più velocità  proponendo   un’integrazione rafforzata dell’eurozona anche attraverso una più decisa convergenza fiscale e sociale.
In questo contesto, continua l’ex ministro socialista,   “l’Italia può giocare un ruolo decisivo”.
La sua idea di superare le vecchie categorie politiche fa molto discutere. “Il mio obiettivo è libertà  e protezione. Oggi vediamo che i partiti socialisti europei si stanno ricomponendo, con una parte della sinistra che si radicalizza e una parte che si avvicina ai liberali, davanti a una destra conservatrice che si dissolve o si radicalizza. Quel che accade in Francia assomiglia molto alle divisioni che attraversano in questo momento la destra e la sinistra italiana”.

(da agenzie)

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