Destra di Popolo.net

DUE MORTI, SESSANTA FERITI DI CUI 14 GRAVI: IL TRAGICO BILANCIO DELL’INCIDENTE SULL’A14 NEI PRESSI DI BOLOGNA

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

CAMION IN FIAMME E VIOLENTA ESPLOSIONE, TRAFFICO BLOCCATO, COLONNA DI FUMO VISIBILE A CHILOMETRI DI DISTANZA, CROLLATA UNA PARTE DEL PONTE

Un boato avvertito in mezza città  e un’alta colonna di fumo: poco prima delle 14 a Borgo Panigale un incidente fra un mezzo che trasportava materiali infiammabili e alcune auto ha provocato un incendio, al quale sono seguite alcune esplosioni.
Il bilancio, accertato, è di due morti e oltre sessanta feriti, alcuni dei quali sono definiti gravi dai soccorritori. Vista l’entità  dell’incendio si teme che il bilancio possa aggravarsi. Alcuni feriti sono stati colpiti dai detriti. Nella zona sono anche scoppiati i vetri di molte abitazioni.
L’incidente è successo sul raccordo di Casalecchio che collega l’A1 con l’A14. Il ponte sulla via Emilia è parzialmente crollato: sulla corsia dell’autostrada c’è un vasto squarcio provocato dall’esplosione. L’autostrada è chiusa in entrambe le direzioni e probabilmente ci vorrà  molto tempo per ripristinare la viabilità  sul tratto, appunto, che collega l’Autosole con la Bologna-Taranto e che collega l’Italia da est a ovest.
L’esplosione dell’automezzo andato in fiamme sul raccordo tra la A1 e la A14 all’altezza di Borgo Panigale ha determinato lo squarcio e il crollo di una porzione della sede autostradale sul ponte che sovrasta la via Emilia.
Intorno all’area dell’esplosione sono andati in fumo tutti i supporti di legno che costeggiano il ponte e fungono anche da barriere fonoassorbenti oltre che da strutture di protezione.
La deflagrazione ha fatto andare in frantumi le vetrate di una concessionaria auto Peugeot e Citroen e ha investito diversi mezzi parcheggiati di fronte alla struttura che sono state danneggiate. Diversi sono gli infissi divelti dei caseggiati che si affacciano proprio sulla Via Emilia. La zona è stata isolata per favorire i soccorsi, ma anche per il timore di ulteriori crolli.
Tra i feriti, tre hanno riportato ustioni molto serie e sono stati trasferiti in centri specializzati a Cesena e a Parma. Uno di questi è un poliziotto, un agente 33 anni del commissariato Santa Viola, portato in gravi condizioni al Bufalini di Cesena. Altri due agenti della Polizia Stradale hanno riportato ustioni più lievi. Fra i feriti anche 11 carabinieri.
«Ho ancora l’auto sotto il cavalcavia, aspetto di capire se e quando la potrò riprendere. Mi trovavo qui per lavoro, ero al ristorante quando, a un certo punto abbiamo sentito uno scoppio violentissimo: ho pensato ad un attentato».
Così Marco Rosadini, di Arezzo, racconta i momenti vissuti intorno alle 14. «Poi – aggiunge – con la deflagrazione il tetto di vetro del ristorante ha iniziato a crollare: le persone hanno iniziato a scappare. Eravamo seduti, a un certo punto si è sentito un boato fortissimo ed ha cominciato a venire giù tutto. Ho guardato fuori e mi è sembrata di vedere tutta una parete di fiamme».
Quindi, conclude, «ci sono stati 7-8 minuti di scoppi: non ho davvero pensato a un incidente, avevo pensato ad un attentato».
Ripercussioni sulla viabilità 
E’ in corso la chiusura delle seguenti arterie stradali: il raccordo Autostradale di Bologna Casalecchio in entrambe le direzioni tra lo svincolo di Bologna Casalecchio e la A14; l’A14 tra Bologna Casalecchio e bivio Raccordo Bologna Casalecchio/A14 in entrambe le direzioni; la tangenziale di Bologna, tra Bologna Casalecchio e lo svincolo 3 Ramo Verde in direzione della A14 Bologna-Taranto e il tratto compreso tra l’uscita 5 Quartiere Lame e lo svincolo 1 Nuova Bazzanese in direzione dell’autostrada A1 Milano-Napoli.
Percorsi alternativi
Per coloro che sono in viaggio lungo la A14 in direzione di Firenze — Roma, si consiglia di uscire a Cesena e percorrere la E45 “Ravenna — Orte”. Si consiglia di percorrere la E45 “Orte — Ravenna” anche per coloro che sono in viaggio lungo la A1 in direzione nord. Per coloro che sono in viaggio lungo la A1 e abbiano già  superato la città  di Firenze, potranno proseguire lungo la A14 utilizzando uno svincolo appositamente aperto all’altezza del km 189 della autostrada A1. Per coloro che dalla A13 debbono proseguire in direzione della A1 — Sud ovvero dalla A14 debbano proseguire verso la A1 —Sud si consiglia di prendere la A1 in direzione Nord e uscire al casello di Modena Sud e riprendere poi la autostrada A1 in direzione di Firenze/Roma sempre dal casello di Modena Sud. Non vi sono ripercussioni alla viabilità  per coloro che, invece, sono in viaggio lungo la A1 in direzione Sud e debbano raggiugere Firenze o debbano proseguire sulla A14 in direzione Sud. Per chi è diretto verso Ancona o Padova da Firenze, deve uscire a Bologna Casalecchio seguire l’asse attrezzato per Bologna, con rientro all’ entrata n.4 della tangenziale. Per le provenienze da Padova e Ancona con direzione di Firenze, uscire a Bologna Borgo Panigale, prima uscita per Bologna centro, con rientro all’entrata 2 tangenziale.

(da “La Stampa”)

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COS’E’ IL TAP, IL GASDOTTO AL CENTRO DELLE POLEMICHE

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

TRASPORTA IL GAS NATURALE PROVENIENTE DELL’ASIA CENTRALE, E’ LUNGO 4.000 KM E COINVOLGE SETTE NAZIONI… RITIRARSI POTREBBE COSTARCI TRA I 40 E I 70 MILIARDI… MA OCCORRE MODIFICARE IL TRACCIATO IN ITALIA

Il Tap — ricorda La Voce.info, fa parte del Corridoio meridionale del gas (Southern Gas Corridor o Sgc). Si tratta di un insieme di progetti di infrastrutture parzialmente finanziati dall’UE e destinati a incrementare la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti, grazie al trasporto di nuovo gas naturale, proveniente dall’Asia centrale.
È dunque un pezzo, quello finale, di un progetto più ampio: un gasdotto lungo complessivamente quasi 4 mila chilometri, di cui il tracciato Tap in senso stretto copre 878 chilometri (550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).
“La scelta strategica del corridoio Sud del gas è condivisa dall’Italia e Tap, che è parte di questo corridoio, è il naturale completamento di questa scelta”, aveva detto giorni fa il capo dello Stato, dopo il suo incontro con il presidente della repubblica dell’Azerbaijan.
Mentre il premier Giuseppe Conte aveva rassicurato anche Donald Trump sul fatto che l’Italia consideri strategica l’opera e un impegno già  preso, salvo poi ammorbidire i toni durante un incontro con il sindaco di Melendugno (comune salentino di 10 mila abitanti, molto interessato all’opera).
“Se dovessero emergere criticità  oggettive non valutate o sottovalutate dalla società  proponente, Palazzo Chigi ritiene che si potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità  di non realizzare la Tap con approdo a Melendugno. Utilizzeranno lo stesso metodo di Ilva vagliando le carte e valutando se ci sono delle criticità “.
Queste le parole di Conte, che poi ha aggiunto. “mi hanno rappresentato alcune criticità  del progetto Tap. All’esito di questo scambio, ho assicurato loro che questo governo opererà  una valutazione approfondita di tutti gli aspetti segnalati e una attenta ricognizione delle attività  sin qui svolte. Ovviamente – ha concluso Conte – ho anche rappresentato che si tratta di impegni giuridici già  deliberati dal precedente governo”.
Insomma, La Tap divide. Salvini e Mattarella, per motivi diversi, sono per rispettare gli impegni presi e portare avanti il progetto. Di Battista, forse tutto il Movimento e gli amministratori locali, sono per fermare tutto.
Pochi giorni fa era stato il governatore della Puglia Michele Emiliano (Pd) a chiedere a Di Battista di ‘metterci la faccia’ e accettare l’ipotesi quanto meno di modificare il progetto.
“È vero – aggiunge il governatore – la Puglia non ha mai detto di voler bloccare il Tap, ma solo di spostarlo un po’ più a nord per evitare rischi per i bagnanti su una delle nostre più belle spiagge”. “Quello che non posso accettare è che i pugliesi che hanno votato M5S — aveva detto Emiliano – siano stati presi in giro. Tutti sapevano o dovevano sapere anche all’epoca di questo comizio che il Tap non si poteva bloccare a causa di un accordo internazionale di molti anni fa. Adesso Di Battista deve metterci la faccia accanto a noi pugliesi e provare a spostare l’approdo in una zona meno dannosa. Dimostrerà  così di essere la brava persona che molti di noi pensano che sia”.
Ma che cos’è e come dovrebbe funzionare il Tap? Molto chiara la sintesi che ne fa il sito La Voce.Info:
Il Corridoio meridionale del gas è fra i sistemi di gasdotti più complessi mai realizzati al mondo. Attraversa sette paesi coinvolgendo una decina fra le principali società  del settore. Attiva progetti energetici per un investimento complessivo di oltre 50 miliardi di dollari, che comprendono lo sviluppo del giacimento di Shah Deniz sul Mar Caspio e la creazione di tre reti di gasdotti: il South Caucasus Pipeline (Azerbaijan, Georgia, Turchia), il Trans Anatolian Pipeline (Turchia) e appunto il Trans Adriatic Pipeline (Grecia, Albania, Italia).
Questa breve premessa serve a rimarcare il carattere strategico internazionale di un’infrastruttura che va molto oltre le piccole scaramucce della nostra politica.
I problemi aperti
Uno dei problemi del Tap — e del nostro dibattito domestico — è l’errata percezione (ovvero la sottovalutazione) della rilevanza del tema nello scacchiere internazionale. A noi pare di avere tutte le carte del mazzo per poter decidere la soluzione che più ci piace, ma in realtà  la situazione è molto più complessa e richiederebbe maggiore attenzione.
L’Italia, il gas naturale e il rapporto con la Russia: a una produzione domestica di gas naturale in declino — elemento peraltro in comune con il resto dell’UE — fanno da contraltare importazioni che continuano a crescere e fra queste quelle russe rivestono particolare importanza.
Giova ricordare che gran parte degli analisti politici più accreditati considera il gas naturale un’arma strategica molto rilevante nelle mani della diplomazia russa.
Gli Stati Uniti non vedono sempre di buon occhio questa situazione, ma le ragioni per cui si verifica sono sostanzialmente due: a) il prezzo che la Russia riesce a proporre ai paesi europei non ha oggi alcuna alternativa possibile e competitiva e b) non ci sono tante infrastrutture fisiche in grado di allentare la dipendenza europea dal gas russo.
Per diverse ragioni — tra cui il controllo oligopolistico della Russia — il prezzo europeo è superiore a quello americano, ma la differenza non è sufficiente per permettere agli Stati Uniti di sbarcare in modo significativo nel Vecchio Continente esercitando una possibile competizione con il gas di Mosca.
La seconda questione — ed è per questo che il Southern Gas Corridor è importante — riguarda proprio la disponibilità  di infrastrutture (gasdotti) per portare in Europa gas non russo.
E l’amministrazione americana, che attraverso il gas naturale gioca una partita fondamentale, ha già  fatto sapere a più riprese che il progetto resta cruciale per alleggerire la morsa russa e che non vedrebbe assolutamente di buon occhio ogni tentativo italiano di lasciar perdere il progetto, ammesso sempre che qualcuno voglia seriamente prendere in considerazione una simile ipotesi.
La prima parte del corridoio è operativa ed entro il 2018 si completerà  il tratto turco di oltre 1.800 chilometri da est verso ovest.
Il Tap — il cui esordio è ancora da definire ma che probabilmente sarà  intorno al 2020 — ha una capacità  di trasporto di 10 miliardi, espandibili a 20.
Se dovessimo prendere come unico riferimento i consumi nazionali (circa 75 miliardi, dati provvisori) si comprende che l’immissione delle nuove e addizionali quantità  potrebbe squilibrare il mercato interno. Ma la rete dei gasdotti è sufficientemente articolata da permettere un nuovo assetto e — si spera — una riduzione a medio termine del prezzo del gas.
Sono state fatte anche stime — soggette a importanti variazioni — del costo del ritiro dell’impegno nazionale rispetto al gasdotto: tra i 40 e i 70 miliardi di euro, secondo quelle della Socar (ente energetico azero) e della Bp, entrambe partner della cordata che sta realizzando il Sgc.
Il governo deve quindi fronteggiare un compito assai complesso: ascoltare le popolazioni locali molto preoccupate per la realizzazione del Tap, evitando violenze e in generale l’effetto tifoseria da stadio che accompagna la realizzazione di qualunque opera pubblica.
Il costante monitoraggio e la comunicazione trasparente dovrebbero essere pienamente assicurati.
È altrettanto ovvio che se il governatore Emiliano — seppure scusandosi in un secondo momento —afferma che “il cantiere del Tap sembra Auschwitz”, la speranza di un ragionamento basato sui fatti e sul buon senso pare ridotta al lumicino

(da “NextQuotidiano”)

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CONTE EVITI DI CONGRATULARSI CON ALESSIO FIGALLI, IL MATEMATICO INSIGNITO DEL FIELDS

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

IL TWEET DEL PREMIER E’ UN CONCENTRATO DI SFACCIATAGGINE, IMPRUDENZA E SPUDORATEZZA

Il Presidente del Consiglio ombra Giuseppe Conte ha twittato per congratularsi con Alessio Figalli, vincitore della medaglia Fields, il premio più prestigioso al mondo per un matematico.
Ecco cosa esterna
Complimenti ad Alessio Figalli, premio #Fields per la matematica. Non accadeva da 44 anni che un italiano ottenesse un riconoscimento così prestigioso, l’equivalente di un premio Nobel. Continuiamo a investire nei nostri giovani e sul sistema d’istruzione e formazione “Italia.”
Il tweet è un condensato dell’impudenza, della sfacciataggine, del disprezzo per l’intelligenza, dell’ipocrisia e della spudoratezza non tanto del mondo politico, quanto di quella parte del mondo accademico che domina nel Belpaese, anzi nel Malpaese. In un sistema universitario marcio fino al midollo, che eccelle in concorsi truccati più che in ricerche di punta, dove si umilia chi è bravo ci si congratula con il genio (nel vero senso della parola) cacciato dal baronato come un reietto, espulso come un corpo estraneo, sputato come un boccone indigesto.
Figalli in Italia era un pericolo per gli equilibri che consentono di assumere somari, meglio se parenti o amanti, senza vergogna, senza dignità , senza pudore, senza controllo.
Figalli con la sua eccezionale bravura avrebbe messo a nudo la mediocrità  delle mezze tacche aggrappate a scranni che non meritano, ne avrebbe scolpito l’inadeguatezza, ne avrebbe sputtanato quei patetici giri di sicofanti dediti a leccare le chiappe giuste. Gente che pubblica a malapena fregnacce inutili sulle riviste di quart’ordine dirette dai sodali indecenti.
Mentre nel mondo civile le università  competono per accaparrarsi i talenti migliori, in Italia la feccia baronale intima a chi vale di farsi da parte, di scomparire, di mettersi in ginocchio, di tributare l’ossequio paramafioso.
L’esimio Conte twitta su Figalli nella speranza di trarne squallidi vantaggi politici.
Ma cosa ha twittato Ciuffo Bello quando nella sua Università  di Firenze, proprio nel suo Dipartimento è scoppiato il marcio della Concorsopoli?
Quando i suoi colleghi sono finiti agli arresti?
A noi non risulta alcuna presa di posizione. Philip Laroma Jezzi, il ricercatore che con il suo esposto ha scoperchiato la fogna a Firenze non ricorda un minimo di solidarietà  dei suoi colleghi. Tantomeno di Ciuffo Bello.
Lui è rimasto in silenzio, come i pennuti che non sanno cinguettare.
Tipo gli struzzi col becco piantato nella sabbia.

(da “NextQuotidiano”)

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CASAPOUND E LO SGOMBERO FALLITO DEI ROM A CASAL BRUCIATO

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

TANTO RUMORE PER NULLA, I ROM SONO SEMPRE AL LORO POSTO… MA E’ COSI’ GRATIFICANTE FARE LE GUARDIE BIANCHE DI SALVINI?

Il militante di Casapound Marco Continisio ha annunciato di aver “sgomberato” un insediamento di rom che si trova a Casal Bruciato in via Tommaso Smith.
Il video pubblicato su Facebook viene presentato così: “Ieri a Casal Bruciato, CasaPound Italia e i residenti sgomberano un primo insediamento rom. Non molleremo fino a quando l’intera area sarà  bonificata. Siamo scudo e spada di questa nazione!”
Nel video, insieme a cori da stadio e qualche scaramuccia, si vede una persona che prende la strada per allontanarsi da via Smith e gli altri che lo incitano ad andare via, mentre un uomo con il megafono esulta per il risultato e chiede “un applauso per noi” e poi aggiunge che “questa è la risposta ai consiglieri del PD che dicono che noi facciamo solo casino”.
Ma nei commenti al post di Continisio c’è chi invece dice la verità : “Marco, mi spiace contraddirti, ma dopo la ‘farsa’ di spostarsi dopo il vostro intervento, questa mattina, erano rinsediati e anche più di prima. Non sarà  semplice mandarli via”.
La risposta di Continisio non smentisce quanto affermato dall’utente Andrea.
Non c’è stato quindi nessuno sgombero a Casal Bruciato, ma probabilmente soltanto persone che hanno deciso di allontanarsi per lasciar “sfogare” ed autoapplaudirsi quelli di Casapound e poi sono tornati quando la zona è tornata tranquilla.
Forse i consiglieri del PD non hanno tutti i torti.

(da “NextQuotidiano”)

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ARRESTATO PEDOFILO ITALIANO: ABUSI SU MINORI E MIGLIAIA DI FOTO PEDOPORNOGRAFICHE

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

E’ UN SESSANTENNE, L’INDAGINE DEI CARABINIERI IN COLLABORAZIONE CON UNA ONLUS: “IMMAGINI RACCAPRICCIANTI”

Un incensurato sessantenne, originario e residente nel Reggiano, è stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Reggio in quanto ritenuto autore di reati che vanno dalla pornografia minorile, atti sessuali con minori sui quattordici anni e violenza sessuale aggravata commessa con abuso delle condizioni di inferiorità  psichica della vittima, commessi tra il 2000 e il 2017.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Tribunale di Bologna, su richiesta di Luca Venturi, pubblico ministero della Procura distrettuale felsinea autorità  giudiziaria competente per il grave delitto, coordinata da Giuseppe Amato. “Raccapriccianti” sono state definite le immagini e i video rinvenuti dai militari sul computer sequestrato all’indagato, a tal punto che anche gli stessi inquirenti hanno faticato non poco a eseguire gli accertamenti, visto il fisiologico impatto emotivo provocato dalla visione del materiale, avendolo infatti scandagliato nelle migliaia e migliaia di sottocartelle in cui i singoli file erano stati ossessivamente nascosti ed archiviati.
L’attività  investigativa, avviata con la fattiva collaborazione dell’Arma dei Carabinieri con una associazione Onlus attiva a contrasto della pedocriminalità  sul territorio nazionale, ha trovato origine dalla perquisizione effettuata, qualche mese fa, nell’abitazione dell’indagato.
Era stato sequestrato materiale informatico idoneo all’archiviazione di file tra cui, in particolare, anche alcune spypen che l’uomo usava per riprendere di nascosto minorenni, anche le stesse parenti, talvolta affidate alla sua vigilanza mentre queste ultime erano intente a spogliarsi nella propria cameretta oppure a farsi la doccia.
C’erano anche foto e video di bimbe straniere, di 7-8 anni, probabilmente scaricate dal web, spesso realizzate in modo professionale da studi fotografici.
La “ossessione” dell’indagato verso le bambine è stata confermata dal rinvenimento di migliaia di fotografie in cui lo stesso, attraverso l’apposito utilizzo di software di modifica immagini, dopo aver scaricato alcune foto pornografiche ritraenti atti sessuali completi tra adulti, aveva poi sostituito al volto del porno attore il proprio volto, al corpo della porno attrice quella del corpo nudo di una bambina scaricata dalla rete ed infine al volto di quest’ultima il volto di altre minorenni.
Le indagini dei carabinieri proseguono per verificare la provenienza di un così ingente materiale pedopornografico anche attraverso gli organi di cooperazione internazionale di polizia in materia di reati sessuali ai danni di minorenni, al fine di oscurare i siti internet di riferimento.

(da “il Resto del Carlino”)

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“CARO SALVINI MI HAI TRADITO”: UN PENSIONATO CON 44 ANNI DI CONTRIBUTI SCRIVE AL GIORNALE

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

“SECONDO DI MAIO SAREI UN PARASSITA SOCIALE. NON UNA PAROLA E’ VENUTA IN MIA DIFESA DA SALVINI, CHE HO VOTATO”

Un pensionato, ex dirigente di grandi industrie elettromeccaniche proprio non ce l’ha fatta più a leggere gli attacchi portati simbolicamente a lui e a quelli come lui dall’attuale governo e ha deciso di scrivere al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, che ha pubblicato la sua missiva con la dignità  che si dà  ad un editoriale. Perchè 44 anni “di regolari versamenti contributivi (qualche milione di euro) – come sottolinea lo scrivente, il signor Sergio Canavero – dà nno diritto ad una pensione che Luigi Di Maio e il governo vogliono tagliare.
“Secondo il signor Di Maio”, sono “il perfetto prototipo del parassita sociale”, scrive il pensionato.
“Per me è stato un fulmine a ciel sereno – scrive il signor Canavero -. Non avevo capito infatti chi fossero oggi da considerare parassiti sociali. Ho così scoperto che siamo noi, che abbiamo studiato, magari lavorando e poi lavorato senza risparmiarci per più di mezzo secolo. Noi che adesso abbiamo pure la pretesa che lo Stato rispetti quanto aveva pattuito con noi. Noi che abbiamo l’indubitabile colpa di avere adempiuto sempre e correttamente alle leggi dello Stato e alle regole della Previdenza”.
Ma il signor Canavero non si meraviglia che l’attacco sia portato alla sua categoria da Di Maio. Quel che lo indigna è il silenzio di Salvini.
“Vengo al punto. Alle ultime elezioni, a marzo, ho votato per Forza Italia (Politiche) e per la Lega (Fedriga alle regionali). Ed è per questa ragione che è invece da Salvini che oggi mi sento tradito. Il taglio della mia pensione non era nel programma del centrodestra e della Lega, per i quali ho votato”.
Sallusti lo chiama ironicamente collega parassita e si interroga: “Davvero Matteo Salvini avrà  il coraggio di tradire il suo elettorato quindi anche lei, e avallare una rapina di Stato ordita dai Cinquestelle? La logica farebbe pensare di no, ma l’ambizione è cattiva consigliera e a questo punto non metterei la mano sul fuoco per nessuno, neppure per il leader leghista”.

(da “Huffingtonpost”)

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L’INDAGINE SUI TROLL RUSSI CONTRO MATTARELLA: GESTITI DA UNA SOCIETA’ DI MILANO

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

PROFILI SCHERMATI CON FALSE PROVENIENZE DALL’ESTERO: SI TRATTA DI PROFESSIONISTI: PAGATI DA CHI?

La procura di Roma indaga per scoprire chi abbia pianificato e attuato l’operazione politica contro il capo dello Stato dopo il suo rifiuto a nominare ministro dell’Economia Paolo Savona.
Il direttore del Dis Alessandro Pansa oggi parlerà  dell’indagine al Copasir.
L’analisi del traffico e dei contenuti effettuata in queste ore dagli specialisti della polizia Postale e dell’intelligence dimostra che questi account continuano a «monitorare» quanto accade nel dibattito politico e spesso utilizzano lo stesso hashtag #mattarelladimettiti, come strumento di pressione.
Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera anticipa cosa dirà  Pansa oggi:
Al Parlamento il capo dell’intelligence consegnerà  un dossier che ricostruisce quanto accaduto la notte tra 1127 e i128 maggio. La prima traccia utile trovata dagli specialisti avvalora la possibilità  che a generare l’operazione sia stato un account creato sullo «snodo dati» di Milano.
L’obiettivo dell’assalto era fin troppo evidente: rilanciare le dichiarazioni pronunciate in quelle ore da Luigi Di Maio che aveva accusato Mattarella di «alto tradimento» per aver causato – escludendo la designazione di Savona – la rinuncia di Giuseppe Conte a formare il governo di M55 e Lega. E così dimostrare come l’opinione pubblica fosse tutta schierata con il capo politico dei grillini, forse nella speranza di convincere il presidente a fare marcia indietro.
Un tentativo andato a vuoto, che però non cancella la «pressione» politica esercitata sulla più alta carica istituzionale e dunque consente ai magistrati del pool antiterrorismo di Roma coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Caporale di procedere nell’ipotesi che dietro il tweet storm ci fosse un disegno eversivo
Il primo profilo sarebbe stato creato con un’iscrizione avvenuta in Italia – quella dello «snodo dati» che si trova a Milano – ma in maniera schermata in modo da far figurare che provenisse dall’estero.
Per gli altri account, almeno 150 nei primi minuti, sarebbero stati utilizzati server stranieri: in Estonia o in Israele. Ad agire, è questa la convinzione degli investigatori, sarebbe stata un’unica mano.
Si tratta quasi certamente di una società  specializzata in questo tipo di attività , al momento i tecnici escludono che tutto ciò sia stato fatto da privati.
Questi finti profili, sottolinea uno degli investigatori, «hanno pochissimi seguaci, twittano soltanto su uno o due argomenti, in alcuni casi vengono chiusi per poi ricomparire nei momenti ritenuti utili da chi lancia le campagne di assalto contro gli obiettivi istituzionali».
L’Internet Research Agency, l’agenzia di San Pietroburgo legata agli apparati di Putin, aveva una cinquantina di profili attivi in lingua italiana che hanno prodotto 18mila tweet in due anni. La maggior parte dei profili è stata disattivata tra 2017 e 2018.

(da agenzie)

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INTERVISTA A MAGI (+EUROPA): “IL DECRETO MOTOVEDETTE E’ INCOSTITUZIONALE”

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

“PROMUOVE I RESPINGIMENTI, MI ASPETTO UN SEGNALE DAI DEPUTATI”

È il giorno del voto alla Camera sul cosiddetto decreto motovedette, già  passato al Senato. Tecnicamente si tratta di approvare la cessione a titolo gratuito alla Libia di dodici motovedette per il controllo delle coste: dieci unità  navali di Capitaneria e Guardia costiera, due della Guardia di Finanza.
Ma in ballo c’è molto di più. La seduta diventerà  un’occasione per un confronto sull’immigrazione e sul rapporto con la Libia.
Magari anche all’interno di alcune forze politiche, come il Pd.
Nei giorni scorsi nel Partito democratico sono emersi diversi mal di pancia e perplessità , rispetto al voto espresso al Senato.
In particolare con le parole del presidente, Matteo Orfini, che ha detto: “Quello che sta emergendo sulle condizioni dei campi libici obbliga ad alzare l’attenzione sulla garanzia dei diritti umani. La soluzione non sono i respingimenti forzati che riportano le persone nel posto da dove scappano”.
Chi non ha dubbi nel bocciare il provvedimento è Riccardo Magi, deputato di +Europa, che nei mesi scorsi è salito anche su una nave della Ong Pro Activa Open arms.
E che contro la conversione del decreto ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità , insieme a Leu (ndr, bocciata in mattinata dall’aula con 443 voti contrari).
Cosa c’è di incostituzionale nella cessione di queste motovedette?
“Per dichiarazione stessa di chi propone il decreto, le dodici motovedette vengono date con l’obiettivo di bloccare immigrati che partono dalla Libia, Paese che non ha aderito alla Convenzione di Ginevra. Questo è in netto contrasto con la garanzia del diritto d’asilo prevista dalla Costituzione ma anche con un’ampia giurisprudenza della Cassazione che impone la tutela del richiedente, cioè di chi fugge. Solo successivamente viene verificata la sussistenza dei requisiti. E comunque mediamente il 40 per cento di chi fa richiesta attualmente riceve una qualche forma di protezione: asilo politico, o protezione sussidiaria, o protezione umanitaria. Questo significa che noi stiamo affidando alla Libia l’incarico di respingere una parte consistente di chi parte e che invece meriterebbe protezione. Stiamo facendo respingimenti per interposta persona, anzi per interposto Stato. Nel 2012 siamo stati condannati perchè ci fu un intervento diretto delle nostre autorità . Oggi la sostanza non cambia, la cessione delle motovedette è solo un’operazione di facciata”.
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, insiste nel presentare la Libia come un “porto sicuro”.
“Da un punto di vista giuridico un luogo è sicuro quando il salvato non deve temere per la propria vita nè per i propri diritti. A chi stiamo dando queste motovedette? Nell’ultimo anno la situazione in Libia è addirittura peggiorata. Non c’è uno Stato, non c’è neppure un governo – benchè Serraj sia riconosciuto dalla comunità  internazionale – bensì due governi ma senza un potere effettivo. E poi 150 milizie e una serie infinita di formazioni tribali. Perfino i libici fuggono, sempre più spesso li troviamo a bordo delle imbarcazioni cariche di migranti. E nei campi per immigrati vendette, violenze, stupri sono all’ordine del giorno. Per capire la situazione libica, basti pensare che il Consiglio di sicurezza dell’Onu a giugno ha sanzionato 6 individui che gestivano un traffico di esseri umani e tra loro c’era il comandante della guardia costiera di Zawiya. Infine, devo dire molte di queste motovedette sono inadatte al soccorso in mare, piccole e instabili per operazioni di salvataggio”.
Non riconosce il lavoro fatto dalle agenzie dell’Onu?
“Oim e Unhcr fanno il possibile, ma devono fare i conti con una quantità  enorme di paletti nelle visite ai campi. E molti centri per migranti sono del tutto inaccessibili”.
Cosa si aspetta? Visti i numeri in Parlamento il decreto sarà  approvato con una maggioranza molto ampia.
“Mi aspetto qualche segnale diverso rispetto al Senato, dove il testo è passato con il 90 per cento dei voti. Abbiamo sentito tutti le cose dette da Orfini. Ci sono esponenti dem, come Delrio, che hanno insistito sul monitoraggio nei centri di detenzione, su verifiche per il rispetto dei diritti umani. E so con certezza che ci sono colleghi dei 5Stelle che vivono con disagio l’impostazione del governo sui migranti. Lo stesso presidente Fico ha riconosciuto che la Libia non è un porto sicuro. A lui avevo inoltrato la richiesta di autorizzazione per una missione parlamentare in Libia. Sto aspettando. Mi aspetto una reazione dal Parlamento. Nella società  civile, nel terzo settore laico e cattolico, c’è una forte preoccupazione. Ma queste associazioni si sentono orfane di una rappresentanza politica”.

(da agenzie)

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RAI: CONTE E TRIA VOGLIONO SOSTITUIRE MARCELLO FOA PER EVITARE DI PAGARE I DANNI ALLA CORTE DEI CONTI

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

IL GIURISTA CONTE SI E’ CONVINTO CHE INSISTERE VORREBBE DIRE ESSERE CONDANNATI IN TRIBUNALE… SALVINI DEVE GARANTIRE UN LAUTO STIPENDIO A FOA E LO PIAZZERA’ ALLA DIREZIONE DI UNA STRUTTURA RAI

Dopo il mancato ok della Commissione di Vigilanza sulla RAI sul nome del presidente di viale Mazzini, La Stampa racconta oggi che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno intenzione di sostituire Marcello Foa, nome sgraditissimo a tutta l’opposizione.
In particolari ambasce sarebbe il premier, dopo i pareri negativi dei giuristi sul presidente e sull’intero consiglio di amministrazione:
Da caso politico, infatti, la partita sulla presidenza di Viale Mazzini si sta trasformando in un caso giudiziario, con costituzionalisti e maestri del diritto chiamati in causa, minacce di ricorsi e di esposti che piovano ovunque. E l’avvocato amministrativista Conte ha una certa sensibilità  a riguardo. Come al solito, anche indossando le nuove vesti della politica, il premier fa quello che ha fatto per una vita: studiare.
Ha studiato la legge confezionata dal governo Renzi e ha letto le interviste dei colleghi giuristi. Tra le ultime, quelle a Beniamino Caravita di Toritto sul Messaggero che considera impossibile riproporre il nome di Foa come vorrebbe fare Salvini e apre alla possibilità  che la Vigilanza si rivolga alla Consulta.
Un’iniziativa che minaccia di intraprendere Michele Anzaldi, deputato Pd, «se l’asserragliamento di Foa dovesse andare avanti».
Su Formiche invece è Cesare Mirabelli a dare il colpo finale alle certezze della Lega. Secondo il presidente emerito della Consulta l’impasse potrebbe addirittura far decadere l’intero cda.
Il ragionamento è semplice: l’elezione del presidente, di nomina governativa, non è efficace se non è ratificata dalla Vigilanza, che ha la funzione parlamentare di bilanciare un consiglio che è quasi di dominio ministeriale.
Foa è stato bocciato dalla commissione e senza presidente è l’intero cda a poter perdere di efficacia: non avrebbe un vicepresidente a guidare il consiglio e non potrebbe procedere a fare nulla, tantomeno le nomine.
Proprio per questo il CdA ha evitato di decidere sui primi dossier che sono arrivati sul suo tavolo, prefigurando il rischio di annullamento degli atti e di danno erariale. Ma nel piano di Tria e Conte c’è un ostacolo:
Salvini però non è intenzionato a mollare. Più che una questione di principio ne fa una questione politica, di sfida al capo di Fi Silvio Bedusconi, e di competizione all’interno di quel che resta della vecchia coalizione del centrodestra. Foa avrebbe già  una volta dato disponibilità  alle sue dimissioni. Ma Salvini le ha rispedite al mittente. Il leader del Carroccio è intenzionato a ripresentare il giornalista come unico candidato, una forzatura che potrebbe avere conseguenze imprevedibili
Se alla fine, però, in un modo o nell’altro non dovesse spuntarla, Salvini garantirà  a Foa un’altra destinazione di prestigio: la direzione di una testata, di una rete odi una struttura in Rai. Anche perchè, spiegano dalla Lega, con la presidenza in tasca si era già  dimesso dal ruolo di amministratore delegato del Corriere del Ticino, dove prendeva certamente di più dei 66 mila euro dei semplici consiglieri Rai.

(da “NextQuotidiano”)

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