Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
NON E’ VERO CHE NON CI SIA STATA MANUTENZIONE, VISTO CHE PER ESSA SI E’ SPESO L’80% DEL COSTO STESSO DELL’OPERA… IL DOCUMENTO DEL M5S CHE GARANTIVA CHE SAREBBE DURATO 100 ANNI
Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli è intervenuto al TG1 sul crollo del ponte Morandi sul viadotto del Polcevera a Genova puntando il dito sulla mancata manutenzione: “Da cittadino italiano mi dispiace constatare che su queste infrastrutture non sia stata fatta manutenzione e questi fatti ne sono la testimonianza”.
“In questi 60 giorni di governo — ha aggiunto Toninelli — abbiamo dato immediatamente mandato di lavorare su manutenzione e messa in sicurezza dei viadotti e al loro monitoraggio attraverso dei sensori. Quasi tutti, costruiti tra gli anni ’50 e ’70 hanno bisogno di manutenzione ordinaria. Questo governo metterà i soldi proprio lì, per evitare che capitino ancora tragedie di questo tipo”.
Lo stesso Toninelli si è successivamente contraddetto: “Le prime informazioni sembrerebbero dire che la manutenzione era stata fatta ma non può essere così. Queste tragedie non possono accadere in un Paese civile come l’Italia. La manutenzione viene prima di ogni cosa e i responsabili dovranno pagare fino all’ultimo. Nelle prossime ore avremo maggiori informazioni”.
Toninelli come al solito parla senza conoscere i fatti.
In primo luogo, la manutenzione del ponte Morandi sul viadotto Polcevera a Genova compete alla Società Autostrade, a cui compete quindi anche di mettere i soldi — anche se Toninelli sembrava voler offrire lui con i soldi dei cittadini.
In secondo luogo, proprio la Società Autostrade ha fatto sapere che “sulla struttura — risalente agli anni ’60 — erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione“.
“I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova”, secondo il gestore.
Tutto qui? No. Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, intervistato dal GR1, al giornalista che gli faceva notare che da anni si diceva che il ponte andava chiuso perchè pericoloso, ha risposto: ‘Non mi risulta ma se lei ha della documentazione me la mandi. In ogni caso non è così, non mi risulta”. Si dice che Autostrade per l’Italia faccia investimenti ma a quanto pare il problema della manutenzione sta diventando sempre più centrale? — è stato chiesto poi a Castellicci: “Non è così e tutti gli indicatori lo confermano. Però dire queste cose in questo momento, è fuori luogo”.
Ma c’è anche altro da dire.
L’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato dell’Università di Genova, interpellato dal sito Ingegneri.it il 29 luglio del 2016, diceva che il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici: «Oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità ) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 — ricordava Brencich — chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità ”.
Tra fine anni ’80 e primi anni ’90 il ponte sul Polcevera fu oggetto di importanti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione con nuovi cavi affiancati agli stralli originari.
«L’idea originaria — commentava Brencich — pare fosse quella di precomprimere gli stralli, idea è chiaramente discutibile in quanto gli stralli sono elementi strutturali cosi’ snelli da consentire una precompressione molto modesta e, quindi, destinata inevitabilmente ad avere scarsa efficacia. I lavori di sostituzione degli stralli, effettuati sia a Genova che in Venezuela, ne danno dimostrazione indiscutibile».
Sempre nel 2016, il 5 dicembre, intervistato dal quotidiano genovese Secolo XIX, Brencich spiegava: “Il crollo di un ponte somma una lunga serie di errori. Progettuali, di manutenzione e di chi eventualmente ha autorizzato il transito di mezzi pesanti, per di più senza alcuna cautela: ad esempio, basta far passare i carichi al centro della struttura perchè la portata sopportabile aumenti di oltre il doppio”.
Fino agli anni 50, i ponti italiani di prima categoria — sono quelli di tutte le strade principali — erano progettati per reggere un carrarmato M4 Sherman. Poi il tank standard Nato è diventato l’M1 Abrams, con le sue 60 tonnellate, e i ponti si sono adeguati. Lo stesso Brencich è stato intervistato oggi da Repubblica:
“Per legge — ricordava ancora Brencich — i ponti devono reggere due volte e mezzo la portata autorizzata. Inoltre il degrado impiega da 10 a 20 anni a determinare cedimenti strutturali e dà segnali premonitori molto evidenti. Quindi, quando un ponte crolla, qualcosa deve per forza non aver funzionato. Si potrebbe iniziare nel non ritenere il cemento armato eterno: si rischia di finire come il ponte Morandi, i cui costi di manutenzione sono a tal punto esorbitanti da rendere più economico costruirne uno nuovo”.
Non solo: in una relazione di Autostrade per l’Italia del maggio 2011 sull’adeguamento del sistema A7-A10-A12 si diceva che il tratto autostradale A10 a Genova e l’innesto sull’autostrada per Serravalle producono “quotidianamente, nelle ore di punta, code di autoveicoli ed il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura del viadotto ‘Morandi’, in quanto sottoposta ad ingenti sollecitazioni. Il viadotto è quindi da anni oggetto di una manutenzione continua”.
A prescindere da quanto sosteneva Castellucci, è evidente che un problema c’era.
E proprio a questo proposito va segnalato che il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi (Lega) è oggi intervenuto a Sky Tg 24 parlando di un ponte che aveva spesso bisogno di manutenzione ed aveva anche carichi molto elevati e sostenendo anche che sarebbe stato necessario costruire altre opere per limitare il traffico su quel ponte; è bene ricordare però che gli alleati al governo del leghista Rixi nel 2013 pubblicavano comunicati in cui si definiva “una favoletta” il pericolo di crollo del Ponte Morandi.
Giusto per augurare “Buona fortuna” al sottosegretario e al suo vasto programma.
Il comunicato era firmato dal comitato No Gronda, ovvero dagli oppositori della nuova autostrada che dovrebbe collegare Genova con le autostrade a nord, e alleggerire il traffico sulla A10 e sul ponte Morandi.
I lavori della Gronda di Genova dovrebbero partire alla fine dell’anno. Ma qualcuno ha dichiarato che prima bisogna operare una revisione. Chi? Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che ha inserito l’opera tra quelle da sottoporre “ad una revisione complessiva, che contempli anche l’abbandono del progetto”. La stessa cosa ha sostenuto un certo Luigi Di Maio.
In ultimo, ricorda l’ANSA che nello studio “La Gronda di Genova. Presentazione sintetica delle ipotesi di tracciato” che Autostrade per l’Italia aveva realizzato assieme alla società d’ingegneria SPEA e pubblicato nel febbraio 2009 come base per un dibattito pubblico era stato calcolato il tempo necessario (8-12 mesi) per la demolizione controllata del viadotto Polcevera, con lo smontaggio della “struttura con un ordine inverso rispetto alle fasi della costruzione dell’opera. In tal modo sarà sufficiente evacuare provvisoriamente le abitazioni che attualmente insistono nell’impronta e negli immediati dintorni del viadotto, senza procedere ad alcun abbattimento dei fabbricati”.
Il documento, nel capitolo dedicato ad una delle ipotesi di varianti di tracciato studiate da Autostrade per l’Italia (quella definita ‘Gronda Bassa’ che “affianca l’esistente viadotto Morandi, di cui è prevista la dismissione, ad una distanza di circa 150 m verso nord”), spiega: “Una volta demolita la struttura del Ponte Morandi, i proprietari delle abitazioni potranno rientrare nei rispettivi alloggi”.
Questa demolizione controllata del viadotto Morandi, precisano gli autori, “richiede di smantellare circa 80.000 mc di calcestruzzo”.
Autostrade per l’Italia aveva sottolineato in più punti la criticità della situazione: nel documento si legge, tra l’altro, che “Il tratto più trafficato è il viadotto Polcevera (Ponte Morandi) con 25,5 milioni di transiti l’anno, caratterizzato da un quadruplicamento del traffico negli ultimi 30 anni e destinato a crescere, anche in assenza di intervento, di un ulteriore 30% nei prossimi 30 anni”.
Radiocor invece ricorda che Autostrade aveva indetto nei mesi scorsi un bando di gara per ‘interventi di retrofitting strutturale del viadotto Polcevera (noto anche come ponte Morandi, ndr)’.
Secondo quanto ricostruito dall’agenzia di stampa il bando è datato 28 aprile 2018 e prevedeva una procedura ristretta con l’11 giugno scorso come termine ultimo per la presentazione delle offerte.
Si trattava di una procedura di pre-qualifica, a valle della quale Autostrade per l’Italia aveva invitato nelle scorse settimane varie aziende a partecipare alla gara vera e propria, che si sarebbe conclusa a fine settembre.
L’importo in appalto era pari a 20,15 milioni di euro circa, di cui 14,7 milioni ‘per lavori parte a corpo e parte a misura’ e 5,4 milioni ‘per oneri di sicurezza non soggetti al ribasso’ con termine di esecuzione a 784 giorni dall’aggiudicazione dell’appalto. Nel dettaglio, gli interventi di adeguamento del viadotto, definito ‘un’opera strategica’ prevedevano ‘il rinforzo degli stralli di pila numero 9 e 10 poichè quelli di pila 11 sono stati oggetto di rinforzo già negli anni 90’. Il crollo di oggi ha coinvolto anche la pila numero 9.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
QUANDO VOLEVA BLOCCARE LA VARIANTE… IL DOCUMENTO M5S DEL 2013: “NO ALLA FAVOLETTA DEL PONTE CHE STA PER CROLLARE”
“Da cittadino italiano mi dispiace constatare che su queste infrastrutture non sia stata fatta
manutenzione e questi fatti ne sono la testimonianza”. La dichiarazione del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli arriva all’ora di pranzo, dai microfoni del Tg1.
Così, mentre i soccorritori scavano sotto le macerie e mentre il premier Giuseppe Conte e il suo vice Luigi Di Maio annunciano di essere in viaggio verso Genova per “far sentire la vicinanza dello Stato alle famiglie delle vittime”, parte lo scontro sulle responsabilità del crollo del ponte Morandi a Genova. “I responsabili – aggiunge Toninelli – dovranno pagare fino all’ultimo”.
“Non mi risulta che il ponte fosse pericoloso e che andasse chiuso. Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”, è stata la risposta dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci a chi gli fa notare che da anni si diceva che il ponte andasse chiuso perchè pericoloso.
Violenta la reazione del dem Stefano Esposito nei confronti del ministro, invitato a tacere “almeno per qualche ora” invece di fare “propaganda politica con i soccorsi in corso”.
La manutenzione di quel ponte — chiarisce Esposito – è di competenza del concessionario non dello Stato. Sempre dal Pd, il capogruppo al Senato Andrea Marcucci chiede che venga rispettato il dolore delle famiglie coinvolte, mettendo da parte “almeno per un giorno” la propaganda.
Invito abbastanza inutile, visto che il treno della propaganda è già partito.
Dal presidente della commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai, noto per le sue posizioni anti-euro, arriva un tweet di una sola parola: “Austerità ”. Il senso è chiaro: la colpa di quanto avvenuto nel capoluogo ligure è dei tagli alla spesa pubblica imposti dall’Unione europea.
Il tweet di Bagnai viene poi rimosso, ma il suo screenshot circola in rete corredato dalle accuse di sciacallaggio da parte dei suoi detrattori.
Le stesse accuse di sciacallaggio che ricadono sul deputato del Movimento 5 Stelle, Massimo Baroni, che si scaglia contro le grandi opere: “A Genova è crollato il Ponte Morandi. Una notizia incredibile e una cosa inaccettabile per una nazione come l’Italia. No alle grandi opere inutili quando c’è da mettere in sicurezza le opere già esistenti”.
Tra i primi a commentare questo messaggio è stato il deputato del Pd, Luciano Nobili, che sceglie lo stesso social network per criticare aspramente l’avversario pentastellato: “A Genova è purtroppo in corso una tragedia di cui non conosciamo ancora le proporzioni. E mentre il pensiero di tutti è rivolto alle persone coinvolte, alle famiglie preoccupate e ai soccorritori in azione, chi ci governa usa la sciagura per propaganda. Sciacalli senza dignità “, conclude l’esponente dem.
Proprio quello delle grandi opere è un punto sul quale è destinata ad aprirsi un’altra, violenta, polemica.
Dalla rete spunta un comunicato del 2013 del M5S che si scaglia contro la realizzazione della Gronda di Ponente, il raccordo autostradale che avrebbe eliminato o almeno fortemente alleggerito il traffico sul ponte Morandi.
“Ci viene poi raccontata – si legge in quel comunicato – la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex Presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione Conclusiva del Dibattito Pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte ‘…potrebbe star su altri cento anni’ a fronte di ‘…una manutenzione ordinaria con costi standard'”.
E proprio Toninelli pochi giorni fa aveva inserito la Gronda tra le infrastrutture destinate “a una revisione, che contempli anche l’abbandono del progetto”.
Per fortuna non c’è spazio solo per le polemiche. Mentre la notizia del crollo del ponte Morandi conquista le aperture dei telegiornali e dei siti di informazione di tutta Europa, segnali di solidarietà e offerte di aiuto arrivano un po’ da ogni dove. Significativo il tweet del presidente della repubblica francese Emanuel Macron che offre “tutto il sostegno necessario” all’Italia.
Solidarietà e offerte di soccorso arrivano anche dalle altre regioni italiane e dai rappresentanti del mondo politico e sindacale. “Sconcerto e apprensione per le notizie che arrivano da Genova. Vicini a tutta la città e a tutti i lavoratori impegnati in questo momento terribile. Dolore per le vittime”, è il messaggio della Cgil. Mentre sul suo profilo Twitter il segretario del Pd Martina scrive “Seguiamo minuto per minuto la tragedia di Genova. Gratitudine per chi sta operando nell’emergenza, il pensiero di tutti è per le persone coinvolte”.
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
GIOVANNI CALVINI AVVERTI’ LA CITTA’…ALLORA IL M5S RISPONDEVA: “A NOI AUTOSTRADE HA DETTO CHE STARA’ IN PIEDI PER ALTRI 100 ANNI”
Le previsioni di quanto sarebbe accaduto, che oggi suonano ciniche e nefaste, si trovano nero su bianco perfino nei verbali delle sedute del Consiglio comunale di Genova.
E’ il 2012, dicembre, Giovanni Calvini, allora presidente di Confindustria locale a fine mandato, è furioso per chi – fra politici e amministratori – si oppone alla realizzazione della Gronda di Ponente, necessaria per agevolare il traffico nella zona dove oggi è accaduta la tragedia.
Dice testualmente rispondendo al giornalista che lo intervista sul Secolo XIX: “Perchè guardi, quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà , e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no” (alla Gronda, ndr)”.
Di anni ne sono passati sei e mezzo, e il ponte è crollato prima. In rete si trovano forum, dibattiti, comitati pro e contro Gronda che parlano della fragilità del ponte Morandi, dagli anni Sessanta una infrastruttura continuamente sotto l’occhio del ciclone.
Già allora però, nel 2012, il presidente di Confindustria tra i primi a livello pubblico e politico dichiarò l’emergenza e la necessità di interventi immediati e soluzioni alternative, in buona sostanza, della creazione della Gronda, per la quale poi soltanto nel 2018 (tre mesi fa) è arrivato l’ok anche dall’Ue dopo un lunghissimo e criticatissimo percorso.
Il caso vuole che le parole di Calvini finirono perfino in Consiglio Comunale: quella frase sul “ponte che crollerà ” fu così dibattuta pubblicamente in aula. Seduta del 4 dicembre 2012 .
A parlare è Paolo Putti, consigliere del MoVimento 5 stelle, totalmente contrario alle parole di Calvini.
“La mia sarà una mozione d’ordine. Ho appreso solo questa mattina di alcuni articoli di giornale… Leggo, questa mattina, su un quotidiano genovese, il quale dice che il Presidente della Confindustria di Genova dice: ” Ci ricorderemo di chi dice no alla Gronda.” Io allora colgo l’occasione per manifestare il mio sentimento di rabbia rispetto a questa affermazione e devo dire anche un po’ di stupore e poi, per facilitare la cosa, indicando il mio nome e cognome: Paolo Putti, consigliere del Movimento 5 Stelle, uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione, che non ha interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vive e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra 10 anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l’industria. Aggiungo. Magari questa persona dovrebbe, prima di utilizzare questo tono, un po’ minaccioso (diciamo così) perchè testualmente dice “Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no!”, informarsi perchè dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni. A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni può stare in piedi. Per fortuna gli ha risposto, sullo stesso quotidiano, l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, che ha detto il perchè ci sono queste situazioni di dubbi etc.: “perchè è connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti.”
Il grillino continua: “Credo che si riferisse a lui, perchè mi farebbe sorridere se l’Amministratore di Autostrade per l’Italia si riferisse a dei cittadini, che in realtà sono migliaia, perchè in migliaia hanno firmato il ricorso al Tar, e poi pensare che noi siamo i forti e Calvini ed altri sono i deboli, mi farebbe, oltre ad arrabbiare, sorridere. Grazie.”
Le parole di Putti – se confermate – ci dicono anche un’altra cosa: la rassicurazione di Autostrade per l’Italia che parlava di “un ponte che starà in piedi per altri 100 anni”.
La questione della Gronda è al centro di un dibattito costante da anni nel genovese. In molti, dal mondo delle imprese ai semplici cittadini, avevano sollevato dubbi sulla stabilità del ponte.
Ma fa ancora più specie leggere che il mondo accademico indicava la necessità di una ricostruzione: due anni fa, la televisione ligure Primocanale, intervistò infatti il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, per chiedere un parere proprio sulla tenuta del Ponte Morandi. Il docente lo definì un “fallimento dell’ingegneria, altro che capolavoro” chiedendone “la ricostruzione”.
Diceva: “I costi della manutenzione sono elevatissimi, non esiste che dopo trent’anni un’opera abbia già subito tanti lavori di manutenzione. Ci sono ponti in cemento armato che dopo cento anni non hanno ancora subito nessuna modifica”.
Lo ricordava sottolineando come alla fine degli anni Novanta si era già speso in lavori l’80 per cento di quanto speso per la realizzazione.
Oggi, due anni dopo quell’ennesime parole, il ponte realizzato fr ail 1963 e il 1967 è definitivamente crollato portando con sè morte e distruzione annunciate da tempo.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL PROFESSORE DI COSTRUZIONI DELL’UNIVERSITA’ DI GENOVA DUE ANNI FA GIA’ NE DENUNCIAVA I PROBLEMI
“Il ponte Morandi viene di solito indicato come un capolavoro dell’ingegneria, in realtà è
l’esempio del fallimento dell’ingegneria”.
Era il maggio 2016 e l’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, intervistato da Primo Canale, parlava in questi termini del viadotto sul Polcevera, crollato nelle scorse ore facendo decine di morti.
Una riflessione simile a quella che poi riproporrà qualche mese dopo a Ingegneri.Info. “La struttura”, si leggeva, “ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati”.
Il viadotto è stato effettivamente interessato negli anni da imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90, con nuovi cavi affiancati agli stralli originari.
Il viadotto prende il nome dal suo progettista, Riccardo Morandi, ingegnere romano legato al razionalismo costruttivo di fine ‘800, che brevettò un sistema di precompressione denominato “Morandi M5” che applicò a diverse sue opere.
L’opera, costruita tra il 1963 e il 1967, anno della sua inaugurazione, è noto anche come “Ponte delle Condotte” dalla società che lo costruì, e “Ponte di Brooklyn” per una forma che richiama molto molto vagamente il celebre ponte americano.
Lungo 1.182 metri, campata maggiore di 210 metri, il ponte venne costruito con una struttura mista: cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile.
“Il Viadotto Morandi”, spiegava Brencich a Ingegneri.Info, “ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità ) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità ”.
A Primo Canale invece Brencich disse: “Quando venne progettato il primo ponte di questo tipo sulla baia di Maracaibo alla fine degli anni ’50”, spiegava, “l’idea di fare il ponte con la sagoma a cavalletto bilanciato sembrava un’idea molto innovativa. E piacque molto. Ne vennero costruiti però solo 3: sul Polcevera, a Maracaibo in Venezuela e su una valle in Libia. Perchè fallì la tipologia? Perchè il ponte ebbe a due anni dall’apertura un incidente drammatico: Morandi seguendo una linea di progettazione già all’epoca superata, non previde che una nave potesse sbagliare campata. I ponti hanno campate più alte delle altre per far passare le navi: una petroliera ebbe un black out elettrico, si blocco e colpì non la campata prevista. Ci furono 7 morti“.
Brencich parla inoltre del fatto che vennero fatti lavori di manutenzione profonda: “Il Ponte Morandi negli anni ’90 ebbe una quantità di lavori enorme, gli stralli vengono affiancati da altri cavi d’acciaio. Non è un campanello d’allarme, ma indice che hanno rivelato una corrosione molto più veloce e hanno dovuto integrare la struttura originaria per impedire che insorgessero condizioni di pericolo. Però, quando parliamo di un ponte, se dopo 30 anni si devono sostituire gli elementi strutturali significa che è un ponte sbagliato. Un ponte deve durare 70-80 anni senza manutenzione di questo tipo. Dopo 30 anni ha dovuto essere rifatto in maniera imponente”.
Inoltre “venne sbagliato il calcolo della deformazione viscosa, cioè di cosa succede al cemento armato nel tempo”.
Tutti questi elementi significano che si tratta di “un ponte che dovrà essere sostituito”, diceva nel 2016: “Ci sarà un momento in cui i costi di manutenzione supereranno i costi di ricostruzione del ponte: a quel punto sarà giunto il momento di ricostruirlo. Per quanto ne so, a fine anni ’90 i lavori hanno avuto un costo pari all’80 per cento delle spese di ricostruzione”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
SONO TANTE LE SQUADRE ARRIVATE A GENOVA PER DARE AIUTO AI VIGILI DEL FUOCO, AL PERSONALE DEL 118, AGLI UOMINI DELL’ESERCITO
“Qui c’è l’inferno”. E’ quanto ripetono i soccorritori impegnati nella ricerca e nel recupero di persone sotto le macerie dopo il crollo del ponte Moranti a Genova.
“Il fatto che abbia smesso di diluviare – spiegano – per fortuna ora può rendere più agevoli le ricerche e i soccorsi”.
Intanto dal Piemonte, dalla Lombardia e anche dal Veneto stanno partendo le squadre dei soccorsi.
Da Padova i vigili del fuoco stanno partendo per Genova, in supporto ai soccorsi per il ponte crollato in città . Al momento sono partite dalla regione due unità cinofile, una da Belluno e l’altra da Padova, per la ricerca di eventuali dispersi
Squadre miste soccorritori-vigili del fuoco di ricerca dispersi sotto le macerie (le cosiddette Usa, ndR), mezzi dell’Areu, soccorritori del 118 in allerta, eventuali posti letto se il numero delle vittime lo richiedesse, medici specializzati e sacche di sangue. La sanità lombarda ha dato la sua disponibilità a fornire aiuti ai soccorsi impegnati per il crollo del ponte autostradale a Genova.
“Al momento si tratta solo di una generica disponibilità , perchè non si capisce ancora quale sia la portata del disastro – ha detto l’assessore alla Sanità , Giulio Gallera – E’ chiaro che appena ci verranno fatte delle richieste puntuali faremo qualunque cosa nelle nostre possibilità per concorrere ai soccorsi”.
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
COSTRUITO NEL 1963 E COMPLETATO IN 4 ANNI ERA UNA STRUTTURA IN CALCESTRUZZO ARMATO PRECOMPRESSO
Sul viadotto Polcevera crollato in parte oggi a Genova “erano in corso lavori di consolidamento
della soletta del viadotto e, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione”.
Lo precisa in una nota Autostrade per l’Italia.
“I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sara’ possibile accedere in sicurezza ai luoghi”, conclude la nota.*
Il “Ponte Morandi” crollato a Genova è stato costruito tra il 1963-1967, anno in cui fu inaugurato. La campata maggiore aveva una lunghezza di 210 metri su una lunghezza totale dell’opera di 1.182 metri.
La tecnologia costruttiva è quella del calcestruzzo armato precompresso.
Le pile hanno forma di cavalletto rovesciato bilanciato e un’altezza di 90 metri.
Gli stralli sono trefoli in acciaio rivestiti di calcestruzzo.Secondo quanto si legge sul sito ingegneri.it il ponte sul Polcevera fu progettato da Riccardo Morandi nei primi anni ’60.
Morandi, romano legato al razionalismo costruttivo di fine ‘800, brevetto’ un sistema di precompressione denominato “Morandi M5” che applico’ a diverse sue opere, tra cui il consolidamento di un’ala dell’arena di Verona nel 1953.
Cio’ che rese famoso Morandi, pero’, e’ la struttura del ponte a cavalletti bilanciati che riassume l’unione tra la trave precompressa isostatica e le strutture strallate.
Questa soluzione la si ritrova nel ponte genovese sul Polcevera ma anche sul piu’ lungo e precedente Ponte General Rafael Urdaneta sulla baia di Maracaibo (Venezuela), lungo 8,7 chilometri con 135 campate, di cui solo le 6 centrali con schema statico strallato.
Questo ponte crollo’ quando nell’aprile 1964 la petroliera Exxon Maracaibo, da 36.000 tonnellate a pieno carico, in uscita dalla laguna di Maracaibo, ebbe un guasto elettrico che la rese ingovernabile e urto’ le pile 30 e 31, ad oltre 600 metri di distanza dalle campate progettate per il passaggio del traffico navale.
L’impatto fu di tale violenza che fece crollare completamente le due pile trascinando in mare ben tre campate consecutive del ponte. Questo tipo di evento non era stato preso in considerazione durante la progettazione.
(da Globalist)
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Agosto 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL TRATTO PIU’ LUNGO E’ FINITO NEL FIUME POLCEVERA, MA ALCUNI BLOCCHI SONO FINITI SU CASE E CAPANNONI INDUSTRIALI
Ponte Morandi, il ponte dell’autostrada A10 che collega Genova al suo ponente cittadino e poi a Savona e Ventimiglia è crollato poco prima delle 12.
Un tratto del viadotto sospeso a diverse decine di metri si è abbattutto per un cedimento strutturale sull’abitato sottostante.
Decine le auto che sarebbero precipitate. Il 118 ha dirottato tutte le ambulanze disponibili. “La dimensione è epocale, decine di morti tra chi è precipitato dal viadotto chi è rimasto incastrato sotto le macerie. I vigili del fuoco insieme ai sanitari stanno tirando fuori i pazienti, qualcuno è già arrivato negli ospedali di Genova. Abbiamo l’appoggio pieno di Lombardia e Piemonte, tutti gli ospedali sono a disposizione. Siamo lavorando ma in questo momento non abbiamo ancora la dimensione piena del problema”.Lo ha detto all’Adnkronos Francesco Bermano, direttore del 118 di Genova. Durante i soccorsi una fuga di gas ha obbligato i vigili del fuoco ad evacuare la zona di intervento.
Il tratto crollato transita sopra una zona densamente abitata. La maggior parte del viadotto si è schiantato sul greto del torrente Polcevera ma enormi tratti sono precipitati su case, su capannoni e sulle strade sottostanti. Nel crollo sono stati sfiorati anche i capannoni di Ansaldo Energia, una delle principali industrie di impianti per la produzione di energia in Italia
Anche le squadre cinofile e Usar, gli esperti di ricerca e soccorso tra le macerie urbane, sono state attivate dai vigili del fuoco per intervenire a Genova in seguito al crollo del ponte sull’Autostrada A10. Diverse squadre dei vigili sono presenti sul posto e stanno già operando.
(da agenzie)
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