Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
RAPPORTO SICUREZZA 2016: IL 98% DELLE VITTIME SONO PEDONI
Il drammatico incidente ferroviario avvenuto lungo la linea jonica a Brancaleone, in cui una
donna è stata investita da un convoglio regionale mentre attraversava le rotaie con i due figli di 12 e 6 anni, morti entrambi, per raggiungere la spiaggia, riapre la questione sulla sicurezza delle linee ferroviarie in Italia.
Un binario unico che corre parallelo alla strada e al mare, senza sistemi di protezione ma con dei sottopassi che punteggiano il tragitto; di cui si servono però in pochi – spiega il Corriere della Sera – preferendo attraversare le rotaie per guadagnare tempo e raggiungere prima i lidi.
Così si presenta il tratto di linea ferrata in cui si è verificato l’incidente mortale, messo sotto sequestro dagli inquirenti. Oltre all’imprudenza di alcuni bagnanti, il vero problema su cui gli investigatori possono far poco è il deficit di sicurezza delle ferrovie, intese proprio come binari. Protetti e inaccessibili soltanto su alcune tratte.
Le numerose notizie di cronaca aumentano la percezione che viaggiare in treno sia sempre meno sicuro. Ma non è così, anzi.
Secondo il “Rapporto sulla sicurezza ferroviaria nel 2016” presentato ad aprile 2017 dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF) sulla Rete Ferroviaria Italiana (RFI) nel 2016 si erano verificati 87 incidenti, 11 in meno rispetto al 2015 e il 35% in meno rispetto al 2005. Gli incidenti dunque sembrano diminuire.
Di questi, l’84% è dovuto “all’indebita presenza di pedoni” sui binari a causa di un imprudente attraversamento dei binari in stazione o al passaggio a livello.
Dai dati sono, infatti, esclusi i suicidi. Proprio i pedoni, con 57 decessi, rappresentano il 98% dei morti del 2016
Il resto è causato da un’errata discesa o salita dei viaggiatori (3%), da problemi di manutenzione (5%), da un’errata esecuzione di manovra (3%), dal dissesto idrogeologico (1%) e dallo scontro con veicoli stradali (5%).
In particolare, gli incidenti legati a “cause tecniche” sono diminuiti del 70% rispetto al 2005. Mentre è aumentata la percentuale di “investimento pedoni”: dal 64% all’83%.
In Italia ci sono circa duemila chilometri di rete regionale.
Qui i numeri dei 2016 sono preoccupanti. Le vittime sono state 44, per un totale di 7 incidenti. La progressione degli ultimi anni evidenzia che quel dato relativo a due anni fa è il peggiore del decennio: di solito, anche queste reti riescono ad attestarsi su livelli di sicurezza buoni.
Sia nel 2014 che nel 2015, ad esempio, le vittime erano state solo quattro. Nel tempo, però, si assiste a picchi di incidenti preoccupanti, come nel 2011 e nel 2013, quando è stato superato il tetto di 20 vittime.
Tuttavia, anche sommando il numero degli incidenti locali a quelli sulle reti nazionali, il dato, che sale a 94 incidenti totali con 127 vittime, è in calo di 8 unità rispetto al 2015 e di 32 rispetto al 2005. E la mortalità relativa al periodo 2010-2015 rappresenta l’1,8% del totale di tutti i sistemi di trasporto.
(da Globalist)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
IERI SERA ERANO 50.000 CON 440 FERITI… MIGLIAIA DI ROMENI ACCORSI ANCHE DALL’ESTERO… E IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LI APPOGGIA
In migliaia sono rientrati a Bucarest dall’estero solo per scendere in piazza, assieme ai loro connazionali.
Perchè il licenziamento da parte dell’esecutivo, avallato dalla Corte Costituzionale, della procuratrice anticorruzione Laura Codruta Kovesi, simbolo della lotta alle tangenti, è stato percepito come la volontà della classe politica di proteggersi dalle indagini.
Ma quando la polizia si è ritrovata in piazza tra i 30mila e i 50mila romeni — 7mila in arrivo da Germania, Italia e Spagna — che chiedevano le dimissioni del governo dopo la decisione di mandare a casa Kovesi ha risposto con spray urticanti e lacrimogeni.
E la manifestazione si è trasformata in scontri, tra tentativi di forzare i blocchi, lanci di bottiglie e pietre e la reazione “sproporzionata” degli agenti, come l’ha definita il presidente della Repubblica Klaus Iohannis.
Parole che hanno incendiato lo scontro istituzionale in Romania, in corso da mesi. E sabato sera Bucarest è pronta a riversarsi di nuovo in piazza, con una partecipazione che si preannuncia ancora più massiccia dopo la violenta repressione di venerdì.
“Ladri”, lacrimogeni e feriti
La folla si è radunata grazie al tam-tam in Rete organizzato nelle scorse settimane dai romeni residenti all’estero che, secondo le stime della Banca Mondiale, sono tra i 3 ed i cinque milioni, costretti a lasciare il Paese a causa di un sistema di governo basato sulla corruzione, gli stipendi troppo bassi e la mancanza di opportunità . L’appuntamento era fissato davanti al palazzo del governo venerdì sera. “Ladri”, “dimissioni” hanno scandito contro l’esecutivo socialdemocratico guidato da Viorica Dăncilă, negli scorsi mesi già criticata per aver espresso la volontà di spostare a Gerusalemme l’ambasciata romena in Israele. Slogan e cori, ma non solo.
Hooligans, forse appositamente infiltrati per sabotare una protesta in larghissima parte pacifica, hanno tentato di sfondare i cordoni di sicurezza e così è partita la guerriglia: in 440 hanno avuto bisogno di cure mediche per le violenze degli agenti o per aver inalato gas, mentre 23 poliziotti sono rimasti feriti da pietre e bottiglie.
Lo scontro istituzionale
Troppo per il presidente della Repubblica che ha criticato la gestione delle proteste: “Condanno fermamente il brutale intervento della polizia, fortemente sproporzionato rispetto alle manifestazioni della maggior parte delle persone in piazza. Il ministro degli Interni deve urgentemente spiegare”, ha detto Iohannis che negli scorsi mesi si è più volte scontrato con Dăncilă, ex parlamentare europea eletta lo scorso gennaio e delfina del capo del partito Liviu Dragnea, implicato in diversi procedimenti giudiziari e quindi impossibilitato a candidarsi.
Un braccio di ferro istituzionale che di settimana in settimana acuisce lo scontro tra i due poteri. La protesta affonda le sue radici a metà di maggio, quando il ministro della Giustizia del governo Dăncilă, Tudorel Toader, ha licenziato la procuratrice anticorruzione Kovesi, considerata un simbolo della lotta contro questo tipo di illecito e più volte elogiata dall’Unione Europea per il suo lavoro.
La cacciata di Kovesi
La scelta aveva provocato uno scontro frontale con Iohannis finito di fronte alla Corte Costituzionale, il cui parere a inizio luglio è stato favorevole all’esecutivo: il presidente della Repubblica non ha i poteri per ribaltare una decisione dell’esecutivo, ma può solo valutar la “regolarità ” della procedura.
Così Kovesi ha lasciato gli uffici dell’agenzia anticorruzione, alla guida della quale ha condotto una repressione della corruzione tra le autorità pubbliche locali e nazionali negli anni recenti, attirandosi accuse di abuso di potere e la rabbia della classe politica.
Un lavoro certosino che, accusano i manifestanti, le è costato il posto. Così sono nate le proteste, non solo a Bucarest, anche contro gli stipendi troppo bassi ed i tentativi del governo di indebolire la magistratura. Migliaia di persone sono scese in piazza in altre città , tra cui Cluj, Sibiu e Timisoara dove però non si sono registrati momenti di tensione.
Il precedente del 2017
Nell’inverno dello scorso anno, la Romania era già scesa in piazza per manifestare contro una controversa proposta di legge del governo Grindeanu, pure lui socialdemocratico, che prevedeva la depenalizzazione dell’abuso di ufficio e di altri reati legati alla corruzione.
Cinque giorni di proteste e oltre 200mila persone per le strade portarono al ritiro delle leggi e alla sfiducia del premier, che non si fece subito da parte, nonostante gli inviti provenienti anche dalla sua maggioranza. Dăncilă, che una riforma simile è riuscita ad approvarla, di fronte alla piazza e al braccio di ferro con Iohannis sembra voler proseguire sulla stessa strada.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
“MI HANNO OFFERTO 15.000 DOLLARI AL MESE PER STARE ZITTA”
Donald Trump è un “razzista” che ha usato la ‘N-word’, la parola ‘negro’, in più occasioni. E ci
sono prove al riguardo.
È la pesante accusa avanzata nei confronti del presidente da parte dell’ex consigliera Omarosa Manigault Newman, che nel libro ‘Unhinged’ in uscita la prossima settimana racconta la sua esperienza alla Casa Bianca descrivendo un Trump non qualificato, narcisista e razzista.
Un racconto in cui l’ex concorrente di ‘The Apprentice’ riferisce di aver rifiutato un pagamento di 15.000 dollari al mese dallo staff di Trump per comprare il suo silenzio poco dopo essere stata licenziata.
In alcuni estratti del libro anticipati dalla stampa americana, l’afroamericana afferma di aver ricevuto poco dopo il suo licenziamento una telefonata da Lara Trump, la nuora del presidente, che le offriva un lavoro e un contratto mensile per farla tacere: un accordo con il quale si sarebbe dovuta impegnare a non rilasciare commenti sulla famiglia Trump e su quella del vice presidente Mike Pence.
Un contratto che Omarosa ha però rifiutato, dedicandosi al suo libro che rischia ora di diventare un nuovo grattacapo per Trump come lo è stato ‘Fire and Fury’ di Michael Wolff.
La Casa Bianca contesta il racconto “pieno di bugie e false accuse”, mosse da una ex dipendente “arrabbiata” che vuole solo trarre profitti.
E punta il dito contro i media, colpevoli di “darle una piattaforma per esprimersi dopo che non le hanno creduto quando raccontava cose buone di Trump e dell’amministrazione”.
Una bocciatura secca che però non smorza le polemiche sulla ricostruzione dei fatti e su come Trump viene definito: un “razzista, misogino e bigotto” che si è fatto installare un lettino per l’abbronzatura nella sua residenza alla Casa Bianca.
Le accuse mosse da Manigault Newman non sono per la maggior parte accompagnate da prove, soprattutto le ricostruzioni più esplosive.
Fra queste l’uso da parte di Trump della ‘N-world’ in più occasioni durante le riprese di The Apprentice. Secondo l’ex consigliera c’è una registrazione che lo immortala mentre pronuncia l’insulto razzista.
Insulti quelli di Trump che non hanno risparmiato neanche il marito di una delle sue più strette collaboratrici, Kellyanne Conway.
George Conway è infatti in parte filippino ed è stato descritto da Trump, in uno dei suoi vari attacchi d’ira, uno “sleale”. “Non solo ha usato la N-word – afferma Omarosa -, la cosa che più disturba è che lo pensa di me e di tutti gli afroamericani”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
LA BALLA DEI MIGRANTI CHE PRETENDONO L’ABBONAMENTO A SKY E IL TWEET DI SALVINI CHE LO AVALLA… IN UN ALTRO PAESE OGGI SAREBBE A VENDERE IL COCCO FRESCO A MILANO MARITTIMA
“I richiedenti asilo vogliono avere Sky”. La notizia, rilanciata da un quotidiano veneto sia sul sito che sul web, ha scatenato gli utenti dei social network.
Dove fioccano i commenti scandalizzati, tutti dello stesso tenore: “Loro protestano, pretendono e noi italiani?”.
Ma l’indignazione non si limita al web: “Prima i doveri, poi i diritti, certe richieste non devono essere accolte per rispetto dei vicentini in difficoltà ” dice il sindaco del capoluogo berico Francesco Rucco.
E alla fine anche il solito Matteo Salvini la rilancia su Twitter.
Matteo Salvini
✔
Se questi signori, ospitati a spese degli italiani, non si trovano a loro agio nel nostro Paese sono pregati di trovarsi un’altra sistemazione.
Chi scappa dalla guerra non ha bisogno di Sky…
Ma le cose sono davvero andate così?
Al centralino della Questura di Vicenza, dove lunedì pomeriggio si è radunato un gruppo di richiedenti asilo, della curiosa richiesta dell’abbonamento Sky non ne sanno nulla: “Non siamo a conoscenza delle richieste dei migranti. Ci limitiamo a gestire l’ordine pubblico e per quello che ci riguarda tutto si è svolto in tranquillità “.
Bisogna rivolgersi alla Prefettura, dove nella mattinata di lunedì si era tenuto un incontro con i rappresentanti della Cooperativa che ospita i richiedenti asilo: “Le uniche richieste a noi riportate dagli operatori del centro d’accoglienza San Paolo sono relative all’iscrizione anagrafica, ma si è parlato anche di alcuni aspetti legati al cibo della mensa”, fa sapere il vicecapogabinetto Riccardo Stabile che si è occupato della questione.
E aggiunge: “Dell’abbonamento Sky lo abbiamo letto anche noi sui media”.
Insomma una bufala bella e buona.
Stupisce che il ministro dell’Interno, invece di verificare con le istituzioni locali e far cadere, se non smascherare, la falsa notizia, la rilanci su Twitter accreditandola e rendendola ancora più virale.
Insomma, il capo Viminale diffonde una bugia smentita dalla questura e dalla prefettura.
Contattata telefonicamente, la Cooperativa Cosep di Padova fa sapere di non poterci mettere in contatto nè con i referenti della struttura nè con i richiedenti asilo e conferma la versione della Prefettura: “Solo richieste relative ai certificati di residenza, necessari per lavorare e ricevere la documentazione relative alle pratiche burocratiche di accoglienza”.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
DALL’OTTOVOLANTE AL TIRO AL BERSAGLIO: E’ CORSA A LIBERARSI DEI TITOLI DI STATO ITALIANI
Ieri sui terminali Bloomberg di tutto il mondo è apparso un articolo a firma di John Ainger dal
titolo leggermente provocatorio “Potete fare un giro sull’ottovolante, oppure tenervi i titoli del debito italiano”.
Per gli avanzi di meet up e i sedicenti celtici con le corna lustre al raduno di Pontida, l’accostamento al Luna Park potrebbe costituire motivo di orgoglio dato il loro sostrato culturale.
Ma le centinaia di migliaia di persone che sulla scrivania hanno un terminale Bloomberg difficilmente saranno preda dell’ilarità .
Perchè i loro polpastrelli non si muovono sulla tastiera multicolore solo per acquisire informazioni e dati, ma soprattutto per trattare titoli e valute di tutti i tipi.
Polpastrelli che iniziano a prudere allorchè leggono di un Ministro del Tesoro italiano, che si produce in acrobatici salti mortali per rassicurare i creditori, sbeffeggiato e smentito dopo poche ore da un miracolato della politica, spacciatosi per statista.
Anzi, tanto per non lasciare dubbi sul disprezzo per la realtà e gli sforzi di Tria, l’autorevole ministro precisa che il governo gialloverde vuole giocare duro con l’Unione Europea per strappare concessioni sul bilancio.
Certamente l’elettore medio grillino è convinto che “strappare concessioni” alla Ue sia la stessa cosa che strappare al nonno pensionato altri 10 euro sulla paghetta mensile da bamboccione.
Ma in realtà anche se la Ue si facesse intimidire dagli psiconani al governo, aumentarebbero solo i debiti.
Di duro in questa partita c’è solo il comprendonio dei furbastri: i nuovi debiti li pagherebbero di tasca propria i contribuenti italiani, non gli esecrati tecnocrati di Bruxelles.
Ma, non contento del rosario di castronerie sparate ai pennivendoli di regime (sdraiati per pietire un posto in Rai), il Vice Casaleggio ha aggiunto a La7 che vorrebbe abolire il vincolo di pareggio nel bilancio inserito in Costituzione.
Il quoziente di intelligenza per partorire una simile affermazione rivaleggia con le cifre da prefisso telefonico internazionale.
Specialmente in un momento in cui i fondi internazionali si liberano di Bot e Btp come fossero materassi del lazzaretto e le banche italiane (imbottite di titoli pubblici) vedono i coefficienti di vigilanza asciugarsi come le pozzanghere sull’asfalto nelle giornate di solleone.
I mercati, infatti, non sono creature fantastiche come il Minotauro nella mitologia greca, ma comprendono gente in carne e ossa, pagata in primo luogo per non farsi fottere da politicanti di mezza tacca.
Ad esempio gli economisti che controllano l’affidabilità delle politiche fiscali, da diversi giorni stanno mostrando il pollice verso all’Italia.
SBC ha già rivisto al rialzo il tasso di interesse sui titoli pubblici a dieci anni da 2,4% a 2,7%, ma ha avvertito che sbalzi giornalieri di 100 punti base sono “possibili”. Tradotto: allacciate le cinture e stringete forte perchè le turbolenze saranno brutali.
Bank of America, appena dopo aver organizzato un incontro (andato male e finito peggio) dei maggiori clienti con il Sen. Prof. Pres. Gran. Uff. Bagnai (quello che ha fatto carriera politica inneggiando al ritorno alla lira), ha avvertito che lo spread con i titoli tedeschi è di fatto imprevedibile e potrebbe oscillare tra 170 e 400 punti base a seconda del rigore o delle asinate contenute nella legge di bilancio.
Al momento nessuno si azzarda a fare previsioni, vista la ridda di dichiarazioni dei dilettanti allo sbaraglio nel caravanserraglio.
Ma probabilmente non occorrerà aspettare la legge di bilancio per spalancare la porta ad una deriva turco-venezuelana: come ricorda la banca francese Sociètè Gènèrale fra pochi giorni arriveranno i giudizi delle agenzie di rating. Fitch, che assegna al debito pubblico italiano BBB (appena due tacche sopra il livello spazzatura), pubblicherà il nuovo giudizio il 31 agosto.
Moody’s, che assegna un Baa2 (anche in questo caso a due gradini dal junk) con aspettative negative, emetterà il suo verdetto il 7 settembre.
In vista di queste scadenze Sociètè Gènèrale ha consigliato ai clienti di non esporsi a rischi inutili e di vendere le posizioni in titoli italiani.
Insomma al Luna Park giggioleghista è solo questione di tempo: i riparmiatori si stancheranno dell’ottovolante e cominceranno a dedicarsi al tirassegno con grossi calibri. Non basterà un orsacchiotto di peluche con le sembianze di Savona a farli desistere.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
IL FORZISTA MICCICHE’ COMMENTA LO STRAPPO DELLA LEGA CHE CORRERA’ DA SOLA IN ABRUZZO… “TROPPI FORZISTI DEL NORD SI SONO APPIATTITI SULLA LINEA DELLA LEGA”
“Il centrodestra è sempre più a rischio. Questa coalizione ha una logica se la componente moderata è prevalente. Oggi i rapporti si stanno ribaltando”.
Intervistato da Repubblica, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè (Forza Italia) critica Salvini, che “ha preso una strada sbagliata”, ma soprattutto “i tanti colleghi del Nord che, per paura di perdere un collegio alle prossime elezioni, si sono appiattiti sul Carroccio
Miccichè spiega:
La rottura in Abruzzo conferma che Salvini si sta allontanando da posizioni moderate che avevano garantito il nostro legame. Lui vola nei sondaggi, lo capisco, ed è il più bravo a cogliere il vento populista. Io resto convinto che se abbandona Forza Italia è destinato a crollare. In ogni caso, il problema riguarda noi e il nostro futuro.
Il forzista continua:
La scissione non è all’ordine del giorno. Berlusconi ha riportato la barra al centro con la nomina di Tajani e ribadendo la collocazione nel Ppe. Qualche risposta, ora, devono darla i tanti parlamentari del Nord che, per paura di perdere un collegio, si sono appiattiti sulla linea della Lega. Ma se portano Forza Italia al 4%, loro i collegi alle prossime elezioni se li sognano.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
PREVALGONO I FAVOREVOLI, MA MOLTI NON SANNO DI COSA SI TRATTA
Il Sole 24 Ore pubblica oggi i risultati di un sondaggio di SWG sulle grandi opere realizzato tra il
24 e il 26 luglio su un campione di mille soggetti maggiorenni residenti in Italia: la società di ricerche ha rilevato che l’Alta velocità TorinoLione è ritenuta indispensabile dal 49% degli intervistati e solo per il 30% andrebbe fermata (il 21% non sa rispondere).
Percentuali simili per il gasdotto pugliese (il 44% lo vuole e il 28% vi si oppone) e per l’Ilva di Taranto (41% di sì contro 31% di no).
Fotografia che si ripete anche per il Mose di Venezia (49% di favorevoli contro 27% di contrari). Il sondaggio scandaglia poi l’opinione sulle grandi opere a seconda dei partiti di appartenenza.
Ed emerge che il 64% (15 punti più della media generale) dei leghisti considera la Tav un’opera indispensabile.
Percentuale che si abbassa al 35% fra gli elettori del M5S e che raggiunge il 90% tra chi vota Forza Italia (il 63% nell’elettorato del Pd).
Tra i Cinque stelle l’opera meno avversa è il Mose (con il 40% di favorevoli).
Per il Tap e l’Ilva i sì pentastellati si attestano rispettivamente al 35 e al 34 per cento. La Lega invece si conferma il partito che nel governo rappresenta la fascia di popolazione dove più largo è il consenso nei confronti dell’ammodernamento infrastrutturale.
Infatti, anche nei casi di Mose, Tap e Ilva l’elettorato del Carroccio supera per favorevoli la media del campione generale.
Per il Mose l’apprezzamento supera di 4 punti la media, per il Tap il Carroccio è 10 punti sopra la media generale dei favorevoli, per l’Ilva 7 punti in più.
Sono però gli elettori del Pd, ma soprattutto di Forza Italia, quelli che esprimono il massimo consenso nei confronti delle grandi opere con punte dell’80-90% per Mose e Tav.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
L’IMPORTO MEDIO DI INDEBITAMENTO E’ DI 20.549 EURO
Le famiglie italiane sono indebitate per un importo medio pari a 20.549 euro. Nell’insieme, i “passivi” accumulati con le banche e gli istituti finanziari ammontano a quasi 534 miliardi di euro.
Le cifre, elaborate dall’Ufficio studi della Cgia, sono riferite al 31 dicembre 2017.
Dal 2014 l’andamento è in costante crescita; in questi ultimi tre anni il debito è aumentato di 40,6 miliardi di euro (+8,2 per cento) e in gran parte è riconducibile al fatto che gli istituti di credito sono tornati a prestare i soldi alle famiglie italiane.
Tra la fine del 2016 e la fine del 2017, ad esempio, gli impieghi bancari alle famiglie consumatrici per l’acquisto delle abitazioni sono aumentati dell’1,9 per cento, mentre i dati del credito al consumo, includendo anche le finanziarie, indicano un +8,3 per cento.
In Italia il 60 per cento circa del Pil nazionale è riconducibile ai consumi dei nuclei familiari.
E l’eventuale aumento dell’Iva, spiega la Cgia, potrebbe compromettere ulteriormente la tenuta economica di queste ultime, soprattutto di quelle ubicate nelle realtù più in difficoltà del Paese.
“Anche se fosse solo selettivo — dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo — l’eventuale aumento dell’Iva peggiorerebbe, in particolar modo, la situazione economica delle famiglie meno abbienti. Segnalo, inoltre, che nemmeno l’operazione meno Irpef più Iva sarebbe a saldo zero, i 10 milioni di contribuenti Irpef che rientrano nella no tax area, tra i quali i disoccupati e coloro che percepiscono una pensione di invalidità , non avrebbero alcun benefico dall’introduzione della flat tax. Per contro, subirebbero un aumento dei prezzi di beni e servizi che toglierebbe loro ulteriore liquidità ”.
Alla fine del 2017, segnala inoltre l’Ufficio studi della Cgia, le famiglie più “esposte” con le banche abitavano in Lombardia.
Al primo posto quelle residenti nella provincia di Milano, con un debito di 29.595 euro ciascuna; al secondo posto quelle di Monza-Brianza, con 29.078 euro, e al terzo posto le residenti a Lodi, con 27.631 euro.
Appena fuori dal podio troviamo Como: il debito medio ammontava a 27.501 euro. Agli ultimi posti della graduatoria nazionale, invece, le famiglie residenti nel profondo Sud, come quelle di Reggio Calabria, con un debito di 10.301 euro, quelle di Vibo Valentia, con 9.411.
Le famiglie meno indebitate d’Italia, infine, sono ubicate a Enna, con un “rosso” che si e’ attestato a 9.169 euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
NEL PAMPHLET “AIUTARLI A CASA NOSTRA” PARLA DI DEMOCRAZIA, NAZISMO, CRISTIANESINO: SENZA COMPASSIONE IL NOSTRO VIVERE CIVILE RISCHIA TUTTO
Quante volte sentiamo esclamare, sui migranti, “aiutiamoli a casa loro”? 
Che è un modo per dire di non volerli intorno, perchè poi non si sa nè si vuole certo risollevare le sorti di Paesi poveri o lacerati da guerre.
Vincenzo Sorrentino, docente di filosofia politica presso l’Università di Perugia, autore dei libri “Il pensiero politico di Foucault” (2008), “Il potere invisibile. Il segreto e la menzogna nella politica contemporanea” (2011) e “Cupio dissolvi. Senso della vita e abbandono” (2015), condirettore della rivista “Cosmopolis” rovescia quell’espressione e ha dato alle stampe il pamphlet “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione” (Castelvecchi Editore, pp. 96, euro 13.50).
Dove adotta la forma del dialogo diretto, rivolgendosi a un “tu” neanche troppo immaginario, per andare al nocciolo di interrogativi che vanno alle radici del nostro stesso stare al mondo, della democrazia stessa, della libertà di tutti e, anche, del “male”.
Cominciamo dal titolo: perchè ribalta una frase usata e abusata, quella di aiutare i migranti “a casa loro”, non qua?
Davanti ai nostri occhi abbiamo bambini, donne e uomini che fuggono da situazioni drammatiche, da guerre, povertà estrema, feroci dittature, e che viaggiano in situazioni drammatiche, spesso morendo durante il tragitto. Si tratta di un fenomeno estremo, tragico, a cui non si può rispondere come se si trattasse di un “normale” flusso migratorio. Non voglio negare la complessità della situazione. Tuttavia, credo che ci sia una domanda che non possiamo non porci: cosa fare adesso e qui con queste persone che invocano il nostro aiuto? La formula “aiutiamoli a casa loro” è giusta in linea di principio, ma ormai è sempre di più solo un modo ipocrita di lavarsi le mani di fronte a questa tragedia.
Lei cita ampiamente Papa Francesco che si spende pensando ai migranti. Dai sondaggi risulta che molti italiani, cattolici soprattutto, lo apprezzino di meno proprio per questo suo interesse. Cosa significa?
Papa Francesco ha levato con forza la sua voce, definendo quanto sta accadendo la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra Mondiale. Cosa dire di questi sondaggi? I Vangeli mi sembrano chiari: “ero forestiero e mi avete ospitato”. Gesù invita a vedere nel volto dello straniero che chiede aiuto il suo volto. Dalla risposta a tale appello dipenderà la salvezza nel giorno del Giudizio. Poi certo molti si costruiscono una religione su misura, tagliando fuori ciò che risulta più scomodo. Gesù, però, non sembra sia stato molto disposto al compromesso sul punto
Lei ricorda la parabola del buon samaritano. In più punti si richiama al “prendersi cura” del Vangelo, alla “disobbedienza civile” di Gesù che si disse “forestiero”. Lo spirito d’umanità è nel cristianesimo (o in quale cristianesimo)?
Io non sono credente, ma il discorso evangelico è una straordinaria sollecitazione per tutti. Ci invita ad instaurare un rapporto diretto con l’altro che ci chiede aiuto, a metterci nei suoi panni. È un punto fondamentale. Dobbiamo pensare che sui barconi ci sono delle persone come noi, che hanno un primato su tutto, anche sulla legge. La riduzione dell’altro a mero clandestino è un modo per spogliarlo della sua umanità . È importante l’immaginazione: non è semplice, perchè siamo tutti presi dai nostri problemi, ma dobbiamo sforzarci di immedesimarci nella loro sofferenza, consapevoli del fatto che ci saremmo potuti trovare noi nelle loro condizioni. Nessuno di noi ha scelto il posto in cui nascere.
Sorrentino, lei affronta un interrogativo profondo: si può essere amorevoli con chi ci è vicino, in casa, e indifferenti e feroci con chi riteniamo estraneo, diverso da noi.
Purtroppo non è necessario essere dei mostri per fare cose mostruose. Anche il nazista nei campi era spesso un buon padre di famiglia. È determinante quello che accade dentro di noi. Nel momento in cui innalziamo dei muri interiori, che ci rendono insensibili nei confronti di tutto ciò che non è “nostro”, apriamo le porte all’orrore. Ecco perchè è così importante, di fronte alla tragedia dei migranti, metterci nei loro panni
Parlando di “prigioni libiche come i nuovi campi di concentramento” osserva che oggi sappiamo molto di più di quanto non sapessero gli europei durante la seconda guerra mondiale sui lager. Però oggi i più non vogliono sapere nè sentire. Come mai?
Quello che sta accadendo è una vergogna, bisogna dirlo con forza. La priorità dell’Europa è arrestare i flussi. Non contano i costi umani: i morti, le sofferenze atroci nei campi di detenzione, le sistematiche violenze sessuali sulle donne. Stiamo facendo cose per le quali i nostri figli forse (spero) si vergogneranno di noi. I governi conoscono la situazione; anche noi cittadini sappiamo molto di quello che accade e questo aumenta le nostre responsabilità . Non abbiamo scuse. Nel libro parlo dei Lager nazisti. È una questione delicatissima e non bisogna cedere a nessuna semplificazione. Eppure l’unicità della Shoah non deve impedirci di interrogarci sulle sue relazioni con il nostro presente. Troppi, oggi come allora, si voltano dall’altra parte, per indifferenza, cinismo, assuefazione, passività .
Professore, lei si appella a uno spirito di compassione. Ma chi sta con Salvini si ritiene buono, nel giusto, e accusa gli avversari di ipocrisia, di falsità , di collusione con gli scafisti.
Questo concentrarsi sugli scafisti è ripugnante e ipocrita. Come se fossero loro il problema e non invece le drammatiche condizioni di vita che spingono ad emigrare. Sì, insisto sulla compassione, sulla capacità di mettersi nei panni di chi soffre. Quello che più mi preoccupa è la crescente insensibilità di fronte alla sofferenza altrui, perchè apre una voragine nella quale la nostra civiltà rischia di precipitare. Anche i “duri di cuore” contro cui si scagliava Gesù ritenevano di essere buoni e nel giusto.
Sul tema serve un dialogo o serve una contrapposizione netta anche tra persone che si conoscono, serve uno scontro politico (non violento neanche nelle parole) senza nessuna concessione anche a costo di essere minoranza?
Nessuna concessione sui valori. Questo non esclude il dialogo. Ci sono fasce dell’opinione pubblica con le quali, credo, si può ancora interloquire, ad esempio mostrando quanto sia ingannevole la retorica della chiusura delle frontiere. In fondo questa esibizione muscolare del “dentro chi ha diritto e fuori tutti gli altri” è una colossale presa in giro, che in nome della sicurezza crea insicurezza, perchè alimenta conflitti che prima o poi esploderanno con una potenza difficilmente gestibile. Si stima che la popolazione in Africa raddoppierà da qui al 2050. Praticamente domani. La retorica della chiusura non servirà ad arrestare i flussi, ma solo a far crescere il risentimento, per motivi diversi, tra le popolazioni europee e quelle africane: la premessa di conflitti devastanti che investiranno i nostri figli.
È vero che chi non convive con situazioni di migrazione nel quartiere, nella zona difende la causa dei migranti? È una battaglia dei ceti benestanti?
Indubbiamente nelle periferie le tensioni e i conflitti sono spesso molto aspri. Ancora una volta assistiamo ad una guerra tra poveri. Non voglio semplificare, ma è indubbio che non di rado lo stato di emarginazione, di sofferenza, di difficoltà di tanti italiani è dovuto alle stesse cause che spingono molti migranti a cercare di raggiungere il nostro paese. Pensiamo alla spaventosa crescita delle diseguaglianze e della precarietà provocata dalla globalizzazione neoliberista. Se solo le “vittime” invece di combattersi tra di loro si unissero per combattere i “carnefici” spesso comuni, la situazione cambierebbe drasticamente. Qui si sente l’assordante silenzio culturale e politico di gran parte della cosiddetta sinistra.
A pagina 55 scrive che “ci troviamo di fronte alle radici della nostra libertà e della responsabilità ”. A suo parere, tanti italiani appoggerebbero una dittatura mascherata da democrazia pur di non vedere migranti intorno?
Credo che non siamo ancora al punto di rottura, ma che ci stiamo avvicinando ad esso molto rapidamente. Penso che sia un errore trascurare il potenziale autoritario di posizioni politiche e culturali che stanno conquistando sempre più terreno. Tuttavia, ritengo anche che non si debba evocare con troppa leggerezza lo spettro del fascismo e più in generale della dittatura, altrimenti si finisce per non comprendere la peculiarità di quanto sta accadendo. Quello che vedo è un imbarbarimento, una deriva grave e pericolosa, di fronte alla quale ciascuno di noi è chiamato a prendere posizione.
Vincenzo Sorrentino, “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione”, Castelvecchi Editore, pp. 96, euro 13.50
(da Globalist)
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