Agosto 12th, 2018 Riccardo Fucile
UN TURISTA PERDE IL DOCUMENTO, MA UN GIOVANE RICHIEDENTE ASILO RIESCE A RESTITUIRGLIELO
Sollievo per un turista norvegese di passaggio a Cagliari, dopo aver smarrito la propria carta d’identità . Il documento infatti è stato ritrovato da Mohamed Sangare, un giovane migrante già ospite per dieci mesi in una struttura di accoglienza in città . Mohamed, in giro per cercare lavoro e consegnare curriculum, ha notato la tessera e leggendo il nome è riuscito a risalire al proprietario tramite Facebook.
Il ventenne immigrato, non potendo mandare un messaggio diretto al norvegese, è riuscito a scrivere ad una donna con lo stesso cognome del turista; proprio la donna ha confermato che si trattava del nipote in visita in Sardegna, riuscendo a mettere in contatto le due persone per la restituzione del documento
La giornata del ragazzo si è poi conclusa con l’incontro di uno dei suoi idoli, il calciatore del Cagliari Joao Pedro.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI AQUARIUS E LE TESTIMONIANZE… E’ IL FRUTTO DELLE POLITICHE DEI GOVERNI EUROPEI CHE OSTACOLANO GLI ATTRACCHI DELLE NAVI MERCANTILI CHE RISPETTANO LA LEGGE E INTERVENGONO A SALVARE I NAUFRAGHI
I 141 migranti soccorsi negli ultimi due giorni dalla nave “Aquarius” di Sos Mediterranee e
Medici senza Frontiere hanno raccontato che almeno 5 navi sono transitate a vista delle loro barche e hanno proseguito senza prestare alcuna assistenza. Lo riferisce Aloys Vimard, coordinatore di Msf a bordo di “Aquarius”: «Le persone salvate a bordo hanno dichiarato ai nostri team di aver incrociato cinque diverse navi che non hanno offerto loro alcuna assistenza, prima di essere soccorse dall’Aquarius. Sembra – ha sottolineato Vimard – che sia a rischio il principio stesso di fornire assistenza alle persone in pericolo in mare. Le navi potrebbero non essere disposte a rispondere a coloro che sono in difficoltà a causa dell’alto rischio di rimanere bloccate e di vedersi negare un luogo sicuro di sbarco. Le politiche che mirano a impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere l’Europa si traducono in maggiori sofferenze e anche in viaggi più rischiosi per persone che sono già molto vulnerabili ».
Secondo l’esponente di Msf, inoltre, il Centro di coordinamento libico «non ha informato l’Aquarius delle imbarcazioni in pericolo di cui era a conoscenza, nonostante noi fossimo nelle vicinanze e avessimo offerto la nostra assistenza. Siamo stati fortunati ad aver avvistato noi stessi queste barche in pericolo», ha concluso.
Msf e Sos Mediterranee in una nota sottolineano di essere «estremamente preoccupati per le politiche europee che ostacolano l’assistenza umanitaria e che hanno provocato un numero vertiginoso di morti in mare negli ultimi mesi».
“Aquarius”, ricordano le due ong, «è ora una delle uniche due navi di ricerca e soccorso umanitarie rimaste nel Mediterraneo Centrale. La criminalizzazione e il blocco nei confronti delle organizzazioni umanitarie riflettono il problema più grande di un sistema di asilo europeo a pezzi e il fallimento degli stati membri dell’Ue nel ricollocare i richiedenti asilo che arrivano in Europa».
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2018 Riccardo Fucile
IN 90.000 IN PIAZZA DOPO L’INCONTRO AL CIRCO MASSIMO… “LA CHIESA NON LASCIA INDIETRO NESSUNO”
“Rinunciare al male significa dire ‘no’ a una cultura della morte che si manifesta nella fuga dal reale verso una felicità falsa, che si esprime nella menzogna, nella truffa, nell’ingiustizia, nel disprezzo dell’altro. Il cristiano non deve essere ipocrita deve vivere in maniera coerente”.
Così il Papa all’Angelus si è rivolto ai 90 mila giovani raccolti in piazza San Pietro e in via della Conciliazione, secondo i numeri comunicati dalla Gendarmeria vaticana. Arrivati a Roma da tutta Italia per incontrare il pontefice, in vista del Sinodo di ottobre, hanno trascorso la notte in attesa, trovando ospitalità nelle chiese aperte per l’occasione o bivaccando in piazza Pio XII.
Dopo il bagno di folla di ieri e il concerto al Circo Massimo, i ragazzi si sono mossi ieri sera verso San Pietro, partecipando alla Notte Bianca nelle chiese romane, con momenti di spiritualità , arte, cultura, spettacolo e animazione.
Molti di loro hanno dormito nell’area circostante il Vaticano.
Alle 11.20 il Papa ha fatto il suo ingresso in piazza San Pietro a bordo della papamobile. Con un piccolo “sconfinamento”: durante il giro ha varcato il confine del Vaticano, spingendosi fino alla metà di via della Conciliazione. Ad accoglierlo una folla di ragazzi e ragazze, che sventolano bandiere, fazzoletti e cappellini colorati.
“Oggi vi esorto a essere protagonisti nel bene”, ha continuato Francesco. “Non sentitevi a posto quando non fate il male: ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto. Non basta non odiare, bisogna perdonare; non basta non avere rancore, bisogna pregare per i nemici; non basta non essere causa di divisione, bisogna portare pace dove non c’è; non basta non parlare male degli altri, bisogna interrompere quando sentiamo parlar male di qualcuno. Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”.
Poichè il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che vi si oppongono, il pontefice ha esortato i giovani a “camminare nella carità ” e “dire ogni giorno, con i fatti, ‘no’ al male e ‘sì’ al bene”. Ha poi invitato i giovani a ripetere con lui una frase di Sant’Alberto Hurtado: “È buono non fare il male, ma è ‘malo’ non fare il bene”.
Il Papa ha affidato ai giovani il mandato missionario in vista del Sinodo. Francesco ha quindi benedetto i doni offerti dalla diocesi di Panama, dove dal 22 al 27 gennaio si terrà la Giornata mondiale della gioventù 2019: la statua della Madonna di Loreto e il Crocifisso di San Damiano.
Al termine dell’Angelus, il Papa ha salutato le decine di migliaia di ragazzi che si sono raccolti a Roma in questi due giorni. “Cari giovani, facendo ritorno nella vostre comunità – ha detto – testimoniate ai vostri coetanei e a quanti incontrerete la gioia della fraternità e della comunione che avete sperimentato in queste giornate di pellegrinaggio e di preghiera”.
Arrivati a Roma dopo un pellegrinaggio nelle loro diocesi, i ragazzi si sono affollati a piazza San Pietro dalle prime ore del mattino per partecipare alla messa presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei che ha promosso la due giorni. La coloratissima folla di giovani è giunta in pellegrinaggio, in parte anche a piedi, da 195 delle 226 diocesi italiane. Sono 120 i vescovi che hanno concelebrato la messa con il cardinale Bassetti. “Sarete un vero lievito di speranza per la nostra Chiesa e per la nostra stessa società “, ha detto il presidente della Cei accogliendo i ragazzi giunti ad ascoltare la messa in attesa dell’arrivo del Papa.
“L’esperienza di questi giorni di cammino – ha sottolineato – ha contribuito a farvi capire che nessuna difficoltà e nessuna paura sono insormontabili, purchè non le affrontiamo da soli”, ha detto Bassetti nel corso dell’omelia. “So che in molti vivete la precarietà di una situazione lavorativa che vi impedisce di fare programmi per il futuro, so che in tanti provenite da famiglie dove non è facile vivere insieme. Nemmeno voi chiudete gli occhi davanti alle tante emergenze che sta attraversando il nostro Paese, anche se vi sentite oppressi e schiacciati da problemi che riguardano già il quartiere in cui vivete e la città dove abitate”. Bassetti ha ricordato ai giovani l’esempio del profeta Elia. “La sua fuga ci fa pensare ai tanti giovani che vivono oggi sulla loro pelle la stessa condizione e che devono rifugiarsi o migrare in altri Paesi a causa di guerre o dittature o carestie. Alcuni di loro hanno camminato accanto a voi”.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
POI VUOLE DARE PURE LA MEDAGLIA A CHI HA FATTO L’ANNUNCIO RAZZISTA SENZA CHIAMARE LA POLIZIA
Il leader leghista inaugura una sede della Lega a Lesina, in Puglia e comizia in bermuda, tipica
divisa di un ministro degli Interni.
Sentite la prima
“La capotreno andrebbe premiata perchè ha difeso il diritto a viaggiar sicuri. Io i treni pendolari li ho presi, i fenomeni della sinistra no”.
Ne deriva che:
1) il compito di un capotreno, se vuol essere premiato, di fronte a questuanti che disturbano i passeggeri, non è chiamare le forze dell’ordine ma fare pubblici annunci razzisti con la fono-dotazione in uso.
2) il compito di un Ministro degli Interni non è di predisporre un servizio di vigilanza all’interno delle maggiori stazioni ferroviarie, visto che le forze dell’ordine vengono stipendiate per garantire sicurezza, ma demandare la tutela dei viaggiatori agli annunci del personale di Trenitalia.
3) Salvini, a differenza di altri fenomeni (ovviamente “di sinistra”), è un sedicente esperto in treni per lavoratori pendolari.
Forse avrà imparato a memoria su un vecchio Grippaudo gli orari di partenza e di arrivo, visto che se uno non ha mai lavorato in vita sua, è legittimo chiedersi quando mai li avrà presi e in che orari (forse quelli serali per farsi una birra con gli amici, dopo aver concluso le sue frequentazioni al Leoncavallo?)
Sentite la seconda
“A settembre con una ventina di sindaci partirà Scuole sicure: daremo soldi per andare a beccare gli spacciatori fuori dalle scuole medie e dagli istituti”
Ma un ministro degli Interni che ha a disposizione decine di migliaia di operatori qualificati ha bisogno di elargire soldi ai sindaci per “beccare gli spacciatori davanti alle scuole”?
E’ forse un concorso a premi tra polizia e carabinieri?
O forse pensa che uno studente non cerchi una dose anche se non la trova davanti la scuola? E perchè no davanti alle discoteche?
Salvini dovrebbe saperlo, visto che è un noto frequentatore delle stesse.
Finiamo con la terza
“Nelle ultime settimane, c’è qualcun altro che vota sempre più spesso con Renzi e con il Pd” dice Salvini a proposito di Forza Italia.
E lui che vota con il M5s dopo averne dette di cotte e di crude in campagna elettorale e aver giurato che non si sarebbe mai alleato con loro?
Perchè mai Forza Italia dovrebbe votare a favore di chi ha eletto parlamentari con i suoi voti per poi fare l’inciucio con un avversario, tradendo il mandato elettorale?
Bullismo da spiaggia…
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
ORA DAVANTI AL GIUDICE DOVREBBERO ANDARCI TUTTI GLI INFAMI RAZZISTI CHE PER MESI HANNO DIFFAMATO PERSONE A CUI NON SONO DEGNI NEANCHE DI PULIRE LE SCARPE
È trascorso circa un anno — era il 13 agosto 2017 — da quando il Fatto pubblicò la notizia che la procura di Catania indagava, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sul ruolo delle Ong nel Mediterraneo.
Un anno dopo, per quanto risulta al Fatto, quel fascicolo sembra destinato inesorabilmente all’archiviazione. E per molti motivi.
Il più importante: non è stato trovato alcun riscontro alle accuse. Nel fascicolo non è potuto confluire nulla, di quel po’ che è stato riscontrato, che sia possibile sostenere in un processo.
La vicenda — che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare — è più complessa di quanto possa sembrare. Innanzitutto, le lancette dell’orologio, vanno portate indietro di un anno: l’inchiesta inizia infatti nel 2016.
Nessuna informativa ufficiale, ma “notizie” che giungono alla procura di Catania spingono il procuratore Carmelo Zuccaro a delegare delle indagini amplissime: verificare le possibili condotte associative per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Contestualmente — questo è però un percorso parallelo, che nulla ha a che fare con l’inchiesta, ma paradossalmente ne influenza parecchio l’esito — le nostre agenzie di intelligence, attraverso i satelliti militari, captano conversazioni tra scafisti e volontari delle Ong, dimostrando l’esistenza di alcuni contatti che non certificano però alcun reato.
Operazione benedetta dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti che ha già avviato la sua strategia per sgomberare il Mediterraneo dalle Ong.
E infatti: le Ong finiscono nella bufera.
Dal punto di vista giudiziario, nei fatti, oggi però resta in piedi una sola inchiesta: quella di Trapani, che non contesta l’associazione per delinquere, ma comportamenti di singoli volontari specificando che le eventuali violazioni del codice penale erano motivate esclusivamente da fini umanitari.
Ma torniamo alla primavera del 2017.
Non è un caso che, ad aprile il generale Stefano Screpanti, capo del III Reparto Operazioni del Comando generale della GdF, dinanzi alla Commissione Difesa del Senato affermi: “Allo stato attuale delle nostre conoscenze, non ci sono evidenze investigative tali da far emergere collegamenti fra ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti”.
Non è un caso perchè sia lo Sco della Polizia sia gli investigatori della Gdf, già da un anno stanno indagando, proprio su delega della procura di Catania.
Nelle audizioni Zuccaro si mostra più ottimista, rispetto l’esito dell’inchiesta, spingendosi a dichiarare, alla trasmissione Agorà , che “alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti”.
Ma è lo stesso Zuccaro a rendersi conto della difficoltà della situazione quando, circa un mese dopo, precisa: “Non siamo più in grado di svolgere indagini di ampio respiro volte a contrastare il traffico di migranti clandestini”. Sarebbe necessario, spiega il procuratore, poter “fare indagini in acque libiche” e utilizzare “intercettazioni delle comunicazioni satellitari”.
Il punto, infatti, è che gli investigatori stanno utilizzando metodi di indagine “sperimentali” che non pare possibile produrre in giudizio: le intercettazioni via etere — avvenute con strumenti utilizzati in ambito militare — necessitano di essere ulteriormente “blindate” per poter certificare senza ombra di dubbio l’identità degli interlocutori. Se non bastasse, sono state realizzate in acque libiche.
Difficile considerarle valide sotto il profilo probatorio: per quanto risulta al Fatto di questi (pochi) riscontri nel fascicolo non v’è traccia.
La campagna del governo sulle Ong, il codice di condotta richiesto da Minniti, l’ulteriore indagine di Trapani e le polemiche di quei mesi, infine, ottengono l’effetto politico desiderato: gran parte delle Ong in quei mesi lascia il Mediterraneo a ridosso della Libia.
Risultato: per la procura di Catania c’è poco da intercettare.
Prove, zero.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
IL RICERCATORE CREMONESE HA PRESENTATO DENUNCIA IN QUESTURA: ORA I LEONI DA TASTIERA NE RISPONDERANNO IN TRIBUNALE
Ha semplicemente fatto il suo dovere da cittadino perbene Raffaele Ariano, il 37enne ricercatore
cremonese che ha segnalato l’annuncio razzista sul treno (quello che si scagliava contro i Rom) e che, per questo gesto di pura educazione civica, si è ritrovato sotto attacco sul web: insulti e minacce a lui e anche ai suoi famigliari. L’uomo, dopo l’escalation di insulti, ha presentato formale denuncia in Questura. Saranno ora gli specialisti della polizia postale a passare al setaccio i post di offesa e intimidazione, alcuni veramente beceri, che si stanno susseguendo sui social. Obiettivo: dare nome e volto ai tanti che, nelle ultime ore, stanno attaccando Ariano. Spesso andando ben oltre il limite.
Il ricercatore è rimasto molto amareggiato dal comportamento del ministro Salvini che ha difeso la dipendente razzista di Trenord.
In un’intervista a Repubblica Ariano ha detto: “E’ molto grave da parte di un ministro giustificare quella frase razzista dicendo che io ho messo a rischio il lavoro di quella persona. Salvini avrebbe potuto e dovuto condannare il razzismo di quella frase detta in luogo pubblico, invece l’ha giustificata”.
(da Globalist)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
IN LIGURIA ADDIRITTURA MENO DEL 15%.. IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE
In Italia, oltre il 60% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari, con concessioni poco controllate e canoni bassi in rapporto a guadagni potenzialmente enormi: da quel che emerge dal rapporto “Le spiagge sono di tutti!” di Legambiente (pdf) , nella Penisola sono 52.619 le concessioni demaniali marittime, 19,2 i milioni di metri quadri di lidi sottratti alla libera fruizione, mentre le poche spiagge libere si trovano spesso vicino a foci di fiumi o su tratti di costa dove la balneazione è vietata.
Legambiente denuncia insomma il fenomeno della “privatizzazione” delle coste del nostro paese: in Italia, nonostante gli 8mila chilometri di costa tra la Penisola, le 2 isole maggiori e le oltre 800 isole minori, ogni estate trovare una spiaggia libera è davvero un’impresa.
E le poche che ci sono, come detto, si trovano in porzioni di costa “di serie B”.
Se si considera un dato medio (sottostimato) di 100 metri lineari per ognuna delle 27mila concessioni esistenti, si può stimare che oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia è occupato da stabilimenti balneari.
Non è finita, perchè in alcune località si arriva al 90% di spiagge occupate da concessioni balneari: in Liguria solo il 14% della costa presenta spiagge libere, in Emilia Romagna il 23%, ma i dati sono molto differenti tra le regioni e nessun ministero si occupa di monitorare quanto sta avvenendo.
Il “caso” di Santa Margherita Ligure
Tra i casi più incredibili, quello di Santa Margherita Ligure, dove gli spazi liberi sono solo l’11% del totale, o quello di Mondello, in Sicilia, poco più di un chilometro e mezzo di sabbia finissima al 90% in concessione, e pochissimi lidi che consentono il passaggio alla battigia.
E poi in Romagna, a Rimini, dove non si raggiunge nemmeno il 10% di spiagge libere; a Forte dei Marmi sono 100 gli stabilimenti su circa 5 chilometri di costa e a Bacoli, in Campania, anche se il Comune ha previsto che il 20% della costa debba essere adibito a spiaggia pubblica, a oggi non siamo nemmeno al 2%.
La questione economica
Con poche spiagge “libere”, ovviamente l’unica alternativa è pagare per accedere al litorale: secondo le stime di Federconsumatori, il prezzo medio italiano per una giornata al mare per il 2018 è di 24 euro a persona, in leggero aumento rispetto alla precedente stagione; per un abbonamento mensile si arriva a 575 euro di media, mentre per uno stagionale se ne sborsano in media 1368. Guardando a singoli casi, però, si arriva a estremi:
– in alcuni stabilimenti di Marina di Pietrasanta (in provincia di Lucca) per due “baldacchini”, un tavolo e 4 lettini si possono pagare anche 1000 (mille) euro al giorno;
– al Lido di Venezia, il prezzo massimo di 2 lettini, 2 sdraio, un tavolino, 4 sedie e teli da mare è di 410 euro al giorno;
– a Fregene, vicino a Roma, per 1 ombrellone e 2 lettini vengono chiesti 50 euro.
E la questione dei prezzi al cliente è strettamente connessa a quella dei canoni demaniali: secondo i dati del 2016, lo Stato incassava poco più di 103 milioni di euro l’anno dalle concessioni, a fronte però di un giro di affari stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui: si tratta di oltre 6100 euro a chilometro quadrato.
Le proposte di Legambiente
E poi c’è il problema dei controlli sulle spiagge date in concessione, dove spesso si impedisce alle persone di accedere al mare, con veri e propri “muri” lunghi chilometri, come sull’ormai noto litorale di Ostia , a Roma: per questo Legambiente chiede una legge nazionale che tuteli gli arenili italiani e i diritti di tutti i cittadini ad avere lidi liberi, gratuiti e accessibili. Per l’associazione ambientalista, tale provvedimento dovrebbe prevedere 4 punti chiave:
– almeno il 60% delle spiagge dev’essere lasciato alla libera fruizione;
– occorre premiare la qualità nelle assegnazioni in concessione;
– definire canoni adeguati e risorse da utilizzare per la riqualificazione ambientale;
– garantire controlli e legalità lungo la costa.
(da “il Secolo XIX”)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
“SE NON VINCIAMO NOI, IL PD E’ MORTO”
Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera oggi racconta in un retroscena le intenzioni di Matteo
Renzi, dopo l’annuncio che il congresso del Partito Democratico si terrà prima delle elezioni europee, fattore che potrebbe sbarrare la strada all’ex premier, il quale starebbe invece pensando di ricandidarsi alla guida del partito:
Ufficialmente Renzi nega in maniera recisa di avere questa intenzione e agli amici, per schermirsi, dice: «So bene di non essere spendibile almeno fino al…2024!».
Però poi aggiunge: «Se non vinciamo noi il Pd è morto». Perchè, come spiega un renziano d’alto rango, «Matteo è convinto che non esista un leader diverso da lui per il Pd». Per questo la dichiarazione di Martina lo ha messo in allarme. L’ex premier punta a quell’obiettivo ma vuole arrivarci secondo la sua tabella di marcia.
E perciò i renziani stanno facendo un gran pressing per convincerlo a fare il passo finale non solo dopo le europee, ma comunque.
«Se si candidasse Matteo io lo rivoterei subito», ha ammesso qualche giorno fa Maria Elena Boschi. Mentre Davide Faraone confidava: «Io spero che Renzi si candidi anche se facciamo il Congresso prima delle elezioni europee».
E Luciano Nobili, che guida l’area che sostiene l’ex segretario a Roma e nel Lazio, spiega: «Secondo me è un’ipotesi da non escludere, soprattutto se, come penso, alla fine il Congresso si terrà dopo le elezioni europee».
L’idea di Renzi infatti è che in quell’appuntamento elettorale il Pd andrà ancor peggio che alle politiche e allora si capirà che non era lui il problema:
Dice Francesco Boccia: «Non escluderei una candidatura di Renzi». E il governatore del Lazio Nicola Zingaretti avverte i suoi: «Ragazzi prepariamoci perchè Matteo si sta preparando alla candidatura».
L’ex segretario continua a non pronunciarsi formalmente, anche se nella cena coni “suoi” parlamentari i126 luglio scorso ha detto: «Se non vinciamo noi il Pd è morto». Intanto comunque prepara la Leopolda, dove lancerà la sua idea di andare oltre il Pd. Non un altro soggetto politico, piuttosto un partito più largo.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile
LA PROTESTA DEI SINDACI ITALIANI SUL CONGELAMENTO DEI FONDI DESTINATA ALLA RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE
“Invieremo a tutti i cittadini residenti nelle periferie, casa per casa, il libro dei sogni infranti: un fascicolo in cui inseriremo i progetti previsti prima e tagliati dopo”.
È pronto a dare battaglia su tutti i fronti il sindaco dei sindaci, Antonio Decaro. Presidente dell’Anci e primo cittadino di Bari, annuncia la linea dura sul taglio dei fondi per le periferie: “Siamo pronti a fare ostruzionismo”.
Siete arrabbiati?
“Tutti i sindaci, da Nord a Sud, di ogni schieramento politico mi hanno chiamato: vogliono reagire. Gli staremo addosso tutti i giorni e in tutte le sedi finchè non ripristineranno i fondi”.
In tutto 2 miliardi e 100 milioni di euro. Quali erano i progetti dei Comuni per quel tesoretto?
“Tante opere piccole con un grande valore dal punto di vista sociale: piazze, parchi, marciapiedi, giochi. Con quei soldi interveniamo nei luoghi del degrado economico e sociale, quei quartieri che abbiamo costruito negli anni per dare una risposta all’emergenza abitativa senza realizzare nè i servizi nè gli spazi per la socializzazione. Per la prima volta nella storia di questo Paese si fa un investimento straordinario per intervenire nelle periferie e poi, di notte e in maniera furtiva, viene presentato un emendamento che taglia 1 miliardo e 600 milioni di euro che vuol dire 96 progetti e 326 Comuni. La periferia non è una voce di bilancio, è la vita delle persone”.
Come spiegherete ai cittadini che i progetti presentati non si faranno più?
“Non intendiamo assolutamente farlo noi. Vengano i rappresentanti del governo e del Senato a farlo. Provino loro a spiegare ai cittadini perchè il sindaco di Treviso non potrà più riqualificare la piazza e quello di Livorno non potrà più realizzare i sottopassi, il sindaco di Napoli non potrà più riqualificare strade e marciapiedi intorno a Scampia e quello di Palermo non avrà più fondi per le scuole di Brancaccio. Questa è una manovra di palazzo. I parlamentari, invece, escano e vengano per strada con i sindaci a parlare con i bambini, gli anziani, i disabili. E soprattutto i giovani visto che i nuclei familiari nuovi si vanno a insediare nelle zone periferiche dove i costi degli appartamenti sono più bassi rispetto al resto della città “.
Vi sentite traditi dal governo?
“Abbiamo rapporti quotidiani attraverso l’Anci con il governo, siamo andati in audizione a parlare del decreto Milleproproghe e nessuno ci ha detto che avrebbero tolto quei soldi. Hanno stracciato i contratti che i sindaci, con tanto di fascia tricolore, avevano firmato”.
Tutti, compreso il Pd, hanno votato il taglio al piano periferie.
“E adesso pongano rimedio. Ho scritto ufficialmente alla presidenza del Consiglio dei ministri per portare la questione nella Conferenza unificata, il tavolo dove il governo incontra Regioni, Comuni e Province. Siamo pronti a interrompere tutti i rapporti istituzionali con il governo e a fare ostruzionismo. Chiederemo anche al presidente della Repubblica di non firmare la legge. Altrimenti…”
Altrimenti cosa?
“Manderemo alle persone che vivono nelle periferie che erano interessate da questi progetti un fascicolo, un piccolo libricino dove metteremo i progetti che abbiamo concordato con i cittadini, il contratto sottoscritto da sindaco e presidente del Consiglio e alla fine l’emendamento che ha tagliato quel fondo e che ha tolto un pezzo di futuro a quella comunità , lo chiameremo il libro dei sogni infranti”.
Renzo Piano propone un “periferia pride”. Che ne pensa?
“Sicuramente una proposta interessante. Il bando periferia nasce da un’idea di Renzo Piano, come dice lui è una grande operazione di rammendo con tante piccole opere che sono punti di sutura per rimarginare le ferite urbane e gli errori del passato”.
Lega e 5Stelle riscuotono consensi soprattutto nelle periferie; perchè allora, secondo lei, il governo ha fatto questa operazione?
“Inspiegabile, forse perchè gli servono i soldi per fare altre iniziative”.
Ma come si fa adesso con i progetti già avviati e i soldi impegnati?
“I Comuni sulla base di un contratto, non sulla base di una parola data che tra gentiluomini dovrebbe già valere come contratto, hanno preso impegni che sono giuridicamente vincolanti; abbiamo affidato progettazioni e lavori, chi paga ora i progettisti e le aziende che stanno eseguendo i lavori? Non abbiamo fondi, faremo un buco di bilancio. E qualcuno sarà chiamato a rispondere di danno erariale”.
(da “La Repubblica”)
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