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PUTIN HA MANDATO ALLO SBARAGLIO MIGLIAIA DI RAGAZZINI DEMOTIVATI, CHE ORA STANNO AVENDO UN “CROLLO PSICOLOGICO”: TRUPPE RUSSE ALLO SFASCIO

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

L’INTERCETTAZIONE DI UNA COMUNICAZIONE DI UN UFFICIALE CON LA MOGLIE: “NON VOGLIONO COMBATTERE, HO DOVUTO SPARARE DEI COLPI PER SCUOTERLI, MA È INUTILE. SONO TUTTI NEL PANICO, VOGLIONO SOLO CHE TUTTO FINISCA. SONO DEI CODARDI”… MILITARI RUSSI HANNO ADDIRITTURA SPARATO A MILITARI CECENI

Doveva essere una guerra lampo, o almeno così l’aveva configurata il presidente Vladimir Putin. Ma la feroce resistenza ucraina – supportata dagli aiuti internazionali – ha dipinto uno scenario radicalmente differente. E così, dopo oltre due mesi di bombardamenti e scontri, l’esercito russo si trova in delle sabbie mobili dalle quali è difficilissimo tirarsi fuori. E con un nemico, terribile, in più: la propria testa. Dove l’ansia, la paura, la stanchezza si moltiplicano giorno dopo giorno.
Mandando in crisi le certezze e infiammando i dubbi di quei ragazzi – e non sono pochi – che non credevano in questo conflitto o che non erano ancora militarmente e psicologicamente preparati per affrontarlo. La conferma è arrivata dall’intercettazione di una comunicazione tra un ufficiale dell’esercito russo e sua moglie, riportata dai media inglesi.
Il soldato si confida e parla di una situazione che volge alla crisi, con militari in preda al panico che sperano solo di ricevere il prima possibile la notizia della fine della guerra.
Ragazzi che hanno prima dovuto fare i conti con l’aspettativa di uno scontro rapido che non ha trovato conferma nella realtà e, poi, con le indicazioni schizofreniche arrivate dal Cremlino, non ultima la nuova offensiva nei territori orientali, quando ormai le truppe hanno già perso molti uomini e mezzi.
«I miei soldati non vogliono combattere – racconta l’ufficiale russo – Ho dovuto persino sparare dei colpi per scuoterli, ma è inutile. Sono dei codardi, in questo momento sono loro il nostro problema reale».
E non è bastato nemmeno l’invio di altri uomini deciso da Putin. «Sono tutti nel panico, vogliono solo che tutto finisca. E’ quello che ormai succede ogni giorno da un mese e mezzo – racconta ancora il militare alla moglie – Tutti sono stufi di tutto questo. Vogliono andare a casa, abbracciare le mogli e i figli».
Gli aiuti internazionali
E sicuramente un peso ce l’avranno i bollettini diffusi dai media. Si parla di oltre 20 mila militari russi deceduti dall’inizio dell’aggressione e questo ovviamente dà ai soldati stessi la dimensione della portata della reazione ucraina. A tutto questo va sommata la mobilitazione internazionale che fornendo armi e mezzi al governo di Kiev sta rendendo ancora più complicati i tentativi di avanzata delle forze armate di Mosca.
E, d’altra parte, il tracollo psicologico dei soldati del Cremlino è un tema caldo già da settimane. I media indipendenti russi, che si stanno sforzando di raccontare il reale andamento della campagna voluta da Putin, hanno raccontato già nei giorni scorsi di ammutinamenti, di truppe che si rifiutano di combattere o di raccogliere le nuove indicazioni strategiche e addirittura di militari ribelli che si rivolgono ad avvocati specializzati nei diritti umani per farsi proteggere.
Le tensioni con i ceceni
Né ha aiutato, anzi, l’idea di “eleggere” gli spietati soldati ceceni a “garanti” dell’operatività delle truppe russe. Secondo i report indipendenti, infatti, Putin avrebbe chiesto al fedele leader ceceno Ramzan Kadyrov di mischiare i suoi uomini a quelli delle forze di Mosca proprio con lo scopo di controllare e, nel caso, bloccare, l’insorgere di tentativi di ammutinamento.
Il che ha portato a notevoli frizioni all’interno delle forze di occupazione. Nei giorni scorsi su Twitter circolava la notizia di uno scontro tra militari russi e ceceni, con i primi che, nella notte, avrebbero aperto il fuoco sui secondi nel villaggio occupato di Kiselivka, facendo “morti e feriti”. Un’altra situazione potenzialmente esplosiva che può rendere ancora più complicata l’attuazione del disegno di Putin.
(da il Messaggero)

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SECONDO IL “DAILY MAIL”, VLADIMIR PUTIN DOVRA’ SOTTOPORSI A UN INTERVENTO CHIRURGICO PER UN CANCRO ALLO STOMACO

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

IL COMANDO SAREBBE PRESO DALL’EX CAPO DELL’FSB NIKOLAI PETRUSHEV PER POCHI GIORNI

Le ipotesi legate alla salute di Putin non si fermano. In una guerra e in un contesto nel quale riuscire a riconoscere la propaganda dalla realtà, un nuovo capitolo arricchisce la storia legata al fatto che lo zar possa essere malato e soffrire di un cancro. È il tabloid inglese Daily Mail a raccontarne gli ultimi sviluppi.
«Secondo una fonte del Cremlino rimasta anonima, Putin potrebbe essere costretto a rinunciare per alcuni giorni al controllo della guerra in Ucraina perché prossimo a un intervento chirurgico per il cancro – si legge -. A quel punto il comando sarebbe preso dall’ex capo dell’Fsb Nikolai Patrushev, in un periodo di pochi giorni nei quali lui non potrebbe occuparsene». Il tabloid cita un video pubblicato nel popolarissimo canale Telegram General SVR, nel quale il racconto avviene da «una fonte interna al Cremlino».
L’intervento, secondo la fonte, non avrebbe luogo prima del 9 maggio, la commemorazione del Giorno della Vittoria della Russia nella seconda guerra mondiale nella quale secondo l’intelligence britannica lo zar potrebbe annunciare la guerra totale a Kiev.
«L’intervento chirurgico era stato programmato per la seconda metà di aprile ma è stato rimandato – spiega la fonte del Cremlino – Sembra che non ci sia una particolare urgenza, ma non può nemmeno essere ritardata ancora». Mosca ha sempre negato fermamente che Putin abbia dei reali problemi di salute nonostante qualche video apparso di recente abbia fatto pensare il contrario per le movenze dello zar.
(da il Messaggero)

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C’E’ L’OMBRA DEL “SAS”, IL REPARTO BRITANNICO DELLE MISSIONI IMPOSSIBILI, IN ALCUNI EPISODI CHIAVE DELLA GUERRA: DAL SALVATAGGIO DEL PRESIDENTE ZELENSKY AI RAID CONTRO LE NAVI DI MOSCA FINO AL BLITZ A BELGOROD

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

I COMMANDO DI SUA MAESTÀ AGISCONO SPESSO SOTTO FALSO NOME PER NON COMPROMETTERE IL GOVERNO DI LONDRA

Potrebbe essere l’ultimo romanzo della serie “Segretissimo Sas”, i popolari libri di spie e complotti scritti da Gérard De Villiers: titolo perfetto anche per il capitolo più misterioso del conflitto in Ucraina. Le ombre del Sas, il reparto britannico delle missioni impossibili, infatti si stagliano negli episodi chiave della guerra: dal salvataggio del presidente Zelensky ai raid contro le navi di Mosca. Leggende sussurrate tra gli analisti dell’intelligence, alle quali difficilmente si troverà riscontro.
Come si narra in dozzine di film, i commando di Sua Maestà agiscono spesso sotto falso nome per non compromettere il governo di Londra. Oggi la copertura perfetta è offerta dalle società di contractor, i moderni mercenari attivissimi al fianco delle truppe di Kiev: ne hanno curato la preparazione e ora partecipano in maniera molto discreta ai combattimenti.
Circolano filmati di ex ufficiali statunitensi che spiegano come usare i missili antitank e ieri è stata annunciata la morte di uno di questi “soldati di ventura”: Willy Joseph Cancel, un ex marines che a metà marzo aveva raggiunto la prima linea. Invece i due veterani inglesi, catturati nel Donbass e scomparsi dopo avere rilasciato brevi dichiarazioni alla tv russa, sono stati presentati come “volontari”.
Il Sas si muove nel lato oscuro della guerra, come nelle spedizioni sulle jeep nel deserto libico che nel 1941 diedero inizio alla saga dello Special Air Service: un nome nato per depistare, perché la prima preoccupazione era occultare l’esistenza del reparto, come se gli attacchi fossero opera di fantasmi. E la leggenda è rimasta intatta: “Chi osa vince” è il loro motto. Secondo alcuni nella prima notte di battaglia a Kiev sarebbero stati loro a proteggere Zelensky dal doppio blitz di Mosca.
I russi ora si sono convinti che ci sia lo zampino del “Reggimento” – così lo chiamano i suoi membri – dietro altre azioni oltre i limiti. La prima risale al 24 marzo. Nel porto di Berdyansk, non lontano da Mariupol, salta in aria una nave militare lunga più di cento metri piena di munizioni e mezzi blindati. La Saratov è esplosa, danneggiando altre due navi simili che sono salpate di corsa e non hanno più fatto ritorno. Nessuno sa cosa abbia distrutto la Saratov, naufragata assieme ai piani per l’offensiva finale contro Odessa. Nei giorni precedenti gli ucraini avevano tentato invano di centrare i moli con i missili Tochka. Quella mattina però nulla è piovuto dal cielo.
Ed ecco il sospetto che l’assalto sia venuto dalla profondità: un’incursione di subacquei, che hanno piazzato una mina magnetica sulla fiancata della nave e poi sono fuggiti senza lasciare traccia. Un dubbio diffuso pure tra i comandi di Mosca, che hanno schierato la loro arma migliore per proteggere i porti di Crimea dai sabotatori in immersione: delfini addestrati a scoprire gli intrusi dei fondali. Il secondo episodio una settimana dopo.
Nel pieno della notte due elicotteri sorvolano il confine russo e piombano sulla città di Belgorod. Rapidi e invisibili, tirano missili e cannonate contro due grandi depositi di carburante: li incendiano e scompaiono nell’oscurità. È il primo attacco aereo in assoluto sul territorio di Mosca: un successo clamoroso ma gli ucraini negano ogni responsabilità. Le telecamere hanno filmato le sagome di due MI-24 Hind: elicotteri d’epoca sovietica, in dotazione a entrambi i contendenti. Gli ucraini ne hanno pochi e dall’inizio della guerra non hanno mai combattuto di notte.
Allo stesso tempo gli Hind e i suoi derivati spopolano tra i nuovi mercenari: un video li mostra in missione sulla Sierra Leone con un equipaggio composto pure da ex Sas. Per il reparto delle missioni impossibili sarebbe stato facile noleggiarne un paio, beffare le difese russe e scomparire. Come fantasmi, appunto.
Quanto gli spettri stiano infastidendo il Cremlino lo prova un dispaccio dell’agenzia Ria Novosti, che una settimana fa ha annunciato un’indagine del Comitato d’Inchiesta russo sulla presenza di «venti membri delle Sas mandati nella zona di Leopoli». L’istruttoria è stata interpretata come un monito diretto a Londra. Estremamente british la replica del portavoce della Difesa britannica: «No comment ». Forse però non ricorda il titolo dell’ultimo volume della serie Sas, scritto nel 2013 da De Villiers prima di morire: La vendetta del Cremlino.

(da agenzie)

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L’ESERCITO DI LADRONI RUSSI HA RUBATO ATTREZZATURE AGRICOLE MA GLI UCRAINI LE HANNO DISATTIVATE CON IL COMANDO A DISTANZA

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE DELLA CNN: “INUTILIZZABILI I MEZZI RUBATI E PORTATI IN CECENIA”

L’esercito russo ha rubato le attrezzature di un concessionario di macchinari agricoli nella città occupata di Melitopol e le ha spedite in Cecenia. Ma dopo un viaggio di 700 miglia i ladri non hanno potuto utilizzare le apparecchiature perché sono state bloccate attraverso un comando a distanza.
La storia la racconta la Cnn, che spiega come nelle ultime settimane si siano moltiplicate le segnalazioni che riguardavano furti di attrezzature agricole, grano e materiali da costruzione, oltre ai saccheggi nelle case private.
L’attrezzatura è stata rubata dalla concessionaria Agrotek con sede a Melitopol e ha un valore di cinque milioni di dollari: solo le mietitrebbie costano trecentomila dollari.
Il furto di macchinari
La fonte del racconto, la cui identità è preservata dalla Cnn, ha detto che la vicenda è iniziata con il sequestro di alcune mietitrebbie, un trattore e una macchina per seminare. In tutto 27 macchine agricole sono state portate via e uno dei camion utilizzati per il trasporto aveva una Z dipinta. Secondo gli ucraini i russi hanno litigato per l’attrezzatura e alcuni macchinari sono stati portati in un villaggio vicino. Altri invece hanno intrapreso un lungo viaggio verso la Cecenia, a 700 miglia di distanza.
Il fatto che i macchinari fossero dotati di Gps ha permesso di seguirne il percorso. L’ultima volta sono stati geolocalizzati nel villaggio di Vazhan Yurt in Cecenia. Ma dopo che l’attrezzatura è stata trasportata nello stato russo, secondo il contatto le mietitrebbie sono state bloccate a distanza.
Ora tutto il bottino si trova in una fattoria vicino a Grozny, dove c’è chi sta tentando di aggirare le protezioni. «Anche se vendono i pezzi di ricambio potranno guadagnarci soldi», ha detto la fonte alla Cnn.
Altri affermano che i furti hanno colpito anche il grano tenuto nei silos anche se gli occupanti hanno prima proposto agli agricoltori di condividere i raccolti al 50%. Facendo notare che non avrebbero potuto esportarli visto che i porti dell’Ucraina sono sotto il controllo russo. Poi hanno cominciato a rubarlo per portarlo «in Crimea».
Altre fonti nella regione di Melitopol affermano che il furto da parte delle unità militari russe si è esteso al grano tenuto nei silos. La regione produce centinaia di migliaia di tonnellate di raccolti all’anno.
L’espropriazione dei prodotti agricoli
Nei giorni scorsi è emerso che i russi hanno tentato di espropriare prodotti agricoli nella regione di Cherson. Un comunicato dell’Assemblea legislativa della Regione di Krasnoyarsk è stato pubblicato sul sito istituzionale e successivamente cancellato.
I deputati di Krasnoyarsk, preoccupati per le conseguenze dovute alle sanzioni estere, hanno votato una risoluzione affinché le “eccedenze” degli agricoltori ucraini venissero espropriate per sostenere le necessità dei cittadini russi.
Intanto quasi 4,5 milioni di tonnellate di grano rimangono bloccate nei porti ucraini a causa dell’invasione russa. Lo ha affermato Martin Frick, funzionario del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Wfp). «La fame non dovrebbe diventare un’arma», ha detto Frick chiedendo la ripresa delle forniture alimentari ucraine ad altre nazioni per alleviare la crisi alimentare globale. Prima della guerra l’Ucraina era uno dei maggiori esportatori di grano e produttori di mais al mondo e molti paesi fanno affidamento sulle forniture di grano ucraino, secondo l’Onu.
(da agenzie)

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PUTIN DEVE FARE ATTENZIONE: SE SI INCAZZA ISRAELE SONO GUAI

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

IL PREMIER NAFTALI BENNETT HA DEFINITO “GRAVI” LE AFFERMAZIONI DEL MINISTRO DEGLI ESTERI RUSSO A “ZONA BIANCA”… “MENZOGNE”. TEL AVIV CONVOCA L’AMBASCIATORE DI MOSCA

Il ministero degli Esteri israeliano ha convocato l’ambasciatore russo a Tel Aviv per “chiarimenti” dopo le “gravi” dichiarazioni del ministro Serghei Lavrov su Hitler ed il presidente Volodymir Zelensky.
“Le dichiarazioni di Lavrov – ha accusato il ministro Yair Lapid – sono sia imperdonabili ed oltraggiose, sia un terribile errore storico”. “Gli ebrei – ha continuato – non si sono uccisi da soli nella Shoah. Il più basso livello del razzismo contro gli ebrei è accusare gli ebrei stessi di antisemitismo”.
Il premier Naftali Bennett ha definito “gravi” le affermazioni del ministro degli esteri russo Serghei Lavrov e ha chiesto che “si smetta immediatamente di ricorrere alla Shoah del popolo ebraico come strumento per polemiche politiche”.
“Come ho già detto in passato – ha proseguito Bennett – nessuna guerra dei nostri giorni è la Shoa ed è paragonabile ad essa”. “Le parole del ministro non sono verità ed il loro obiettivo non è valido. Menzogne del genere hanno per obiettivo accusare gli ebrei stessi dei crimini terribili compiuti nei loro confronti nella Storia e quindi rimuovere la responsabilità dai loro persecutori”.
“Il ministro degli esteri russo Lavrov non è riuscito a nascondere l’antisemitismo profondamente radicato delle elite russe. I suoi atroci commenti offendono il presidente ucraino Zelensky, l’Ucraina, Israele e il popolo ebraico. Più in generale, dimostrano che oggi la Russia è piena di odio verso altre nazioni”. Lo scrive il ministro degli este
(da agenzie)

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BUFERA POLITICA SULL’INTERVISTA DI LAVROV A RETE 4: “ABBIAMO FATTO DA CASSA DI RISONANZA ALLE BUFALE DEL REGIME RUSSO”

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

SDEGNO IN ITALIA: “PAROLE DELIRANTI”

“Informazione televisiva distorta”, “Rete4 cassa di risonanza alla propaganda russa”, “non uno scoop ma un regalo”.
La politica italia risponde così all’intervista del ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov, andata in onda ieri sera a ‘Zona Bianca’ su Mediaset, sul conflitto in Ucraina, sulle forniture di gas e sulla reazione dell’Occidente. “L’Italia è in prima fila tra coloro che adottano e promuovono le sanzioni anti-russe. Per noi è stata una sorpresa. Eravamo abituati all’idea che l’Italia, grazie alla sua storia, sapesse distinguere il bianco dal nero”, dice Lavrov aggiungendo anche che “alcune dichiarazioni di politici e media italiani sono andate oltre le buone norme diplomatiche e giornalistiche”.
Il giorno dopo il colloquio su Rete4, da Italia viva al Pd, si scatenano le reazioni. Per il partito guidato da Matteo Renzi “quanto andato in onda ieri sera su Rete4 è uno spettacolo offensivo per una democrazia come la nostra.
La rete ha fatto da cassa di risonanza alla propaganda russa lasciando che Lavrov parlasse indisturbato, negando i crimini che sta compiendo senza che ci fosse alcun contraddittorio.
Mentre l’Italia e tutta l’Europa si impegnano per contrastare la disinformazione di Putin, Rete4 elude questo blocco e ospita chi sta bombardando una popolazione e minacciando il mondo intero come se fosse una persona qualsiasi. È inammissibile – commentano la senatrice Laura Garavini, vicepresidente commissione Esteri e vicecapogruppo vicaria Italia Viva-Psi – L’auspicio è che tutta la politica sia compatta contro questa deriva pericolosa. Non possiamo lasciare che la nostra informazione diventi strumento per la propaganda antioccidentale”. D’accordo il sottosegretario Ivan Scalfarotto di Italia Viva: “Il comizio di Lavrov su Mediaset è un’espressione diretta della propaganda russa: nelle nostre televisioni sta accadendo la stessa cosa accaduta con i no vax durante la pandemia. Ora come allora le tv sbagliano a rappresentare realtà e propaganda come avessero la medesima dignità: l’informazione deve rappresentare di certo la diversità di opinioni che esiste nella società, ma non è certo tenuta a farlo in modo notarile: conduttori e giornalisti possono e devono prendere posizione. Restare immobili e tacere mentre uno dice che la seconda guerra mondiale non è stata colpa di Hitler, come hanno fatto Sommi e Travaglio, non è certo buon giornalismo”.
Parla di “‘imbarazzante e grave spettacolo”, quello reso ieri da Mediaset, il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. Una “operazione evidentemente concordata al massimo livello dall’editore per come è stata proposta (dalla copertina in poi)” che “faccia riflettere anche sul ruolo del servizio pubblico. Se ci fosse una Rai realmente presente e autorevole sull’informazione, episodi del genere avrebbero molta meno influenza sui telespettatori o forse non ne avrebbero alcuna”, scrive su Facebook.
Il senatore del Pd Andrea Marcucci definisce la presenza del ministro degli Esteri russo alla trasmissione di Rete 4 un “soliloquio” che “conferma che c’è qualcosa di molto distorto nell’informazione televisiva italiana ucraina”, riporta il suo tweet. E su Twitter interviene anche Lia Quartapelle, deputata dem: “Quello di Rete4 con Lavrov non è lo scoop della prima rete tv europea a ospitare il ministro degli Esteri russo. È un regalo: è solo così che si può definire una ‘intervista’ che si conclude con ‘Buon lavoro ministro Lavrov’. La libertà di stampa è una gran bella cosa. Ma nel nome della libertà di stampa non si può regalare uno spazio in tv senza contraddittorio a chi fa il portavoce di un regime che chiude i giornali di opposizione e uccide i giornalisti scomodi”, aggiunge in un secondo tweet la responsabile Esteri del Pd.
Per l’eurodeputata del Partito democratico Alessandra Moretti “l’offesa alla memoria della Shoah è imperdonabile. Uno dei primi atti dei russi è stato quello di bombardare il Memoriale ebraico vicino a Kiev dove sono sepolti quasi 34.000 ebrei uccisi dai nazisti. Ieri la memoria è stata offesa con parole intollerabili di cui chiediamo le scuse”, commenta su Facebook così le parole di Lavrov che ha paragonato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad Adolf Hitler, sostenendo che anche il Fuhrer fosse ebreo. Affermazioni che hanno fatto intervenire anche la comunità ebraica che le ha definite “deliranti e pericolose” ma “la cosa più grave – osserva la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello – è inoltre che siano avvenute in una televisione italiana, senza contraddittorio, e senza che neanche l’intervistatore opponesse la verità storica alle menzogne che erano state pronunciate. Questo non è accettabile e non può passare sotto silenzio”.
Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera, sottolinea: “Da Lavrov un inaccettabile monologo negazionista della Shoah e dell’immane sofferenza del popolo ebraico. L’uso del peggior repertorio antisemita da parte del ministro russo non può non destare allarme né essere minimizzato, il tutto su Rete 4 e senza alcun contraddittorio. Pessima pagina”.
E la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno aggiunge: “Antisemitismo, falsificazioni storiche, una sequela infinita di fake news, attacchi e intimidazioni alle libere scelte del nostro Paese, violenza verbale e minacce contro le nostre istituzioni liberali: il corollario della prestazione del ministro Lavrov su Rete 4 abbraccia una vastità di gravissime provocazioni avvallate dalla rete e dai giornalisti che hanno condotto la presunta intervista, costruita come un monologo propagandistico. Mi chiedo – continua Picierno – come possa una emittente italiana dare spazio alla vergognosa campagna antisemita del governo russo e spacciare tutto questo come contenuto informativo”.
Interviene anche il presidente FdI del Copasir, Adolfo Urso: “È già prevista una specifica istruttoria anche con le audizioni dei vertici di Agcom e Rai. L’intervento di Lavrov, per le modalità in cui è avvenuto e per la montagna di fake news che ha propinato, conferma le nostre preoccupazioni – dice dall’Adnkronos – Peraltro lo avevamo evidenziato nelle nostre relazioni al Parlamento sulla modalità con cui la Russia agisce per condizionare le democrazie occidentali, di cui la disinformazione è uno dei principali strumenti, come la guerra cibernetica e lo spionaggio”.
Per il segretario di +Europa e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, “Lavrov, portavoce di una guerra criminale, ha detto che i massacri di Bucha sono un falso e che l’Ucraina è nelle mani di una lobby nazista: affermazioni totalmente fuori dalla realtà. Parole anche antisemite, con l’accostamento tra Hitler e Zelensky, aggiungendo che i peggiori antisemiti sono ebrei. Una realtà virtuale che la Russia propone al mondo”.
L’unico a complimentarsi con Mediaset è il deputato forzista Andrea Ruggieri. “Un colpo straordinario”, commenta su Instagram per poi spiegare: “Ascoltare il delirio di Lavrov è utilissimo per milioni di spettatori italiani, capaci oggi più di ieri di intuire a che livello lunare sia la propaganda russa e che pericolo rappresenti per tutti noi. Qui non si parla di mandare in onda le cavolate di un signor nessuno come un professoruccio in cerca di visibilità, ma di fotografare pezzi di storia, grandi notizie, utili a far capire anche agli scettici antioccidentali i tempi che corrono e il relativo clima politico. Complimenti a Mediaset”. Mentre il collega azzurro, il deputato Elio Vito, osserva: “La propaganda russa, la disinformazione sono parte integrante della aggressione all’Ucraina, il soliloquio di Lavrov a Rete4 non è stato solo un grave errore ma un mancato rispetto della risoluzione del Parlamento europeo e delle relazioni del Copasir”.
Le parole del ministro russo arrivano poi nel pieno del dibattito tra i partiti sulla necessità di un nuovo passaggio in Parlamento sull’invio di nuove armi a Kiev per rafforzare la resistenza ucraina, e che spingono il deputato dem Filippo Sensi a chiedere la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore russo. Ed Enrico Letta è tornato a ribadire piena fiducia nell’operato di Mario Draghi e Lorenzo Guerini.
(da agenzie)

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DALLA COMUNITA’ EBRAICA AL COPASIR. RIVOLTA CONTRO LAVROV: “PAROLE DELIRANTI”

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

“DOV’ERA IL CONTRADDITTORIO?”: DA RETE 4 A RETE RUSSIA

Continuano a far discutere le parole del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, intervistato dalla trasmissione tv di Rete 4, “Zona bianca”. «Zelensky? I più antisemiti sono gli ebrei», ha detto Lavrov. «Che il presidente Zelensky sia ebreo non ha alcuni significato. Secondo me anche Hitler aveva origini ebraiche».
Immediata la reazione della comunità ebraica che ha accusato il noto programma Mediaset, condotto da Giuseppe Brindisi, di averlo «ospitato in una tv italiana, senza contraddittorio e senza che neanche l’intervistatore opponesse la verità storica alle menzogne che erano state pronunciate. Questo non è accettabile e non può passare sotto silenzio». Le affermazioni del ministro Lavrov «sono deliranti e pericolose», scrive in una nota la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello. «Riscrivono la storia sul modello dei Protocolli dei Savi di Sion, il fondamento della letteratura antisemita moderna creato nella Russia zarista», conclude.
Dal Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), invece, parla il presidente Adolfo Urso che all’Adnkronos dice: «Abbiamo già previsto una specifica istruttoria anche con le audizioni dei vertici di Agcom e Rai. L’intervento di Lavrov, per le modalità in cui è avvenuto e per la montagna di fake news che ha propinato, conferma le nostre preoccupazioni».
E infine: «Lo avevamo evidenziato nelle nostre relazioni al Parlamento sulla modalità con cui la Russia agisce per condizionare le democrazie occidentali, di cui la disinformazione è uno dei principali strumenti, come la guerra cibernetica e lo spionaggio».
Sulla questione è intervenuto anche Elio Vito, deputato di Forza Italia: «La propaganda russa, la disinformazione sono parte integrante della aggressione all’Ucraina, il soliloquio di Lavrov a Rete4 non è stato solo un grave errore ma un mancato rispetto della risoluzione del Parlamento europeo e delle relazioni del Copasir»
(da agenzie)

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AL CRIMINALE LAVROV E’ STATO PERMESSO DI OLTRAGGIARE I MARTIRI DI BUCHA

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

NONOSTANTE IMMAGINI SATELLITARI E TESTIMONIANZE, SU RETEQUATTRO E’ ANDATO IN ONDA UN IMMONDO MONOLOGO DEL CRIMINALE LAVROV SENZA CONTRADDITTORIO

A Bucha sono stati commessi crimini di guerra conclamati e dimostrati da immagini satellitari che immortalano i corpi delle vittime lasciati in strada durante l’occupazione russa di quel sobborgo alle porte di Kyiv. Immagini e filmati che rendono evidenti le responsabilità delle truppe inviate dal Cremlino.
Ma domenica sera, in collegamento con “Zona Bianca” (Rete 4), il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha propinato nuovamente al pubblico italiano quella narrazione figlia della propaganda di Mosca.
Dopo aver parlato di Zelensky ebreo così come di origini ebraiche era Adolf Hitler, Lavrov prova a (non) spiegare perché – secondo la Russia – il massacro di Bucha sia una messinscena. E lo fa con queste parole:
“La verità è solo una: il 30 marzo, i militari sono usciti da Bucha, il sindaco ha dichiarato la vittoria e che la città era tornata a una vita normale. Poi dopo tre giorni hanno cominciato a far vedere questi morti. Non voglio approfondire, ma è talmente evidente che è un fake”
Il Ministro russo, dunque, decide di non spiegare e alimenta bufale già smentite. Perché, come abbiamo già visto, le immagini satellitari dei giorni in cui il sobborgo alle porte Nord di Kyiv era in mano russa sono la conferma di uccisioni e crimini commesse in quel periodo.
Per quel che riguarda, invece, la narrazione sulle parole del sindaco di Bucha, Lavrov – nella sua propaganda (alimentata per mesi dai media russi) – non fa riferimento alla denuncia di decine di morti lasciati in strada: “Non possiamo nemmeno raccogliere i corpi perché i bombardamenti delle armi pesanti non si fermano né giorno né notte. I cani stanno facendo a pezzi i corpi per le strade della città. È un incubo”.
Parole che non risalgono ai giorni successivi al 30 marzo, ma che sono state pronunciate da Anatol Fedoruk (sindaco di Bucha) l’8 marzo, quando quel sobborgo era nelle mani dei militari russi. Ma questo, Lavrov, si è dimenticato di dirlo.
(da agenzie)

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ISRAELE CONVOCA L’AMBASCIATORE RUSSO DOPO LE FRASI DI LAVROV SU RETE 4: “COMMENTI OLTRAGGIOSI E IMPERDONABILI”

Maggio 2nd, 2022 Riccardo Fucile

COPASIR: “FAKE NEWS RUSSE IN TV PREOCCUPANO, APERTA ISTRUTTORIA”

Commenti “imperdonabili, oltraggiosi”. Insomma: “Un errore storico”. Israele ha aspramente criticato le parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che, intervistato da Zona Bianca, trasmissione di Rete 4, ha paragonato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad Adolf Hitler. Il ministro degli Esteri di Tel Aviv, Yair Lapid, ha detto di aspettarsi scuse e che l’ambasciatore russo sarà convocato: “Dire che Hitler era un ebreo è come dire che gli ebrei si sono suicidati”, ha aggiunto citato dai media israeliani. “I nazisti perseguitarono gli ebrei, solo i nazisti erano nazisti, solo i nazisti intrapresero un annientamento sistematico del popolo ebraico”, ha concluso Lapid.
Per il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak, le dichiarazioni “sono la prova che la Russia è un successore dell’ideologia nazista”. Mosca, ha aggiunto, sta “cercando di riscrivere la storia” e “argomenti per giustificare gli omicidi di massa degli ucraini”.
Duro anche il commento del ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, secondo cui Lavrov “non è riuscito a nascondere l’antisemitismo profondamente radicato delle élite russe”: “I suoi atroci commenti offendono il presidente ucraino Zelensky, l’Ucraina, Israele e il popolo ebraico. Più in generale, dimostrano che oggi la Russia è piena di odio verso altre nazioni”.
Ma a reagire alla propaganda di Mosca sulla rete berlusconiana è anche un ampio fronte politico-istituzionale italiano.
Ad iniziare dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Il presidente Adolfo Urso ha spiegato che l’intervento di Lavrov “conferma le nostre preoccupazioni” per “le modalità in cui è avvenuto e per la montagna di fake news che propinato”.
Già negli scorsi giorni, ha ricordato il numero uno del Copasir, “abbiamo previsto una specifica istruttoria” sulla disinformazione russa “anche con le audizioni dei vertici di Agcom e Rai”.
Peraltro, ha detto ancora Urso, “avevamo evidenziato nelle nostre relazioni al Parlamento sulla modalità con cui la Russia agisce per condizionare le democrazie occidentali, di cui la disinformazione è uno dei principali strumenti, come la guerra cibernetica e lo spionaggio”.
Critiche per le modalità con cui si è permesso a Lavrov di manipolare le informazioni, ad iniziare dalle responsabilità russe sul massacro di Bucha, sono arrivate anche da Partito Democratico e Italia Viva. Per il senatore dem Andrea Marcucci si è trattato di un “soliloquio” che “conferma che c’è qualcosa di molto distorto nell’informazione televisiva italiana” riguardo all’invasione dell’Ucraina.
Di “spettacolo offensivo” per la “nostra democrazia” parla invece Laura Garavini, vicepresidente commissione Esteri del Senato e vicecapogruppo vicaria Italia Viva-Psi: “La rete ha fatto da cassa di risonanza alla propaganda russa lasciando che Lavrov parlasse indisturbato, negando i crimini che sta compiendo senza che ci fosse alcun contraddittorio”. Mentre “l’Italia e tutta l’Europa si impegnano per contrastare la disinformazione di Putin, Rete4 elude questo blocco” e “ospita chi sta bombardando una popolazione e minacciando il mondo intero – ha concluso Garavini – come se fosse una persona qualsiasi”. Una vicenda “inammissibile” per Garavini che esprime l’auspicio di una “politica compatta” contro “questa deriva pericolosa”.
Anche la Comunità ebraica di Roma è intervenuto definendo le affermazioni di Lavrov come “deliranti e pericolose”, ha detto la presidente Ruth Dureghello: “Riscrivono la storia sul modello dei Protocolli dei Savi di Sion, il fondamento della letteratura antisemita moderna creato nella Russia zarista. La cosa più grave è inoltre che siano avvenute in una televisione italiana, senza contraddittorio, e senza che neanche l’intervistatore opponesse la verità storica alle menzogne che erano state pronunciate”.
Un modus operandi “inaccettabile” che “non può passare sotto silenzio”, ha aggiunto Dureghello. “Ci domandiamo – continua la presidente – quale sia il limite, se esista ancora e in quale direzione stiamo andando. Se viene permesso di distorcere completamente la storia il risultato sarà quello di una democrazia indebolita e priva degli anticorpi necessari a tutelare se stessa”.
(da agenzie)

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