Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
NIENTE COLLEGAMENTI AEREI DIRETTI CON IL 90 PER CENTO DEL MONDO, ADDIO A IKEA, MCDONALD’S E JEANS LEVI’S … NON SI TROVANO I BOTTONI, MANCA IL MASTICE PER LE OTTURAZIONI DENTARIE, VIA LE COMPAGNIE PETROLIFERE STRANIERE, FUORI GLI ATLETI RUSSI DA (QUASI) TUTTI GLI SPORT
Sono passati solo tre mesi ma la Russia sembra essere piombata in un’altra era geologica. Certo, anche prima dell’Operazione militare speciale in Ucraina iniziata il 24 febbraio c’erano le sanzioni occidentali.
Ma i cambiamenti di queste 15 settimane hanno portato il Paese in una situazione che molti paragonano a quella degli anni più bui della Guerra Fredda. Per ora i negozi sono ancora relativamente ben forniti ma presto buona parte dei prodotti che provengono dall’Occidente non si troveranno più.
E la stessa cosa capiterà nell’industria che già fatica a procurarsi pezzi di ricambio. Inclusa quella estrattiva da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’economia russa. Le notizie sono arrivate prima a blocchi, con gli annunci delle restrizioni che scattavano da un giorno all’altro e delle aziende che se ne andavano.ù
Poi è proseguito uno stillicidio di pessime novità per l’intera nazione e per i singoli consumatori. Niente più collegamenti aerei diretti con il 90 per cento del mondo, niente più Ikea, McDonald’s e jeans Levi’s. Fine dello shopping compulsivo al Gum, al Crocus Village di Mosca e negli altri centri del lusso dove «tutti» avevano dovuto aprire, da Louis Vuitton a Ferrari e Lamborghini.
Solo per andare a Helsinki oggi ci vogliono ore e ore di treno se non si vuole volare tramite Istanbul o Erevan in Armenia. Non si trovano i bottoni, manca il mastice per le otturazioni dentarie.
Se prima si discuteva della bandiera sotto la quale dovevano sfilare gli atleti russi, ora il problema è risolto drasticamente: fuori tutti da tutti gli sport (o quasi). Anche il campionato di calcio russo cambia faccia. Entro fine giugno se ne andrà buona parte dei giocatori stranieri.
«Back in the Ussr», solo che ai tempi dell’Unione Sovietica a Mosca e Leningrado venivano a giocare anche i fenomeni ucraini. Belanov di Odessa e Blokhin di Kiev, entrambi vincitori del Pallone d’oro, tanto per fare due nomi. Oggi, se pure ci fosse un fenomeno russo, non sarebbe nemmeno preso in considerazione dalla giuria.
Ben più serie le carenze nell’industria. Via tutte le compagnie petrolifere straniere che collaboravano (e fornivano la tecnologia) nello sviluppo dei giacimenti: Shell, Bp, Total. Stop alle ricerche nell’Artico (l’ambiente ringrazia) e a nuovi stabilimenti di liquefazione del gas per poterlo vendere anche senza i gasdotti
La Russia esporta ancora tanto metano e tanto petrolio (i cinesi fanno affari d’oro comprando l’Urals scontato a 70 dollari il barile) e riceve montagne di valuta. Ma forse questo non durerà, perché i clienti diminuiranno, anche per paura di finire a loro volta sanzionati. E i pozzi non riusciranno a funzionare a regime.
Come pure i voli interni: Aeroflot e gli altri da anni usavano velivoli occidentali. Sta crollando l’import, anche se Putin sostiene che «tutto va bene» e la Russia si sta organizzando per commerciare con nuovi partner: «Espanderemo la cooperazione con i Paesi che sono interessati».
Ma il suo stesso ministero delle Finanze dice che in aprile lo Stato ha incassato il 33% in meno di Iva sulle importazioni. Ogni giorno arriva una brutta notizia per i cittadini ordinari che hanno sempre più difficoltà a trovare lavoro, visto che in migliaia sono a spasso per la chiusura di molte aziende.
Tra breve rimarranno disoccupate anche le donne impegnate nel settore dell’utero in affitto, che in Russia è legale. Una legge appena passata in prima lettura alla Duma vuole proibire agli stranieri di rivolgersi alle russe per questa pratica.
(da il Corriere della Sera)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
LA MISSIONE DEI MILITARI RUSSI, COSTATA ALL’ITALIA 3 MILIONI DI EURO IN DUE MESI, ERA UN’OPERAZIONE SPIONISTICO-MILITARE CAMUFFATA DA MISSIONE UMANITARIA
Le autorità russe potrebbero aver ottenuto dati sanitari di cittadini
italiani. Esiste una relazione allegata all’accordo stilato nel 2021 tra l’ospedale Spallanzani di Roma e l’Istituro Gamaleya di Mosca, in piena emergenza pandemica da Covid-19, che elenca i termini dell’intesa. Fornisce le generalità delle tre dottoresse che hanno trascorso all’interno del nosocomio della Capitale 24 giorni
E specifica che «il suddetto personale russo ha accesso ai laboratori e al sistema informatico in uso presso Inmi». È un dettaglio finora sempre negato dai vertici dello Spallanzani, che anzi avevano assicurato: «Nessun dato sensibile è stato reso noto, abbiamo soltanto acquisito informazioni preziose per la ricerca che saranno oggetto di pubblicazioni e condivisioni, proprio come accaduto con altri Paesi».
La realtà appare ben diversa e adesso bisognerà capire quale sia stato il vero ruolo delle ricercatrici, soprattutto dopo aver verificato che la missione «Dalla Russia con amore» concordata tra Vladimir Putin e l’allora premier Giuseppe Conte avrebbe consentito l’ingresso nel nostro Paese di numerose spie di Mosca. Tanto che a metà marzo, dopo l’inizio della guerra, un funzionario del ministero degli Esteri ha minacciato «conseguenze irreversibili» per l’adesione del nostro Paese alle sanzioni lasciando intendere di avere informazioni riservate da rivelare.
Le tre scienziate La relazione contiene nomi, curriculum, documenti delle scienziate inviate a Roma. Sono Inna Vadimovna Dolzhikova, 34 anni, indicata come «ricercatrice di riferimento» che ha «partecipato a numerose attività di ricerca epidemiologica e sui vaccini, comprese quelle su Ebola e Sars-Cov-2».
C’è poi Daria Andreevna Egorova, 35 anni, anche lei ricercatrice senior che nel curriculum aveva inserito «una presentazione sullo stato attuale e risultati delle sperimentazioni libiche del vaccino Sputnik V». Infine Anna Sleksieyevna Iliukhina, 25 anni, che pur così giovane «dal 2017 lavora presso il centro di ricerca statale per l’immunologia dell’Agenzia federale medica e biologica della Russia come assistente di laboratorio».
La missione La prima missione russa, che aveva portato in Italia 123 militari il 22 marzo 2020, si era conclusa agli inizi di maggio, quando il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, perplesso sin dall’inizio sull’opportunità di accogliere così tanti soldati, comunicò la fine al collega russo Sergej Shoygu. Ma poco dopo fu avviata la trattativa per l’intesa tra Spallanzani Inmi e Gamaleya. Nell’accordo si parla esplicitamente di «scambio di informazioni e materiali biologici» ma anche di «condividere campioni umani (sieri) da soggetti che hanno ricevuto il vaccino Sputnik V in Russia» e di «esplorare modalità specifiche per l’implementazione di studi clinici che prevedono l’utilizzo di Sputink V in volontari in Italia».
La ricerca La relazione interna dello Spallanzani dà conto che «le tre ricercatrici russe operano presso i laboratori dal 4 giugno 2021. Sono giunte a Roma il 3 giugno alle ore 11.35 con volo SU2402 accompagnate da una donna addetta alla sicurezza. Il volo di rientro Roma-Mosca Su2403 è prenotato per il 27 giugno 2021 alle ore 8.35». Qual è stato il vero lavoro delle scienziate in quei 23 giorni? La relazione è esplicita nel confermare l’accesso «ai laboratori e al sistema informatico in uso presso Inmi». Si sa che in seguito altri ricercatori russi hanno collaborato con lo Spallanzani.
E la cooperazione è proseguita anche dopo l’inizio del conflitto, fino a quando la Regione Lazio non ha ritenuto inopportuno andare avanti. L’obiettivo dichiarato era fare ricerca sullo Sputnik, nonostante le agenzie regolatorie non abbiano mai concesso l’autorizzazione alla somministrazione. Quanto sta emergendo dimostra che il vero scopo della missione organizzata dai russi era evidentemente ben altro, visto che mirava a un’attività di spionaggio. E il sospetto forte è che siano riusciti a raggiungerlo.
(da il Corriere della Sera)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
MOSCA PROCEDE LENTAMENTE, KIEV PUÒ OSARE LA CONTROFFENSIVA SOLO SE INDIVIDUA PUNTI DEBOLI
A est, nel Donbass, i fiumi sono come trincee, ostacoli naturali per rallentare le avanzate e coprire i ripiegamenti. A volte non bastano. I russi muovono su più assi, con una manovra aggirante. Le due ali – dicono gli inglesi – sono distanti una trentina di chilometri, l’intento è quello di chiuderle attorno alle truppe avversarie.
I soldati di Putin hanno sfondato in un paio di punti attorno a Popasna, hanno tagliato la strada Bakhmut-Lysychansk e sono entrati in alcune parti di Lyman, mosse necessarie per puntare su Severodonetsk. Gli ucraini possono solo tenere, temono l’accerchiamento e non sono nelle condizioni di sferrare controffensive su larga scala: si limitano a rapidi contrattacchi.
I contendenti sono preparati mentalmente ad una lotta prolungata, parliamo di mesi. Mosca procede lentamente, senza avere un calendario incombente. Diverse le mete: l’acquisizione di maggior territorio possibile a oriente, la protezione delle aree conquistate con eventuale costruzione di difese – bunker, posizioni interrate – stabili, la creazione di punti d’appoggio per eventuali balzi in avanti, il consolidamento nel sud e il mantenimento del blocco navale lungo la costa.
L’Armata deve però racimolare forze, gli esperti non sono convinti che possa farlo senza ricorrere alla mobilitazione. Il dubbio riguarda anche le condizioni delle unità, in quanto ha lanciato le migliori in un’azione dispendiosa: potrebbero presto raggiungere il limite.
Entro uno o due mesi – osserva l’ex generale australiano Mick Ryan – i russi rischiano avere il fiato corto, corrosi da settimane di scontri, senza avere i Battaglioni a sufficienza. Dunque dovrebbero passare a una strategia difensiva che comporta nuovi impegni, truppe poco abituate a gestire la popolazione, con il rischio di incursioni di commandos e dell’attività di «partigiani»: alcuni attentati nelle zone occupate rappresentano piccoli lampi.
Un buon numero di osservatori ritiene che il tempo non sia a favore di Putin. Non mancano però interpretazioni contrarie, rinforzate dagli ultimi sviluppi. Il trascinamento della guerra d’attrito rischia di danneggiare maggiormente gli ucraini. Le ultime settimane hanno dimostrato che l’Armata ha corretto – in parte – gli errori e ha concentrato il proprio dispositivo su target raggiungibili.
Anche perché nel settore est sfrutta la ferrovia, supporto formidabile specie se devi alimentare un ampio volume di fuoco: non c’è paragone tra quante bombe porti un treno e quelle affidate ai camion.
Zelensky ha esigenze immediate e di lunga scadenza. Deve evitare una sconfitta a oriente, quindi ha il compito non facile di rimpiazzare, a sua volta, le perdite pesanti. Importante è sempre l’assistenza bellica e di intelligence della Nato, mezzi indispensabili per frenare l’invasore e considerare come riprendersi il «perduto».
Non tutto, però. Se il Cremlino ha abbassato le ambizioni, anche il presidente ucraino è parso indicare dei limiti: liberare la Crimea – ha detto – vorrebbe dire un sacrificio enorme di vite.
Un analista, Phillips O’ Brien, sottolinea come le battaglie attuali avvengono in un’arena limitata: Kiev può osare solo se individua punti deboli nello schieramento dell’Armata, in caso contrario rischia di pagare un prezzo elevato.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
“TRA DICEMBRE 2012 E GENNAIO 2013, QUANDO AVREBBE DOVUTO DEPORRE NEL PROCESSO RUBY 1 SI INCONTRÒ CON MARIA ROSARIA ROSSI E RICEVETTE I SOLDI PER ANDARE IN MESSICO” … “LE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO CHE KARIMA SPENDEVA LE VENIVANO CONSEGNATE, TRAMITE IL SUO LEGALE LUCA GIULIANTE, DA BERLUSCONI”
“Le centinaia di migliaia di euro che Karima spendeva le venivano
consegnate, tramite il suo legale Luca Giuliante, da Berlusconi; lei più di così non poteva spendere, più di così c’era solo buttare i soldi dalla finestra. Soffre in quel periodo di una vera e propria compulsione a spendere”. Lo ha spiegato il pm di Milano Luca Gaglio nella requisitoria del processo sul caso Ruby ter a carico di Silvio Berlusconi, della stessa Ruby, di Giuliante e altri 26 imputati.
Il pm ha ricordato molte delle prove già agli atti sul ritmo di spesa di Ruby ‘foraggiato’ dall’ex premier, tra cui “i taxi da Genova a Milano, ristoranti e gli alberghi di lusso, dove spendeva anche 1.400 euro in una notte, gli champagne più costosi anche con le scritte fluorescenti”. In quel periodo Karima El Mahroug, secondo il pm, “è come le persone che vincono la lotteria e prima spendono, spendono, poi arriva la depressione e anche il rischio suicidio è alto”.
“Karima era inaffidabile – ha detto ancora Gaglio – e il progetto era non farla testimoniare ed è stata fatta volare via per non farla testimoniare”. In particolare, tra dicembre 2012 e gennaio 2013, quando avrebbe dovuto deporre nel processo Ruby 1 (Berlusconi fu poi assolto in via definitiva). Ruby, ha spiegato il pm, “si incontrò con Maria Rosaria Rossi”, senatrice, ex fedelissima del Cavaliere e imputata anche lei, “e ricevette i soldi per andare in Messico”, assieme all’allora fidanzato, anche lui imputato.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DEL COMANDANTE PROKOPENKO: “SIAMO IN CONTATTO CON I NEGOZIATORI: RUSSIA, UCRAINA E CROCE ROSSA NEL PATTO”
Un accordo tra la Russia, l’Ucraina, la Croce Rossa Internazionale e l’Onu ha portato alla resa del Battaglione Azov e degli altri militari di Kiev che si trovavano nell’acciaieria Azovstal a Mariupol’.
A raccontarlo oggi è Kateryna Prokopenko, moglie di Denis. Ovvero il comandante del reggimento che si è consegnato ai russi soltanto il 20 maggio.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Kateryna sostiene che Kiev, Mosca, la Cri e l’Onu avrebbero un patto segreto per salvaguardare la vita dei soldati. Lei e Yulia, la moglie del soldato Arseniy Fedorov, dicono che i dettagli non si possono svelare: «Siamo in contatto con i negoziatori ma non possiamo divulgare informazioni su questo. Quello che possiamo dire è che è prevista la possibilità per i reclusi di fare telefonate periodiche ai familiari, probabilmente i graduati stanno avendo la priorità». I soldati di Mariupol si rifiutavano di consegnarsi ai russi perché questo avrebbe significato “morte sicura”. Ora gli arrestati si trovano tutti a Olenivka, paese della regione di Donetsk.
Tutti sarebbero reclusi nella colonia penale numero 52, capace di ospitare fino a tremila persone. Kateryna ha parlato anche con il Guardian.
Al quale ha raccontato della telefonata con Denis durata trenta secondi prima che cadesse la linea. Il comandante le ha raccontato di stare bene: «Gli hanno dato acqua e cibo. Le condizioni soddisfano i requisiti degli accordi e non hanno subito violenze in questo periodo. Cosa accadrà dopo non lo sappiamo ma al momento ci sono terze parti come l’Onu e la Croce Rossa che tengono sotto controllo la situazione».
Il capo dei separatisti filorussi di Donetsk Denis Pushilin ha detto ieri che gli occidentali potranno assistere ai processi a cui saranno sottoposti i soldati di Azovstal. I giudici dell’amministrazione di Donetsk e le autorità russe, ha aggiunto, stanno preparando i dossier per la corte marziale.
Intanto, riferisce sempre il Guardian, Kateryna e Yulia vogliono fondare un’organizzazione indipendente per sostenere i combattenti dell’Azovstal.
«Lo scopo è organizzare chiamate settimanali con i detenuti, per sfatare le bugie dei russi sui nostri ragazzi, per garantire che le loro condizioni rimangano soddisfacenti – letto, medicine, acqua e cibo, e fare campagna per il loro rapido rilascio», spiegano.
Secondo la Russia sono quasi 2 mila gli ucraini arresisi tra le rovine di Mariupol, dove hanno resistito per settimane nei bunker e nei tunnel dell’acciaieria.
Pushilin, scrive l’agenzia di stampa Reuters, ha detto che i «criminali nazisti» dovrebbero essere processati da un tribunale. Prima si svolgeranno i cosiddetti processi “intermedi”, tra cui uno a Mariupol.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha dichiarato di aver registrato nomi e generalità di chi ha lasciato l’acciaieria.
(da Open)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
“UN ESERCITO DI VOLONTARI UCRAINI TIENE TESTA AI BATTAGLIONI RUSSI DA OLTRE UN MESE”
“Le notizie dal fronte saranno vere, per carità. Ma bisogna leggerle di
traverso, possibilmente con le mappe e il calendario alla mano”. Secondo David Rossi, responsabile geopolitica militare di Difesa Online, le truppe russe stanno effettivamente spingendo al massimo per prendere Severodonestsk, l’ultima città ucraina della regione in fiamme di Lugansk, dove il governatore ha lanciato un drammatico appello ai civili: “È troppo tardi per scappare, restate nascosti nei rifugi”.
I giornali parlano di una nuova “città martire” dopo Mariupol, ormai isolata dalla retroguardia di Rubizhne che garantiva rifornimenti. Zelensky parla di un “inferno” che miete 100 morti al giorno e implora gli Usa di fornire lanciarazzi a lunga gittata per sventare la morsa finale sul Donbass, priorità numero uno per Mosca che non ha risparmiato colonne umanitarie e civili in fuga.
Rossi però avverte: “Attenzione, non tutte le cose sono come sembrano”. Si riferisce al fatto, ad esempio, che l’offensiva per prendere Severodonestsk è partita il 12 aprile “dunque se anche la prendessero tra sette giorni, avrebbero impiegato un mese e mezzo per conquistare l’equivalente di una Sesto San Giovanni, ma senza una Milano vicino perché lì attorno c’è il nulla. Isolata com’è non è certo un obiettivo strategico, ma i russi la vogliono prendere per piegare la resistenza, quello degli ucraini è evitarlo a tutti i costi”.
Questo non per sminuire l’avanzata delle truppe russe nell’area né le difficoltà degli ucraini, ma per precisare: “Mentre l’esercito russo usa tutto il meglio che ha (e che gli resta), in quelle zone per parte ucraina stanno combattendo gli uomini della Teroborona, gruppi di difesa territoriale, all’incirca una guardia nazionale.
“Hanno fatto un lavoro eccellente nel respingere l’assalto russo, ma è chiaro che non hanno avuto la forza delle truppe scelte dell’esercito regolare che si sta addestrando all’uso delle armi che l’Occidente porta a migliaia di chilometri da lì”.
Soprattutto per questo, stando all’esperto, i russi sono riusciti a prendere villaggio dopo villaggio. “Zelensky ha ragione a ritenere che 100 morti al giorno siano molti, ma sono poco più che volontari con un primo addestramento che si battono contro un esercito che tenta di esprimere il massimo della sua pressione. Da fonti dirette sono morti vere, drammatiche, ma in un rapporto di forze che talvolta ha sfiorato il 3 a 1 che per la dottrina militare è assolutamente favorevole a chi attacca. Gli ucraini lì ora hanno una missione sola: ridurre i danni. Poi resta il differenziale tra forse 40mila uomini, forse meno, e 40-50 battaglioni tattici russi”.
Che infatti si muovono anche su altri fronti. “In questo momento i maggiori movimenti di truppe sono dalle parti di Izyum e verso l’oblast di Kharkiv, per cercare di contenere la controffensiva ucraina, poi sulla zona sud del Donbass, verso Kherson, dove i russi hanno spostato molte truppe per tentare di rafforzare la posizione o tentare un’altra offensiva”. In ogni caso le cose possono cambiare rapidamente.
“E’ già successo. Abbiamo assistito a una massiccia controffensiva ucraina proprio a Kharkiv dove i russi, messi sotto pressione, hanno dovuto cedere territorio. Non hanno risolto il problema della dislocazione dei comandi in prossimità delle zone a rischio. Immagino che se dovesse accadere, la resistenza ucraina prenderebbe di mira i depositi di munizioni e di carburante, i punti di comando, i centri logistici. A quel punto gli occupanti non potrebbero far altro che chiamare il comando e dire “che facciamo?”, ma siccome sono lontani dai rinforzi si sentirebbero rispondere “ritiratevi prima che arrivino”.
Insomma, tutto è in bilico, molto è rimesso alla motivazione a resistere. Rossi fa notare, ad esempio, le incognite attorno alla caduta di città come Melitopol e Kherson, dove la popolazione aveva accolto gli occupanti tra le proteste ma la resistenza è stata meno agguerrita che altrove. “Le difese quasi non si sono viste, a differenza di quanto avvenuto altrove: corruzione? Inefficienza? Infiltrati? Lo stesso Budanov, capo dei servizi ucraini, l’ha detto: finita la guerra bisognerà capire cosa è successo da quelle parti. Non c’è dubbio: se avessero coperto meglio la zona della Crimea saremmo a raccontare un’altra guerra”.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
STEVE KERR CONTRO LE ARMI DOPO LA SPARATORIA IN TEXAS
Durissimo discorso di Steve Kerr, ex giocatore di basket e allenatore dei Golden State Warriors, contro i senatori americani che si oppongono a una stretta sulle armi negli Stati Uniti. “Non parlerò di basket”, ha detto appena entrato nella sala conferenze prima della quarta partita della finale della Eastern Conference a Dallas.
“Qualsiasi domanda sul basket non ha importanza – ha aggiunto – quattordici bambini sono stati uccisi a 400 miglia da qui e un insegnante (questo il bilancio delle vittime al momento delle dichiarazioni di Kerr, ora aggiornato a 19 bambini e due insegnanti, ndr). Negli ultimi 10 giorni, abbiamo avuto anziani neri uccisi in un supermercato a Buffalo, abbiamo avuto fedeli asiatici uccisi nel sud della California, ora abbiamo bambini uccisi a scuola. Quando faremo qualcosa? Sono stanco. Sono così stanco di alzarmi da qui e fare le condoglianze alle famiglie devastate che sono là fuori. Ne ho abbastanza. Faremo la partita stasera. Ma voglio che ogni persona qui, ogni persona che mi ascolta, pensi a suo figlio o nipote, madre o padre, sorella, fratello: come ti sentiresti se ti succedesse questo oggi?”.
Kerr, il cui padre è stato ucciso da miliziani libanesi nel 1984, se la prende con il parlamento: “Cinquanta senatori a Washington ci terranno in ostaggio”. L”allenatore, che ha fatto le fortune dei Chicago Bulls dal ’93 al ’98 formando dal ’95 una coppia micidiale con Michael Jordan, si è sempre battuto contro la diffusione delle armi. Ha parlato del disegno di legge H.R.8, fermo da anni al Senato: “Non lo votano per mantenere il proprio potere”.
“Sono stufo – ha concluso – ne ho abbastanza. Non possiamo diventare insensibili a queste cose. Non possiamo sederci e leggerlo sul giornale e andare avanti. E ora andiamo a fare questo minuto di silenzio – ha detto sbattendo ancora la mano sul tavolo – è patetico”.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
GLI SPARI ALLA NONNA PRIMA DELLA STRAGE
Si chiamava Salvador Ramos il 18enne che ha ucciso 19 bambini e due
adulti sparando con un fucile e una pistola nella scuola elementare Robb di Uvalde in Texas.
Il governatore Greg Abbott ha detto che Ramos frequentava le scuole superiori nello stesso istituto ed è stato ucciso dalla polizia. Il killer ha colpito in un’area prevalentemente di ispanici e prima di arrivare nell’istituto ha sparato alla nonna.
I suoi profili social sono pieni di foto di armi. Poche ore prima della strage Ramos ha inviato un messaggio a una sconosciuta su Instagram. Sul suo account, “salv8dor_”, bloccato non appena è stato diffuso il suo nome, aveva pubblicato un selfie e altre foto di armi, di cui una con due fucili uno a fianco all’altro.
In un’altra immagine pubblicata sul social network si vedono due fucili su un tappeto con il caricatore innestato. Secondo la ricostruzione che circola in queste ore Salvador Ramos è arrivato alla Robb Elementary School su un furgone con il quale è finito fuori strada, come testimoniato da una foto pubblicata sul New York Times. Indossava un giubbotto antiproiettile.
È entrato nell’istituto ed ha aperto il fuoco. A lanciare l’allarme è stato l’ufficio di presidenza. Sul posto è intervenuta la polizia che ha ingaggiato uno scontro a fuoco con Ramos. Fino a che il 18enne non è stato ucciso. Due poliziotti sono rimasti feriti durante la sparatoria. Salvador Ramos avrebbe agito da solo. La sua famiglia non sapeva nulla di quanto stava accadendo.
Il bilancio aggiornato delle vittime è di diciannove bambini uccisi, due adulti, e l’uomo che ha sparato. Il totale è di ventidue, compreso il killer. C’è un video che mostra Ramos mentre entra nella scuola. È stato registrato dalle telecamere di sicurezza e si vede che il killer imbraccia un fucile. Il diciottenne «sparava a chiunque e a qualsiasi cosa si trovava davanti, Appena entrato nell’edificio ha iniziato a sparare a bambini, insegnanti e chiunque fosse sulla sua strada», secondo i testimoni.
La nonna dell’assassino avrebbe tentato di fermare il nipote, dopo averlo visto armato. Era uscita di casa per chiedere aiuto. Ramos le ha sparato prima di salire in macchina e dirigersi verso la Robb Elementary School. La nonna dell’uomo che sparato è tutt’ora ricoverata in ospedale in condizioni molto gravi.
Il killer era un ragazzo difficile, non andava a scuola spesso e infastidiva altri studenti. Lo riporta Abc citando alcune fonti, secondo le quali era «nei radar della scuola. Si sapeva che aveva problemi ma nessuno lo ha mai segnalato alle autorità».
Qualche giorno prima della strage ha inviato foto di armi e munizioni a un suo ex compagno di classe, secondo quanto ha raccontato quest’ultimo ai media Usa. «Mi ha mandato una foto di un Ar che stava usando con delle munizioni», ha detto riferendo che il killer veniva deriso da altri studenti del liceo per gli abiti che indossava e la situazione finanziaria della sua famiglia.
Ramos lavorava da Wendy’s, catena di ristoranti americana con un punto vendita non lontano dal luogo della strage. «Era un tipo silenzioso, non diceva molto e non socializzava con altri dipendenti», riferisce il manager del locale Adrian Mendes.
Il messaggio su Instagram Ramos lo aveva inviato a ‘@epnupues’, una ragazza sconosciuta che non vive neanche in Texas. Il killer l’aveva contattato il 12 maggio e le aveva detto di «ripostare» le foto delle sue pistole. Alle 5,43 del mattino di martedì le ha inviato un messaggio con scritto «sto per..». La ragazza aveva risposto: «cosa?». Il killer le aveva risposto: «te lo dirò prima delle 11». Un’ora dopo le aveva scritto ancora: «ho un piccolo segreto che voglio dirti». Il suo ultimo messaggio alla ragazza era stato alle 9.16. Il senatore del Texas Roland Gutierrez ha detto alla Cnn l’autore della sparatoria nella scuola elementare di Uvalde ha acquistato il fucile dopo aver compiuto 18 anni.
Nel 2018 la polizia arrestò due teenager di 13 e 14 anni che avevano un piano per un massacro in una scuola della cittadina ispirato ai due autori della strage di Columbine. Inizialmente i due volevano mettere a segno l’assalto il 20 aprile, anniversario della strage di Columbine, del 2022, anno in cui si sarebbero diplomati. Poi uno dei due convinse l’altro ad entrare in azione quell’anno stesso alla scuola superiore Morales Junior, frequentata dal 14/enne.
La coppia intendeva rubare le armi ai vicini, far esplodere ordigni all’inizio dell’attacco, dare la caccia agli studenti che avevano segnato in una lista e poi colpire indiscriminatamente gli altri, prima di togliersi la vita.
Un alunno della scuola però venne a sapere del piano e lo riferì ai dirigenti dell’istituto, che avvisarono la polizia. I due si erano ispirati ai killer di Columbine, Eric Harris e Dylan Klebold. Dopo la strage Joe Biden è tornato a chiedere leggi più severe sulle armi perché è «tempo di agire. Quante decine di bambini, che hanno assistito a quello che è accaduto, vedono i loro amici morire come se fossero su un campo di battaglia? – ha detto il presidente americano – Come Paese dobbiamo chiederci: quando, in nome di Dio, ci opporremo alla lobby delle armi?».
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2022 Riccardo Fucile
UN DICIOTTENNE ARMATO HA SEMINATO LA MORTE NEL PAESE DEL DELIRIO DELLE LOBBY DELLE ARMI
È di almeno 21 morti, di cui 19 giovanissimi studenti tra i 9 e i 10 anni e 2 adulti il bilancio della sparatoria alla Robb Elementary School di Uvalde, in Texas, a circa 80 miglia a ovest di San Antonio.
Il responsabile dell’attacco è il 18enne Salvador Ramos, poi ucciso in uno scontro a fuoco con due agenti di polizia, entrambi rimasti feriti. Ha agito da solo: prima di uscire di casa ha sparato alla nonna, ora ricoverata in gravissime condizioni, poi con la sua auto si è andato a schiantare in un fossato nei pressi della Robb Elementary School, che nel complesso ospita circa 600 alunni.
E’ sceso dal veicolo e si è diretto verso i locali della scuola, dando il via a una carneficina che ha ricordato il massacro di Sandy Hook del 2012 nel Connecticut, quando morirono 26 persone, inclusi 20 bambini tra i 6 ei 7 anni.
Ramos indossava un’armatura: secondo fonti delle forze dell’ordine locali che hanno parlato con Cnn “è entrato in diverse aule e ha iniziato a sparare con la sua arma”. Una foto di due fucili AR15 è apparsa su un account Instagram collegato all’uomo armato solo tre giorni prima della sparatoria.
Secondo il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, almeno un agente della pattuglia di frontiera è stato ferito dagli spari dell’assassino che si era barricato all’interno dell’edificio. “Rischiando la propria vita, questi agenti della pattuglia di frontiera e altri ufficiali si sono messi tra l’assassino e i bambini per distogliere l’attenzione di Ramos dalle potenziali vittime e salvare vite umane”, ha affermato la portavoce Marsha Espinosa.
Il dottor Hal Harrell, sovrintendente del distretto scolastico di Uvalde, ha affermato che il resto dell’anno scolastico, che doveva concludersi giovedì, è stato annullato. Si riapre, come ogni volta dopo casi del genere, il dibattito sulla libera circolazione delle armi negli Stati Uniti: secondo l’organizzazione no profit Gun Violence Archive ci sono state più sparatorie di massa che giorni nel 2022: martedì 24 maggio è stato il 144esimo giorno dell’anno, ma ci sono state almeno 212 sparatorie di massa dal primo gennaio.
Il presidente americano Joe Biden ha chiesto agli americani di “trasformare questo dolore in azione”: “Quante decine di bambini, che hanno assistito a quello che è accaduto, vedono i loro amici morire come se fossero su un campo di battaglia? Come Paese dobbiamo chiederci: quando, in nome di Dio, ci opporremo alla lobby delle armi? Questo genere di sparatorie di massa raramente accadono altrove nel mondo. Perché? Perché siamo disposti a convivere con questa carneficina? Dov’è, in nome di Dio, la nostra spina dorsale, per avere il coraggio di affrontare e resistere alle lobby?”.
((da agenzie)
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