Maggio 19th, 2023 Riccardo Fucile
A RISCHIO LA SICUREZZA IDRICA DELL’UMANITA’
Oltre la metà dei più grandi laghi e bacini al mondo si sta 
prosciugando mettendo a rischio la sicurezza idrica dell’umanità. E’ l’allarme lanciato da uno studio pubblicato su Science e curato da Balaji Rajagopalan, professore all’Università del Colorado. Tra le cause principali, il cambiamento climatico e i consumi non sostenibili.
“Quello che ci ha colpito – ha detto il professore che ha curato la ricerca – e’ il fatto che il 25% della popolazione mondiale viva presso bacini lacustri che tendono a prosciugarsi”, il che significa che circa due miliardi di persone sono toccate dal fenomeno in questione. A differenza dei fiumi, che sono stati studiati dalla comunita’ scientifica, i laghi non sono ben monitorati, nonostante la loro importanza fondamentale per la sicurezza idrica, ha affermato Rajagopalan.
Ma i disastri ambientali che hanno colpito i grandi bacini idrici come il Mar Caspio e il Mar d’Aral sono stati un campanello d’allarme per i ricercatori che hanno individuato una crisi ben piu’ ampia. Il team – che comprendeva scienziati provenienti da Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita – ha esaminato i 1.972 laghi e bacini idrici più grandi del mondo, utilizzando immagini satellitari dal 1992 al 2020.
Il risultato e’ stato drammatico: il 53% dei laghi e dei bacini ha registrato un calo dell’acqua, a un ritmo di circa 22 gigatonnellate all’anno. Durante l’intero periodo studiato, sono stati persi 603 chilometri cubi d’acqua, 17 volte l’acqua del lago Mead, il più grande bacino idrico degli Stati Uniti. Per i laghi naturali, gran parte della perdita d’acqua è stata attribuita al riscaldamento climatico e al consumo da parte dell’uomo. E l’aspetto sorprendente è che i laghi perdono volume sia nelle regioni umide che in quelle secche dall’Amazzonia all’Artico.
(da Open)
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Maggio 19th, 2023 Riccardo Fucile
“I CAMBIAMENTI CLIMATICI DIPENDONO DALL’ANIDRIDE CARBONICA, E’ COLPA NOSTRA E FACCIAMO POCHINO”
Giorgio Parisi dice che l’alluvione in Emilia-Romagna fa parte di quegli eventi estremi a cui dovremo abituarci. Perché dipendono dai cambiamenti climatici. E per combatterli «stiamo facendo pochino».
Il premio Nobel per la fisica parla oggi in un’intervista al Corriere della Sera. Spiega che è certo che i cambiamenti climatici dipendono dalle emissioni di anidride carbonica: «Ci sono modelli dell’atmosfera estremamente precisi che paragonano quanto sarebbe stato l’aumento trascurabile – forse nullo – della temperatura senza CO2 e quello che abbiamo con la CO2».
E questo, dice il professore ad Alessandra Arachi, ha già oggi delle conseguenze: «Nelle regioni polari la temperatura è aumentata di 3, anche di 4 gradi per via dell’aria calda che arriva dall’Equatore. All’Equatore va l’aria fredda che arriva dal nord. Succede quindi che sempre più aria calda va verso il nord e sempre più aria fredda verso il sud. Questa circolazione a cui non siamo abituati aumenta l’energia che si accumula nell’atmosfera e che si sfoga negli eventi estremi».
L’Italia, secondo Parisi, per combattere il cambiamento climatico deve attuare «una transizione energetica reale. Bloccare la nostra dipendenza dal gas, dal petrolio e passare alle energie rinnovabili. L’Enel sta facendo un’enorme fabbrica di pannelli solari a Catania, non basta ma è qualcosa». Nelle case invece «cominciamo da una cosa semplice: mettere i doppi vetri a tutte le finestre d’Italia. E su tutti i tetti impianti ad energia solare. Con questa mole di lavori si darebbe anche molta occupazione».
(da Open)
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Maggio 19th, 2023 Riccardo Fucile
DAL 2013 DICHIARATI 136 STATI DI EMERGENZA MA LE RISORSE UTILIZZATE PER I DANNI SONO SOLO UNA INIMA PARTE DEI FONDI STANZIATI
Il bilancio provvisorio delle alluvioni che in questi giorni stanno
colpendo l’Emilia-Romagna è già drammatico: 14 vittime, migliaia di sfollati, interi paesi sommersi dall’acqua. Scene che, complici i cambiamenti climatici e la cronica mancanza di misure di prevenzione, stanno diventando la nuova normalità. Negli ultimi dieci anni, dal maggio 2013 ad oggi, sono stati dichiarati in Italia 136 stati di emergenza per eventi meteorologici eccezionali: si va dai tornado in Emilia del 3 maggio 2013 all’emergenza alluvioni di questi giorni, sempre nella stessa regione. Nel mezzo, una lunga lista di temporali, frane e nubifragi. Stando ai dati raccolti dalla Protezione civile, e analizzati da Open, la stima totale dei danni causati da tutti questi eventi meteorologici ammonta a 10,1 miliardi di euro: in media, un miliardo all’anno.
Una cifra che in realtà andrebbe addirittura corretta al rialzo. Nel database della Protezione Civile mancano infatti le stime della ricognizione dei danni per alcuni eventi meteorologici più recenti. Il 4 luglio 2022, per esempio, è stata firmata la delibera di dichiarazione dello stato di emergenza per nove regioni a causa della crisi idrica. Al commissario è stato assegnato un importo di 56 milioni di euro per il ripristino dei danni, ma la stima del fabbisogno reale dei territori colpiti dalla siccità non è stata ancora inserita.
L’Emilia-Romagna la regione più colpita
A presentare il conto più salato sono le violente alluvioni che hanno investito la Campania, in particolare la provincia di Benevento, tra il 14 e il 20 ottobre 2015. La stima dei fabbisogni fatta dal commissario all’emergenza parla di 1,11 miliardi di euro di danni, di cui oltre due terzi al patrimonio pubblico. Altrettanto drammatico è il bilancio dei forti temporali che il 2 e 3 ottobre 2020 hanno colpito la provincia di Biella. Duecento millimetri di pioggia caduti in appena 4 ore, che hanno provocato allagamenti, frane e crolli di edifici. Totale dei danni: 775,2 milioni di euro. Nell’ultimo decennio, i territori dell’Emilia-Romagna si sono rivelati di gran lunga quelli più colpiti da eventi meteorologici estremi, con 21 dichiarazioni di emergenza firmate dal 2013 ad oggi. Tra gli altri territori più colpiti ci sono sia regioni del Nord che del Sud: Toscana e Sicilia con 14, Liguria, Piemonte e Veneto con 13, Lombardia e Calabria con 10. Le due regioni dove si sono verificati meno eventi meteorologici estremi sono Abruzzo e Valle d’Aosta, entrambi con 3 dichiarazioni di stato di emergenza negli ultimi dieci anni.
I fondi fermi al palo
Un altro dato che balza all’occhio dall’analisi dei dati della Protezione Civile riguarda le risorse (non) utilizzate dalle regioni, o dagli enti competenti, per il ripristino dei danni. Se la stima complessiva del fabbisogno dei territori è di 10 miliardi di euro, il totale dei fondi assegnati ai commissari dal Fondo per le emergenze nazionali è di appena 2,3 miliardi: poco più di un quinto del necessario. Non solo: di questi 2,3 miliardi di euro stanziati, soltanto una minima parte è stata effettivamente spesa per ripristinare i danni degli eventi meteorologici. La somma delle spese autorizzate si ferma infatti a 201,9 milioni, di cui 140,3 per le abitazioni private e 61,6 per le attività economiche e produttive. In altre parole, soltanto un decimo delle risorse assegnate ai commissari per l’emergenza è stato speso. Uno degli esempi più lampanti riguarda proprio le già citate alluvioni del 2015 sulla provincia di Benevento. Stima dei danni: 1,11 miliardi. Importo assegnato al commissario delegato: 46 milioni. Risorse effettivamente utilizzate: 23 milioni.
(da Open)
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