Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
“VERIFICHI SE SIA COMPATIBILE CON L’ESIGENZA DI TUTELA DELLA SICUREZZA NON SOLO NAZIONALE”
Il gruppo Radicali interviene sul caso di Oleg Osipova , filoputiniana e
del marito Luca Pedetti, consulente del Ministero della Difesa, partecipante a bandi e convegni della Nato. I radicali sollevano la questione citando La Stampa e il pezzo intitolato Ombre russe in Italia, spunta un nuovo caso Osipova per il marito consulente Difesa e Nato, chiedeno che ora intervenga il Copasir.
«Grazie al lavoro dei giornalisti Jacopo Iacoboni e Alice Castagneri, il “caso Osipova” è diventato “caso Osipova + marito”» scrivono i radicali italiani. E puntualizzano, ricostruendo l’intera vicenda: «Non siamo più solo di fronte a una signora italo/russa – figlia di Oleg Osipov (membro della nomenklatura putiniana), notoriamente filo putiniana, che ha avuto contatti con Andrea Palmeri, esponente fascista ricercato dalla magistratura italiana, che combatte nel Donbas dal 2014 contro l’esercito ucraino – che dal primo novembre inizierà a lavorare presso il Senato della Repubblica». E infatti, scrivono i Radicali, «si è scoperto che Osipova è sposata con Luca Pedetti, consulente del Ministero della Difesa, partecipante a bandi e convegni della NATO e che ha lavorato in Leonardo per commesse sia della Difesa sia della NATO. L’ex senatrice Paola Binetti, presidente della commissione concorso del Senato, ha dichiarato che è tutto a posto, che la signora Osipova ha tutte le competenze per svolgere bene il suo lavoro al Senato. Forse la senatrice Binetti non ha compreso che in ballo non ci sono le competenze della Osipova ma la sicurezza dello Stato. I diritti acquisiti da chi vince un concorso pubblico sono sacrosanti ma esistono anche legittime preoccupazioni legate agli interessi generali non solo dell’Italia ma anche dell’Unione Europea e della Nato. Preoccupazioni, tra l’altro, già espresse pubblicamente dall’ambasciata ucraina in Italia». Da qui la richiesta dell’intervento del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) «per verificare se la futura presenza di Irina Osipova negli uffici del Senato della Repubblica sia compatibile con l’esigenza di tutela della sicurezza, non solo nazionale». La nota, a firma, Massimiliano Iervolino-Segretario Radicali Italiani-Igor Boni-Presidente Radicali Italiani-Giulio Manfredi-Giunta Radicali Italiani.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
IL GOVERNO CONTINUA NELLA SUA INCONCLUDENTE E DISUMANA LITANIA CHE DI CRISTIANO NON HA UN CAZZO
“Se entrate illegalmente in Italia sarete trattenuti e rimpatriati”. Così Giorgia Meloni si rivolge alle migliaia di migranti assiepate nel porto di Lampedusa, ventiquattr’ore dopo aver presenziato alla conferenza sulla demografia – quella stessa demografia che ci obbliga letteralmente ad accogliere persone se non vogliamo che il nostro Stato sociale imploda come un buco nero – ospitata da Victor Orban e essersi detta pronta a tutto per “difendere le famiglie e Dio”.
Quello stesso Dio il cui figlio, nel Vangelo, chiama beati coloro che lo accolgono anche se era straniero.
Basterebbe questo accocchino di contraddizioni per smontare tutta la propaganda xenofoba del governo Meloni, senza nemmeno doversi scomodare a ricordare che, di migranti, la destra italiana non è mai riuscita a rimpatriarne mezzo.
O a sottolineare le lisergiche affermazioni di Matteo Salvini, che vede una regia occulta che cospira contro il governo italiano di fronte a questo boom di partenze, come se le persone partissero rischiando la vita solo per fare un dispetto al Capitano.
O di stupirsi che Meloni sostenga in spregio al senso del ridicolo che quella di Kaïs Saïed sia ancora un governo democratico e non un’autocrazia autoritaria come quella di Vladimir Putin in Russia, di Recep Tayyp Erdogan in Turchia. O dell’amico Orban in Ungheria.
Basta questo accocchino, dicevamo, per raccontare il lato grottesco della debacle della destra nell’affrontare quella che loro definiscono emergenza migratoria, e che per anni hanno usato per terrorizzare l’opinione pubblica e per demolire chi, dall’altra parte, provava a parlare di accoglienza, di umanità, o banalmente di gestione di un fenomeno inevitabile.
Poi c’è anche il lato tragico, però. Ci sono migliaia di persone che hanno rischiato la vita per sentirsi dire che saranno rinchiusi in “strutture facilmente perimetrabili e sorvegliabili”, “realizzate in zone a bassissima densità abitativa”.
Un po’ come le discariche. O i campi di concentramento. Ci sono programmi di accoglienza diffusa che potrebbero fossero riesumati, potrebbero risolvere la situazione senza ansie né strilli, con un po’ di buonsenso e mille scuse per il tempo perso, ma siccome questo darebbe ragione agli “immigrazionisti” – così Meloni chiama chi prova anche solo un minimo di empatia per degli esseri umani con la pelle più scura – allora giammai.
Soprattutto, c’è un continente, l’Africa, che meriterebbe molto più quattro chiacchiere a caso che girano attorno a frasi fatte come “aiutiamoli a casa loro” e fantomatiche scatole vuote come il Piano Mattei che Meloni cita ogni volta che può, dimenticandosi ogni volta di raccontarci cosa c’è dentro.
Un Paese lungimirante, ci penserebbe davvero, a cooperare per lo sviluppo dell’Africa. Perché è anche da quello, oltre che dalla gestione ordinata dei flussi migratori, che dipende il suo futuro.
Un Paese lungimirante, ad esempio, avrebbe già mobilitato tutte le sue energie per aiutare la popolazione locale a ricostruire Derna, una città che è stata spazzata via in poche ore dall’uragano Daniel.
Un Paese lungimirante, inoltre, si darebbe da fare per evitare che i disastri climatici non obblighino davvero milioni, forse miliardi di persone, a lasciare territori sempre più inospitali e alla merce di eventi estremi.
Questo farebbe un Paese lungimirante.
Poi c’è il Paese che combatte per difendere Dio, e il presente impaurito dei suoi accoliti bianchi, benestanti e vecchi. Buona fortuna a quel Paese. Ne avrà tanto, tanto bisogno.
(da Fanpage)
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Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
“CON TUTTO QUELLO CHE HANNO PASSATO E’ GIA’ UNA FORTUNA CHE SIANO ARRIVATI VIVI FIN QUA”
La situazione a Lampedusa rimane difficile, ma la solidarietà degli
isolani non manca. Molti stanno aprendo le loro case per condividere un pasto con i migranti arrivati in questi giorni nell’isola.
Tanti dei richiedenti asilo, tra loro anche donne e bambini, stanno infatti uscendo dall’hotspot al collasso per trovare del cibo. “C’erano dei ragazzi, avevamo 13 o 14 anni. Cercavano da mangiare, non facevano niente di male”, racconta ai microfoni di Fanpage.it Stefano Cucina, un abitante di Lampedusa. “Mia moglie si è attivata subito, gli ha preparato quello che avevamo. C’erano uova e del pane, ha fatto una frittata e abbiamo dato da mangiare a questi ragazzi che erano stremati, avevano fame. Ci hanno ringraziati e se ne sono andati”, ci dice.
Questa non è un’eccezione. Moltissimi abitanti dell’isola si stanno attivando per dare una mano: “L’hanno fatto anche molti altri lampedusani, giù al porto c’erano lampedusani che distribuivano da mangiare. Che dovremmo fare? Mica li possiamo maltrattare, con tutto quello che hanno passato e che stanno passando già è una fortuna che siano arrivati vivi qui”, continua Stefano Cucina.
Che però mette in chiaro: “Lo Stato qui non c’è, non ci sta tutelando a noi lampedusani”. E aggiunge: “Anche noi soffriamo, non vogliamo che la gente venga trattata così. Quando c’è qualcuno che si comporta male siamo i primi ad arrabbiarsi. Ma questa gente si è comportata benissimo, hanno solo chiesto da mangiare. Questa è gente che va aiutata”.
Tra le tante persone arrivate nell’isola in questi giorni ci sono anche tantissimi minori non accompagnati. “Ce ne sono tantissimi, sono ragazzini. Di alcuni ci sono anche le mamme, stanno alla Casa della Fraternità”, racconta ancora Stefano Cucina. Che poi aggiunge che però in questi giorni si sono visti anche tanti sacchi neri scendere dalle navi, che avvolgevano i corpi di coloro che avevano perso la vita durante la traversata: “Quanti ne abbiamo visti, anche quest’inverno ne vedevamo tutti i giorni. E chi sta al governo, seduto sulla poltrona e parlano, ma non concludono nulla. Anche adesso stanno parlando, ma io non vedo nulla di concreto”.
Ieri sera c’è stata anche una fiaccolata per ricordare chi non ce l’ha fatta ad arrivare a terra, tra cui anche una neonata. “Mi veniva da piangere a pensare a quella bambina, perché non ha visto il mondo. Forse è tra gli angeli ora e visto il mondo com’è, mi sa che è meglio così”, dice Stefano Cucina. E conclude: “Ci sentiamo impotenti, deve essere lo Stato ad aiutare Lampedusa”.
(da Fanpage)
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Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
“HO FATTO LA COSA PIÙ NORMALE DEL MONDO RISCHIAVA DI ESSERE SCHIACCIATA, NON DIMENTICHERO’ MAI QUEGLI OCCHIONI”
Quella di un carabiniere che prende al volo una bimba di quattro anni, quasi schiacciata con la madre nell’inferno di Lampedusa, e che porta via la piccola coccolandola resterà la commovente immagine contrapposta alle tante istantanee di una settimana infernale.
Nella ressa dei migranti che si pigiano l’un l’altro, sperando di superare le transenne e guadagnare un metro verso un pullman o il traghetto in partenza per la Sicilia, ieri mattina l’appuntato Pasquale Iadicicco, 33 anni, casertano di stanza a Bari con il Reggimento Puglia, ha fatto «la cosa più normale di questo mondo», come dice ricordando quella madre per qualche minuto disperata avendo perso la sua bimba. Gridando oltre un cordone di divise.
Fino al lieto fine. Quello della bimba «recuperata al volo nella calca» dall’appuntato che se l’è ritrovata fra le gambe. «Rischiava di essere schiacciata. Come la madre».
Con il carabiniere che si allontana rapido verso il suo servizio, ma con un filo di emozione per quella presa, per quei minuti con gli occhi della bimba sui suoi: «Io sono single. Ma certi stimoli paterni si cominciano a far sentire. E non dimenticherò quegli occhioni».
(da Il Corriere della Sera)
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