Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
SALARIO MINIMO, SANITA’ PUBBLICA E CAPOLISTA ALLE EUROPEE IN TUTTE LE CIRCOSCRIZIONI: OBIETTIVO 23% E RIDIMENSIONARE I CAPIBASTONE
Ce l’ha una strategia Elly Schlein. Una strategia per poter
cominciare a fare davvero la segretaria del Pd. Perché sa la leader uscita dalle primarie a metà, quelle che hanno incoronato Stefano Bonaccini fra i dirigenti ufficiali democratici e lei nei gazebo fra il popolo comune, che per essere il capo deve vincere qualcosa del tutto. E questo qualcosa riguarda le prossime elezioni, le Europee del 2024.
Giocano a favore di Elly le regole elettorali. Perché quelle elezioni che potrebbero cambiare volto al Parlamento di Strasburgo si basano su una legge elettorale proporzionale.
Vale a dire che ogni partito corre per se stesso, che non ci sono alleanze e soprattutto che non c’è Giorgia Meloni da battere, ma questa volta da sconfiggere ci sono i propri potenziali alleati, togliendo più voti possibili al Movimento 5 Stelle e confinando le sinistre residuali al di sotto della soglia di sbarramento.
Ecco dove punta Elly. Ed è per questo che corre in solitaria anche in questi mesi, forte delle parole d’ordine di una sinistra che non c’entra molto con la vocazione maggioritaria necessaria in Italia per poter competere al governo, ma molto utili per radicalizzare il voto e superare quella soglia psicologica del 20% di un numero sufficiente di punti per staccare Giuseppe Conte e i suoi Cinquestelle di almeno 10 lunghezze. Se riuscirà a fare questo, il Pd sarà il secondo partito italiano con una percentuale che garantirà a lei di essere la calamita naturale di qualunque operazione politica avvenga dal giorno dopo quelle elezioni europee, diventando il leader naturale di una coalizione che a quel punto dovrà scegliere se stare con lei o contro di lei.
Per vincere questa partita Elly punta al 23%, con l’obiettivo considerato dai vertici attuali del Partito Democratico una vittoria su tutta la linea fissato al 25. E il sogno, per ora proprio un sogno, di riuscire in questa corsa solitaria e addirittura competere con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia per segnare il podio al primo posto.
Nel qual caso il risvolto sugli equilibri di maggioranza in Italia sarebbe a dir poco eclatante ma proprio per questo non è stato posto fra gli obiettivi necessari. Per ora il Pd vincerebbe la sua partita anche se arrivasse al secondo posto, proprio perché questa in realtà è una partita tutta interna alle opposizioni.
Sul piano dei temi Elly sta giocando con chiarezza su due colori: l’intestazione del salario minimo, sul quale ha superato i freni culturali della sinistra sindacalista, e che nella sua logica può avere lo stesso effetto che ebbe il reddito di cittadinanza alle elezioni politiche, l’elemento elettorale che garanti a Giuseppe Conte non solo la sopravvivenza ma addirittura il rilancio dei pentastellati.
E come si è visto sul salario minimo per ora Elly Schlein i suoi punti li ha segnati, avendolo trasformato nel dibattito centrale della scena politica italiana, costringendo anche il premier Meloni a un atto di avvicinamento e a una apertura culturale, benché frenata da mille paletti e dubbi, perché è molto chiaro al premier che lasciare il campo aperto a queste due parole adesso è gestibile, fra tre mesi potrebbe essere un errore. Al salario minimo il Pd intende aggiungere il tema della sanità pubblica, che già nelle ultime ore è andato al centro dei discorsi di fine estate del segretario.
Ma che al Nazareno è considerato un elemento capace di attrarre entro poche settimane l’attenzione degli italiani allo stesso livello del salario. Ma c’è una terza carta, l’asso nella manica, che non riguarda questa volta il centrodestra ma riguarda proprio questo clima di guerra civile che dal giorno dopo le primarie che hanno incoronato la ex vicepresidente dell’Emilia Romagna al vertice del partito è scoppiata in casa democratica.
Schlein intende, spinta dai suoi fedelissimi, mettere il proprio nome come capolista in tutti i collegi delle elezioni europee. Secondo un principio per cui non si tratta di una candidatura multipla ma, parafrasando proprio Giorgia Meloni sul caso di Caivano, la necessità di mettere la faccia e di candidare la sinistra italiana nel suo insieme a un ruolo di grande rilievo nel prossimo Parlamento Europeo.
E’ evidente che nel popolo della sinistra questa candidatura avrebbe il vento in poppa sul piano delle preferenze personali, fatto che sta spingendo i democratici a ipotizzare che proprio quei dirigenti che contestano la leader e che fanno mille distinguo sulla linea del partito, come se il Pd avesse una storia di unità reale, e non solo confinata alle interviste e ai discorsi di filosofia, si candidino tutti e si contino alle urne.
Il combinato disposto, per dirla alla democristiana, di queste due decisioni sta scatenando il putiferio in casa democratica. Perché è chiaro a tutti che lo scivolone è dietro l’angolo per molti volti noti dei dem, a partire da quei governatori che da un po’ di tempo secondo il Nazareno alzano troppo la cresta nei confronti del leader.
Ed ecco che di fronte a questa prospettiva una candidatura non supportata da un consenso molto forte segnerebbe la fine della stella in questione, mentre la rinuncia a correre sarebbe di per sé un gesto di resa alla leadership uscita dalle primarie del Pd. Ed ecco perché le frasi come quella strappata a Zingaretti dal Foglio, dove l’ex governatore del Lazio avrebbe messo in dubbio la forza elettorale di Schlein, vaticinando un diciassette per cento come risultato elettorale, trova una spiegazione in questo piano strategico che sta facendo andare ai matti il gotha storico del partito.
Poco male, perché al centro si muove Renzi e quella sembra ormai essere l’unica porta di uscita di sicurezza per chi non gradirà la linea ufficiale per le europee. Portando molti volti noti dei dem di fronte a un bivio davvero difficile da affrontare sul piano elettorale. Bivio che rende molto più spiegabile l’idea del referendum contro il Jobs Act, un referendum in pratica contro se stessi, ma che assume un significato diverso se visto come garanzia preventiva consegnata di fatto ai vertici del Pd di una impossibilità materiale di saltare giù dal carro all’ultima curva per salire su quello di un Renzi che a quel punto sarà diventato un avversario formale di chi invece ha scelto di sostenere la strada dell’abolizione di quella riforma che connotò certo la segreteria dell’ex rottamatore ma tutta l’epoca di governo dei democratici nel secondo decennio del 2000.
(da Identità)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
LA VITTIMA E’ LA COORDINATRICE DI “LABORATORIO UNA DONNA”… L’ORDINE DEI CLAN ERA DI FERMARE L’INIZIATIVA
Ancora una aggressione a Tor Bella Monaca: i clan hanno tentato di fermare con la violenza i residenti, le associazioni e gli operatori di Ama che stavano pulendo e bonificando la strada e la piazza di spaccio nei palazzi Ater di via Scozza, fortino dei clan Moccia e Sparapano.
Una iniziativa organizzata dai residenti con il supporto di Ama: presenti anche 15 operatori della municipalizzata, il presidente del Municipio Nicola Franco, il direttore generale di Ama Alessandro Filippi e il prete antimafia don Antonio Coluccia anche lui aggredito pochi giorni fa di fronte a un’altra piazza di spaccio in via dell’Archeologia.
Come associazioni erano presenti l’attivista antimafia Tiziana Ronzio fondatrice di Torpiùbella e Maricetta Tirrito coordinatrice di “Laboratorio Una Donna”: entrambe da mesi accompagnano don Coluccia nelle iniziative contro la droga a Torbellamonaca.
A fare le spese dell’aggressione è stata proprio Maricetta Tirrito, colpita alla spalla con una bottiglia di birra piena, lanciata con violenza da uno dei reggenti della piazza di spaccio
La bonifica è iniziata poco dopo le dieci del mattino, quando il gruppo si è presentato nel parcheggio e nei locali al pianoterra nei pressi delle Torre Ater fra via Scozza e via Santa Rita, dove abitano alcuni componenti delle famiglie Sparapano e Moccia.
“La tensione è salita subito appena abbiamo portato via un divano che era usato come ufficio dai pusher per spacciare e costringere alcune donne tossicodipendenti a prostituirsi, fra cui una minorenne”, racconta il presidente del Municipio Nicola Franco che al momento dell’aggressione si trovava al fianco di Maricetta Tirrito ed è stato fra i primi a soccorrerla.
“Subito dopo che abbiamo portato via il divano è apparso un signore che ha cominciato a urlare e inveire ma noi abbiamo continuato. Poi io stesso ho trovato un machete a poca distanza dal divano, e lui si è innervosito ancora di più”. La tensione è salita alle stelle e dalla strada le vedette hanno ricevuto l’ordine dai capiclan, che giravano con i suv lungo la via, di bloccare l’iniziativa. E poco prima di pranzo la tensione è sfociata in violenza. “L’uomo continuava a urlare da dietro un cancello e all’improvviso abbiamo visto volare una bottiglia che ha preso in pieno Maricetta, colpendola alla spalla destra”, continua Nicola Franco.
Rottura del capitello radiale, braccio ingessato dalla spalla alle dita e 25 giorni di prognosi. Illesi residenti e operatori, ma è successo il finimondo. Nicola Franco si è scagliato contro l’aggressore, che è stato fermato e portato in caserma dai carabinieri di scorta a Tiziana Ronzio mentre Tirrito veniva portata al pronto soccorso del policlinico Casilino. “Nonostante i tentativi di fermarci non ci sono riusciti e oggi gli abbiamo impedito di spacciare”, spiega Maricetta Tirrito.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
LA STORIA SCONVOLGENTE DI DARIO E NICOLA, DI 4 E 6 ANNI, TENUTI IN UNO STATO DI TOTALE ABBANDONO… IL MIRACOLO DEL POLICLINICO UMBERTO I
È una storia terribile quella di Dario e Nicola (i nomi sono di
fantasia), due fratelli di 6 e 4 anni che sono stati salvati dalle forze dell’ordine mentre si trovavano in uno stato di totale deprivazione e abbandono, con addosso i segni di violenze e abusi fisici ripetuti nel tempo.
Una storia però con un lieto fine: dopo due mesi di ricovero al Policlinico Umberto I sono stati trasferiti in una casa famiglia e ora sono stati dichiarati adottabili.
Quando sono arrivati in ospedale Dario e Nicola erano in condizioni gravi, tanto da far temere per la loro vita e sulla possibilità di un loro recupero completo.
Spiega Ugo Sabatello, il neuropsichiata infantile che li ha avuti in cura, ai microfoni di Fanpage.it: “Sono stari ricoverati con grossi problemi dal punto di vista somatico. Cera una cecità incipiente, abbiamo riscontrato delle lesioni e dei traumi. Ma abbiamo registrato anche una situazione grave dal punto di vista neurologico e psichiatrico, nel senso che erano bambini fortemente deprivati, bambini che probabilmente avevano avuto quanto era necessario per restare in vita e poco altro”.
Pazienti che non avevano bisogno solo di essere curati nel fisico, ma anche di sentirsi al sicuro e accolti.
Per la prima volta all’Umberto I hanno scoperto un ambiente dove percosse e maltrattamenti non erano all’ordine del giorno. “Il fatto che potessero affidarsi e fidarsi del personale era un aspetto fondamentale sia per poterli curare, ma anche per poterli far star bene”, aggiunge il medico.
Sabatello nel corso della sua carriera ne ha visti tanti di bambini maltrattati, ma difficilmente dei bambini così piccoli con alle spalle già anni di percosse: “Hanno rischiato effettivamente la vita”.
Una sfida anche per il personale quello di curare e accogliere i fratellini. “Il primo impatto è stato particolare, molto pesante pesante, perché vedevo una situazione dove era evidente che due bambini erano in sofferenza, sia fisica che ovviamente psicologica. – racconta Andrea Tomba, infermiere – Però è stato altrettanto bello vedere il passaggio, giorno dopo giorno da una condizione molto precaria a una condizione sempre migliore, soprattutto un rapporto di fiducia sempre più presente. E questo è stato fondamentale per tutti e due i bambini, soprattutto per quello più piccolo che non riusciva neanche a camminare”. Ci sono voluti 20 giorni perché Nicola riuscisse di nuovo a mettere i piedi a terra e a muoversi.
Proprio il fratello minore era il più diffidente verso gli adulti, e conquistare la sua fiducia non è stato facile: “Era molto più diffidente e evidentemente i traumi erano ancora freschi rispetto a quelli del fratello. Abbiamo vissuto una marea di emozioni nei due mesi che sono stati qui. Erano disidrati, a uno stato di malnutrizione talmente elevato che questo bambino non aveva un filo di muscolatura praticamente”.
A stringersi attorno a Dario e Nicola non è stato solo il personale, ma anche i genitori degli altri bambini ricoverati: “C’è stato addirittura chi ha chiesto di poterli adottare lì per lì”.
Ora per loro una nuova vita: “Ci auguriamo che per loro ci sia la possibilità di trovare una famiglia che gli dia tutto quello che non hanno avuto fino adesso”.
(da Fanpage)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
ERA PROFESSORE EMERITO DI SOCIOLOGIA DEL LAVORO ALLA SAPIENZA
Il sociologo Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione, è morto stamane all’età di 85 anni.
A darne notizia è il Fatto Quotidiano, testata con cui collaborava. De Masi se ne è andato dopo una fulminante malattia. Fondatore della S3.Studium e Past Presidente AIF De Masi ha insegnato ininterrottamente dal 1961 in poi: prima come assistente, poi come professore associato, quindi come professore ordinario e come preside. Ha da sempre approfondito le tematiche socio-organizzative, il post-industrialismo e di recente anche il fenomeno del lavoro agile (oggi trasformatosi in smart working).
De Masi ha elaborato un suo paradigma sociologico, partendo dal pensiero di maestri come Tocqueville, Marx, Taylor, Bell, Gorz, Touraine, Heller e la Scuola di Francoforte. Si parla del paradigma post-industriale, secondo cui, a metà del Novecento l’azione congiunta del progresso tecnologico, la globalizzazione, la diffusione dei mass media e della scolarizzazione di massa abbia prodotto un tipo nuovo di società centrata sulla produzione di informazioni, servizi, simboli, valori, estetica. Questo crea nuovi assetti economici, nuove condivisioni del tempo libero e nuove forme della convivenza.
De Masi ha concepito l’ozio creativo come combinazione di lavoro, studio e gioco. Grande promotore del lavoro agile durante la pandemia da Covid-19, recentemente lo ha criticato in negativo se vincolato a orari e senza obiettivi finali da raggiungere. Spesso seguito dal Movimento 5 stelle, De Masi è intervenuto, con illuminanti analisi, anche in merito al Reddito di cittadinanza.
Il ricordo dei 5 stelle
«Oggi è una giornata molto triste, perché la scomparsa di Domenico De Masi ci priva non solo di un grandissimo studioso e di uno dei più grandi sociologi del nostro tempo. Ci priva soprattutto di un vero uomo di cultura, una mente lucidissima le cui analisi hanno avuto il merito di sfidare le convenzioni tradizionali sul lavoro e sulla società, spingendo le persone a riflettere sul significato del loro tempo e delle loro passioni. Il suo punto di vista sulle cose ha sempre rappresentato un punto di riferimento importante per la comunità del Movimento 5 Stelle, che oggi piange quello che è stato prima di tutto un amico di tante e tanti di noi. Ma è ai suoi familiari e persone più strette che rivolgiamo un pensiero di affettuosa vicinanza e il più sincero cordogli». Lo scrivono in una nota gli esponenti del M5S in Commissione Cultura alla Camera e al Senato.
(da Open)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
“IL SUPERBONUS HA FATTO SALIRE IL PIL DELL’11% IN DUE ANNI E HA CREATO UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO”
«Finiamola con le menzogne». Il presidente del Movimento 5
Stelle Giuseppe Conte va all’attacco dell’esecutivo Meloni sul Superbonus in un’intervista al Corriere della Sera. «Quella del governo è una campagna vigliacca per mascherare i propri fallimenti», dice Conte nel colloquio con Monica Guerzoni.
«Non c’è alcun buco nel bilancio dello Stato. Piuttosto c’è nel portafogli degli italiani a causa del caro vita e Meloni fa da spettatrice, aggiunge. Perché il bonus «è stato decisivo per far salire il Pil dell’11% in due anni e ha creato un milione di posti di lavoro».
Mentre la premier «non sapendo come affrontare la manovra e avendo sposato la logica dell’austerità e degli zero virgola, è molto nervosa», rileva il leader pentastellato riferendosi ai dubbi sul commissario Ue Paolo Gentiloni.
Su Caivano, Conte dice che «al disagio sociale si risponde con i servizi e con il lavoro dignitoso per togliere manovalanza alla mafia. Il Reddito di cittadinanza serviva anche a questo».
E conclude: «La stretta contro condotte gravi di minorenni diventa inutile se il governo affama i cittadini delle periferie, regalando terreno a illegalità ed emarginazione».
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
“SIAMO PREOCCUPATI, ABBIAMO SAPUTO CON DISPIACERE DELL’ASSUNZIONE DI UNA PROPAGANDISTA RUSSA. ADESSO MOLTE ISTITUZIONI, NAZIONALI E INTERNAZIONALI, SI IMPEGNANO NEL DIMINUIRE LA PRESENZA DEI FUNZIONARI RUSSI NELLE PROPRIE STRUTTURE”
L’Ambasciata ucraina a Roma interviene sul caso della russa Irina Osipova assunta al Senato con una dichiarazione all’Adnkronos in cui esprime preoccupazione per la vicenda. “L’Ambasciata d’Ucraina a Roma ha sviluppato rapporti di amicizia con il Senato della Repubblica Italiana.
Dall’inizio della guerra della Federazione Russa contro l’Ucraina -ricorda la rappresentanza di Kiev in Italia- abbiamo sentito il sostegno costante dei parlamentari italiani. Vale solo la pena menzionare la recente decisione del Senato di riconoscere l’Holodomor del 1932-1933 come genocidio del popolo ucraino”.
“Pertanto, l’Ambasciata ha saputo con grande dispiacere dell’assunzione come funzionaria del Senato di una propagandista russa. Adesso molte istituzioni, nazionali e internazionali, si impegnano nel diminuire la presenza dei funzionari russi nelle proprie strutture, visto che -mette in guardia l’ambasciata- l’attività dei rappresentanti del Paese aggressore può costituire i rischi per l’istituzione stessa e il paese in generale”.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
“I MURI A SECCO SI SBRICIOLAVANO, LA TERRA SI STAVA SPOSTANDO”
Renata Alami ha 43 anni ed è una fotografa italo-marocchina. Ha
studiato alla Lumsa di Roma, ma ora vive a Marrakech con il marito e i due figli. E ci racconta la sua notte dentro a un terremoto devastante che per fortuna ha risparmiato la sua casa e anche la sua famiglia: «Ma solo perché viviamo lontano dal centro e le case nella nostra zona dopo il terremoto di Agadir del 1960 sono state costruite con criteri antisismici».
Dove si trovava lei al momento della grande scossa?
«La terra ha tremato alle 23.10 ora locale, in Italia era dopo mezzanotte. Il caso ha voluto che in quel momento ci trovassimo tutti in macchina, stavamo tornando da una cena e uscendo dalla vecchia Marrakech. Quando è avvenuta la scossa ho visto le persone che camminavano davanti a me perdere l’equilibrio e cadere, e i muretti a secco lungo la strada sbriciolarsi. Mio marito ha faticato per tenere l’auto diritta ed evitare la caduta delle pietre. Ci siamo spaventati moltissimo e siamo subito corsi a casa dove mancava la luce. Poi sono di nuovo uscita e mi sono precipitata da mia madre che abita nella zona vecchia, lì tutti erano per strada, e c’erano macerie ovunque».
Anche se l’epicentro non è stato a Marrakech la città vecchia ha subito importanti danni o no?
«La cosa più grave è che sono crollati i muri della Medina, che è patrimonio dell’Unesco. È evidente che la tragedia più grande sono i morti, ma quelli purtroppo ci sono stati e in un’ampia zona rurale poco abitata. La grande paura, anche se pure mia padre e tutti i miei parenti sono illesi l’abbiamo provata anche qui. Dove siamo rimasti al buio e nonostante ciò tutti hanno reagito con molta disciplina mentre le sirene delle ambulanze rompevano il silenzio della notte».
E oggi che cosa salta all’occhio?
«Siamo tutti sotto choc, ma solidali come non mai. C’è bisogno di sangue, mio marito è corso a donarlo e si è messo in fila, perché centinaia di persone vogliono fare la stessa cosa. Siamo rimasti senza luce per ore e senza internet, è ancora più dura sentirsi isolati dentro la tragedia».
C’è stato panico, stanotte, fra i cittadini?
«No, ma ci sono state moltissime preghiere per i defunti. È un disastro naturale e noi marocchini sappiamo accettare il destino con serenità. Poi come dicevo tanta solidarietà e un augurio di coraggio e speranza per una ricostruzione rapida di questi meravigliosi villaggi rurali del Marocco e sostegno a chi è stato colpito negli affetti».
(da La Stampa)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
GENTILONI È STATO TRASFORMATO IN CAPRO ESPIATORIO DEL FALLIMENTO DEL GOVERNO MELONI SU PNRR E PATTO DI STABILITÀ (MA IL VERO DISASTRO È AVER STRAPPATO AI FUNZIONARI DEL MEF LA GESTIONE DEL RECOVERY PER AFFIDARLA A UN INCAPACE, TALE FITTO)
La Commissione europea non vuole entrare nella polemica tutta italiana che vede il commissario all’Economia Paolo Gentiloni preso di mira dalla premier Giorgia Meloni e dai vice Matteo Salvini e Antonio Tajani perché non difenderebbe abbastanza gli interessi nazionali.
«Non commentiamo i commenti fatti da partner, interlocutori, portatori di interesse e altri», ha detto la portavoce della Commissione ricordando che «si sa, ovviamente, qual è il ruolo di un commissario europeo e come i commissari europei rappresentano gli interessi europei che portano avanti nei loro portafogli in modo collegiale».
È una questione di grammatica istituzionale: un commissario europeo quando diventa tale deve servire gli interessi dell’Unione. È la base.
È chiaro che il Paese di origine così come la famiglia politica hanno un peso, ma i commissari ci tengono a sottolineare il proprio ruolo europeo. Lo ha fatto anche il commissario al Mercato interno Thierry Breton mercoledì scorso in un briefing rispondendo a una domanda sul perché la Francia non abbia aderito a un progetto per un nuovo carro armato con Germania, Italia, Svezia e Spagna: «Sono commissario europeo, non della Francia», ha tagliato corto passando a spiegare la strategia Ue sulla difesa.
I negoziati sulla riforma del Patto di stabilità entreranno nel vivo sabato prossimo all’Ecofin informale (la riunione dei ministri finanziari dei 27), che si terrà a Santiago de Compostela sotto la presidenza spagnola. Madrid ha il compito di trovare una sintesi tra le diverse posizioni attorno al tavolo. E l’Italia sa che non sarà semplice difendere le proprie richieste.
La Germania fin dall’inizio ha chiesto parametri quantitativi annuali di riduzione del debito, posizione rigorista che piace anche agli altri Paesi nordici. Ma prima c’è un altro appuntamento importante. Lunedì la Commissione presenta le previsioni macroeconomiche su Pil e inflazione. L’aspettativa è di una limatura rispetto alle stime di maggio (Pil Ue +1%, Eurozona +1,1%).
È una settimana densa. Mercoledì la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen pronuncerà a Strasburgo, davanti alla plenaria del Parlamento Ue, il Discorso sullo Stato dell’Unione, l’ultimo di questa legislatura in cui farà il punto sugli obiettivi raggiunti e le nuove sfide. Il giorno prima il commissario Gentiloni presenterà la riforma della tassazione delle imprese, che modificherà la base imponibile, più ci sarà un pacchetto sulle Pmi. Giovedì il board della Bce deciderà se alzare ancora o meno (quest’ultima è l’aspettativa) i tassi di interesse.
(da Il Corriere della Sera)
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Settembre 9th, 2023 Riccardo Fucile
RONCONE IRONIZZA SU MARTA FASCINA CHE NON VA (QUASI) MAI ALLA CAMERA: “LA DEPUTATA DI FORZA ITALIA, (QUASI) MOGLIE DI SILVIO BERLUSCONI E ORA (QUASI) VEDOVA, NEGLI ULTIMI NOVE MESI HA INFATTI ESPRESSO 17 VOTI SU UN TOTALE DI 3.032, COLLEZIONANDO UN IMBARAZZANTE 0,56% DI PRESENZE
Sapete chi sono i deputati più assenteisti in questo primo scorcio
di legislatura? Quello che si è visto meno di tutti è Umberto Bossi, ma con la grande scusante di avere ormai quasi 82 anni e di viaggiare su una sedia a rotelle ormai da tempo, il sigaro fisso tra le dita, testimone di una Lega che fu.
Però non è di Bossi che voglio parlarvi. Perché è più interessante l’identità della seconda assenteista della Camera: che è Marta Fascina. La deputata di Forza Italia, quasi moglie di Silvio Berlusconi e ora quasi vedova, negli ultimi nove mesi ha infatti espresso 17 voti su un totale di 3.032, collezionando un imbarazzante 0,56% di presenze. A occhio non sembra possano davvero esserci giustificazioni plausibili per la bionda parlamentare ascesa al ruolo di last lady d’Arcore dopo essere stata eletta grazie al Cavaliere, candidata – o meglio: paracadutata – in un collegio blindato, Marsala-Trapani, dove in campagna elettorale non si fece praticamente mai vedere, mandando però a dire ai suoi elettori che «la Sicilia è una regione meravigliosa».
Sulle assenze dell’onorevole Fascina dai lavori in aula s’è sempre favoleggiato. Argomento spinoso, polemica minata: perché, a chiunque osasse sollevare il problema, veniva subito ricordato che Marta era impegnata a seguire «il tramonto politico e umano di Silvio».
Sì, certo. Il problema è che un po’ tutti abbiamo avuto un parente gravemente malato, però nessuno ha mai potuto permettersi di abbandonare il posto di lavoro, continuando a percepire, regolarmente, lo stipendio. Vediamo ora che succede. Le giornate sono lunghe e all’onorevole Fascina magari è tornata voglia di lavorare. Ma magari no (voi con 100 milioni di eredità mettereste la sveglia al mattino?).
(da Il Corriere della Sera)
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