Ottobre 12th, 2023 Riccardo Fucile
CROLLA IL POTERE D’ACQUISTO E LE FAMIGLIE INTACCANO I RISPARMI
L’inflazione si è mangiata gli stipendi degli italiani, che valgono
sempre meno con l’aumento dei prezzi. A certificarlo, per l’ennesima volta, sono i dati dell’Istat sul 2022: il reddito disponibile è aumentato del 5,5% ma il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto nell’anno dell’1,6%.
La spesa per consumi finali è cresciuta del 12,6%, ma la propensione al risparmio è nettamente scesa: dal 13,8% del 2021 all’8% del 2022. Questo vuol dire che gli italiani non riescono più a mettere soldi da parte e che per le loro spese quotidiane sono costretti a intaccare il salvadanaio.
Il potere d’acquisto è crollato perché la spesa per i consumi finali delle famiglie è aumentata del 12,6%, ovvero di 129 miliardi di euro. Facendo così scendere nettamente anche la propensione al risparmio degli italiani, tornando al livello del periodo antecedente alla crisi.
Come si spiega nel report dell’Istat, il reddito primario delle famiglie nel 2022 è aumentato di 77,8 miliardi (+6,1%) grazie all’andamento soprattutto dei redditi da lavoro dipendente (+7%), dei redditi da attività imprenditoriale (+4,9%), e dei redditi per l’utilizzo delle abitazioni di proprietà (+3,9%).
Con la fine delle misure attivate contro la crisi pandemica, l’impatto delle operazioni di redistribuzione sul reddito delle famiglie sta tornando ai livelli pre-Covid. Nel 2022 il saldo degli interventi redistributivi ha sottratto alle famiglie 100,9 miliardi di euro, 13 miliardi in più dell’anno precedente. A fronte, tra l’altro, di un aumento delle imposte di 4,4 miliardi: 1,9% in più del 2021, soprattutto grazie alla crescita del 4% dell’Irpef.
Secondo il Codacons, i dati sul potere d’acquisto del 2022 “certificano in modo assoluto l’effetto tsunami determinato in Italia dal caro-prezzi”. Il problema principale riguarda il fatto che “gli italiani per sostenere i consumi hanno intaccato fortemente i risparmi, con la propensione al risparmio delle famiglie” che è crollata all’8%. E le cose non sembrano andare meglio nel 2023, con gli stipendi ancora insufficienti per fronteggiare il caro-vita.
(da La Notizia)
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Ottobre 12th, 2023 Riccardo Fucile
AL GOVERNO DI ALGERI INTERESSANO LE NOSTRE PARTECIPAZIONI STATALI IN VENDITA: PAZIENZA SE STA CON HAMAS E PUTIN
Doveva essere un “piano Mattei” per aiutare l’Africa. Rischia di essere un piano Ben Bella, insomma un piano all’incontrario in cui sarà l’Algeria ad aiutare l’Italia.
Ad Algeri, infatti, si sono accorti, leggendo i documenti finanziari del governo Meloni, che il nostro paese ha intenzione di vendere per circa 21 miliardi, importanti asset pubblici, partecipazioni di Stato, piccoli gioielli.
La notizia è stata data con rilievo dal quotidiano algerino El Watan, ma Il Fatto l’ha potuta confermare in ambienti diplomatici. L’annuncio delle privatizzazioni, scrive El Watan, “rilancia ancora di più le opportunità offerte all’Algeria grazie alle quali il Paese potrebbe acquisire asset e partecipazioni oltre confine”. Gli algerini sono consapevoli che l’Italia nel momento di vendere potrebbe porre condizioni particolari, a partire dal golden power, ma “l’Algeria potrebbe, a sua volta, raddoppiare i profitti migliorando il suo Prodotto Nazionale Lordo che non è stato calcolato per decenni”.
Questa grande fiducia nei propri mezzi deriva dagli introiti del gas e petrolio che hanno portato l’esportazione verso l’Italia dai 5,5 miliardi del 2021 ai 18,2 del 2023. Secondo i dati della legge finanziaria algerina (fonte Ice), il tasso di crescita economica del paese dovrebbe raggiungere il 4,1% nel 2023 e il 4,6% nel 2025; le entrate derivanti dalle esportazioni di beni dovrebbero raggiungere 46,3 miliardi di dollari nel 2023, su un Pil che nel 2022 ha raggiunto i 233 miliardi di dollari. La bilancia commerciale dovrebbe registrare un surplus di 9,4 miliardi di dollari nel 2023 fino a 11,6 miliardi di dollari nel 2025 e la bilancia dei pagamenti un surplus che arriverà a 6,8 alla fine del 2025. Le riserve valutarie infine dovrebbero aumentare dai 59,7 miliardi di dollari nel 2023 a 69 miliardi a fine 2025.
Questa svolta è stata offerta anche dalla guerra ucraina, l’Italia ha ridotto drasticamente, con il governo Draghi, le forniture di gas dalla Russia per ampliare quelle algerine che oggi ammontano a circa 25 miliardi di metri cubi, ma potrebbero arrivare a 30. “Questa cooperazione – continua El Watan – potrebbe così estendersi ai programmi di vendite e acquisizioni che il governo Meloni sta preparando” con l’idea di creare un fondo sovrano, come nel caso delle monarchie del Golfo, con l’obiettivo di una partnership con le imprese italiane di cui prendere delle quote per “influenzare le decisioni dei Cda nella loro ricerca di delocalizzazione o creazione di filiali”, spiega Mohamed Achir docente-ricercatore dell’Università di Tizi Ouzou.
Per l’Italia si tratta ovviamente di una opportunità economica a cui potrebbe corrispondere un forte imbarazzo politico. A parte il venire meno della retorica della sovranità nazionale, l’Algeria è uno dei paesi con i contatti politici e diplomatici più forti con quei paesi che un po’ alla volta in ambito Nato vengono collocati sull’asse del male. La vicenda israeliana si inserisce in questo quadro. Nel giorno dell’attacco di Hamas a Israele, l’Algeria si è distinta per condannare con “forza la politica e le pratiche” di Israele nella Striscia di Gaza. Il ministero degli Esteri ha sottolineato che l’Algeria “ribadisce la sua convinzione che l’occupazione sionista è il cuore del conflitto arabo-israeliano” e che è necessario “rispondere ai legittimi diritti nazionali del popolo palestinese”. Nel 2022 in occasione del 60° dell’indipendenza, il presidente Abdelmadjid Tebboune fece stringere la mano al leader dell’Anp, Abu Mazen e quello di Hamas, Isma’il Haniyeh.
Esistono poi problemi di diritti umani. Il World Press Freedom Index del 2021, stilato da Reporter Sans Frontiére, colloca l’Algeria al 146° posto su 180 Paesi per la libertà di stampa. Transparency International la classifica al 117° posto su 180. Il regime ha fortemente represso e poi soffocato le manifestazioni di piazza che hanno rivoltato la società algerina negli ultimi anni anche con la richiesta di una maggiore redistribuzione della rendita ricavata da gas e petrolio, un terzo del Pil algerino. Tebboune, appena eletto, aveva promesso una revisione della Costituzione per soddisfare le aspettative dell’Hirak. Ma il referendum del 2020 ha registrato il più basso tasso di partecipazione (23%), e anche le successive elezioni legislative sono state boicottate dalle opposizioni. Il Comitato nazionale per la liberazione dei detenuti in Algeria tiene il conto sulla sua pagina Facebook dei detenuti che sono diverse centinaia. Il Partito socialista dei lavoratori (PST) è stato sospeso e altri due stanno per subire la stessa sorte. Amnesty International ritiene che “le autorità algerine stiano cercando di schiacciare i loro oppositori”.
Tebboune dopo aver firmato il conveniente accordo commerciale sulle forniture di gas, che equivale a circa il 27% del nostro fabbisogno, dopo aver ricevuto mesi fa con tutti gli onori Giorgia Meloni, è atteso a Roma dal 1 al 4 novembre, quando sarà ospite dei Med Dialogues, la kermesse organizzata dalla Farnesina. Vedrà i vertici istituzionali e probabilmente avrà un incontro anche con il Papa. Tebboune, recentemente, al Forum sull’economia di San Pietroburgo, aveva definito Vladimir Putin “un amico dell’umanità”. Certi putiniani doc, a quanto pare, possono permettersi di tutto. Anche di comprarsi pezzi d’Italia.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Ottobre 12th, 2023 Riccardo Fucile
COME SI FABBRICA UNA FALSA NOTIZIA PER ISTIGARE ALL’ODIO… UN GIORNALISTA VICINO AGLI ESTREMISTI ISRAELIANI, UN’ALTRA CHE POI E’ COSTRETTA A SMENTIRE, L’ESERCITO ISRAELIANO CHE DI FATTO SMENTISCE, INVIATI INTERNAZIONALI NON HANNO VISTO NULLA
Martedì 10 ottobre 2023, l’Ansa ha pubblicato un articolo con questo
titolo: “Oltre 1.200 morti in Israele. Neonati decapitati in un kibbutz. L’esercito verso l’offensiva totale”. Seconda la notizia, le cui fonti, a quanto pare, non sono state verificate, come invece un caso brutale come questo meriterebbe, Hamas avrebbe decapitato neonati israeliani tenuti in ostaggio. Ma l’esercito israeliano afferma di non saperne nulla.
Vediamo un passaggio del pezzo dell’Ansa: “L’orrore della guerra non conosce limiti, neanche davanti a bambini innocenti che dormono nelle loro culle, alcuni nel lettone con mamma e papà: la furia di Hamas non li ha risparmiati nel kibbutz di Kfar Aza, dove i soldati israeliani hanno raccontato di aver trovato almeno 40 piccoli uccisi tra le decine di persone trucidate a sangue freddo. Alcuni dei bimbi, anche neonati, sono stati “decapitati”, hanno raccontato scioccati alla tv israeliana, secondo il reportage di una reporter di It24″. E continua: “Nel kibbutz – le hanno riferito i responsabili dell’esercito – sono state uccise decine, forse centinaia di persone tra uomini, donne e bambini: è stata una strage”.
La giornalista israeliana Nicole Zedek, che ha pubblicato le informazioni sui “40 bambini ebrei a cui Hamas ha tagliato la testa”, ha ammesso di aver mentito.
In precedenza, in un rapporto al canale televisivo israeliano i24News, aveva detto di aver visto 40 bambini con la testa mozzata nell’insediamento di Kfar Aza dopo che era stato preso sotto il controllo di Hamas. La comunità internazionale ha chiesto di fornire prove, ma lei si è rifiutata di fornirle. Adesso ha ritrattato completamente le sue dichiarazioni. Zedeck rivela che l’informazione le era stata passata da alcuni soldati e quindi non ha prove dirette. I media occidentali hanno fatto il titolo su questa notizia farlocca senza neanche verificarla.
La cosa più importante è che l’informazione sui 40 bambini decapitati si è già diffusa in tutto il mondo, e solo pochi vedranno la smentita, perché non sarà trasmessa in modo così massiccio.
Alla smentita si unisce anche Oren Ziv, giornalista israeliano di 972mag: “Durante il tour a Kfar Azza, non abbiamo visto prove di ‘Hamas che massacra i bambini’. E’ deplorevole che Israele ora usi queste false accuse per intensificare i bombardamenti su Gaza.
Ricapitolando: l’Ansa riporta la notizia non verificandola, prendendola dalla giornalista di i24News che a sua volta non l’ha verificata, ma l’esercito israeliano, quello direttamente testimone degli ipotetici fatti, dice di non saperne nulla, e pure altri giornalisti e testimoni negano i fatti, oramai chiaramente solo FAKE.
(da agenzie)
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Ottobre 12th, 2023 Riccardo Fucile
DA INIZIO ANNO SONO GIA’ SETTE GLI ESEMPLARI TROVATI MORTI … ACCANIMENTO DI FUGATTI CHE IMPEDISCE IL TRASFERIMENTO IN ROMANIA DELL’ORSA JJ4
Due orsi sono stati trovati morti nei territorio comunali di Bresimo e Borgo d’Anaunia in Provincia di Trento. A darne notizia la Provincia Autonoma di Trento precisando che “un esemplare è già stato recuperato e consegnato all’Istituto zooprofilattico”.
Con il rinvenimento delle carcasse dei due orsi comunicato oggi dalla Provincia Autonoma di Trento, sono sette i plantigradi trovati morti nel 2023 in Trentino.
Il primo orso trovato senza vita era stato M62 il 30 aprile in una zona impervia tra il lago di Molveno e San Lorenzo Dorsino. Successivamente altri tre plantigradi erano stati rinvenuti morti in Val di Sole, sul Monte Peller e nella zona di Cavedago. Il 27 settembre era stata trovata morta in Val Bondone l’orsa F36 che tra fine luglio e i primi di agosto era stata ritenuta responsabile di falsi attacchi nel territorio di Sella Giudicarie.
L’orsa Jj4, quella ritenuta di aver ferito a morte Andrea Papi il 5 aprile tra i boschi di Caldes in Val di Sole, e l’orso ‘M49’, quello delle rocambolesche fughe e dei lunghi trasferimenti, sono attualmente rinchiusi al centro faunistico del Casteller.
Animalisti: “Clima propizio al bracconaggio”
“Prosegue in autunno l'”estate orribile” degli orsi nel Trentino, guarda caso un’estate preelettorale. Sugli altri due animali trovati morti nelle ultime ore a Bresimo e a Borgo d’Anaunia ci regoleremo come nei casi precedenti: denuncia e richiesta che si faccia assoluta chiarezza sulle cause della morte”.
Lo dichiara in una nota Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali, ricordando che Leidaa, la Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, è stata ammessa a partecipare alle operazioni peritali sulla carcassa di F36, l’orsa trovata morta, in val Bondone, nel Comune di Sella Giudicarie, lo scorso 27 settembre.
“Sul territorio – continua Brambilla – è stato instaurato e alimentato un clima di paura e di odio che propizia atti di bracconaggio. Come accadde nel 2015-6, quando tre orsi – F5, M6 e M21 – furono uccisi col veleno in Trentino, in una fase di acuta contrapposizione determinata dal caso dell’uomo ferito a Cadine nel giugno del 2015. Oggi, grazie alla campagna elettorale, la tensione ha raggiunto il culmine storico: ogni sospetto appare giustificato. Alla magistratura il compito di fare chiarezza. Certo la Provincia non può liquidare la vicenda con un comunicato di due righe”.
A neanche due giorni di distanza dal deposito in Procura della denuncia per F36, con cui si ipotizzano i reati di uccisione di animali, di uccisione di specie protetta, di uccisione di orso, l’ufficio legale di Enpa, rappresentato da Valentina Stefutti, presenta altre due querele – a valere sui medesimi reati – per i decessi di altri due plantigradi i cui cadaveri sono stati trovati oggi in Trentino. “Complessivamente, da inizio anno sono morti, in circostanze ancora da chiarire, 7 esemplari di orso, vale a dire quasi uno al mese – si legge in una nota dell’associazioe – ; una vera anomalia statistica che non può essere spiegata con la casualità, ma che rende sempre più probabile l’origine dolosa. Quello che sta accadendo in questa parte d’Italia è assolutamente inconcepibile ed è il risultato di un clima avvelenato, incendiato per motivi elettoralistici. Vorremmo davvero sapere cosa ne pensa il nostro ministro dell’Ambiente chiuso nel suo silenzio. Fino a ora il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha perorato diverse cause, assecondando spesso la politica faunicida avallata dal governo, dalle Regioni e dalla maggioranza. Stiamo ancora attendendo che il ministro spenda una parola per gli orsi del Trentino e si faccia promotore di una forte iniziativa contro il bracconaggio. Come è nelle sue prerogative istituzionali. La Provincia autonoma di Trento guidata da Maurizio Fugatti non cessa di contare orsi morti”.
L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) annuncia anche per loro l’immediata richiesta di accesso agli atti per conoscere le cause e le circostanze di queste altre due morti. Sulla base delle risultanze, l’associazione si riserva di procedere per uccisione di animale ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice penale. L’Oipa chiederà inoltre di essere presente con un proprio perito di parte alle autopsie.
“Fugatti impedisce il trasferimento dell’orsa Jj4”
Mentre cresce il numero di platigradi rinvenuti senza vita in Trentino, c’è un’orsa che attende ancora di poter uscire dal suo spazio chiuso del Casteller. “Se oggi JJ4 è ancora viva – un vero miracolo visto la puntuale strage di orsi in atto – lo si deve alla decisione del Tar di Trento e del Consiglio di Stato che hanno congelato le ordinanze di condanna a morte, dopo che la Lav aveva individuato un santuario in Romania disposto ad ospitarla a vita con tutte le spese di trasferimento e mantenimento a carico esclusivo dell’associazione” si legge in una nota diffusa dalla Lav.
“L’accanimento di Fugatti nei confronti di Jj4 è intollerabile ed incostituzionale– dichiara Massimo Vitturi, responsabile Lav, Animali Selvatici – è puro sadismo e gratuita crudeltà voler costringere l’orsa nel recinto del Casteller quando c’è un’Associazione che si offre di occuparsene e in Romania c’è un santuario pronto ad offrirle ospitalità in spazi e condizioni enormemente migliori. Continuiamo a batterci ogni giorno perché finalmente Jj4 possa andarsene da quel lager nel quale Fugatti la costringe nell’illusione di raccattare qualche consenso elettorale. Sembra proprio che il periodo elettorale, fino al 22 ottobre, impedisca a un Amministratore pubblico di svolgere il suo ruolo con coscienza. Temiamo solo di non riuscire ad arrivare in tempo per portarla in salvo: è evidente che il problema del Trentino con gli orsi ha a che fare con il loro mantenimento in vita”.
(da La Stampa)
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