Destra di Popolo.net

UN BIENNIO TRA GRIGIO SCIALBO E NERO: A DUE ANNI DAL VOTO, PERCHE’ IL CONSENSO DI GIORGIA MELONI NON CALA

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

POPULISMO ED ESPRESSIONE DEI POTERI FORTI IN ATTESA CHE CRESCA UNA ALTERNATIVA

Un biennio tra il grigio scialbo della gestione del potere e il nero evocativo delle radici mussoliniane. Due anni fa, per la prima volta nella storia repubblicana, le elezioni politiche si tennero che era appena iniziato l’autunno, il 25 settembre. Giorgia Meloni le vinse a capo di una destra grande (FdI più Lega) e di un centro piccolo (Forza Italia) e fece una storica doppietta, per usare il gergo calcistico: prima donna e prima postfascista a Palazzo Chigi.
A distanza di due anni da quella notte di festa per gli eredi di Msi e An radunati da Fratelli d’Italia, la destra meloniana è un fenomeno politico indefinibile per le contraddizioni che porta in pancia. In pratica, Fratelli d’Italia è il nuovo partito pigliatutto dal 30 per cento (sì, l’affaire Boccia-Sangiuliano al momento non ha avuto effetti) che si barcamena tra il populismo originario e identitario e una mediazione continua con le élite di sistema, come dimostra la tormentata vicenda degli extraprofitti.
Insomma, Giorgia, come ama essere chiamata da tutti i patrioti, è uguale a tanti leader diventati premier prima di lei. Nulla di nuovo sotto il sole: accade quando la realtà prende il sopravvento sulla propaganda.
Basta ricordare le cronache dell’autunno del Ventidue: Meloni venne descritta come una strana creatura tra una Draghetta mariana devota all’atlantismo e uno hobbit tolkeniano che sconfigge il Male. Non solo. Se proprio vogliamo trovare provvedimenti e cautele esemplari di questo governo, allora sullo sfondo si staglia l’inquietante ombra di Silvio buonanima. Parliamo ovviamente sia di giustizia sia di interessi particolari. Sulla prima, l’ineffabile guardasigilli Carlo Nordio ha realizzato quasi tutti i sogni del berlusconismo d’antan, in attesa di separare le carriere degli odiati magistrati. Dunque: bavagli alla stampa e alle intercettazioni; reati aboliti per l’impunità della Casta e allo stesso tempo reati introdotti sulla base di un securitarismo contro chi non conta, dai migranti a chi protesta in piazza. Attuare, infine, il piano anti-pm dell’ex Cavaliere non è proprio il massimo per chi, come la premier, ha ostentato sempre il distintivo della destra law and order, senza dimenticare le sue periodiche rivendicazioni della militanza da giovane missino di Paolo Borsellino.
Le tv e gli affari della Famiglia Berlusconi, poi. In queste settimane si è molto parlato di Marina B. e delle sue esternazioni politiche di varia natura per piantare paletti e bandierine. A conferma che Forza Italia è un partito che non può venire meno alla sua ragione fondativa: garantire gli interessi berlusconiani, ieri del patriarca oggi dei suoi eredi. Ed è per questo che in due anni la volontà di potenza della premier è stata giocoforza mitigata dai compromessi con gli alleati maschi: Matteo Salvini per la Lega, Antonio Tajani per gli azzurri.
Un equilibrio precario però che sinora, almeno nei sondaggi, non hanno scalfito il consenso e il gradimento della premier nonostante il familismo conclamato; la ministra Santanchè imputata per truffa all’Inps; il bellicismo atlantista; la sanità in macerie; il costo della vita ancora più alto; le polemiche sulla classe dirigente di FdI; le reticenze in materia di antifascismo; l’occupazione della Rai spacciata per nuova egemonia culturale.
Il consenso resta dunque il principale punto di forza di Meloni, al culmine di questo biennio. Certo, il partito degli astenuti è ancora il primo e i sondaggi misurano sostanzialmente la tenuta della varie “tifoserie” di appartenenza (più o meno invariate). Ma a differenza degli altri cicli volatili che hanno preceduto la vittoria di FdI del settembre ’22 (il Pd renziano, il M5S dimaiano, la Lega salviniana), proprio questa tenuta comporta due riflessioni.
La prima è che, al momento, Meloni non ha alternative, benché lei stessa sia ossessionata in modo permanente dal complottismo delle Forze oscure del progresso e delle élite.
La seconda è che di questo passo, con il campo largo più disunito che mai (per dirla alla Sorrentino), la Sorella d’Italia potrebbe mirare a un altro record: essere la prima presidente del Consiglio a rivincere le elezioni. Sinora non è mai accaduto: i governi uscenti hanno sempre perso al voto, anticipato o no. Ma il 2027 è ancora lontano e in mezzo ci sono vari test importanti (le Regionali di questo autunno e della prossima primavera) e soprattutto la grande incognita del referendum sull’autonomia differenziata. Il pronostico è più che aperto.
(da ilfattoquotidiano.it)

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LA STORIA DI CATIA, INSEGNANTE PRECARIA: “OGNI GIORNO 160 CHILOMETRI, SONO SENZA STIPENDIO E CON DUE FIGLIE”

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

LO SFOGO DELLA 47ENNE: “CI TOLGONO LA DIGNITA'”

Catia Andreola ha 47 anni ed è un insegnante di sostegno supplente. Precaria. Ogni giorno affronta un difficile percorso di sacrifici e incertezze per svolgere il suo lavoro, percorrendo 160 chilometri al giorno per raggiungere la scuola in provincia di Pisa. Tuttavia, manca una parte fondamentale: lo stipendio. «Con meno di 400 euro sul conto», racconta la docente sulla sua attuale situazione di precarietà, nonostante l’idoneità al concorso del 2022, che le avrebbe permesso di ottenere una cattedra stabile alla scuola primaria. Per pochi posti non è riuscita a entrare di ruolo, e ora vive in attesa. Andreola racconta a Orizzonte Scuola di essere separata e con due figlie adolescenti a carico, una di 15 anni e l’altra di 17.
«Ci tolgono la dignità»
«Mio papà non c’è più. Mia mamma un tetto sulla testa ce lo offre, anche un aiuto materiale per la gestione delle figlie. Quello che mi fa male è che ci tolgono la dignità», denuncia l’insegnante. «Una persona s’impegna e ci mette tutto l’amore, e poi non riesce a garantire una vita dignitosa ai propri figli. Per me non fa nulla, io posso pure continuare a fare avanti e indietro, ma vorrei dare un futuro certo alle mie figlie», aggiunge. «Insegnare non è un lavoro qualsiasi», dice Andreola, ma il senso di frustrazione cresce ogni giorno, non solo per le difficoltà economiche, ma anche per l’assenza di risposte da parte delle istituzioni. «Dovremmo essere orgogliosi di essere dipendenti dello Stato, invece maledico il giorno in cui ho intrapreso questa strada, nonostante ami quello che faccio», prosegue la docente.
Un presente incerto
L’unica opzione è prendere una casa in affitto ed evitarsi tanti kilometri ogni giorno, ma le condizioni salariali in cui verte la rendono impossibile. L’incertezza per il futuro (e il presente) è costante. Tra il lungo pendolarismo e la mancanza di risorse, l’insegnate si chiede come potrà continuare a fare il suo lavoro: «Domani andrò a scuola, ma quando non avrò più nulla sul conto, cosa posso fare?». E conclude: «Non posso chiedere a mia madre di darmi 20 euro per la benzina o i soldi dell’abbonamento per mia figlia. Ho provato a contattare la scuola, NoiPA, il sindacato, nessuno riesce a darmi una risposta. Sono delusa e amareggiata; soprattutto mi sento privata della mia dignità di lavoratrice, madre e capo famiglia».
(da la Repubblica)

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SONO IN AUMENTO GLI OVER 40 CHE DECIDONO DI ISCRIVERSI ALL’UNIVERSITÀ: ALLA SAPIENZA DI ROMA GLI STUDENTI CHE HANNO SCAVALLATO GLI “ANTA” SONO QUASI 5MILA, ALL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA POCO PIÙ DI 3MILA E ALLA BICOCCA DI MILANO MILLE

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

MOLTI RIPRENDONO IL PERCORSO DI STUDI NON PER FARE CARRIERA, MA PER PASSIONE VERSO QUALCHE AMBITO DI STUDIO CHE AVEVANO TRASCURATO

Negli ultimi anni, sono sempre di più i quarantenni che varcano per la prima (o seconda) volta le porte dell’università, non per rincorrere avanzamenti professionali, ma per inseguire un nuovo inizio.
Alla Sapienza di Roma gli studenti over 40 sono quasi 5mila (il 4,2% del totale), all’Università di Bologna poco più di 3mila (3,4%) e all’Università Bicocca di Milano quasi mille (2,7%). Un fenomeno in crescita che sta progressivamente trasformando il volto dell’università. Nell’anno accademico 2023/2024 le matricole over 40 sono state 5.500, pari all’ 1,7% dei nuovi iscritti (dati Mur).
Anche se inferiori rispetto al 2021/2022, quando si immatricolarono 7.600 studenti over 40 (2,3% del totale), un numero eccezionale dovuto al boom di iscrizioni nel biennio post-pandemia, questi dati restano in aumento rispetto ai 3.500 del 2014/2015 (1,3%).
Giorgia Caterino Mainini, 45 anni, si è laureata in Ostetricia nel 2003.
Lavora e vive nella Svizzera italiana, e da tre anni frequenta la magistrale in Scienze antropologiche all’Università di Milano Bicocca. «Questo corso di laurea non ha un nesso evidente con la mia professione, ma risponde al mio bisogno di comprendere l’altro».
Il bello di riscriversi da grande, racconta, è la serenità con cui si affronta questo percorso: «Ci si mette in gioco, ma con poca ansia. Ci si gode lo studio come un esercizio intellettuale». Il lato positivo lo riscontra anche in famiglia: «Sento di essere fonte di orgoglio per loro. Soprattutto ho smesso di convincere i miei figli che è bello studiare, ora lo vedono nei miei occhi».
(da la Repubblica)

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LA MELONI MANDA SEGNALI A TRUMP E SCEGLIE UNA LINEA PRUDENTE SULL’UCRAINA (IN VISTA DI UN POSSIBILE CAMBIO DI LINEA ALLA CASA BIANCA SE VINCE IL TYCOON)

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

A PAROLE RIBADISCE SOSTEGNO A KIEV MA L’ITALIA È RIMASTO L’UNICO PAESE IN EUROPA ASSIEME ALL’UNGHERIA DI ORBÁN A NON SOSTENERE L’UTILIZZO DELLE PROPRIE ARMI IN TERRITORIO RUSSO… LA SCELTA DI MELONI DI ANTICIPARE IL RIENTRO IN ITALIA HA FATTO STORCERE LA BOCCA AGLI ALLEATI

L’amico Elon non si tocca. Poco prima di tornare in Italia, Giorgia Meloni prova a rimettere le cose al loro posto. O meglio, a tenere assieme tutto: Joe Biden e Donald Trump, il millimetrico progressivo distacco dalle ragioni di Kiev in nome del potenziale trumpismo incombente e la necessità di non apparire incoerente, nonostante Roma sia rimasta l’unica in Europa – assieme ad Orbán – a non sostenere l’utilizzo delle proprie armi in territorio russo.
E dunque, il premio dell’Atlantic Council ricevuto dal fondatore di Tesla (e ariete del leader repubblicano, oltreché finanziatore del tycoon) diventa l’occasione per ribadire questo equilibrismo: «Vederlo non significa incrinare i rapporti con l’amministrazione Biden. Musk è sicuramente una delle personalità più interessanti del nostro tempo, ma non c’entra nulla con la campagna americana: il tentativo di schierare l’Italia nella campagna americana non mi sembra particolarmente intelligente». In più, la precisazione: «Non ho avuto contatti con Trump». E ancora, per non sbagliare: «Non sono mai stata sostenitrice dell’ingerenza straniera. Queste cose piacciono tanto alla sinistra».
È ovviamente un nervo scoperto. L’atteggiamento ora prudente sull’Ucraina non deve diventare un caso diplomatico, questa è la priorità. La scelta di Meloni di anticipare il rientro in Italia – raccontata ieri da Repubblica – disertando il ricevimento del presidente americano in onore di Zelensky e il summit in presenza degli alleati su Kiev (al quale si video-collegherà) ha fatto rumore.
In realtà, non è andata così. O meglio: fino a venerdì scorso, dunque alla vigilia della partenza per gli Usa, Palazzo Chigi aveva tenuto ufficialmente in piedi anche l’opzione di tornare in Italia il 25 settembre. In ogni caso, Meloni deve segnalare il sostegno all’Ucraina, perché domani Zelensky sarà alla Casa Bianca. «La nostra posizione – giura la leader – non cambia. E quello che ci racconta la propaganda russa sul fatto che Kiev avrebbe già vinto, beh: non è vero!».
Non solo: la premier rende pubblico quello che Palazzo Chigi definisce un «incontro» con il presidente ucraino, ma che dalle foto diffuse sembra in realtà un breve incrocio e un caloroso abbraccio in un corridoio (format contemplato in diplomazia).
Trump, dicevamo: il discorso di Meloni due sere fa all’Atlantic Council è stato esempio lampante di questo afflato verso il tycoon. La leader – che ha citato dal palco anche il cantante Michael Jackson, di cui ha poi imitato il celebre passo di danza all’Onu davanti ai cronisti – riceve il premio da Musk, sodale del repubblicano. Deve ascoltare anche una battuta di pessimo gusto dell’imprenditore: «È ancora più bella dentro che fuori». Ciò che più conta, però, è che la leader traccia una linea sovranista, ma di un “patriottismo” occidentale, con toni che richiamano i tempi dei neo-conservatori americani di inizio Duemila. Segnali, appunto, rivolti a Trump.
Nella serata dell’Atlantic Council, seduta al tavolo della premier, c’erano anche esponenti libanesi di massimo livello. Interlocutori, per intenderci, in grado di parlare anche con Hezbollah. È questa è d’altra parte la principale sfida della nostra diplomazia in questa fase. Antonio Tajani ha visto ieri a New York il suo omologo iraniano.
(da La Repubblica)

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LA SOLITA AMBIGUITA’: CONTE NON FIRMA IL QUESITO PER LA CONSULTAZIONE SULLA MODIFICA DELLA LEGGE SULLA CITTADINANZA

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

MENTRE LE OPPOSIZIONI ESULTANO PER IL RAGGIUNGIMENTO DELLE 500 MILA FIRME (180 MILA NELLE ULTIME 24 ORE), CONTE FA IL PESCE IN BARILE…ORA LA PALLA PASSA ALLA CORTE COSTITUZIONALE

È un’onda salita dal basso. Trainata da attori, registi, atleti e influencer, che ormai possono più della politica. Rimbalzata di chat in chat per avvicinare un traguardo che a dieci giorni dalla scadenza pareva irraggiungibile. E invece, in meno di 72 ore, il referendum sulla cittadinanza che punta a dimezzare, da 10 a 5 anni di residenza legale continuativa, il termine dopo il quale gli stranieri possono diventare “nuovi italiani”, ha centrato le 500mila firme necessarie a depositare il quesito in Cassazione entro il 30 settembre.
Data in cui la finestra per votare nella prossima primavera si sarebbe chiusa per sempre. E dire che in pochissimi ci credevano quando, il 6 settembre, +Europa insieme a un gruppo di associazioni ha pigiato lo start. Uno sprint certo figlio della piattaforma digitale attivata dal governo per sottoscrivere online le consultazioni popolari.
Ma soprattutto della mobilitazione di volti noti della cultura, della musica, dello sport che hanno lanciato video e appelli, diventati subito virali: da Alessandro Barbero a Roberto Saviano, da Zerocalcare ad Anna Foglietta, Matteo Garrone, Malika Ayane, Julio Velasco, senza dimenticare Ghali che con i suoi 4 milioni di follower ha dato una spinta decisiva.
«Questo referendum è l’unico strumento concreto per cominciare a riformare la legge sulla cittadinanza », esulta Riccardo Magi, segretario di +Europa, l’unico partito a risultare tra i promotori del quesito. Legge che tuttavia per Giorgia Meloni è «ottima», interviene la premier a sera, «e questo è dimostrato dal fatto che siamo tra le nazioni europee che ne concede di più, dunque non ravvedo la necessità di cambiarla».
Una campagna alla quale le altre forze progressiste si sono accodate solo a risutato acquisito. Straordinaria per l’entusiasmo che ha suscitato. Ben 180mila firme sono infatti arrivate nelle ultime 24 ore, segnala l’istituto Youtrend. Ad aver contribuito di più sono le regioni del Nord: prima la Lombardia con 106 mila firme alle 16.30 di ieri, mentre l’Emilia Romagna è quella che ha registrato maggiori adesioni rispetto alla popolazione (1.166 ogni 100mila abitanti).
Seguono Piemonte (1.061) e Lombardia (1.059). Più tiepide le regioni meridionali, a partire dalla Calabria (474), il Molise (506) e la Sicilia (526). Non solo. Esiste «una correlazione positiva fra il numero di firme e la popolazione straniera residente nella regione», conclude l’analisi di YouTrend.
Per i promotori, però, non finisce qui: l’invito è a proseguire con le sottoscrizioni «anche nei prossimi giorni per dare ancora più forza a questa iniziativa popolare». Così da farla pesare pure sul piano politico. Tant’è che «non fermiamoci, continuiamo a firmare!», condivide la sfida la segretaria dem Elly Schlein. Ma siccome «la piattaforma digitale è andat a in tilt» per due giorni di seguito, «il governo si affretti a rimediare», incalza Magi.
A eccezione di Giuseppe Conte rimasto in silenzio, il centrosinistra canta vittoria. «Ancora una volta l’Italia dimostra di essere molto più avanti di chi la governa», scolpisce Nicola Fratoianni. Ora non resta che aspettare l’esito della raccolta. Due tappe cruciali. Il 15 dicembre, quando la Cassazione deciderà sulla legittimità del referendum.
E il 10 febbraio, allorché la Consulta si pronuncerà sulla sua ammissibilità. Se tutto va bene, fra il 15 aprile e il 15 giugno si voterà per decidere la sorte dei “nuovi italiani”. Insieme a quella dell’Autonomia differenziata e del Jobs Act, che quello stesso giorno verranno sottoposti al giudizio degli elettori
(da La Repubblica)

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DOPO IL COCAINOMANE CI MANCAVA L’AMICA DEI PEDOFILI: LA MELONI FINISCE NELLA BUFERA PER L’IMBARAZZANTE SELFIE NEGLI USA CON KATALIN NOVÁK, L’EX MINISTRO DELLA FAMIGLIA UNGHERESE COINVOLTA IN UNO SCANDALO DI PEDOFILIA CHE HA COSTRETTO ORBÁN AD ALLONTANARLA

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

STANDO A FONTI MAGIARE SAREBBE STATA LA DUCETTA A GARANTIRLE L’INVITO ALLA CERIMONIA ALL’ATLANTIC COUNCIL: DA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NOVAK HA CONCESSO LA GRAZIA AL VICEDIRETTORE DELL’ORFANOTROFIO DI BICSKE, CHE AVEVA CERCATO DI COPRIRE GLI ABUSI PEDOFILI, ARRIVANDO A FORZARE I BAMBINI A PRESTARE FALSA TESTIMONIANZA. NEANCHE ORBAN PRESE LE SUE DIFESE, LA MELONI SE L’ABBRACCIA MENTRE LEI CONCIONA SUI “BAMBINI CHE SALVANO IL MONDO”

Probabilmente Giorgia Meloni ha sperato che in Italia nessuno ricordasse la biografia politica di Katalin Novák, o più semplicemente ci sono connessioni che per lei neppure gli scandali interrompono.
Fatto sta che la ex presidente della Repubblica ungherese, costretta a dimettersi questo febbraio per il suo coinvolgimento in uno scandalo pedofilia, ha potuto esibire una foto scattata negli Stati Uniti assieme alla premier italiana e ad Elon Musk, accompagnata dalla scritta: «Solo i bambini possono salvare il mondo».
Inoltre, stando a fonti ungheresi, sarebbe stata proprio Meloni a garantirle l’invito alla cerimonia all’Atlantic Council. Novák si fa promotrice di una «no profit contro il collasso demografico».
CHI È NOVÁK, E LO SCANDALO
Katalin Novák è stata sempre considerata una fedelissima di Orbán. Anzitutto è stata la ministra della Famiglia (della «famiglia tradizionale»), della propaganda anti Lgbt, del World Congress of Families e del summit demografico di Budapest; ha sempre avuto rapporti stretti con leghisti come Lorenzo Fontana e ovviamente coi meloniani.
Per lei il terremoto politico comincia il 2 febbraio di quest’anno: il portale 444 rivela che nell’aprile 2023, contestualmente con la visita del Papa a Budapest, la allora presidente della Repubblica ungherese ha concesso la grazia presidenziale al vicedirettore dell’orfanotrofio di Bicske, che aveva cercato di coprire gli abusi pedofili, arrivando a forzare i bambini a prestare falsa testimonianza.
Di fronte alle rivelazioni, Orbán non ha preso le sue difese; si è limitato a dire che la Costituzione andava cambiata per evitare che casi simili si ripetessero e poi si è eclissato. Novák, che era in missione, ha dovuto quindi salire su un aereo di stato, indossare un tailleur color confetto, e annunciare le sue dimissioni.
IL SELFIE CON MELONI
Questo pomeriggio la protagonista dello scandalo pedofilia ha twittato come slogan: «Only children can save the World», accompagnando il tutto con il selfie assieme a Meloni e Musk, con il quale un anno fa si faceva fotografare sostenendo di voler combattere il declino demografico.
Novák – che dopo lo scandalo è ormai fuori dalla politica ungherese e si accontenta di ricevere titoli onorari da università della Corea del Sud – si fa ora promotrice di una «no profit globale contro il collasso demografico», come spiega anche per motivare il suo incontro con Meloni e Musk.
Fonti ungheresi riferiscono che sarebbe stata proprio Meloni a garantirle un invito all’Atlantic Council.
MONDO ORBANIANO E MELONIANO
I rapporti tra la premier italiana e quello ungherese non si sono mai interrotti.
Novák – che in passato ha accompagnato Orbán nei suoi viaggi romani e che ha partecipato a iniziative con leghisti come Fontana ed esponenti di FdI – ha anche svolto un ruolo nel favorire il riavvicinamento pubblico tra i due un anno fa.
Non c’è quindi da stupirsi che le due abbiano rapporti stretti. Ma è piuttosto scandaloso che Meloni tuttora esibisca selfie con la ex presidente controversa, così imbarazzante che persino il suo mentore politico Orbán ha separato la propria strada pubblica dalla sua.
(da editorialedomani.it)

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RAI, UNA LANDA DESOLATA DI IDEE: A VIALE MAZZINI SONO COSÌ A CORTO DI NUOVI PROGETTI CHE I DIRIGENTI DI TELE-MELONI CHIEDONO AI DIPENDENTI DI CONCEPIRE QUALCHE NUOVO FORMAT

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

UN’INIZIATIVA BALORDA PERCHE’ VIENE CHIESTO DI SFORNARE UN’IDEA MA A TITOLO GRATUITO. MA ANCHE DI RINUNCIARE A QUALSIASI DIRITTO SUL FORMAT (IN PRATICA, LO FANNO PER LA GLORIA)

Ma cosa sta succedendo al servizio pubblico? Quella fucina di idee, seppur non sempre geniali, si è trasformata in una landa desolata dove galleggiano programmi vetusti e format acquistati in altri stati.
Sarà stato per questo che i dirigenti della Rai meloniana sono stati costretti a indire un bando rivolto ai dipendenti del servizio pubblico con l’obiettivo di trovare delle menti capaci di partorire un’idea per un nuovo format.
Una richiesta d’aiuto che non sarebbe stata percepita come balorda se ai poveri “pensatori” non fosse stato chiesto non solo di sfornare un’idea a titolo gratuito, ma di rinunciare a qualsiasi diritto sul format.
Incredibile, ma vero. Basta leggere il nuovo bando interno di “People24 – ConCorso di Idee”, un cosiddetto “laboratorio di creatività” indirizzato ai “dipendenti di Rai Spa, assunti con contratto a tempo indeterminato al 04/09/24”.
Per poter partecipare si compila sulla home page di RaiPlace un questionario e si attende se si è tra i 100 “fortunati” (50 uomini e 50 donne) che faranno parte dei 20 team ideativi composti da cinque persone. Quanto tempo avranno queste persone per concepire un nuovo format? Letti i tempi del bando si tratta di un periodo ridicolo, visto che il percorso si svolge da “novembre a dicembre 2024 e prevederà complessivamente 3 giornate di impegno in presenza nell’arco di un mese, e alcuni incontri da remoto”.
“Le attività in presenza si svolgeranno in un orario normalmente di lavoro, le attività in remoto potranno svolgersi anche al di fuori dell’orario di lavoro. E’ pertanto richiesto un impegno anche extra lavorativo”.
Insomma, si ritorna sui banchi di scuola con la possibilità di saltare qualche ora di lavoro per dedicarsi al progettino extra, con la promessa di doversi impegnare qualche ora del pomeriggio. Come sia possibile, in così poco tempo, concepire un’idea resta comunque un mistero. Ma la parte esilarante deve ancora arrivare.
Dopo la selezione dei cinque progetti migliori, si arriverà alla “proposta editoriale vincitrice”. Una bella soddisfazione per i vincitori che, dopo baci, abbracci e una pacca sulla spalla, forse si aspetteranno una ricompensa per il lavoro svolto. E invece no.
Perché i più disattenti, forse, avranno letto distrattamente in fase di compilazione del questionario, che non solo avrebbero lavorato gratis, ma dovevano rinunciare a qualsiasi titolo sul progetto.
Nello specifico si legge nel bando che il partecipante:
1) “cede – ora per allora – in esclusiva e a titolo gratuito a Rai e, per essa, ai suoi aventi causa a qualsiasi titolo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale sui pitch/ proposte editoriali che verranno elaborati/definiti nell’ambito del percorso di cui al precedente art. 6) del presente Regolamento, in ogni loro singolo elemento e/o parte, senza limiti di spazio, di tempo, di passaggi, di tecnologia ed in ogni forma e modo, limitatamente al proprio contributo”
2) manleverà e terrà indenne RAI ed i suoi aventi causa, a qualsiasi titolo – sostanzialmente e processualmente – da qualsiasi richiesta economica, sanzione amministrativa o danno in genere che possa derivare dall’acquisizione dei suddetti diritti e/o dal loro esercizio e/o da violazioni, inesattezze e/o omissioni delle dichiarazioni e garanzie qui rilasciate;
3) dichiara di non avere nulla a pretendere dalla Rai e/o da cessionari e/o aventi causa in relazione all’esercizio da parte della stessa dei diritti sopra elencati, con espressa rinuncia a qualsiasi azione, rivendicazione e pretesa comunque connessa.
Certo, i dipendenti Rai possono sempre sperare con un’ultima postilla: “Oltre alla realizzazione produttiva del pitch vincitore in forma di pilot, è prevista una premialità con un valore puramente simbolico”. In poche parole i vincitori potrebbero mettersi in tasca due spicci che, al momento, non sono nemmeno quantificati.
(da agenzie)

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IL COMITATO PRO-VANNACCI GIÀ SI SPACCA; RAFFICA DI DIMISSIONI DALLE REGIONI, LASCIA ANCHE IL VICEPRESIDENTE NORBERTO DE ANGELIS DOPO L’ESPULSIONE DALL’ASSOCIAZIONE ‘MONDO AL CONTRARIO’ DEL COORDINATORE DEL NORD OVEST MARCO BELVISO

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

VANNACCI, CHE NON HA ESCLUSO L’INTENZIONE DI GUIDARE UN NUOVO PARTITO, RESTA A GUARDARE

Ore tormentate nelle fila del Comitato ‘Il mondo al contrario’, il movimento culturale nato per sostenere l’eurodeputato Roberto Vannacci. Dai coordinamenti regionali arrivano dimissioni a raffica, mentre lascia il vicepresidente Norberto De Angelis, tra i fondatori della compagine pro-generale. Un addio pesante, quello del vice, che arriva proprio quando il comitato di sostenitori si accinge a diventare un movimento politico.
Nonostante il generale non abbia ancora sciolto la riserva sul suo impegno diretto né nel comitato dei suoi sostenitori né in un eventuale nuovo partito politico. “Le dimissioni – spiega De Angelis – sono solo frutto di mie esclusive motivazioni personali e non riguardano gli avvenimenti ultimi. Tengo a precisare che la mia vicinanza a Vannacci, mio amico da sempre, non è minimamente variata o indebolita”. Il fondatore prova a non entrare nella litigiosità delle ultime ore, pur non rinunciando a citare quanto accaduto.
Gli avvenimenti, a cui fa riferimento De Angelis, riguardano l’espulsione dal ‘Mondo al contrario’ del coordinatore del Nord Ovest Marco Belviso. Cacciato dal movimento dopo aver espresso in un’intervista una posizione che per i vertici andava fuori dal regolamento tracciato dall’associazione.
Il triumvirato alla guida del Comitato, Fabio Filomeni, il presidente, Bruno Spatara, il segretario, e Gianluca Priolo, il tesoriere, l’hanno raggiunto domenica nella sua casa di Udine per notificargli l’espulsione. Per Belviso i tre hanno agito con “minacce e violenze”, tanto da averli denunciati. Per Filomeni, invece, non sono “stati posti in essere comportamenti aggressivi, minacciosi e violenti da parte della delegazione”. Sull’accaduto si farà luce per vie legali.
Intanto, però, la frattura è tutta politica. Belviso, estromesso da ‘Il mondo al contrario’, rilancia l’attività della sua associazione già attiva da mesi, ‘Amici del Nord-Est X Vannacci’. Che, con diversi eventi in programma nelle prossime settimane, punta ad assumere una dimensione nazionale. Il conflitto con il Comitato di Filomeni è aperto.
E dalle Regioni del Nord arriva una pioggia di dimissioni. Lascia ‘Il mondo al contrario’, per aderire al movimento di Belviso, la presidente regionale del Friuli-Venezia Giulia Marika Diminutto.
Il giornalista udinese racconta che si sono uniti a lui anche i rappresentanti del Comitato in Trentino Alto Adige, Tommaso Ferrari e Andrea Martinelli, e una parte dei soci del Veneto. Mentre altri rappresentanti regionali sarebbero pronti ad abbandonare ‘Il mondo al contrario’ per seguire la galassia dei fuoriusciti.
Vannacci, che non ha escluso l’intenzione di guidare un nuovo partito, resta a guardare. Non è iscritto a nessun comitato e ufficialmente non prende le parti né di Filomeni, né di Belviso. Tra chi lo conosce, inizia a farsi largo l’ipotesi che il generale intenda fare per sé.
(da il Fatto Quotidiano)

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TRA I MELONIANI È GIÀ GUERRA PER IL DOPO SANTANCHÉ: A INIZIO OTTOBRE SI TERRANNO LE DUE UDIENZE PRELIMINARI PER LE INDAGINI CHE VEDONO LA MINISTRA DEL TURISMO ACCUSATA DI FALSO IN BILANCIO E TRUFFA AI DANNI DELL’INPS

Settembre 25th, 2024 Riccardo Fucile

IN CASO DI RINVIO A GIUDIZIO, LA PITONESSA RISCHIA DI DOVER SLOGGIARE DAL GOVERNO, GIORGIA MELONI PRETENDE CHE LA POLTRONA RESTI A FDI E HA SUL TAVOLO TRE NOMI: IL DEPUTATO GIANLUCA CARAMANNA, IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA TOMMASO FOTI E IL SUO VICE MANLIO MESSINA… CRESCONO TENSIONI E VELENI NEL PARTITO

Dopo le dimissioni del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a inizio ottobre potrebbe dover affrontare una nuova sostituzione nel governo. La seconda in poche settimane. Riguarderà, con ogni probabilità, la ministra del Turismo Daniela Santanchè che nelle prime due settimane di ottobre dovrà affrontare due udienze preliminari alla fine di altrettante indagini a Milano: quella in cui è accusata di falso in bilancio e quella per truffa ai danni dell’Inps.
In caso di rinvio a giudizio, soprattutto per la seconda accusa, più grave, Meloni ha fatto capire che l’esperienza della ministra sarebbe al capolinea. Ma ancora una volta vuole evitare rimpasti, tanto più che gli alleati della Lega da tempo hanno messo nel mirino proprio quel ministero.
La premier ha già vagliato una terna di nomi: sono il deputato e consigliere di Santanchè, Gianluca Caramanna, il capogruppo alla Camera Tommaso Foti e il suo vice Manlio Messina. Tutti parlamentari di Fratelli d’Italia per mantenere la continuità al ministero del Turismo. Una prospettiva che ha già alimentato speranze e rancori all’interno del partito.
Foti, che ha sostituito Francesco Lollobrigida all’inizio dell’esperienza di governo come presidente dei deputati, è considerato un nome spendibile soprattutto per la sua esperienza. Anche se Meloni non vorrebbe privarsi di lui come capogruppo alla Camera, Foti conosce bene il mondo del Turismo e politicamente è una delle teste d’uovo delle strategie politiche di FdI.
Un altro nome in pole position è quello di Caramanna che in questi mesi è stato sempre a fianco della ministra Santanchè come consigliere istituzionale a titolo gratuito e ha partecipato al tavolo tecnico sui balneari di Palazzo Chigi.
Il deputato meloniano ha anche altri appoggi importanti: è molto vicino al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ed è stato consulente del Turismo nelle giunte meloniane di Francesco Acquaroli (Marche) e Nello Musumeci (Sicilia). Fino a due anni fa era proprietario di alcuni alberghi ma dal 2022, cioè dall’inizio della legislatura, ha abbandonato la carica.
Ma nelle ultime ore sta emergendo anche un’altra figura, quella del vicecapogruppo Messina, che però ha meno chance. Viene considerato tra i volti in ascesa di Fratelli d’Italia ed è stato anche assessore al Turismo in Sicilia
Il suo attivismo è stato notato nel partito: dal 4 al 6 ottobre sarà il padrone di casa a Brucoli (Siracusa) dell’evento dal titolo “Le radici della bellezza”, organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia. Parteciperanno tutti i dirigenti più importanti di Fratelli d’Italia. Tra gli ospiti ci sarà anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè.
(da il Fatto Quotidiano)

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