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SONDAGGIO NOTO: REFERENDUM AUTONOMIA, ANDREBBE A VOTARE IL 57%, QUORUM SICURO. E VINCEREBBE IL NO

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

ANCHE SU IUS SOLI E IUS SCHOLAE LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI E’ FAVOREVOLE

L’autonomia differenziata gli italiani sono per l’abrogazione (48%), con un dato in salita rispetto allo scorso luglio (+3%). E voteranno sì al referendum. Lo dice un sondaggio dell’Istituto demoscopico Noto di cui parla oggi Repubblica.
La rilevazione concentra l’attenzione anche sull’altro referendum, che riguarda la riduzione del requisito di residenza da 10 a 5 anni per poter chiedere la cittadinanza. Ma qui il campione dice che preferisce lo Ius Soli e lo Ius Scholae. Riguardo l’autonomia le maggiori ostilità arrivano dal Centro e dal Sud, rispettivamente con il 57% e il 66% di contrari. Mentre i più favorevoli (47%) sono al Nord.
I referendum e i sondaggi
Tra i partiti i votanti Forza Italia sono contrari alla legge (56%). Ma anche quelli di FdI nel meridione non sono così favorevoli. Il no raggiunge l’80% tra gli elettori del Partito Democratico e il 76% tra quelli del Movimento 5 Stelle. Riguardo l’affluenza, dall’approvazione della legge si registra un aumento della propensione al voto: dal 55% di luglio al 57% di ottobre.
Sulla cittadinanza, gli italiani preferirebbero concedere la cittadinanza ai bambini nati in Italia a prescindere dalla nazionalità dei genitori (52%). Oppure a chi ha completato un ciclo scolastico di cinque anni (54%).
(da agenzie)

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CHI È LA PERSONA CHE “NON FA PARTE DEL GOVERNO” CHE HA BLOCCATO LA NOMINA DI MARIA ROSARIA BOCCIA? LA RICOSTRUZIONE DEL “FATTO QUOTIDIANO”: “IL ‘PROBLEMA BOCCIA’, GIÀ SEGNALATO DALLE PARTI DI CHIGI A GIUGNO, VIENE AFFRONTATO DIRETTAMENTE IN UN INCONTRO, FINORA MAI RIVELATO, CHE SAREBBE AVVENUTO A FINE AGOSTO, TRA IL 19 E IL 22, TRA ARIANNA MELONI E GENNARO SANGIULIANO

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

IN QUELLA OCCASIONE LA SORELLA DELLA PREMIER, TECNICAMENTE NON ‘PERSONA DEL GOVERNO’, AVREBBE INTIMATO AL MINISTRO DI NON DAR CORSO ALLA NOMINA, COSA CHE EFFETTIVAMENTE AVVIENE POCHI GIORNI DOPO” – GIÀ AI PRIMI DI AGOSTO I VERTICI DI FRATELLI D’ITALIA ERANO INFORMATI DELLE FOTO DI SANGIULIANO CON LA SUA EX AMANT

“La mia nomina fu bloccata da chi non fa parte del governo”. Così Maria Rosaria Boccia giovedì sera lancia una bomba in diretta dagli studi di Piazzapulita che farà molto rumore dalle parti di Palazzo Chigi e di via della Scrofa.
Corrado Formigli insiste per sapere a chi si riferisca ma l’imprenditrice e consulente mancata dell’ex ministro Sangiuliano risponde che il nome per ora non lo può fare per via del procedimento giudiziario in corso.
Da quello che è riuscito a ricostruire il Fatto però il “problema Boccia,” già segnalato dalle parti di Chigi a giugno, viene anche affrontato e direttamente in un incontro, finora mai rivelato, che sarebbe avvenuto a fine agosto, tra il 19 e il 22, tra Arianna Meloni e Gennaro Sangiuliano.
In quella occasione la sorella della premier e capo segreteria politica di Fratelli d’Italia, quindi tecnicamente non “persona del governo”, avrebbe intimato al ministro di non dar corso alla nomina, cosa che effettivamente avviene pochi giorni dopo, il 26 agosto per l’esattezza. L’ex ministro della Cultura, contattato dal Fatto, smentisce di averla “incontrata” e di aver parlato con lei della nomina di Boccia.
Secondo fonti di via della Scrofa però già ai primi di agosto i vertici di Fratelli d’Italia erano stati informati dell’esistenza e della circolazione di foto che la ritraevano insieme a Sangiuliano. Sono le stesse foto alle quali fa riferimento la mail con cui il 4 agosto, come rivelato due giorni fa dal Fatto, il direttore del settimanale della famiglia Berlusconi Chi Alfonso Signorini informa lo stesso Sangiuliano di aver acquistato il servizio “perché non andasse in giro”.
Peraltro sono giorni di grande fibrillazione tra la premier e i figli del fondatore di Forza Italia, nei quali proprio la stampa che si occupa di gossip giocherà un ruolo. Nel governo stanno emergendo le prime ipotesi su una tassa sugli extraprofitti bancari, non amata dagli azzurri e bloccata in passato dalla stessa famiglia Berlusconi.
Proprio Marina Berlusconi aveva bacchettato la premier di FdI per le posizioni assunte sui diritti civili, spingendosi a dire che si sente più vicina alle scelte della sinistra moderata che a quelle del suo esecutivo.
È a quel punto, il 6 agosto, che proprio su Chi esce un’intervista in cui Giorgia Meloni tenta di ricucire i rapporti con gli eredi di Berlusconi mischiando vacanze con Giambruno a patenti di stima e unità di vedute con loro. Intervista che alla premier deve essere costata parecchio, vista la notoria riservatezza per le faccende private.
Ma c’è un posto dove la riservatezza crolla giorno dopo giorno ed è il ministero della Cultura, dove Sangiuliano è sempre più un “attenzionato speciale” per via di quella collaboratrice. Secondo quanto ha ricostruito il Fatto già da dentro il ministero erano partiti segnali d’allerta all’indirizzo di Palazzo Chigi, per farsi poi sempre più insistenti.
Nella famosa trasferta del 22-23 giugno a Taormina ci sono il ministro, il suo staff e la “promissaria consulente” ai grandi eventi. Il 12 luglio vanno insieme al concerto dei Coldplay per il compleanno di lei. In quelle ore sarebbe avvenuto un primo scambio diretto e ruvido sulla questione, ma Sangiuliano negherà in tutti i modi di avere una relazione con Boccia.
Gli viene fatto notare che, anche se non hanno una relazione, dalle foto che posta lei, sembra lo stesso così. Il sospetto aumenta via via che i due compiono missioni insieme in giro per l’Italia, vanno poi a cena e ripartono insieme.
E più che mai quando Sangiuliano comunica la sua intenzione di nominarla consulente. Il decreto per dargli corso viene firmato il primo agosto. Stando a quanto può ricostruire Il Fatto il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino già a metà luglio avrebbe parlato con Chigi, bussando alla porta di Giovanbattista Fazzolari, uomo di fiducia delle sorelle Meloni.
Fonti ministeriali confermano quanto riferito da quelle in via della Scrofa: Arianna Meloni in persona dopo Ferragosto avrebbe incontrato Sangiuliano.
E sarebbe stata dunque lei la persona “che non fa parte del governo” a chiedere di stracciare la nomina una volta per tutte. Il ministro però spiega al Fatto: “Non ho incontrato Arianna Meloni a fine agosto perché ero fuori Roma, non la vedo da mesi: l’ultima volta durante una manifestazione”. Poi si corregge spiegando che “quasi sicuramente” non l’ha vista, ma di una cosa è certo: “Non ho mai parlato con lei della nomina di Boccia”.
Il 15 agosto Boccia viene di fatto estromessa dalle riunioni e inizia la sua battaglia campale per salvare il contratto che aveva firmato in triplice copia . Il 26 agosto la nomina è carta straccia, la consulente mancata accende le polveri, esplode e si trascina per altri 10 giorni. L’epilogo è noto.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“MOLLERO’ PER L’INFAMIA DI POCHI”: L’IRA FUNESTA DI GIORGIA MELONI CONTRO GLI ELETTI DI FRATELLI D’ITALIA

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

MELONI INFEROCITA PER LA FUGA DI NOTIZIE SUL VOTO PER IL GIUDICE ALLA CORTE COSTITUZIONALE MINACCIA: “NON AVRO’ PIU’ RAPPORTI CIN I GRUPPI PARLAMENTARI”

Tutta colpa di una chat. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non sopporta che sui giornali finiscano le comunicazioni interne dei parlamentari di Fratelli d’Italia. E l’ennesima pubblicazione, che stavolta riguardava la convocazione per l’elezione di un nuovo giudice della Corte Costituzionale, alla fine la fa esplodere.
E poche ore dopo si sfoga proprio lì: «Io alla fine mollerò per questo. Perché fare sta vita per far eleggere sta gente anche no». E poi: «L’infamia di pochi mi costringe a non avere rapporti con i gruppi (parlamentari, ndr). Molto sconfortante».
Nell’ultimo anno la premier si è spesso arrabbiata con gli alleati, ma anche con i ministri del suo governo come è successo con Gennaro Sangiuliano. E naturalmente anche per le vicende di sua sorella Arianna.
L’infamia di pochi
Ma gli sfoghi con i parlamentari, raccontati oggi dal Fatto Quotidiano, non sono inediti. Dalla vittoria alle elezioni sono stati molti. E tutti incentrati sullo stesso argomento: la fuga di notizie. Perché Meloni è convinta che la talpa che fa girare le comunicazioni siano uno o più eletti di FdI. E interpreta la decisione di mandare uno screenshot ai giornali più o meno come un tradimento. Ieri la giornata è cominciata alle 11,30 con la convocazione da parte dei capigruppo di Camera e Senato Tommaso Foti e Lucio Malan. «Attenzione, martedì 8 ottobre, ore 12,30, indispensabile la presenza di tutti al voto per la Corte Costituzionale. Eventuali missioni vanno rimandate o annullate», è il messaggio. Che arriva negli stessi minuti anche nelle chat degli altri partiti della maggioranza, Lega e Forza Italia. Le ultime sette votazioni sono andate a vuoto. Tutti sperano che l’ottava sia quella buona.
Il voto per la Consulta
L’accordo in maggioranza sul nome è stato trovato. In corsa c’erano il consigliere giuridico della premier Francesco Saverio Marini e il segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato. Pochi minuti dopo proprio quel messaggio finisce sui siti. E la premier si arrabbia. Alle 16,17 scrive nella chat dei parlamentari minacciando addirittura le dimissioni: «Io alla fine mollerò per questo. Perché fare sta vita per eleggere sta gente anche no». Con chi ce l’ha? Con l’eletto che evidentemente ha girato il messaggio in chat, spiega Giacomo Salvini. E che lo ha fatto arrivare ai giornali. Subito arrivano a commentare altri esponenti del governo. La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro è solidale: «Immagino come ti senti». Paola Frassinetti: «Resto senza parole e con tanta rabbia e delusione».
«Non cambia la natura delle cose»
Arriva anche Guido Crosetto: «Beh, però penso che lavorandoci un po’ gli o l’infame si trova». E a quel punto Meloni controreplica: «Questo è ovvio. Pensi che non lo sappia già? Ma questo non cambia la natura delle cose». Mentre il deputato Salvatore Deidda è spaventato dalla minaccia di dimissioni: «Io spero che chi sia stato faccia ammenda e capisca che ci sta danneggiando quotidianamente». Ma la premier replica anche a lui: «Ma quale ammenda, c’è gente che per una citazione sul giornale si vende la madre. Solo non capisco come facciano a stare con noi che siamo sempre stati tutt’altro. Detto questo mi taccio prima che esca qualcosa pure da qui». E in effetti, sta succedendo.
Gli sfottò a Salvini
Dopo altri screzi i toni si abbassano. E i parlamentari prendono in giro Matteo Salvini per i disservizi nei trasporti pubblici. «Comunque hai notato che con me e Galeazzo come funzionano i trasporti? Impeccabili», scrive il presidente della Commissione Trasporti Salvatore Deidda. Meloni prima non capisce l’ironia. Poi scherza: «Ah sì, il blocco della linea. Ma sono molto soddisfatta invece. Pensavo saremmo tornati al dorso di mulo e invece ci sono ancora i treni dopo due anni». E riceve una pioggia di mipiace. Chiude il deputato Marco Osnato: «Tutto per non far dire che “con noi i treni arrivano in orario”! Bravi, strategia geniale».
(da Fatto quotidiano)

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’EGEMONIA CULTURALE SECONDO LA DESTRA: VIETATO ESPRIMERE DISSENSO: I DIPENDENTI DELLA GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA CHE HANNO PROTESTATO CONTRO LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ITALO BOCCHINO DENTRO IL MUSEO SONO STATI “SCHEDATI”

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

LA LISTA DI PROSCRIZIONE È STATA INVIATA AL MINISTERO DELLA CULTURA E ALLA PREFETTURA – TRA LA MOSTRA SU TOLKIEN E QUELLA SUL FUTURISMO, LA GNAM ORMAI È DIVENTATA IL TEMPIO DEL PENSIERO UNICO MELONIANO

I nomi e cognomi dei dipendenti della Galleria nazionale d’arte moderna finiscono in una lista di proscrizione indirizzata al ministero della Cultura. La colpa? Aver osato esprimere, in una lettera alla direttrice Renata Cristina Mazzantini, il proprio dissenso per la presentazione del 3 ottobre del libro di Italo Bocchino “Perché l’Italia è di destra – Contro le bugie della sinistra” all’interno del Museo.
Per 40 dipendenti su 68, l’iniziativa doveva essere annullata perché «propagandistica» e nella missiva alla direttrice compare anche la richiesta di un confronto. La risposta di Mazzantini è stata la segnalazione “dei dissidenti” al Mic e anche alla Prefettura, per poi dire in un comunicato che l’evento «è stato organizzato dall’associazione A3M».
Non una parola sulla segnalazione al Mic che invece ha fatto insorgere Pd e Cgil: «Una decisione senza precedenti e pericolosa », attacca il sindacato che parla di «clima repressivo di ogni forma di dissenso».
Così, dopo che le forze dell’ordine erano state mandate a presidiare il Teatro Argentina dopo il blitz dei consiglieri in Cda della destra per nominare il direttore artistico Luca De Fusco, è arrivato il turno della Gnam: i lavoratori che protestavano sono stati identificati di fronte a quello che ormai è diventato il tempio del governo.
Prima con la mostra su Tolkien e prossimamente con la mostra sul Futurismo, un lascito dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Nel mezzo, la presentazione del libro di Bocchino con il presidente del Senato Ignazio La Russa e tra gli altri anche la sorella della premier, Arianna Meloni e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara
Proprio a lui si è rivolto La Russa: «Il libro di Italo Bocchino dovrebbe essere adottato nelle scuole». Una «moral suasion», ha aggiunto il presidente del Senato, che «ci starebbe visto che la sinistra racconta le bugie nelle scuole». La proposta è piaciuta alla responsabile di FdI: «Se lo distribuiamo nelle scuole facciamo una cosa sana, è una raccolta di dati, una storia vera, non è un libro né fazioso, né di parte, una storia reale, va letto con attenzione», ha detto Arianna Meloni lasciando la Gnam di Roma.
Non ha avuto diritto di parola, invece, il signore che alla fine della presentazione voleva intervenire. L’uomo ha contestato il fatto che non era mai accaduto che non si potesse parlare dopo un convegno su un libro e a questo punto è stato anche insultato: «Sei un deficiente, vai affan…». A parlargli così è stato Domenico Gramazio, ex missino che ora funge da cinghia di trasmissione tra Fratelli d’Italia e i movimenti di estrema destra come CasaPound.
(da agenzie)

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NEI SONDAGGI CRESCE L’AFFLUENZA DEL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA: IL 57% DEGLI ITALIANI È INTENZIONATO A VOTARE PER BLOCCARE IL PROVVEDIMENTO SIMBOLO DELLA LEGA. CRESCONO I FAVOREVOLI ALL’ABROGAZIONE (48%), SOPRATTUTTO A CENTRO (57) E SUD (66)

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

ANCHE GLI ELETTORI DI FORZA ITALIA SONO CONTRARI ALLA LEGGE… LA MELONI SA CHE IL VOTO POTREBBE ESSERE L’INIZIO DELLA SUA FINE. E SOTTO SOTTO, LAVORA AFFINCHE’ IL 12 NOVEMBRE LA CORTE COSTITUZIONALE BOCCI LA LEGGE, O ANCHE SOLTANTO UNA PARTE, COSÌ DA EVITARE IL REFERENDUM

Nei giorni scorsi sono state depositate le firme per l’indizione di due referendum. Il primo interroga gli italiani sulla proposta di riduzione del requisito di residenza nel nostro Paese, da 10 a 5 anni, per poter richiedere la cittadinanza; il secondo, sull’Autonomia differenziata, che chiede ai cittadini se siano d’accordo con l’abrogazione della legge recentemente approvata dalle Camere che introduce, appunto, l’autonomia regionale, ossia la possibilità delle Regioni di richiedere più poteri e trattenere di conseguenza maggiori entrate fiscali.
L’analisi condotta dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi mostra un Paese contrario alla possibilità dell’autonomia regionale ma al contempo critico sull’eventualità di rendere più veloce l’iter per diventare cittadino italiano.
Ma non tanto per una contrarietà rispetto alla riduzione del tempo necessario di permanenza in Italia, quanto per il fatto che è percepito come un provvedimento più amministrativo che sostanziale, ed infatti nel confronto con altre ipotesi di cittadinanza prevalgono sia lo Ius Soli che lo Scholae.
Sull’Autonomia differenziata il risultato è netto, gli italiani sono per l’abrogazione (48%), con un dato in salita rispetto allo scorso luglio (+3%). Da notare che, nella distribuzione geografica, il Centro (57%) si attesta come il Sud (66%), fortemente contro la riforma introdotta, mentre la quota maggiore di favorevoli si registra al Nord (47%), ma comunque sotto il 50%.
Ancora più interessante verificare le tendenze dei diversi elettorati: tra i partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo, i votanti Forza Italia sono contrari alla legge (56%), spicca anche il 22% di FdI, tra l’altro residenti nel Meridione.
Ovviamente la contrarietà è alta tra i votanti i partiti di opposizione raggiungendo l’80% tra i dem ed il 76% tra i pentastellati. Il dato più evidente è che la formazione dell’opinione è in relazione all’area di residenza. Infatti sia nel Sud che nel Centro prevale in maniera significativa la contrarietà alla legge mentre al Nord i favorevoli si fermano poco sotto la soglia del 50%.
C’è un’altra possibilità, però, che possa rendere nullo il referendum, cioè l’ipotesi che alle urne ci sia un’affluenza minore del 50%, come tra l’altro la storia referendaria attesta che è accaduto nella maggior parte dei casi.
Questa volta, però, il trend sembra essere diverso, cioè da quando la legge è stata approvata si registra un trend positivo della propensione ad andare a votare: a luglio la stima era del 55% oggi del 57%. Questo si spiega proprio con il fatto che non c’è una motivazione di voto legata alle posizioni del partito di riferimento, ma nella scelta è prioritaria l’area di residenza.
(da agenzie)

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LA MESSA SOTTO ACCUSA DI GIORGETTI È STATA UNA PANTOMIMA: MELONI? ‘FURIOSA’. SALVINI? ‘NO A NUOVE TASSE’. TAJANI? ‘DI QUI NON SI PASSA’

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

UNITI COME MAI NELL’IMPORRE UN ALT – CHE NON CI SARÀ – AL LORO COLLEGA, CHE HA ANNUNCIATO UNA NUOVA STRETTA FISCALE. MA SOLO APPARENTEMENTE, DATO CHE I TRE SONO CONSAPEVOLI CHE NON ESISTONO ALTERNATIVE, TUTTI DOVRANNO INGOIARE LO STESSO L’AMARA MEDICINA DI GIORGETTI

Meloni? «Furiosa». Salvini? «No a nuove tasse». Tajani? «Di qui non si passa». Com’era prevedibile, l’annuncio del ministro dell’Economia Giorgetti di una nuova stretta fiscale ha sollevato reazioni apparentemente molto dure della premier e dei suoi vice e alleati.
Uniti come mai nell’imporre un alt – che non ci sarà – al loro collega di governo. Ma, appunto, solo apparentemente, dato che i tre sono consapevoli che non esistono alternative alla manovra di Giorgetti.
Per mettere insieme quei dieci-dodici miliardi necessari per confermare le misure dello scorso anno, per non dire dei cento euro sulla tredicesima, un’elemosina di Stato che il governo ha copiato su quella, molto più estesa, voluta da Renzi nel 2014.
O nuove tasse, o un drastico taglio della spesa che avrebbe conseguenze “sociali” perfino più forti. Le parole che hanno fatto scattare l’allarme sono «sacrifici per tutti». La strategia del governo infatti è quella di far pagare il grosso delle entrate suppletive a banche e imprese al di sopra di una certa dimensione.
E dovranno farlo per consentire al governo di mantenere la sua attenzione mirata sul perimetro dei redditi medi e bassi da cui provengono i voti per la coalizione. Anche Tajani […] dovrà rendersi conto che non c’è altra strada possibile.
Al dunque, il ruolo di Forza Italia risolverà in una mediazione tra le categorie prossime ad essere colpite, in particolare i banchieri a cui il leader del partito ex-Berlusconi è sempre stato vicino, e le esigenze di risanamento economico. In un certo senso, la messa sotto accusa del ministro dell’Economia è stata una pantomima: tutti alzano la voce, tutti fingono di volerlo punire per aver detto in pubblico la verità sul dissesto dei conti pubblici, ma tutti dovranno ingoiare lo stesso l’amara medicina di Giorgetti.
(da La Stampa)

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LA GALASSIA NERA DI VANNACCI TRA EX DI CASAPOUND E FORZA NUOVA

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

I SUOI COLLABORATORI SONO ESTREMISTI DI DESTRA: ECCO CHI SONO

«La nuova frontiera ora è quella di dipingerci come la feccia nera», è la denuncia di Roberto Vannacci in una specie di spot pubblicitario sulla propria pagina social. Il problema è che i principali collaboratori dell’eurodeputato eletto con la Lega sono effettivamente estremisti di destra con un passato (ma pure un presente) più che connotato. Insomma, non sono i soliti giornalisti cattivi a inventarsi qualcosa, ma più prosaicamente fatti da mettere in fila.
Il caso più noto è quello del blindatissimo presidente del comitato del Mondo al contrario Fabio Filomeni, tenente colonnello in congedo e legatissimo a Vannacci da molti anni. Un rapporto di reciproco cameratismo, come amano ripetere; suggellato – parole di Filomeni – dalla condivisione di “polvere, piombo, pane e p….”, la quarta parola la si lascia all’immaginazione del lettore.
Tra lodi al generale golpista e neofascista Junio Valerio Borghese all’esaltazione di immagini legate alla Repubblica sociale, Filomeni è accolto con gli onori in eventi pubblici da gruppi estremisti come Rinascita nazionale, Casapound e Presidio Milano (ex Forza Nuova).
Segretario dell’associazione è invece Bruno Spatara, casualmente un altro ex neofascista: Casapound, Forza nuova, Azione identitaria nel suo passato.
Tra un “sacri confini della Patria”, un “ama il tuo sangue” e un “difendi la tua stirpe”, il motto nazista “sangue e suolo” è una stella polare della sua retorica. Ha condiviso anche un’analisi di Filomeni su Israele e il conflitto in corso contenente uno stilema antisemita, della serie: gli ebrei perseguitati da sempre, un motivo ci sarà…
Nuovo vicepresidente dell’associazione, dopo l’addio di Norberto De Angelis, è il poliziotto Fabio Romiti. Già candidato sindaco a Livorno espressione di Fratelli d’Italia, poi ha mollato il partito di Giorgia Meloni per passare alla Lega. Anche lui è tutto un “me ne frego”, “decima” – riferimento alla X Mas, battaglione mito fascista – e via discorrendo, passa da alte dichiarazioni di pacifismo (solo rispetto alla Russia) a post sulla “difesa della Patria come sacro dovere di ogni cittadino”. Poche idee ma confuse.
Massimiliano Simoni, registrato come assistente locale di Vannacci, agente immobiliare, viene da FdI. Due anni fa in Toscana salì agli onori delle cronache per aver fatto in pubblico il saluto romano.
A Trieste c’è Angelo Lippi, antica militanza a fianco di Stefano Delle Chiaie, creatore di Avanguardia nazionale, eversione nera e lambita dallo stragismo degli anni ’70; a Belluno Antonia Titti Monteleone, altra fiera neofascista. In Calabria c’è Vittorio Gigliotti, esponente di un’altra associazione vicina all’estrema destra locale, ‘Cantiere laboratorio’. Nel Lazio, Fabio Macera viene dal sindacato Ugl, chiama Latina Littoria, ha bazzicato Lega e FdI, ora è con Vannacci, è tutto un tripudio di memorialistica neo e post fascista.
Del gruppone di comando di Europa sovrana e indipendente – il partito fondato da Filomeni – fa parte Luca Tadolini, neofascista emiliano specializzato in revisionismo storico in chiave anti-partigiana; sulla strage di Bologna del 1980 invece ha scritto un libro per accusare gli israeliani, assolvendo invece l’eversione nera.
Intravisti all’evento di Viterbo di Noi con Vannacci, c’erano Valentino Valentini della nazistoide Rinascita nazionale e il sindaco di Pennabili Mauro Giannini, un altro fiero agitatore delle propaganda post-mussoliniana.
Tutta casualmente in prima fila nel movimento del generale sospeso dell’esercito. Il suo “manipolo” – altra definizione del militare – di sedicenti camicie nere.
(da La Repubblica)

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LA PAGINA INSTAGRAM DELL’ARMA DEI CARABINIERI È IL NUOVO FENOMENO SOCIAL, CON NUMERI DA FAR INVIDIA A MOLTI “CREATOR”

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

IL PROFILO PUBBLICA CONTENUTI DI OGNI GENERE: MEME, RIFERIMENTI AI VIDEOGIOCHI E ALLA MUSICA TRAP, “CHALLENGE” E VIDEO CHE SEGUONO I “TREND” DEL MOMENTO

Tramite meme, videogiochi e musica trap, le forze dell’ordine, in Italia soprattutto l’Arma dei Carabinieri, hanno iniziato a utilizzare i social network in modo attivo. […] Finora, la novità è stata apprezzata dai follower della pagina e i commenti sono per la maggior parte positivi. Tuttavia, i tentativi di creare una connessione con il pubblico, attraverso meme e post leggeri, spesso rischiano di cadere nel cosiddetto cringe. [
L’account ufficiale con spunta blu dell’Arma dei Carabinieri su Instagram conta 450mila follower e ha un engagement invidiato da molti influencer. Se fino a pochi mesi fa i post con più like erano quelli delle attività quotidiane o le foto con i personaggi delle sport, recentemente sono i contenuti che seguono trend e challenge ad attirare le attenzioni. Un video con un’auto dei carabinieri ispirato al videogioco Grand Theft Auto, ha fatto incetta di like. Un altro con la colonna sonora del trapper Playboi Cardi e che ricorda le clip degli influencer di moda ha ottenuto altrettanto successo con oltre cinquemila commenti.
Sembra che l’Arma abbia voluto seguire le strategie di marketing di altri dipartimenti di polizia. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per India e Sudamerica, sono numerose le unità di forze dell’ordine che sfruttano i social per comunicare. Gli account ufficiali offrono un’opportunità unica per migliorare la loro legittimità e reputazione. […] La visibilità sui social, però, espone anche a critiche più immediate e severe
L’uso dei meme da parte delle forze dell’ordine solleva interrogativi sulla sua efficacia a lungo termine. Da un lato, l’approccio umoristico può umanizzare la polizia e attrarre un pubblico più giovane, […] ma […] il sentiment pare destinato a cambiare. I follower arrivano a chiedere maggiore attenzione alla vita reale e non apprezzano i contenuti ironici, costringendo spesso gli account a modificare il tone of voice.
Gli investimenti sui social delle forze dell’ordine sono rischiosi, come dimostra uno dei primi fenomeni virali. Nel 2014, la campagna Twitter di New York Police Department per migliorare la propria immagine è fallita. L’idea era di chiedere agli utenti di postare foto insieme agli agenti utilizzando l’hashtag #myNYPD. Tuttavia, invece di foto positive, gli utenti hanno iniziato a condividere immagini che mostrano presunti abusi da parte della polizia.
In questo contesto, è fondamentale che le forze dell’ordine mantengano una presenza social equilibrata. Non basta semplicemente postare contenuti per ottenere like o engagement: è necessario instaurare un dialogo reale e autentico con la comunità, adottando protocolli specifici per evitare situazioni imbarazzanti o dannose per la reputazione. Creare dipartimenti specializzati in comunicazione social potrebbe aiutare a gestire meglio questo delicato equilibrio.
(da Wired)

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GIOVENTÙ DA INFARTO, NEGLI ULTIMI ANNI C’È STATA UN’IMPENNATA DI CASI DI ATTACCHI CARDIACI TRA I GIOVANI ADULTI SANI

Ottobre 5th, 2024 Riccardo Fucile

UN AUMENTO DEL 66% IN QUATTRO ANNI CHE FA SÌ CHE UN PAZIENTE SU CINQUE COLPITO DA INFARTO ABBIA MENO DI 40 ANNI

Un tempo si pensava che l’infarto fosse una malattia legata all’età, ma nuovi dati preoccupanti dimostrano che sono in aumento anche tra i giovani adulti sani.
Nel 2019, circa lo 0,3 percento degli americani di età compresa tra 18 e 44 anni ha avuto un infarto, ma l’anno scorso la percentuale è salita allo 0,5 percento, ovvero uno su 200.
Anche se può sembrare un numero relativamente basso, rappresenta un aumento del 66 percento dei casi in soli quattro anni, un dato che i medici definiscono “allarmante”. Significa anche che un paziente su cinque colpito da infarto ha ora meno di 40 anni.
In gioco ci sono diversi fattori, tra cui l’uso dilagante di droghe, l’obesità, gli stili di vita sedentari e le cattive diete. Ma la tempistica implica fortemente che la pandemia di Covid abbia giocato un ruolo.
Il virus stesso provoca un’infiammazione diffusa nel corpo che può danneggiare il cuore o portare a coaguli di sangue. Anche depressione, ansia e stress sono aumentati tra i giovani durante i lockdown, e tutti e tre sono collegati ad attacchi di cuore.
Il dottor Deepak Bhatt, direttore del Mount Sinai Fuster Heart Hospital, ha dichiarato a TODAY: «Sicuramente sono sempre di più i giovani che arrivano qui con attacchi di cuore. Ci sono dati a sostegno di ciò. Ciò che determina l’aumento è più difficile da scoprire».
Se per alcuni medici l’aumento dei casi può essere collegato al Covid, per altri non ci sono abbastanza evidenze.
(da agenzie)

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