Destra di Popolo.net

ANTONELLA GIULI, SORELLA DEL MINISTRO DELLA CULTURA, ALESSANDRO, SCRIVE UNA LETTERA APERTA AL “CORRIERE” IN RISPOSTA ALLE ANTICIPAZIONI DELLA PUNTATA DI “REPORT” DI STASERA, MA NESSUNO LE HA CONTESTATO L’ASSENTEISMO, E’ STATO MESSO IN DUBBIO (CON PROVE) IL SUO INCARICO EFFETTIVO

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

ASSUNTA A 120MILA EURO ALL’ANNO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI, DI FATTO LAVOREREBBE PER FRATELLI D’ITALIA E LA SUA GRANDE AMICA, ARIANNA MELONI

“Antonella Giuli, vicinissima alla sorella della premier Arianna Meloni, si è occupata per anni di comunicazione di Fratelli d’Italia nei palazzi della politica. Poi lo scorso gennaio è arrivato il salto di carriera: assunta all’ufficio stampa della Camera dei deputati con uno stipendio di circa 120mila euro all’anno. Ne parliamo questa sera alle 20.30 su Rai3″.
Report introduce così, sulla sua pagina Facebook, una clip che anticipa una delle inchieste in onda stasera in prima serata su Rai3.
Dopo aver acceso un faro sul nuovo ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e in particolare sulla gestione del MAXXI, il programma di Sigfrido Ranucci rivolge ora il suo obiettivo sulla sorella. Nella clip, l’autore dell’inchiesta Giorgio Mottola si rivolge prima a Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia.
“È normale che accompagni Arianna Meloni a tutti quanti gli eventi?”, chiede riferendosi ad Antonella Giuli. La risposta di Donzelli: “Ma sarà amica di chi vuole? O deve essere solo amica sua?”.
Mottola incalza: “Sembra quasi una cassa integrazione a zero ore, come quello che fa fatto la Santanchè, dove lo Stato paga, la Camera paga e però chi ne beneficia è Arianna Meloni e Fratelli d’Italia.
Donzelli ribatte: “Guardi, non lavora, ha lavorato per Fratelli d’Italia, ma poi da quando è stata presa alla Camera dei Deputati, lavora per la Camera dei Deputati”.
Mottola intercetta poi la stessa Antonella Giuli all’uscita da Montecitorio e le chiede del suo ruolo all’ufficio stampa della Camera. Lei: “Sono l’addetta stampa della Camera dei deputati da gennaio”.
Mottola ribatte: “Però ci risulta che lei lavora soprattutto per Fratelli d’Italia, che in ufficio non ci va mai”. “Che in ufficio non ci vado mai? Potete chiedere a tutto l’arco costituzionale presente attualmente alla Camera”, risponde Antonella Giuli. E Mottola: “Lei oggi ufficialmente ha detto che non ci sarebbe stata”. “Sono in ferie”, replica lei. “E però che ci fa alla Camera?”, chiede Mottola. “Sono andata a prendere delle cose in ufficio”. E al giornalista che segnala che “è da stamattina che è dentro”, Antonella Giuli replica: “Ma certo, stavo alla Camera. Pensi che perfino in ferie vado. Sono talmente attaccata al mio luogo di lavoro che vado anche se sono in ferie”. Per Mottola, “il sospetto è che lei viene per lavorare per Fratelli d’Italia in realtà”. “Ma io le fugo ogni dubbio, non è così”, la risposta di Antonella Giuli.
“Si può costringere una donna, una madre, una professionista che gode della stima dei suoi datori di lavoro a rivelare la verità dolente di una vita privata funestata dalla malattia d’un bambino di 7 anni irreversibilmente malato? In Italia, oggi, evidentemente sì”.
Lo scrive Antonella Giuli in una lettera aperta al Corriere della Sera per rispondere alle accuse mosse da Report che andrà in onda stasera. Attacco che “mi induce a rendere pubblica una verità che io e mio marito avremmo voluto proteggere nel più stretto e amorevole riserbo”.
“E vengo al punto. Preceduto dalla grancassa mediatica e intimidatoria affidata a un sito di gossip (a volerne dir bene), la trasmissione “Report” di Sigrifido Ranucci si appresta questa sera a mandare in onda un servizio nel quale verrebbe costruito un teorema che reputo per lo meno manipolatorio, se non pure falso e diffamante: Antonella Giuli, la sottoscritta, “ci risulta lavora per Fratelli d’Italia e che in ufficio non ci va mai”; in più, durante il fine settimana, lavorerebbe per Fratelli d’Italia in palese conflitto con le regole cui è sottoposta per contratto.
Proprio così afferma l’inviato di “Report” Giorgio Mottola – “ci risulta che lei lavora per Fratelli d’Italia e che in ufficio non ci va mai” – incalzandomi all’uscita dalla Camera dei Deputati, presso la cui Presidenza lavoro in qualità di addetta stampa, assieme ad altri colleghi”.
“Sottotraccia, ma non poi troppo – prosegue Giuli – la tesi di “Report” è forse che io diserti il mio posto di lavoro per mettermi al servizio di Arianna Meloni, cui mi lega un rapporto limpido e pubblico di amicizia personale, fondato (perché negarlo?) su un passato di comune militanza nella destra partitica italiana e testimoniato da scatti fotografici e riprese video delle quali non mi vergogno, anzi.
Il teorema è facilmente smentibile dai diretti interessati; a cominciare da chi, ai vertici del secondo ramo del Parlamento, ha potuto verificare e apprezzare quotidianamente l’abnegazione e la disponibilità con cui onoro il mio impegno professionale (la mansione affidatami sin da subito è stata la gestione delle numerosissime conferenze stampa quotidiane organizzate da TUTTI i gruppi politici a Montecitorio)”. ;
Ma c’è qualcosa di peggio, qualcosa di più limaccioso e insinuante nelle domande di “Report”: che cosa fa Antonella Giuli durante il fine settimana? Lavora forse per Fratelli d’Italia? Ho risposto in modo sincero e preciso a quella domanda: vivo il tempo liberato dal lavoro come meglio credo; e cioè, salvi rarissimi casi, con la mia famiglia. Tanto ovvia è stata la mia risposta, quanto è lecito il mio dubbio che tale risposta verrà mandata in onda da “Report” e, ove ciò accadesse, inquadrandola nel giusto contesto, oltreché nel rispetto del mio diritto alla privacy che non è diverso da quello di ciascun cittadino italiano”
“Questo dubbio, appunto – scrive ancora nella lunga lettera Antonella Giuli – mi induce a rendere pubblica una verità che io e mio marito avremmo voluto proteggere nel più stretto e amorevole riserbo: i miei fine settimana, i miei pochi attimi di libertà strappata alla vita sociale giornaliera, ma soprattutto le mie notti e i miei tormentati pensieri sono dedicati al mio dovere di madre di due bimbi piccoli uno dei quali, Giulio, affetto da una grave patologia curabile ma non guaribile, tale da rendere necessario il contributo della legge 104 art.3 comma 3.
Ecco perché, come tutti gli altri addetti stampa sanno, all’alba sono dispensata dalla selezione della rassegna stampa cui si dedicano i miei generosissimi colleghi: devo preparare mio figlio e portarlo a scuola, dove è atteso da un’ammirevole maestra di sostegno.
“Era necessario che mi spingessi a tanto? Sì e no, considerando il clima di attenzione (aggressione?) mediatica cui vengo sottoposta con crescente morbosità; forse, anche, in quanto sorella d’un ministro della Repubblica… Ma la vera domanda che mi pongo, che vi pongo, è un’altra: è giusto o no che oggi mi ritrovi in questa condizione? Nella condizione di dover giustificare a cielo aperto il diritto, riconosciutomi dalla legge, di accudire il mio intraducibile dolore personificato in Giulio? Un giorno, se la malattia glielo consentirà, mio figlio verrà a conoscenza di tutto questo e me ne chiederà conto, ce ne chiederà conto. Io so già che cosa rispondergli. “Report” e tutti coloro che hanno contribuito ad alimentare questi falsi teoremi, che risposta hanno, posto che ne abbiano una?”.
Il problema è però un altro: non a cosa fa la signora Antonella nel tempo libero, ma quale sia il suo incarico effettivo a cui si dedica quando lavora.
(da Dagoreport)

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QUANDO IL NAZISMO È UNA TRADIZIONE DI FAMIGLIA: IL NONNO DI ALICE WEIDEL, LA LEADER DEL PARTITO DI ESTREMA DESTRA TEDESCA AFD, ERA UNA SS E UN GIUDICE MILITARE CHE HA MANDATO A MORTE 50MILA OPPOSITORI. UN SEGRETO CHE WEIDEL NON HA MAI RIVELATO

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

ORA ALICE WEIDEL SI CANDIDA A GUIDARE LA GERMANIA SOSTENDENDO CHE IL PAESE SI DEBBA ALLONTANARE DAL “CULTO DELLA VERGOGNA” PER IL PASSATO HITLERIANO

C’è un segreto nella famiglia di Alice Weidel che lei non ha mai raccontato. Il nonno era un alto dirigente nazista, un giudice militare, di quelli che hanno mandato a morte 50 mila oppositori del regime, nonché un SS da prima che Hitler salisse al potere.
E questo per la leader dell’AfD che si candida a guidare la Germania non può essere un dettaglio, tanto più in un partito che sostiene che il Paese si deve allontanare dal «culto della vergogna» per il suo passato.
È una lunga inchiesta della Welt am Sonntag , che ha esaminato documenti inediti negli archivi polacchi e in quelli della Ddr, a descrivere la figura di Hans Weidel, il nonno paterno di Alice morto nel 1985, quando lei aveva 6 anni.
La leader AfD ha detto che con lui i rapporti erano interrotti. Eppure in passato si era lamentata del trattamento ingiusto subito della sua famiglia, costretta a lasciare i territori della Slesia come milioni di tedeschi dopo la rotta nazista.
Hans Weidel, avvocato, fu un alto esponente Nsdap a Leobschütz — città d’origine della famiglia, di cui Alice una volta disse di non voler sapere il nome polacco (Glubczyce) —, nel 1941 lavorò per l’esercito fino all’alto grado di giudice capo dello stato maggiore ( Oberstabsrichter ). La nomina fu firmata nell’aprile 1942 da Adolf Hitler.
Nel dopoguerra, riparato a Ovest, chiamato per tre volte a processo, riuscì a nascondere le proprie attività. Nelle testimonianze giurate sostenne di «non essere stato a conoscenza dei crimini SS», di non avere idea di cosa avessero subito gli ebrei. Sfuggì ai processi, rimase avvocato.
Certo, sono milioni i tedeschi che hanno avuto nonni nazisti, anche la ministra degli Esteri Annalena Baerbock l’ha scoperto di recente. Militanti, in genere, non gerarchi. Finora le generazioni successive dei politici quel passato l’hanno condannato. Molto più ambigua la linea dell’AfD. Anzi, come raccontano studiosi dell’estremismo di destra come Steffan Mau e Ilko-Sascha Kowalchuk, è proprio nel «condono» dei gesti dei famigliari, nel ricordo delle sofferenze subite — in questo appello a non doversi vergognare facendosi scudo dei sentimenti privati — una delle novità più rilevanti con cui l’AfD vuol riscrivere il rapporto dei tedeschi, di una parte di loro, con il proprio passato.
(da il “Corriere della Sera”)

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MIGRANTI IN ALBANIA, I TRIBUNALI DI NUOVO VERSO LA BOCCIATURA

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

“L’ULTIMO DECRETO NON RISOLVE, LA NORMA EUROPEA PREVALE SU QUELLA NAZIONALE”… E ANCHE GLI AVVOCATI SI SCHIERANO CON I MAGISTRATI

Giorgia Meloni lo aveva detto: «Non ci faremo fermare dai giudici». E così nelle prossime ore ripartirà la missione Albania: la nave della marina militare Libra ha lasciato il porto di Messina e già da lunedì dovrebbe essere operativa nel Mediterraneo centrale, davanti alle coste libiche. Se, come pare possibile viste anche le buone previsioni meteorologiche (in questi giorni invece il mare non era stato clemente: sono arrivate appena 300 persone in poco meno di due settimane), saranno intercettati barconi, la Libra farà rotta sull’Albania per accompagnare i migranti nel centro di permanenza per il rimpatrio di Shengjin. «Una provocazione» dicono le opposizioni, giocando il ruolo di facili oracoli per quello che accadrà nella prossima settimana. E cioè un nuovo braccio di ferro istituzionale: da un lato l’esecutivo che vorrà imporre il modello Albania. Dall’altro la magistratura che non potrà che applicare la legge. E cioè, come è già accaduto, considerare preminente la norma europea e dunque non rendere possibile il rimpatrio dei migranti da Tirana in paesi considerati non sicuri.
La superiorità della legge europea
Non sposta infatti le carte in tavola — secondo il parere della maggior parte degli esperti — il decreto legge del 21 ottobre che, sostituendo un decreto ministeriale, ha definito con una norma primaria la lista dei paesi sicuri. «Ma esiste sempre la legge europea che è superiore» spiega l’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo, tra i massimi esperti di diritti dell’immigrazione. Non a caso la Lega ha provato, più che come provocazione che per altro, a modificare gli articoli 11 e 117 della costituzione, «allo scopo di affrancare il nostro paese dal rispetto del diritto europeo» ha denunciato il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Affari costituzionali, Alfonso Colucci.
Uno scenario già visto
C’è poi attesa per la decisione della corte di giustizia della Ue che ha ricevuto dal tribunale di Bologna il nuovo decreto del governo. Doppio il quesito all’attenzione dell’Europa: stabilire i parametri che definiscono un paese sicuro ed esprimersi sul principio del primato europeo in caso di contrasto con le normative nazionali. Sembrava che il governo, prima di rilanciare la missione Albania, avrebbe atteso la decisione Ue, prevista per fine novembre. Ma così non è stato. Dunque: la Libra è partita. E quando trasporterà i nuovi migranti in Albania si riproporrà quanto già accaduto nelle scorse settimane: il tribunale di Roma difficilmente potrà sconfessarsi convalidando il trattenimenti dei profughi nel centro. «Proveranno a portare i tunisini», ironizza ma non troppo Vassallo Paleologo. Perché proprio sulla Tunisia, paese non sicuro, c’è un dibattito in corso (i 12 arrivati in Albania nella prima tranche erano egiziani e bengalesi) anche se le ultime sentenze considerano tutte il paese di Kais Saied rischioso per alcune minoranze.
La solidarietà degli avvocati
La tensione cresce a tal punto che ieri è stata disposta la vigilanza generica per la giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma Silvia Albano, tra le firmatarie del primo provvedimento di rimpatrio. Da giorni riceve pesanti minacce. Domani a Bologna ci sarà un’assemblea straordinaria di solidarietà, dopo gli attacchi del governo, ai giudici che avevano sollevato la questione davanti alla corte europea.
Magistrati che per una volta registrano persino la solidarietà degli avvocati. «È francamente impossibile vedere nella decisione dei giudici un attacco alla politica», ha detto il presidente delle camere penali, Francesco Petrelli. «Il punto è che al governo spetta gestire le politiche migratorie ma la magistratura non può che rispettare le norme costituzionali e comunitarie che tutelano i diritti fondamentali» spiega il segretario di Area, la corrente progressista della magistratura, Ciccio Zaccaro. «Serve un clima di rispetto dei ruoli» ha invece sottolineato il segretario generale dell’Anm, Salvatore Casciaro.
Alzare la temperatura contro le toghe
Secondo le opposizioni questi attacchi potrebbero però non essere un caso: il governo avrebbe scelto di alzare la temperatura contro la magistratura. Lo dimostrerebbe anche un emendamento della Lega sulla separazione delle carriere. E hanno denunciato ieri Enrico Borghi (Iv), Ilaria Cucchi (Avs) e Walter Verini (Pd) un articolo (il 31) del ddl sulla cybersicurezza che consentirebbe ai servizi di «spiare le procure». «Si consente di accedere alle banche dati senza alcun controllo giudiziario: si tratta — dicono — di apparati che rispondono ai governi in carica pro tempore. E che potrebbero così, per non meglio precisate ragioni di sicurezza, violare i segreti investigativi».
(da repubblica.it)

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GUIDO CARLINO, PRESIDENTE DELLA CORTE DEI CONTI, STRACCIA IL PROGETTO DI RIFORMA DELLA MAGISTRATURA CONTABILE PRESENTATO DAL GOVERNO (IL COSIDDETTO DDL FOTI), CHE SVUOTA LE FUNZIONI DELL’ORGANO

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

“SIAMO PREOCCUPATI PER LE RISORSE DEI CITTADINI. IL RISCHIO È CHE CI SIA UN AUMENTO DELLA PRESSIONE FISCALE”… “SE I DANNI ERARIALI NON VENGONO RISARCITI, PAGHERANNO I CITTADINI”

Meno controlli e tetto alle sanzioni, così la riforma proposta dalla maggioranza indebolisce la funzione deterrente della magistratura contabile a garanzia della legalità”. Così Guido Carlino, presidente Corte dei Conti, in una intervista al Corriere della Sera.
“Apprezziamo le proposte che rendono l’attuale assetto normativo della Corte sempre più coerente con la funzione di garanzia verso i principi di legalità dell’azione amministrativa. – dice Carlino – Non siamo preoccupati per noi ma per le risorse dei cittadini, che potrebbero non essere adeguatamente tutelati laddove venissero approvate alcune disposizioni contenute nella proposta di legge.
Se i danni erariali non vengono risarciti, pagheranno i cittadini, privati di servizi garantiti dalle risorse pubbliche e destinatari di un probabile aumento della pressione fiscale. Si parla di ridurre il numero delle procure regionali che, tra l’altro, perseguono sprechi nell’amministrazione pubblica. Verrebbe compromessa la possibilità di fare conseguire all’erario (e quindi ai cittadini) il risarcimento dei danni e la vicinanza alle amministrazioni locali”.
“Tutte le magistrature, – aggiunge Carlino – e tra queste quella contabile, parlano con gli atti che l’ordinamento giuridico impone di adottare, in relazione alle specifiche funzioni assegnate.
In ogni caso, credo che le interlocuzioni tra la magistratura e la politica debbano essere improntate alla leale collaborazione con le istituzioni titolari della rappresentanza politica, e con il Parlamento in particolare.
Ricordo che esistono disposizioni di legge che subordinano l’adozione di riforme del nostro istituto al parere delle Sezioni riunite. Per tale motivo confido che, in sede di discussione in Parlamento, si tenga conto di quanto osservato dalla Corte a Sezioni riunite in sede consultiva
(da agenzie)

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DOSSIERAGGIO, UN ITALIANO SU QUATTRO TEME DI ESSERE SPIATO

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

SONDAGGIO GHISLERI: IL 70% DEL CAMPIONE CREDE CHE LA RACCOLTA DI INFORMAZIONI RISERVATE IN ITALIA SIA MOLTO DIFFUSA

Di questi tempi non passa giorno senza che un nome conosciuto venga citato in una intercettazione dell’ultima vicenda di dossieraggio che ha portato alla luce un network di presunti spioni facenti funzioni dell’azienda Equalize. L’avanzamento tecnologico ha reso molto più facile raccogliere, archiviare e analizzare grandi quantità di dati.
Già internet, i social media e il web, in tutte le sue forme, offrono una vasta gamma di informazioni facilmente accessibili. Quasi il 70.0% degli italiani (67.1%) è convinto che la ricerca di dati riservati –che appare spasmodica– su istituzioni, personaggi politici, imprenditori, personaggi pubblici, sia molto diffusa nel nostro Paese. Certo gli ultimi sviluppi non hanno rassicurato l’opinione pubblica nel merito e, al di là della violazione della privacy di ciascuno, mettere a rischio la democrazia nazionale è il vero crimine riconosciuto dal 63.4% degli intervistati nel sondaggio di Euromedia Research per Porta a Porta.
Queste attività di attenzione speciale su informazioni personali protette, raccolte senza consenso dell’interessato, portano molte preoccupazioni riguardo all’uso improprio di dati riservati mettendo in crisi la sicurezza personale (44.0%), ma soprattutto la nostra sicurezza nazionale (65.9%). Su questo risultano meno convinti gli elettorati del Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle.
È evidente che questa immagine di sorveglianza e controllo –occulto– che ci rende tutti vulnerabili e sotto osservazione intimorisce perché risulta essere un chiaro strumento di intimidazione e ricatto per oppositori o dissenzienti. Di fatto essere a conoscenza di fatti e dati riservati può facilmente tradursi in potere sotto varie soluzioni. Ad esempio, chi possiede informazioni riservate può influenzare decisioni e opinioni manipolando qualsiasi discorso pubblico o aziendale. Conoscere segreti o dettagli strategici può rafforzare la propria posizione in trattative o contratti, può consentire di anticipare mosse concorrenziali, migliorando strategie di marketing sotto ogni profilo, offrendo migliori opportunità per guadagni finanziari o di altro tipo.
Nella sfera politico-istituzionale avere accesso a indicazioni riservate permette di esercitare una maggiore influenza sulle decisioni. Ed estremizzando, conoscere i segreti e le conversazioni private di qualcuno può facilitarne l’utilizzo per intimidire la persona fino ad arrivare a particolari forme di ricatto.
Proprio su questo scopo si concentra l’attenzione di 1 elettore su 3 (28. 4%), mentre 1 cittadino su 4 (25. 7%) è convinto che lo scopo principale sia legato a quello di indebolire la forza di governi, aziende, politici…. Insomma, l’accesso a informazioni riservate conferisce un certo grado di vantaggio nel merito di controllo e influenza che può essere sfruttato in differenti contesti della società perché, chi raccoglie dossier attraverso queste violazioni ha il potere di influenzare le percezioni e le decisioni altrui, il che può generare ansia e sfiducia da parte dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni impegnate nel tutelare i nostri dati –segreti– più intimi. Questi fattori combinati rendono il dossieraggio un’attività inquietante per molti al punto che 1 cittadino su 4 (25. 6%) è convinto di essere spiato in prima persona.
Nella discussione pubblica comunque in molti, soprattutto tra le file del centrosinistra, sostengono anche gli aspetti positivi e utili di queste operazioni di dossieraggio in diversi contesti, ad esempio la stessa inchiesta su Equalize è emersa da intercettazioni telefoniche riservate.
Gli stessi studi delle agenzie di sicurezza monitorano minacce per prevenire attività criminali o terroristiche… Tuttavia, è importante che queste attività siano condotte in maniera etica e legale, rispettando la privacy e i diritti delle persone coinvolte e soprattutto evitando il vantaggio personale –e l’arricchimento– strumentalizzandole per l’interesse di pochi.
Quando si è violati nella propria privacy si può avvertire una perdita di potere su chi si è e su come crediamo di essere percepiti, facendoci sentire vulnerabili ed esposti aumentando il timore di ulteriori abusi e attacchi. In sintesi, la violazione della privacy non riguarda solo la perdita e la violazione di dati, ma colpisce anche profondamente il senso di identità, sicurezza e benessere emotivo di ciascuno.
Alessandra Ghisleri
(da lastampa.it)

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GIORGIA MELONI HA FATTO UN MIRACOLO: È RIUSCITA A FAR SCHIERARE GLI AVVOCATI CON I MAGISTRATI

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

L’UNIONE DELLE CAMERE PENALI MARTEDÌ SCENDERANNO IN PIAZZA CONTRO IL DDL SICUREZZA, IN SOLIDARIETÀ CONTRO GLI ATTACCHI DELLA MAGGIORANZA AL TRIBUNALE DI BOLOGNA PER IL RICORSO SULLA QUESTIONE MIGRANTI

Il governo sembra stia riuscendo, a sue spese, nel miracolo di ricompattare il mondo della giustizia. Domani, a Bologna, l’Associazione nazionale magistrati si riunirà in assemblea per difendere i colleghi del tribunale bolognese che, dopo aver chiesto un parere sul decreto Paesi sicuri alla Corte di giustizia europea, hanno subito la scorsa settimana durissimi attacchi, anche personali, da parte del centrodestra e dei giornali che gli sono vicini.
Sempre lunedì inizierà poi uno sciopero di tre giorni da parte degli avvocati penalisti, rappresentati dall’Unione delle Camere penali, che hanno indetto anche una manifestazione nazionale a Roma, martedì, per chiedere al governo di modificare il ddl Sicurezza. E così, il mondo della magistratura e quello dell’avvocatura, che mai si sono amati, finiscono per trovarsi sullo stesso fronte, spalla a spalla.
Il presidente dei penalisti, Francesco Petrelli, tende platealmente la mano ai giudici: «Il tribunale di Bologna si è mosso con particolare prudenza e con correttezza giurisprudenziale. È francamente impossibile cogliere in quella scelta un attacco alla politica».
I successivi decreti voluti dall’esecutivo per correre ai ripari, invece, «non hanno cambiato la sostanza, ma hanno spostato ancora una volta in avanti la storica contesa fra veritas e auctoritas». Insomma, lo scontro in atto, visto dalle Camere penali, non nasce certo per colpa delle “toghe rosse” – come le chiama il vicepremier Matteo Salvini -, ma dalla volontà del governo di mettere un’impronta politica sul mondo della giustizia.
Le tensioni tra il mondo giudiziario e il governo continuano quindi a salire, mentre la maggioranza accelera sulla riforma per la separazione delle carriere dei magistrati e sull’Atto di indirizzo con cui si vogliono stabilire a quali tipologie di reato le procure dovranno dare priorità nella loro azione.
(da La Stampa)

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GIORGIA MELONI VORREBBE PIAZZARE ELISABETTA BELLONI AL POSTO DI RAFFAELE FITTO COME MINISTRO AGLI AFFARI EUROPEI. MA LA “PROMOZIONE” LASCEREBBE UN POSTO LIBERO AL DIS: L’OPZIONE PIÙ LOGICA SAREBBE FAR SALIRE BRUNO VALENSISE DALL’AISI, MA BISOGNEREBBE TROVARE UNA NUOVA GUIDA PER IL CONTROSPIONAGGIO

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

LA DRAMMATICA ASSENZA DI CLASSE DIRIGENTE IN FDI: PER LA DELEGA AL PNRR SI FA IL NOME DI YLENJA LUCASELLI, CHE NON SA LA DIFFERENZA TRA GULASH E GULAG

Raffaele Fitto continua a tenere lo sguardo rivolto all’Europa, alla sua futura veste da commissario, con un esame da superare tra le trappole che socialisti e verdi cercheranno di piazzare durante l’audizione: sarà dura, ma è difficile che possa saltare. E mentre ha trascorso le ultime settimane chino sui libri, a palazzo Chigi si naviga a vista sulla sostituzione.
Giorgia Meloni si sta arrovellando sulle possibili soluzioni. Ma si trova davanti a un cubo di Rubik. Le deleghe nelle mani di Fitto sono numerose e pesanti. L’assegnazione è un rimpasto di fatto.
Se dovesse filare tutto liscio come garantiscono nel governo lascerebbe vuota la poltrona fondamentale per il dialogo con l’Ue: quella del ministro degli Affari europei
La presidente del Consiglio deve individuare una figura rassicurante e ha già il nome pronto: Elisabetta Belloni, attuale direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). In assenza di profili autenticamente europeisti dentro Fratelli d’Italia, è una delle poche figure tecniche di cui Meloni si fida.
La commissione avrebbe un’interlocutrice apprezzata, soprattutto dopo il ruolo impeccabile di sherpa del G7 in Puglia. Tra il dire e il fare ci sono di mezzo gli alleati. Sul nome di Belloni c’è l’altolà del vicepremier, Antonio Tajani, che vede nella numero uno del Dis una figura ingombrante, troppo di spicco. La ministra degli Affari europei farebbe ombra al ministro degli Esteri, che pronto a impuntarsi.
La scelta finale spetta alla premier, che però non vuole fare innervosire l’alleato e pensa anche ad altri nomi d’area, come Giulio Terzi di Sant’Agata, ex ministro degli Esteri ai tempi del governo Monti e oggi senatore di Fdi.
L’altro problema sulla promozione nel governo sarebbe il sostituto al Dis, dove Belloni scade il prossimo maggio. L’opzione più logica sarebbe quella di Bruno Valensise, già vice al Dipartimento e ora al vertice dell’Aisi, l’agenzia dei servizi segreti interni. Si dovrebbe trovare una nuova guida per il controspionaggio.
Il trasloco di Fitto verso l’Europa potrebbe aprire poi un’altra voragine a palazzo Chigi: l’attuazione del Pnrr. Già nelle ultime settimane ci sono mugugni sullo stato di avanzamento del Piano per il lavoro «part time» che avrebbe svolto il ministro ancora in carica.
Una tesi respinta al mittente: «Fitto è pienamente operativo su tutti i suoi dossier», è il ragionamento diffuso dal suo inner circle. Il problema non è di poco conto. Dopo aver accentrato tutto alla presidenza del Consiglio, non si può tornare indietro. E il Pnrr è nella sua fase cruciale.
Meloni ha chiesto a Fitto una via d’uscita per affidare il dossier a una persona di cui il futuro commissario si possa fidare. E comandare a distanza insieme a un ministro fidato. Non è mai stata concreta, secondo palazzo Chigi, la possibilità di affidare le deleghe direttamente al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, il super consigliere di Meloni. Ha già troppi impegni e il Pnrr non può essere seguito part-time.
Così come sarebbe complicato dare tutto in mano ad Alfredo Mantovano, altro sottosegretario in overbooking di ruoli. Così hanno preso quota i nomi di Ylenia Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia spedita spesso in televisione tra gaffe e strafalcioni (ha scambiato i gulag societici con i «gulasch»), e di Marco Osnato, presidente della commissione Finanze alla Camera, che hanno sopravanzato nei rumors il viceministro alle Infrastrutture, Galeazzo Bignami.
Ognuno dei nomi che circolano nega la possibilità, e tutti sono accomunati da una grave pecca: sono tutti degli illustri sconosciuti in Europa a differenza di Fitto. Si torna al punto di partenza: al fianco del ministro del Pnrr e della coesione ci deve essere un nome forte agli Affari europei. Tipo Belloni.
(da La Repubblica)

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ITALIANI, POPOLO DI SANTI, POETI ED…EVASORI: I FESSI CHE PAGANO LE TASSE SONO POCHI, MA QUELLI CHE VOTANO SONO TANTI. QUALE GOVERNO DECIDERÀ MAI DI METTERSI CONTRO I SUOI ELETTORI?

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

LO SPOT CHE FA PASSARE CHI NON PAGA LE TASSE COME CAFONE, MALEDUCATO E VOLGARE: FUMO NEGLI OCCHI: IL VERO EVASORE HA UNA FISIONOMIA MOLTO PIÙ SFUGGENTE. L’EVASIONE SI PAGA? SEMMAI, CHI PAGA?

«L’evasione fiscale si paga. Da oggi ancora più controlli e sempre meno evasori», promette uno spot del governo in onda in questi giorni. Si paga? Semmai, chi paga?
L’Osservatorio sulla spesa pubblica ha fornito cifre sconvolgenti: il 45% degli italiani non dichiara redditi. 32 milioni pagano il 24% dell’Irpef, mentre i restanti 10 milioni, che guadagnano sopra i 35.000 euro (un azzardo definirli «ricchi»), si fanno carico del 76% rimanente. Sono loro che reggono il welfare per tutti.
Intanto l’evasione si aggira sui cento miliardi. In realtà, lo spot del governo vuole essere rassicurante: dice che gli evasori non siamo noi, ma solo quei cafoni che con volgari catene al collo ordinano aragoste al ristorante.
Fumo negli occhi: il vero evasore ha una fisionomia molto più sfuggente. I fessi che pagano sono pochi ma quelli che votano sono tanti. Quale governo deciderà mai di mettersi contro i suoi elettori?
(da agenzie)

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I GIOVANI ITALIANI DI ERASMUS NEL FANGO DI VALENCIA PER AIUTARE I FRATELLI SPAGNOLI

Novembre 3rd, 2024 Riccardo Fucile

MIGLIAIA DI GIOVANI VOLONTARI DI TANTE NAZIONALITA’ CON PALE E SECCHI SI SONO MOBILITATI A FIANCO DEGLI SPAGNOLI: QUESTA E’ L’EUROPA DEL FUTURO

Camminando lungo i ponti sopra il Rio Turia a Valencia, dove sono saliti a più di 200 i morti per l’alluvione, si trovano due categorie di persone: chi ha i pantaloni puliti e chi li ha pieni di fango. I primi stanno andando ad aiutare, i secondi rientrano dopo averlo fatto.
La lunga serpentina inizia dalla rampa che porta al ponte, un poliziotto in basso fischia per far salire, un altro in alto fischia per far scendere. Così, decine e decine di persone si muovono lungo una coda che non sembra aver fine. Il filo conduttore? La voglia di aiutare.
“Qui a Valencia stiamo bene, ho l’energia e dare una mano mi fa piacere”, dice Silvia, una giovane studentessa di Milano, che è in Spagna in Erasmus. Sorride. Dietro la schiena ha legata una scopa, che di lì a poco inizierà a usare per togliere il fango. Alla domanda: “Come ti sei sentita quando hai saputo della notizia?”, risponde: “Agitata, perché questi disastri naturali sono sempre più frequenti. Pensare che a dieci chilometri da dove vivo, le persone non hanno niente, mi fa molta impressione. La situazione è gravissima”.
Il poliziotto fischia mentre scope e secchi sbattono tra loro e la catena umana si muove lungo il ponte Jorge Melià Lafarga. Legata a un palo sventola una bandiera valenciana, sullo sfondo pantaloni sporchi di terra.
I volontari non rompono mai le righe e la colonna prosegue fino ad addentrarsi tra le strade di Benetússer.
Nella colonna umana ci sono altri due ragazzi, che parlano in italiano. Si chiamano Adriano e Antonio, anche loro in Erasmus nella città. “Mi è sembrato proprio il minimo indispensabile. L’università è chiusa, così possiamo aiutare con facilità”, dice Antonio. Gli fa eco Adriano: “Abbiamo notato che c’è veramente una scarsa organizzazione da parte di tutti quanti. È tutto lasciato allo sbaraglio, non si capisce. La situazione è drastica, non promette bene”.
Antonio prima di proseguire con gli altri volontari pronuncia una frase che si sente spesso tra le strade valenciane: “Se non ci fossero i volontari che portano l’acqua, le scope, il cibo, nessuno avrebbe nulla”.
Intanto l’Agenzia Meteorologica Statale spagnola ha diramato un’allerta arancione per oggi sul litorale della provincia di Valencia, sulla costa e nell’entroterra settentrionale di Castellon.
(da Fanpage)

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