Dicembre 31st, 2024 Riccardo Fucile
IL CIRCOLO VIZIOSO CHE ALIMENTA LA DENATALITA’
I giovani del nostro Paese sono sempre meno e vivono una condizione di persistente svantaggio. A rivelarlo, con dati chiari e preoccupanti, è il rapporto Demografia e Forza Lavoro pubblicato dal Cnel, un documento che fotografa un’Italia che sembra dimenticare il futuro. I numeri descrivono uno scenario inequivocabile. Il tasso di fecondità in Italia è da decenni tra i più bassi in Europa, con una media inferiore a 1,5 figli per donna. Un dato che, nonostante sia allarmante da tempo, si è ulteriormente ridotto negli ultimi anni. L’Italia è un paese di anziani: dagli anni ’90, gli over 65 hanno superato stabilmente gli under 15. Ma oggi l’invecchiamento si è spinto ancora oltre, con gli anziani che superano non solo i giovani sotto i 25 anni, ma anche, secondo le proiezioni del Cnel, presto l’intera fascia di popolazione tra 0 e 35 anni.
Un paese per anziani
Non è però solo una questione di numeri demografici. È la condizione dei giovani a destare allarme. La loro presenza nel mercato del lavoro, infatti, non solo è ridotta, ma si è anche aggravata negli ultimi vent’anni. Mentre l’Italia celebra il record storico di 24 milioni di occupati, i lavoratori sotto i 34 anni sono diminuiti di oltre due milioni nello stesso periodo. Paradossalmente, a guadagnare terreno sono gli over 50, che oggi rappresentano quasi il doppio rispetto a vent’anni fa.
Giovani penalizzati: lavoro precario e mal retribuito
A completare questo quadro già fosco, c’è la qualità dei posti di lavoro che si rivolgono ai giovani. Contratti a termine, occupazioni discontinue, part-time involontari: è questa la norma per la fascia più giovane della popolazione. E non è tutto. I giovani, rispetto ad altre categorie, affrontano con maggiore frequenza il rischio di salari bassi, una realtà che incide soprattutto sulle donne e su chi ha un titolo di studio inferiore. Quanto al gender gap, tra le giovani laureate, la probabilità di essere disoccupate o sottopagate resta significativamente più alta rispetto ai colleghi uomini.
Il circolo vizioso tra denatalità e disoccupazione
I dati delineano una relazione che sembra inevitabile: senza lavoro stabile e adeguatamente retribuito, i giovani non possono costruire famiglie né avere figli. E senza nuove generazioni, l’Italia continua a perdere slancio e innovazione. Il risultato è un circolo vizioso che alimenta la denatalità e frena la crescita economica e sociale del Paese. Per spezzare questo ciclo, il rapporto del Cnel suggerisce interventi su più fronti, dalle politiche industriali e sociali a quelle per la famiglia. Tuttavia, esistono due misure prioritarie che non richiedono ingenti risorse e potrebbero avere un impatto immediato: l’introduzione del salario minimo legale e una più severa regolamentazione dei contratti a tempo determinato.
(da agenzie)
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Dicembre 31st, 2024 Riccardo Fucile
NEL 2023 OGNI GIORNO VENGONO ASSUNTE 1889 DOSI DI FARMACI OGNI MILLE ABITANTI: IL CONSUMO DI ANTIBIOTICI NEL NOSTRO PAESE È AUMENTATO DEL 6,4%, ED È UN PROBLEMA… L’ABUSO DI QUESTO TIPO DI MEDICINE È UNA DELLE PRINCIPALI CAUSE DELL’INSORGENZA DI BATTERI RESISTENTI, CIOÈ CHE NON RISPONDONO ALLE TERAPIE OGGI DISPONIBILI
Appropriatezza, questa grande sconosciuta. E non solo sul fronte dei farmaci per la
perdita di peso. Nel nostro Paese, infatti, si consumano troppe medicine e, molto spesso, se ne fa un uso inappropriato. Come quando per qualche linea di febbre e un po’ di tosse, probabilmente per un’influenza stagionale, si prendono subito gli antibiotici che funzionano però solo contro i batteri e non i virus.
O come quando dopo una piccola ferita o una leggera ustione si ricorre a creme cortisoniche e antibiotiche, anziché solo a semplici prodotti disinfettanti e antisettici. Poi ci sono i casi di «sovrautilizzo» di farmaci per i disturbi correlati all’acidità, in particolare degli inibitori di pompa protonica.
E poi ansiolitici o sonniferi quando ci si sente un po’ più stressati del solito. Che si consumino in modo appropriato o meno, di certo c’è che gli italiani sono dei gran consumatori di farmaci, come emerge chiaramente dall’ultimo Rapporto OsMed dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
Stando a quanto contenuto nel documento, nel 2023, in Italia sono state consumate ogni giorno complessivamente 1.889 dosi di medicinali ogni 1000 abitanti, il 69,7% delle quali erogate a carico del Servizio sanitario nazionale e il restante 30,3% acquistate direttamente dal cittadino.
I farmaci per il sistema cardiovascolare si confermano al primo posto per consumi (513,9 dosi giornaliere per 1000 abitanti); al secondo posto si collocano i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo che rappresentano la seconda categoria in termini di consumi. […] Ma a preoccupare maggiormente è la ripresa del consumo di antibiotici dopo la pandemia, in particolare a partire dal 2022.
Quest’anno infatti il consumo di antibiotici nel nostro Paese è aumentato del 6,4% rispetto all’anno precedente. Lo scorso anno quasi 4 persone su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico, con livelli più elevati al Sud, dove il 44,8% della popolazione ne ha assunto almeno uno in corso d’anno, contro il 30,9% del Nord e il 39,9% del Centro.
Differenze che fanno riflettere anche sull’appropriatezza delle prescrizioni e le possibili conseguenze. Sappiamo infatti che l’abuso di antibiotici è una delle principali cause dell’insorgenza di batteri resistenti, cioè che non rispondono alle terapie oggi disponibili.
«La diffusione dei batteri resistenti agli antimicrobici è indicata dall’Oms – si legge nel report dell’Aifa – come una delle grandi emergenze sanitarie che nel 2050 potrebbe provocare oltre 39 milioni di morti nel mondo. Un problema che riguarda da vicino l’Italia, che ha la maggiore resistenza riscontrata in Europa (con 200 mila pazienti l’anno colpiti da batteri resistenti), che causa 11mila vittime».
L’inappropriatezza fa scopa con la scarsa aderenza, che è la principale causa di non efficacia delle terapie farmacologiche. La popolazione anziana è quella più a rischio per la compresenza di più patologie che richiedono un trattamento farmacologico.
(da La Stampa)
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Dicembre 31st, 2024 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTO SBUGIARDA “GENNY DELON” (CHE AL TG1 MINIMIZZO’ IN MODO VAGO “MI ERA VENUTA L’IDEA DI NOMINARLA”) E SOPRATTUTTO GIORGIA MELONI, CHE MISE LA MANO SUL FUOCO SULLA BUONA FEDE DEL MINISTRO (“HA DECISO DI NON DARE L’INCARICO DI COLLABORAZIONE. MI GARANTISCE CHE QUESTA PERSONA NON HA AVUTO ACCESSO A NESSUN DOCUMENTO RISERVATO”)… MA QUESTO DOCUMENTO APRE NUOVE DOMANDE: 1) PERCHÉ, DOPO UN PRIMO STEP, LA NOMINA NON È STATA FINALIZZATA? 2) COSA È AVVENUTO TRA IL GIORNO DELLA NOMINA, E IL 26 AGOSTO? 3) QUALCUNO È INTERVENUTO A BLOCCARE LA NOMINA A CONSULENTE DELLA BOCCIA? 4) CHI SI È MOBILITATO PER SILURARE L’IMPRENDITRICE? 5) DAVVERO TUTTO È AVVENUTO A COSTO ZERO PER LO STATO?
Sta per calare il sipario sul 2024. Un anno di guerre, cataclismi, scandali e scandaletti.
Soprattutto, l’anno in cui un’inchiesta a puntate di Dagospia ha terremotato il governo Meloni fino alle dimissioni del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Un unicum nel panorama editoriale italiano: mai prima d’ora il lavoro giornalistico di un sito d’informazione aveva fatto zompare la poltrona di un ministro.
Una vicenda, quella del duo Boccia-Sangiuliano, che riserva ancora molte sorprese.
L’ultima delle quali è il documento esclusivo che oggi pubblichiamo. Un atto formale che smentisce Sangiuliano e perfino Giorgia Meloni.
Ma andiamo per gradi e ripercorriamo, tappa dopo tappa, la vicenda ormai entrata nei manuali di politica e pure di quelli d’avanspettacolo: “Genny Delon” si infatua della rampante e biondissima imprenditrice pompeiana, Maria Rosaria Boccia, se la porta appresso per tutta Italia e le “promette” un incarico da consulente per i grandi eventi, sul G7 della cultura che si terrà proprio a Pompei. Solo una promessa?
Di certo, come dimostrato dalla fitta corrispondenza con i vertici del ministero, Maria Rosaria Boccia si comportava già come collaboratrice de facto del ministro.
A che titolo veniva messa in copia alle mail scambiate tra i dirigenti, per gli spostamenti dei ministri al G7, come dimostrato dal documento pubblicato da Dagospia il 2 settembre?
Il ministro parte-nopeo e parte incauto, nella intervista in stile “lacrime napulitane” rilasciata al direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci, il 4 settembre, disse: “Io l’ho conosciuta all’inizio della campagna elettorale per le europee, in occasione di una manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia a Napoli, è nata un’amicizia personale e lì ne ho riscontrato alcune doti e capacità organizzative, mi era venuta l’idea di nominarla, sempre a titolo gratuito, consigliere per l’organizzazione dei grandi eventi”.
Due giorni prima, Giorgia Meloni da Del Debbio: “Il ministro Sangiuliano aveva valutato la possibilità di dare a questa persona un incarico non retribuito, poi ha fatto una scelta diversa, ha deciso di non dare l’incarico di collaborazione. Mi garantisce che questa persona non ha avuto accesso a nessun documento riservato per quanto riguarda il G7”.
La Ducetta venne sbugiardata praticamente in diretta dalla venditrice di abiti da sposa, che immediatamente corse su Instagram e pubblicò un documento del G7 in suo possesso (a che titolo?).
In ogni caso, sia Sangiuliano che Meloni hanno utilizzato perifrasi vaghe: “Mi era venuta l’idea di nominarla”, “aveva valutato la possibilità di dare a questa persona un incarico”. Come se tutta la vicenda fosse legata a un’ipotesi nata lì quasi per caso e poi mai concretizzata. E’ davvero così?
Ora possiamo svelare la verità: come dimostra il documento di cui Dagospia è entrato in possesso, Gennaro Sangiuliano aveva già firmato la nomina della “dottoressa” Maria Rosaria Boccia a Consigliere.
Un atto formale, che risale al 1 agosto (due settimane dopo che la Boccia, stando a quanto denunciato da Sangiuliano, gli ha procurato il taglio sul capoccione), e in cui si legge:
“La dott.ssa Maria Rosaria Boccia è chiamata a collaborare con il Ministro in qualità di Consigliere per i grandi eventi. Nell’ambito di tale incarico la dott.ssa Maria Rosaria Boccia collaborerà altresì con [‘Ufficio stampa e con gli altri Uffici di diretta collaborazione del Ministro, con riferimento, in particolare, al settore dei grandi eventi. L’incarico di cui al comma I è conferito a titolo gratuito ed è disciplinato dal contratto di collaborazione accessivo a[ presente decreto e ad esso si applicano le disposizioni di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. L’incarico di cui all’articolo 1, comma 1, decorrere dalla data del presente decreto sino al termine del mandato govemativo del Ministro, ai sensi dell’articolo 32, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 marzo 2024, n. 57 , ferma restando la possibilità di revoca anticipata disposta dal Ministro per cessazione del rapporto fiduciario o di recesso. Il presente decreto e inviato ai competenti organi di controllo”.
Anche se il decreto di nomina firmato da Sangiuliano non basta per essere valido (doveva infatti essere ”inviato ai competenti organi di controllo”, cioè l’Ufficio centrale del bilancio e la Corte dei Conti), la sostanza politica è che la nomina era stata fatta.
Qualcosa di molto diverso dalle ambigue dichiarazioni della premier e dell’ex ministro.
Se il 1 agosto Sangiuliano ha firmato il decreto di nomina, significa che al Tg1 un mese dopo, di fronte agli italiani, mentì sapendo di mentire?
Davvero Giorgia Meloni ha “creduto” alle garanzie di ‘o ministro ‘nnamurato senza premurarsi di fare ulteriori verifiche, visionando tutti gli atti
Certo, è evidente che l’iter non sia stato perfezionato: il decreto è rimasto soltanto un pezzo di carta (scatenando, a cascata, la “vendetta” della Boccia con la storia Instagram che ha dato il via al caso). Ma questo documento apre nuove domande
:1) perché, dopo un primo step, la nomina non è stata finalizzata?
2) cosa è avvenuto tra il primo agosto, giorno in cui viene vergata la nomina, e il 26 agosto, giorno del Dago-scoop sul caso?
3) qualcuno è intervenuto per bloccare la nomina a consulente di Maria Rosaria Boccia?
4) chi, e in virtù di quale ruolo e potere, si è mobilitato per silurare l’imprenditrice di Pompei?
5) davvero tutto è avvenuto senza gravare per un euro sulle tasche dei contribuenti? Chi pagava i viaggi e i soggiorni della Boccia?
In una delle chat rese note da “Report”, Sangiuliano scriveva all’amante: “I consiglieri sono pagati, tu puoi aiutarci per il G7. Sei brava”. E quando la Boccia replicava: “Non voglio essere pagata, certo che mi fa piacere aiutarvi per il G7”, lui rispondeva: “Un rimborso spese ci vuole…”
(da Dagospia)
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