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È MORTO A COSENZA, ALL’ETÀ DI 82 ANNI, FRANO PIPERNO, FISICO, DOCENTE UNIVERSITARIO E FONDATORE DI POTERE OPERAIO

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

DA LEADER STUDENTESCO FU VICINO A ESPONENTI STORICI DELLA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE, COME TONI NEGRI E ORESTE SCALZONE: FU COINVOLTO IN ALCUNE INCHIESTE, TRA CUI QUELLA DENOMINATA “7 APRILE”, CONCLUSASI CON LA SUA CONDANNA A DUE ANNI DI RECLUSIONE PER PARTECIPAZIONE AD ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA (POI PRESCRITTA)

É morto a Cosenza Franco Piperno, esponente storico della sinistra extraparlamentare e tra i fondatori di Potere operaio. Malato da tempo, era originario di Catanzaro ed aveva 82 anni.
Era ricoverato in una struttura sanitaria della città. Piperno aveva insegnato all’Università della Calabria ed era stato anche assessore comunale a Cosenza all’epoca in cui era sindaco Giacomo Mancini, ex segretario nazionale del Psi. Il nome di Piperno è legato ad alcune tra le vicende più note che hanno visto al centro la sinistra extraparlamentare. É stato anche autore di numerosi saggi politici.
Piperno è stato per due volte assessore comunale alla Cultura a Cosenza. Oltre che con Giacomo Mancini, infatti, ricoprì lo stesso incarico nella Giunta presieduta da Eva Catizone, anche lei molto legata a Mancini. Intenso è stato inoltre il percorso di Piperno in ambito universitario. Laureato in Fisica a Pisa, iniziò come ricercatore nella facoltà di Ingegneria dell’università La Sapienza di Roma per poi insegnare al Politecnico di Milano e all’Università dell’Aquila.
Dopo le collaborazioni con alcuni atenei stranieri, concluse la carriera all’Università della Calabria. É stato anche uno dei leader studenteschi del ’68 La sua successiva militanza politica lo ha portato ad essere vicino ad esponenti storici della sinistra extraparlamentare come Toni Negri ed Oreste Scalzone. Fu anche coinvolto in alcune inchieste giudiziarie tra cui quella denominata “7 aprile”, conclusasi con la sua condanna a due anni di reclusione per partecipazione ad associazione sovversiva. Condanna poi finita in prescrizione.
Dopo aver partecipato al Sessantotto, fu un leader dell’estrema sinistra: fondatore con Toni Negri di Potere operaio, dirigente dell’Autonomia operaia e animatore della rivista Metropoli, nel 1979 fu accusato di complicità con la lotta armata nell’ambito dell’inchiesta “7 aprile”.
(da agenzie)

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L’ENNESIMA FUMATA NERA SULLA CONSULTA: NONOSTANTE I RICHIAMI DI MATTARELLA, I PARTITI NON HANNO TROVATO LA QUADRA SUI NOMI DEI QUATTRO GIUDICI COSTITUZIONALI

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

L’ORGANO È BLOCCATO DA MESI E IL QUIRINALE NON VUOLE PIÙ ATTENDERE… LA QUESTIONE È CRUCIALE ANCHE PER IL GOVERNO: LA CONSULTA IL 20 GENNAIO DOVRÀ ESPRIMERSI SUI QUESITI REFERENDARI PER LA RIFORMA DELL’AUTONOMIA (MELONI SPERA CHE NON SI VADA AL VOTO, PER EVITARE DI INCASSARE UNA SCONFITTA SULLA NORMA LEGHISTA)

Se, a meno di sorprese, dalla seduta delle Camere riunite convocata per l’elezione dei quattro giudici mancanti della Corte costituzionale uscirà una fumata bianca, sarà davvero fitta l’agenda che la Consulta si troverà ad affrontare fin dalla prima udienza a ranghi completi. E non perché si sia accumulato dell’arretrato; semplicemente perché la Corte ha assunto ormai il ruolo improprio di ammortizzatore di tutte le questioni che il Parlamento non riesce a risolvere.
Lo scontro tra maggioranza e opposizione ha assunto ormai dimensioni e metodi che non consentono il normale funzionamento del sistema parlamentare. Si pensi […] al referendum sull’autonomia rafforzata. Adesso tornerà all’esame dei supremi magistrati per decidere se dev’essere sottoposta a referendum.
All’atto della prima sentenza erano stati in molti a chiedersi: se la legge, praticamente, non c’è più, che senso ha far celebrare il referendum? Ma poi è intervenuta la Cassazione, il più delle volte chiamata a controllare le firme, e a sorpresa ha deciso che il referendum s’ha da fare.
L’ultima parola, appunto, spetterà alla Consulta. Con conseguenze politiche molto diverse, nei diversi casi. Se infatti la decisione sarà concorde a quella della Cassazione, le urne dovrebbero aprirsi tra aprile e giugno, con una campagna che potrebbe intrecciarsi con quella delle regionali, potenziando il valore nazionale del voto.
Se invece la Consulta ribalterà la sentenza degli ermellini, il compito di riscrivere la legge sull’autonomia ritornerà al Parlamento. In una situazione in cui, però, con evidenza, né Meloni e il suo partito, né Forza Italia, sono così felici di rimettersi al lavoro su un testo che […] una volta riapprovato rischia di essere una delusione per gli elettori del Nord.
A sera, dopo l’ennesima giornata di trattative convulse, non c’è ancora l’intesa per l’elezione dei quattro giudici costituzionali mancanti. A meno di sorprese successive a nuovi incontri mattutini, quando a ora di pranzo gli eletti di Camera e Senato si ritroveranno oggi a Montecitorio per il voto, le urne si riempiranno di schede bianche
Per di più con il rischio che il caos oscuri l’inizio delle votazioni per la riforma della separazione delle carriere. Tant’è che, da fonti di maggioranza, filtra l’indicazione di un’ipotetica riconvocazione dell’assemblea per questo giovedì. D’altro canto il Quirinale non è più disposto ad attendere, la Consulta «deve tornare» ad agire nella sua formazione completa. La questione da mesi va incistandosi, nonostante la corsa contro il tempo compiuta a dicembre per abbassare i quorum. Neppure i vertici paralleli di centrodestra e centrosinistra di ieri avrebbero risolto del tutto la partita.
I punti fissi restano tre. Ovvero lo schema e due dei quattro nomi necessari. Il primo, per il momento, regge con le stesse modalità con cui era stato annunciato: due giudici espressione del centrodestra, un tecnico e un giudice di centrosinistra. Per quanto riguarda i nomi la partita è un po’ più complicata. Vengono considerati certi dell’elezione il consulente giuridico di palazzo Chigi Francesco Saverio Marini, in quota FdI, e il costituzionalista Massimo Luciani, come espressione del centrosinistra. Sui due restanti, invece, ieri è andato in scena l’ennesimo psicodramma.
Pd e M5S si erano detti pronti a sostenere l’indicazione dell’avvocata generale dello Stato Maria Alessandra Sandulli come tecnico. Sandulli, che fu indicata nel 2019 da Giuseppe Conte per la sua attuale carica, è però diventata anche la carta favorita di Forza Italia. Quando Antonio Tajani ieri lo ha chiarito a Giorgia Meloni e Matteo Salvini nel vertice tenuto a palazzo Chigi, il banco è quindi saltato. Sandulli è accettabile come tecnico, avrebbe spiegato la premier all’azzurro, ma non come indicazione di parte della maggioranza, proprio in virtù dei suoi rapporti passati con il M5S. Un’opposizione che, spiegano fonti di centrosinistra, è stata confermata dalla minoranza.
La situazione, quindi, è tornata caotica. Anche perché Meloni avrebbe chiesto – anche per evitare ulteriori frizioni con il Quirinale – di arrivare all’elezione dei giudici prima che la Consulta potesse esprimersi sull’ammissibilità dei requisiti referendari contro l’Autonomia differenziata. Desiderata che rischiano di rimanere disattesi.
(da La Stampa)

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ALTRA GIORNATA DI CAOS TRENI: IN CALABRIA LINEA INTERROTTA PER MALTEMPO

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

PROBLEMI  ANCHE SULL’ALTA VELOCITA’ PER UN GUASTO TRA ROMA E FIRENZE

Ancora disagi sulle linee ferroviarie d’Italia. Per il maltempo, che sta interessando il Sud Italia, è stata sospesa la circolazione in diversi punti della tratta Salerno-Reggio Calabria.
Nove treni tra Alta velocità e Intercity sono stati cancellati o con arrivo limitato a determinate stazioni, altri cinque sono attualmente fermi in attesa di disposizione. Mentre due convogli notturni hanno superato le sei ore di ritardo.
Più in generale, dalle 7,40 la circolazione è stata completamente sospesa tra San Lucido e Diamante, in provincia di Cosenza, dalle 9,30 è stato, invece, disposto il blocco tra San Lucido e Paola.
Il forte vento ha causato la presenza sulla linea ferroviaria di oggetti metallici, anche di notevole grandezza. «È in corso l’intervento di ripristino della linea da parte dei tecnici di Rete Ferroviaria Italiana – precisa l’azienda in una nota – al momento non è possibile attivare dei collegamenti con autobus per l’interruzione anche della viabilità stradale».
Nella stazione ferroviaria di Scalea, in provincia di Cosenza, decine di viaggiatori attendono i servizi sostitutivi per i treni cancellati o che hanno accumulato forti ritardi: fino a 390 minuti nel caso della linea Alta Velocità per Bolzano. A supporto dei viaggiatori bloccati in stazione sono giunti alcuni volontari di associazioni del terzo settore.
Caos sulla linea AV Firenze-Roma
Anche la linea Alta velocità Firenze-Roma ha subito oggi – martedì 14 gennaio – rallentamenti. La circolazione ferroviaria, precedentemente rallentata tra Valdarno e Arezzo per un inconveniente tecnico, è tornata regolare dopo l’intervento dei tecnici di Rfi che hanno ripristinato la piena funzionalità della linea. Lo rende noto il sito infomobilità di Rete Ferroviaria Italiana. I treni sono stati instradati sulla linea convenzionale nel tratto interessato con un maggior tempo di percorrenza fino a 30 minuti.
(da agenzie)

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REPORT BATTE PURE GOLDRAKE

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

TELEMELONI LE TENTA TUTTE PER AFFOSSARE L’UNICA TRASMISSIONE CHE LA SALVA NEGLI ASCOLTI… MA SUBISCE L’ENNESIMA SCONFITTA

Pur di affossare una delle poche trasmissioni che sta salvando la Rai dalla débâcle degli ascolti le stanno provando tutte. L’ultima trovata è stata schierare Goldrake per stoppare l’audience di Report. A colpi di lame rotanti. Sì, proprio così.
Ma domenica sera anche lo storico cartone animato giapponese, che si è fermato su Rai2 al 2,8% di share, nulla ha potuto contro la corazzata di Ranucci. Che, schivato il doppio maglio perforante, ha schiantato l’Ufo Robot piazzando un 7,56% (oltre 1,4 milioni di spettatori), con punte del 9%. Fallito l’ennesimo tentativo di auto-sabotaggio messo in atto dalle reti pubbliche, la guerra al programma di Rai3, però, non si è certo fermata qui.
A puntata in corso, come denunciato dallo stesso Ranucci sui suoi canali social, ci ha messo del suo persino Facebook: “Meta sta censurando i post della trasmissione Report e del sottoscritto su ciò che sta accadendo a g..a!”. Cioè a Gaza, cui era dedicata l’inchiesta sull’influenza della lobby ebraica all’interno delle istituzioni europee per ammorbidire la posizione dell’Ue rispetto ai crimini (per i quali la Corte penale internazionale ha spiccato un madato di cattura nei confronti di Netanyahu) che si stanno perpetrando nella Striscia.
Ma non è tutto. A scatenare l’ennesimo polverone politico ci ha pensato il capitolo di Report che dava conto “delle novità emerse dalle perizie finanziarie economiche emerse dalla Procura di Firenze dove Berlusconi era indagato e dove oggi è ancora indagato Dell’Utri”. E che ha scatenato la furia della figlia di Silvio Berlusconi, Marina: “Pattume mediatico-giudiziario”; “paradossali accuse di una presunta vicinanza di mio padre alla criminalità organizzata”; “disservizio pubblico”; “ignobile e vergognoso esercizio di pseudo-giornalismo”.
Una sorta di chiamata alle armi per il partito di famiglia, Forza Italia – quando si dice il conflitto d’interessi politico-mediatico – e per la maggioranza al seguito, tornati ad attaccare frontalmente la trasmissione di Ranucci. Che dopo aver battuto Goldrake, chissà, magari si ritroverà contro pure Mazinga e Jeeg Robot d’acciaio.
(da lanotiziagiornale.it)

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IL GOVERNO STUDIA UNO SCUDO PENALE AGLI AGENTI ANCHE PER GLI OMICIDI

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

PER EVITARE CHE I POLIZIOTTI SIANO INDAGATI, ALTRIMENTI SI OFFENDONO

Uno scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni. Non tout court perché sarebbe incostituzionale differenziare tra cittadini e poliziotti. Ma una legge che permetterebbe da un lato di evitare che gli agenti vengano iscritti nel registro degli indagati in caso di atto dovuto, togliendo allo stesso tempo la competenza alle procure, affidando tutto al procuratore generale delle corti d’appello.
Questo varrebbe per tutti i reati che prevedano l’utilizzo di armi o la forza fisica, compreso l’omicidio. La norma allo studio potrebbe essere inserita nel disegno di legge Sicurezza in discussione al Senato.
Per il momento è un’idea a cui sta lavorando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano su richiesta della premier Giorgia Meloni e dello stato maggiore di Fratelli d’Italia. L’obiettivo politico, di cui la presidente del Consiglio ha parlato a più riprese, è quello di fare di più sul dossier della Sicurezza. Meloni ne ha parlato anche in conferenza stampa proponendo un encomio solenne per il maresciallo Luciano Masini che ha sparato e ucciso il cittadino egiziano Muhammad Sitta, che aveva accoltellato 4 persone.
Masini è finito sotto indagine per eccesso colposo di legittima difesa. Ed è proprio per evitare nuovi casi come questo che si è mossa direttamente Meloni, affidando il dossier al suo fedelissimo sottosegretario, già magistrato. Un compito non facile perché il rischio dell’incostituzionalità è alta, ma l’obiettivo politico è quello di introdurre uno “scudo penale” per gli agenti delle forze dell’ordine che utilizzano la forza. In queste ore si starebbero studiando alcuni disegni di legge della passata legislatura del centrodestra mai calendarizzati e che prevedevano proprio questo: evitare che gli agenti delle forze dell’ordine possano essere iscritti nel registro degli indagati come “atto dovuto”.
La norma si baserebbe su due pilastri: in primo luogo si eviterebbe l’indagine nei confronti degli agenti e l’istruttoria sarebbe decisa in una prima fase dal ministero dell’Interno e poi potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati solo se dovessero emergere degli indizi chiari nei suoi confronti.
La seconda modifica prevederebbe la decisione di spostare la competenza dalle procure della Repubblica al procuratore generale della Corte di Appello sperando che questi ultimi possano essere più accomodanti.
Questa non sarebbe l’unica norma in favore degli agenti inserita nel disegno di legge Sicurezza: nel provvedimento in discussione al Senato, per la seconda lettura, sono previste norme per aumentare le pene per la resistenza a pubblico ufficiale, un reato ad hoc per le lesioni nei loro confronti e acquisto di bodycam per gli agenti.
Ieri, inoltre, la Lega con il capogruppo Riccardo Molinari ha depositato una proposta di legge che sarà presentata oggi alla Camera: prevede il patrocinio gratuito a carico dello Stato per le spese legali per gli agenti indagati nell’esercizio delle proprie funzioni. Fratelli d’Italia, ieri, con la deputata Maria Cristina Caretta ha addirittura proposto che venga introdotto il reato di terrorismo di piazza sempre per tutelare le forze dell’ordine.
Che ci sia un derby interno al governo su chi vuole intestarsi la battaglia della sicurezza si capisce anche dai tempi del disegno di legge. La Lega in queste ore, dopo le proteste a Roma e Torino contro le forze dell’ordine per l’uccisione del giovane Ramy a Milano, ha rilanciato chiedendo che il disegno di legge Sicurezza venga approvato al Senato senza modifiche senza dover tornare alla Camera per una terza lettura che allungherebbe i tempi. Ma la premier Meloni e il sottosegretario Mantovano non hanno alcuna intenzione di andare dietro le richieste del Carroccio e vogliono assecondare quelle del Quirinale che ha chiesto espressamente modifiche al provvedimento. In particolare, quella che riguarda le madri detenute: per colpire le cosiddette borseggiatrici, il governo ha reintrodotto la possibilità che le donne incinte o con figli fino a un anno possano andare in carcere. L’altra norma che non piace agli uffici del Quirinale è quella che vieta ai migranti irregolari che sbarcano in Italia di poter acquistare una sim telefonica per parlare tra loro e con i propri cari nei Paesi d’origine. Con le modifiche il disegno di legge tornerà alla Camera per la terza lettura.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“COSTRETTA A SPOGLIARMI E A FARE SQUAT IN QUESTURA A BRESCIA”

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DI UNA ATTIVISTA DI EXTINCTION REBELLION DOPO UN SIT IN PER IL GENOCIDIO IN ATTO A GAZA… “AI MASCHI NON E’ STATO CHIESTO DI SPOGLIARSI”… SETTE ORE IN QUESTURA. NEANCHE FOSSIMO IN RUSSIA

«Ai maschi non è stato chiesto di spogliarsi e di togliersi i vestiti», racconta una delle attiviste fermate in un video pubblicato sui canali social del movimento di protesta ambientalista Extinction Rebellion. I manifestanti avevano organizzato un sit-in per chiedere di interrompere la «complicità nel genocidio palestinese e nei crimini di guerra e contro l’umanità che si stanno consumando a Gaza»
Un fermo da incubo per 23 manifestanti dopo un sit-in di protesta davanti la sede di Leonardo Spa a Brescia organizzato per chiedere allo stato italiano e alla società produttrice di armamenti di interrompere la «complicità nel genocidio palestinese e nei crimini di guerra e contro l’umanità che si stanno consumando a Gaza». I manifestanti sono stati trattenuti per oltre sette ore in Questura e alcune attiviste hanno anche denunciato di essere state fatte spogliare.
«Mi hanno chiesto di spogliarmi, di togliermi le mutande e fare tre squat per dei controlli a detta loro. Questo trattamento è stato riservato solo a delle persone femminilizzate. Ai maschi non è stato chiesto di spogliarsi e di togliersi i vestiti», racconta una di loro in un video pubblicato sui canali social del movimento di protesta ambientalista Extinction Rebellion. I 23 attivisti facevano parte di diversi movimenti tra cui Ultima Generazione, Extinction Rebellion e Palestina Libera. Sono stati fermati davanti la sede di Leonardo spa, società a controllo pubblico attiva nel settore dell’industria bellica e della sicurezza.
«Tutte le persone sono state denunciate arbitrariamente per reati pretestuosi e altre espulse da Brescia con dei fogli di via obbligatori. Sì, la solita misura di prevenzione del codice antimafia che viene illegittimamente notificata dai Questori di tutta Italia sotto ordine diretto del Ministero dell’Interno», denuncia Extinction Rebellion.
Gli attivisti sono stati accusati di «radunata sediziosa», «accensioni ed esplosioni pericolose», «imbrattamento» e «concorso morale». Alcune di loro sono state denunciate anche per «manifestazione non preavvisata».
La denuncia di Avs
«Spieghino gli agenti della Questura di Brescia come mai hanno sottoposto a 7 ore di fermo persone che avevano fornito i documenti e quindi non dovevano essere trattenute in base all’articolo 349 del codice di procedura penale», scrive Marco Grimaldi vicecapogruppo di Avs alla Camera nella sua interrogazione. «Ma, soprattutto, spieghino perché donne e ragazze sarebbero state costrette a spogliarsi e a eseguire piegamenti sulle gambe. Di questi abusi, dopo il 2001, ne abbiamo abbastanza. Come ne abbiamo abbastanza delle denunce arbitrarie, che regolarmente cadono davanti al Pm e dei fogli di via elargiti a chiunque manifesti».
Ma c’è di più. «Ciò che più inquieta – scrive il parlamentare di Avs – è che molte delle persone identificate come donne hanno testimoniato di essere state costrette a spogliarsi e a eseguire piegamenti sulle gambe, trattamento non riservato alle persone di sesso maschile». Da qui la richiesta di riferire in Aula al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
(da agenzie)

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GERMANIA, I NEONAZISTI DI AFD SPEDISCONO UN “BIGLIETTO DI ESPULSIONE” NELLE CASSETTE DELLE LETTERE DI CIRCA 30.000 PERSONE CHE HANNO UN PASSATO MIGRATORIO

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

LA SOLITA FECCIA SOVRANISTA CHE E’ ANCORA A PIEDE LIBERO GRAZIE A UNA DEMOCRAZIA PAVIDA… IN UN PAESE CIVILE SAREBBERO GIA’ TUTTI NEI CAMPI DI RIEDUCAZIONE

Un biglietto di espulsione di sola andata datato 23 febbraio, il giorno delle elezioni federali tedesche, infilato nelle cassette postali di circa 30 mila persone che sono immigrate in Germania, o hanno comunque un passato migratorio. Questa l’ultima provocazione firmata da alcune sezioni distrettuali dell’ultradestra tedesca dell’AfD che sta facendo discutere.
«Ecco cosa hanno trovato nella loro posta le persone con un background migratorio nella zona di Karlsruhe», ha denunciato un utente su Instagram rilanciato dalla Frankfurter Rundschau. La frase stampata sopra al biglietto, dove il passeggero è indicato come «immigrato illegale» riporta: «Solo la remigrazione può salvare la Germania». Un QR code rimanda poi al sito dell’AfD di Karlsruhe, dove è possibile scaricare il biglietto e leggere le richieste del partito accompagnate da un link per donazioni.
Gli stessi biglietti sono stati distribuiti nel fine settimana a Riesa, al congresso dell’ultradestra che ha ufficialmente lanciato la leader Alice Weidel per la corsa alla cancelleria. La polizia di Karlsruhe ha avviato un’indagine per sospetto incitamento all’odio. La sezione del partito locale però si difende ribadendo che le iniziative sono «legittime e conformi alla legge».
(da agenzie)

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DDL SICUREZZA, PERCHE’ I PARENTI DELLE VITTIME DI STRAGI CONTESTANO LA NORMA CHE DA’ PIU’ POTERE AGLI 007

Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile

“SE SI DA’ LA LICENZA DI DELINQUERE A SOGGETTI ISTITUZIONALI CON LA COPERTURA GOVERNATIVA NON CI SARA’ PIU’ DIFFERENZA TRA CRIMINALI E CHI DOVREBBE OPERARE A TUTELA DELLA SICUREZZA”

Le associazioni dei familiari delle vittime di stragi di mafia e terrorismo si sono schierate contro il ddl Sicurezza, che questa settimana riprenderà il suo esame in Senato.
A preoccuparle è l’articolo 31 del disegno di legge che potenzia le attività dei servizi segreti. In un comunicato, le associazioni hanno sottolineato che “in un paese che non ha ancora superato le cicatrici provocate da stragi, omicidi, attentati, depistaggi, dossieraggi, golpe tentati, progetti eversivi e altre fenomenologie criminali della stessa specie, che sono stati immancabilmente accompagnati da responsabilità non solo morali e spesso processualmente accertate di esponenti degli apparati di sicurezza, il solo pensiero di fornire ancora più poteri a tale personale, ivi compreso il potere di delinquere, pare non solo una offesa alla Costituzione repubblicana ma anche eversivo”.
In particolare il ddl in questione attribuisce agli agenti di pubblica sicurezza l’autorizzazione a portare armi senza licenza, l’accesso a banche dati e sistemi informatici della pubblica amministrazione e la possibilità, nel corso di un’attività sotto copertura all’interno di un’organizzazione terroristica, di dirigerla e prendervi parte senza doverne rispondere.
Agli 007 inoltre, si potrà attribuire la qualifica di agente di pubblica sicurezza con funzioni di polizia e la possibilità di mantenere la copertura anche durante eventuali procedimenti penali.
Da qui l’indignazione dei parenti delle vittime delle stragi, che ricordano come “la storia, anche quella giudiziaria, ci segnala la presenza di uomini degli apparati di polizia o di sicurezza in pressoché tutte le stragi che hanno insanguinato l’Italia (o nei depistaggi che ne sono stati il seguito)”.
Nei numerosi casi noti alle cronache – da Capaci a via d’Amelio, alla strage di Bologna – “compaiono uomini dei servizi, pressoché sempre. Per cancellare prove, per inquinarle, manipolarle, depistare, oscurare e mascherare la verità”, proseguono. Per le associazioni “è evidente che, di fronte a tali condotte criminali, partorite da uomini dello Stato che avrebbero avuto invece il compito di assicurare la nostra sicurezza e vigilare sulla democrazia, sarebbe tassativo intervenire con misure di contenimento dei poteri e potenziamento di controlli sull’operato dei servizi” e non il contrario.
Un aspetto “evidente per tutti, ma non per il governo.La licenza criminale ai servizi disegnata con l’articolo 31 del ddl sicurezza fa strame di ogni più elementare principio democratico”, insistono.
I familiari denunciano il riconoscimento agli apparati, da parte del ddl Sicurezza, della “facoltà di delinquere (anche con diritto di vita e di morte su ogni cittadino?, con l’unica limitazione che ne sia informato il capo del governo. Se poi a tutto questo scriteriato e incostituzionale potere concesso con l’articolo 31, si aggiunge anche la possibilità di spiare senza alcuna limitazione ogni singolo cittadino attraverso le intercettazioni preventive, allora si comprende che non è un articolo scritto frettolosamente, piuttosto un disegno preciso di virare decisamente da uno stato di diritto a un incostituzionale stato securitario”, osservano.
Per questo motivo, Coordinamento Associazioni Familiari di Vittime delle Stragi ha chiesto al governo di cancellare la norma contestata e di avviare un tavolo tecnico per monitorare l’attività degli apparati di sicurezza, per evitare che “travalichino i compiti e i poteri” loro conferiti. “Se uno stato democratico assegna e permette licenza di delinquere a soggetti istituzionali con la copertura governativa – è il ragionamento dell’associazione – non ci sarà più differenza fra chi dovrebbe operare a tutela della legge e della sicurezza dei cittadini e chi compie crimini attentando alla sicurezza nazionale”, concludono
(da Fanpage)

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