Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
E IN ITALIA? SE LE INIZIATIVE GOVERNATIVE LATITANO, SONO LE GRANDI AZIENDE A MUOVERSI: IL 2025 SI È APERTO CON IL VIA ALLA SETTIMANA CORTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA, SIAE OPTA LA FLESSIBILITÀ IN BASE AL PERIODO DELL’ANNO: A GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE E DICEMBRE, OLTRE 600 DIPENDENTI POTRANNO DECIDERE DI ADERIRE ALLA SETTIMANA LAVORATIVA DI QUATTRO GIORNI. E ANCHE UNIPOL E LUXOTTICA…
L’ultima in ordine di tempo è stata la Spagna: qualche giorno fa il Paese ha annunciato
un progetto di legge per abbassare a 37,5 ore l’orario di lavoro settimanale a parità di stipendio.
L’obiettivo è «lavorare meno per vivere meglio». Da noi in Italia, in attesa di misure da parte del governo che le opposizioni hanno evocato a più riprese, sono le grandi aziende a muoversi.
Per fare qualche esempio, con l’inizio del 2025 il via alla settimana corta è arrivato da Autostrade per l’Italia. Autostrade partirà con una sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro a partire da giugno con 36 ore settimanali a parità di retribuzione.
Tra le novità anche un sostegno della genitorialità con l’istituzione di un contributo per l’asilo nido del secondo e terzo figlio (rispettivamente, 50 e 100 euro al mese) e l’estensione del congedo di paternità per un totale di 20 giorni (10 obbligatori per legge e 10 messi a disposizione dall’azienda).
Anche Siae ha deciso per orari più leggeri ma la flessibilità cambierà a seconda del periodo dell’anno: nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre e dicembre, oltre 600 dipendenti potranno decidere di aderire alla settimana lavorativa di quattro giorni. Negli altri mesi, invece, l’orario rimarrà di 40 ore da lunedì al venerdì. L’elenco è lungo. Anche Unipol sta considerando l’introduzione della settimana corta nel suo piano industriale per il 2025-2027. Permetterà ai suoi dipendenti di lavorare quattro giorni a settimana su base volontaria. Allo stesso modo Luxottica, un altro big del mondo produttivo, che aveva sperimentato la settimana corta a partire da aprile 2024 prevede di raddoppiare le adesioni nel 2025. I dipendenti lavoreranno dal lunedì al giovedì, mantenendo lo stipendio.
I casi sono in crescita e adesso anche il pubblico apre alla nuova formula. Nel nuovo anno i dipendenti dei ministeri sperimenteranno la settimana corta: i dipendenti delle Funzioni centrali sperimenteranno la settimana corta (ma senza riduzione dell’orario di lavoro).
Le iniziative per la settimana corta rappresentano un passo verso un modello di lavoro più flessibile e orientato al benessere dei dipendenti.
L’elenco di grandi gruppi e aziende che già hanno intrapreso questa via è già nutrito e va da Intesa Sanpaolo a Thun fino a Lamborghini.
«Occorre fare attenzione – dice Rossella Cappetta, Associate Dean per la formazione su misura di Sda Bocconi, Professoressa di Organizzazione del Lavoro di Università Bocconi – Quello a cui stiamo assistendo è una trasformazione di natura tecnica ed è un passaggio difficilissimo».
In pratica per l’esperta occorre essere capaci di mettere in piedi una giusta gestione del lavoro. Sennò si rischia un crollo della produttività. «E’ una sfida tecnica – sottolinea l’esperta -. Il rischio di farsi molto male è grande in particolare nelle piccole aziende che hanno minori competenze nell’organizzazione del lavoro».
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
IL POVERETTO È ANDATO ALL’OSPEDALE DI LATINA ACCUSANDO PROBLEMI AL CUORE, MA I MEDICI HANNO SCOPERTO CHE I SINTOMI ERANO PARTE DI UN PROBLEMA PIÙ COMPLESSO
C’è un inchiesta sul bracciante indiano di 46 anni che ormai da circa due settimane è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Terapia intensiva coronarica dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Il quarantaseienne è arrivato nel nosocomio pontino per una grave cardiopatia, ma durante gli accertamenti è emerso che gli arti inferiori, un braccio, il naso e la milza erano interessati da una vasculite autoimmune, provocata probabilmente dalla reazione del sistema immunitario all’esposizione a pesticidi o diserbanti senza le dovute precauzioni previste per legge, sembrerebbe per addirittura tre giorni
Il quarantaseienne ha perso entrambe le gambe e i medici gli hanno potuto salvare solamente il braccio. Sulla vicenda indagano adesso carabinieri, polizia e guardia di finanza. Si cerca di risalire all’azienda agricola per cui ha lavorato lo straniero, che non parla italiano. Informati anche i servizi sociali per rintracciare la famiglia di origine.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
LE DUE STRADE PER RISOLLEVARE LE SUE SORTI: SBATTERSI PER IL TERZO MANDATO DEI GOVERNATORI (E TENERE ZAIA IN VENETO EVITANDO UNA SCISSIONE) E SEDURRE GLI ELETTORI EVASORI CON LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE ESATTORIALI
Matteo Salvini ha fiutato l’aria e non ha sentito profumo di lavanda. La legislatura, per la
Lega, sta prendendo una piega inaspettata e sfavorevole.
La tanto cara riforma costituzionale sull’autonomia differenziata è stata ampiamente smantellata dai giudici, e avrà bisogno di molte modifiche per riuscire a vedere la luce.
I consensi per il Carroccio non si schiodano da un 8%, considerata una pericolosa soglia di galleggiamento, e le regionali del 2025 portano in dote la pericolosissima rogna del Veneto.
La “Liga”, braccio lagunare del partito, ha già raccolto 61mila firme in favore del Governatore uscente, Luca Zaia, e l’umore generale in Regione è che il “Doge” debba essere ricandidato o, nella peggiore delle ipotesi, indicare in piena autonomia il suo successore.
L’attivismo dei veneti a favore di Zaia è una pesante minaccia alla già barcollante leadership di Salvini nella Lega. Per questo il fu “Truce del Papeete” ha capito di non poter restare mani in mano ad aspettare gli eventi: ha deciso di fare un passo in avanti con l’esecutivo, a favore di Zaia, per proporre una revisione della normativa del limite dei due mandati per i governatori.
Blindarsi in Veneto è l’unico modo che ha Salvini per contenere i malumori interni al partito. Sul piano nazionale, invece, la strategia è quella di puntare, come insegnava Silvio Berlusconi, sul tema delle tasse. Non siamo ancora al “pagare poco, pagare forse”, ma quasi.
Salvini spingerà forte sulla rottamazione delle cartelle esattoriali, facile fonte di consenso verso gli elettori-evasori, e ha già fatto capire di aver trovato un alleato nel ministro Giancarlo Giorgetti.
Venerdì il vicepremier ha dichiarato: “Abbiamo interloquito e la vediamo alla stessa maniera, c’è piena sintonia”.
È un messaggio di sponda al viceministro Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia, da sempre scettico sul condono fiscale. Come a dire: caro Leo, non sei tu il ministro e dunque non decidi nulla al riguardo.
Oggi Leo ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, affermando di essere “d’accordo con la nuova rottamazione”, ma subito precisando la necessità di mantenere “la dovuta attenzione ai conti pubblici”: “Sono interventi da fare alla luce delle osservazioni della Ragioneria generale dello Stato”.
Nel rapporto con Giorgia Meloni, invece, Salvini ha dovuto mostrare i canini dopo le numerose ricostruzioni, diffuse dai giornali, in cui veniva evocata, da parte della Ducetta, l’ipotesi di forzare la mano e tornare al voto per capitalizzare il consenso che le viene riconosciuto dai sondaggi.
Il fidanzato di Francesca Verdini ha fatto capire alla premier di non essere un tontolone: si è reso conto di una strategia in atto, da parte di Palazzo Chigi, per metterlo con le spalle al muro, costringerlo a un colpo di testa, così da permettere alla sora Giorgia, in modo “pulito”, di salire al Quirinale e chiedere il voto a Mattarella in assenza di fiducia.
Salvini ci ha tenuto a rovinare i sogni di grandezza di Giorgia Meloni, facendo presente che nel caso in cui la premier volesse andare al voto anticipato per fare filotto in quel caso la Lega non correrebbe in coalizione con il centrodestra.
La premier ha capito che i problemi all’interno della coalizione sono complessi e di non facile risoluzione, al punto da aver disdetto la sua partecipazione alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, prevista dal 14 al 16 febbraio, dove sarà presente il vice presidente americano, JD Vance.
Ps. Gli addetti ai livori fanno notare che dopo aver preso un bello shampoo da Ursula, al Consiglio europeo informale, non si è fatta più vedere (né in Parlamento, né a Monaco, ne al vertice sull’intelligenza artificiale di Parigi)
(da Dagoreport)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
IL CAPOMISSIONE DI “MEDITERRANEA” CHIEDE AI MAGISTRATI DI PALERMO DI INDAGARE SULL’INTRUSIONE INFORMATICA DI CUI E’ STATO VITTIMA… I LEGALI: “VOGLIAMO SAPERE SE E’ ATTIVITA’ CONNESSA ALLE OPINIONI POLITICHE DEL NOSTRO ASSISTITO”
Anche le procure italiane adesso dovranno occuparsi del caso Paragon. O almeno sarà di certo tenuta a farlo la procura di Palemo.
Luca Casarini, assistito dagli avvocati Serena Romano e Fabio Lanfranca ha presentato una denuncia-querela contro ignoti per chiedere ai magistrati di individuare chi abbia “bucato” il suo telefono con lo spyware militare Graphite di Paragon, in grado – si spiega – non solo di leggere e acquisire tutto quanto sia contenuto nel telefono, ma anche di trasformarlo in un registratore e in una foto e video-camera, come di importare sul dispositivo contenuti di varia natura
La denuncia è stata presentata direttamente in procura a Palermo e dell’iniziativa, annuncia l’avvocato Lanfranca, “sarà notiziato il capo Maurizio de Lucia”.
Non un esposto, ma una precisa denuncia-querela
Non si tratta di un generico esposto che sottopone alla magistratura alcune circostanze chiedendo ai magistrati di valutare se e in che misura costituiscano reato, ma di una denuncia precisa, che individua una violazione di diritti anche costituzionali, con cui si chiede alla procura di procedere. Con Graphite – si ricorda nell’esposto – sono stati infettati i telefoni di 90 persone in tutto il mondo fra cui quello del direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, di tre esponenti di Mediterranea – Casarini, Beppe Caccia e un rifugiato che con loro collabora da tempo – e dell’attivista libico residente in Svezia, Husam El Gomati
Sono “fatti d’inedita e preoccupante gravità per l’inaccettabile compromissione del principio di riservatezza delle comunicazioni e della vita privata che trova riconoscimento e tutela in plurime fonti di diritto nazionale, internazionale, europeo”, si afferma nel documento.
L’avvocato: “Attività connessa alle opinioni politiche del nostro assistito?”
La denuncia, spiega l’avvocato Lanfranca, “è finalizzata a conoscere quale apparato dello Stato si sia spinto fino a usare le armi delle spionaggio dei propri cittadini e chiediamo di conoscere se questa attività sia connessa alle opinioni politiche del nostro assistito”. Per Lanfranca “in uno Stato di diritto nessuno, nè il governo, nè la magistratura, nè i Servizi segreti possono considerarsi al di sopra della legge”.
I dettagli della denuncia
In dettaglio, nel documento di cinque pagine, si ripercorre la vicenda: dalla scoperta dell’intrusione informatica, comunicata dalla stessa app Whatsapp con una notifica di sicurezza, alla consultazione con il team di ricerca indipendente CitizenLab, consigliato dalla stessa società, alle inchieste giornalistiche che hanno rivelato come la campagna spyware riguardasse 90 attivisti e giornalisti in tutto il mondo e che Paragon, esattamente negli stessi giorni in cui l’infezione spyware mondiale veniva fuori, abbia rescisso il contratto con l’Italia, dove la società italiana aveva due clienti, “un’agenzia di intelligence e una forza di sicurezza”.
Mediterranea nel mirino?
Coincidenze che gettano ombre lunghe su tutta la vicenda. Anche perché Casarini – si conferma nell’esposto – non è l’unico esponente di Mediterranea spiato. Dell’ong c’è anche Beppe Caccia, più secondo indiscrezioni, non confermate nella querela, un rifugiato sudanese che con loro da tempo collabora. Per Casarini e i suoi legali si tratta di circostanze preoccupanti, soprattutto alla luce “di un gravissimo episodio di diffusione illecita di informazioni a carattere riservato”.
Le precedenti violazioni della privacy
Il riferimento è alla valanga di intercettazioni – captate nel corso del procedimento che contro Mediterranea si trascina da anni a Ragusa e è ancora in fase di udienza preliminare – finite sui giornali prima ancora che le avessero in mano gli avvocati. Si tratta di conversazioni che nulla hanno a che fare con l’oggetto del processo, spesso di natura del tutto privata e personale, per oltre un mese finite su due testate, contro le quali Casarini ha già presentato denuncia. Alla procura di Palermo, Casarini e i suoi legali, chiedono dunque di indagare per scoprire chi abbia portato avanti la campagna di intrusione, captazione e eventuale manomissione del telefono del capomissione e fondatore di Mediterranea, e soprattutto per quale motivo e per quale scopo.
Conferenza stampa a Strasburgo
Nel pomeriggio, della vicenda si parlerà a Strasburgo, dove Casarini e il caporedattore di Fanpage, Francesco Cancellato, parleranno durante una conferenza stampa organizzata dall’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo, a cui parteciperanno anche rappresentanti di Sinistra italiana, Verdi e Movimento 5 stelle.“Pensiamo che sia di estrema gravità per la democrazia europea quello che è avvenuto con lo spionaggio nei confronti del direttore cancellato e di altri esponenti della società civile – afferma Ruotolo – Per questo chiederemo alla commissione europea di fare chiarezza “.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
I LAVORI PER UNA SERIE DI INFRASTRUTTURE VERRANNO RIPROGRAMMATI, A RISCHIO 17 MILA POSTI NEGLI ASILI NIDO. IN GRAVE RITARDO I NUOVI OSPEDALI AL SUD… INVESTITO SOLO IL 30% DEI FONDI
Nonostante la revisione dell’anno passato il Pnrr stenta a decollare. Secondo l’ultimo
monitoraggio effettuato dalla fondazione Openpolis, da mesi in pressing sul governo per ottenere dati aggiornati, a un anno e mezzo dalla scadenza del piano gli investimenti realizzati non arrivano nemmeno ad un terzo dei fondi che l’Europa ci ha messo a disposizione: in base ai dati aggiornati allo scorso 13 dicembre siamo infatti al 30,5%, ovvero a 58,6 miliardi di euro su un totale di 194,4.
Stando al ministro degli Affari europei Tommaso Foti, in realtà saremmo già oltre quota 64 miliardi, ma è un dato di fatto che un anno fa eravamo in ritardo e oggi lo siamo ancora. Da mettere a terra ci sono ben 269.299 progetti e ora ci si rende conto che forse sono troppi.
Secondo la Svimez il Sud ha realizzato solamente i 30% dei progetti relativi a ospedali, case di comunità e telemedicina contro il 72,7% del Nord. Per quanto riguarda i comuni, invece, i progetti esecutivi più in ritardo riguardano gli impianti per il trattamento dei rifiuti con appena l’11% dei lavori avviati al Sud ed il 27% al Nord ma anche la realizzazione di nuovi asili avanza a fatica.
A conti fatti le Regioni, con l’82,3% dei progetti avviati al Nord ed il 64% al Sud, hanno fatto meglio dei comuni arrivati rispettivamente al 75,9 ed al 50%.
Stando a Openpolis il settore messo peggio è quello della Pa (10 progetti in tutto) dove sono stati investiti appena 37,8 milioni su 535,5 (7,6%). Molto male anche la voce “Transizione ecologica”, dove la spesa per 8.568 progetti è ferma all’8,46% (3,2 miliardi su 37,3). Questo perché nel campo della tutela del territorio sono stati investiti appena 1,6 miliardi su 10, nelle rinnovabili nemmeno 50 milioni su 8,6 miliardi, 202 milioni nell’economia circolare anziché 2,1 miliardi.
Cultura e turismo si fermano invece all’11,25% (552 milioni), il programma a favore dell’inclusione sociale arriva al 13,69% (799,8 milioni) coi progetti nel campo della disabilità che però annaspano al 3,81% (spesi appena 19,1 milioni su 500).
Anche i programmi nel campo della salute faticano ad avanzare: a fine 2024 con 10.084 progetti in corso erano stati infatti investiti solo 2,3 miliardi su 15,6. In ritardissimo soprattutto quelli sulla medicina territoriale fermi all’11,32% (877,2 milioni).
Quasi non pervenuti quelli in ricerca e formazione (stanziati 1,3 miliardi, speso solo il 2,36%). Poco più di un terzo dei progetti del Pnrr riguarda la digitalizzazione: in questo campo le riforme sono state realizzate al 100%, gli investimenti invece arrivano appena al 22,31% (3 miliardi anziché 13,1).
Su scuola, università e ricerca si contano in tutto 59.501 progetti: finora sono stati spesi 7,4 miliardi (26,21%) per cui ne restano altri 21 da investire, soprattutto sul fronte delle 25.229 strutture scolastiche inserite nel Pnrr dove la spesa è al 27,79% dei 12,1 miliardi disponibili. Va meglio nel campo della Giustizia, dove però erano previsti appena 5 progetti e dove è stato già investito 1 miliardo pari al 42,66% del totale
Infine il capitolo “Imprese e lavoro” dove gli investimenti hanno raggiunto quota 47,33% con la messa a terra di 15,8 miliardi su 33,3. Ma questo risultato lo si deve essenzialmente ai programmi dedicati a competitività e innovazione che grazie alle imprese private destinatarie degli incentivi è stato possibile investire 14,2 miliardi su 17,9 (79,08%). Perché di contro alla voce “lavoro” la spesa di ferma al 9,95% (668 milioni), mentre l’agricoltura arriva appena al 2,47% dei 5,9 miliardi messi a bilancio.
Dati non positivi, insomma, che secondo Openpolis confermano le difficoltà e i ritardi che da mesi vengono denunciati, e «che contraddicono il tono trionfalistico sul Pnrr della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dell’ex ministro Raffaele Fitto, oggi diventato commissario europeo».
(da La Stampa)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
COLPA DEI SOCIAL? NO, DEL LAVORO E DELLA CRISI ECONOMICA
La società incute timore, così molti under 25 preferiscono rifugiarsi in sé stessi, lasciando che il mondo corra senza di loro. È questa la principale conclusione tratta dall’ultima ricerca realizzata da Noto Sondaggi su un campione di mille persone tra i 16 e i 24 anni. Dai risultati, pubblicati oggi sul Sole 24 Ore, emerge che il 93% non è interessato a lanciarsi in politica; il 52% non andrebbe a votare se si tenessero elezioni; l’80% non ha impegni nel volontariato.
Crisi economica e lavoro
A essere interpellati nel sondaggio sono ragazzi e ragazze, che si dividono tra chi studia, chi è alle prime esperienze lavorative e chi invece non ha un occupazione, non la cerca e non si sta formando (Neet). Per loro, ad alimentare l’incertezza verso il mondo esterno e il futuro sono principalmente due fattori: la crisi economica, per il 49%; e il lavoro, per il 47%. Ma c’è anche la pressione sociale, che porta un rifiuto della partecipazione nella società. Il 20% dei giovani si sente tagliato fuori. E ben il 58% non se ne sente veramente parte pur non dichiarandosi completamente escluso.
8 giovani su 10 provano malessere psicologico
Ne deriva una condizione di sofferenza diffusa. L’81% afferma di provare malessere psicologico, e il 70% si è sentito depresso o senza speranza nell’ultimo anno. Solo il 23% si è sentito male raramente e appena il 7% non riporta periodi di difficoltà psicologica di nessun tipo. Tendenzialmente, l’isolamento non riguarda la famiglia, che costituisce un rifugio per il 54% degli intervistati. Piuttosto, il 55% afferma di aver perso interesse per la vita sociale e relazionale e per quella scolastica e lavorativa (52%).
Lo psicologo? Vorrei ma non posso
Ben il 40% ha affermato di aver sentito la necessità di rivolgersi a uno psicologo ma di non averlo fatto. Mentre il 42% ritiene che al momento non sia necessario rivolgersi a un professionista. «I dati di questo sondaggio, inclusi quelli sulla partecipazione sociale, sono preoccupanti – commenta Giovanna Iannantuoni, rettrice di Milano Bicocca e presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) -, perché mettono in evidenza come i giovani non si sentano al centro dell’attenzione di noi decisori. Il nostro ruolo deve essere quello di creare spazi di aggregazione e dialogare ancora meglio con le scuole superiori e le famiglie»
I social c’entrano poco
Il sondaggio sfata la narrazione comune, secondo cui il tempo perso nel mondo fisico si incanalerebbe in quello virtuale. Appena il 17% trascorre il proprio tempo libero sui social. Questi ultimi sono considerati più come una fonte di informazione (32%), seppur non la principale che rimangono i giornali online, la televisione e la carta stampata (59%). Per quanto riguarda lo svago, tra il 20% e il 25% dei giovani si dividono tra videogiochi, musica, e televisione. Il 17% legge. «Il primo obiettivo dell’università è la formazione del pensiero critico: i giovani sono esposti a stimoli di bassa qualità e hanno perso la curiosità che, invece, va rimessa al centro», commenta Iannantuoni.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
ANCHE I SUOI ELETTORI L’HANNO MOLLATA: PER IL 58% DI CHI HA VOTATO FRATELLI D’ITALIA UN PASSO INDIETRO È OPPORTUNO
Secondo un sondaggio realizzato da Youtrend per Sky tg24, il 71% della popolazione
italiana è favorevole alle dimissioni della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, rinviata a giudizio a gennaio con l’accusa di falso in bilancio nell’inchiesta Visibilia. Il 17% degli intervistati è contrario, mentre il 12% non si è espresso.
Dal sondaggio è emerso anche che sono soprattutto gli elettori dei partiti di opposizione a chiedere un passo indietro di Santanchè, anche se la richiesta è trasversale.
In particolare, ritiene che le dimissioni della ministra siano opportune: il 58% degli elettori di Fratelli d’Italia, il 64% di quelli della Lega, il 63% di quelli di Forza Italia/Noi Moderati, l’89% di chi vota Pd, il 78% degli elettori del Movimento 5 stelle e il 95% degli elettori di Avs.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
“ROMA POTRA’ PRESENTARE OSSERVAZIONI SULLA MANCATA COOPERAZIONE”
«La questione della mancata osservanza da parte di uno Stato di una richiesta di cooperazione per l’arresto e la consegna da parte della Corte è di competenza della camera competente, vale a dire la Camera preliminare. Come parte di questa procedura, ai sensi del Regolamento 109 (3), l’Italia avrà l’opportunità di presentare osservazioni», ha fatto sapere oggi il portavoce della Corte penale internazionale, Fadi El Abdallah in riferimento al caso Almasri.
«Sono stati segnalati casi di richieste presentate al procuratore» capo della Corte penale internazionale «per aprire casi contro individui ai sensi dell’art. 70 (oltraggio alla Corte)», ma «l’ufficio del procuratore non commenta tali comunicazioni», specifica il portavoce Fadi El Abdallah. «Su questa questione separata – aggiunge -, l’ufficio del procuratore ha indicato che, ai sensi dello Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Cpi, qualsiasi individuo o gruppo da qualsiasi parte del mondo può inviare informazioni (che la Cpi definisce ‘comunicazioni’) al procuratore».
Sulla questione Almasri era stata depositata una denuncia il 5 febbraio all’Aja a nome di un rifugiato sudanese contro la premier Giorgia Meloni e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi per aver ostacolato l’amministrazione della giustizia con la mancata consegna del generale libico. Su Nijeem Osama Almasri pesava un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella prigione di Mittiga, vicino a Tripoli, dal febbraio 2011. In quel carcere sotto il suo comando, secondo i documenti dell’Aia, sarebbero state uccise 34 persone e un bimbo violentato.
(da La Stampa)
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Febbraio 10th, 2025 Riccardo Fucile
“I GRANDI MONOPOLI FINANZIARI DETTANO L’AGENDA DI QUESTE DESTRE. TRUMP È L’ESEMPIO MASSIMO DI QUESTA SUBORDINAZIONE. LA DEMOCRAZIA E’ FINITA DA TEMPO, TEMO TORSIONI AUTORITARIE” … “ELLY? A SINISTRA IMPARINO A LASCIARLA LAVORARE, VA NELLA DIREZIONE GIUSTA”
Professor Massimo Cacciari, il mondo è finito in mano alle destre?
«Destra è un termine che non rende più l’idea».
E qual è il termine giusto?
«Oggi la vera questione è che i grandi monopoli finanziari, tecnici e produttivi dettano le condotte della politica».
È anche il caso di Trump?
«Trump è l’esempio massimo di questa subordinazione».
Salvini dice: «Meno Europa, più libertà».
«Vuol dire: siamo sovrani a casa nostra. Ma chi come noi è piccolo non è più sovrano da tempo. Fare i nazionalisti significa lasciare campo libero alle potenze economico-finanziarie, essere funzionali al loro disegno».
Funzionali come?
«Nel senso che i nazionalisti, Meloni con più intelligenza di Salvini, combinano ideologie vetero-reazionarie con la subordinazione di fatto alla potenza economica dominante. Meloni aggiunge un solido aggancio alla politica neo-conservatrice americana».
La democrazia però così non rischia?
«Ma la democrazia così come l’abbiamo conosciuta nel Dopoguerra, che si reggeva sul patto tra welfare e un capitalismo ancora legato alla dimensione statuale, è finita negli anni Ottanta. Quel modello non è stato sostituito più da niente. Dov’è oggi la borghesia?»
Perché in Italia la sinistra non riesce più ad affermarsi?
«Perché non contiene più i processi recessivi. I redditi sono fermi a vent’anni fa. La democrazia è un affare terribilmente concreto. È permettere agli ultimi di salire la scala sociale, distribuire la ricchezza prodotta, promuovere l’universalità dei servizi sociali. Se tu non offri una prospettiva in questo senso è inevitabile vinca Meloni».
Nel Pd, come rivela l’intervista a Repubblica di Franceschini, si fa largo la convinzione che Schlein non potrà battere Meloni
«Ci riuscirà Franceschini invece».
Difende il lavoro di Schlein?
«Ma certo! Lasciamola lavorare. Gli altri cos’hanno da opporre? Ha recuperato un elettorato che si era allontanato negli anni di Renzi».
Non è acerba?
«Deve costruire un gruppo dirigente, un partito vero, questo è la strada che ha davanti. Ma non vedo alternative».
Sulla Corte penale internazionale l’Italia si è sganciata dall’Europa.
«Ma quella è la storia di Meloni. Non si è ancora del tutto ancorata alle politiche europee e la sua legittimazione le viene dal seguire la politica americana».
E non è un colpo al diritto internazionale?
«Dov’era il diritto internazionale a Gaza, in Ucraina? Vige l’ordine del disordine».
Ma quando Mattarella dice che senza gli organismi sovranazionali rischiamo altre guerre, forse la grande guerra, non evoca un rischio concreto?
«Metodologicamente non fa una grinza. È così: il rischio è la guerra. Ma mi permetto di fare notare che quando serviva il multilateralismo, dalla guerra jugoslava all’Iraq, l’Europa non si è mossa, subendo le decisioni altrui».
Non è preoccupato?
«Lo sono eccome. Se si indeboliscono gli organismi multinazionali, che vanno tuttavia radicalmente riformati, prospereranno altri conflitti e le torsioni autoritarie interne».
Cosa dovrebbero fare le classi dirigenti democratiche?
«Meno chiacchiere. Meno ideologie. Meno propaganda. Dire alla gente come stanno le cose. E battersi per riforme e politiche di spesa che migliorino sanità, scuola, welfare. Rimotivando gli elettori al voto».
Recuperare gli astensionisti?
«Sì, quello non te lo può impedire Trump. E poi difendere l’idea di Europa: dire che fanno schifo gli Stati europei, non l’Europa».
Battersi per un’Europa da riformare?
«Lo so che è difficilissimo oggi di fronte alle prepotenze dei Musk e a una politica americana mai tanto contraria all’idea di un’Europa politicamente unita».
Cosa gliene pare del caso Almasri?
«È stata la fiera della ipocrisia. Il frutto dell’intera politica sull’immigrazione contrattata con tribù libiche varie. È stata fatta una scelta: Giorgia Meloni l’ha rimandato a casa per continuare tale sciagurata politica».
Non era il caso di dirlo?
«Ma manca sempre un discorso intellettualmente onesto, quando serve. È tutta retorica propagandistica ormai».
Cosa attende gli italiani?
«Un autoritarismo da accatto, demagogico, straccione. Succube del grande potere economico, e degli Stati Uniti. Meglio così che sotto Putin o la Cina? Certo, e dovrei consolarmi con questo?».
(da agenzie)
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