Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
CIRCA 100.000 EURO LA CIFRA RICEVUTA DA CINQUE IMPRENDITORI IN CAMBIO DI SVARIATI FAVORI
Gli appalti per la gestione dei minori non accompagnati, l’interessamento per bloccare una
ispezione in un cantiere, pratiche burocratiche “velocizzate” e la rivelazione in anticipo di ispezioni oltre agli spostamento di transenne e fermate del bus per agevolare amici.
Sono solo alcuni dei favori che Sergio Gambino avrebbe fatto agli imprenditori compiacenti mentre era assessore al Comune di Genova. Gli imprenditori, in cambio, avrebbero pagato
fatture per operazioni inesistenti ( alla società Dentaland della moglie del politico (che a quanto risulta dagli investigatori avrebbe avuto problemi economici) ma anche 3 mila euro “in nero”, il pagamento del leasing della macchina.
Oltre a Gambino (difeso dall’avvocata Rachele De Stefanis), nell’inchiesta per corruzione coordinata dall’aggiunto Federico Manotti insieme alla pm Arianna Ciavattini, sono indagati Francesco Fracchiolla, Luciano Alessi, Artan Taipi, Artur Marashi (indagato e poi assolto nella vicenda delle presunte estorsioni al Genoa e difeso dall’avvocato Mauro Casu) ed Enrico Malagamba. Secondo quanto emerge dal capo di imputazione allegato al decreto di perquisizione e sequestro l’ex assessore avrebbe ottenuto in tutto oltre 100mila euro.
I rapporti con il “re” delle case di riposo per anziani e gli incontri elettorali con i parenti
Al centro dell’inchiesta ci sono favori e assegnazioni elargiti a Luciano Alessi, imprenditore genovese attivo nel mondo delle
residenze private per anziani e dell’accoglienza ai migranti. Al vaglio degli investigatori ci sono numerosi assegni e bonifici da diverse migliaia di euro staccati da lui tramite la società Residenza Santa Dorotea ma anche tramite una società di ponteggi gestita insieme all’imprenditore albanese Artan Taipi (la Atp ponteggi srl) a favore della Dentaland della moglie di Gambino, ma anche – per esempio – il finanziamento di due cene di chiusura di campagna elettorale, relative alle Comunali del 2022 e alle regionali del 2024.
In cambio, come emerge dal capo di imputazione, Gambino avrebbe agevolato Alessi nell’affidamento di alcuni contratti per l’inserimento di minori accompagnati, una sorta di maxi appalto frammentato in varie tranche che, una volta riunite, superano sfiorano la cifra di un milione e duecentomila euro.
L’imprenditore si era anche attivato per garantire a Gambino diversi incontri elettorali con i parenti dei degenti delle sue case di riposo e per attivare seggi elettorali nelle residenze per
anziani che gestiva mettendogli anche a disposizione una sua collaboratrice per le pratiche amminstrative.
La gestione dei migranti non accompagnati e i favori agli amici della Misericordia
L’inchiesta per corruzione nei confronti dell’ex assessore Gambino fa emergere un sistema di favori in denaro e facilities da parte di alcune figure chiave dell’ambito cooperativo, nella fattispecie Enrico Malagamba, alla guida del consorzio Snafat, e Francesco Fracchiolla, governatore della Misericordia di Genova che – tra le altre cose – aderisce allo stesso consorzio Snafat.
Gli episodi evidenziati sono molteplici. Si va dalle pressioni per far sopprimere una fermata del’autobus in via Bologna per consentire alle Misericordie di parcheggiare le proprie ambulanze, nonostante il parere negativo di un dirigente della Mobilità del Comune al tentativo di convincere la collega di giunta, l’assessore al Sociale Lorenza Rosso, ad assegnare a
Misericordie e Snafat un servizio di accoglienza di minori stranieri non accompagnati presso una struttura dei due a Sassello, nell’entroterra di Savona, attribuendo loro anche il servizio di trasporto dei ragazzi, rescindendo un altro contratto con un’altra cooperativa con base a Genova.
Ma ci sarebbe anche l’azione di disturbo, da parte di Gambino, su richiesta di Fracchiolla, di controlli della polizia locale su alcuni presunti pasti avariati all’interno della mensa della struttura per migranti all’interno dell’ex ostello della gioventù del Righi, struttura affidata proprio alla Misericordia di Genova. Gambino, in sostanza, fece in modo che i controlli fossero fatti direttamente sulla ditta che forniva i pasti bypassando la struttura in questione.
In cambio, secondo gli inquirenti, Gambino – in diverse occasioni – avrebbe accettato favori dai due imprenditori. Da Francesco Fracchiolla la promessa di 3000 euro in nero, poi ricevuti effettivamente nel settembre 2024. Non solo,
Fracchiolla, insieme a Enrico Malagamba, si offrì di pagare le rate del leasing di un suv in uso a Gambino e in un frangente mise a disposizione un’auto elettrica di proprietà per consentire all’ex assessore e famiglia di fare un viaggio a Milano.Dalle carte emergono anche i 7500 euro versati dal Fracchiolla sul conto corrente dello studio dentistico della moglie di Gambino a fronte di fatture emesse per cure odontoiatriche – inesistenti per i pm – nei confronti di ospiti della Misericordia.
Da Malagamba, poi, avrebbe ricevuto il pagamento di 760 euro di una cena per la campagna elettorale per le Regionali del 2022 e circa 3000-4000 euro in servizi per l’utilizzo di un deposito per arredi e oggetti e poi di un trasloco in una fase di cambio di casa dell’ex assessore.
La “cena sospesa” al porto antico senza la licenza di sicurezza
All’amico imprenditore Artur Marashi avrebbe fatto favori informandosi tramite la sezione di pg della polizia locale su alcune vicende investigative che riguardavano un locale di sua
proprietà dove era avvenuta una rissa, avrebbe fatto pressioni per far arrivare i vigili per sanzionare venditori ambulanti di cibo e bevande che stazionavano di fronte all’ingresso del locale.
Non solo: il 21 giugno 2024 Gambino “nella sua veste di assessore alla polizia amministrativa del Comune di Genova competente al rilascio della relativa autorizzazione”, consentiva che la Dinner in the sky organizzata al porto antico iniziasse la propria attività di ristorazione “panoramica” a 50 metri da terra senza la necessaria preventiva licenza per i profili di sicurezza e garantendo agli organizzatori che non si sarebbero stati controlli amministrativi di sicurezza sull’utilizzo della gru il giorno dell’inaugurazione, si apprende dalle carte. In cambio per questo episodio aveva partecipato gratis alla cena sospesa insieme alla moglie.
Marashi inoltre si era impegnato a trovare un medico che potesse affittare parte dei locali della Dentaland e si era
impegnato a veicolare lì due fisioterapisti stipendiati rispettivamente da Genoa e Sampdoria, che lui conosceva bene grazie alla società che gestiva gli steward delle partite al Ferraris.
(da genova24)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DI LARA: “MI HANNO DETTO CHE SE FOSSI STATA UN RAGAZZO AVREI AVUTO PIU’ POSSIBILITA’”
“Se fossi stata un ragazzo avresti avuto più chances”. Con questa motivazione un canile di Milano ha impedito a Lara di adottare un cane. La ragazza ha deciso di raccontare a Fanpage.it la sua esperienza sottolineando come, anche nelle adozioni animali, esista la discriminazione di genere, perché “se sei uomo hai una corsia preferenziale, se sei donna, invece, hai meno diritti”.
“Ho sempre desiderato aver un cane, sin da quando ero piccola. Quando finalmente ho avuto uno stipendio e una casa tutta mia mi sono rivolta a un canile per adottarne uno, ma hanno rifiutato la mia richiesta perché ero una donna single”. Questa è la storia di Lara (nome di fantasia) che ha deciso di raccontare a Fanpage.it la sua esperienza dopo che un canile di Milano ha respinto la sua richiesta di adozione facendone una questione di genere perché l’ha ritenuta “non idonea”, ma ha ribadito: “Se fossi stata un ragazzo avresti avuto più chances”.
“Per principio il mio desiderio era quello di adottare un cane in un canile perché solitamente sono animali che provengono da
situazioni di abbandono o maltrattamento e che dunque hanno più bisogno di altri di trovare casa”, ha iniziato a spiegare Lara a Fanpage.it. “Mi sono quindi rivolta a un’associazione che lavora per un canile di Milano. Mi hanno mandato un form da compilare con una serie di domande molto dettagliate per capire il mio stile di vita e conoscere in quale famiglia sarebbe potenzialmente andato a finire uno dei loro cani. Io ho risposto in maniera trasparente e veritiera e, una volta consegnato, l’associazione mi ha fatto sapere che il mio stile di vita non era compatibile con l’adozione, ma l’unica motivazione che mi hanno dato è stata che ero giovane e sola. Per loro una single che vive in appartamento non è ritenuta adeguata per adottare un cane. Questo nonostante io abbia quasi trent’anni e un buon lavoro su cui contare”.
Di fronte a tale situazione, Lara non ha avuto altra scelta che rivolgersi a un allevamento privato. “Io sono fortunata perché ho un buono stipendio e una famiglia alle spalle, ma molte persone non avrebbero potuto permettersi di spendere centinaia, se non migliaia, di euro per adottare un cane”, ha continuato Lara. “In più, in questo modo si limita la possibilità a moltissimi cani di trovare una famiglia e persone pronte a occuparsene”.
Confrontandosi con qualche amica e collega, però, Lara ha scoperto che la discriminazione che ha vissuto è in realtà un problema più esteso, comune e condiviso da molte persone. “Parlando della mia esperienza e di quanto ho subito, ho scoperto che molte altre donne si sono ritrovate a vivere la mia stessa situazione. In molte mi hanno confermato che anche a loro sono state rifiutate le richieste di adozione per gli stessi motivi”. Motivi che si possono tristemente riassumere in un commento che l’associazione ha fatto a Lara poco dopo averle comunicato di non essere idonea: “Se fossi stata un ragazzo avresti avuto più chances”.
“Ho chiesto perché e l’associazione mi ha spiegato che, nel giudicare un richiedente idoneo o meno, anche il genere ha un peso specifico”, ha raccontato Lara a Fanpage.it. “Questo perché un uomo è più in grado di proteggere il suo cane, secondo loro. Così come non avrebbe problemi a portarlo fuori la sera o a prendersi cura di lui perché non correrebbe il rischio di rimanere incinta. È qui che ho capito di essere stata discriminata in quanto ragazza e di essere stata trattata come inferiore”.
“Il lavoro che fanno le associazioni nei canili è importantissimo per tutelare gli animali da situazioni di potenziali abusi, ma allo stesso tempo credo ci siano dei requisiti troppo stringenti e sbagliati perché – di fatto – attuano delle discriminazioni”, ha concluso Lara a Fanpage.it. “Questi criteri mi hanno impedito di adottare un cane, mi hanno costretta a rivolgermi a un allevamento privato e, facendolo, mi hanno discriminata. È vero che anche nelle adozioni animali, se sei uomo hai una corsia preferenziale, se sei donna, invece, hai meno diritti”.
(da Fanpage)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
LE CARTE DELL’INCHIESTA: I RAPPORTI DEL POLITICO CON QUATTRO IMPRENDITORI E L’ACCUSA DI CORRUZIONE IN CAMBIO DI APPALTI PUBBLICI NELLA GESTIONE DI MINORI STRANIERI
Un sistema consolidato di scambi di favori, soldi e utilità personali in cambio di appalti pubblici e atti contrari ai doveri d’ufficio: è questo il quadro che emerge dalle due indagini della procura di Genova che coinvolgono l’assessore comunale alla sicurezza e protezione civile, Sergio Gambino, accusato a vario titolo di corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio.
Insieme a lui risultano indagati anche Luciano Alessi, Artan Taipi, Francesco Fracchiolla, Enrico Malagamba e Artur Marashi. I fatti contestati si estendono dal 2022 al 2025. Gli indagati di tutti i filoni di indagine sono difesi dagli avvocati Andrea Tonnarelli, Igor Dante, Rachele De Stefanis, Federico Cappellini e Mauro Casu.
I soldi alla moglie tramite la Dentaland
Al centro della vicenda, numerosi pagamenti sospetti a beneficio della moglie dell’assessore, Ioana Ilinca Gambino, titolare dello studio odontoiatrico Dentaland srl. Secondo le indagini, solo Luciano Alessi avrebbe versato oltre 35.000 euro tra aprile e settembre 2023 alla società Dentaland. Altri 20.000 euro sarebbero arrivati da Alessi e Taipi tramite le società Ponteggi Sadis srl e Atp Ponteggi srl.
Diverse di queste somme sono ritenute prive di reale giustificazione economica e legate a prestazioni inesistenti.
Ma i vantaggi non si sarebbero limitati al denaro. Gambino avrebbe ottenuto da Alessi anche il pagamento dell’affitto di due locali per eventi legati alla campagna elettorale – l’Estoril nel 2022 e il Makò nel 2024 – per un totale di quasi 10.000 euro.
Inoltre, Taipi avrebbe messo gratuitamente a disposizione dell’assessore e della sua famiglia un appartamento in via Torti per quattro mesi e una stanza nella struttura ricettiva Corvetto Rooms in diverse occasioni del 2024.
Appalti in cambio di favori
In cambio, Gambino avrebbe favorito l’assegnazione di contratti pubblici. In particolare, appalti per la gestione dei minori stranieri non accompagnati nella struttura di via Rolla 16/B, a favore di società riconducibili ad Alessi.
Gli affidamenti, secondo gli inquirenti, sarebbero stati ottenuti illegittimamente, in violazione del Codice degli appalti e del Terzo Settore. Il Comune di Genova avrebbe liquidato alla Cirneco srl, tra gennaio 2023 e marzo 2024, oltre 1,6 milioni di euro.
(da GenovaToday)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
“HO SUBITO LA MACCHINA DEL FANGO IN CAMPAGNA ELETTORALE, HO VISTO MIA MADRE E MIA NONNA PIANGERE PERCHE’ NON SI CAPACITAVANO DEL LIVELLO DI DIFFAMAZIONE NEI MIEI CONFRONTI, MA I MIEI AVVERSARI NON HANNO CAPITO CON CHI AVEVANO A CHE FARE, NON MI FERMANO”…. “COSA ASPETTANO MELONI E FDI A PRENDERE LE DISTANZE DAL LORO ASSESSORE? IL LORO SILENZIO E’ ASSORDANTE”
Per ora nessun provvedimento in attesa degli sviluppi giudiziari, ma il Comune di Genova è al lavoro per una “riorganizzazione” della polizia locale dopo l’inchiesta deflagrata stamattina per corruzione (nei confronti dell’ex assessore Sergio Gambino), rivelazione di segreto d’ufficio (contestata al comandante Gianluca Giurato) e diversi abusi che avrebbero commesso alcuni agenti nei confronti di persone arrestate. Lo ha annunciato la sindaca Silvia Salis nella conferenza stampa convocata a Tursi a fine giornata insieme al vicesindaco Alessandro Terrile e all’assessora alla Sicurezza Arianna Viscogliosi.
“Genova è stufa di finire sulle cronache per questo tipo di motivi, bisogna iniziare una storia nuova – ha esordito Salis -. Siamo qui proprio per difendere l’operato della polizia locale, al fianco della quale siamo in questo momento difficile. La polizia locale nella grandissima maggioranza opera nel totale rispetto delle regole e a sostegno di questa città. Siamo già al lavoro per una riorganizzazione necessaria dopo i fatti emersi. Abbiamo il massimo rispetto e la massima fiducia nella procura e nel suo operato. Non vogliamo essere giustizialisti, ma pretendiamo che venga fatta chiarezza”.Giurato, accusato di aver diffuso il dossier su un incidente stradale provocato da Silvia Salis nel 2024, fatto pubblicato dal quotidiano La Verità a ridosso delle elezioni, stamattina si è presentato regolarmente nel suo ufficio al Matitone e non ha rassegnato le dimissioni. “Non ha i telefoni da stamattina, non ho avuto modo di parlarci”, ha spiegato la sindaca, facendo riferimento al sequestro dei cellulari. Giurato ha comunque inviato un messaggio all’assessora Viscogliosi da un nuovo numero di telefono. Le attività di comando sono state assunte dal suo vice Fabio Manzo.
Salis studia la rivoluzione per la polizia locale
In ogni caso quella che ha in mente Salis è una rivoluzione all’interno del corpo: “Vanno ridefinite le competenze e riportate alle reali competenze della polizia locale che non devono essere contrapposte alle competenze delle altre forze di polizia. Questo genera confusione anche nelle indagini. È il momento per un cambio di passo. Un approccio repressivo al tema della sicurezza non funziona. È importante che si crei un clima diverso nella polizia locale, è importante che si avverta che è cambiata la guida. Ognuno deve fare il lavoro e deve sentirsi libero di esprimersi nei limiti della legge, ma chiunque vada fuori dai limiti deve essere sanzionato. Invito chiunque abbia notizia di comportamenti di questo tipo a denunciare”.
Poi un messaggio a tutti i dipendenti comunali: “Siamo grati per come stanno affrontando queste ore, per lo sforzo che stanno facendo, per essersi messi a disposizione delle indagini. Li prego di denunciare tempestivamente se dovessero assistere a fatti di questo genere. Se qualcuno li obbliga a fare qualcosa che non dovrebbero fare, li prego di denunciare. Questo Comune non lo accetta. Chiunque farà una cosa di questo genere verrà cacciato dal Comune di Genova e da questa giunta. Nessuno si dovrà trovare in questa condizione se fare quello che gli dicono o quello che ritiene giusto fare. Chi era nella posizione di chiedere una cosa che non poteva chiedere l’ha fatto facendo valere il suo potere: una responsabilità politica gravissima”.
“Da stamattina tutti gli uffici interessati hanno prestato la massima collaborazione agli inquirenti – ha aggiunto Terrile -. Le attività sono complesse e non sono ancora terminate, stanno ancora acquisendo atti. Noi confermiamo la piena fiducia e la massima collaborazione all’autorità giudiziaria”. “Gli uffici del Comune – ha aggiunto – non hanno nessun contezza dei fatti, ogni valutazione sarà rimessa all’attività informativa che gli
uffici comunali stanno compiendo con la collaborazione della Procura per capire i margini”.
“I fatti, ancorché non accertati, hanno gravità anche sul piano politico – ha rincarato Terrile -. Il fatto che forze di polizia locale utilizzino informazioni che devono detenere solo a fini di ufficio per fare propaganda politica è un fatto molto grave che non attiene solo al tema della democrazia e delle elezioni, perché abbiamo visto che a poco è servito, ma fanno intendere che la libertà di tutti i cittadini possa essere intaccata dal fatto che qualcuno, se vuole, possa usare informazioni che non dovrebbe usare. Su questo ci sarà da parte della giunta un’attività inflessibile per accertare cosa sia potuto succedere. Qualunque fosse il cittadino interessato è un fatto grave. Mi aspetto che le forze di minoranza prendano le distanze”.
Il dossieraggio e il caso dell’incidente stradale
Sul dossieraggio che ha portato alla pubblicazione di articoli in campagna elettorale (tra cui la notizia di un investimento col semaforo rosso, poi rivelatasi infondata), Salis non si dichiara stupita: “Questo è il modo in cui certa politica pensa di fare politica, attacchi personali sulla vita privata. Sono state seguite persone che vivono intorno a me, siamo arrivati a un livello imbarazzante. Pensare che questa sarebbe stata la grande bomba mediatica che avrebbe rovinato il mio percorso verso le elezioni la dice lunga sulla qualità di questa classe politica. Credo che il livello di aggressività della politica sia allarmante. Mi chiedo sia possibile arrivare a guardare nella spazzatura delle persone per vedere cosa mangiano. È una delle cause per cui le persone non vanno più a votare”.
“Non solo è stata fatta una campagna architettata per danneggiare un candidato, ma la cosa grottesca è che questa cosa sia stata fatta usando una posizione di potere su un dirigente – prosegue Salis -. Obbligare i sottoposti a fare qualcosa da usare contro qualcun altro è di una gravità enorme e incommentabile anche a livello umano e ideologico”.
Chiederà i danni per l’episodio che l’ha vista coinvolta in campagna elettorale? “È una cosa che valuterò, non ci ho pensato ancora, mi interessa che la procura faccia il suo lavoro. Il danno magari è stato temporaneo, il danno più grande è stato vedere soffrire persone che amo. Ho un ricordo di quei giorni, ricordo mia madre e mia nonna con le lacrime, non si facevano una ragione del fatto perché si arriva a fare questo. Io vedo la totale inefficacia di questo modo di fare politica, mi fa sorridere quando viene da destra, dove hanno come esempio Berlusconi che è stato attaccato in ogni forma senza alcun risultato: non hanno imparato nessuna lezione”.
Salis: “L’opposizione prenda le distanze da Gambino”
La sindaca chiede una presa di posizione da parte del centrodestra: “Mi chiedo se qualcuno dell’opposizione abbia detto qualcosa, al momento non mi risulta. Anche questo è strano. Hanno fatto dichiarazioni su dove vado in vacanza, come mi vesto, dove ho il box. Io prenderei le distanze”.
Quindi, riferendosi in particolare all’assessore Gambino accusato di corruzione in uno dei filoni d’indagine: “Questi fatti meriterebbero una fortissima presa di posizione del partito di appartenenza. Io sono sempre garantista, aspettiamo di vedere l’evoluzione di questa indagine. Se verificati, sono fatti molto gravi per i quali mi aspetto una fortissima presa di posizione di Fdi“.
(da Genova24)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
LA FOGNA SOVRANISTA SCOPERCHIATA GRAZIE A DUE AGENTI DONNA CHE HANNO DENUNCIATO I FATTI ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DOPO ESSERSI RIVOLTE INUTILMENTE ALL’ASSESSORE GAMBINO (FDI) E AL COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE
Sono 15 gli agenti del reparto sicurezza urbana della polizia locale indagati a vario titolo per
lesioni, peculato e falso ideologico nell’ambito di uno dei due filoni di inchiesta che ha portato questa mattina agenti della Squadra Mobile e Nucleo di Polizia giudiziaria della guardia di finanza a perquisire gli uffici comunali al Matitone.
L’indagine è coordinata dalla pm Sabrina Monteverde. Nelle carte dell’inchiesta anche alcune chat tra gli agenti il cui contenuto sarebbe stato allegato a un esposto fatto arrivare in Procura da due agenti della locale.
L’inchiesta partita dalla denuncia di due agenti donne
Sono loro che, indignate dal comportamento di alcuni colleghi, si erano rivolte lo scorso ottobre direttamente all’assessore alla polizia locale Sergio Gambino per segnalare la presenza di una chat parallela al reparto. “Quei bravi ragazzi” l’avevano chiamata e dentro ironizzavano sulle persone – soprattutto
straniere – fermate in modo violento, minacciate e prese a schiaffi. L’assessore, secondo quanto emerso dalla indagini, aveva chiesto al comandante della polizia locale Gianluca Giurato di verificare. E lui – sempre secondo quanto sostenuto dall’accusa – avrebbe concluso la sua ‘indagine interna’ sostenendo che le due agenti non dicevano il vero o comunque avrebbero esagerato. Per questo le due agenti si sarebbero rivolte in Procura.
Nella chat gli schiaffi ai fermati vengono definiti “cioccolatini” o “sberlari“. A un certo punto viene postata nel gruppo la foto di un reparto ospedaliero dopo che un giovane fermato era stato mandato a suon di calci in ospedale: “Evidentemente si era rotto le palle” scherza uno degli indagati.
Al centro del racconto dalle due donne ci sarebbero anche ‘metodi’ usati dagli agenti che costituiscono veri e propri reati, come quello di non sequestrare le piccole quantità di droga ma di tenerle lì per esigenze future, magari per un futuro arresto.
La ‘cassa comune’ con il denaro o i preziosi sottratti nelle perquisizioni
Oppure quello di prendere denaro o altri oggetti preziosi ai fermati per metterli poi in una sorta di cassa comune interna al gruppo. Per questo oltre alle lesioni viene contestato il peculato
Da quanto emerso dal decreto di perquisizione sono almeno tre le vittime di altrettanti pestaggi, di cui due lievi (tre e cinque giorni di prognosi) e uno più grave (21 giorni di prognosi), ai danni di altrettanti giovani stranieri portati negli uffici del reparto per le perquisizioni. Tra questi uno era minorenne.
In un caso alcuni agenti si sarebbero appropriati di 1200 euro trovati durante l’accesso a un appartamento occupato
abusivamente avvenuto il 25 giugno 2024, in un altro caso, il 5 ottobre sempre del 2024 un agente avrebbe preso una modestissima quantità di cannabis, pari 0,26 grammi a un giovane pusher per impossessarsene anziché sequestrarla.
Nel corso delle perquisizione i poliziotti della squadra mobile hanno trovato nell’armadietto di uno degli indagati anche un manganello di tipo ‘tonfa’, in uso solo ad alcuni reparti specializzati della polizia di Stato, ma non alla polizia locale.
Le indagini, con le perquisizioni di questa mattina, sono comunque in una fase molto iniziale. Tra le ipotesi investigative c’è anche quella di arresti dubbi per episodi di resistenza che sarebbero inesistenti.
(da Genova24)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
È CONVINTO CHE L’ABORTO SIA UN OMICIDIO E IN AUTO AVEVA UNA LISTA DI ALTRI 70 “BERSAGLI”
La cattura, la scorsa notte, in un bosco a sud di Minneapolis, di Vance Luther Boelter, l’attentatore che ha ucciso la leader democratica del Parlamento dello Stato, Melissa Hortman, e il marito Mark, ha ferito gravemente il senatore democratico John Hoffman e la moglie Yvette e puntava a fare altre vittime tra i politici progressisti, chiude una pagina drammatica al termine della più massiccia caccia all’uomo mai fatta in Minnesota.
Molti pensavano che Boelter, fuggito a piedi dopo uno scontro a fuoco con la polizia ma considerato capace di dileguarsi grazie all’esperienza fatta nel mondo dei servizi di sicurezza privati, avesse già lasciato lo Stato. Ma il killer, che dopo la sparatoria aveva dovuto abbandonare la sua vettura camuffata da auto della polizia con a bordo tre mitragliette AK-47, una pistola calibro e la lista di altri 70 bersagli (politici dem, medici, sedi di Planned Parenthood, l’organizzazione di riferimento per le donne che vogliono interrompere la gravidanza), non aveva preparato un piano «B».
Quando un altro suo veicolo è stato trovato abbandonato in una strada di campagna non lontano da casa, la caccia si è concentrata intorno a un bosco nel quale era stato visto un uomo in fuga. Venti squadre antiterrorismo hanno rastrellato la zona, sorvolata da elicotteri. Alla fine Boelter è stato intercettato da un drone e si è arreso. Il killer si è consegnato senza fare resistenza. Incriminato per omicidio, è comparso ieri sera per la prima volta davanti al tribunale.
Sostenitore di Trump, per il quale ha votato, integralista evangelico, predicatore in Africa dove ha pronunciato sermoni contro la comunità lgbtq, convinto che l’aborto sia un omicidio, Boelter ha forse deciso di trasformare la sua ossessione in una
sorta di tragico eroismo da giustiziere quando si è trovato con le spalle al muro dal punto di vista economico e lavorativo.
È quello che pensano i due amici con i quali divideva un appartamento a Minneapolis in cui passava una parte della settimana (gli altri giorni in campagna con la moglie e i cinque figli). Il lavoro nella sicurezza era svanito. Luther cercava impiego nell’industria alimentare e intanto faceva lavoretti: pare in un canile e presso una società di pompe funebri. I suoi amici dicono che aveva problemi finanziari.
Intanto, in attesa della confessione, emergono altri dettagli inquietanti: la notte del massacro, oltre alle case degli Hortman e degli Hoffman, il killer ha visitato le residenze di almeno altri due esponenti politici che sono vivi solo perché non erano in casa.
Ma il fatto che un incensurato che era stato per sei anni membro di una commissione economica dello Stato abbia potuto attuare un disegno così devastante fa venire i brividi a tutto il mondo politico: i progressisti ma anche i conservatori, tutti da tempo in allarme per il clima di violenza che si respira nella società e anche nei parlamentati – quello federale e quelli degli stati – con la moltiplicazione delle minacce.
La polizia del Congresso, alle prese con 8000 denunce, riesce a proteggere solo pochi leader. Oggi a Washington i primi vertici coi parlamentari che chiedono protezione per tutti e ovunque: a Washington, negli aeroporti e a casa, nei loro collegi elettorali. Un’America impaurita che tenta una blindatura forse impossibile.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
I TROMBETTIERI DEL CREMLINO GIOISCONO PER LO SPAZIO CHE WASHINGTON CONCEDE A MOSCA: “DOVENDO SCEGLIERE TRA GLI AIUTI ALL’UCRAINA E L’ASSISTENZA AD ISRAELE, GLI USA SI SCHIERERANNO DALLA PARTE DI QUEST’ULTIMO. E LA RUSSIA POTRA’ RAFFORZARE LE SUE POSIZIONI” – “TRUMP INTENDE COINVOLGERE PUTIN NELLA RISOLUZIONE DELL’ESCALATION MEDIORIENTALE, E IN CAMBIO GLI STATI UNITI PERMETTERANNO A MOSCA DI COMPLETARE L’OPERAZIONE SPECIALE ALLE NOSTRE CONDIZIONI”
«Kiev è stata dimenticata». L’esultanza del tabloid popolare Moskovskij Komsomolets vale
come un riassunto della situazione. Sotto al titolo, un articolo che mette insieme la telefonata di buon compleanno di Vladimir Putin a Donald Trump, gli auguri «a nome del popolo americano» dal segretario di Stato Marco Rubio per la Festa della Russia, messaggio che mancava dal 2021, e lo spostamento di sistemi anti droni dal fronte di casa a quello mediorientale. La morale è sempre quella. «È stato finalmente deciso di lasciare a noi il modo con il quale trattare con Kiev. E con l’Europa».
L’unico punto di caduta comune è quello dell’attuale calo dell’attenzione internazionale verso l’Operazione militare speciale. In particolare, di quella dell’America. Ormai tutto viene letto alla luce del nuovo rapporto con gli Usa. Il politologo Malek Dudakov è convinto che la guerra tra Israele Iran offra il potenziale per migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Russia.
«Hanno bisogno di noi: sul piano militare gli Usa sostengono Israele, ma c’è una spaccatura nella loro società, e anche all’interno del Partito repubblicano. Molti chiedono al loro leader di non farsi coinvolgere. Per questo, la mediazione di Vladimir Putin non è un semplice aiuto, ma una necessità per evitare una escalation che obbligherebbe Trump ad agire».
L’eventuale intervento in un negoziato mediorientale non viene letto in alcun modo come un atto utile a ridare prestigio internazionale alla Russia, per la semplice ragione che i media di Stato sono sempre stati zelanti nel sottolineare la centralità di Putin in chiave antioccidentale. L’unica interpretazione di questo nuovo conflitto è il semplice do ut des .
Poco importa se l’Iran è uno storico alleato con il quale sei mesi fa era stato rinnovato un patto di collaborazione militare. E qui si torna al titolo iniziale. All’interesse russo, che consiste nell’avere mani libere in una Ucraina lontana dai pensieri di tutti. «In teoria, a seguito della guerra tra Iran e Israele, Volodymyr Zelensky potrebbe trovarsi da solo di fronte allo sguardo gelido di Putin e al volto distorto dalla rabbia del popolo ucraino» scrive un Sergey Markov lirico e cinico al tempo stesso
L’economista Mikhail Khazin, nome in sicura ascesa nelle scalette dei talk show di propaganda, pensa che questo conflitto inevitabilmente indebolirà e forse troncherà il sostegno occidentale all’Ucraina. «E la Russia non si lascerà sfuggire la chance utilizzando la situazione per rafforzare le sue posizioni. Dovendo scegliere tra gli aiuti all’Ucraina e l’assistenza ad
Israele, gli Usa senza esitazioni si schiereranno dalla parte di quest’ultimo».
Anche nella galassia ultranazionalista si torna sempre a Trump, e all’eventuale baratto tra due conflitti. «Oggi più che mai — scrive il sito Tsargrad — il presidente Usa potrebbe puntare a una conclusione accelerata della guerra ucraina, dal momento che la Casa Bianca non è in grado di gestire contemporaneamente due grandi scontri per procura. Trump intende coinvolgere Putin nella risoluzione dell’escalation mediorientale, e in cambio gli Stati Uniti permetteranno a Mosca di completare l’Operazione speciale alle nostre condizioni». Corrono voci sull’eventuale asilo politico già accordato all’ayatollah Khamenei e ai suoi più stretti collaboratori. Ma al momento il Cremlino tace.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
HA SOSTENUTO DI AVER RIPORTATO LA CALMA TRA INDIA E PAKISTAN OFFRENDO A ENTRAMBI I PAESI “INCENTIVI E FACILITAZIONI COMMERCIALI” MA E’ STATO SMENTITO SECCAMENTE DAL GOVERNO DI NUOVA DELHI… LA PROPOSTA DI TREGUA A GAZA NON E’ MAI ANDATA IN PORTO E MENTRE GLI STATI UNITI ANCORA TRATTAVANO CON GLI EMISSARI DI TEHERAN, ISRAELE HA ATTACCATO
Nell’intervista di domenica scorsa alla tv Abc, Donald Trump si è lamentato a lungo perché «nessuno gli ha riconosciuto il
merito di essere un grande mediatore». Il presidente americano ha ricordato i suoi «interventi pacificatori» già nel primo mandato alla Casa Bianca (2017-2021): le «dispute» tra Serbia e Kosovo nonché tra Egitto ed Etiopia.
Infine ha sostenuto di aver riportato la calma tra India e Pakistan offrendo a entrambi i Paesi «incentivi e facilitazioni commerciali». Una versione, però, smentita seccamente dal governo di Nuova Delhi.
Trump ha affidato i dossier politici più complicati non a diplomatici con grande esperienza, ma a un businessman scafato come lui e come lui appassionato di golf: Steve Witkoff. L’immobiliarista 68enne oggi tratta praticamente con tutti: Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky, Benjamin Netanyahu, gli emissari di Ali Khamenei. […] Ma, dopo quasi 6 mesi, il bilancio della formula Trump è di fatto a zero.
Il caso più vistoso resta lo stallo sull’Ucraina. «The Donald» ha riallacciato il dialogo con Putin, lo ha blandito. Poi ha iniziato a vacillare, alternando aperture e scatti d’ira nei confronti del Cremlino. Tutto ciò, almeno per ora, non è servito a niente. […] Il vero negoziato non è neanche iniziato. L’essenza stessa del metodo trumpiano, il mix di incentivi e di minacce, non ha funzionato.
Dalla Russia a Israele e all’Iran. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è evidente che il presidente americano si sia fatto sfilare da Netanyahu la gestione della crisi. Vero: la Casa Bianca aveva «concesso» 60 giorni a Teheran per siglare una nuova intesa sul nucleare e quel tempo era scaduto giovedì 12 giugno. Vero anche che, quello stesso giorno, Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia
atomica, aveva accusato il regime degli ayatollah di aver violato gli obblighi previsti dal Trattato di non proliferazione nucleare, in vigore dal 1970.
Tuttavia, il negoziato era ancora in corso. Il team americano si preparava a raggiungere l’Oman, per il sesto incontro con gli iraniani, previsto per domenica 15 giugno. Netanyahu non solo ha strappato la trama, ma ha ordinato di eliminare anche il capo delegazione di Teheran, Ali Shamkhani, stretto collaboratore della Guida suprema Ali Khamenei.
Secondo le indiscrezioni, Trump si è reso conto che non sarebbe riuscito a fermare Netanyahu. E, soprattutto, si è trovato a corto di alternative.
Alla fine non ha trovato di meglio che assumere una posizione ambigua: andate avanti, se volete, ma non coinvolgeteci. Gli Stati Uniti potrebbero trovarsi risucchiati in una guerra che volevano assolutamente evitare. Più o meno lo stesso discorso vale per Gaza. La tregua immaginata da Witkoff non si è mai materializzata. Netanyahu e i leader di Hamas si sono rimpallati la responsabilità del fallimento. Trump ha provato a rilanciare, ma senza esito.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
ANCHE IL PREZZO NETTO DELL’ELETTRICITÀ PAGATO DALLE FAMIGLIE DEL NOSTRO PAESE È DEL 14% SUPERIORE ALLA MEDIA DI EUROLANDIA. COLPA DEGLI ONERI E DELLE COMPONENTI FISCALI CHE “NEUTRALIZZANO” IL CALO DEI PREZZI LORDI
Nel 2024 il prezzo medio del gas naturale (comprensivo di imposte e oneri) per i
consumatori domestici in Italia è salito del 15,1% nel 2024 raggiungendo i 13,1 centesimi di euro al kWh, con tariffe superiori del 5,3% rispetto alla media dell’area euro (-8,3% nel 2023).
Lo rileva la relazione annuale dell’Arera secondo cui l’Italia è invece tra i Paesi con il maggior calo dei prezzi lordi dell’energia elettrica per i clienti domestici, scesi 38,64 a 35,7
centesimi di euro al /Wh: si è, quindi, ridotto al 15% (era il 24,7% nel 2023) il differenziale rispetto alla media Ue.
Ma gli oneri e la componente fiscale neutralizzano i risparmi possibili: in Italia infatti i prezzi netti finali pagati dalle famiglie sono del 14% superiori a quelli della media di Eurolandia (25,92 centesimi al kWh contro 22,73 centesimi), nonostante le riduzioni registrate sia dalla componente energia (-21%) sia dai costi di rete.
Rischi di rincaro delle bollette elettriche a causa degli oneri che i concessionari della distribuzione di energia elettrica dovranno versare allo Stato per il rinnovo delle concessioni stesse.
A lanciare l’allarme è stato il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, nel presentare al Parlamento la relazione annuale dell’autorità. “La legge di Bilancio 2025 – spiega Besseghini – ha previsto che, con decreto del Mase di concerto con Mef, su proposta dell’Autorità, siano definiti termini e modalità per la presentazione da parte dei concessionari del servizio di distribuzione dell’energia elettrica di piani straordinari di investimento pluriennale, dettagliando specifici obblighi minimi che gli investimenti devono perseguire e criteri per la determinazione degli ‘oneri che i concessionari del servizio di distribuzione dell’energia elettrica sono tenuti a versare in ragione della rimodulazione’ della durata delle concessioni.
In particolare, i concessionari del servizio di distribuzione sono tenuti a versare al governo degli oneri in ragione della rimodulazione della durata della concessione. “Questo rappresenta una sostanziale novità rispetto alla natura a titolo gratuito delle concessioni vigenti” sottolinea il presidente ricordando che “la norma prevede inoltre che l’onere d
rimodulazione venga trasferito in bolletta e che sia soggetto alla remunerazione propria degli investimenti infrastrutturali con ulteriore aggravio per i consumatori”.
L’Autorità, avverte Besseghini, “ritiene che questa previsione si ponga in contrasto con i principi generali di tariffazione basata sui costi efficienti del servizio e che, a tutela degli interessi di utenti e consumatori, risulti dunque opportuno minimizzare, se non annullare, l’impatto dell’onere di rimodulazione in bolletta”.
(da agenzie)
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