LA BACCHETTA NERA DI VENEZI E LA BIENNALE DI BUTTAFUOCO AFFONDANO LE CHANCE DI RICONQUISTARE A FINE MAGGIO IL COMUNE DELLA SERENISSIMA
IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA, ANDREA MARTELLA, È AVANTI CON IL 49% DEI CONSENSI, MENTRE L’ASSESSORE USCENTE SIMONE VENTURINI È INCHIODATO AL 41%
«Su Venezia si è consumato un cortocircuito con Roma, tutto e solo interno alla destra,
che ha prodotto danni delle istituzioni culturali cittadine. E Venezia non se lo merita, non doveva essere terreno di scontro o di occupazione politica».
Andrea Martella, senatore del Pd e ex sottosegretario, è il candidato sindaco del centrosinistra nell’epicentro mondiale dei testacoda del melonismo. Dalla Biennale al caso Fenice. Pasticci finiti su tutti i media del mondo, titolisti sbizzarriti: «Morte a Venezia», «Com’è triste Venezia» e via sfottendo.
Siete la capitale mondiale delle figuracce del governo. Una “pubblicità regresso” per la città?
La Biennale e la Fenice hanno un prestigio internazionale, il sindaco è presidente della Fenice e vicepresidente della Biennale. Due istituzioni che non possono essere piegate agli scontri di una destra in confusione. Se toccherà a me, Venezia tornerà ad avere un rapporto reale e costruttivo con le sue grandi istituzioni. Tornerà ad avere un assessore alla cultura, che negli ultimi undici anni non ha avuto, Brugnaro si è tenuto la delega, e l’assenza di una politica culturale si è vista.
È il metodo-destra?
Sulla Fenice sì: decisioni calate dall’alto, avallate dal sindaco, che hanno rischiato di far venir meno il rango del Gran Teatro. Scelte sbagliate innanzitutto nel metodo, senza il coinvolgimento dell’orchestra e del coro, dettate dall’amichettismo. Resetteremo questa stagione, la azzereremo e riporteremo il Gran Teatro al rispetto di tutte le professionalità.
Il caso della Biennale è alla rovescia. Il governo nomina un “amichetto”, il presidente Buttafuoco, ma poi lo sconfessa per il padiglione russo. Che resta chiuso, ma al centro della scena
La Biennale ha la sua giusta autonomia, Buttafuoco è persona che stimo. Ma bisognava considerare anche il contesto internazionale ed evitare che il padiglione della Russia diventasse strumento della propaganda di Putin.
Bisognava trovare un punto di equilibrio. Non sono stati capaci, e la Biennale è diventata campo di battaglia del ministro Giuli contro Buttafuoco. E invece Venezia è una città di pace.
Il prossimo sindaco dovrà sbrogliare la matassa?
Sì, non solo sulla cultura. Siamo a un bivio, è finito un ciclo politico di undici anni, contrassegnato da una concezione padronale dell’amministrazione, da una certa opacità e dall’ombra di un pesante conflitto di interessi. Nel corso di questi anni la città ha perso residenti, funzioni e servizi perché i problemi non sono stati affrontati per tempo. Ora questi problemi sono urgentissimi.
Dobbiamo tornare una comunità, una città cosmopolita, capace di bloccare lo spopolamento e governare il turismo. Il costo della vita è proibitivo per giovani e famiglie. Ma sento che c’è voglia di una nuova stagione. In questi mesi ho ascoltato tutti quelli che Brugnaro non ha ascoltato.
L’overtourism è delizia ma più croce per le città d’arte.
Il ticket turistico non ha diminuito il numero dei turisti. Il turismo non serve a fare cassa, e deve essere governato con intelligenza. Bisogna programmare i flussi, con la tecnologia e gli operatori. Servirà individuare una capacità di carico, cioè una soglia di presenza di turisti rispetto ai residenti, per proteggere i luoghi più fragili. Del resto è un ragionamento che fanno tutte le città del mondo, altrimenti i residenti vengono espulsi. Regolamenteremo gli affitti turistici: non per colpire la piccola proprietà che integra un reddito ma per quelli che fanno speculazioni selvagge.
Se sarà eletto, il governo non le sarà amico.
Chiederò di rifinanziare la legge speciale per Venezia che il governo di destra in questi anni ha definanziato, mesi fa ho presentato un disegno di legge al Senato per dare a Venezia uno statuto speciale. Abbiamo vocazione internazionale e capacità attrattiva, con il nome di Venezia è facile attrarre interesse, ed è incredibile che in questi anni non sia stato fatto.
(da agenzie)
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