MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ. ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO AVEVA PREVISTO L’ASCESA DI FUTURO NAZIONALE
ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI, UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO… NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER
Mentre la legge di riforma elettorale approda in Parlamento, Giorgia Meloni è tormentata da dubbi
e perplessità.
All’epoca della stesura del nuovo sistema di voto, nessuno della Fiamma Magica di Palazzo Chigi aveva preso in seria considerazione il generalissimo Vannacci e l’inarrestabile ascesa del suo partito Futuro Nazionale, che dopo il sorpasso sulla Lega si accinge a raggiungere l’8% di Forza Italia, strappando anche una piccola percentuale di elettori di Fratelli d’Italia.
E adesso si corre il serio rischio che nessuna delle due contrapposte alleanze riesca a incamerare quel 42% che porterebbe a un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori.
Un bonus talmente esagerato che sono già pronti i comitati di opposizione capitanati da Roberto Zaccaria per presentare un immediato ricorso alla Corte Costituzionale, accompagna pure da un referendum abrogativo.
E secondo gran parte dei costituzionalisti, la Corte non avrebbe il minimo dubbio nel bocciarlo, costringendo la legge a ritornare in parlamento.
Non solo: a finire sotto gli artigli della Corte spicca l’indicazione del candidato premier nel programma dell’alleanza (astuta mossa di Meloni per metterlo in quel posto a quel bordello di megalomani del Campolargo sapendo bene quanto sia ostico per i grillini di Conte votare un candidato del Pd).
L’indicazione del candidato premier nel programma è una sorta di premierato in versione Dietor che va a confliggere con le prerogative del Capo dello Stato: la Costituzione vuole che, una volta fatto il giro di consultazioni dei leader dei vari partiti, sia il presidente della Repubblica a indicare il nome del presidente del Consiglio.
Se Mattarella indicasse un altro premier, cosa succederebbe?
E infine, c’è la questione dei tempi: la Corte non si pronuncia su un ricorso di tale importanza in 15 giorni: Quindi: se la legge viene approvata a settembre, dal ricorso alla sentenza, ci vorranno almeno tre mesi. Campa cavallo….
(da Dagoreport)
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