PEDRO SANCHEZ GUARDA LE PROTESTE PER LA CASA E VEDE UN’OPPORTUNITÀ – IL PREMIER SPAGNOLO VUOLE APPROFITTARE DELL’INDIGNAZIONE POPOLARE PER ANDARE A ELEZIONI LAMPO E VINCERLE- IL SUO PARTITO, IL PSOE, È IN PRESSING: L’OBIETTIVO È VARARE UN PROGRAMMA DI SINISTRA-SINISTRA E CAVALCARE LA MOBILITAZIONE DEI MOVIMENTI CONTRO IL CARO AFFITTI
MA È UN GIOCO MOLTO PERICOLOSO: SECONDO I SONDAGGI IL PARTITO POPOLARE DI FEIJOO È IN VANTAGGIO, AL 32,7%, E POTREBBERO ALLEARSI CON I POST-FRANCHISTI DI VOX (AL 18,2)
Prima della rivolta per gli sfratti, la sinistra spagnola era «morta». Sono gli stessi baroni del Partito Socialista a dirlo. Le accuse di corruzione erano arrivate a un nume tutelare come l’ex premier Zapatero, la gestione dei migranti a Ceuta non aveva convinto, i litigi tra alleati avevano allontanato gli elettori di sinistra e galvanizzato quelli di destra.
Il risultato si traduceva in 16 punti di distacco nelle intenzioni di voto tra destra e sinistra. La prospettiva per il premier socialista Pedro Sánchez era perdere il governo alle elezioni dell’estate prossima e assistere all’insediamento del leader del Partito popolare contornato da ministri dell’estrema destra di Vox. Due settimane fa, appunto. Da allora lo sfratto di Maricarmen, un’anziana malata, ha ridato speranza a Sánchez. «Adesso abbiamo un’occasione» dicono i suoi.
Elezioni anticipate con un programma di sinistra-sinistra per contrastare il caro alloggi, l’inflazione da guerra trumpiana e, in sostanza, la crisi della classe media. Pedro Sánchez ci sta ancora pensando. Dovrebbe decidere oggi.
Secondo El País non si tratta di «se», ma «quando». Alle urne il 29 novembre, prima data possibile, oppure aspettare che la piazza si scaldi ancora un po’? Cogliere l’attimo o soffiare sulla contrapposizione destra-sinistra? Il leader del Pp, Feijóo lo sa e chiede a Sánchez di smettere di minacciare il voto e di convocarlo.
Il problema di Sánchez è che quella stessa maggioranza non apprezza più la sinistra e diserta le urne. La battaglia per la casa potrebbe riportarla al voto.
Il problema sono i numeri. I sondaggi di El País danno i Popolari di Alberto Núñez Feijóo al 32,7 per cento, i socialisti al 26,4, Vox al 18,1. La sinistra-sinistra è spaccata tra Sumar e Podemos. Il primo è dato sotto il 6, il secondo intorno al 3. Prima di dividersi arrivarono nel 2015 al 20%. In due lustri la minaccia al bipartitismo spagnolo Pp-Psoe non viene più da sinistra, ma da destra. Il centro-destra sfiora il 52 per cento, il centro-sinistra si ferma al 36.
La piattaforma di scommesse Polymarket , in una settimana, ha portato dal 13 a quasi il 70 per cento la probabilità che Sánchez convochi le elezioni entro il 2026, e vede Feijóo prossimo premier con una probabilità dell’88%.
Sánchez è un esperto di alleanze acrobatiche e di rimonte impossibili. Alle elezioni politiche del 2023 partiva otto punti sotto secondo i sondaggi e ne recuperò sette.
Oggi parte da quindici sotto.
Intercettare la mobilitazione popolare a Puerta del Sol e in tante altre città diventa la sua unica scommessa per sperare di sopravvivere.
(da Corriere della Sera)
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