Destra di Popolo.net

 DOPO IL SILURAMENTO DI “BEATROCE” VENEZI, ADESSO TRABALLA ANCHE COLABIANCHI: I LAVORATORI DEL TEATRO HANNO MESSO NEL MIRINO IL SOVRINTENDENTE CHE NON VUOLE RINUNCIARE ALL’INCARICO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

COME POSSA RESTARE ALLA GUIDA DI UN TEATRO DOVE A A OGNI CONCERTO TUTTO IL PUBBLICO APPLAUDE CHI GLI URLA DI DIMETTERSI È UN MISTERO…LA RESA DEI CONTI AVVERRA’ DOPO LE ELEZIONI A VENEZIA” (I SONDAGGI DANNO IL CENTROSINISTRA AVANTI) … PER LA SOSTITUZIONE DI VENEZI TRA I FAVORITI C’È MARKUS STENZ, AMATO DALL’ORCHESTRA PER AVER APPENA BEN DIRETTO “LOHENGRIN”

E adesso alla Fenice che succederà? Se Beatrice Venezi per ora resta nella Pampa, chi pare non voler rinunciare all’incarico è il sovrintendente e direttore artistico, Nicola Colabianchi.
L’uomo fa perfino tenerezza, sballottato com’è dagli ordini dei gerarchi romani che prima gli impongono di arruolare Venezi e poi di licenziarla. Come possa restare alla guida di un teatro dove a ogni recita e a ogni concerto tutto il pubblico applaude chi gli urla di dimettersi è un mistero. Lui è bravissimo a fare finta di niente, come se questo disastro planetario non lo riguardasse. Ma si sa che la destra egemonica vive in un mondo distopico dove la realtà non esiste, quindi Venezi può essere una grande direttrice e il ministro Giuli confermare «piena fiducia» a un sovrintendente che finora ha fatto solo disastri.
I lavoratori però non mollano e, dopo la testa di Venezi, chiedono anche quella di Colabianchi, come in una Salomè al quadrato. E la recente esperienza dimostra che questi veneziani sono determinatissimi. In ogni caso, la resa dei conti non avverrà prima delle comunali di fine maggio.
I sondaggi danno ampiamente in testa il candidato del centro-sinistra, Andrea Martella, che ha già annunciato di voler “resettare” il teatro, intento che implicherebbe di sostituirne il sovrintendente.
L’operazione tuttavia non è facile, perché il sindaco è sì il presidente della fondazione, ma c’è un consiglio d’indirizzo dove siedono altri quattro membri, uno solo dei quali di nomina comunale: un altro è indicato dalla Regione (di destra) e due dal ministero (idem). Anche per un eventuale commissariamento ci vorrebbe un intervento del Mibac. Certo che è difficile restare sovrintendente avendo contro i lavoratori, il pubblico ed eventualmente il sindaco: in un anno appena a Venezia, Colabianchi è riuscito a realizzare quest’unanimità al contrario.
ltro capitolo, la sostituzione di Venezi dopo una direzione musicale finita prima di iniziare. Escludendo Pino Insegno (si scherza), in zona destra ci sarebbero Alvise Casellati, figlio di, che però fa il direttore artistico al Massimo di Palermo, e Alberto Veronesi, altro figlio di, nel qual caso forse l’Orchestra chiederebbe di richiamare Venezi. Ai professori piace Markus Stenz, che ha appena diretto benissimo Lohengrin, ama riamato l’Orchestra, ha standing internazionale e lunga dimestichezza con la Fenice, insomma è il contrario di Venezi
(da La Stampa)

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L’ATTENTATO SUBITO NON HA AIUTATO TRUMP NEI SONDAGGI: IL CONSENSO DEL PRESIDENTE AMERICANO CONTINUA A CALARE: SOLO IL 34% DEGLI AMERICANI APPROVA IL SUO OPERATO. A META’ APRILE IL DATO ERA AL 36%

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

L’OPINIONE DEGLI ELETTORI USA IN MERITO ALLA POLITICA ECONOMICA DI “THE DONALD” È PERFINO PEGGIORE: SOLO IL 22% DEI CITTADINI SOSTIENE CHE STIA FACENDO UN BUON LAVORO

Il consenso del presidente americano, Donald Trump, secondo il sondaggio Reuters/Ipsos, continua a calare: nell’ultima rilevazione e’ al 34%, contro il 36% registrato a meta’ aprile.
È ancora piu’ marcato il giudizio sull’economia, in particolare sul costo della vita. Solo il 22% degli intervistati approva la gestione di Trump su questo fronte, in calo rispetto al 25% del sondaggio precedente.
Il dato conferma come inflazione e spese quotidiane restino tra i punti piu’ critici per l’amministrazione.
(da agenzie)

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TEMPI SEMPRE PIU’ CUPI PER L’EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI.LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E’ PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L’ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E’ ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: NULLA E’ STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA’ IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D’AFFARI CON EPSTEIN …LA REVOCA DELLA GRAZIA A MINETTI (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA…)

La nebbia sul caso Minetti, con il passare delle ore, si dirada. Quel che appare chiaro è che la maggior responsabilità politica del pastrocchio della grazia all’ex igienista dentale cara a Berlusconi non è del Quirinale, ma del Ministero della Giustizia, guidato dallo spritzante Carlo Nordio
I magistrati e gli uffici della Procura generale della Corte di Appello di Milano, che fanno capo a Francesca Nanni, hanno precisato che si sono attenuti alle specifiche indicazioni inviate da via Arenula riguardanti le possibili falle della richiesta di clemenza, presentata dall’esperto avvocato della Minetti, Antonia Calcaterra.
Sul fatto che nella prima istruttoria non siano stati fatti controlli all’estero, Nanni e il suo vice Brusa hanno chiarito: “Abbiamo agito sulla base della delega del
Ministero che è una delega classica, attivata in casi simili, né più né meno. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare”.
Quindi, la Nanni ha aggiunto: “Normalmente il Ministero ci dice se ritiene gli accertamenti non completi, li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti”. Ora, hanno ribadito, “l’interesse di tutti è chiarire”, attraverso verifiche su eventuali procedimenti penali in Uruguay o all’estero “su tutte le persone” e la raccolta di documenti anche del Tribunale uruguaiano.
Sempre sulle precedenti verifiche Nanni ha risposto: “Magari il giornalista è stato molto bravo o qualcuno non ha detto a noi ciò che doveva dire. Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche. Voglio accertare, prima come cittadina e poi come magistrato, i fatti indicati”.
Scrive Francesca Del Vecchio oggi sulla “Stampa”: “Non è un caso che a intervenire, parlando con le agenzie di stampa, sia Gaetano Brusa, il sostituto procuratore della Corte d’Appello che si era occupato della procedura. Di richieste di grazia ne arrivano tante, sui tavoli dei magistrati, e questa non aveva nulla di particolare se non il fatto di essere scritta particolarmente bene”.
“La stessa Procura generale, che istruì il dossier, – continua Del Vecchio – facendo richiesta per nuove indagini all’estero ha immediatamente sottolineato che nella prima documentazione ‘non risultavano anomalie’.
Le verifiche partite verso la fine del 2025 si sarebbero basate, però, solo sulla situazione clinica del minore, sul casellario giudiziario, sulla condotta di Minetti e sulla sua situazione in Italia. Motivo per cui ora è necessario un supplemento di indagine che potrebbe portare alla revoca della concessione dell’atto di grazia”.
L’istruttoria della Procura sulla pratica Minetti è stata inviata al ministero della Giustizia, all’epoca ancora guidati con piglio militaresco dalla “zarina” Giusi Bartolozzi (ex deputata di Forza Italia, epoca Berlusconi) che ha dato il suo parere positivo, trasmettendo tutto all’attenzione del Quirinale, dove tali pratiche non vengono analizzate nel merito
Lo spiegava ieri Monica Guerzoni sul sito del “Corriere”: “A chi si chiede perché il§Quirinale non abbia fatto verifiche prima di firmare l’atto di clemenza, i collaboratori del presidente rispondono che il capo dello Stato non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti”.
Quindi, la responsabilità politica del caso Minetti ricade tutta sul capoccione dello spritzante Carlo Nordio.
E se fossero vere anche la metà delle clamorose notizie rivelate dal “Fatto quotidiano”, travolgerebbe non solo l’ex magistrato veneziano ma anche il governo Meloni.
Nulla è stato approfondita sulla la condotta di vita di Nicole Minetti e del suo comnpagno Cipriani in Uruguay, tra festini nella tenuta “Gin Tonic” a Punta del Este, la presunta gestione di escort e le possibili omissioni sull’affidamento del bambino (era stato dichiarato orfano, ma è emerso che aveva una madre, poi scomparsa nel nulla).
Solo dopo lo scoop del “Fatto”, la Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza” sul caso Minetti “su fatti indicati gravissimi”. I magistrati vogliono avere informazioni e documenti dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore.
Lo hanno spiegato la Pg Francesca Nanni e il sostituto pg Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero. “Stiamo facendo partire gli accertamenti su tutti gli aspetti emersi – ha spiegato Nanni – e abbiamo raccomandato urgenza, attivando l’Interpol. Poi, in base agli esiti valuteremo il da farsi, li estenderemo se ci sarà bisogno, non escludendo rogatorie”. Dopo le nuove verifiche, “noi – ha aggiunto – siamo sempre tenuti a dare un parere e potremo evidentemente anche modificarlo e anche il Ministero darà un parere e poi il Presidente deciderà”.
Se tali fatti venissero confermati, e di conseguenza si arrivasse alla revoca della grazia, sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica. Una figura di merda colossale che renderebbe inevitabili le dimissioni del ministro. Una eventualità che terrorizza la Meloni che si è subito precipitata a dichiarare: “Sul caso Minetti, mi fido del ministro Nordio”.
(da Dagoreport)

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“NON ABBIAMO MAI AVUTO CONTATTI CON LA SIGNORA NICOLE MINETTI”: DALL’OSPEDALE DI PADOVA NEGANO DI AVER MAI AVUTO IN CURA IL FIGLIO ADOTTIVO DELL’EX IGIENISTA DENTALE

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

NELLA RICHIESTA DI GRAZIA, I LEGALI DELLA MINETTI SOSTENEVANO CHE NELL’OTTOBRE DEL 2021 IL PICCOLO FOSSE STATO OPERATO A BOSTON, DOPO DUE PARERI CONTRARI DEL SAN RAFFAELE DI MILANO E DELL’OSPEDALE DI PADOVA 

Il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”.
A riferirlo una nota dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova. Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale all’ex igienista dentale e consigliera Regionale in Lombardia, Nicole Minetti
“Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati”. Lo hanno spiegato la Procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto Pg Gaetano Brusa ai giornalisti in relazione alle polemiche sul caso della grazia a Nicole Minetti.
I legali sostengono che nell’ottobre 2021, grazie a Cipriani e Minetti, il bambino sia stato operato al Boston Children’s Hospital dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e dell’Ospedale di Padova.
Per tale ragione, scrive l’avvocato, il bambino sarebbe stato operato negli Stati Uniti. Quei pareri contrari, citati nella copia visionata dal Fatto, tuttavia, non sono stati numerati e allegati all’istanza. Il professor Pietro Mortini del San Raffaele fa sapere: “Mai visti”, e il minore non risulta tra i pazienti dell’ospedale. Stessa risposta da Luca Denaro e Maurizio Iacoangeli a Padova.
(da agenzie)

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AVVISATE SALVINI, CHE IERI E’ ANDATO A TROVARE NATHAN TREVALLION E CATHERINE BIRMINGHAM, GENITORI DELLA FAMIGLIA DEL BOSCO: SECONDO LA PSICOLOGA CHE LI HA INCONTRATI, LA COPPIA È “INADEGUATA”: “HANNO TRATTI DI PERSONALITÀ CHE POTREBBERO INCIDERE SULLE CAPACITÀ GENITORIALI, TUTTI E TRE I LORO FIGLI, SONO IMMATURI”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO L’ANALISI DELLA PSICOLOGA, LA POTESTÀ GENITORIALE DI NATHAN E CATE RESTA SOSPESA E I LORO FIGLI RIMANGONO NELLA CASA FAMIGLIA DI VASTO … CHI LAVORA SU QUESTO CASO È RIMASTO COLPITO DAL FATTO CHE I BAMBINI NON RICONOSCANO NEI GENITORI “DUE FIGURE ADULTE”: PER I FIGLI, IL PADRE E LA MADRE “HANNO DIECI ANNI”

È un colpo pesante alle speranze di una riunificazione familiare, una riunificazione a breve, perlomeno, che in un primo tempo si erano appoggiate sulla possibilità di affidare solo al padre il ritorno dei tre bambini — la maggiore, 9 anni, i due gemelli, maschio e femmina, di 7 — in una casa comune, dopo oltre cinque mesi trascorsi nella struttura protetta di Vasto.
La potestà genitoriale di Nathan e Cate resta sospesa, ma le conclusioni della perizia non sono definitive. Indicano, piuttosto, un percorso che potrebbe portare — se seguito con una volontà differente da quella mostrata negli ultimi 19 mesi — a una famiglia riunita «sotto osservazione». Per ora, resta una valutazione negativa.
Nei cinque colloqui, i genitori hanno mostrato «competenze attualmente inadeguate» seppur «suscettibili di recupero». Per tutelare i diritti dei minori all’istruzione, alla salute e alla socializzazione, «si ritiene opportuno che i bambini restino in casa famiglia», la struttura di Vasto.
L’attuale collocamento, «pur temporaneo», si configura «come adeguato e protettivo», i tre piccoli «sono ben inseriti, partecipano alla socializzazione, frequentano i momenti scolastici interni e seguono», vuole sottolineare la consulenza tecnica, «un’alimentazione vegana che mantiene le loro abitudini».
Nathan e Cate dovranno accettare «un supporto psico-educativo» che ha come obiettivo quello di consentire ai genitori di «saper riconoscere i bisogni dei loro figli». Gli incontri tra la madre e i bambini — l’ultimo è stato un fallimento — potranno riprendere «in un luogo neutro e protetto». Come il centro di Monteodorisio.
Il padre può continuare a vedere i minori e se, al termine del periodo di osservazione, i risultati saranno «privi di criticità», si passerà a incontri liberi di due ore, anche fuori dalla casa famiglia, e, ancora, in modo graduale, il padre potrà arrivare a vedere i tre bimbi senza vincoli nel fine settimana
Solo dopo questa fase, di fronte a relazioni di tutrice, curatrice e assistente sociale senza controindicazioni, «sarà possibile un ricongiungimento familiare», affiancato da «un intervento educativo domiciliare di 4-6 ore a settimana».
Chi lavora su questo caso è rimasto colpito dal fatto che i bambini non riconoscano nella madre «una figura adulta». Si assiste, attraverso i test, «a una rappresentazione instabile, incoerente, con età non congrue» della famiglia e si intravvedono figure genitoriali «immature e poco strutturate»
Per i bambini il padre e la madre «hanno dieci anni». E nel disegno della “famiglia immaginaria”, ci sono solo animali, «segno di una sofferenza».
(da agenzie)

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LO SCENARIO HORROR DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO: “LA CRESCITA DEL PIL NEL 2026 SARÀ DELO 0,5%, LE NOSTRE PREVISIONI SUL PIL SONO PIÙ CAUTE DI QUELLE DEL GOVERNO”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

“IL DEBITO ITALIANO POTRÀ ARRIVARE AL 140% DEL PIL NEL 2026”… “L’INFLAZIONE DA CHOC ENERGETICO COLPIRÀ DI PIÙ LE FAMIGLIE CON MENO CAPACITÀ DI SPESA

Nello “scenario meno favorevole”, il rapporto tra il debito e il Pil in Italia aumenterebbe fino a circa il 140% nel 2026, per poi convergere gradualmente allo scenario di riferimento.
Lo afferma la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, in audizione spiegando che questo scenario prevede, pur in presenza di una prosecuzione della tregua in Medio Oriente, che il clima di incertezza mantenga elevati i prezzi dei beni energetici fino alla primavera del 2027, senza ipotizzare reazioni della politica monetaria e di bilancio.
La dinamica del debito, sottolinea l’Upb, “resta esposta ai rischi legati ai tassi di interesse e alla crescita economica. In assenza di miglioramenti più marcati dei saldi primari o di condizioni macroeconomiche più favorevoli, il percorso di riduzione del debito potrebbe risultare meno positivo, soprattutto qualora si materializzassero i rischi al ribasso legati al contesto internazionale o non si realizzassero pienamente le ipotesi su privatizzazioni e aggiustamenti stock-flussi”.
L’inflazione da shock energetico sarà più pesante per le famiglie con spesa più bassa. Lo afferma l’Upb calcolando che nel 2026 potrebbe essere più alta di 0,5 punti rispetto alla media, arrivando al 4% contro un tasso al 3,1% avvertito invece dalle famiglie che si collocano all’estremo opposto nella scala di cinque quintili di capacità di spesa. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio quindi “interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi”. L’effettiva perdita di potere d’acquisto che ciascuna famiglia potrà sperimentare nel corso dell’anno per effetto dell’aumento dei prezzi dipenderà dalla composizione del proprio paniere di consumo.
Dall’analisi Upb, in cui le famiglie vengono ordinate in base al livello della spesa per consumi e raggruppate in cinque quintili, emerge che quelle nel primo quintile destinano a energia e alimentari una quota del paniere sensibilmente superiore alla media nazionale (37 e 39 punti in più, rispettivamente). L’opposto accade per le famiglie dell’ultimo quintile, per le quali la quota di questi beni nel paniere è inferiore alla media (circa 27 punti in meno).
Ciò comporta che uno shock inflazionistico concentrato su energia e alimentari si traduce, meccanicamente, in una pressione più intensa sui bilanci delle famiglie con minore capacità di spesa. Nello scenario previsivo di base, con i prezzi energetici che salgono del 10,4 per cento, l’inflazione aggregata aumenta al 3,1 per cento nel 2026. Le famiglie del primo quintile di spesa sperimenterebbero un’inflazione specifica di circa 0,4 punti percentuali superiore a quella media, raggiungendo un tasso stimato del 3,5 per cento.
Nello scenario più critico, in cui i prezzi dell’energia aumentano del 13,4 per cento e l’inflazione aggregata raggiunge il 3,5 per cento, spiega l’Ufficio parlamentare di bilancio, lo scarto salirebbe a circa 0,5 punti e quindi le famiglie del primo quintile di spesa sperimenterebbero un’inflazione specifica al 4,0 per cento. All’altro estremo, le famiglie dell’ultimo quintile di spesa si collocherebbero in entrambi gli scenari al di sotto della media – con un tasso d’inflazione specifica, rispettivamente, del 2,9 e del 3,1 per cento.
“In tale contesto, interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi. Nel caso di shock temporanei, l’adozione di misure temporanee e selettive può contribuire a contenere gli effetti più immediati sui redditi delle famiglie maggiormente esposte, in attesa che i meccanismi di adeguamento – quali l’indicizzazione delle prestazioni sociali e la dinamica salariale – dispieghino i loro effetti”, sottolinea l’Autorità dei conti pubblici. Infine, “in assenza di indicizzazione dell’Irpef, l’aumento dei prezzi si traduce in un incremento della pressione fiscale reale sui redditi da lavoro, un effetto che negli ultimi anni ha mostrato una tendenza ad accentuarsi”.
Lo scenario tendenziale dell’Ufficio parlamentare di bilancio delinea una fase di moderata espansione del Pil dell’Italia, allo 0,5 per cento quest’anno e allo 0,6 negli anni successivi.
“Le nostre previsioni sono leggermente più caute” di quelle del governo” ma il quadro macroeconomico del Dfp è stato validato perché le sue previsioni “sono accettabili e ritenute condivisibili dall’Upb”. Lo afferma la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, in audizione. “A oggi, a distanza di un mese, quelle previsioni ancora tengono” ma sono sottoposte “a rischi molto forti perché la tregua è ancora fragile”.
L’andamento della spesa netta evidenzia “alcune criticità, in particolare nel 2027, quando, secondo il Dfp, la crescita dell’indicatore supererebbe il limite raccomandato dal Consiglio della Ue in sede di approvazione del Psb (2,2 per cento nel Dfp a fronte dell’1,9 raccomandato).
Il Dfp rinvia alla prossima sessione di bilancio la valutazione dell’evoluzione della spesa netta e l’eventuale definizione degli interventi necessari al riallineamento. Sarebbe stato auspicabile che tali indicazioni fossero già state illustrate nel Dfp in modo da rafforzare la prevedibilità della politica di bilancio”. Lo afferma l’Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell’audizione alla Camera sul Documento di finanza pubblica.
L’Upb ricorda che il Dfp riporta una stima della crescita della spesa netta dell’1,9% nel 2025 a fronte dell’1,3% raccomandato dal Consiglio. Per il 2026, il Dfp stima una crescita della spesa netta pari all’1,6%, in linea con gli obiettivi. La Commissione dovrebbe condurre il prossimo giugno un’analisi complessiva per valutare se l’Italia ha dato seguito alle raccomandazioni del Consiglio considerando tutti i fattori aggravanti e mitiganti.
(da agenzie)

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SALVINI INCASSA UN EUROSCHIAFFONE: LA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN CHIARO CHE “NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITÀ PER UNO STATO MEMBRO DI USCIRE UNILATERALMENTE DAL PATTO DI STABILITÀ. LE REGOLE FISCALI FANNO PARTE DEL DIRITTO DELL’UNIONE E SONO VINCOLANTI PER TUTTI”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

UNA RISPOSTA NETTA AI PROCLAMI LEGHISTI, CHE CHIEDONO DI ABBANDONARE IL REGOLAMENTO EUROPEO SULLE FINANZE PUBBLICHE (UNA POSIZIONE CHE IMBARAZZA MELONI E VEDE CONTRARISSIMO TAJANI)

“Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri”. Lo dice all’ANSA un portavoce della Commissione europea interpellato sul tema.
“Secondo il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita, gli Stati membri sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta”, ribadisce.
“Il Patto di stabilità e crescita sostiene finanze pubbliche sostenibili e incoraggia riforme e investimenti, contribuendo a rafforzare la stabilità economica, ad aumentare la competitività e a creare un contesto prevedibile per gli investimenti e la crescita nell’Ue, sostenendo al contempo un mercato del lavoro forte e resiliente”, afferma ancora la Commissione.
“Gli Stati membri possono adottare le misure fiscali che ritengono necessarie per sostenere famiglie e imprese vulnerabili, a condizione che la crescita della spesa netta resti entro il limite raccomandato dal Consiglio” e “che tali misure siano conformi al diritto dell’Ue”.
Una risposta efficace di politica nazionale per proteggere la nostra economia e i cittadini dovrebbe essere mirata, temporanea e coerente con la necessità di continuare la decarbonizzazione del sistema energetico – prosegue l’esecutivo comunitario -. In primavera, la Commissione fornirà una valutazione aggiornata
degli sviluppi di bilancio per tutti gli Stati membri nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026″.
(da agenzie)

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IL DIVORZIO TRA BEATRICE VENEZI E LA FENICE FINISCE A CARTE BOLLATE: LA “BACCHETTA NERA” MELONIANA CHE DA BUONA PATRIOTA HA LA RESIDENZA FISCALE IN SVIZZERA , “PRONTA METTERE IN CAMPO UN POOL DI LEGALI PER GESTIRE LA ROTTURA CON IL TEATRO “

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

DALLA FENICE FANNO SAPERE CHE AGLI ATTI “C’È SOLO UN PRECONTRATTO FIRMATO DA VENEZI CHE NON È VALIDO PERCHÉ MANCANTE DELLA CONTROFIRMA DEL SOVRINTENDENTE”

Fiato alle carte bollate. Il divorzio tra Beatrice Venezi e La Fenice rischia di finire in tribunale. Il «direttore d’orchestra» si è rivolto a un pool di avvocati composto da esperti di diritto del lavoro per gestire la rottura con il teatro.
La vertenza è all’orizzonte. Da Los Angeles, Venezi fa sapere che il suo licenziamento «andrà comunque chiarito nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno».
Il 23 aprile l’artista ha ricevuto a Lugano, dove ha la residenza fiscale, la lettera formale di risoluzione della nomina.
Dalla Fenice fanno sapere che agli atti «c’è solo un precontratto firmato da Venezi che non è valido perché mancante della controfirma del sovrintendente». L’accordo economico prevedeva un fisso di 40 mila euro all’anno, più 8 mila euro circa a spettacolo diretto
Intanto, in un volteggiare di bacchetta, cambia la linea del governo e di Fratelli d’Italia: l’allontanamento di Venezi dalla Fenice è stata una scelta «autonoma e insindacabile» del sovrintendente Nicola Colabianchi. Giorgia Meloni tiene a smentire i retroscena sul suo via libera all’operazione defenestramento; FdI con Augusta Montaruli difende «l’autonomia» della Fondazione veneziana; il ministro della Cultura Alessandro Giuli fa un passetto di lato. E in una nota dice: ha deciso tutto il sovrintendente, anche se ha condiviso la mossa con me.
La virata avviene dopo la ricostruzione del Corriere perché in contemporanea a destra succede una cosa interessante: l’opinione pubblica, a partire da diversi giornalisti d’area molto seguiti sui social, difende Venezi e critica l’esecutivo guidato da Meloni. Hoara Borselli, per esempio, dice che «le fa orrore che il nostro governo non l’abbia in nessun modo difesa né tutelata: è un precedente gravissimo».
In tarda mattinata prima che esca una nota di Palazzo Chigi — nella quale si ribadisce che «il presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo» — a via della Scrofa iniziano a suonare mille campanelli all’impazzata. È il fantasma dell’opera chiamato consenso. «Il nostro popolo non la capisce questa storia: rischiamo di dar ragione alla sinistra che ha fatto la guerra a Beatrice perché è di destra».§I veleni continuano però a schizzare la Serenissima, e non c’è Mose che tenga. C’è chi fa notare che Venezi avrebbe pagato «anche» la solidarietà e la vicinanza nei confronti di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, in rotta con il ministro Giuli e con Palazzo Chigi per la storia del padiglione russo
Tiri destri e maldestri? Colabianchi, da sempre vicino a FdI e prima ad An, è accusato di favorire la moglie Alessandra Di Giorgio, un soprano di fama internazionale. Sovrintendente è così? «Falso, non ha mai lavorato con la Fenice». Ma quanta politica c’è in questa storia di Venezi? «Io non parlo con la politica». Sipario.
(da Corriere della Sera)

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NETANYAHU HA FATTO INCAZZARE ANCHE ZELENSKY: IL GOVERNO DI ISRAELE ACQUISTA GRANO PROVENIENTE DAI TERRITORI OCCUPATI DALLA RUSSIA IN UCRAINA

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

“IN OGNI PAESE NORMALE, L’ACQUISTO DI BENI RUBATI È UN ATTO CHE COMPORTA RESPONSABILITÀ LEGALE. QUESTO NON È E NON PUÒ ESSERE UN AFFARE LEGITTIMO”

Volodymyr Zelensky contro Israele, dove sta per arrivare una nave carico di grano ‘rubato’ dalla Russia. In un lungo post su X – all’indomani della convocazione dell’ambasciatore israeliano a Kiev per protestare per la vicenda – il presidente ucraino ha scritto:
“In ogni paese normale, l’acquisto di beni rubati è un atto che comporta responsabilità legale. Ciò vale in particolare per il grano rubato dalla Russia. Un’altra nave che trasporta questo grano è arrivata in un porto israeliano e si sta preparando per lo scarico. Questo non è e non può essere un affare legittimo. Le autorità israeliane non possono ignorare quali navi arrivano nei porti del paese e quale carico trasportano”.
Zelensky torna a denunciare che “la Russia sta sistematicamente sequestrando grano dalle terre ucraine temporaneamente occupate, organizzandone l’esportazione attraverso individui legati agli occupanti. Questi schemi violano le leggi dello stesso Stato di Israele”.
Quindi, dopo aver ricordato che l’Ucraina “ha intrapreso tutti i passi necessari attraverso canali diplomatici per prevenire tali incidenti”, il presidente non ha potuto fare a meno di notare che “un’altra nave del genere non è stata fermata” e per questo “ho istruito il ministero degli Esteri di informare tutti i partner del nostro Stato sulla situazione”. “In base alle informazioni dei nostri servizi di intelligence, l’Ucraina sta preparando un pertinente pacchetto di sanzioni che colpirà sia coloro che trasportano direttamente questo grano sia le persone e le entità giuridiche che tentano di trarre profitto da questo schema criminale. Ci coordineremo anche con i partner europei per garantire che le persone coinvolte siano incluse nei regimi di sanzioni europei”, conclude Zelensky, che esorta infine le autorità israeliane “a rispettare l’Ucraina e ad astenersi da azioni che minano le nostre relazioni bilaterali”.
(da agenzie)

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