Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
ORBAN SI FERMA AL 35%… ORA MAGYAR CON DUE TERZI DEL PARLAMENTO PUO’ AZZERARE LE INFAMI LEGGI SOVRANISTE
Le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 segnano una svolta storica per l’Ungheria, mettendo fine
a un ciclo politico durato oltre 16 anni. Il voto ha premiato in modo netto l’opposizione, aprendo una nuova fase per il Paese sia sul piano interno che nei rapporti con l’Europa
A imporsi è Péter Magyar, leader del partito Tisza, che conquista il 53,6% dei voti contro il 38% del premier uscente Viktor Orbán. Più distanti le altre forze politiche, con l’ultradestra che raccoglie circa il 5,9%. Il successo si riflette anche nella distribuzione dei seggi: Tisza ottiene 138 parlamentari su 199, superando la soglia dei due terzi che consente di intervenire sulla Costituzione.
Fidesz si ferma a 55 seggi, mentre una sola altra forza riesce a entrare in Parlamento con una rappresentanza limitata. Orbán ha riconosciuto la sconfitta, definendo l’esito “doloroso”
Appena poco prima della chiusura delle urne l’affluenza si è attestata al 77,8%, il dato più alto nella storia post-comunista dell’Ungheria. Un livello così elevato di partecipazione è stato infatti letto come il segnale di una forte mobilitazione democratica, in un’elezione percepita fin da subito come decisiva per il futuro politico del Paese.
Il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, ha sottolineato come questo dato rappresenti una dimostrazione “incontestabile” della vitalità democratica del Paese, evidenziando che una partecipazione così ampia rafforzi la legittimità del risultato elettorale, indipendentemente poi dal suo esito politico.
L’elevata affluenza, in molti casi trainata soprattutto dalle grandi città, ma con numeri significativi anche nelle aree rurali, è stata letta anche come il segnale di una forte polarizzazione e di una crescente consapevolezza tra gli elettori, chiamati a scegliere in un passaggio considerato cruciale dopo anni di governo guidato da Orbán.
La vittoria di Péter Magyar è stata accolta positivamente sia nel Paese che a livello internazionale, in particolare dalle istituzioni europee. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di un’Europa che “batte più forte” dopo il voto ungherese, sottolineando come il risultato rappresenti “un ritorno di Budapest nel solco europeo”. Messaggi di congratulazioni sono arrivati anche da diversi leader del continente: Emmanuel Macron ha evidenziato il valore della partecipazione democratica e dell’impegno europeo degli ungheresi, mentre Pedro Sánchez ha parlato di una vittoria dei valori europei. Anche Friedrich Merz ha auspicato una collaborazione per un’Europa più forte e unita. Dall’Italia, la
presidente del Consiglio Giorgia Meloni , da sempre storica alleata di Orban, si è congratulata con Magyar per la “chiara vittoria”, ribadendo la volontà di “mantenere rapporti solidi tra Roma e Budapest”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato il ruolo rassicurante delle forze europeiste in una fase di incertezza.
Nel suo primo intervento dopo il voto, Magyar ha ribadito l’intenzione di riportare l’Ungheria “al centro del progetto europeo”, annunciando un “rapido impegno per sbloccare i fondi comunitari e rafforzare i legami con Ue e Nato”. Una linea che segna una chiara discontinuità rispetto alla stagione politica precedente e che potrebbe ridefinire il ruolo del Paese nello scenario internazionale.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DEL GANGSTER: “E’ IN VATICANO SOLO GRAZIE A ME”
“Papa Leone è un debole. Dovrebbe darsi una regolata e usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico”, è l’attacco senza precedenti del Presidente Usa Donald Trump al Pontefice suo connazionale Prevost, accusato di voler contrastare le sue politiche in tema di immigrazione, criminalità e politica estera. Attraverso il suo social Truth, il numero della Casa Biancava ha sostenuto che l’elezione di Prevost è avvenuta solo grazie a lui e ha intimato a Papa Leone XIV di evitare di incontrare suoi avversari politici. “Non ho paura Trump e non voglio un dibattito con lui” è stata invece la risposta di Prevost.
“Leone è debole sulla criminalità e terribile in politica estera. Parla di ‘paura’ dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il Covid, quando arrestavano sacerdoti e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di sicurezza di tre o sei metri. Preferisco di gran lunga suo fratello Luigi a lui, perché Luigi è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, Leone no!” ha scritto Trump in un lungo post pubblicato questa notte ora italiana.
“Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, e non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante” ha proseguito Trump, aggiungendo: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in nessuna lista per diventare Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che
questo fosse il modo migliore per gestire il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano”.
“Sfortunatamente, la debolezza di Leo sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù, né mi va giù il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un perdente della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero venissero arrestati” ha avvertito ancora Trump, concludendo: “il suo comportamento gli sta causando molto danno e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica”. Parole durissime seguite poco più tardi da un altro post social in cui ha pubblicato un’immagine generata dall’IA che raffigura Trump come Gesù che cura un malato con la mano.
L’attacco dopo gli appelli alla pace di Papa Leone
Un attacco che sembra una reazione scomposta ai tanti appelli del Pontefice contro la guerra in Iran che pur senza mai nominare Trump facevano chiaro riferimento a chi “ha voltato le spalle al Dio vivente, trasformando sé stessi e il proprio potere in un idolo muto, cieco e sordo, al quale sacrificano ogni valore, pretendendo che il mondo intero si inginocchi”. Leone aveva condannato apertamente anche la minaccia di Trump di cancellare un’intera civiltà, suggerendo agli americani di contattare i propri rappresentanti al Congresso per fermare il conflitto.
Un appello rilanciato anche da diversi cardinali americani vicini a Prevost che hanno definito la guerra con l’Iran “immorale” ed esortato i fedeli a condannarla. “La minaccia di distruggere un’intera civiltà e il mirare intenzionalmente alle infrastrutture civili non possono essere moralmente giustificati” aveva detto ad esempio l’arcivescovo di Oklahoma City, Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense.
Prevost replica a Trump: “Io parlo del Vangelo, non ho intenzione di fare un dibattito con lui”
Una presa di posizione non secondaria visto che, secondo i sondaggi, alle ultime elezioni, Trump ha ottenuto la maggioranza dei voti cattolici e ha come vice presidente un cattolico fervente come Vance. Lo stesso arcivescovo Coakley ha dichiarato in un comunicato di essere “scoraggiato” dall’attacco di Trump al pontefice affermando: “Papa Leone non è il suo rivale, né il Papa è un politico. È il
Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.
“Non ho paura dell’amministrazione Trump. Io parlo del Vangelo. Non sono un politico. Non ho intenzione di fare un dibattito con lui”, ha rimarcato lo stesso Pontefice sul’0aereo che o sta portando verso Algeri. “Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo” ha aggiunto Prevost.
Anche la Presidenza della Cei, “esprime rammarico per le parole rivolte nelle scorse ore” dal Presidente Usa Donald Trump al Papa e “unendosi a quanto affermato dal Presidente dei vescovi Usa, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace”. “In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Papa vicinanza e affetto, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero” si legge in una nota della Conferenza episcopale italiana.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI DI BRENNAN SONO ECLATANTI CONSIDERATO CHE L’EX DIRETTORE DELLA CIA È SOTTO INCHIESTA DA PARTE DEL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA (E’ LA VENDETTA DEL PRESIDENTE CONTRO I SUOI PRESUNTI NEMICI)
L’ex direttore della Cia, John Brennan, si è unito al coro sempre più nutrito di voci che chiedono la
cacciata di Donald Trump sostenendo che sia inadatto al suo incarico e argomentando che il 25esimo emendamento della Costituzione, che disciplina la rimozione involontaria dalla carica, sia stato “scritto pensando proprio a lui”.
Brennan, che ha guidato l’agenzia di spionaggio durante la presidenza di Barack Obama, ha dichiarato in un’intervista che le recenti affermazioni del tycoon sulla distruzione della civiltà iraniana, nonché il pericolo che egli rappresenta per così tante vite, giustificano la sua rimozione dallo Studio Ovale.
“Questa persona è chiaramente fuori di sé”, ha affermato. “Credo che il 25esimo Emendamento sia stato scritto pensando proprio a Donald Trump”.Le dichiarazioni di Brennan sono particolarmente eclatanti considerato che è oggetto di un’indagine in corso da parte del dipartimento di Giustizia nell’ambito della vendetta del presidente contro i suoi presunti nemici.
Sotto la pressione della Casa Bianca, a luglio il dipartimento di ha avviato un’indagine penale nei confronti di Brennan e dell’ex direttore dell’Fbi James Comey. L’ex capo della Cia ha aggiunto che il presidente americano costituisce un rischio troppo elevato per poter continuare a ricoprire la carica di commander-inchief, avendo a sua disposizione un’immensa potenza di fuoco, incluso l’arsenale nucleare degli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
LA GUERRA “SANTA” TRA IL PRIMO PONTEFICE AMERICANO E IL GOVERNO DI WASHINGTON È INIZIATA QUANDO PREVOST HA SFANCULATO L’ARCIVESCOVO DI NEW YORK, IL TRUMPIANO TIMOTHY DOLAN, SOSTITUITO COL PROGRESSISTA RONALD HICKS;…È PROSEGUITA CON IL “VAFFA” DI PAPA LEONE (“DIO NON PUÒ ESSERE ARRUOLATO DALLE TENEBRE”) ALLE CONFERENZE ROMANE DI PETER THIEL ALL’ANGELICUM … COME TUTTI I FOLLI AL POTERE, TRUMP SI E’ POSTO SUL CIUFFO L’AUREOLA DELL'”UNTO DEL SIGNORE”
Donald Trump attacca Papa Leone in un post su Truth. “E’ debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera. Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica — e tutte le altre organizzazioni cristiane — hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”, ha scritto il presidente americano. “Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto. Non voglio un Papa che ritenga accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”.
“Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”, ha scritto ancora Trump attaccando il primo pontefice americano della storia
“E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire
portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”, ha insistito il presidente americano.
“Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump”. Lo scrive il presidente americano in un duro attacco al pontefice. “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, ha detto ancora il tycoon.
“Purtroppo”, ha proseguito Trump, “l’atteggiamento di Leo, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nuclear, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”.
“Leone”, ha insistito il presidente americano “dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”, ha concluso Trump in un attacco senza precedenti contro un pontefice.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
LA REAZIONE IRONICA DI ILARIA SALIS ALLA SCONFITTA DEL SOVRANISTA MAGIARO: “L’EUROPA ORA SARA’ MIGLIORE”
«Addio per sempre, Mr. Orbán». È la scritta su un cartello tenuto in mano, sorridente,
dall’eurodeputata Ilaria Salis dopo la sconfitta del premier sovranista uscente alle elezioni in Ungheria. «Sia l’Ungheria che l’Europa saranno luoghi migliori senza Viktor Orbán», ha scritto Salis. Il leader dell’opposizione Péter Magyar ha conquistato i due terzi dei seggi in Parlamento e, nonostante lo spoglio sia ancora in corso, la vittoria appare schiacciante. Ilaria Salis era un’insegnante e attivista antifascista ed è diventata una figura nota a livello internazionale nel 2023, quando è stata arrestata a Budapest con l’accusa di aver partecipato ad aggressioni contro militanti di estrema destra durante una manifestazione. Dopo l’arresto è
rimasta detenuta per oltre un anno in Ungheria, al centro di un caso politico e mediatico anche in Italia, dichiarandosi sempre innocente
Orbán definì Ilaria Salis «una criminale»
Nel 2024 è stata candidata alle elezioni europee con Alleanza Verdi e Sinistra ed è stata eletta eurodeputata. Grazie all’immunità parlamentare ha ottenuto la liberazione ed è potuta rientrare in Italia. Viktor Orbán aveva definito Salis una «criminale che dovrebbe stare in galera».
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
IL FONDATORE DI OPEN ARMS: “VOGLIAMO RIPORTARE AL CENTRO DELL’ATTENZIONE MEDIATICA CIO’ CHE ACCADE NELLA STRISCIA”
Domenica 12 aprile è partita dal porto di Barcellona una nuova missione della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria via mare diretta alla Striscia di Gaza con l’obiettivo dichiarato di rompere l’assedio israeliano e consegnare aiuti alla popolazione civile palestinese. Circa 70 imbarcazioni e oltre 1.000 attivisti provenienti da una settantina di Paesi aderiscono all’iniziativa, organizzata da Freedom Flotilla Coalition (Ffc), Global Movement to Gaza, Maghreb Sumud Flotilla e Sumud Nusantara (missione asiatica con la partecipazione del governo della Malesia).
Chi partecipa alla missione
A bordo delle imbarcazioni è prevista la presenza di medici, giuristi, ricercatori e volontari, insieme a ong internazionali come Greenpeace e Open Arms, che forniranno supporto tecnico, sanitario e logistico. Gli attivisti sostengono che Israele ha approfittato dell’attenzione internazionale rivolta verso l’Iran per intensificare il blocco su Gaza, «restringendo l’entrata di aiuti, ampliando gli insediamenti di coloni e accelerando un processo di espropriazione territoriale
La spedizione di settembre e il nuovo tentativo degli attivisti
La flottiglia in partenza oggi segue una precedente spedizione dello scorso settembre, che fu molto seguita dai media italiani, diede vita a grosse manifestazioni in solidarietà del popolo palestinese ma non riuscì a portare a termine la propria missione. Le imbarcazioni furono intercettate dalla marina israeliana in acque internazionali e gli attivisti furono messi in carcere in Israele e poi rispediti nei propri Paesi di provenienza. Secondo i promotori dell’iniziativa, la Global Sumud Flotilla rappresenta «la più grande missione marittima civile a sostegno della Palestina». Il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, ha spiegato in un’intervista che si aspetta una fine simile anche per la nuova spedizione: «Con ogni probabilità la flottiglia verrà intercettata prima delle 100 miglia dalla costa. Siamo disposti ad assumerci questo rischio perché il contesto non è lo stesso dell’ultima volta. Vogliamo riportare al centro dell’attenzione mediatica ciò che accade a Gaza».
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
GLI SPIFFERI DI VIA DELLA SCROFA DIRAMATI VIA “CORRIERE”: “’INUSUALE CHE UN VICEPREMIER VENGA CONVOCATO NELLA SEDE DI UN’AZIENDA COME SE FOSSE UN MANAGER’”. L’AZIENDA È MEDIASET. LA CUI LINEA EDITORIALE SPESSO LASCIA PERPLESSI I BIG DELLA DESTRA..”
Classici silenzi e vecchi sospetti. Dentro Fratelli d’Italia, da Giorgia Meloni in giù, in queste ore la
linea è quella di non commentare le dinamiche interne a Forza Italia.
Da via della Scrofa e da Palazzo Chigi scacciano i retroscena post vertice a Cologno Monzese come se fossero mosche tse-tse. Non esiste Forza Italia fuori dal centrodestra perché « extra Ecclesiam nulla salus : la storia di Fini è un monito».
Tuttavia il ragionamento che offre al Corriere un ministro della «Fiamma magica» squarcia il velo del legittimo dubbio: «Assistiamo a dinamiche strambe da cui Tajani non esce rafforzato nella proiezione esterna, nonostante dopo la morte del Cavaliere abbia tenuto in vita un partito che tutti davano per spacciato».
Morale: «Queste manovre rischiano di destabilizzare il governo e la maggioranza in un momento assai complicato».
Di tale scenario sono consapevoli sia la premier, sia il suo vice Tajani (parte in causa). Agli atti, per ora, c’è poco: il cambio dei capigruppo di Senato (Maurizio Gasparri) e Camera (Paolo Barelli, legato da una «lunga conoscenza» con Meloni fin dai tempi della Provincia di Roma: la leader era una giovanissima consigliera di An e l’azzurro assessore allo Sport).
Ma qual è la strategia della famiglia Berlusconi? I rapporti fra la premier e Marina […] sono «buoni, ma non ottimi», dicono da Forza Italia. «Giorgia ha una maggiore consuetudine con lei rispetto a Pier Silvio, ma al di là di visioni diverse in svariati campi, dai diritti all’America di Trump fino alle banche, c’è comunque un idem sentire di fondo: tifano per noi», aggiungono da Fratelli d’Italia. §
Dove c’è chi trova abbastanza «inusuale» che un vicepremier venga convocato nella sede di un’azienda «come se fosse un manager». L’azienda è Mediaset.
La cui linea editoriale spesso lascia perplessi i big della destra: «Altro che TeleMeloni!». Però anche questo filo delle dietrologie si perde fra i normali interessi di un gruppo che sta sul mercato e che ha mire all’estero, vedi in Germania.
E quindi unire i puntini diventa un esercizio da settimana enigmistica: «la famiglia» vuole indebolire Tajani per cambiare il partito con altre parole d’ordine in modo che sia spendibile anche su un altro mercato elettorale? Certi talk sono un assaggio di grandi manovre? Sono domande che frullano nella testa dei colonnelli di Meloni.
ai vertici di FdI la presenza di Gianni Letta all’incontro di venerdì — raccontato chino su un bloc-notes a prendere appunti durante quello che non è stato certo un incontro di gala — ha evocato strani fantasmi (che tali restano). Quelli che riconducono alla natura «governista» di FI purchessia.
Meloni aspetta il partito di Tajani e della famiglia Berlusconi al vero stress test parlamentare di questa legislatura: la legge elettorale.
Se nel segreto dell’urna — magari davanti all’emendamento sul ritorno delle preferenze presentato dai meloniani — dovessero accadere strane manovre, potrebbe saltare l’intero Stabilicum. Lasciando così per il voto del 2027 il Rosatellum, con l’ombra del «pareggione».
«In quel caso, a cui non crediamo, salterebbe l’intero centrodestra», fanno sapere gli uomini più vicini alla premier. Situazione fluida.
(da Corriere della Sera)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
IL REGIME TEHERAN SI PREPARAVA ALLA GUERRA DA QUASI 50 ANNI, GRAZIE ALL’AIUTO RUSSO E CINESE, E NON HA PIÙ NULLA DA PERDERE
È la battaglia dei numeri. Le fonti ufficiali, da Washington a Tel Aviv, sottolineano i successi di Epic Fury mentre «voci» dell’intelligence rispondono con valutazioni più caute.
Le «ultime» arrivano dal Wall Street Journal che riporta le stime dei servizi: nonostante gli attacchi subiti, i pasdaran hanno ancora migliaia di missili a corto e medio raggio. Molti sono scampati agli strike , altri sono «sotterrati» nei tunnel colpiti dai bombardamenti ma possono essere recuperati.
La dispersione dell’arsenale, le cosiddette «città dei missili», e le buone protezioni hanno garantito ai guardiani una discreta riserva, completata anche da una componente ridotta di cruise antinave.
Quanto ai droni-kamikaze, fondamentali per tenere sotto tiro le monarchie del Golfo, Teheran ne avrebbe persi il 50%. Incerta la situazione iraniana per quello che riguarda la produzione degli equipaggiamenti, in quanto le fabbriche sono state uno dei bersagli principali.
E, infatti, nella seconda fase della campagna sono stati soprattutto gli israeliani a sganciare ordigni su questi target . L’impatto di questi colpi lo si vedrà nel medio-lungo termine. Sono falle che non si tappano in poche settimane, inoltre pesano le sanzioni, così come il quadro economico difficile del Paese.
L’analisi riportata dal Wall Street Journal fa eco a precedenti report che hanno evidenziato come i pasdaran si siano preparati tenendo conto di altri scontri, sfruttando a proprio vantaggio la profondità del territorio e adottando tattiche più agili i pasdaran hanno «sparato» con maggiore precisione, impiegando armi con testate multiple, e comunque ciò è bastato per tenere tutti in emergenza. Tattica duplicata, con esito maggiore, a Dubai o in Kuwait servendosi dei droni.
I missili hanno rappresentato un’arma «politica» e anche propagandistica, strumenti per ribadire che gli ayatollah non erano stati sconfitti e avevano ancora risorse. Non solo: la chiusura selettiva di Hormuz ha rinforzato la posizione di Teheran.
L’inizio di un fragile negoziato darà modo ai contendenti di riorganizzarsi. Gli U hanno continuato a trasferire materiale e soldati, la portaerei Ford è stata rischierata nel Mediterraneo orientale e sono attesi rinforzi per opzioni anfibie.
Gli iraniani potrebbero ricevere droni dalla Russia e, secondo un’indiscrezione della Cnn , apparati antiaerei dalla Cina attraverso un Paese terzo. Si tratterebbe di missili portatili per contrastare velivoli a bassa quota, uno scenario legato a eventuali operazioni terrestri Usa. Infine, due aspetti sui lanciatori dei missili.
Non si può escludere che le stime iniziali sulle disponibilità iraniane fossero errate. Ed è opinione diffusa tra i tecnici che non sia complicato costruirne di nuovi copiando soluzioni adottate dai nord coreani per trasformare dei veicoli in rampe mobili.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2026 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO MELONIANO CHE HA DEFINITO LA “CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE” COME “UN’ASSOCIAZIONE DI SINISTRA CHE FA RISTORAZIONE”
“Un’associazione di sinistra che fa ristorazione”. Così Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia,
ha definito la Casa internazionale delle donne di Roma durante la discussione per l’attuazione del PNRR. Ignoranza di Trancassini, che ha confuso la struttura simbolo del femminismo di via della Lungara con qualche trattoria intorno a Montecitorio, o preciso intento denigratorio?
Prendendo per buono che il deputato conosca la differenza tra chi si divide un bucatino all’amatriciana e chi coordina uno sportello antiviolenza, direi la seconda.
“Ricordo ai colleghi, soprattutto ai colleghi dell’opposizione, al Pd e ai 5 Stelle, che io me la ricordo l’epoca delle marchette. Io me lo ricordo quando in legge di bilancio, il mille proroghe, abbiamo approvato i soldi per investire nei nuovi linguaggi musicali oppure nelle scuole di jazz, o peggio ancora per pagare la morosità della Casa delle Donne di Roma, che è un’associazione di sinistra che fa ristorazione”. Queste le parole pronunciate da Paolo Trancassini. Una linea che sembra condivisa dai suoi colleghi di maggioranza, dato che sono esplosi in un applauso scrosciante per il deputato.
La storia cui fa riferimento Trancassini risale a diversi anni fa quando l’allora sindaca Virginia Raggi sospese la concessione alla Casa internazionale delle donne tre anni prima della scadenza, mettendo la struttura a bando e chiedendo 800mila euro di morosità. Una cifra impossibile da pagare per le attiviste, che hanno sempre provveduto da sole a occuparsi dei servizi di manutenzione, del pagamento delle utenze e delle dipendenti, a fronte di servizi gratuiti forniti alla collettività e alle donne in difficoltà. Il Parlamento, riconoscendo l’importanza dei servizi offerti e della storia della Casa internazionale delle donne, ha stanziato 900mila euro
rinnovato la concessione per dodici anni, consentendo alla Casa di continuare con le sue attività e con i servizi alle donne vittime di violenza.
Ma cosa significa definire la Casa delle Donne un ristorante? Significa non solo sminuire uno dei luoghi storici del femminismo, che da anni a Roma contribuisce ad animare il dibattito politico e culturale, ma anche tentare di colpire chi, concretamente, offre sostegno alle donne vittime di violenza. Quelle stesse donne che il governo guidato da Giorgia Meloni — che rivendica di essere il primo nella storia d’Italia con una donna presidente del Consiglio — afferma di voler tutelare. Eppure, i fatti raccontano altro: da quando la destra è al governo, nulla è stato fatto per le donne. Nessuna misura strutturale di welfare, nessun intervento per la parità salariale, nessun investimento in programmi scolastici capaci di educare le nuove generazioni al rispetto e all’affettività.
Un archivio e una delle biblioteche femministe più grandi d’Europa, uno sportello sociale, consulenze sanitarie, psicologiche e legali per le donne vittime di violenza, assistenza domiciliare a bambini, giovani, adulti e anziani con disabilità psichica o fragilità, uno spazio per i bambini, e un luogo sicuro per chi subisce abusi. Uno spazio dove si combatte la violenza maschile, e si forniscono alla collettività gli strumenti per contrastarla. Tutto questo è la Casa internazionale delle donne. Ridurre la sua identità a un luogo che svolge ‘attività di ristorazione’ non è una semplice denigrazione, ma un attacco politico. Un tentativo di cancellare un modo preciso, concreto e radicato di affrontare la violenza di genere. Un approccio che, evidentemente, a qualcuno risulta scomodo.
(da Fanpage)
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