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SI METTE MALE PER DELMASTRO. PER I PM IL PRESTANOME DEL CLAN SENESE, MAURO CAROCCIA, UN ANNO PRIMA DI COSTITUIRE “LE 5 FORCHETTE SRL” INSIEME ALL’EX SOTTOSEGRETARIO DI FDI (E DI INTESTARE IL 50% ALLA FIGLIA MIRIAM), HA “DISTRUTTO I LIBRI E LA DOCUMENTAZIONE CONTABILE” DELLA SOCIETÀ CHE CONTROLLAVA IL SUO STORICO RISTORANTE DI FAMIGLIA, “DA BAFFO”, DICHIARATA FALLITA NEL 2024

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

AI PM DELL’ANTIMAFIA CAROCCIA HA DETTO: “DELMASTRO IL RISTORANTE VOLEVA FARLO CON ME. GLI DISSI: HO QUESTO PROBLEMA DEL PROTESTO, LO FACCIAMO FARE A MIA FIGLIA”. IN SOSTANZA, L’EX SOTTOSEGRETARIO SAPEVA

Circa un anno prima di costituire “Le 5 Forchette srl” insieme ad Andrea Delmastro (e di intestare il suo 50% alla figlia Miriam), secondo i pm Mauro Caroccia avrebbe “distrutto i libri e la documentazione contabile” della Rdm 2015 srl, cui faceva riferimento il suo storico ristorante di famiglia, “Da Baffo”.
Società dichiarata fallita il 5 gennaio 2024. Tutto ciò “con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e arrecare danno ai creditori”. La questione emerge dagli atti di un’inchiesta della Procura di Roma per bancarotta fraudolenta, reato di cui viene accusato proprio Caroccia senior – condannato in via definitiva a febbraio 2026 per essere stato il prestanome del clan Senese – che a dicembre 2025 ha anche ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
La vicenda della bancarotta ha un peso specifico nell’inchiesta per riciclaggio e intestazione fittizia di beni – con aggravante mafiosa – aperta a febbraio scorso e che vede indagati Mauro e Miriam Caroccia, proprio per la società cui poi farà riferimento il ristorante “Bisteccheria d’Italia”.
Durante l’interrogatorio del 1° aprile, infatti, ai pm Caroccia – assistito dall’avvocato Fabrizio Gallo – ha riferito: “Delmastro il ristorante voleva farlo con me. Gli dissi: ho questo problema del protesto, lo facciamo fare a mia figlia”, il senso delle sue dichiarazioni ai magistrati.
In sostanza, l’ex sottosegretario sapeva che l’uomo aveva un problema di insolvibilità (il “protesto”, come lo ha definito) tale da non potersi intestare le quote del ristorante e di dover mettere il nome della sua figlia 18 enne.
E il politico di Fratelli d’Italia – se la versione data ai pm è veritiera – avrebbe accettato la soluzione di comodo, facendo una sorta di “beneficenza” alla famiglia Caroccia, in quel momento sul lastrico, pur senza informarsi oltre della situazione familiare.
Gli atti dell’inchiesta per bancarotta potrebbero confluire presto nel fascicolo per riciclaggio relativo alla Bisteccheria. Anche perché, è emerso dal processo “Affari di Famiglia”, Rdm 2015 era una delle società di cui l’effettivo dominus era Angelo Senese, fratello del boss Michele Senese detto “O’ Pazzo”. […]
Dal racconto di Caroccia ai pm sappiamo che il ristoratore e Delmastro si conoscono la sera di San Valentino 2023, con il politico che poi da aprile diventa cliente fisso. E che l’idea di aprire un ristorante arriva dopo il fallimento di “Baffo” e i problemi economici della famiglia.
Mauro Caroccia promuove il ristorante La bisteccheria d’Italia – video del 25 settembre 2024
Dunque nel corso del 2024. È il periodo in cui arriva in Procura la denuncia del curatore fallimentare, il commercialista Mauro Carbone, che oltre a denunciare la “distruzione” dei documenti contabili, constata anche il mancato deposito dei bilanci di esercizio, dalla costituzione alla liquidazione della Rdm 2015.
Si arriva quindi al 16 dicembre 2024, quando dal notaio Carlo Scola si vedono da una parte i “biellesi” Delmastro, Elena Chiorino, Cristiano Franceschini, Davide Zappalà e Donatella Pelle, e dall’altra la giovane Miriam Caroccia, classe 2006, accompagnata da papà Mauro e mamma Barbara.
Secondo la versione di tutte le parti, però, in quel momento nessuno si accorge né del maxi-processo in corso che vedeva imputato Mauro Caroccia per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa – la Cassazione aveva già annullato l’assoluzione in Appello bis – né trova notizie della bancarotta della Rdm 2015, o almeno del sequestro di “Baffo” da parte della dda.
Adesso la Procura di Roma sospetta che ne “Le 5 Forchette” – e dunque nella Bisteccheria d’Italia – i Caroccia abbiano investito ancora una volta capitali criminali, del clan Senese. Che poi è l’accusa che più di tutte l’avvocato Gallo si sta spendendo per far cadere.
Per questo i pm hanno dato alla Finanza delega più ampia per verificare le forniture di materiali emerse anche durante l’interrogatorio di mercoledì. Il sospetto è che ci sia stato un giro di soldi in nero. Sempre all’insaputa di Delmastro e degli altri ex soci piemontesi che non risultano indagati.
(da Il Fatto Quotidiano)

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NEL PD NON C’E’ SOLO CHI (COME ROSY BINDI) SPONSORIZZA BERSANI COME FEDERATORE DEL CAMPO LARGO, MA ANCHE CHI SPINGE PER GIUSEPPE CONTE, AD INIZIARE DA GOFFREDO BETTINI (“SCHLEIN HA FATTO UN GRAN LAVORO MA LA QUESTIONE DELLA PREMIERSHIP NON VA POSTA OGGI”) E MASSIMO D’ALEMA (“CONTE È STATO UN OTTIMO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. MI FIDO DI LUI”)

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

E C’È UN ALTRO NOME CHE CIRCOLA TRA I DEM SOPRATTUTTO TRA QUELLI DI AREA RIFORMISTA: QUELLO DI FRANCO GABRIELLI. E ELLY? NON SI SCOMPONE: “IO PASSI INDIETRO NON NE FACCIO”… CONTINUATE COSI’ E MELONI HA LA VITTORIA ASSICURATA

No, l’idea non è stata di Rosy Bindi. Il nome di Pier Luigi Bersani gira da giorni tra i maggiorenti del Pd. A mo’ di deterrente. L’idea è sempre la stessa: evitare le primarie e la discesa in campo di Elly Schlein. La convinzione è che, di fronte alla disponibilità dell’ex segretario dem, l’attuale leader del Partito democratico faccia un passo indietro.
E questa è una delle manovre in corso. Meglio l’usato sicuro, insomma. Bersani gode di grande popolarità anche presso la generazione Z, che magari non vota Schlein ma nemmeno Giuseppe Conte.
A cui, nel caso, verrebbe offerta la poltrona di presidente del Senato. Bersani appare restìo. Almeno per ora. Anche perché si sente in corsa per il Quirinale, nel caso di vittoria del centrosinistra alla elezioni politiche del 2027.
Ma se l’ex leader dem continuasse a fare il difficile c’è un altro nome che circola tra i pd, soprattutto tra quelli di area riformista: quello di Franco Gabrielli.
Poi c’è l’altra manovra, perché i lavori in corso nel Partito democratico non hanno mai fine. Questa è congegnata dalla «Ditta» per riprendere in mano il centrosinistra. Ci lavorano due pezzi grossi di quell’area che con Conte hanno ottimi rapporti. Goffredo Bettini e Massimo D’Alema.
Entrambi stimano l’avvocato del popolo e non è sfuggito a nessuno che Rinascita nuova edizione, la rivista (per ora online) che Bettini ha risuscitato, il giorno del suo battesimo si sia presentata con un editoriale di Conte e un’intervista di D’Alema.
Del resto, l’altro giorno su Radio1 Bettini è stato più che esplicito: «Elly ha fatto un lavoro enorme e questo le va riconosciuto perché c’è chi dentro non glielo
riconosce. Ma la questione della premiership non va posta oggi. La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al modo migliore per vincere».
Se non è un benservito poco ci manca.
E tanto per essere più chiaro Bettini ricorda «l’atto di grande generosità» che fece D’Alema, leader del partito più grande. Sì, D’Alema, che proprio in questi giorni con i suoi interlocutori si spertica in lodi nei confronti di Conte: «È stato un ottimo presidente del Consiglio. Mi fido di lui».
Dunque nel Pd e dintorni chiunque abbia più di 60 anni (e, in genere, sia di genere maschile) sembra fidarsi poco delle capacità di Schlein di combattere e vincere un duello con Giorgia Meloni. Eppure è stata proprio lei la segretaria eletta alle primarie del Pd contro tutti i pronostici. «Ma adesso — chiosa maliziosamente un autorevole dirigente dem — l’hanno vista arrivare e quindi la fermeranno».
E, soprattutto, evitare le primarie, perché se la segretaria perde il Pd ha un tracollo e, di conseguenza, diminuiscono i seggi in Parlamento per i dem. Con Conte candidato premier, invece, in caso di vittoria, per i pd ci sarebbe il Quirinale in palio. Con Bersani candidato premier, Conte potrebbe «vedere» il Colle. E Schlein? Appoggia la proposta di Avs di un incontro tra i leader della futuribile coalizione. E fa finta di niente, convinta che alla fine avrà la meglio, perché, ripete, «io passi indietro non ne faccio».
(da Repubblica)

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“NADIA ROMEO, SEI SOLO UNA POVERA COMUNISTA DI MERDA. GUARDATI LE SPALLE AMICA DEI NEGRI DI MERDA”: SULLA SEDE DELLA CGIL DI ROVIGO È COMPARSO UN MANIFESTO INTIMIDATORIO RIVOLTO ALLA DEPUTATA DEL PD NADIA ROMEO

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

IL CARTELLO È FIRMATO CON IL SIMBOLO DI CASAPOUND VENETO E ACCOMPAGNATO DA UNA CROCE CELTICA

“Quanto accaduto nella notte a Rovigo è estremamente grave. Sulla sede della CGIL è comparso un manifesto intimidatorio rivolto alla deputata Nadia Romeo, con frasi di odio esplicite e violente, firmato con il simbolo di CasaPound Veneto e accompagnato da una croce celtica. Un atto inaccettabile che richiama apertamente linguaggi e simboli neofascisti”. Lo dice Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera.
“Abbiamo presentato denuncia e chiediamo che si faccia piena luce. Colpisce la tempistica e riteniamo che non sia casuale che tutto ciò avvenga proprio mentre venivano sanzionati deputati dell’opposizione, con una decisione assunta a maggioranza dall’Ufficio di presidenza della Camera, per aver difeso pacificamente le istituzioni dalla presenza di organizzazioni che si richiamano al neofascismo -prosegue Braga-. Piena e convinta solidarietà alla nostra collega Nadia Romeo, oggetto di minacce gravissime”
“CasaPound rappresenta un covo neofascista: è inaccettabile che continui ad agire senza conseguenze. Chiediamo al Ministro dell’Interno di intervenire per perseguire i responsabili di tale atto, al Presidente della Camera Fontana e a tutte le forze politiche, anche a quelle di centrodestra, di prendere una posizione chiara di condanna.
Il silenzio non è accettabile -dice ancora Braga-. Legittimare CasaPound, di fatto, è ciò che è avvenuto con un provvedimento ingiusto e sbagliato come quello delle sanzioni ai parlamentari del Partito Democratico e delle altre opposizioni: una decisione che ha finito per sdoganare questa associazione, rendendo ancora più grave la portata di quell’atto. I deputati del PD si sono limitati, in modo pacifico, a richiamarsi ai valori costituzionali. E ribadiamo che continueremo a farlo, difendere i valori democratici e antifascisti su cui si fonda la nostra Repubblica”.
(da Adnkronos)

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“PIANTEDOSI, CON IL SUO PROVERBIALE FIUTO DI SUPERPOLIZIOTTO, NON AVEVA SENTITO PUZZA DI BRUCIATO…”: MARCO TRAVAGLIO IMPALLINA IL MINISTRO DELL’INTERNO PER L’AFFAIRE DELL’AMANTE CLAUDIA CONTE

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

“SANGIULIANO, QUANDO ESPLOSE IL CASO BOCCIA, DISSE COSE SOSTANZIALMENTE VERE: CIOÈ DI AVERLE STRACCIATO IL CONTRATTO DI CONSULENTE GRATUITA AL MINISTERO DELLA CULTURA POCO PRIMA DI FIRMARLO E DI NON AVERE SPESO PER LEI UN EURO PUBBLICO. PIANTEDOSI PUÒ DIRE LO STESSO? SE LO DIRÀ, DOVRÀ DIMOSTRARE CHE LA MIRIADE DI INCARICHI PUBBLICI COLLEZIONATI DA LADY ZELIG ERANO TUTTI FRUTTO DELLA DI LEI BRAVURA E NON DELLA DI LUI INFLUENZA”

Ogni volta che ci vien voglia di chiedere le dimissioni di qualcuno, ci viene in mente qualcun altro che dovrebbe dimettersi prima e quindi lasciamo perdere. Anche perché di solito, quando poi qualcuno si dimette, al suo posto arriva uno uguale o peggiore. Via Sangiuliano, ecco Giuli. Via Gasparri, ecco la Craxi. […
Dietro Piantedosi già si staglia l’ombra di Salvini, per la gioia di chi viaggia in treno, ma solo finché non arriva il successore. E non osiamo immaginare chi potrebbe rimpiazzare Urso, altro talento comico ineguagliabile. In questi tempi cupi, abbiamo diritto a un po’ di avanspettacolo: non è che possono portarci via tutti i cabarettisti in una botta sola.
Quindi no, nessuno tocchi Piantedosi, ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno, come se la lezione di Genny fosse passata invano.
Fra l’altro la fidanzata aquinate Claudia Conte, al confronto dell’erinni pompeiana Maria Rosaria Boccia, ha usato un metodo un po’ meno cruento per vendicarsi con l’ex amato (per quale torto, ancora non è chiaro): anziché sfregiargli il cranio con la limetta del tagliaunghie, ha optato per un’intervista con coming out.
Nulla si può prevedere sulle reazioni della consorte e soprattutto della Meloni, che dopo il referendum appare ancor più fumantina e meno tollerante del solito. Quindi,
se qualcuno vedesse il ministro dell’Interno aggirarsi per il Viminale sanguinante o incerottato, un’idea potrebbe farsela.
Resta da capire cos’abbia indotto la giornalista-scrittrice-presentatrice-prezzemolina conterranea di San Tommaso d’Aquino a svelare la sua liaison con Piantedosi e proprio ora, e se lui lo sapesse e fosse d’accordo o meno. E cosa abbia detto lui nel colloquio con la premier e con Salvini subito dopo lo scoppio della bombetta.
Sangiuliano, quando esplose il caso Boccia, disse cose sostanzialmente vere: cioè di averle stracciato il contratto di consulente gratuita al ministero della Cultura poco prima di firmarlo e di non avere speso per lei un euro pubblico.
Piantedosi può dire lo stesso? Se lo dirà, dovrà dimostrare che la miriade di incarichi pubblici collezionati da Lady Zelig – le cui photo opportunity spaziano da papi a cardinali, da ministri a sottosegretari, da politici destri e pidini a mezza vipperia nazionale giù giù fino a un condannato per truffa che scarrozzava il mafioso latitante Matacena – erano tutti frutto della di lei bravura e non della di lui influenza.
E che, con il suo proverbiale fiuto di superpoliziotto, non aveva mai sentito puzza di bruciato. Insomma, che siamo in buone mani.
Marco Travaglio
per “il Fatto Quotidiano”

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TRABALLA LA POLTRONA DEL GOVERNATORE DELLA SICILIA CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULÈ, PRONTO A SFILARGLI IL POSTO NELLA CORSA ALLE PROSSIME REGIONALI: L’EX DIRETTORE DI “STUDIO APERTO” HA GIÀ SPOSTATO LA RESIDENZA A MONREALE PER CORRERE PER LA GUIDA DELLA SICILIA

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

E SE AL PARTY DI MICCICHÈ SI VOCIFERA DI URNE A OTTOBRE, IL PRESIDENTE DELL’ARS GALVAGNO VORREBBE RICANDIDARSI PER “SANARE” COL VOTO LA SUA POSIZIONE DA IMPUTATO

Se la Sicilia è la cartina di tornasole di ciò che accade nella politica di questo Paese, al momento c’è un dato certo: a destra regna il caos e a sinistra è in corso una caccia disperata a un timoniere.
Il disordine isolano non fa dormire sonni tranquilli a Renato Schifani. Il presidente siciliano forzista, accerchiato dalle inchieste sui suoi fedelissimi, è impegnato con un rimpasto per far rientrare la Democrazia Cristiana (“bloccato” pare dal diktat di Tajani) e per sostituire l’assessora meloniana Elvira Amata, indagata per corruzione.
Senza contare il bubbone esploso nella sanità dopo l’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa di uno dei fedelissimi del governatore, il superdirigente Salvatore Iacolino e i guai del presidente dell’Ars vicino a La Russa, Gaetano Galvagno (a processo per corruzione, peculato e truffa). Un coacervo di grattacapi capace di far venire l’emicrania permanente anche al più scafato dei politici.
Come se non bastasse, non è passato sotto traccia il totale disimpegno di Schifani nella campagna referendaria sulla giustizia.
Schifani, per nulla contento di fare un favore al suo rivale interno Giorgio Mulé (coordinatore per Fi della campagna per il sì), si è impegnato pubblicamente sul fotofinish. E il risultato è stata una sonora batosta del “sì” nell’isola, da sempre un fortino di voti per la destra (il “No” ha vinto con il 60,9%).
Di fronte a tale disastro, e per tentare di bloccare un’eventuale emorragia di voti alle prossime elezioni, adesso si fa strada Giorgio Mulè che, dalle pagine di “la Repubblica” ha iniziato a bombardare Schifani: “In Sicilia Forza Italia va commissariata per traghettarla fino alle Regionali e le Politiche. Sono a disposizione del partito e dei siciliani. Se questo fa storcere il naso a qualcuno, bisognerà trovare un chirurgo plastico”.
E per mettere la fiche sulla candidatura a prossimo governatore dell’isola ha già spostato la sua residenza a Monreale, in provincia di Palermo (per candidarsi alla presidenza della regione siciliana, infatti, è necessario essere residenti nell’isola).
Ora bisognerà attendere per vedere se Mulè non si farà distrarre da eventuali ambizioni nazionali. Ieri il nisseno ha incontrato Marina Berlusconi: di cosa hanno parlato?
Una parte consistente degli azzurri preme per avvicendamenti nei ruoli apicali, a cominciare dal capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, e resta traballante anche la poltrona di Tajani.
Ma Marina e Mulè potrebbero aver affrontato anche il dossier Sicilia, mettendo sul tavolo il dopo-Schifani.
D’altra parte che qualcosa stia bollendo in pentola lo fiutano in molti sull’isola. Non si parlava d’altro il 1° aprile al party palermitano per i 72 anni di Gianfranco Miccichè che, dopo aver lasciato Forza Italia nell’autunno del 2023, è entrato nell’alleanza “Grande Sicilia” con il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il leader e fondatore dell’Mpa Raffaele Lombardo.
Messi da parte gli scazzi che portarono Miccichè fuori dal Fi, alla festa c’era persino Renato Schifani. Secondo i ben informati, la sua presenza non avrebbe impedito a qualche invitato di far allusioni sulle prossime elezioni, ipotizzando una chiamata alle urne per i siciliani in ottobre.
Ma se alla festa il governatore siciliano ostentava serenità, le parole del commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, devono aver provocato più di qualche sussulto: se, come ha ipotizzato, nell’isola potrebbe essere applicato lo stesso criterio romano sugli indagati del partito, la giunta verrebbe decimata.
La prima vittima del repulisti sarebbe il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno che, tirato subito in causa, ha dovuto rinculare: “Se sono disposto a fare un passo indietro se me lo chiede il partito? Assolutamente sì, ci mancherebbe.
Non ho avuto indicazioni in alcun senso e non ho ricevuto nessun genere di invito. Noi però siamo persone di partito, quindi risponderemo se dovessimo essere chiamati in causa”.
Per adesso, in mancanza di indicazioni, il 4 maggio comincerà il suo processo per corruzione, peculato e truffa. Nel futuro il tentativo di Gavagno potrebbe essere provare a ricandidarsi per “sanare” col voto la sua posizione.
E nel centrosinistra siciliano che succede? Al posto di compattarsi sfruttando la scia del “no” al referendum, ci si spacca sulle regole del congresso che l’anno scorso portò alla riconferma di Anthony Barbagallo nel ruolo di segretario regionale del Partito democratico.
Il tribunale di Palermo ha fissato per il 27 ottobre l’udienza di comparizione sul ricorso presentato da nove esponenti del Pd siciliano contro il partito. In questo caos, il centrosinistra non ha un candidato e l’unico a fare opposizione è Ismaele La Vardera.
L’ex iena, oggi deputato regionale in Sicilia, è sceso in campo come candidato alla presidenza della regione (sulla carta si dovrebbe andare al voto nel 2027). Nei giorni scorsi, il leader di “Controcorrente” ha rivelato di aver ricevuto messaggi notturni da Giorgia Meloni che bollava come “vergognoso” il suo modo di fare politica. Un assist perfetto che gli ha permesso di lanciare la sua candidatura nel momento di massima attenzione mediatica.
Una spilletta al petto per lui che viene corteggiato dal Pd che, però, vorrebbe inglobarlo nella coalizione senza lasciargli la guida del “Campo largo” per dargli in cambio il ruolo di presidente dell’Ars o la presidenza della commissione antimafia. Pare che lui abbia rimbalzato la proposta (la sua lista sarebbe tra il 12-15%) e abbia deciso, per ora, di tirare dritto.
(da agenzie)

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CLAUDIA CONTE HA LAVORATO CON IL GOVERNO MELONI

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

ECCO TUTTI PROGETTI DI CUI HA FATTO PARTE, ANCHE REMUNERATI

Claudia Conte ha lavorato con il governo Meloni. Lo ha fatto attraverso un progetto di “Difesa Servizi Spa”, la società al 100% del ministero della Difesa che gestisce gli asset del dicastero. Dentro il progetto del “tour mondiale” della nave Amerigo Vespucci — realizzato in partenariato pubblico-privato da Difesa Servizi con un’azienda di nome Ninetynine Srl — Conte è stata coinvolta nella moderazione di eventi e incontri istituzionali. Viaggiando in giro per il mondo, gratis. Anzi, a volte pagata. Ha partecipato a quattro appuntamenti: tre a Los Angeles e uno a Doha.
Per le attività negli Stati Uniti, otto giorni complessivi, ha ricevuto un compenso lordo di 4.160 euro, attraverso la “Ninetynine”, che sbrigava gli aspetti contabili nel progetto con Difesa Servizi. Anche viaggi e alloggi sono stati pagati a Conte
Ma la sostanza non cambia: Conte, che si spacciava come la madrina dell’operazione, è stata uno dei volti del tour della Vespucci. Proprio mentre aveva, secondo quello che lei racconta, una storia con il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Conte, risulta a Repubblica, aveva sponde anche con ambienti della Difesa: veniva spesso chiamata a moderare dibattiti, percependo compensi anche attraverso soggetti terzi. Non solo Difesa. Negli stessi anni, Conte costruisce una rete di iniziative che spaziano dal bullismo ai motori, all’autismo.
A organizzarle è la sua società, Shallow Srls, presentata come impresa culturale femminile. In molti casi non faceva mistero dei suoi rapporti con il ministro, rapporti che erano diventati quasi pubblici grazie alle prime rivelazioni di Dagospia.
Tutti sapevano chi fosse Claudia Conte anche in Rai. Aveva un programma in radio e, ogni volta che era possibile, si proponeva come opinionista nei talk show: spesso incassava un gettone, anche grazie a quel primo contratto in Rai (l’apertura della cosiddetta matricola) che nel 2023 era riuscita a ottenere a Isoradio, sotto la direzione di Angela Mariella, quota Lega. Il suo principale sponsor però pare fosse Alessandro Morelli, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, che spendeva volentieri il suo nome con le redazioni dei talk show quando serviva una “opinionista”.
A Palazzo Chigi, Conte aveva rapporti ancora più vicini al cerchio di Meloni: ha partecipato ad eventi con Renato Loiero, consigliere economico della premier. Non a caso a Chigi temono che la donna che ha rivelato la relazione con Piantedosi adesso parli. Anche perché, ai piani alti di FdI, viene accreditata la tesi rilanciata ieri dal sito “Mow–mag”: «Piantedosi voleva mollarla e Conte ha fatto coming out». La donna, il giorno prima delle rivelazioni al podcast Money.it, in un’altra intervista su Virgilio.it aveva raccontato invece di avere «accanto una persona», con cui sperava di «diventare madre».
Oggi continua a occuparsi della Shallow insieme a Cristina Dragut, amica di una
vita e con cui pare condivida anche la casa: era l’attrezzista di scena quando Claudia sognava di fare l’attrice. Ieri, contattata da Repubblica, Conte ha scelto una linea prudente: «Preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni». A corredo, un lungo curriculum.
Sempre ieri era attesa a un evento pubblico a Palazzo Valentini. Appuntamento con un elenco di personalità infinito: dalla premier Giorgia Meloni a Sal Da Vinci. Non si è presentato nessuno. Nemmeno Claudia. Nel pomeriggio, però, Conte ha pubblicato una storia su Instagram: lei che da tempo esibisce le foto con Papa Francesco e Leone XIV ha ricordato Giovanni Paolo II e il premio a lui intitolato ricevuto lo scorso anno. Da Vespucci, l’uomo del Nuovo Mondo. A Conte, la donna dei tre Papi
(da La Repubblica)

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RITRATTONE DI CLAUDIA CONTE, LA PRINCIPESSA CIOCIARA DEL SELFIE DEI PALAZZI ROMANI CHE HA AMMESSO DI AVERE UNA RELAZIONE CON IL MINISTRO PIANTEDOSI: CERIMONIE, EVENTI, OSPITATE RAI: UNA VITA A MISURA DI INSTAGRAM

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

ATTRICE MANCATA DIVENTATA POI OPINIONISTA FISSA IN TV: STRACULT UN SUO STRAFALCIONE SU RAI 2 IN CUI CONFONDE LE “BABY GANG” CON LE “GANG BANG”… LA TRASMISSIONE A RADIO 1 GRAZIE A PIONATI E QUEL FILO DIRETTO CON IL VIMINALE E LE DIVISE: INSEGNA A UN CORSO DI PERFEZIONAMENTO DELLA POLIZIA, È LA MADRINA DELLA FESTA DEL CORPO A FROSINONE. ORGANIZZA DIVERSI EVENTI CON IL PATROCINIO DELLA POLIZIA, È LA MADRINA DI ALCUNE CELEBRAZIONI SULL’AMERIGO VESPUCCI

Due Papi (Francesco e Leone XIV, a cui ha consegnato il suo ultimo libro). Ministri tutti — Salvini, Crosetto, Lollobrigida, Piantedosi, chiaramente — c’è poi Silvio Berlusconi, ogni sottosegretario possibile e immaginabile, con e senza portafoglio, compreso, qualche mese fa, Andrea Delmastro, e poi generali dei carabinieri, della
marina, dell’aeronautica, dell’esercito, qualche carezza all’opposizione (Bonaccini), qualche gesto esotico come mister Spalletti o Nanni Moretti.
Claudia Conte è la principessa del selfie dei palazzi romani: non c’è potente che non abbia immortalato con un sorriso e un tailleur di un colore diverso. Possiede ed esibisce centinaia di scatti, un sorriso per ogni occasione. Ma non è folclore.
Perché in questa storia le fotografie hanno avuto un ruolo molto importante. Lo hanno avuto nei mesi scorsi, quando il caso Claudia Conte è arrivato a palazzo Chigi. E lo hanno anche in queste ore, quando in tanti si chiedono quali fotografie siano davvero in giro.
Conte nasce come attrice: è Procula, la moglie di Ponzio Pilato nella Passione che gira per i paesi del Frusinate, la sua zona di nascita. Ci prova a Roma con la tv, cerca di entrare nei cast di Bollywood, (…)
Negli ultimi tre anni è scoppiata infatti la passione di Conte per la politica. E per la tv. Opinionista fissa nelle trasmissioni televisive, a parlare di criminalità e devianza, per lei si spendono diversi politici (leghisti soprattutto) influenti in Rai: è ovunque ma mitologico, e super virale, un suo recente intervento su Rai 2 in cui confonde le baby gang con le gang bang.
In radio ottiene però — grazie a Francesco Pionati, direttore di Radio 1, ex parlamentare e compagno di scuola di Piantedosi — una trasmissione, “La mezz’ora legale”, in cui intervista ministri e sottosegretari. Le interviste sono il suo forte anche sul Riformista: il giorno dopo i fatti di Torino, gli scontri tra la polizia e i centri sociali, fa una lunga chiacchierata proprio con la sottosegretaria agli Interni, Wanda Ferro.
Ed è proprio con le divise che ha un filo diretto: al Viminale, dove il suo rapporto con Piantedosi è un segreto di Pulcinella, si muove con il garbo di una a cui non si può dire di no.
È ovunque e vorrebbe esserlo ancora di più. Insegna a un corso di perfezionamento della Polizia, è la madrina della festa del Corpo a Frosinone, casa sua.
Organizza diversi eventi con il patrocinio della Polizia, ma è anche al Festival di Venezia per parlare del documentario sul lavoro dei vigili del fuoco, è la madrina di alcune celebrazioni sull’Amerigo Vespucci, qualche giorno fa era sul palco per celebrare i 103 anni dell’Aeronautica ed è l’influencer per il reclutamento degli allievi della prestigiosa scuola militare della Nunziatella.
Il suo nome gira da tempo come uno spauracchio nelle stanze del governo, non tanto per quello che fa, ma per quello che potrebbe avere: si diceva, e la notizia era stata anche rappresentata a Piantedosi senza che però questo gli suggerisse una maggiore prudenza, che Fabrizio Corona fosse in possesso di sue foto con il ministro
Chissà se è vero. Certo è che ora Conte finge di essere la sua segretaria al telefono («La dottoressa sta continuando a lavorare», dice, senza accento svedese) e non spiega perché abbia deciso, proprio ora, di fare questo «outing sentimentale», proprio davanti a un giovane dirigente di Fratelli d’Italia, amicissimo di un pezzo di partito pugliese ora passato alla Lega. Ma questa è un’altra storia. Forse.
(da Repubblica)

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LA LEGGE SPACCAITALIA E’ IL PROSSIMO OBIETTIVO DEL GOVERNO

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

LA LEGGE CALDEROLI E’ GIA’ STATA COLPITA DAI VERDETTI DELLA CORTE COSTITUZIONALE, FORZARE VUOL DIRE ANDARSI A CERCARE LA BASTONATA DEFINITIVA DEGLI ELETTORI DEL CENTROSUD

Come passa il tempo quando si riforma. Sembra ieri che Giorgia Meloni voleva cambiare la giustizia, introdurre il premierato, governare fino al 2032, secondo la previsione del vicepremier Matteo Salvini. Nel libro dei sogni finiti in rottami, rischia anche l’autonomia differenziata che il 18 febbraio a Palazzo Chigi, appena quattro giorni prima del referendum sulla giustizia, ha visto l’accordo preliminare tra l’esecutivo e quattro regioni del Nord: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto. Tutte amministrate da giunte di centrodestra, nessuna presieduta da un meloniano.
Il Veneto ha subito giocato la carta economica annunciando l’arrivo di 300 milioni di euro in più. Ma la manovra pre-elettorale non ha avuto effetto né in Liguria, dove il No ha conquistato il 57 per cento, né in Piemonte con il No in linea con il dato nazionale (53,5 per cento). Alla fine, la riforma Nordio ha prevalso soltanto nel lombardo-veneto con l’aggiunta del Friuli-Venezia Giulia che però l’autonomia ce l’ha già da statuto e guarda con diffidenza la nuova legge.
Le regioni del Sì, che sarebbero la «parte sana e produttiva del paese» secondo il presidente della Lombardia Attilio Fontana, hanno così rispolverato l’imperativo vetero-leghista “Federalismo!” caro a Umberto Bossi, scomparso il 19 marzo scorso. È un segnale che questa legislatura lascia pochi margini agli interventi legislativi strutturali e che la stangata referendaria sta agitando non poco il mare interno della coalizione di governo.
Mentre l’attenzione mediatica va alle epurazioni di Giorgia Meloni in Fdi e di Marina Berlusconi in Forza Italia, con una Lega colpita dalla scissione vannacciana, la maggioranza cerca di recuperare il terreno nella prospettiva del voto politico. L’autonomia differenziata può fare la differenza nei consensi.
La legge che porta il nome del ministro leghista agli affari regionali Roberto Calderoli (numero 86 del 2024) non è meno divisiva della riforma targata Carlo Nordio. Anche su questa norma si è rischiato un referendum che la Corte costituzionale ha bocciato con una sentenza del febbraio 2025. A dicembre del 2024 però la stessa Consulta aveva ridotto l’ambito dell’autonomia differenziata, accogliendo in parte il ricorso di alcune regioni governate dal centrosinistra (Puglia, Toscana, Sardegna e Campania). Erano stati esclusi dall’ambito dell’autonomia l’ambiente, la scuola, l’energia, il commercio estero. Soprattutto era arrivata l’indicazione di rimodulare i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni che rappresentano gli standard minimi di servizi civili e sociali da garantire sul territorio nazionale per non aggravare il divario fra Nord e Sud.
«Sono solo tredici punti», aveva commentato l’allora presidente della giunta veneta, il leghista Luca Zaia, sul verdetto dei giudici. «Potremo fare velocemente». Nulla di più relativo della velocità. Dopo un tentativo fallito di inserire i Lep nella manovra a ottobre del 2025, il governo ha puntato su previdenza complementare, albi professionali e sul ricco piatto della sanità, che è già di competenza regionale m
che con l’autonomia differenziata offre ulteriori spazi di manovra ai governi locali in termini di gestione delle risorse finanziarie. La possibilità di offrire stipendi più alti rischia di attirare verso Lombardia e Veneto non soltanto personale dal Sud ma ancora di più da regioni vicine, come hanno denunciato i rappresentanti liguri di Anaao-Assomed, il principale sindacato nazionale dei medici e dirigenti sanitari.
Fra i tre partiti dell’esecutivo, i leghisti sono quelli che temono di più un ulteriore rallentamento dell’iter della legge Calderoli. Con il revival dell’oltranzismo federalista i salviniani puntano a recuperare il bacino elettorale delle origini, quello delle camicie verdi che hanno accompagnato il feretro di Bossi a Pontida, peraltro contestando il segretario nazionale.
Forza Italia sta mostrando divisioni interne di fronte alla prospettiva di una crisi economica molto dura. Il partito-azienda è dato in crescita nei sondaggi con una presa ancora consistente al Sud e Antonio Tajani è sempre stato tiepido sulla legge Calderoli criticandola in modo esplicito sul tema del commercio estero, da mantenere sotto una regia nazionale a maggior ragione dopo la tempesta sui dazi. Nel mirino di Roma è finita anche la giunta siciliana a trazione berlusconiana di Renato Schifani che dopo il referendum sulla giustizia si è vista congelare i ristori statali per il ciclone Harry.
Sul fronte Fdi, la mancata presa sulle regioni del Nord resta la spina nel fianco della presidente del consiglio. Nessuna giunta potrà essere presieduta da un meloniano prima delle prossime politiche, siano anticipate o regolari al 2027. Lombardia e Friuli-Venezia Giulia voteranno nel 2028. Piemonte e Liguria nel 2029. Il Veneto ha votato quattro mesi fa eleggendo come erede di Zaia un altro leghista, Alberto Stefani, nonostante il crollo della Lega alle politiche del 2022.
In tempi di crisi economica globale l’autonomia differenziata somiglia sempre più a un aiuto di Stato riservato alle cosiddette locomotive d’Italia, che ne hanno urgente bisogno. In realtà, i dati delle superpotenze regionali del Nord davano segni di rallentamento fin da prima della guerra in Medio Oriente. L’ultimo rapporto Svimez, presentato a fine novembre 2025, segnala che nel quadriennio 2021-2024 il pil del Sud ha un aggregato dell’8,5 per cento contro il 5,8 per cento. Per i due anni successivi le stime confermano la tendenza con uno 0,7 per cento contro lo 0,5 nel 2025 e uno 0,9 contro lo 0,6 per cento nel 2026. La guerra in Iran sta già cambiando al ribasso queste cifre ma lo scarto resterà grazie agli investimenti del Pnrr nelle
regioni meridionali e nonostante il contributo straordinario dei Giochi invernali di Milano-Cortina che, secondo le stime più entusiastiche, avrebbero aumentato dell’1,7 per cento il pil per la sola Milano.
Adesso il governo corre, o dovrebbe correre, contro il tempo. Il percorso è tortuoso. Dopo l’intesa preliminare del 18 febbraio si attende il parere della Conferenza unificata, che si è appena incontrata l’1 e il 2 aprile 2026. Da lì le Camere hanno 90 giorni per esprimersi e, a seguire, Palazzo Chigi ha 45 giorni per rendere definitiva l’intesa che poi tornerà alle regioni per l’approvazione.
Non finisce qui perché l’accordo deve tornare al Consiglio dei ministri che l’approverà con un ddl da votarsi in parlamento. Ci sono in mezzo una guerra, l’estate e l’urgenza di modificare il sistema elettorale in senso favorevole al governo. Politicamente parlando, è lo stretto di Hormuz.
(da Repubblica)

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DOPO IL REFERENDUM, NULLA È COME PRIMA: LA NUOVA “SUPERMEDIA” DI YOUTREND CONFERMA IL CALO DI FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI E IL SORPASSO DEL CAMPO LARGO SUL CENTRODESTRA

Aprile 3rd, 2026 Riccardo Fucile

IL PARTITO DELLA MELONI PERDE LO 0,9% E SCENDE AL 27,9%. CRESCONO PD (22%, +0,4%) E M5S (12,9, +0,55%), CHE FANNO SALIRE IL CAMPOLARGO AL 45,2%, CONTRO IL 44,8% DEL CENTRODESTRA… E ANCORA NON VENGONO CONSIDERATI GLI EFFETTI DEL CASO CONTE-PIANTEDOSI

Prima vera Supermedia dopo il referendum costituzionale. Due settimane segnate dalla vittoria del no e dalle tensioni nella maggioranza con le dimissioni del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, del capo di gabinetto al ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, e di Daniela Santanchè al Turismo, dai cambi di incarichi dentro Forza Italia, e dalla relazione tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Claudia Conte.
I molti sondaggi effettuati dopo il voto, confermano il netto calo di Fratelli d’Italia, che perde quasi un punto rispetto all’ultima rilevazione pre-referendum. […] Lega e Forza Italia si rafforzano, così come il Partito democratico e il Movimento 5 stelle.
Di conseguenza, il campo largo si conferma avanti, anche se per meno di mezzo punto, alla coalizione di centrodestra.
Questa, nel dettaglio, la Supermedia
Liste
FdI 27,9 (-0,9)
Pd 22,0 (+0,4)
M5S 12,9 (+0,5)
Forza Italia 9,0 (+0,3)
Lega 6,9 (+0,4)
Verdi/Sinistra 6,4 (-0,3)
Futuro Nazionale 3,3 (+0,1)
Azione 3,1 (-0,2)
Italia Viva 2,3 (+0,1)
+Europa 1,5 (-0,1)
Noi Moderati 1,0 (-0,1)* non rilevato
Supermedia Coalizioni 2022
Centrodestra 44,8 (-0,3)
Centrosinistra 30,0 (+0,1)
M5S 12,9 (+0,5)
Terzo Polo 5,3 (-0,2)
Altri 6,9 (-0,2)
Supermedia Coalizioni 2026
Campo largo 45,2 (+0,7)
Centrodestra 44,8 (-0,3)
Futuro Nazionale 3,3 (+0,1)
Azione 3,1 (-0,2)
Altri 3,6 (-0,3)
(da agenzie)

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