Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
MELONI, PRIGIONIERA DELL’OSSESSIONE DEL NEMICO A DESTRA, NON DICE E NON FA DIRE UNA PAROLA, VIVE COME UN INCUBO UN PUNTO PERCENTUALE AL GENERALE, DISINTERESSANDOSI DI PARLARE A UN PAESE CHE RIFIUTA QUESTI ECCESSI, DA MINNEAPOLIS A CASA POUND
In un paese normale, sarebbe stata una “destra normale” che si riconosce nei valori
della Costituzione e che, nel momento in cui è al governo si sente in dovere di difenderli, a impedire a un suo parlamentare di ospitare nella sala stampa della Camera quella compagnia “malvagia e scempia”, per dirla col sommo poeta: il fior fiore delle sigle neofasciste in circolazione.
Invece di essere quantomeno sgomberata – annuncio cui mai il ministro dell’Interno ha dato seguito – a Casa Pound viene cioè concessa una legittimazione politica in pompa magna. Invitata, assieme ad altre sigle dell’estremismo nero, a illustrare una legge a favore della “remigrazione”: sostanzialmente un progetto di deportazione e allontanamento degli immigrati, anche regolari, per tutelare la purezza di una razza.
La questione è politica. Si è consentita, politicamente, la “giornata nera”, e questo attiene alla volontà, non ai regolamenti. Si è cioè rotto un argine. Vale tutto. E tutti, da quelle parti, compresi i sedicenti moderati, tollerano tutto.
È la storia di uno “slittamento”, in cui ogni giorno si supera una soglia, nell’ambito di un meccanismo di competizione a chi è più a destra: Salvini, che aveva arruolato Vannacci per scavalcare a destra Meloni, ora è scavalcato da Vannacci che minaccia
di fare un partito. Questo turba anche la premier, che infatti, prigioniera dell’ossessione del nemico a destra, non dice e non fa dire una parola. Vale per i fascisti alla Camera come sulle esecuzioni dell’Ice, in un contesto in cui l’erosione della civiltà negli Stati Uniti ha l’effetto di far venir meno i freni inibitori anche qui.
Ed è davvero sorprendente cotanto trionfo di minoritarismo politico-culturale, per cui, anche dal punto di vista del consenso, Giorgia Meloni viva come un incubo un punto percentuale al Generale, disinteressandosi di parlare a un paese che rifiuta questi eccessi, dal Minnesota a casa Pound.
Al fondo, la storia è quella di un cuore di tenebra, ove gli antichi battiti del “polo escluso” che vive con revanscismo l’approdo al governo, ritrovano vigore nel corpo nel nazionalismo sovranista. La cui radice non è il passato costituzionale, vissuto come un impiccio, ma un suolo, un popolo, l’italianità da proteggere dalla contaminazione. Tollerare i fascisti alla Camera significa marcare una estraneità rispetto a questo vincolo costituzionale. Non è tattica. È natura.
Alessandro De Angelis
per la Stampa
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
C’E’ ANCHE IL NOME DI KEVIN WARSH, NUOVO PRESIDENTE DELLA FED, TRA GLI OSPITI DI UNA FESTA AI CARAIBI. C’E’ CHI SOSPETTA CHE IL PRESIDENTE USA POTREBBE USARE I FILE IN POSSESSO AL SUO GOVERNO, E ANCORA SECRETATI, PER IMPORRE AL FUTURO CAPO DELLA FEDERAL RESERVE LA SUA LINEA
Il nome di Kevin Warsh, nuovo presidente della Fed, la Banca centrale americana, è indicato tra gli ospiti di una festa che il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019, aveva organizzato ai Caraibi. È quanto emerso dagli oltre tre milioni di file resi pubblici venerdì dal dipartimento di Giustizia.
Non ci sono prove che Warsh sia andato alla festa, ma la coincidenza dei tempi – poche ore prima della pubblicazione dei file, Warsh era stato annunciato da Trump come nuovo capo della Fed – ha gettato ombre non solo sul passato, ma sul futuro degli Stati Uniti.
Quale impatto potrebbero avere eventuali nuove rivelazioni? C’è chi sospetta che il presidente Donald Trump potrebbe usare i file in possesso al suo governo, e ancora secretati, per imporre al futuro capo della Federal Reserve la sua linea.
Il passato di Warsh, come quello di ogni candidato, è stato setacciato dall’Fbi, che era già a conoscenza della sua presenza nei file, eppure niente è cambiato. E ci sono ancora tre milioni di documenti che potrebbero non vedere mai la luce, ufficialmente per “proteggere le vittime”, ma molti sono convinti che serva a tutelare nomi eccellenti.
«Chi state proteggendo?», ha chiesto Danielle Bensky, una delle vittime. «A questo punto abbiamo pochissima fiducia nel dipartimento», ha aggiunto. I democratici hanno chiesto di poter accedere a tutti i file, inclusi quelli secretati, e aspettano l’audizione della ministra della Giustizia, Pam Bondi, attesa alla Camera l’11 febbraio.
Intanto emergono nuovi particolari su Trump. Secondo The Mirror, nel 2017 Epstein criticò il tycoon in uno scambio di email con l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, al tempo del primo mandato presidenziale. «Il mondo non capisce quanto è stupido Trump», aveva scritto Epstein. Il finanziere e Summers avevano parlato della possibilità che la Russia avesse aiutato il tycoon a vincere le elezioni. «Quanto è colpevole Donald?», chiedeva Summers, per poi ammettere che la possibilità era «plausibile ma non certa».
Trump ha sempre negato il coinvolgimento di Mosca. Retroscena che si aggiungono alla testimonianza di una vittima che aveva indicato Trump come l’organizzatore nel resort di Mar-a-Lago di “aste sessuali” con ragazzine di tredici anni. Nei documenti sono stati citati anche il suo segretario al Commercio, Howard
Lutnick, lo stratega Steve Bannon, il maggior finanziatore del tycoon, Elon Musk, e Sergey Brin, co-fondatore di Google e altro donatore generoso del presidente.
(da La Repubblica)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI PERSONE VISITANO LA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, DOVE È COMPARSO UN AFFRESCO IN CUI UN ANGELO HA IL VOLTO DI GIORGIA MELONI
Centinaia di persone da stamattina hanno visitato la Basilica di San Lorenzo in
Lucina, a Roma, per vedere l’affresco in cui il volto di un angelo assomiglia a quello di Giorgia Meloni.
Dopo le polemiche di ieri, rimbalzate su tutti gli organi di stampa, la smentita del restauratore Bruno Valentinetti (“ho solo restaurato il dipinto che c’era prima, è un angelo, ognuno ci vede quello che vuole”) tantissime persone, tra romani curiosi e turisti hanno affollato la Basilica romana, complice la domenica assolata della capitale, per osservare da vicino il restauro dell’affresco che fa da sfondo alla cappella delle Anime Sante.
Dopo aver atteso la fila e guardato da vicino l’affresco, sono molti i visitatori che concordano con chi ha visto nel dipinto una somiglianza con il volto di Giorgia Meloni.
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
PER 6 ITALIANI SU 10 LA DUCETTA DEVE DISTANZIARSI DAL TYCOON, UN ITALIANO SU DUE CONSIDERA IL RAPPORTO MELONI-TRUMP NON VANTAGGIOSO PER IL NOSTRO PAESE – PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ”CRIMINALITÀ” DI TRUMP
La morte dell’italo-americano di 37 anni Alex Pretti, avvenuta durante un’operazione dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) a Minneapolis, non è rimasta confinata alla cronaca statunitense. Al contrario, ha agito come un detonatore politico, facendo emergere un disagio profondo che attraversa anche l’opinione pubblica italiana. Un disagio che riguarda la sicurezza globale, il rapporto con gli Stati Uniti e, non ultimo, la postura internazionale del nostro governo. Negli Stati Uniti la vicenda ha accelerato una crisi di consenso già messa in luce da molti media americani.
Gli ultimi sondaggi made in Usa registrano un calo di popolarità per Donald Trump con una media di circa dieci punti percentuali. Il malessere dell’elettorato americano ricalca, sorprendentemente, molte delle ansie percepite anche in Italia
Secondo recenti sondaggi di Only Numbers, tre italiani su quattro (73.1%) ritengono che il mondo, sotto la guida della politica trumpiana, stia diventando un posto meno sicuro. Un dato che fotografa un Paese smarrito, inquieto, interpellato direttamente e continuamente dagli equilibri internazionali. Non sorprende, quindi, che il 58.7% degli italiani chieda alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di definire con maggiore chiarezza le distanze da un certo tipo di politica americana, soprattutto dopo episodi controversi nei confronti del nostro Paese, come le accuse rivolte da Trump ai militari italiani impegnati in Afghanistan.
Insomma, la cosiddetta “linea dura” di Washington non convince. Il 62.2% degli italiani la respinge, mentre solo un cittadino su quattro (26.3%) la difende apertamente. Ancora più netto è il giudizio degli italiani di fronte a un’ipotesi
volutamente provocatoria, che tocca corde profonde della sensibilità collettiva e della sovranità nazionale: l’impiego sul territorio italiano di forze speciali sul modello dell’Ice per contrastare l’immigrazione irregolare.
Solo il 34,8% degli intervistati si dichiara favorevole, con un consenso concentrato soprattutto tra gli elettori dei partiti di governo, in particolare Lega (74.4%) e Fratelli d’Italia (60.3%). Di contro, oltre la metà della popolazione (52,0%) esprime una posizione apertamente contraria. È un segnale chiaro: la sicurezza non può essere affrontata sacrificando diritti, equilibrio istituzionale e consenso democratico. Il rapporto di fiducia tra l’opinione pubblica italiana e Donald Trump appare dunque seriamente compromesso.
Per il 44.2% degli italiani, il presidente americano agisce più per consolidare il proprio potere e “fare il proprio gioco” piuttosto che per promuovere stabilità e cooperazione internazionale, come invece vorrebbe far credere. Forse il dato più allarmante riguarda il piano dei valori: il 68,3% degli italiani, infatti, ritiene che Trump stia mettendo a rischio i principi stessi della democrazia. Una percezione che segna un salto qualitativo nella critica, che non è più solo politica o geopolitica, ma profondamente culturale e istituzionale.
In questo contesto, anche il legame politico e personale tra Meloni e Trump viene messo in discussione: un italiano su due (47,2%) lo considera non vantaggioso per il nostro Paese, ritenendo anzi che finisca spesso per mettere la premier in difficoltà sul piano della politica interna.
Alessandra Ghisleri
per la Stampa
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
“NON ACCETTEREMO MAI L’OCCUPAZIONE RUSSA”
“Non non ho mai creduto alla tregua di Putin mentre noi congeliamo. Per niente”,
dice Oleksandra Matviichuk, ucraina, premio Nobel per la Pace nel 2022 con la sua ong Center for Civil Liberties.
“Perché sinora la Russia ha sempre bombardato esplicitamente i civili, senza alcuna pietà. Ricordo le parole di Trump anche in favore dei manifestanti in Iran, e poi invece nulla è stato fatto contro il massacro di decine di migliaia di innocenti. Allo stesso modo, l’anno di negoziati del presidente americano con lo zar è stato, dati alla mano, il più mortale per noi ucraini”
“Se Putin ha davvero accettato di fermare per qualche giorno la sua furia omicida contro di noi, avrà di certo un secondo scopo. Come quello di riorganizzarsi militarmente, o forse è a corto di missili. Appena li riavrà, ricomincerà a bombardarci”. “Ovvio che noi ucraini vogliamo la pace. Ma questa non reggerebbe se cedessimo i nostri territori. Non accetteremo mai l’occupazione russa”
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
GLI AGENTI USANO UN’APP SVILUPPATA DA PALANTIR PER SCOVARE GLI IMMIGRATI: IL SOFTWARE USA DATI MEDICI PER INDIVIDUARE FAMIGLIE E PERSONE DA ESPELLERE – TUTTE LE SOCIETA’ CHE INCASSANO GRAZIE ALLE SQUADRACCE DI TRUMP: AT&T, DELOITTE
L’Immigration and Customs Enforcement è finita sotto tiro dopo che una seconda persona è stata uccisa dagli agenti federali a Minneapolis. I manifestanti chiedono ora la fine dei finanziamenti federali aggiuntivi all’agenzia, in vista di un possibile shutdown del governo legato alla disputa sui fondi. Le conseguenze, tuttavia, potrebbero andare oltre il confronto politico, estendendosi alle centinaia di aziende che negli ultimi anni hanno ottenuto contratti con l’Ice
Palantir: il fornitore di software tecnologico e di analisi ha ottenuto 139,3 milioni di dollari nel 2022 per assistere nelle “operazioni di gestione dei casi investigativi”, nel supporto alla manutenzione e nei “miglioramenti personalizzati”.
AT&T: il gigante delle telecomunicazioni si è aggiudicato 90,7 milioni di dollari nel 2021 per fornire all’Ice prodotti It, di rete e assistenza in un contratto che scadrà a settembre, anche se include una potenziale data di scadenza nel 2032 che potrebbe portare il valore dell’accordo a 165,2 milioni di dollari.
Deloitte: l’Ice ha assegnato alla società di consulenza diversi contratti pluriennali negli ultimi anni, tra cui un contratto da 24 milioni di dollari nel 2023 per fornire “supporto alla modernizzazione dei dati” fino al 2027.
Dell: la divisione appalti governativi dell’azienda ha ottenuto 18,8 milioni di dollari nell’aprile 2025 per supportare l’ufficio del responsabile informatico dell’Ice “attraverso l’acquisto delle licenze software Microsoft Enterprise”.
Motorola Solutions: azienda separata dal produttore di telefoni cellulari Motorola Mobility che produce walkie-talkie e sistemi di videosorveglianza, Motorola
Solutions si è aggiudicata nel settembre 2023 un contratto da 15,6 milioni di dollari per “implementare e mantenere” l’infrastruttura di comunicazione tattica dell’Ice.
General Dynamics: l’azienda di difesa detiene un contratto da 9,6 milioni di dollari con l’Ice per fornire “servizi di indagine sui precedenti”.
L3 Harris: l’appaltatore della difesa L3 Harris si è aggiudicato nel 2022 un contratto da 4,4 milioni di dollari con l’Ice per la fornitura di apparecchiature volte a “determinare la posizione dei telefoni cellulari oggetto di indagine per indagare su crimini e minacce”.
FedEx: il corriere postale fornisce servizi di consegna all’Ice fino a marzo 2027 con un contratto del valore di 2,3 milioni di dollari.
Comcast: l’azienda detiene un contratto con l’Ice del valore di 60.965,64 dollari per fornire all’agenzia la trasmissione via cavo in cinque “sale regionali”.
Charter Communications: l’azienda fornisce servizi via cavo e Internet all’ufficio locale dell’Ice per le indagini sulla sicurezza interna a Beaumont, in Texas, con un contratto del valore di 12.837 dollari, che potrebbe arrivare a 21.839 dollari ed essere prorogato fino al 2028.
La società di consulenza gestionale McKinsey & Company ha dichiarato nel luglio 2018 che avrebbe interrotto la collaborazione con l’Ice dopo aver rivelato di aver svolto attività di consulenza per l’agenzia per un valore di 20 milioni di dollari.
Secondo quanto riferito, la rivelazione ha scatenato proteste tra i dipendenti attuali ed ex dipendenti che si opponevano alle politiche sull’immigrazione durante il primo mandato del presidente Donald Trump. Anche i dipendenti di Microsoft hanno protestato contro il contratto da 19,4 milioni di dollari stipulato dall’azienda con l’Ice, sebbene Microsoft non abbia mai rivelato se abbia interrotto i rapporti con l’agenzia (nel 2018 l’amministratore delegato Satya Nadella ha dichiarato che l’azienda forniva supporto cloud all’Ice e ha definito le politiche sull’immigrazione di Trump “semplicemente crudeli e abusive”).
La scorsa settimana, più di 250 dipendenti di diversi giganti della tecnologia, tra cui Amazon, Palantir, Spotify, Google e Tesla, hanno chiesto ai loro datori di lavoro di pronunciarsi pubblicamente contro l’Ice, di “chiamare la Casa Bianca e chiedere che l’Ice lasci le nostre città” e di annullare tutti i contratti aziendali con l’agenzia. Non è immediatamente chiaro se alcune delle aziende abbiano contratti con l’Ice.
Negli ultimi giorni decine di migliaia di persone hanno manifestato a Minneapolis chiedendo che l’Ice lasci il Minnesota e che i funzionari siano ritenuti legalmente responsabili della morte di Pretti e Renee Good, uccisi a colpi di arma da fuoco dagli agenti federali nel corso della repressione dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump.
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
AVEVA FATTO LAVORI DI RESTAURO ANCHE A VILLA MACHERIO PER BERLUSCONI
Sorride e nega. Smentisce e ride. Poi ammette a mezza bocca che quell’angelo
«somiglia a Giorgia Meloni». Ma insiste sornione: «Somiglia, ma non è lei». Bruno Valentinetti è il sacrestano della chiesa di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, a pochi metri da palazzo Chigi. Vive qui ed è il restauratore che nel 2023, con un lavoro durato un anno, è intervenuto per ripristinare un suo dipinto, datato 2000, che raffigura due angeli che affiancano il busto marmoreo di Umberto II di Savoia. Adesso uno dei due cherubini raffigura la premier, in ogni dettaglio.
Lo ammette anche il parroco Daniele Micheletti, tanto da dire: «È bravissimo Valentinetti, non è certo un imbianchino». Aggiunge che in effetti non è proprio di sinistra. E questo coincide con un dettaglio che spunta dal suo passato, dal 2008 per l’esattezza, anno della candidatura come consigliere del I Municipio di Roma con la Destra – Fiamma tricolore. Ma il diretto interessato smentisce anche questo: «Non ero io. Avranno messo il mio nome a mia insaputa. Anzi, in banca, in effetti, una volta mi hanno detto che c’è un mio omonimo, una persona che si chiama proprio come me. Sarà lui. E poi io non voto da anni».
Gli si illuminano gli occhi quando ricorda Silvio Berlusconi e i lavori di restauro che è stato chiamato a fare a villa Belvedere di Macherio: «Mi raccomandò una principessa. Lì viveva la moglie, Veronica Lario, ma il Cavaliere arrivava in elicottero il sabato e la domenica. Era l’anno dei mondiali e un giorno mi chiese se volevo i biglietti per la nazionale, ma io gli risposi che per me c’era solo una nazionale, la magica Roma. Lui rideva, voleva che diventassi del Milan».
«Ma perché hai raffigurato Meloni?», lo rimprovera una donna. Lui perde un po’ la pazienza: «Io posso disegnare chi voglio, è sempre stato così nell’arte, lo faceva anche Caravaggio. E chi ha mai detto nulla a Caravaggio? E comunque non è Meloni», insiste sbracciando.
Il rebus è capire chi sia l’altro volto raffigurato nel dipinto. Se lo chiedono tutti. C’è chi immagina sia l’ex premier Giuseppe Conte, che non abita lontano da qui, e chi pensa ad Arianna Meloni, la sorella della premier. Valentinetti nega e racconta: «Era una mia vecchia fiamma, molto più giovane di me. Una donna bellissima che voleva diventare un’attrice, ora vive all’estero».
L’altro angelo, spiega, in origine era un’amica di questa donna. Ora, nonostante Valentinetti neghi, è la premier. E un altro amico si avvicina a lui: «Bruno, sei di Fratelli d’Italia?». «Ma quale Fratelli d’Italia e Meloni», sbotta: «Io vivo qui con la pensione sociale, sono ospite, sopravvivo con 600 euro, Meloni non mi ha dato nulla. Non mi piace. Non ho nulla a che fare con lei».
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
INTERVENGONO IL MINISTERO DELLA CULTURA, LA SOPRINTENDENZA E IL VICARIATO: “NON SI USI IL SACRO” – IL SACRESTANO DECORATORE BRUNO VALENTINETTI ESONDA: “IO POSSO DISEGNARE CHI VOGLIO, LO FACEVA ANCHE CARAVAGGIO. E CHI HA MAI DETTO NULLA A CARAVAGGIO?”
Si muovono il ministero della Cultura, la soprintendenza e il vicario del Papa. Le indagini sull’affresco che rappresenta Giorgia Meloni con il volto di un cherubino, dopo la rivelazione di Repubblica, sono avviate. La premier ironizza: «No, decisamente non somiglio a un angelo». E sui social aggiunge l’emoticon con la faccina che ride con le lacrime. Un modo per prendere le distanze dopo che Avs ha parlato di «culto della personalità, come non avveniva dai tempi del fascismo».
La questione comunque si fa seria. Il cardinale Baldo Reina, vicario di Papa Leone XIV, dà già un giudizio netto. In una nota si «ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica».
Su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, e dopo le sollecitazioni delle opposizioni, sono appena arrivati i funzionari tecnici del Mic e la soprintendente speciale per Roma, Daniela Porro, per visionare il cherubino, su cui doveva essere fatto semplicemente un intervento di ripristino sulla base di quello originale, dipinto nel 2000
Il decoratore e restauratore Bruno Valentinetti di mattina presto nega che si tratti
della leader di Fratelli d’Italia, il parroco Daniele Micheletti invece subito ammette la somiglianza. Con il passare delle ore il clima si fa teso. Porro, nel primo pomeriggio, davanti la chiesa, spiega che quella in questione è «un’opera del 2000, dunque non è un bene culturale e non è sottoposto a tutela. Ma la basilica lo è».
Dunque la soprintendente ha dato incarico ai suoi funzionari di fare una ricerca in archivio «per capire attraverso le fotografie se vi sia stata una trasformazione rispetto al dipinto del 2000». A occhio nudo, mettendo a confronto il prima e il dopo, è facile notare le differenze. Porro non si sbilancia: «Verificheremo se ci sono responsabilità». I fondi del restauro sono arrivati da privati, monsignor Micheletti parla di fondazioni bancarie.
In questa vicenda, che è diventata un caso politico oltreché cittadino e sociale, interviene anche il vicariato di Roma, specificando che la committenza ecclesiastica sarebbe stata tenuta all’oscuro delle scelte artistiche, non previste, adottate in fase di restauro. «È chiaro che c’è stato un intervento dell’artista — viene spiegato — adesso stiamo cercando di capire che cosa sia avvenuto e con quali modalità» chiedendo chiarimenti anche al parroco Micheletti. E saranno valutate «eventuali iniziative»
Pd, M5s e Avs chiedono un chiarimento da parte del Mic. «Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a letture improprie», avverte la democratica Irene Manzi. Ma il senatore meloniano Matteo Gelmetti parla di «ennesimo caso di indignazione selettiva, dove l’arte diventa improvvisamente uno scandalo solo quando non piace a qualcuno». Non nascondendo quindi, da parte dei Fratelli, un certo apprezzamento.
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Febbraio 1st, 2026 Riccardo Fucile
LO DICONO GLI ESPERTI, ALMENO SI INFORMI
Mentre a Niscemi la frana avanza, e i cittadini hanno visto crollare nel precipizio una
palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci, che era già in bilico sul costone di sabbia e argilla, il vicepremier Matteo Salvini non cambia idea sugli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina.
I 13 miliardi previsti per l’infrastruttura, i cui lavori quest’anno non potranno partire, per via del doppio stop della Corte dei Conti, secondo il leader della Lega non possono essere spostati per altre priorità, come l’emergenza maltempo. La stima provvisoria dei danni del ciclone Harry nel paese siciliano e in generale in tutta l’isola, è di oltre un miliardo. Palazzo Chigi ha stanziato i primi 100 milioni per intervenire in Sicilia, Calabria e Sardegna. Ma molti altri soldi andrebbero spesi per le opere di consolidamento della frana di Niscemi, per la messa in sicurezza delle aree colpite e per la ricostruzione.
Eppure il Ponte, di cui non esiste ancora il progetto esecutivo, secondo il governo non può essere defininanziato, come chiedono le opposizioni. Il motivo è presto detto: per il vicepremier Salvini “C’è più bisogno di grandi opere. Penso alla Tav, penso al tunnel del Brennero, penso al Mose che salva Venezia dall’acqua alta, penso al Ponte sullo Stretto che in caso di calamità naturali è una garanzia di collegamento stabile, perché se c’è mare mosso i traghetti non vanno, se c’è mare mosso e c’è vento sul Ponte tu ci passi”, ha detto ieri a Firenze.
Il leader leghista aveva già fatto un ragionamento simile alla Camera, una decina di giorni fa, proprio mentre la Sicilia era investita dal ciclone Harry: “Pensiamo, in queste ore di mare in tempesta, come sarebbe avere il Ponte piuttosto che i traghetti fermi”.
Un’affermazione del tutto falsa. Piuttosto, è vero esattamente il contrario: i collegamenti tra Sicilia e Calabria non si fermano mai del tutto, anche con il mare mosso. Mentre il ponte, a certe condizioni, non sarebbe attraversabile per motivi di sicurezza.
Secondo alcune ipotesi, se il Ponte venisse costruito e aperto al transito dei veicoli, sarebbe comunque chiuso dai 7 ai 100 giorni all’anno, proprio a causa di condizioni climatiche avverse.
Sarebbe possibile attraversare il Ponte sullo Stretto con venti a 200 km/h, come dice Salvini?
Per capire quanto le parole di Salvini siano lontane dalla realtà, bisogna fare alcune considerazioni e partire dai dati. Nei giorni in cui in Sicilia, Sardegna e Calabria si è verificato un evento climatico estremo, si sono registrati venti con velocità al suolo di circa 130 km all’ora (20 gennaio 2026). Si tratta di velocità che all’altezza di 70 metri, cioè l’altezza sul livello del mare del ponte sullo Stretto di Messina
(livello del piano stradale), aumentano di un fattore 1.55, arrivando a circa 200 km all’ora.
“In alto la velocità del vento risente meno dell’attrito del suolo e cresce ampiamente a 70 metri di altezza, come confermano ad esempio le normative europee Eurocodici ed ECCS”, spiega Mario de Miranda, ingegnere e progettista di ponti e strutture, consultato da Fanpage.it.
“Normalmente, su strada e quindi su un piano stabile, per velocità superiori a 70 km all’ora il traffico è pericoloso per i mezzi telonati e i motocicli, che non dovrebbero transitare. Per velocità superiori a 90 km all’ora il traffico è pericoloso per tutti i veicoli. Per velocità superiori ai 110 km all’ora il transito è normalmente impossibile e quindi interdetto. Il limite pratico, per veicoli bassi, pur con qualche rischio, è quindi dell’ordine di 100 km all’ora”, spiega l’ingegnere.
“Nel nostro caso vissuto con Harry, con venti di velocità doppia, il traffico sarebbe stato certamente impossibile, e le oscillazioni della struttura lo avrebbero reso ancor più pericoloso. Se consideriamo la concomitanza della spinta del vento sui veicoli e delle oscillazioni e movimenti violenti della struttura sotto l’azione delle raffiche, dobbiamo ragionevolmente ridurre le condizioni limite considerate per il transito su strada in terra”.
Come ricorda l’ingegnere, “Non esistono precedenti per alte velocità del vento e deformazioni strutturali così grandi, con oscillazioni dell’ordine dei metri, per cui le previsioni dovrebbero essere prudenti. Sembra ragionevole ridurre i valori che dicevamo prima del 10%, ottenendo una velocità del vento limite per il transito di veicoli a livello della strada dell’ordine di 90km/h”.
“Condizioni di vento con velocità superiori a 90 km all’ora all’altezza di 70 metri, che corrispondono a circa 58 km all’ora al suolo, 32 nodi, si verificavano fino ad oggi con una frequenza di alcuni giorni all’anno”. Ma è ragionevole ritenere che con i cambiamenti climatici in corso, in futuro la frequenza di tali condizioni di vento sarà maggiore.
Non è vero che con Harry le navi si sono fermate: la Sicilia non è rimasta isolata
Se è vero che il Ponte verrebbe chiuso a causa delle condizioni meteorologiche estreme almeno per una settimana all’anno, secondo le stime più ottimistiche, al contrario le grandi navi continuerebbero viaggiare, nella maggior parte dei casi. E infatti anche nei giorni del passaggio del ciclone Harry, 19, 20 e 21 gennaio, i trasporti nello Stretto sono stati regolari, seppure con ritardi.
Sul sito TrasportoEuropa viene spiegato che proprio lo Stretto di Messina “ha rappresentato un’eccezione, con i servizi di traghetto tra Villa San Giovanni e Messina rimasti regolari, sebbene con potenziali riorganizzazioni operative. Ciò ha contribuito ad attenuare il rischio di isolamento della Sicilia dalla terraferma”. È esattamente l’opposto di quanto affermato da Salvini: una volta realizzato il Ponte, non si potranno dismettere i traghetti, proprio per scongiurare il rischio che nei giorni di forte raffiche di vento salti il collegamento tra Sicilia e Calabria.
“In genere i traghetti, come gli aerei, vengono fermati quando ci sono condizioni estreme. Ma non c’è mai un blocco totale: se la tempesta si calma temporaneamente, le corse riprendono. Ricordo che ci sono anche navi di grandi dimensioni che attraversano lo Stretto, quelle più grandi sono progettate per attraversare anche gli Oceani”, spiega a Fanpage.it il professor Domenico Marino, docente di Politica economica ed Economia dell’innovazione all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. “Il Ponte invece andrebbe chiuso nei giorni di forte maltempo, e non potrebbe essere riaperto solo per qualche ora, approfittando di un miglioramento temporaneo delle condizioni meteo”. Dunque abbiamo la certezza che il Ponte non potrebbe essere attraversato almeno per una settimana all’anno. Mentre è molto più difficile che le navi non possano attraversare lo Stretto, anche con condizioni meteo molto critiche come quelle che si sono registrate la scorsa settimana. “Il numero di giorni in cui il Ponte verrebbe chiuso in un anno è superiore al numero di giorni di blocco delle navi”, sottolinea Marino.
Infine bisogna porsi un’altra domanda: siamo sicuri che in presenza di onde alte 16 metri, come quelle che si sono verificate con Harry, le grandi navi potrebbero transitare, con i 65 metri di franco navigabile in condizioni di massimo carico delle corsie stradali e contemporaneo passaggio dei treni? Secondo il professor Marino, anche le grandi navi che avrebbero le caratteristiche per viaggiare in sicurezza anche con il mare mosso “potrebbero avere problemi a passare, perché rischierebbero di sbattere contro il ponte”.
(da Fanpage)
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