AVREMO MAI GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI? NO. IL PROCESSO RISCHIA LA PRESCRIZIONE SE ENTRO IL 2029 NON CI SARÀ UNA SENTENZA DEFINITIVA. IL GOVERNO ITALIANO POTRA’ CHIEDERE’ ALL’EGITTO L’ESECUZIONE DELLA PENA SOLTANTO QUANDO VERRANNO DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DE GIUDICI, TRA DICEMBRE E GENNAIO
LE INCOGNITE SUI RISARCIMENTI CHE SPETTANO ALLA FAMIGLIA REGENI (CIRCA 500 MILA EURO) – L’EGITTO FINORA NON HA MAI COLLABORATO CON ROMA: NON SI CONOSCONO I DATI PATRIMONIALI DEI CONDANNATI E NEMMENO IL LORO DOMICILIO
L’Egitto farà scontare la condanna ai tre ufficiali dell’intelligence?
No. Per proteggerli, in questi dieci anni, il governo egiziano ha fatto ricorso a molti espedienti, violando consuetudini internazionali e addirittura arrivando ad accusare i magistrati italiani di aver sovvertito le regole del diritto (il famoso memorandum del 2020, vissuto come una sorta di ritorsione nei confronti dell’Italia che indagava sugli apparati egiziani).
A chi tocca far rispettare la sentenza?
Il nostro governo dovrebbe far valere la decisione dei giudici con gli strumenti che ha a disposizione, appena apprenderà ufficialmente la notizia della condanna attraverso la trasmissione del dispositivo della Corte d’Assise.
Ma per un’iniziativa vera e propria è ipotizzabile che si attenda il deposito delle motivazioni tra dicembre e gennaio 2027. La presidenza del Consiglio beneficia di 150 mila euro di risarcimento come stabilito dai giudici.
Come farà a ottenerli?
Anche in questo caso, come per i risarcimenti spettanti alla famiglia Regeni (500 mila euro a titolo di provvisionale), vi sono delle incognite. Le autorità italiane non dispongono delle informazioni necessarie a rendere esecutiva la decisione dei giudici.
Manca, tra tutte, il domicilio dei condannati e ovviamente qualsiasi dato sul loro patrimonio (conti correnti o immobili per capirci). In queste condizioni sarebbe velleitario presumere di poter ottenere un pignoramento in caso di insolvenza degli imputati.
Il processo Regeni è «datato» perché i fatti risalgono a febbraio del 2016. C’è un nodo prescrizione?
Si, sullo sfondo vi è anche questa eventualità. Il sequestro, ossia il reato per il quale è stata emessa la condanna, si prescrive dopo dodici anni e mezzo. Dunque i tre condannati potrebbero essere liberi da ogni addebito ai primi del 2029 se per quella data non ci sarà sentenza definitiva.
La sentenza di condanna può essere impugnata dalle difese o dalla Procura?
Gli avvocati della difesa hanno già annunciato che presenteranno ricorso per conto dei tre imputati. Ma questo non potrà avvenire prima che i giudici abbiano depositato le proprie motivazioni nei prossimi mesi.
Per la Procura vale lo stesso ragionamento. Bisognerà attendere per conoscere gli argomenti giuridici della Corte d’Assise. Quindi i pm decideranno se ricorrere contro l’unica assoluzione.
(da “Corriere della Sera”)
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