BALLY BAGAYOKO, IL SINDACO DI SAINT-DENIS CHE E’ SCESO IN PIAZZA CON GLI STUDENTI FRANCESI
IL PRIMO CITTADINO PROTESTA AL FIANCO DEI GIOVANI DURANTE IL BLOCCO DEI LICEI FRANCESI, CERCANDO DI RIPORTARE LA CALMA NEL CORTEO
Giacca scura, cravatta rossa e le braccia aperte davanti agli studenti. Bally Bagayoko, sindaco di Saint-Denis, prova a stemperare la tensione al corteo degli studenti francesi del 6 ottobre. Parla, gesticola, invita alla calma.
Poco dopo, in un altro video pubblicato dal reporter freelance Enzo Rabouy, Bagayoko viene accompagnato fuori dalla manifestazione, mentre intorno a lui la situazione si fa sempre più concitata. Il primo cittadino del comune francese nella regione dell’Île-de-France è diventato in pochi giorni uno dei politici più riconoscibili della mobilitazione studentesca francese, presente davanti ai licei bloccati, accanto ai ragazzi e più volte di fronte alle forze dell’ordine.
Solo poche ore prima, ai microfoni di RTL, aveva annunciato che sarebbe tornato in piazza chiedendo una désescalade, un abbassamento della tensione, e una risposta «politica, non poliziesca» alla protesta. «Disapprovo totalmente la violenza», aveva assicurato. Parole che arrivano dopo giorni di polemiche: davanti a un liceo della sua città, il sindaco aveva sostenuto che in alcune circostanze «la violenza può essere legittima».
Chi è Bally Bagayoko, il sindaco cresciuto a Saint-Denis
Bagayoko è arrivato a Saint-Denis quando aveva appena due anni e qui ha trascorso gran parte della sua vita. Nato a Levallois-Perret nel 1973, è cresciuto in una famiglia di origine maliana e ha frequentato anche il liceo Paul-Éluard, uno degli istituti coinvolti nelle proteste di queste settimane. Saint-Denis è uno dei principali comuni popolari a nord di Parigi, caratterizzato da una forte presenza di famiglie di origine immigrata e da profonde disuguaglianze sociali.
È proprio qui che LFI ha costruito una parte significativa del proprio radicamento politico.
Gli studi e la carriera
Il primo cittadino ha studiato all’università Paris 8 e prima della politica ha giocato a basket. Il suo percorso nelle istituzioni locali inizia nel 2001, quando entra nella squadra dell’allora sindaco comunista Patrick Braouezec. Negli anni ricopre diversi incarichi, tra cui quello di assessore e consigliere dipartimentale, passa dal Front de gauche e si avvicina poi a La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon.
Dopo una prima candidatura senza successo nel 2020, il 15 marzo 2026 viene eletto al primo turno sindaco di Saint-Denis-Pierrefitte con il 50,77 per cento dei voti. Nei primi mesi di mandato concentra l’azione su scuola, casa e politiche giovanili. Riapre un centro per ragazzi chiuso dalla precedente amministrazione, con l’obiettivo, come spiegato a Le Parisien, di «ristabilire il legame tra i giovani e l’istituzione». Firma inoltre un’ordinanza contro gli sfratti e, in occasione della rentrée, distribuisce gratuitamente materiale scolastico agli alunni delle scuole elementari.
Sul fronte della sicurezza, chiede agli agenti municipali una presenza più assidua nei quartieri e un maggiore lavoro sul rapporto con i giovani. Una linea che suscita proteste e rallentamenti da parte di alcuni esponenti della polizia. Dopo l’elezione, intanto, Bagayoko diventa bersaglio sui social e in tv di insulti razzisti e minacce. Su CNews alcuni commentatori arrivano a paragonarlo a un «grande scimmione» e a un «capo tribù». Il sindaco presenta diverse denunce.
A poche settimane dal suo ingresso in municipio, aveva fatto discutere anche la decisione di rimuovere dalla parete del suo ufficio il ritratto ufficiale di Emmanuel Macron. Bagayoko lo aveva lasciato in un angolo, spiegando la scelta come una protesta contro quella che, a suo giudizio, era l’incapacità dello Stato di ridurre le disuguaglianze sociali.
Il sindaco tra gli studenti e il cassonetto in fiamme
Quando a fine settembre aumentano i blocchi e le proteste davanti ai licei, Bagayoko sceglie di andarci di persona. Il 28 settembre è davanti al Paul-Éluard e invita il primo ministro Sébastien Lecornu a raggiungere Saint-Denis per ascoltare gli studenti: «Le loro rivendicazioni sono legittime», sostiene.
Più tardi compare davanti al liceo professionale Frédéric-Bartholdi. Un cassonetto brucia vicino all’ingresso. Bagayoko lo sposta, si allontana dalle fiamme e intorno gli studenti iniziano a scandire il suo nome. Qualcuno lo tira verso il gruppo, lui sorride e accenna qualche passo di danza. Sono pochi secondi, ma bastano perché il filmato cominci a circolare sui social. Una versione tagliata della sequenza viene usata per accusarlo di aver alimentato l’incendio; i video più lunghi mostrano invece che il cassonetto era già in fiamme quando il sindaco interviene.
Il giorno dopo Bagayoko torna davanti al Paul-Éluard, il liceo che aveva frequentato da ragazzo. Da giorni gli studenti protestano contro classi sovraffollate, edifici degradati, carenza di personale e mezzi insufficienti. «La loro legittimità è totale», dice davanti alle telecamere. Poi aggiunge: «La violenza può essere legittima», anche se «è meglio evitarla». La risposta del governo arriva subito. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez replica che «la violenza non è mai legittima». Il giorno successivo il prefetto di polizia di Parigi trasmette una segnalazione alla procura di Bobigny per una possibile «provocazione a commettere un reato».
Bagayoko non rinnega quelle parole. Il 6 ottobre torna però in piazza invitando tutti a manifestare pacificamente. «Dobbiamo evitare di ritrovarci davanti a un dramma», dice poche ore prima del corteo a Le Parisien. Poi, quando la tensione sale, le immagini lo mostrano di nuovo in mezzo ai ragazzi: braccia aperte, tentativi di calmarli, fino a quando viene accompagnato fuori dalla manifestazione.
(da agenzie)
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