Luglio 21st, 2016 Riccardo Fucile
IL SULTANO DEVE ANCHE A LUI L’ASCESA AL POTERE, OGGI E’ IL RIVALE PIU’ ODIATO
In salotto, nella fattoria di Saylorsburg, tra i fitti boschi della Pennsylvania, tiene alcuni barattoli di
vetro: dentro c’è il terriccio della Turchia, preso in regioni diverse. Lui a volte li apre, li odora, e sente fra le dita la terra dove non vive più dal 1999. Fethullah Gà¼len oggi ha 75 anni, e se dovesse mai rientrare, estradato dagli Stati Uniti, la forca in Turchia verrebbe riaperta solo per lui.
Per Recep Tayyip Erdogan, un tempo suo partner e alleato, e non solo per la comune fede religiosa, è diventato “l’ispiratore del golpe”, “il capo dei terroristi”, “il burattinaio del colpo di Stato”.
Per i suoi seguaci, che lo adorano, l’imam che crede nella scienza, nel dialogo interreligioso, in una democrazia multipartitica. Gà¼len è un predicatore islamico, fondatore del movimento Hizmet (il servizio), capace di diffondere scuole religiose in 160 Paesi, dotato di fiuto da imprenditore nel settore dell’edilizia, ma abile pure come editore.
Potente, influente, ricco. In grado di avviare un dialogo con il Vaticano, come nel 1998 quando fece visita a Giovanni Paolo II, e di incontrare leader religiosi ebrei.
Ha milioni di seguaci. Propone la visione di un Islam moderato. Passa ore in meditazione. Ha seri problemi di diabete e al cuore.
Dal 2013 Erdogan sta cercando di smantellare il suo potere, pezzo per pezzo.
Con periodici arresti di agenti e giudici, considerate categorie a lui vicine. E poi attaccando i suoi media. Un bel quotidiano come Zaman , con un’edizione addirittura in inglese e giornalisti di ottima caratura, è stato chiuso dalla polizia e ribaltato nella linea editoriale assumendo reporter filogovernativi.
Così per l’agenzia di stampa Cihan , la rete Samanyolu tv , e ieri per alcuni siti online. Dal golpe Gulen ha preso subito le distanze: “Condanno, nei termini più duri, il tentato colpo di Stato militare. Al governo si deve arrivare attraverso un processo di elezioni libere ed eque, e non attraverso la forza”.
Poi ha contrattaccato: “Io non penso che il mondo possa credere alle accuse mosse dal presidente Erdogan. E’ possibile si sia trattato di un colpo di Stato messo in scena per portare ad altre accuse contro di noi”.
Eppure c’era un tempo in cui i due avversari acerrimi di adesso erano amici. Uniti dalla necessità di allearsi contro il nemico comune, l’esercito, desiderosi entrambi di ampliare la propria sfera di influenza.
Erdogan va al potere alla fine del 2002 con il suo nuovo partito conservatore, ma dalle innegabili radici religiose. Gà¼len lo affianca con il suo movimento influente.
L’anno dopo, indagini della polizia unite a inchieste della magistratura, iniziano a minare l’immagine dei generali, ancora potentissimi.
Nel 2008 e 2010 esplodono inchieste su corruzione e tentati golpe, e i militari sono per la prima volta costretti ad arretrare dalle stanze del potere.
Protagonista del colpo di scena una generazione di giudici presi in Anatolia, capaci di accedere a una buona istruzione grazie a borse di studio offerte dalle scuole di Gà¼len.
Nel 2011, però, cambia tutto: quando vengono presentate le liste elettorali del partito, circa 60 politici considerati vicini alle posizioni di Fethullah restano fuori. Le scuole del movimento cominciano a essere vessate.
Gli appalti più importanti, i contratti più remunerativi, finiscono a imprenditori vicini al partito, lasciando alle imprese di Gà¼len solo briciole.
Hizmet diventa “la struttura parallela”, un apparato sovversivo infiltrato in media, magistratura, università , polizia, esercito. Passano due anni, e comincia la vendetta. Sono in molti a immaginare lo zampino di Gà¼len dietro la Tangentopoli turca del dicembre 2013, scoppiata con video provenienti dagli Usa, che colpisce uomini d’affari e politici, fino a coinvolgere il figlio di Erdogan, Bilal.
Altri vedono negli scoop giornalistici che mettono in rilievo il coinvolgimento del governo turco nel passaggio di armi in Siria ancora un ruolo di Fethullah.
Gà¼len è residente negli Usa, con tanto di green card . La richiesta di estradizione da Ankara partirà a giorni. Però l’America vuole le prove.
E la Turchia dovrà produrle, se vuole infine mettere le mani sull’ultimo nemico.
Marco Ansaldo
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Luglio 21st, 2016 Riccardo Fucile
SULLA PROMENADE DES ANGLAIS HA INSEGUITO IL CAMION DI BOUHLEL
«Ero pronto a morire pur di fermare il terrorista: per giorni si è interrogata sul suo destino ma ora la Francia può tirare un sospiro di sollievo».
L’ “eroe con lo scooter” della Promenade des Anglais, quello che ha sfidato la morte partendo all’inseguimento del camion di Mohamed Bouhlel, è vivo e vegeto e oggi ripercorre il film di quel suo temerario 14 luglio quando cercò di fermare il killer issandosi sul predellino del tir e picchiandolo con tutta la forza che aveva in corpo.
Sono le 22:40 sullo scintillante lungomare di Nizza. Franck si gode la serata estiva a bordo del suo scooter con la moglie.
Insieme nell’aria tonda di luglio hanno appena assistito allo spettacolo pirotecnico per la Festa Nazionale. Ma in un attimo è l’orrore.
«Sono iniziate le grida, poi le auto di traverso, i corpi che volano dappertutto, ho capito subito», racconta intervistato da Nice-Matin.
Il francese padre di famiglia decide di spingere sull’acceleratore. «Mia moglie era dietro, mi tirava il braccio per chiedermi dove volessi andare. Mi sono fermato, le ho detto “Scendi subito!”».
E’ l’inizio di un inseguimento da far rabbrividire anche il più coraggioso dei soldati GI.
Nella folle corsa verso il tir bianco dell’orrore l’improvvisato Rambo della Rèpublique si trova costretto a fare lo slalom «fra i vivi e i morti».
«Ero in una specie di trance – racconta – ma al tempo stesso lucido».
Come si vede dalle immagini amatoriali che hanno fatto il giro del mondo Franck riesce a raggiungere la sinistra del tir in corsa sulla Promenade.
Nel disperato tentativo di fermare l’autista killer decide di lanciare lo scooter contro il bestione da 19 tonnellate e continuare la corsa a piedi.
Racconta di essere riuscito a issarsi all’esterno della cabina, sul predellino, dal lato del conducente.
Il finestrino è aperto, il terrorista tunisino di 31 anni è al volante, di fronte a lui: «L’ho picchiato, picchiato, picchiato ancora, con tutte le forze, colpendolo al volto».
Bouhlel è impassibile, «non dice nulla, non reagisce», almeno fino a quando non punta la pistola contro il coraggioso cinquantenne aggrappato alla portiera del camion.
Avviene il miracolo: «L’arma si inceppa,è scarica, non so, premeva sul grilletto ma non funzionava», ricorda Franck.
Il suo confronto col mostro viene interrotto dalle prime raffiche della polizia.
Rifugiatosi sotto al camion ormai fermo si copre la testa e attende la fine della pioggia di fuoco degli agenti.
Ferito nello scontro con lo jihadista di 31 anni, se l’è cavata con dei punti di sutura alla testa e lievi contusioni. Ora tra Nizza e Parigi viene salutato come un “eroe”.
Qualcuno ritiene che grazie al suo intervento abbia scongiurato un massacro ancora più grave. Se ha sfidato la morte, racconta lui, è stato soprattutto per il figlio che si trovava dall’altra parte della Promenade, nei pressi della Place Massèna.
«Mi ha dato la forza coraggio per fare in modo che il terrorista non arrivasse fin lì».
Secondo un ultimo bilancio comunicato dal presidente Hollande, l’attentato di Nizza ha causato 84 morti e 231 feriti, 15 sono ancora in pericolo di vita.
Paolo Levi
(da “La Stampa“)
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Luglio 21st, 2016 Riccardo Fucile
IN FRANCIA ACCUSE ALLE FORZE DI POLIZIA DOCUMENTATE DA FOTO
Dopo il cordoglio, a una settimana dall’eccidio di Nizza, scocca l’ora delle polemiche. Ma siamo proprio sicuri, come ribadito a più riprese dal premier Manuel Valls, che le forze dell’ordine non abbiano alcuna responsabilità su quanto accaduto ?
Che una diversa organizzazione di quella terribile serata non avrebbe potuto impedire la strage?
Le rivelazioni, giovedì mattina, del quotidiano Libèration, iniziano a incrinare diverse certezze.
La sera del 14 luglio a bloccare il traffico all’inizio della zona pedonale sulla Promenade des Anglais c’era solo un’auto della polizia municipale e due agenti, che vennero presi alla sprovvista dall’arrivo del tir di Mohamed Lahouaiej Bouhlel: è quanto si legge stamani sul quotidiano.
Il terrorista era salito con il Tir sull’ampio marciapiede per farsi varco, evitando alcune barriere metalliche sistemate sulla carreggiata.
La prefettura locale aveva indicato, subito dopo la strage, che il controllo di tutta l’area, quella sera di festa e fuochi d’artificio, era stata affidata «nei punti maggiormente sensibili alla polizia nazionale, rafforzata dalla presenza di agenti municipali».
Ma Libèration pubblica una foto e fa riferimento a diverse testimonianze, secondo le quali lì, all’angolo con il boulevard Gambetta, c’erano solo due agenti, che, in ogni caso, con i loro revolver .38 Special (sei colpi, calibro 7,65 millimetri) avrebbero potuto fare ben poco contro l’attentatore, a parte colpirlo lateralmente, ma con un’abilità e una prontezza di riflessi davvero incredibili.
Stamani Bernard Cazeneuve, il ministro degli Interni, ha già reagito alle rivelazioni, indicando che la polizia nazionale era comunque presente su altri punti della Promenade e, infatti, più tardi saranno alcuni rappresentanti del corpo ad abbattere l’attentatore.
Ma sono rassicurazioni che non convincono totalmente: perchè lasciare quel punto così importante, l’inizio della zona pedonale, al controllo di soli due agenti?
Intanto, interviene anche Patrick Mortigliengo, presidente della Federazione degli autotrasportatori della regione delle Alpi Marittime, quella di Nizza.
Ha ricordato che sulla Promenade des Anglais «è vietato totalmente il traffico dei camion, 24 ore su 24. E questo a partire da un decreto municipale del 29 settembre 2014».
Non vi possono accedere veicoli con una capacità superiore alle 3,5 tonnellate. Lahouaiej Bouhlel, con quello che aveva noleggiato, di ben 19 tonnellate, non solo ha guidato fino a lì la sera del 14 luglio, ma vi è andato anche più volte in precedenza e in pieno giorno, assolutamente indisturbato, come testimonia il sistema di videosorveglianza della città , probabilmente per accertarsi come agire quella terribile sera.
È vero che al divieto esistono alcune deroghe, come i traslochi o consegne ai negozi, ristoranti e hotel della zona.
Ma come mai il franco-tunisino non è stato controllato?
Tanto più che, come indicato da Mortigliengo, «il suo non era un camion frigo», come invece indicato dal procuratore Franà§ois Molins.
«I camion frigo hanno motori di raffreddamento molto grandi, facilmente riconoscibili, piazzati sopra la cabina — ha indicato Mortigliengo -, che non sono visibili su quello dell’attentatore».
Insomma, a maggior ragione il suo Tir avrebbe dovuto destare seri dubbi.
Leonardo Martinelli
(da “La Stampa”)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
LA DIMOSTRAZIONE CHE PER GLI ASSASSINI DELL’ISIS LA RELIGIONE E’ SOLO UN PRETESTO
“La conferma della notizia della morte di nostri connazionali accresce il dolore per la strage di
Nizza. Sono vicino, con grande solidarietà , ai familiari di Maria Grazia Ascoli, Mario Casati, Angelo D’Agostino, Carla Gaveglio, Nicolas Leslie, Gianna Muset, il cui sangue innocente è stato sparso da una mano violenta e folle, armata dall’intolleranza e dal fanatismo”, ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione diffusa dal Quirinale.
“Piangendo i nostri morti e uniti al cordoglio per tutte le vittime del terrorismo – dice ancora il Capo dello Stato – ribadiamo con forza che la violenza oscurantista del fondamentalismo di matrice islamica, come ogni forma di terrorismo, non ci piega. L’odio e la furia brutale, che non si ferma nemmeno davanti ai bambini, ci spingono ancor di più a difendere i nostri valori e a rifiutare ogni forma di violenza”.
Nizza, una strage senza senso, in nome di un niente che si fa beffa perfino di quell’Allah urlato per uccidere “infedeli”.
Le vittime sono state infatti tutte formalmente identificate.
Almeno 30 delle 84 persone uccise erano di religione musulmana. Lo ha riferito il quotidiano cattolico francese La Croix, precisando che 20 erano di nazionalità tunisina come l’attentatore, Mohamed Lahouaiej Bouhlel.
A confermare il numero di musulmani è stato l’imam di Nizza e presidente dell’Unione dei musulmani della regione delle Alpi marittime, Otmane Aissaoui. Tra i 30 musumani ci sono anche alcuni bambini, ha precisato.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2016 Riccardo Fucile
“CHI UCCIDE NEL NOME DELL’ISLAM E’ UN IGNORANTE, NON C’E’ NESSUNA RELAZIONE TRA RELIGIONE E TERRORISMO”
«Io non c’ero sulla Promenade des Anglais ieri sera, ero in moschea. Ma c’erano dei fedeli». Mahmoud Benzamia è l’imam della moschea En Nour di Nizza, appena aperta dopo roventi polemiche con l’ex sindaco della città Christian Estrosi (oggi presidente della Regione), fortemente contrario.
«Una persona che prende un camion e uccide così le persone è un animale selvaggio, nemmeno un animale, perchè spesso gli animali hanno misericordia verso i più deboli. I musulmani ne hanno abbastanza di dover dire ogni volta “non abbiamo nulla a che fare”: siamo tutti minacciati, i miei figli ieri sera erano là , volevano uscire, grazie a Dio sono rimasti a casa».
Il nome diffuso dai media è di un 31enne franco-tunisino, Mohamed Lahouaiej Bouhlel: l’ha mai sentito?
«Non lo conosco. Secondo le informazioni è una persona conosciuta per episodi di delinquenza, nemmeno era radicalizzato, non era conosciuto dai servizi».
Un problema di radicalizzazione in Francia però in altri casi c’è stato.
«Io non cesso di distinguere e precisare che questi atti di terrorismo e radicalizzazione non hanno niente a che vedere con l’islam, che è una religione di pace, tolleranza e misericordia. Noi nel nostro istituto lavoriamo in collaborazione con la prefettura per combattere la radicalizzazione. Sappiamo bene che ci sono persone che ci cascano: la nostra priorità è sulla deradicalizzazione».
Cosa dirà lei nella sua prossima predica?
«Io oggi parlo della posizione dell’islam in rapporto alla radicalizzazione e al terrorismo: è evidente che l’islam è contrario, non ha alcuna relazione con alcun atto di terrorismo».
La farà in arabo o in francese?
«Per il 90 per cento in francese».
Perchè ci sono persone che pensano di uccidere in nome dell’islam?
«Sono persone ignoranti che non conoscono l’islam, che non sono nutrite spiritualmente. Ma sono una minoranza: non bisogna generalizzare a tutti i musulmani, questo lo devono capire anche i media. Non siamo qui ogni volta per giustificarci, per dire che non abbiamo niente a che fare».
Se incontrasse qualcuno che si sta radicalizzando lo denuncerebbe?
«E’ nostra responsabilità davanti a Dio e alla nostra religione correggere e andare ai servizi di sicurezza per denunciare una persona così, perchè è una minaccia contro la società , contro noi tutti. E’ responsabilità dei musulmani fermare qualcuno che abbia intenzione di fare qualcosa del genere».
Le è mai capitato di incontrare qualcuno che si stava radicalizzando?
«Ci sono casi. Non di persone pronte all’atto, ma nelle discussioni: qualcuno che vuole fare una cosa simile non lo viene a dire. Nel nostro luogo di culto non ci sono casi diretti, perchè sanno di trovare un imam che va a rettificare il loro cammino».
Come fa un 31enne cresciuto presumibilmente in Francia a odiare così il suo Paese?
«Non si può descrivere tutto questo in termini esterni. Io credo ci siano molti fattori: come ha vissuto, come è stato nel proprio ambiente… Io come imam posso dire che un musulmano non può fare un atto simile, non c’è ragione per avere questo odio perchè l’Islam combatte l’odio interiore. E tutti dobbiamo lavorare per combatterlo: non è un problema dei musulmani o un problema dello stato o delle autorità , ma di tutti. Perchè siamo tutti minacciati».
Francesca Schianchi
(da “La Stampa”)
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Luglio 15th, 2016 Riccardo Fucile
L’ATTENTATORE ERA STATO ALLONTANATO DALLA EX MOGLIE PERCHE’ VIOLENTO… ERA RITENUTO POCO RELIGIOSO
Sul camion usato come arma per la strage lungo la Promenade des Anglais di Nizza è stato trovato
un documento d’identità . Probabilmente una patente. Secondo le prime informazioni che filtrano dagli inquirenti francesi, sui sedili c’erano anche un bancomat e un cellulare.
I documenti corrispondono a Mohamed Lahouaiej Bouhlel, classe 1985, francese di origine tunisina. Alcune fonti dicono che sia nato a Sousse, la località tunisina teatro della strage in spiaggia lo scorso anno.
Sarebbe un’incredibile coincidenza, o addirittura qualcosa di più. Ma sul suo luogo di nascita non ci sono conferme, per ora sono solo voci.
L’analisi delle impronte digitali avrebbe invece confermato che l’uomo alla guida del camion – morto dopo il blitz della polizia al termine della folle corsa sul lungomare di Nizza che ha provocato almeno 84 vittime – era effettivamente il titolare dei documenti.
Padre di tre figli, di professione corriere, il presunto attentatore era sconosciuto all’antiterrorismo francese.
Non aveva una “scheda S”, così vengono classificati gli individui sospetti. Però era già noto alle forze dell’ordine per reati minori: a marzo, secondo fonti giudiziarie del quotidiano francese Le Figaro, era stato condannato per violenza.
Ieri mattina è scattata una perquisizione in una casa nel quartiere di Nizza Nord, sull’avenue Henri-Sappia.
Secondo Nice Matin, questa sarebbe la casa della sua ex compagna, in cui lui aveva vissuto fino al 2012 prima di essere stato allontanato proprio per episodi di violenza ai danni della donna. Un’altra perquisizione è stata invece effettuata nell’appartamento in cui si era trasferito, in un quartiere popolare a Est di Nizza e diversi parenti di Bouhlel sono sotto interrogatorio in queste ore.
Il sospetto è che la sua azione fosse premeditata, visto che il camion era stato noleggiato mercoledì in un comune confinante con Nizza.
Prima di essere ucciso, ha cercato di difendersi sparando alcuni colpi con una pistola 7.65 che aveva con sè. Sul camion sono state trovate anche altre armi giocattolo e una granata, che però pare non fosse in grado di esplodere.
Marco Bresolin
(da “La Stampa“)
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Luglio 15th, 2016 Riccardo Fucile
UNA COPPIA PIEMONTESE E UNA DI VOGHERA MANCANO ALL’APPELLO… LA FARNESINA: “NON POSSIAMO ESCLUDERE CHE CI SIANO CONNAZIONALI TRA LE VITTIME”
“Non possiamo escludere il coinvolgimento di italiani a Nizza data l’entità dell’attacco”. Lo ha detto il capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Claudio Taffuri, ricordando che nella città vivono 30mila connazionali, oltre a quelli che vi trascorrono le vacanze.
Dai social in effetti sono iniziate le ricerche di alcuni dispersi attraverso l’hashtag #recherchenice.
Sono quattro, per il momento, gli italiani di cui non si hanno notizie.
Mentre di un giovane ingegnere di Foggia che vive a Nizza per lavoro, Vittorio Di Pietro, è stato annunciato il ritrovamento sempre su Twitter, manca all’appello una coppia di Voghera: il 71enne Angelo D’Agostino e la moglie Gianna Muset, di 68 anni. “Cerchiamo Angelo D’agostino, 71 anni, era sulla promenade con la moglie al momento dell’attentato!!” ha scritto la nuora su Twitter, precisando di averli contattati per l’ultima volta alle 21:55 della sera dell’attentato.
“Siamo disperati” scrive dal suo account Roberta Capelli, “abbiamo cercato tutta la notte, la Farnesina ha i dati”. D’Agostino, descrive “è un uomo di circa 1,70 per 70 kg, capelli bianchi, jeans e maglietta blu”.
L’allarme su #RechercheNice è stato diffuso anche per Andrea Avagnina e Marinella Ravotti, di San Michele Mondovì. La coppia – 53 anni lui e 55 lei – è titolare di una tabaccheria. Lui è anche consigliere comunale, eletto in una lista civica.
“Quella del Lungomare era una scena di guerra” ha descritto il console generale di Italia a Nizza, Serena Lippi, e si teme che il bilancio dei connazionali possa aggravarsi.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 15th, 2016 Riccardo Fucile
ALLA VIGILIA DELL’ATTENTATO A NIZZA L’ALLARME DEL GOVERNO LOCALE: “POLIZIA STANCA E DISPERATA, SERVE PIANO DI EMERGENZA”
Soltanto 24 ore prima del tragico attentato che a Nizza ha lasciato a terra almeno 84 morti, il governo locale della regione Provence-Alpe- Cà’te d’Azur inviava al presidente Francois Hollande una lettera dai toni disperati nella quale chiede un piano d’emergenza per le forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo, lamentandosi del fatto che “il tempo degli omaggi” per le vittime degli attacchi è finito e occorre passare all’azione.
Qualche ora più tardi dall’invio della missiva, pubblicata dal quotidiano Le Figaro, un trentunenne di origine tunisina avrebbe falciato decine di persone sulla Promenade des Anglais a Nizza, gettando nuovamente la Francia nell’incubo degli attentati impossibili da evitare.
Alla luce della nuova tragedia, i toni della lettera spedita all’Eliseo assumono contorni ancora più foschi.
“Le forze dell’ordine sono ridotte al lumicino. I poliziotti sono stanchi”, scrive il 13 luglio il presidente del consiglio regionale Christian Estrosi al capo dell’Eliseo.
“Alla vigilia del 14 luglio e dopo Euro 2016, approfitto di questo momento di unione nazionale attorno ai militari e alle forze di polizia per allertarvi sulla necessità di mettere in piedi un grande piano d’emergenza per i nostri agenti”.
Estrosi ricorda a Hollande che se le manifestazioni sportive di Euro2016 si sono svolte in totale sicurezza “è grazie allo sforzo meritorio” delle forze dell’ordine, ma nelle parole del rappresentante del governo locale questo non può bastare: “Il nostro Paese si trova continuamente in una situazione di pericolo permanente che mobilita quotidianamente le nostre forze dell’ordine”.
Il morale dei poliziotti è a terra, scrive Estrosi: “Occorre constatare che si sentono ridotti al lumicino. Sento la disperazione di una categoria che percepisce con amarezza che il tempo della comunione con l’intera nazione dopo gli attentati di Charlie Hebdo è scomparso”.
La colpa secondo il politico va anche alle manifestazioni in parte violente contro la legge sul lavoro che sono avvenute nei mesi scorsi contro il governo Hollande, nelle quali gli attivisti hanno preso di mira le forze dell’ordine: “Sfortunatamente questi fatti non hanno ricevuto una vostra risposta concreta”, accusa Estrosi che elenca gli ultimi attacchi alla polizia, già impegnata per contrastare il terrorismo.
“Un clima di odio” contro le forze dell’ordine che Hollande, scrive il rappresentante della regione meridionale della Francia, non ha sollecitato alcuna reazione da parte del governo “e questo dimostra come il nostro Stato sia preso male”.
Infine Estrosi chiede a Hollande di rinnovare concretamente il materiale in dotazione degli agenti: “Ciascun poliziotto deve avere il giubbotto antiproiettili”, mentre i commissariati “insalubri” vanno rinnovati così come le vetture della polizia.
“La polizia municipale deve essere dotata come le forze dell’ordine”, prosegue Estrosi, perchè possa proteggersi. E le paghe vanno migliorate, visto che con l’allerta terrorismo “si stanno accumulando molte ore di straordinario”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 15th, 2016 Riccardo Fucile
FATIMA CHARRIHI E’ STATA LA PRIMA A CADERE
“Tutto quel che posso dire è che indossava il velo, praticava l’Islam moderato. Il vero Islam. Non
quello dei terroristi”.
Hamza, 28 anni, e i suoi cinque fratelli da ieri sera non hanno più una madre.
Fatima Charrihi è rimasta vittima dell’attentato terroristico a Nizza che ha lasciato sul campo 84 morti e centinaia di feriti.
Si allontana insieme al padre dal CUM, il Centro universitario per gli studi mediterranei trasformato in tutta fretta in rifugio per i parenti delle vittime, sorvegliato a vista dalla polizia.
“È stata la prima a cadere per terra, non c’erano altri cadaveri davanti a lei”, racconta il marito con dignità , tenendo a stretta a sè la figlia avvolta in una coperta, con gli occhi rossi di pianto.
Quando il dramma si è consumato Ahmed si trovava a una cinquantina di metri dalla donna, all’altezza dell’ospedale di Lenval. “Stavo andando a recuperare l’auto” dice,ancora sotto choc, ricordando la scena di quel “camion che faceva saltare in aria la gente come birilli, riducendo le panche in briciole”.
Fatima invece passeggiava insieme ai nipoti, “mio fratello ha provato a rianimarla ma è morta sul colpo, ci hanno riferito i medici” spiega Hamza.
“Era una madre straordinaria”, aggiunge il marito. “Portava il velo, era praticante di un Islam moderato. Non quello dei terroristi”.
(da “Huffingtonpost”)
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