Luglio 16th, 2011 Riccardo Fucile
UNA CORREZIONE NOTTURNA AL TESTO NEUTRALIZZA LA NORMA PRECEDENTE CHE RIDUCEVA LE INDENNITA’ ALLA MEDIA DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI…L’IRA DELLE OPPOSIZIONI…RIMBORSI ELETTORALI RIDOTTI MA SOLO DALLA PROSSIMA LEGISLATURA
Taglio alle indennità dei parlamentari addio, o quasi. 
Meglio equipararsi ai sei paesi più ricchi dell’Unione europea. E poi rimborsi elettorali ridotti ma dalla prossima legislatura, auto blu da ridimensionare ma dal 2012, vitalizi salvati in extremis, finanziamenti ai partiti appena sforbiciati. Doveva essere il fiore all’occhiello della manovra lacrime e sangue.
Il buon esempio all’insegna dell’austerity dato dalla politica, perchè – ammoniva Tremonti ancora pochi giorni fa – non si possono chiedere sacrifici agli italiani senza imporli alla classe dirigente.
E invece ecco servito il bluff.
La manovra appena approvata da 70 miliardi, che si abbatterà tra ticket e superbolli su famiglie e risparmiatori, nel testo definitivo rinvia e in qualche caso annulla i buoni propositi di chi l’ha scritta.
Il colpo grosso è andato in scena nel chiuso delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio al Senato sulla norma più attesa.
Proprio quella che avrebbe dovuto equiparare le indennità parlamentari a quelle dei paesi Ue.
Falcidiata tra la notte del 12 e il 13 mattino grazie a un paio di emendamenti targati Pdl.
l testo originario di Tremonti prevedeva (dalla prossima legislatura) l’equiparazione delle attuali indennità parlamentari italiane a quelle dei 17 paesi dell’area euro.
A conti fatti, per passare dall’attuale “trattamento economico” base (al netto delle varie voci accessorie) di quasi 12 mila euro mensili lordi dei nostri parlamentari, ai 5.339 euro della media europea, com’è
stata di recente calcolata dal Sole 24 ore.
Risultato: Camera e Senato che oggi sborsano circa 144 milioni all’anno per le indennità , ne avrebbero spesi solo 62 milioni, meno della metà (il 53,5% in meno).
E invece, viene azzerato o quasi quel risparmio da 82 milioni.
Come? Grazie a due colpi sottobanco.
L’emendamento 1.1 del relatore in commissione, il pidiellino Picchetto, che prevede intanto un adeguamento della paga a quella non dei 17 paesi euro, ma dei “sei principali” paesi Ue, quindi dei più grandi.
Infine, con l’emendamento 1.2 del duo siciliano (sempre Pdl) Fleres-Ferrara, con cui viene sancito che in futuro l’adeguamento andrà fatto in base alla “media”, sì, ma “ponderata, rispetto al Pil” di quei paesi.
Dovrà tener conto cioè non del numero dei cittadini, ma della ricchezza dei sei paesi. Bizantinismi.
Sta di fatto, protesta il senatore Pd Francesco Sanna che si è battuto in commissione, “che con il sistema prescelto da maggioranza e governo la riduzione, se ci sarà , sarà lievissima”.
Anzi, con la media “ponderata al Pil”, non sarà neanche detto che la decurtazione ci sarà .
Il Pdl d’altronde in commissione aveva difeso a spada tratta la busta paga, contro “la deriva populista” e in difesa della “prestigio del Parlamento”, con una sfilza di interventi, da Raffaele Lauro a Giuseppe Saro a Andrea Pastore. Missione compiuta.
Ma è solo il bluff più macroscopico, tra quelli che vengono a galla in queste ore in cui enti locali e sindacati denunciano la mannaia da 500 euro l’anno a famiglia in arrivo con la manovra.
Scomparsa la norma che cancellava i vitalizi dei parlamentari che – grazie ai 2.238 assegni staccati ogni mese da Camera e Senato per gli “ex” – comportano un esborso annuo da 218,3 milioni di euro: ben più che per gli onorevoli in servizio.
Mai messa nero su bianco quella annunciata sull’azzeramento delle indennità da 2.243 euro dei ministri (che si somma a quella da parlamentare) che avrebbe consentito di risparmiare 100 mila euro al mese, dunque un milione e 200 mila euro l’anno.
Ha vissuto solo un paio di giorni sui giornali.
Le auto blu – che sono oltre 15 mila e costano 1 miliardo di euro l’anno – non potranno avere in futuro una cilindrata superiore a 1.600, ma quelle in servizio saranno tenute fino alla rottamazione.
I rimborsi elettorali ai partiti per le elezioni, che pesano per 180 milioni di euro, saranno ridotti, ma solo “dalla prossima legislatura” e solo del 10 per cento: 18 milioni appena di risparmio.
Il voto di ogni tedesco oggi viene ripagato ai partiti con 38 centesimi, in Italia continuiamo a viaggiare sui 3,5 euro.
Il rigore sulla politica può attendere.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Luglio 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER RIPUDIA I TAGLI DEL TESORO E TEME LE MOSSE DI MARONI… DAL BUNKER DI PALAZZO GRAZIOLI MANDA A DIRE: “CHI SOSTIENE CHE STO PER CEDERE SBAGLIA”
“So che qualcuno dice in giro che potrei mollare, lo deluderò anche stavolta. Io non intendo lasciare il passo a nessuno”.
Il “gioco di palazzo” per farlo fuori lo intravede chiaro all’orizzonte, adesso che la manovra sta per diventare legge.
Il partito del governo tecnico si agita, pronto magari all’assalto sulla scia del prossimo terremoto dei mercati.
Silvio Berlusconi resta blindato a Palazzo Grazioli, ma da lì lancia ai pochissimi collaboratori con cui ormai accetta di parlare – in una settimana segnata dal silenzio e dai forfait a tutti gli appuntamenti ufficiali – messaggi decisi, perfino di sfida:”Se hanno i numeri mi sfiducino in Parlamento”.
Il premier quei numeri ritiene di averli ancora, lo dimostrerà oggi con il via libera alla manovra salva-conti. E poi nei mesi a seguire, sostiene.
Allora anche l’uscita di Bossi sul governo che “deve temere”, l’accenno a un possibile governo tecnico, nella lettura del presidente diventa “solo una battuta paradossale”.
Certo, Silvio Berlusconi si sente stretto all’angolo.
Tra il Quirinale che ormai detta la linea della “coesione” nazionale e gli congela ogni velleità di rimpasto, Tremonti che evoca il Titanic e i consueti avvertimenti del Senatur.
Ma non si dà per vinto e, riferisce un uomo di governo che lo ha sentito, mette in guardia i pretoriani: “C’è qualcuno che fa girare la voce di un mio abbandono in modo malizioso, ci sono anche altri deputati che invece sono terrorizzati che questo possa davvero accadere. Ma possono stare tranquilli. Di questi momenti ne abbiamo già affrontati, anche questa volta la spunteremo”-
Detto questo, è un presidente del Consiglio che si tiene fuori dai giochi, costretto al silenzio per non turbare i mercati.
Provato anche fisicamente, oltre che abbattuto, come riferiscono i frequentatori abituali della sua residenza. Segnato ancora dalla sentenza sul lodo Mondadori, ma anche dall'”assedio” delle inchieste giudiziarie sui suoi uomini di partito e di governo.
Per non dire della tempesta finanziaria, sulla quale è stato esautorato in toto dal ministro dell’Economia e dalla “regia” del Colle nella trattativa con le opposizioni.
Abbattuto e sfiancato, dunque. Così, il Cavaliere annulla in sequenza prima la visita di Stato di oggi a Belgrado, suscitando l’irritazione della presidenza serba per la terza missione cancellata da ottobre ad oggi.
Poi, rinuncia anche in serata ai funerali del militare morto in Afghanistan, Roberto Marchini. Soprattutto, non si presenta nemmeno al Senato nel momento in cui viene approvata la manovra del salvataggio dei conti, lasciando non casualmente l’intera scena a Tremonti.
“Avevo progettato il taglio delle tasse, approviamo una manovra che contiene solo tagli, per di più alle famiglie” è lo sfogo che autorevoli fonti attribuiscono al premier.
Non sente per nulla sua, insomma, quell’operazione finanziaria tutta lacrime e sangue.
Nel silenzio del capo tacciono ministri e dirigenti, spariti i coordinatori Pdl. “Non sappiamo che faccia, a cosa pensi, siamo nel caos anche noi” ragiona uno di loro sconfortato in un Transatlantico deserto in serata.
Boatos di nuove intercettazioni in arrivo su uomini di governo avvelenano il clima.
Il neo segretario Alfano parla nel primo pomeriggio a lungo con Marco Milanese (sotto richiesta di arresto) nei salottini della Corea di Montecitorio.
Poi con il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, finito sotto inchiesta per camorra. Grane giudiziarie che toccheranno il culmine oggi col voto sull’arresto di Alfonso Papa in aula. Ma soprattutto, nel partito del premier c’è la sensazione diffusa che l’alleanza indissolubile con la Lega si sia dissolta.
E che il Carroccio si prepari “a staccare la spina, se non ora, alla ripresa di settembre”.
Ieri mattina, ai banchi del governo a Montecitorio, lungo colloquio tra Umberto Bossi e Roberto Maroni, alla guida dell’ala più recalcitrante del partito.
E poche ore dopo, è cambiata la linea dei lumbard sull’arresto del pidiellino Papa ed è arrivata perfino la mezza apertura a ipotetici governi tecnici.
Quel che è certo, raccontano nella cerchia leghista, è che il Senatur considera il momento delicato e la permanenza al governo a questo punto tutta da discutere, fin dalle prossime settimane.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Luglio 15th, 2011 Riccardo Fucile
IN POCO TEMPO SI E’ PASSATI DALL’OSTENTATO OTTIMISMO AL “SIAMO SUL TITANIC” DI TREMONTI: ESPLODONO LE CONTRADDIZIONI E LE CONTRAFFAZIONI DEL GOVERNO…SUGLI ITALIANI UNA NUOVA BOTTA DA 1.000 EURO L’ANNO
Ora qualcuno dovrà spiegare agli italiani come sia stato possibile, dall’oggi al domani, passare
da “La nave va” di Silvio Berlusconi al “Titanic” di Giulio Tremonti. Qualcuno dovrà chiarire a un’opinione pubblica confusa come sia stato possibile precipitare in poche ore dalla leggenda berlusconiana su un’Italia “che è già uscita fuori dalla crisi e l’ha superata molto meglio degli altri”, alla tregenda tremontiana intorno a un Paese che a causa del suo debito pubblico “rischia di divorare il futuro nostro e quello dei nostri figli”.
In questo abisso di contraddizione politica e di contraffazione mediatica è racchiuso il fallimento di un governo che per tre anni ha colpevolmente negato l’evidenza, e che adesso è brutalmente travolto dall’emergenza.
Nessuno ha spiegato e spiegherà ai cittadini storditi dalla stangata in arrivo questo clamoroso e doloroso cortocircuito.
Soprattutto non lo farà l’unico artefice del colossale inganno, cioè il presidente del Consiglio.
Il Cavaliere Inesistente, come da romanzo di Calvino. Da una settimana non si vede e non si sente.
Il Paese è nel mirino della speculazione, alla quale offre ogni pretesto possibile per attaccare: un premier bollato come “corruttore” da una pronuncia civile derivata da una sentenza penale passata in giudicato, una maggioranza lacerata dalle guerre intestine, una teoria di ministri mascariati da richieste di processo per mafia o lambiti da scandali affaristici e da faide interne agli apparati dello Stato.
L’Italia, in queste penose condizioni, torna ad essere la seconda “i” dell’acronimo dei derelitti di Eurolandia: siamo “Piigs”, insieme a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Berlusconi tace.
Raccontano che sia occupato dall’organizzazione delle sue prossime ferie ad Antigua. Da mattatore del Villaggio Globale ad animatore del Villaggio Vacanze, come già gli successe nell’estate rovente del 2006.
L’assordante silenzio è colmato da una esplicita supplenza.
Sul fronte internazionale, la Merkel e Bernanke incoraggiano l’Italia a non desistere dal rigore.
Sul fronte interno, il presidente della Repubblica e il governatore della Banca d’Italia ottengono quel frammento di “coesione nazionale” utile a portare a casa almeno questa manovra.
Il ministro dell’Economia va in Senato a mettere la faccia sul maxi-decreto da ultima spiaggia, da approvare subito, pena l’attacco finale dei mercati.
Tremonti fa un discorso grave, da “ora delle scelte irrevocabili”. Rilancia l’immagine apocalittica di un’Europa che incontra “un appuntamento col destino”, consapevole che “la salvezza non arriva dalla finanza ma dalla politica” e che “la politica non può fare errori”. Ma neanche lui spende una parola per giustificarsi e per scusarsi, di tutti gli errori madornali che questo governo ha commesso dal trionfo elettorale dell’aprile 2008 in poi.
Non un “mea culpa”. Solo l’appello accorato a unire le forze, perchè “il Paese ci guarda, guarda il governo, guarda la maggioranza, guarda l’opposizione”.
L’appello va raccolto.
Nessuno può giocare a dadi contro il proprio Paese, all’insegna dello sfascismo e del peggiorismo.
Nessuno si augura che l’Italia faccia la fine della Grecia, che trascini nel baratro se stessa e l’intera unione monetaria europea.
Nessuno spera che la caduta di Berlusconi sia uno spettacolo che valga “qualunque prezzo”, compresa la bancarotta nazionale.
Dunque la manovra-lampo deve passare.
Ma nel momento in cui il Parlamento assume fino in fondo questa responsabilità , non si può non dire di chi è la colpa, se oggi siamo arrivati a questo durissimo tornante della Storia.
E soprattutto non si può non dire che l'”imperativo categorico”, al quale ora l’insipienza e l’incoscienza di chi governa ci ha costretto, ha un costo sociale enorme, e purtroppo ancora una volta squilibrato a danno di chi è più debole.
Un ceto medio ormai sempre più esteso e indifeso è obbligato a ingoiare i ticket sanitari, il blocco dei contratti nel pubblico impiego, la riduzione delle cattedre nella scuola, in prospettiva persino il colpo di scure sulle detrazioni fiscali per i coniugi e i figli a carico.
A regime, solo per le ricadute sull’Irpef, una “botta” stimata in oltre 500 euro a famiglia.
E a poco servono le presunte “correzioni perequative”, come la rimodulazione della “patrimoniale mascherata” sui conti di deposito o il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro.
Ancora meno servono le privatizzazioni e le liberalizzazioni alle vongole, come dimostra la penosa Vandea corporativa degli avvocati-deputati del Pdl, che gli ha fruttato la blindatura di un Ordine professionale ancora una volta sacro e intoccabile. Sale sulle ferite di un corpo sociale che paga sempre.
Lieve prurito sulla pelle di categorie che non pagano mai.
Anche il centrosinistra è costretto a turarsi il naso e a lasciare che la manovra passi così.
Con tutte le sue iniquità qualitative e le sue criticità quantitative, che pesano e peseranno. Non solo sulle tasche dei contribuenti, ma anche sul giudizio dei mercati. Questa manovra da 40, 49 o 65 miliardi che siano, infatti, rischia di non bastare a fermare l’onda speculativa che monta.
La calma apparente degli ultimi due giorni è già finita. La Borsa torna a perdere, i titoli bancari tornano a cadere, lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi torna sopra a quota 300, all’asta dei Btp il “premio di rischio” richiesto per investire sull’Italia sale a livelli mai conosciuti dall’avvento dell’euro.
È il segno che la “cura” non basta, perchè nonostante tutto non appare credibile nè sulle politiche di risanamento nè, meno che mai, sulle politiche di crescita.
Non basta inchinarsi doverosamente al totem del “pareggio di bilancio”: va inseguito nei fatti, non solo celebrato nelle parole.
E questa manovra non da sufficienti sicurezze.
Questo è il “conto” da saldare, che il Cavaliere Inesistente lascia sul tavolo della crisi. Senza battere ciglio e senza pagare “pegno”.
Lo rammentino gli italiani, quando saranno in fila con il portafoglio aperto per una visita medica, o verseranno il bollo sui Bot.
Soprattutto, lo ricordino nel segreto dell’urna, quando saranno richiamati a votare.
A questo punto, speriamo davvero il più presto possibile.
Naufraghi all’improvviso, forse siamo ancora in tempo per scendere dal Titanic.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)
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Luglio 15th, 2011 Riccardo Fucile
IMBARAZZANTE PERFORMANCE DI BOSSI JUNIOR A UN CONVEGNO SULLA TV DEL FUTURO…L’APPROCCIO PADANO AI NEW MEDIA GELA I RELATORI DELL’INCONTRO E SCATENA IL SARCASMO IN RETE
Parla il Trota e cala il silenzio. Imbarazzato.
A un convegno romano sulla tv, hanno pensato bene di chiedere a Renzo Bossi la sua opinione su Internet, nuovi media e televisione del futuro: lui interviene mandando un videomessaggio, la platea si gela — raccontano i presenti — il video finisce online, e gli utenti della Rete si scatenano.
“Vai Trota, il mondo ittico con te e l’unica rete che ci piace è quella in cui un giorno rimarrai impigliato”; “Ma chi gli ha scritto un discorso che non è neanche in grado di leggere?”; “Ma quale sarebbe la generazione a cui appartiene?”.
Questo il tenore dei commenti postati su Youtube sotto il Trota-messaggio: non convince il consigliere regionale in Lombardia, anche se ufficialmente lui è “responsabile Lega Nord media” nel partito di papà Umberto.
L’occasione per la performance è il convegno “Vecchia TV vs Nuova TV” che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma.
Un’incontro per riflettere su nuovi formati e nuovo pubblico della televisione nell’epoca di Internet.
Al tavolo i responsabili delle aziende di tlc come Telecom, broadcaster come Rai, Mediaset e Sky, giornalisti ed esponenti del mondo politico (da Paolo Gentiloni del Pd a Roberto Rao del’Udc).
Quello che forse gli internauti non sanno sono le facce basite dei relatori quando sul maxischermo della Casa del cinema di Villa Borghese di Roma è partita la clip in cui il Trota cerca di spiegare l’approccio padano alla tv digitale e al web 2.0.
Dopo gli interventi di Giancarlo Leone, Vicedirettore Generale della Rai e Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset, appare il faccione di Renzo.
Cinque minuti di intervento che lasciano interdetti tanto i relatori quanto la gente in platea.
Alla fine il videointervento è riuscito a strappare anche qualche applauso di circostanza, ma la sensazione dominante, come confermano alcune persone presenti, era di imbarazzo totale.
Mentre i vari ospiti discernevano di cacth-up television, di copyright su Internet e dei problemi che “l’auto-comunicazione di massa pone alla politica”, come sostiene Manuel Castells, il Trota che fa?
Approccia un ragionamento in cui cerca di tenere assieme i social network e il digitale terrestre in una nuova prospettiva di comunicazione iper-localista.
Tratteggia una Rete verde (padana, non ecologista), un web stretto nella valle del Po.
Sarebbe anche un’opinione legittima se non fosse parso fin troppo evidente che Bossi Jr. non capiva esattamente i contenuti del testo del suo intervento.
Per tre volte si incespica prima di riuscire a pronunciare l’astruso sostantivo “pluralismo” e non lesina pause per rituffarsi negli appunti e riprendere il filo di un ragionamento che sembra proprio non riuscire a governare.
Cita anche Outside.in, il super-aggregatore di notizie messo a punto dalla Cnn che collega più di 84mila cittadine grazie al lavoro di blogger e cronisti locali.
Niente male, peccato però che secondo lui, il servizio abbia messo in rete 250 realtà e serva soprattutto per vedere la programmazione di cinema e teatri.
Poi la chicca: “Bisogna valorizzare la comunicazione locale — sostiene — Con il passaggio al digitale terrestre, le televisioni regionali si trovano a dover fare dei grossi investimenti. Dobbiamo aiutarle. Ma sono convinto che con un forte impegno si possa portare a casa”.
Il Trota farebbe meglio a spiegare il concetto a suo padre che siede in consiglio dei ministri in modo da consentire al Senatur di farsi portavoce degli interessi dell’emittenza locale.
Una cosa difficile, dato che le piccole tv di tutta Italia sono in rivolta contro il piano del governo di esproprio delle frequenze tutto a vantaggio degli incumbent (Rai e Mediaset).
Se fosse stato un esame sul web, Renzo sarebbe stato bocciato.
E invece era il Corecom, un organismo di nomina politica dove hanno pensato bene di garantire una bella platea al figlio del Capo.
O forse il Trota l’ha fatto apposta: voleva essere bocciato anche in web.
Tanto per non perdere l’abitudine.
Lorenzo Galeazzi e Federico Mello
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 14th, 2011 Riccardo Fucile
TREMONTI SI SFILA, GALAN MINACCIA AZIONI LEGALI E GLI UFFICI DI RAPPRESENTANZA RIMANGONO SOLO DUE…AVEVANO PROMESSO UN DESTRIERO, E’ ARRIVATO UN RONZINO…AVRANNO FUNZIONI SOLO DI SPORTELLO: DISTRIBUIRANNO BUONI PER ESENZIONE DALLE QUOTE LATTE AI LADRONI LEGHISTI?
Il camion alle 9 del mattino scarica scrivanie e armadi, nuovissimi e impacchettati. Dovevano
arrivare già usati da via Bellerio, sede della Lega Nord per arredare i “tre ministeri” annunciati da Roberto Calderoli.
A dire il vero hanno fatto qualche chilometro in più: scrivanie e armadi portano infatti il marchio Flycom della ditta Compir di Scordia di Catania.
Un insulto alla Brianza, che produce mobili per mezzo mondo.
Ma sui “ministeri” voluti dalla Lega nella Villa Reale di Monza, prima della solenne inaugurazione del 23 luglio, pesa una tegola ben più pesante dei mobili portati dalla Sicilia: un ministro del Pdl, Giancarlo Galan, ripete in commissione Cultura al Senato, pubblicamente, ciò che aveva scritto in una lettera che doveva restare riservata e che è stata pubblicata ieri da Repubblica.
“La Villa Reale è stata restaurata per altre finalità . Gli atti adottati sembrano presentare profili di dubbia legittimità , sia nella forma che nella sostanza, perchè adottati da organo incompetente”.
Nel mirino c’è il sindaco di Monza, Marco Mariani, leghista, che come presidente del consorzio gestore dell’edificio “ha disposto con proprio decreto – accusa ancora il ministro Galan – la concessione in uso gratuito di un’ala del complesso di Villa Reale per allocarvi sedi di rappresentanza di alcuni Dipartimenti della Presidenza del Consiglio”.
A Pontida, il sindaco era salito sul palco, per consegnare le chiavi della Villa (in cartone) a Umberto Bossi e Roberto Calderoli.
Oggi non è certo pentito. “Io non ho firmato e non dovevo firmare nulla. Tutto è stato deciso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Legga queste carte”.
Una notizia c’è, nelle carte ufficiali che portano la data del 7 giugno 2011.
I “Ministeri” di cui si parla sono infatti due e non tre.
Il ministro Bossi si impegna ad aprire una sede di “rappresentanza operativa e con funzioni di sportello a disposizione dei cittadini per le riforme istituzionali e il federalismo”.
Il ministro Calderoli si impegna per un’altra sede “con funzioni di sportello per la semplificazione normativa” ma scompare invece il “ministero” di Giulio Tremonti, annunciato come gli altri a Pontida e anche pochi giorni fa dallo stesso Calderoli. Scompaiono, a dire il vero, tutti e tre i “Ministeri”, tanto invocati e diventati, sulle carte firmate dagli stessi ministri di via Bellerio, uffici di rappresentanza operativa.
Forse meglio così, perchè Bossi e Calderoli, senza Tremonti, così troveranno lo spazio per le loro scrivanie.
Basta sbirciare dal portone per capire che la Lega aveva promesso un destriero e offre un cavallo a dondolo.
Un corridoio buio, tre stanze, un’altra stanza dove il corridoio gira a destra. Al massimo 150 metri quadri, bagno compreso.
Tutto questo nella Cavallerizza, ala sud, proprio accanto al corpo centrale della Villa fatta costruire da Maria Teresa d’Austria.
Qui c’erano gli uffici del Consorzio, sfrattati in tutta fretta. I mobili di questo Consorzio sono ancora accatastati in un altro corridoio.
Il cavallo a dondolo è forse solo l’inizio?
Sopra gli uffici “ministeriali” – sul palazzo centrale, alto sul pennone, sventola per ora solo il Tricolore – ci sono infatti gli appartamenti di Re Umberto I, ucciso a 300 metri da qui da Gaetano Bresci il 29 luglio 1900.
L’intera reggia conta 744 stanze, ma in gran parte è stata privatizzata o è in sfacelo. “Altri spazi? Io ho fatto l’accordo – dice il sindaco Marco Mariani – per questi 150 metri quadri. Altro non so”.
Però i lavori di tinteggiatura sono stati fatti velocemente, sono arrivati i mobili nuovi…
Dalle finestre di un altro pezzo della Villa c’è chi osserva con invidia. “Nel mio istituto statale d’arte – dice il dirigente scolastico Guido Soroldoni – ho 850 allievi e nessun soldo per mettere tutto a norma. Non abbiamo l’ascensore, e dobbiamo studiare gli orari perchè i ragazzi con handicap trovino i loro laboratori sempre al piano terra. Un pezzo di istituto è stato dichiarato inagibile, ci mancano 8 aule e ancora non sappiamo dove potremo fare lezione a settembre”.
Dovranno essere molto bravi, gli operatori delle tv, il giorno dell’inaugurazione. Dovranno fare risaltare l’imponenza neoclassica della Villa Reale e non il piccolo e cieco corridoio dei “ministeri”.
“Questa – dice Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd – è una storia da matti. Le quattro stanze dei “ministeri”, dove non c’è uno spazio per fare una riunione, saranno il simbolo della crisi della Lega. La Regione aveva offerto due piani del Pirellone, hanno detto no. Vogliono Monza per via della Corona ferrea, ormai vivono di mitologia. Se li immagina lei i cittadini in fila davanti agli uffici, a chiedere un paio d’etti di riforma federale?”
Jenner Meletti
(da “La Repubblica“)
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Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER HA PAURA CHE SIA IN ATTO UNA MANOVRA PER COSTRINGERLO A DIMETTERSI…MA E’ ANCHE CONVINTO CHE SIA L’ULTIMO SCOGLIO DA AFFRONTARE
Berlusconi finalmente si fa vivo con una nota, in ritardo di alcuni giorni, quando le nubi
nerissime della speculazione sull’Italia si sono allontanate (per il momento) e la Borsa mette a segno un incredibile recupero.
Non ringrazia l’opposizione che consente l’approvazione a tempi di record della manovra economica, anche se alla fine il governo ha deciso di mettere comunque la fiducia.
Si limita a invocare «coesione» e a dire che c’è «l’impegno di tutte le forze politiche, al governo e all’opposizione, a difendere il Paese».
A ringraziare «per il senso dello Stato» è stato invece Tremonti durante un incontro con i capigruppo del centrosinistra al Senato.
Per il premier il loro tutto sommato è un atto dovuto di responsabilità , «il primo in questa legislatura».
Si spiega solo in questo modo il rifiuto del Cavaliere di fare un appello agli avversari mentre nei giorni scorsi infuriava la tempesta.
C’è addirittura chi, come Gianni Letta, avrebbe voluto la convocazione di Bersani, Casini e Di Pietro a Palazzo Chigi sullo stile di Obama con i Repubblicani.
Lui invece non crede alla loro buona fede («sono stati costretti da Napolitano») come si evince dal fatto che ancora ieri chiedevano la sua testa, le dimissioni in blocco del governo.
Non se ne parla, perchè questo esecutivo «ha l’Europa al suo fianco e possiamo contare su innegabili punti di forza. Il governo è stabile e forte, la maggioranza è coesa e determinata. Le nostre banche sono solide e al riparo dai colpi che grandi istituti bancari esteri hanno dovuto subire e sono state pronte a rispondere agli inviti ad accrescere ulteriormente la loro capitalizzazione. La nostra economia è vitale».
Questo è quello che il presidente del Consiglio afferma in una nota tanto attesa dopo che da più parti gli si chiedeva di battere un colpo.
E il colpo lo ha battuto a suo modo. A Palazzo Chigi spiegano non lo ha fatto prima perchè bisognava far passare il momento più cupo dell’attacco speculativo e solo quando si è capito che la manovra veniva approvata entro questa settimana allora il premier si è pronunciato.
Ma ci sono altre spiegazioni al suo ritorno sulla scena politica dopo la batosta della sentenza sul Lodo Mondadori.
E’ stato costretto per non sentirsi dire che il capo dello Stato sta di fatto svolgendo un ruolo di supplenza politica. Addirittura pure la Merkel, dall’estero, «prova a governarci» titolava ieri Libero.
Insomma Berlusconi non ne sentiva la necessità tutto preso come è dall’ira per la sentenza sul Lodo Mondadori.
Non usa infatti toni bipartisan ed è convinto di poter superare questo momentaccio, e portare a termine la legislatura.
Tanto da far dire a Casini che si aspettava «un gesto di sensibilità istituzionale da parte del premier, che invece è fermo nel suo delirio di autosufficienza».
Ma la storia potrebbe non finire qua: non è detto che i movimenti speculativi si siano definitivamente fermati.
Ora intanto la manovra verrà approvata mettendo la fiducia.
Sembrava che non ce ne fosse bisogno visto che l’opposizione aveva dato via libera (anche il Quirinale non gradisce che il governo metta la fiducia). «Lo facciamo solo per problemi tecnici, per fare prima», spiega il vicecapogruppo del Pdl al Senato Quagliariello.
Sarà pure così, ma è comunque un segno di nervosismo, un volersi assicurare un risultato che alla fine rafforza Berlusconi preoccupato per quello che succederà dopo.
Una volta superata lo scoglio di questi giorni, i problemi della maggioranza rimarranno tali e quali, a cominciare dal rapporto con il ministro dell’Economia.
Ieri a Montecitorio girava voce che dall’inchiesta su Milanese sono in arrivo altre carte compromettenti per Tremonti.
E che questo potrebbe spingere verso un governo di transizione.
Nella maggioranza c’è pure chi se lo augura nella convinzione di potere scaricare l’onere di affrontare la difficile situazione economica e finanziaria.
Sono solo elucubrazioni che danno il senso di affanno del centrodestra.
Amedeo La Mattina
(da “la Repubblica“)
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Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI E LORO FAMILIARI NON PAGANO IL DENTISTA, IL FISIOTERAPISTA E LO PSICOTERAPEUTA…COMPRESE ANCHE LE VACANZE AL MARE E LA GINNASTICA PASSIVA….NEL 2010 UN COSTO DI 10 MILIONI DI EURO
Lo sapevate che i nostri 630 deputati con i loro 1109 familiari, pur percependo uno stipendio
mensile di 25.000 euro, non pagano il dentista, nè il fisioterapista nè lo psicoterapeuta?
Lo sapevate che dalle carie del nipotino alla protesi mobile dell’onorevole nonno abbiamo finanziato denti per 3 milioni e 92 mila euro?
Lo sapevate che esiste un “fondo di solidarietà sanitaria” che prevede, sempre gratuitamente, per questi poveri lavoratori del dito (la maggior parte si guadagna lo stipendio cliccando su un pulsante, e neanche tutti i giorni) perfino la “balneoterapia” (leggi: vacanze al mare) e la elettroscultura (leggi: ginnastica passiva)?
Io non lo sapevo.
Non sapevo che questo ulteriore sconto per ricchi ci è costato, nel 2010, 10 milioni e 117 mila euro.
Avrei voluto continuare a non saperlo.
Come preferirei non sapere che è pratica comune, quando si fa parte della crema della classe dirigente di questo Paese, abitare in lussuosi appartamenti senza pagare l’affitto.
Penso che a Roma un posto letto in periferia uno studente fuori sede lo paga anche 800 euro al mese… penso che se hai un problema ai denti e non hai soldi sorridi con la mano davanti alla bocca e ti vergogni.
Penso che se hai un problema psichico e non hai soldi te lo tieni e muori un po’ tutti i giorni, mentre in Germania, hai un tot di sedute gratuite e, se il terapeuta dimostra il tuo effettivo bisogno di cure, lo Stato paga per te.
Per te cittadino, che non puoi permetterti la spesa, non per te deputato, che potresti benissimo provvedere di persona.
Penso che quello è un Paese civile e il nostro meno.
Penso che, se fossi una onorevole rappresentante di qualsiasi partito, lo rifiuterei, questo privilegio per privilegiati, non potendolo estendere a tutti i cittadini.
Lidia Ravera
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
SPACCIATORI DI FUMO: CALDEROLI ANNUNCIA TRE MINISTERI AL NORD E DAL SALENTO NE PRETENDONO SEI…ANCHE NAPOLI POTREBBE AVERNE DIRITTO, A MILANO 2 LA SEDE DEI SERVIZI SEGRETI?
Di professione il ministro Calderoli è un bisturi maxifacciale e deve essere preciso altrimenti i pazienti ridono con la bocca storta.
Per far sapere che il programma della Lega va avanti “ come previsto “ annuncia giorno, ora e minuti del trasferimento a Monza di tre ministeri.
Sappiamo quali: il suo (Semplificazione), la poltrona di Bossi (Riforma) Economia e finanza del Tremonti sfrattato dalla bella casa romana e costretto alle mestizie del ritorno lombardo.
Cerimonia sabato 23 luglio, ore 11 e 30.
Si raccomanda la puntualità .
La provocazione scatena il Salento, sud del sud affacciato sull’Albania: appello web che subito raccoglie valanghe di firme.
Pretendono 6 ministeri: Ambiente per le bandiere blu del suo mare; Salute per l’aria senza veleni, niente fabbriche, ragazzi che scappano in Svizzera e Germania ma quando tornano respirano a pieni polmoni.
Insomma, sradicamento ma ne vale la pena.
E poi Politiche Agricole (concorrenza con Bari che già protesta), vigne grano duro, 200 chilometri di ulivi e verdure che sembrano carne, tesoro della dieta mediterranea. La pretesa di altri quattro ministeri serve solo ad alzare il prezzo per portarne a casa almeno uno.
Beni culturali? Il barocco e la pizzica non ce la fanno con Firenze e Venezia. Perchè Roma è fuori gioco: Musei Vaticani oltre il confine di un altro paese. Gioventù? Napoli ha già la sua ministra, Giorgia Meloni in dialogo con i ragazzi di Scampia. Ma Napoli si prepara ad accogliere il ministero dalla Marina Militare da sottrarre alla incompetenza dell’avvocato La Russa il quale nuota così, così.
Con le super portaerei americane alla fonda e super radar che fanno impazzire le televisioni della città , la prelazione viene garantita dall’appoggio del Pentagono ormai padrone di una fetta di mare.
Per la Giustizia non c’è concorrenza: il foro di Napoli conta più avvocati dell’intera Francia e gli onorevoli avvocati del Cavaliere sarebbero felici di un retroterra in sintonia con le riforme che stanno arzigogolando nel tentativo estremo di non andare sotto.
Maroni vorrebbe il nord anche per gli Interni. Lo dice la parola stessa: dentro. Dentro l’Italia continentale.
Verona, ideale col suo governo Lega diffidente verso i “mafiosi del sud”, per non parlare degli extracomunitari nel Veneto che proibisce di sedere sulle panchine, mentre Roma col mare a due passi è ormai una gruviera indifendibile.
Ipotesi lealiste fermentano nel Popolo della libertà .
I servizi segreti potrebbero sistemarsi a Milano 2 per far scudo al capo del governo spiato come mai succede nei paesi civili.
Suggerimento del senatore Farina, ex agente Betulla: di certe cose se ne intende.
Il sogno di Frattini è trasferire la Farnesina a Bolzano, “cuore d’Europa”.
Bisogna dire che sta per strappare il permesso di costruire una villa nello splendore “non fabbricabile”, della Val Badia dove immagina di accogliere i ministri del mondo come cancelliere, soprattutto da presidente onorario della federazione sci alpino. Diplomazia dello slalom: può guarire in un weekend le ferite della Libia, altro che bombardare.
A Tremonti, Monza va bene anche se Como o Varese restano la tentazione segreta per rivivere gli anni ruggenti del commercialista — internazionalista a due passi dalla frontiera dei paradisi fiscali, rifugi strategici che possono dare una mano ai poveri imprenditori lombardi impiccati dalle sue tasse.
Qualche giorno di pazienza e sapremo: ore 11 e 30, sabato 23 luglio.
Intanto l’Italia sorride e Calderoli fa finta di essere serio.
Bertoldo non è una maschera letteraria: governa a nostro nome coi nostri voti.
Maurizio Chierici
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 12th, 2011 Riccardo Fucile
ALESSANDRO PELAGALLI, LECCESE D’ORIGINE E MILANESE D’ADOZIONE, ERA SUL PALCO DELLA FESTA LEGHISTA DI BESOZZO: “CANTAVO UN BRANO PER L’UNITA’ D’ITALIA, MI HANNO ANCHE RIDOTTO IL COMPENSO”
Alessandro Pelagalli, leccese d’origine e milanese d’adozione, è il cantante che si è esibito sul palco di Besozzo alla festa della Lega Nord, il destinatario del dito medio di Umberto Bossi.
Era un siparietto concordato?
Assolutamente no. Io non sapevo nemmeno che quella fosse una festa della Lega. Circa un mese fa sono stato contattato da una collega che mi ha chiesto di esibirmi al suo posto perchè non poteva prendere parte a una serata per cui era stata ingaggiata. Solo una volta arrivato, vedendo lo stand per la raccolta di firme per il trasferimento dei ministeri al Nord, ho capito.
Le ha provocato problemi cantare a una festa leghista?
Io sono un professionista. Vado dove mi chiamano. Tant’è vero che per il 3 e il 7 agosto ho già due serate fissate per la festa della Lega ad Azzate. Mi presenterò comunque, anche se adesso ho un po’ paura che qualcuno possa riconoscermi. Magari proprio Bossi, dato che sono appena stato dai carabinieri di Bareggio, dove risiedo, per querelarlo.
Il gesto non è certo stato simpatico, anche se il leader del Carroccio ci ha ormai abituato a uscite di questo genere.
Ho letto su alcuni giornali che sarebbe stata una reazione divertente a una mia provocazione. Tengo a precisare che io non sapevo quando Bossi e Calderoli sarebbero saliti sul palco perchè gli organizzatori mi hanno detto di non preoccuparmene. Non è certo colpa mia se hanno scelto proprio la canzone Bianco, rosso e verde, che avevo inserito in scaletta per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, per fare il loro ingresso. Reagendo in quel modo mi hanno offeso come cittadino italiano e anche come professionista, di fronte a una platea di mille persone, tutte favorevoli a loro. Però un particolare divertente in effetti c’è.
Ovvero?
Poco dopo il fattaccio, una signora mi ha chiesto una tarantella. Mi ha sorpreso, dato che quando suono alle feste padane elimino tutti i brani che possano in qualche modo richiamare il sud. Così, per evitare di scaldare inutilmente gli animi, ho chiesto quanti meridionali fossero presenti: hanno alzato la mano tre quarti degli spettatori. E hanno tutti ballato e applaudito le canzoni napoletane e quelle in dialetto leccese.
E Bossi dov’era a questo punto della serata?
Fuori dal capannone dove suonavo, in mezzo alla gente. Io comunque non voglio demonizzare Bossi. Alcune delle cose che dice sono condivisibili e nel suo discorso ha affrontato i soliti temi, dai rifiuti di Napoli al trasferimento dei ministeri, ma senza puntare il dito contro nessuno… A eccezione, ovviamente, del nostro Paese. E scusate se è poco.
Quella citazione del Tricolore non gli è proprio andata giù.
Quando ho intonato le parole “Italia del tricolore, elevo al cielo la tua bandiera”, si è scatenato il finimondo. La cosa incredibile è che il tutto sia partito da due ministri della Repubblica italiana, non della Padania. Ho consultato una sentenza della Cassazione: mostrare il dito medio può essere considerato reato.
Perchè non ha reagito subito?
Lì per lì non mi è sembrato opportuno. Io ero su quel palco per lavorare. Però a freddo mi è sembrato opportuno dimostrare la mia indignazione come cittadino. Senza contare che ci ho anche rimesso dei soldi: il compenso pattuito per la serata era di 250 euro, che sarebbero stati spartiti tra me e un’altra cantante con cui ho diviso il palco. Quando lei è andata a ritirare i soldi, gli organizzatori le hanno detto che 50 euro ci erano stati detratti perchè avevamo cantato un’ora e mezzo, meno rispetto a quanto concordato. Ovvero, il tempo sottratto era quello dei discorsi di Bossi e Calderoli».
Lucia Landoni
(da “la Repubblica“)
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