Ottobre 15th, 2014 Riccardo Fucile
“CHI E’ CONTRARIO AL FISCAL COMPACT DOVREBBE CAPIRE PERCHE’ HO VOTATO LA NOTA AL DEF”… “NON ANDRO’ CON RENZI, RESTO COERENTE ALLE MIE IDEE”
Era il candidato dei Cinque stelle alla presidenza del Senato, una vita fa, quando il movimento aveva appena messo piede a Palazzo.
Adesso, Luis Orellana, senatore della componente (ex grillina) Italia lavori in corso nel gruppo misto, è diventato per i grillini un “infame”, una “sanguisuga”, un “verme”.
La sua colpa, aver “salvato” il governo, votando il sì determinante all’approvazione, in Senato, della nota di aggiornamento del Def riguardo lo spostamento del pareggio di bilancio al 2017.
E’ un po’ poco per darle dell’ “infame”?
“E’ il solito stile. Purtroppo nei Cinque stelle ci sono alcune mele marce, fomentate anche dall’atteggiamento di certi parlamentari – mi riferisco soprattutto ai deputati – che dovrebbero contenere gli eccessi, e invece gli aizzano”.
Facciamola breve: Alessandro Di Battista l’ha definita “verme”.
“Sì, lo so, ho guardato poco gli insulti, non è piacevole e sarebbero da querela. La verità è che la mia è una scelta politica. E, comunque, non ho più doveri di fedeltà verso un mondo che mi ha estromesso”.
Il movimento?
“Il partito, lo chiami partito perchè quello è. Un partito di due persone. Anzi, meglio. Una srl, una società , la Casaleggio e associati, che con il suo staff domina tutte le decisioni”.
L’ha pagata qualcuno per votare per Renzi, ieri al Senato?
“No, assolutamente. E non era un voto neanche così importante. Non era un voto di fiducia, non sarebbe caduto il governo”.
Di Stefano dice che lei è assetato di soldi.
“Di Stefano fa una cosa folle: dice che io prendo 500 euro di diaria dal Consiglio d’Europa, ma io non ci vado mai, sono solo un sostituto, sarò andato una volta. Lui invece è titolare e ci va spesso. Insomma accusa me per una cosa che riguarda lui”.
La dipingono come una specie di Scilipoti.
“Chi è contrario al Fiscal Compact, dovrebbe dare un giudizio positivo al fatto che si sposti al 2017 il pareggio di bilancio: o almeno, dovrebbe comprendere il senso della mia posizione”.
Il suo voto è stato però determinante per non fare andare sotto il governo.
“Non solo il mio. Anche quello di Calderoli, per esempio: e infatti nella Lega viene criticato per aver accettato di presiedere l’Aula, cosa che gli ha di fatto impedito di votare (per prassi, chi guida i lavori non vota anche se in teoria potrebbe, ndr). Ma mica gli danno del verme”.
Si vuol iscrivere al Pd, o almeno avvicinarsi a Renzi?
“No, no. La mia posizione è rimasta la stessa di quando ero nei Cinque stelle. Io dialogo, guardo al merito dei provvedimenti. Nel caso specifico, senza dietrologie, sono rimasto alle parole di Renzi. Lo spostamento al 2017 consente di sostenere il bonus da ottanta euro e il taglio dell’Irap. Punto e basta”.
Che giudizio dà del suo governo?
“Sta promettendo tanto e realizzando meno di quel che dice”.
Come li vede i Cinque stelle?
“In quanto opposizione a Renzi si sono sciolti come neve al sole: certo il premier fatica a trovare in loro degli avversari, cosa di cui invece ci sarebbe bisogno. Al senato il gruppo si sta sfaldando. Eravamo 54, ora sono arrivati a 39 e non è detto che l’emorragia si fermi. Possibile che l’abbiano fatto tutti per soldi? Io mi farei delle domande”.
Ce l’ha con loro perchè l’hanno cacciata?
“Che fa, il loro gioco? Mi hanno estromesso a gennaio, dopo che insieme ad altri tre avevo espresso delle perplessità — ripeto, perplessità — per il fatto che Grillo, incontrando Renzi, non l’avesse nemmeno fatto parlare. Un’espulsione ratificata da un voto online taroccato”.
Perchè dice taroccato, come fa a saperlo?
“Dico taroccato nel senso che nessuno lo può controllare. E’ fatto da Casaleggio, non da un ente terzo. Peraltro, fu preceduto da una mail arrivata a tutti, quindi anche a me, con allegato un video in cui Grillo spiegava perchè bisognava espellerci: non una parola sulla nostra posizione. Nessun bilanciamento. Nessuna possibilità di spiegare, di difenderci. Ma il senso del dibattito democratico non è proprio nelle corde di Grillo”.
L’ha seguita la tre giorni al Circo Massimo?
“Il Circo Massimo è stata una buona apoteosi di ciò su cui si regge il movimento: una mediaticità senza concretezza. La controprova la si è vista a Genova: non appena si mette in una zona non controllata, Grillo viene contestato. Giustamente, secondo me”.
Susanna Turco
(da “L’Espresso“)
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Ottobre 15th, 2014 Riccardo Fucile
PROTETTO DALLA SCORTA NELLA SUA CITTA’ COME UN VECCHIO POLITICANTE
Peggio di una sconfitta elettorale, peggio di un fiasco a teatro. 
La rabbia di Genova, la città che meglio conosce Grillo, non è cieca come l’acqua che infanga. Nella prima rivolta popolare contro di lui, nel primo vaffa al vaffa, la rabbia ha infatti individuato e travolto il ghigno comico dell’antipolitica: «Come gli altri», «Venite qui solo a parlare ».
E mai Grillo era apparso così poco teatrante, così fragile e vero nel suo smarrimento come quando, protetto da una cintura di braccia robuste come tronchi d’albero, ha inforcato il motorino.
In una città incollerita e impraticabile è stato come scappare in ambulanza.
Il comico del malumore è stato smascherato come l’ultima impostura della politica.
«Noi siamo dalla vostra parte», ripeteva con il disagio del leader tradito dalla folla nella quale era andato a “bagnarsi” per quel bisogno di consenso che spinse Berlusconi tra i terremotati dell’Aquila, travestì da spazzaneve il sindaco di Roma Alemanno, e in Sardegna costrinse i ministri Passera e Barca a scappare in elicottero dai minatori del Sulcis che erano andati ad abbracciare.
Per Grillo è peggio, perchè non è governo. È anzi l’opposizione antisistema.
Eppure, prima di essere contestato, andava in giro – bisogna ricordare queste immagini – carezzando sulle guance tutti quelli che incontrava, come un politicante che sogna di riempire il grande vuoto d’autorità con il rituale della propaganda, della seduzione, del patetico consolatorio.
Mai si erano viste le coccole del populista arrabbiato.
Certo, più fragile e sottile dell’argine di un ruscello è in politica la differenza tra vanità e testimonianza, tra passerella e solidarietà : «Sei qui per farti la fotina», gli hanno gridato i ragazzi che forse l’hanno votato, certamente lo avevano ascoltato nel dicembre del 2013 al terzo V-day, il più eversivo.
«Siamo qui a dare l’estrema unzione: impeachment per Giorgio Napolitano!», gridò con le braccia aperte come a volare sulla folla di piazza della Vittoria, oggi devastata dai detriti, mentre alle sue spalle faceva capolino Casaleggio. «Siamo populisti arrabbiati», era appunto lo slogan.
Nessuno avrebbe immaginato che, meno di due anni dopo, il populista arrabbiato sarebbe stato inseguito dalla rabbia del suo popolo che si aspettava braccia e pale, il grande coinvolgimento della Rete, un po’ di soldi, l’uso di Genova come scuola di formazione di una classe dirigente, perchè la politica alla fine è organizzazione e mobilitazione.
E nella storia d’Italia tutte le emergenze sono state affrontate da eserciti di ragazzi che provenivano dai più vari forni ideologici delle opposizioni.
Come Firenze e il Belice furono i laboratori del 68 così la Genova di Grillo avrebbe potuto essere la prova del nove dell’Italia a cinque stelle, e proprio perchè la polemica di strada non ha risparmiato nessun esponente dello Stato, neppure gli innocenti inadeguati come forse è il sindaco Doria.
Inevitabili e quasi naturali sono le contestazioni del governatore Burlando, del ministro Pinotti, della Protezione civile, dei vigili del fuoco, della polizia. Solo per Grillo è un passaggio d’epoca, il momento fatale.
E diventa incidente storico anche l’aver scelto il Circo Massimo per la festa del Movimento proprio mentre Genova affogava.
Sfortuna? Qualcuno ha detto che la sfortuna non cambia la politica, ma la smaschera: «Troppo tardi», gli gridavano.
Solo ieri a Genova la festa di Roma ha preso il suo definitivo senso politico, quando appunto i volontari sono usciti dalla retorica degli angeli del fango e sono entrati nella metafora degli angeli della storia.
Nei video, su Internet, in tv, l’Italia li ha visti smettere di lavorare e correre spontaneamente a contestare Beppe Grillo, giovani facce anonime di strada e di web, «gli occhi spalancati, la bocca aperta …» come nel quadro di Paul Klee che ispirò appunto la teoria dell’Angelus Novus che «dà il senso alla tempesta».
E sarà pure una vecchia pulsione semplificatoria e populista – grillina verrebbe da dire – quella della «capitale corrotta / nazione infetta», ma Roma, quando altrove infuria la sventura, incarna sempre la politica della dissipazione.
«Arrivi qui dopo cinque giorni a fare passerella », gli gridavano.
Come ha potuto il leader della rivoluzione, in quei cinque giorni di dibattito, dimenticare che «dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur»?
E com’è possibile che Grillo abbia urlato «fate spalare anche Renzi» mostrando così la sua ossessione di Palazzo, non solidarietà a Genova, ma guerra al nemico politico romano, del quale dal blog ha poi chiesto le dimissioni?
È invece ovvio che, dopo anni di sparate, iperboli, insulti fegatosi e linguaggio smodato, Grillo non sia più in grado di capire che la merda in metafora è essenza di bosco rispetto al fango di acqua, terra, spazzatura e rottami.
E che, anzi, quella finta merda oltraggia questo fango vero.
Difatti si sono offesi quando Grillo ha gridato: «I parlamentari a 5 stelle spazzano merda in Parlamento, figurati se gli fa paura un po’ di fango». E i ragazzi: «Vieni qui, ti metti un po’ di fango e ti fai fare le foto…».
Ma Grillo: «Figurati se ho problemi a spalare», ha gridato scappando su una moto che i mille vaffanculo, il referendum per uscire dall’euro, l’esercito per fermare Renzi, «la peste rossa» hanno reso più odiosa di un’auto blu.
Francesco Merlo
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 15th, 2014 Riccardo Fucile
IL RABDOMANTE DELLA RABBIA NON INTERCETTA PIU’ L’UMORE DEI DISPERATI
Tu, il rabdomante della rabbia, per anni hai intercettato l’umore dei disperati.
Poi succede che Genova, la tua città , venga sommersa dall’alluvione. La notizia ti sorprende a una kermesse romana del tuo movimento.
L’istinto fin qui infallibile dovrebbe indurti a fare la cosa giusta: tornare subito a casa per metterti a spalare in silenzio, intestandoti una campagna finalmente positiva. Invece resti al caldo di Roma a grilleggiare contro tutti, senza accorgerti che sei sempre meno efficace.
Non esalti nè spaventi più. Semplicemente annoi.
Al quinto giorno ti degni di farti vedere a Genova.
Arrivi in centro con una scorta arrogante, da mandarino della nuova Casta, e ti becchi la contestazione di ragazzi che probabilmente ti hanno pure votato.
Il distacco tra te e loro è emblematico: quelli fanno e tu parli, quelli ricostruiscono e tu continui a distruggere.
Perchè persino lì, in mezzo al dolore, non trovi di meglio che indicare bersagli contro cui sfogare il rancore.
Agli Angeli del Fango che ti danno del pagliaccio come a un Mastella qualunque, additi il solito capro espiatorio, la stampa, accusandola di avere taciuto le vere cause della tragedia.
Ma quando fai l’elenco di quelle cause si scopre che sono le stesse che ingombrano le prime pagine dei giornali.
Sei fuori forma, incoerente, confuso.
Dopo averli umiliati, ti offri ai cronisti per un’intervista in cambio di duemila euro da versare a un tuo fondo per gli alluvionati.
Tu, di grazia, quanti ne hai messi?
Dici ai ragazzi che non hai problemi a spalare il fango con loro, però poi non lo fai e ti dilegui conla tua scorta.
Hai perso il tocco, Beppe Grillo.
Che peccato, sei già ieri.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Ottobre 14th, 2014 Riccardo Fucile
RICONOSCIUTO DAI CRONISTI COME COLUI CHE FECE IRRUZIONE NELLA SEDE DEL SECOLO XIX A GIUGNO … E’ UN CAPO ULTRAS COLUI CHE OGGI AVREBBE AGGREDITO I CRONISTI DEL “SECOLO XIX”
Come si può vedere molto bene in un video pubblicato dal Corriere della Sera, non sono lì a caso: arrivano
con lui, lo accompagnano e quando si accorgono che l’operatore del giornale “non è uno dei nostri”, lo allontanano con poco garbo.
Uno di costoro sarebbe proprio il protagonista dell’irruzione nella sede del Secolo XIX a giugno e membro oggi della “scorta” di Grillo resasi protagonista della aggressione denunciata dai cronisti del Secolo XIX.
Si chiama Daniele Tizzanini, è iscritto al Meetup di Genova, dove si presenta come “disoccupato” e “tifoso del Genoa molto conosciuto”.
Daniele Tizzanini è già stato condannato a due anni e due mesi di carcere per lesioni e resistenza, ed è noto a Genova come capo ultras.
Un conferma indiretta arriva dallo stesso Tizzanini che si difende su Facebook: “Vi posso garantire che nessuno è stato toccato”, ammettendo quindi di aver fatto parte della scorta di Grillo.
Su quanto è accaduto vi sono state dure prese di posizione da parte dell’Associzione della Stampa e accertamenti sono in corso.
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Ottobre 14th, 2014 Riccardo Fucile
PER DIFENDERSI DALL’ACCUSA CHE I SUOI GUARDIASPALLE AVEVANO AGGREDITO DEI CRONISTI DEL “SECOLO XIX” NEGA L’EVIDENZA, MA VIENE INCASTRATO DAL UN VIDEO DEL CORRIERE DELLA SERA
Sul blog di Grillo, nel post intitolato “#RenzieSapevaDiGenova: dimissioni subito!”, c’è un p.s. in cui si parla dell’aggressione subita questa mattina da alcuni giornalisti del Secolo XIX durante la visita del leader del M5S a Genova.
Questo il testo:
«Il MoVimento 5 Stelle si dissocia da alcuni comportamenti violenti avvenuti a Genova questa mattina durante la visita di Beppe. Beppe Grillo non era accompagnato da nessuna guardia del corpo. La violenza non è nel DNA del MoVimento 5 Stelle e agli operatori coinvolti va la nostra solidarietà e li invitiamo anzi a denunciare i fatti».
Il Secolo replica a stretto giro:
“Il Secolo XIX i fatti li denuncia, perchè parlando di DNA, il nostro è proprio quello di raccontare la verità . Cosa che non appartiene evidentemente a chi ha scritto quel post scriptum.
E pubblica il video esclusivo del “Corriere della Sera” in cui si vede il momento in cui Beppe Grillo arriva in viale Brigata Liguria per la sua prima visita nelle zone di Genova più colpite dall’alluvione.
Grillo non si rende conto che l’operatore che lo ha seguito è del Corriere della Sera, pensa faccia parte dei “suoi”, e parla liberamente ai quattro che lo salutano con un: «Buongiorno Beppe».
Ed ecco che Grillo, dà indicazioni precise alle persone che erano lì proprio per “proteggerlo”.
Rivolgendosi loro, si raccomanda: «Che non mi arrivino vicino le telecamere…».
Poi uno dei “body guard” continua la frase: «Quelle che ti fanno sbattere».
Il resto è una indicazione sui 2000 euro che chiede per essere intervistato e, rispondendo a uno che fa la battuta «facciamo un po’ per uno, Beppe», spiega: «E’ un fondo per gli alluvionati. ho già aperto l’Iban».
Poi Grillo si accorge che il cameraman è del Corriere della Sera e, come suo solito, lo manda a fan…
Che figura di merda…
Uno che nella sua città si fa proteggere da sei energumeni…
http://video.corriere.it/grillo-prima-blitz-genova-scambia-l-operatore-corriere-uno-suoi/251f2f52-53ab-11e4-a6fc-251c9a76aa3c
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Ottobre 14th, 2014 Riccardo Fucile
BOTTE A QUATTRO CRONISTI PRECARI CHE FACEVANO SOLO IL LORO LAVORO
La redazione del Secolo XIX manifesta la sua solidarietà ai colleghi — giornalisti, videoreporter e fotografi – che questa mattina, mentre svolgevano il loro lavoro, sono stati aggrediti dagli energumeni di cui si è circondato Beppe Grillo durante la sua visita alla popolazione alluvionata di Genova.
Non sappiamo da chi sentisse la necessità di difendersi il leader del Movimento Cinque Stelle, nella sua città , che da quattro giorni sta cercando di risollevarsi dall’ennesima tragedia.
Di certo le gomitate rifilate da un buzzurro palestrato a due videoperatori precari, fra cui una donna, e la violenza usata contro altri due colleghi fotografi del Secolo XIX, anche loro precari, sono un pessimo messaggio politico.
Che brutte immagini la diretta streaming e i filmati in cui uno dei membri di quella scorta improvvisata cerca di intimidire un “angelo del fango” che aveva osato criticare il suo leader.
Sarebbe un sollievo poter dire che tutto questo è solo una caduta di stile, la scarsa empatia nei confronti di persone che guadagnano poco e lavorano tanto, e che negli ultimi quattro giorni sono state impegnate giorno e notte, a fianco a tutti i genovesi.
Purtroppo, abbiamo l’impressione di assistere a qualcosa di più grave: metodi violenti che hanno l’eco sinistro dello squadrismo, un’avversione a valori democratici come il diritto all’informazione e alla critica, un pericoloso imbarbarimento della vita civile e democratica.
Forse Beppe Grillo non è a conoscenza degli stipendi che guadagnano i precari costretti a seguirlo per documentare la sua visita perchè quella è la loro professione. Chiede 2.000 euro per un’intervista, soldi che devolverà agli alluvionati.
Noi preferiamo consigliare di raccogliere quei soldi per consegnarli direttamente a chi ha perso tutto.
E che da giorni, con la dignità esemplare di cui gli abitanti di Genova hanno dato prova ancora una volta, spala fango in silenzio.
Comitato redazione del “Secolo XIX”
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Ottobre 14th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLO NON SPALA E NON DICE NULLA AI GIORNALISTI: “PARLO SOLO PER 2.000 EURO”
Beppe Grillo si è fatto vedere nella tarda mattinata nel centro di Genova
Il leader dei Cinquestelle è stato intercettato dalle telecamere nella zona di via Brigata Liguria.
Non sono mancate contestazioni da parte di un gruppo di giovani impegnati a spalare che lo hanno accusato di non essersi fatto vedere fino ad ora .
“Vieni a spalare con noi”, hanno urlato gli ‘angeli dei fango’ impegnati a liberare i sotterranei del Museo di Storia naturale, gravemente danneggiati; ed è subito partito un battibecco il politico 5stelle. “Vieni qua, ti metti un pò di fango e ti fai fare le foto…”, gli hanno urlato.
Grillo a quel punto, scortato dai suoi accompagnatori, si è allontanato, mentre i suoi chiarivano che i “parlamentari grillini stavano lavorando in più punti”, peraltro indefiniti.
Poi sono arrivati pesanti insulti ai giornalisti: “O mi versate duemila euro su questo conto oppure ve ne andate aff…” ha detto a chi gli chiedeva una dichiarazione. “Se mi arriva la ricevuta sul mio conto personale, a favore degli alluvionati, sono a vostra disposizione, altrimenti con voi non ci parlo”.
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Ottobre 14th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLO RESTA DA SOLO CON LA PALA IN MANO, LA BASE E’ FURIOSA
Genova è una città di fango indurito. Con le mani affondate nel disastro non gradisce essere ribalta di luci
altrui.
E, ruvida come sa essere solo lei, lo ha fatto sapere anche al suo più illustre concittadino, Beppe Grillo.
La venuta in massa nella città alluvionata dei parlamentari pentastellati era stata una sua idea, nata dall’istinto selvaggio del comico sul palco del Circo Massimo.
«Saremo a Genova, e verranno anche tutti i deputati e senatori a spalare il fango». Ieri, su Twitter, la conferma dell’appuntamento per oggi.
Subito, di riflesso, Andrea Cecconi, il capogruppo dei deputati, ha chiesto addirittura di bloccare i lavori delle camere per permettere ai parlamentari di salire a Genova. Una missione partorita dall’impeto di Grillo che ora è sembrata un tantino avventata. Anche perchè, intanto, da Genova la base faceva sapere di non gradire.
Il sarcasmo del consigliere pentastellato Andrea Boccaccio è acre: «Sarà la volta buona che vediamo i quattro parlamentari liguri sul territorio….»
Un tweet che però scoraggia subito i roboanti annunci della pattuglia grillina da Roma, che immediatamente riunisce in assemblea i deputati e i senatori presenti, per ponderare con una maggiore riflessione cosa fare.
Vengono contattati i 5 Stelle del meet-up locale e i consiglieri, che persuadono i parlamentari «a evitare l’effetto passerella».
Troppo alto il rischio di relegare la tragedia di Genova a uno sfondo dietro al selfie di Alessandro Di Battista.
L’esito del ripensamento sono due dichiarazioni stringate: «Non ci sono le condizioni», «verremo quando sarà utile alla popolazione».
La mediazione con i genovesi, spiega Paolo Putti, capogruppo in consiglio comunale, prevede che i parlamentari arrivino «ognuno per conto proprio», individualmente e non in massa, ricevendo una volta qui le regole d’ingaggio, in quale municipio darsi da fare e come rendersi utili.
Possibilmente lontani dalle telecamere.
Per questo motivo, è top secret anche la destinazione di Beppe Grillo che invece, sfidando i mugugni, oggi sarà , come annunciato, con pala in mano, in mezzo alla fango e ai detriti di Genova.
Ma nel giorno delle polemiche cittadine, per una strana coincidenza, il comico perde anche il suo unico senatore genovese.
Il quindicesimo in tutto tra i grillini di Palazzo Madama. Cristina De Pietro, tra l’altro sorella di Stefano, consigliere comunale di Genova, lascia il M5S e passa al Misto.
Una scelta che non avrebbe a che fare con la contestuale querelle che riguarda il suo gruppo e la sua città . Ma una decisione, racconta chi gli è vicina, maturata da tempo, per «motivi personali».
Le dimissioni dal M5S erano pronte già la settimana scorsa, ma sarebbero rimaste nel cassetto, d’accordo con i colleghi, per non alimentare retroscena prima della kermesse del Circo Massimo.
Troppe grida, troppe urla, lo spirito movimentista e eccitato dei compagni e le scenografie delle ultime risse in aula, non facevano più per lei.
Ilario Lombardo
(da “il Secolo XIX“)
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Ottobre 13th, 2014 Riccardo Fucile
LA MOTIVAZIONE E’ QUELLA DI “EVITARE DI ESSERE DI INTRALCIO AI SOCCORRITORI”: MA COME, NON AVEVANO DETTO CHE VENIVANO PER SPALARE? I SOCCORRITORI ERANO LORO
Qualche maligno sosterrà che Grillo ha trovato il modo di evitare di pagare i panini a cento persone,
conoscendo la sua nota parsimonia.
Resta il fatto che dopo aver urlato dal palco del Circo Massimo “martedì tutti a spalare il fango a Genova” (lunedì, cioè oggi, no, perchè era prevista pioggia), raccogliendo la preoccupata adesione dei parlamentari cinquestelle, poco fa è arrivato il contrordine.
Senza dimenticare che già ieri il consigliere comunale del M5S di Genova Boccaccio aveva commmentato su Twitter: “così finalmente conosceremo i quattro nostri parlamentari liguri”, notoriamente latitanti.
Un’ora fa ecco il comunicato esilarante.
La delegazione di parlamentari pentastellati verrà a Genova soltanto «quando sarà utile alla popolazione» colpita dall’alluvione.
La decisione – viene spiegato – “è stata presa dopo aver valutato che la presenza di senatori e deputati del M5S potrebbe essere di intralcio ai lavori dei soccorritori”.
Ma come di intralcio ai soccorritori, se venivano per spalare?
Sono loro i soccorritori, come possono intralciare se stessi?
Che si siano dimenticati che venivano per togliere il fango e “scacciare la peste rossa”?
Poi ecco un lapsus freudiano: «Non vogliamo trasformarla in una passerella».
E perchè mai, se venivano per spalare?
Chi ha mai pensato a una passerella?
O forse il problema è che di fronte alla prospettiva di infangarsi si sono poco alla volta squagliati tutti, vate e guru compresi?
E come faremo ora, senza Di Maio e Di Battista, a svuotare le cantine piene di fango?
Come faranno gli sfollati che aspettavano questa occasione per chiedere a Beppe di ospitarli qualche giorno nella sua lussuosa villa con piscina a Sant’Ilario?
I Genovesi sono buoni ma non fessi, ragazzi.
Vi manderemo un barattolo di fango, così giocate alla rivoluzione con quello.
E attenti a non sporcarvi…
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