Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
UNA COLOSSALE BUFALA, HA SCAMBIATO L’IMPORTO GIOCATO CON L’UTILE SOLO PER FARE PRESA SU CHI ASCOLTAVA E RENDERE CREDIBILE LA PROMESSA… IL FISCO INCASSA SOLO 7,8 MILIARDI
Grillo da Vespa ha sparato una colossale bufala della storia: ha detto che il gioco d’azzardo fattura
90 miliardi, soldi con cui finanziare il reddito di cittadinanza.
In realtà 90 miliardi è l’intera la cifra giocata (esattamente sono 87), peccato che il fatturato dei giochi si calcoli al netto delle vincite restituite che per legge è molto superiore al 50%.
Il fatturato reale al netto delle vincite restituite di tutti i giochi è di 16,7 miliardi l’anno (68,8 miliardi sono rientrati come vincite nelle tasche degli italiani)… e comunque poi le tasse si pagano sull’utile, non sul fatturato.
Vespa gliel’ha pure detto che lo Stato restituisce ai giocatori gran parte dei soldi giocati ma lui doveva sparare la cifrona per impressionare i telespettatori.
Un pò di documentazione:
“La vera cifra dell’intera industria dei giochi, quindi, è rappresentata da quanto trattenuto al netto di quanto retrocesso sotto forma di vincita: nel 2012 il fatturato effettivo è stato di 16,9 miliardi. In realtà il giro d’affari netto dei giochi è in diminuzione negli ultimi anni: i 16,9 miliardi del 2012 erano stati 18,5 miliardi nell’anno precedente (-8,8%). Il fatturato lordo, al contrario, continua a crescere, ma va rilevato che i tassi di incremento non sono più a due cifre come in passato (8,5% nel 2012 sul 2011).”
http://www.economy2050.it/sanatoria-giochi-di-stato/
“La spesa effettiva (cioè le giocate al netto delle vincite). Quest’ultima è calata di circa 700 milioni (pari al 4%) e scende a 16,7 miliardi di euro, mentre 68,8 miliardi sono rientrati come vincite nelle tasche degli italiani”
http://www.ilvelino.it/it/article/2013/12/30/giochi-e-scommesse-bilancio-del-2013-tra-numeri-e-politica/ad744b50-f131-4964-9ee0-e9bc809fdbdc/
“Il mercato dei giochi ha segnato, di fatto, la prima battuta d’arresto da quando è stato liberalizzato (nel 2004), sia per i valori della raccolta delle giocate che per la spesa effettiva. Quest’ultima è calata di circa 700 milioni (4%) e scesa a 16,7 miliardi di euro, mentre 68,8 miliardi sono rientrati come vincite nelle tasche degli italiani. La spesa pro capite al netto delle vincite è stata di 288 euro per il 2013.
Segno negativo anche per il Fisco, che dovrà fare a meno di di 150 milioni di euro (-2,5% sul 2012) per un totale di poco più di 7,8 miliardi di euro, lontano dal trend superiore agli 8 miliardi di euro registrato tra il 2009 e il 2011.”
http://www.toscananews24.it/wp/?p=1659
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
L’ESPERTO DELLA COESIS: “HA FALLITO LA MISSIONE DI SFONDARE AL CENTRO E DI CONQUISTARE VOTI MODERATI: TONI TROPPO URLATI E NESSUNA SOLUZIONE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI”
Dopo l’intervista, i dati dello share e le analisi arriva puntuale il parere dei sondaggisti. Le elezioni le decidono i numeri e le rilevazioni in questi giorni caldi di campagna elettorale hanno il loro peso.
L’intervista di Grillo da Vespa di certo rischia di spostare gli equilibri del voto.
In tanti si chiedono quanto lo show a Porta a Porta possa cambiare gli scenari.
A parlarne è il sondaggista Antonio Amadori dell’istituto Coesis Research: “Non ha perso voti, quello no, ma non ne ha guadagnato nemmeno uno. Non ha impresso quell’accelerazione di sfondamento che ci aspettava. Ha fallito la missione di sfondare al centro e di conquistare voti moderati”.
Insomma, secondo gli esperti del sentiment elettorale, lo show da Vespa non avrebbe spostato voti.
Amadori poi sottolinea:”Bruno Vespa è sicuramente un personaggione e ha saputo in qualche modo disinnescare Grillo. Il leader del M5S è partito rassicurante e diverso rispetto al solito, ma poi è tornato ad essere un uomo di rabbia e soprattutto senza alcuna soluzione concreta per i problemi degli italiani. E’ mancato il pragmatismo. Ha mantenuto il suo livello di voti ma non ne ha guadagnati. In definitiva non è riuscito a conquistare il blocco sociale dei moderati che è il pubblico di Vespa”.
(da agenzia)
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
L’ITALIA ANTI-GRILLO HA IL SUO EROE: IL VECCHIO MARPIONE E IL COMMEDIANTE
Va così, nel cortocircuito che si mangia tutti i precedenti, va così in una seconda serata in cui tutti
guardano e tutti commentano Raiuno.
Va così perchè Vespa fa il marpione che non ha avuto nemmeno bisogno di prepararsi per il match con l’esagitato a caccia di pubblico moderato: ha solo seguito l’istinto, che contrariamente a quasi sempre lo vedeva avversario del politico di fronte.
Ma anche Grillo per tutta la sera fa il suo mestiere, che è quello dello slalom tra gli argomenti per portare ogni risposta su uno slogan preconfezionato e che, tre volte su quattro, parla d’altro rispetto a quello che c’era effettivamente nel quesito.
Il tutto a ritmi infernali di parlato. Se dopo dieci minuti o forse dieci secondi tutti stanno commentando quanto è bravo Vespa o quanto si sta adattando alla situazione Grillo, da improvvisatore non privo di emozione qui e là , vuol dire che ovviamente la sostanza delle cose è del tutto ininfluente — sarebbe clamoroso il contrario.
Sfilano canoe e dentiere in 3D (ma due ore prima, su Rete4, le dentiere le hanno consegnate davvero agli anziani, con Berlusconi in studio), Eni in fallimento e referendum come se piovesse, Grillo vende il suo baraccone emotivo per un’ora e Vespa se lo fa scivolare addosso opponendogli soprattutto il tono di voce delle domande, in grado di ammansire o almeno tenere lontano qualunque leone infuriato.
Ci tocca pure questo, appunto, il Vespa eroe della situazione, in una sera in cui solo a gioco lungo, ma nemmeno troppo, sarà possibile proclamare vincitori e vinti.
A meno di non deciderlo subito, fissando in un fermo immagine quella scena finale, con la sigla già partita, Grillo che tende la mano aperta all’interlocutore — non viceversa – e quello che ricambia di cortesia e vita vissuta.
E’ un “cinque” o quello che è, alla fine è segno di soddisfazione collettiva, il Grande Pareggio, Grillo soddisfatto per non essere caduto alla fine in alcun trappolone, Vespa perchè potrà vantarsi di questa serata per anni al bar con gli amici.
Ci sarebbero poi ovvie considerazioni sull’inconsistenza dimostrata dal leader M5S e dal ricorso continuo al mestieraccio da entertainer per incantare senza dire, ma bisognerebbe avere ancora un minimo di fiducia nel meccanismo razionale di reazione del pubblico alla tv (per altri confronti, dare un’occhiata oggi pomeriggio a Renzi ospite da Barbara D’Urso).
Fiducia che se n’è andata da anni, per non dire della difficoltà — ma davvero tanta — di contrapporre a Grillo esempi meritevoli di politici o simili che in tv, e altrove, convincono appieno e funzionano.
Tranne Bruno Vespa, s’intende, in certe sere che nascono un po’ così.
Antonio Dipollina
(da “La Repubblica“)
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
DA VESPA EMERGE IL VUOTO DI GRILLO: SE INTERROMPI I SUOI MONOLOGHI STRAMPALATI E GLI PONI DOMANDE CONCRETE NON SA RISPONDERE
Ho fatto lo sforzo di seguire per 60 minuti il presunto show di Beppe Grillo a “Porta a Porta”: a differenza di chi ce l’ha mandato (e non parlo di Casaleggio) ero convinto che non sarebbe stata questa la strada per tentare il sorpasso al Pd.
E quei 60 minuti mi hanno dato ragione.
Perchè nella battaglia tra venditori di pentole avariate, il pubblico del mercato rionale sceglie sia per convinzione che per interesse.
Insomma deve fiutare l’affare.
Non a caso Berlusconi vinse con la promessa dell’Imu (e oggi si trova a pagare la Tasi ancora più alta) e Renzi vincerà grazie agli 80 euro senza coperture (e gli italiani se ne accorgeranno in ritardo, come sempre, l’anno prossimo).
Ma mentre costoro avevano a fianco economisti-battitori che davano credibilità alle loro panzane, Grillo non ha nessuno, se togli la nefasta presenza dell’allampanato Casaleggio.
E di suo, comicità a parte, Grillo è solo in grado di produrre monologhi incasinati per una platea di incazzati, quindi potenzialmente sensibili al “mandare tutti a casa”.
Nella parte “destruens” ripete, da buon orecchiante, quello che tanti movimenti anticasta dicono da molti anni prima di lui.
Ma nella parte propositiva è un disastro e si vede che recita.
Se poi lo mandi fuori dal copione con una semplice osservazione (e Vespa non ha certo infierito) , si perde, annaspa, beve per prendere tempo, diventa evasivo.
Qualche esempio?
Gli chiedi se è per il proporzionale e ti risponde che “abbiamo presentato una nostra proposta”, ma non sa neanche dire quale e cambia discorso.
Gli chiedi dell’immigrazione e ti parla di satelliti.
Gli chiedi: ” ma non raggiungerai mai il 51%, come puoi governare senza alleanze?” e bonfonchia “poi vedremo”.
Gli parli della mancanza di democrazia interna e ti risponde da comico: “non decido io”.
E a fronte di 10 milioni di elettori dovrebbero poi decidere quando va bene in 20.000 iscritti al Movimento? Silenzio.
Unica arma da usare era il reddito di cittadinanza, ma non sa giocarsela: “costa minimo 19 miliardi” osserva Vespa “se per Renzi è stato un problema trovare 6 miliardi, come ne trovi 19?”
E qua Grillo sprofonda : prima parla di tagli ai rimborsi elettorali, peccato si dimentichi che già sono stati eliminati, poi di tagli all’editoria (pochi milioni) , quindi misteriose misure sul gioco d’azzardo on line (invece di eliminarli vuole incentivarli, così raddoppiano i suicidi dei disperati?).
Quando non sa più come uscirne si aggrappa alle spese militari, dimenticando che se tagli la produzione crei anche disoccupazione.
Alla fine tutti quelli in buona fede hanno capito che il reddito di cittadinanza non avrebbe coperture e l’unico argomento capace di fare presa viene mandato a puttane.
Rimangono le dentiere fatte col riciclo delle stampanti, lo svilimento di teorie ambientaliste che avrebbero meritato spiegazioni all’altezza, qualche battuta da cabaret, un approccio reazionario al problema immigrazione, “la crescita felice” e la redistribuzione del debito (perchè non comincia lui?), un referendum sull’euro che non si potrà fare mai perchè è vietato e lui lo sa bene.
Mi fermo qua.
Avrà anche portato in dono a Vespa un castello con politici e giornalisti dietro le sbarre, ma il vero castello di carta stasera è caduto a lui.
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Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile
DAVIDE BERTOLETTI, CANDIDATO A CESANO BOSCONE, E’ ACCUSATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
«Tutte le persone in lista hanno dovuto presentare il casellario giudiziario e i carichi pendenti:
questo è sinonimo di legalità ».
Così tuonava in una intervista il leader (anche se poi specificava che «nel nostro gruppo non ci sono nè capi e nè leader») del Movimento 5 Stelle di Cesano Boscone, popoloso comune dell’hinterland milanese.
Aveva chiesto a tutti il certificato, ma evidentemente non a se stesso: perchè altrimenti sarebbe saltato fuori il guaio giudiziario non da poco in cui l’esponente grillino si trova coinvolto.
Un guaio particolarmente fastidioso per il militante di un movimento che fa del rapporto diretto con la gente il suo punto di forza: proprio dal rapporto con la gente, e in particolare con dei cittadini sprovveduti, il candidato grillino è accusato di essersi approfittato, per organizzare truffe da centinaia di migliaia di euro, scaricandone poi le conseguenze sui malcapitati
La cittadina di Cesano Boscone è divenuta nota recentemente in tutta Italia per la presenza della Sacra Famiglia, l’istituto dove Silvio Berlusconi fa il suo volontariato per i servizi sociali.
Per chi la conosce, Cesano è – come altri comuni della periferia milanese – un laboratorio politico vivace, dove spesso i politici passano da una parte all’altra senza troppi patemi.
E lo stesso è accaduto con i grillini.
Tra gli esponenti di punta dei Cinque Stelle, c’è infatti anche il protagonista di questa storia, che si chiama Davide Bertoletti, e proprio una verginella politicamente parlando non è: è passato dalle file di An a quelle del Pdl, infine è approdato tra le schiere dei fan di Beppe Grillo.
E da questa sponda lancia proclami contro la casta, «mandiamoli tutti a casa», dice nell’intervista rilasciata a un sito locale, in vista della presentazione dei candidati grillini (tra cui lui medesimo) alle elezioni comunali del 25 maggio.
La contraddizione tra i proclami e la realtà è così clamorosa da pensare a una omonimia: invece coincidono anche data e luogo di nascita. E così bisogna rassegnarsi al fatto che il Davide Bertoletti candidato del Cinque Stelle è lo stesso Bertoletti che è sotto processo a Busto Arsizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
È una costola di un processo analogo celebrato a Milano: sul banco degli imputati capi e gregari di una banda che assoldava sprovveduti che convinceva a chiedere mutui alle banche, con la complicità di funzionari degli istituti di credito.
Poi i soldi sparivano, e a fare i conti con le cartelle esattoriali restavano i poveretti coinvolti nel gioco.
Bertoletti è accusato di far parte della banda come uno degli «intermediari stabili con il compito di reclutare clienti/prestanome a cui intestare i mutui oggetto delle truffe». Il processo ha avuto vita tormentata, e tutti gli imputati ormai hanno a portata di mano la possibilità di cavarsela con la prescrizione.
Ma cosa farà Bertoletti, seguace di un leader che la prescrizione vuole abolirla?
Luca Fazzo
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Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile
DEMOCRAZIA A CINQUESTELLE… ECCO IL TESTO DELL’INTERVISTA IN CUI LELLO LIGUORI HA DENUNCIATO COME VOLEVA ESSERE PAGATO IL COMICO NEO-MORALIZZATORE
Mentre i leader si materializzano in tv, la base Cinque Stelle si scaglia contro chi tocca Grillo. 
Un militante M5S ha affrontato Lello Liguori, l’impresario che al Giornale ha raccontato di aver pagato in nero il comico per i suoi spettacoli («Per ogni serata prendeva 70 milioni, ma solo 10 erano regolari»), accusandolo di aver raccontato falsità sul leader M5s (che sul blog annuncia querela, «Mai preso soldi in nero, ci vediamo in tribunale»).
Ne è nato uno scontro dove sarebbero volate parolacce e pure qualche schiaffone. Liguori si è detto «profondamente turbato» per l’episodio, sintomo di un clima incandescente a pochi giorni dal voto.
Riportiamo l’intervista di Lello Liguori
Beppe Grillo l’ha inventato lui, Lello Liguori, patron (oggi quasi ottantenne) di locali come il «Covo» di Santa Margherita Ligure e il «54» di Milano, una vita avventurosa tra soldi e scandali, dolce vita e tribunali, con undici processi e undici assoluzioni.
Tra le innumerevoli memorie di una carriera trascorsa «soltanto tra i grandi artisti» (così ha detto recentemente a Tatti Sanguineti), c’è posto per un flashback tutto particolare: «Detesto Beppe Grillo perchè va in giro a fare il politico, a sputtanare tutti quanti, ma quando veniva da me, carte alla mano, si faceva dare 70 milioni: dieci in assegno e 60 in nero. Tranquillo, ho i testimoni».
Liguori l’ha confessato tre anni fa al Secolo XIX.
Ieri il Giornale ha ripubblicato quelle poche righe sul Grillo evasore. E il «Grande Gatsby del Tigullio», come lo definì il quotidiano genovese, ha riaperto il libro dei ricordi.
Liguori, ha letto il Giornale?
«Non ancora, l’ho appena comprato, ma ho ricevuto cento telefonate. Chiamavano e mettevano giù. Ho cercato Tortarolo (il critico musicale del Secolo XIX autore dell’intervista, ndr) ma per sua fortuna è in America».
Lei diceva di avere testimoni del fatto che Grillo intascasse soldi in nero.
«Certo, erano tutti presenti».
Che cosa ricorda? Come li prendeva Grillo quei soldi, in una busta?
«Veniva il suo manager, Marangoni: 10 li pigliava in assegni e 60 in contanti. L’ultima volta glieli ho dati io».
Dove eravate in quella occasione
«Al 54, in corso XXII Marzo a Milano. Ricordo perfettamente quell’episodio. In altri casi Grillo saliva e andava direttamente alla cassa».
Quindi si autogestiva. Vuol dire che eravate in buoni rapporti.
«L’ho fatto nascere io Grillo, da ragazzino veniva lì a rompere le balle dalla mattina alla sera. Ho fatto una trasmissione per la Rai, Tiramisù, da dove sono usciti tutti: Iacchetti, Greggio, tutti quanti, e lui era riuscito a buttarsi dentro. Poi una sera avevo De Andrè: io e Bernardini (il patron della Bussola in Versilia, ndr) avevamo impiegato cinque mesi per convincerlo a fare una serata perchè lui dal vivo non se la sentiva. De Andrè è andato verso il palco, è arrivato subito Grillo, è saltato su e l’ha presentato. Lì la gente l’ha conosciuto».
E lei capì che aveva talento comico
«L’ho portato nei locali a Milano, al Caffè Roma, al 54. Con Grillo avrò fatto una decina di serate, o qualcuna in più. Ero l’unico con cui faceva le serate: a parte la Capannina, dove forse ne ha fatta una, lui non andava nei locali perchè aveva paura».
E abitualmente, dopo essere diventato famoso, una parte del compenso lo prendeva in nero.
«No, anche prima, quando pigliava pochissimo perchè soldi non ce n’erano. Lui faceva molti congressi, al Covo a Santa Margherita ne avrò organizzati 1500. Medici, confindustriali, gente così».
Anche quelli pagati in nero.
«Certo».
Era una cosa normale? Nessuno si poneva il problema di una fattura?
«No, erano i patti».
Vuol dire che era tutto fissato in anticipo?
«Quasi tutti gli artisti pigliano una parte in nero, almeno il 30 per cento, non era solo Grillo. Però lui così sfacciatamente li pigliava quasi tutti in nero. Poi è cominciata questa diatriba perchè ogni volta che saliva sul palco insultava la famiglia Craxi. Una sera in sala al Covo erano seduti tutti, Bettino, la moglie, Stefania, Bobo, tutti quanti, e si sono indignati. Allora sono intervenuto e con Grillo abbiamo litigato».
Avete continuato a collaborare?
«Ho fatto altre serate. Ma avevo 40 locali con quasi mille dipendenti, perciò lo facevo trattare con i direttori. A Santa Margherita lo incrociavo spesso perchè teneva lì la barca, ma dopo quella lite lui scappava per gli angoli».
Quanto prendeva Grillo per ogni serata?
«L’accordo era 70 milioni, di cui 60 in nero e 10 in assegni, di cui Marangoni avrà le fatture».
Lei dice che di serate così ne avrete fatte oltre una decina.
«Tra Milano, Madonna di Campiglio, Parma ne avrò fatte 15, forse 20, ora non ricordo di preciso».
Poniamo fossero soltanto dieci: Grillo ha intascato almeno 600 milioni in nero.
«No, avrà incassato anche 2-3 miliardi».
Settanta milioni era il compenso fisso?
«Sì. Una sera al “54” c’era molto più afflusso del previsto, c’era gente fuori. A un certo momento Grillo mi ha preso da una parte e mi ha detto: guarda che voglio 10 milioni in più altrimenti non lavoro. Naturalmente io non sono l’ultimo arrivato, l’ho preso per le orecchie, l’ho portato in camerino e ha fatto la serata».
Che anni erano?
«Quella sera del 54 era il 1986. Con gli Anni 90 non ci siamo più visti perchè io ero all’estero, sempre in giro».
Lei presume che il sistema di Grillo di intascare in nero sia proseguito anche negli anni successivi?
«Senz’altro. Dopo il vostro articolo ho chiamato Marangoni, che è ancora il suo manager oltre che di Chiambretti e altri artisti, e ha capito subito che era per questa storia».
Perchè, che cosa le ha detto
«Eh, mi ha detto di parlare con il figlio e il figlio di parlare con il papà …».
Paolo Bracalini
(da “il Giornale”)
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Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile
PARLA DI LUPARA BIANCA CHE ATTENDEREBBE RENZI, EPPURE DOVREBBE SAPERE ANCHE LUI CHE FINE FANNO GLI UTILI IDIOTI
“Prevenire è meglio che curare. La lupara bianca attende Renzie che in fondo è uno smargiasso, un
fanfarone, quello che si vede quando apre bocca, ma va avvertito, è un essere umano anche lui. Il Sistema assume i suoi uomini a progetto, se ci riescono, bene, altrimenti vengono fatti scomparire nel nulla. Come per la mafia. Lupara bianca. Renzie è stato assunto a progetto per vincere le elezioni europee che perderà ”.
Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog chiedendo: “Chi si ricorda di Enrico Letta, il cocco di Napolitano, che spopolava sulle prime pagine dei giornali e nei programmi televisivi? E’ sparito dal mattino alla sera. Solo qualche foto di spalle con il figlio per strada in stile viale del tramonto. E Rigor Montis, il nuovo De Gasperi? Gente che ha fallito e, come avviene per i mafiosi, chi fallisce viene punito. Lupara bianca“.
Grillo dimentica un piccolo dettaglio: se questa analisi circa i politici al servizio di poteri occulti fosse vera (e non ci sarebbe bisogno della sua autorevolezza in materia per non crederci) dovrebbe essere il primo a preoccuparsi, qualora non superasse i voti del Pd.
Vista la sua nota frequentazione di ambasciate straniere, sarà sicuramente ben informato sui rischi che corre Renzi, alla pari di quelli che corre lui stesso.
I piloni di cemento hanno accolto spesso coloro che hanno fallito il mandato ricevuto, sia che facessero ridere, sia che facessero piangere.
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Maggio 18th, 2014 Riccardo Fucile
IL COPASIR: “GIU’ LE MANI DALLA POLIZIA”, MA NESSUN MAGISTRATO APRE MAI UN FASCICOLO
Il giorno dopo il comizio torinese di Beppe Grillo, che ha chiamato in causa le forze dell’ordine
(“tutte dalla sua parte”, secondo lui), invitandole a togliere le scorte ai politici, oggi sono le divise a rispondere al leader del Cinque Stelle.
E a mettere in chiaro che la polizia è di tutti, non parteggia per nessuno ed è fedele alle istituzioni.
Ma, mentre i poliziotti precisano, Grillo torna, ironizzando, sulle parole pronunciate a piazza Castello e pubblica sul suo blog un post dal titolo “OltreHitler c’è Charlie Chaplin”, con incluso anche l’hashtag “#OltreHitler”. Nell’articolo il comico riporta, per iscritto e in video, un passaggio de ‘Il grande dittatore’, capolavoro del 1940 di Chaplin, che prendeva di mira proprio Adolf Hitler.
Un tentativo di sminuire la portata eversiva delle sue dichiarazioni di ieri, riportandole nell’alveo di una battuta pseudocomica.
Per prima, dicevamo, arriva la risposta del Coisp. “Le forze dell’ordine non stanno dalla parte di nessun partito o movimento, ma dalla parte delle Istituzioni e della legalità – ribadisce Franco Maccari, segretario generale del sindacato di polizia – Ci aspetteremmo, piuttosto, che tutte le forze politiche stiano dalla parte nostra, contribuendo fattivamente a risolvere le situazioni di malessere degli operatori del comparto sicurezza, anzichè strumentalizzarle per i propri tornaconti elettorali, salvo poi per lo stesso motivo gettare fango su chi compie il proprio dovere”.
“Piaccia o non piaccia -continua Maccari- le istituzioni rappresentative sono l’espressione della volontà popolare, e ciò a rappresentare il fondamento di quella democrazia che siamo chiamati a difendere, con lealtà e onore. Anzichè – è il caso di dire – ‘tirarci per la divisa’, Beppe Grillo con la sua folta rappresentanza parlamentare farebbe bene a dimostrare una reale attenzione verso le problematiche che interessano il nostro lavoro, anzichè utilizzare la stessa piazza, alla prima occasione, per riversare sui poliziotti insulti e nefandezze per compiacere il proprio elettorato”.
Nel dibattito interviene anche Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir: “Beppe Grillo tenga giù le mani dalle forze dell’ordine e non si azzardi più a dare connotazioni politiche alle donne e agli uomini che ogni giorno difendono la sicurezza di tutti i cittadini”.
E Lorena La Spina, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, aggiunge: “Cavalcare il malcontento di una categoria di lavoratori che, a tutti i suoi livelli, ha pagato e sta pagando un prezzo altissimo alla crisi economica è pretestuoso e scarsamente responsabile”. E ribadisce: ” La Polizia di Stato appartiene solo al Paese, certo non agli schieramenti politici”.
Monica Rubino
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Maggio 18th, 2014 Riccardo Fucile
COMPETENZA A CINQUESTELLE: LA GIOVANE DEPUTATA IN UN POST SU FB CONFONDE IL REDDITO MENSILE CON QUELLO ANNUALE… PIOVONO COMMENTI SARCASTICI E DOPO MEZZ’ORA IL POST VIENE CANCELLATO
Cinquemila euro al mese garantiti per tutti i pensionati, con un sopravanzo di 153.312.888.350 euro da poter spendere nel reddito di cittadinanza.
“Si può fare”, parola di Giulia Sarti, parlamentare del Movimento 5 Stelle, che dedica al tema un post su facebook.
Ma nel fare i conti la Sarti salta un passaggio e fa i calcoli su base annua e non su base mensile.
L’errore non è sfuggito all’occhio attento dei suoi follower, che nel giro di mezz’ora hanno iniziato a inondarla di commenti; da un più cortese: “Ma che calcolo ha fatto, onorevole?”, a un più colorito: “Gli altri saranno analfabeti, ma tu non sai fare i conti”.
E ancora: “E’ imbarazzante come questo post sia una farsa. Rendetevene conto: fa il calcolo su un mese e non su un anno“, la apostrofa un altro utente.
Dopo essersi resa conta dell’errore la parlamentare ha cancellato il contenuto del post, che recitava:
“In Italia abbiamo 23.431.319 pensionati i quali percepiscono complessivamente 270.469.483.350 euro. Ovvero poco più di 23 milioni di pensionati e una spesa di 270 miliardi. Se noi garantissimo a tutti i pensionati 5000 al mese ci rimangono 153.312.888.350 euro. Domanda: quanti redditi di cittadinanza possiamo garantire sapendo che la nostra proposta vale 30 miliardi?”
L’esordio del post, poi, era piuttosto eloquente: “Possiamo dire di essere governati da un branco di analfabeti?”.
Per la serie “comicità involontaria”…
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