Destra di Popolo.net

ECCO I REDDITI DEI PARLAMENTARI: BERLUSCONI IL PIU’ RICCO, ANCHE SE CROLLA DA 35,4 A 4,5 MILIONI

Aprile 14th, 2014 Riccardo Fucile

MOLTI GRILLINI DICHIARANO ZERO

Rimane il più ricco, ma lo è molto meno rispetto all’anno precedente. Silvio Berlusconi ha dichiarato un imponibile di 4,5 milioni di euro, contro i 35,4 milioni del 2011. I dati si leggono nell’anagrafe patrimoniale dei senatori della XVII legislatura consultabile da questa mattina.
Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, invece, nel 2013 ha dichiarato redditi relativi all’anno precedente pari a 105.186 euro. Tra le proprietà  presenti nella dichiarazione dei redditi risulta anche una Matiz del ’99 e una Panda del 2005, che si aggiungono alla casa principale, un terreno agricolo e un fabbricato rurale, tutti tra Agrigento e provincia.
Per le spese elettorali Alfano ha versato un contributo al Popolo delle libertà  pari a 25 mila euro.
È proprietario, inoltre, di una 500 del ’68, di una Lada dell’89 e di una Jeep del 1996 invece Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, che ha denunciato nel 2013 redditi imponibili per 178.756 euro.
Brunetta dichiara di essere proprietario di immobili a Ravello, in provincia di Salerno, Venezia, Roma e Monte Castello di Vibio (Perugia).
I MINISTRI DEL GOVERNO RENZI  
Tra i redditi 2012 figurano anche quelli di alcuni ministri del governo Renzi.
Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha dichiarato 110.603 euro nella casella redditi imponibili; alla stessa voce, i redditi 2012 del ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, e di quello dell’Istruzione, Stefania Giannini, risultano rispettivamente di 102.383 e 117.472 euro.
Negli stessi registri, in quanto ministro del governo Letta, risulta anche il reddito 2012 dell’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, pari a 97.492 euro. Presente, infine, anche il reddito imponibile 2012 del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, pari a 81.871 euro.
Un reddito imponibile di 76.259 euro, una Mercedes classe D del 2011 e venti azioni della Banca Etrusca e del Bcc Val d’Arno: è quanto risulta dalla dichiarazione dei redditi del ministro Maria Elena Boschi presentata alla Camera.
La Boschi non indica però le spese elettorali sostenute per la campagna politica. «Non sono in grado di quantificare le spese – scrive in una nota allegata – ma non ho ricevuto dal partito materiale cartaceo nè predisposto manifesti elettorali».
Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha denunciato 98.471 euro per l’anno fiscale 2013.
L’esponente del Pd possiede un appartamento a Roma, un box e tre fabbricati in nuda proprietà  sempre nella Capitale di cui due per metà  superficie. Dal 2009 il ministro guida una Fiat Panda.
Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi ha denunciato 282.499 mila euro di reddito imponibile per l’anno fiscale 2013.
L’esponente del Nuovo Centro Destra possiede solo un’autovettura, una Fiat 500 del 2008, non ha terreni e fabbricati, e si è auto-sospeso dall’incarico di amministratore delegato di “Fiera Milano Congressi Spa” il 3 maggio 2013.
Per l’altro esponente del Ncd al governo, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la situazione reddituale imponibile percepita nel 2012 e dichiarata nel 2013 è pari a 98.471 euro.
L’ex parlamentare di Forza Italia non ha beni immobili nè titoli azionari, possiede solo una Lancia Ypsilon che guida dal 2005.
La mamma Gardenia, la sorella e una moto Bmw del 1979 nella dichiarazione dei redditi 2013 di Dario Franceschini.
Il ministro della Cultura, secondo quanto riporta il bollettino di Montecitorio, nel 2012 ha guadagnato 200.861 euro e ha sostenuto spese elettorali pari a 2.258 euro.
IL CASO DEI 5 STELLE: MOLTI DICHIARANO «ZERO»  
Buona parte dei componenti del gruppo del M5S alla Camera non ha denunciato reddito imponibile per l’anno fiscale 2013: il vicepresidente Luigi Di Maio e il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, hanno dichiarato «zero».
È quanto si legge nel bollettino pubblicato dalla Camera.
Per la campagna elettorale il primo ha speso circa 3.000 euro, il secondo non ha sostenuto alcun esborso.
Alessandro Di Battista ha dichiarato invece un imponibile di 3.176 euro, una spesa di 145 euro per la campagna elettorale e la proprietà  del 30% delle quote di una srl. Roberta Lombardi e Carlo Sibilia, altri due esponenti di M5s, denunciano invece redditi imponibili per 22.672 la prima e 19.764 euro il secondo.
ZELLER PRIMO TRA I 10 CAPIGRUPPO AL SENATO  
Secondo la dichiarazione dei redditi presentata nel 2013 relativa all’imponibile del 2012 il capogruppo di Palazzo Madama più “ricco” risulta Karl Zeller (Svp-Per le Autonomie) con 383.826 euro seguito da Luigi Zanda (Pd) con 142.873 euro, Massimo Bitonci (Lega) con 106.774 euro.
Immediatamente sotto il podio si collocano Maurizio Sacconi (Ncd) con 104.976 euro, Paolo Romani (Fi) con 101.003 euro, Lucio Romano (Per l’Italia) con 71.992 euro, Mario Ferrara (Gal) con 46.945 euro, Loredana De Petris (Misto-Sel) con 25.174 euro, Gianluca Susta (Sc) con 21.038 euro.
Chiude la “classifica” dei 10 capigruppo l’avvocato e neo presidente del gruppo M5S Maurizio Buccarella con 8.024 euro di reddito imponibile.
173 MILA EURO IL REDDITO DI UMBERTO BOSSI  
Il fondatore della Lega Umberto Bossi ha denunciato 172 mila 783 euro per l’anno fiscale 2013. Il “Senatùr” ha 4 terreni e un fabbricato a Gemonio in comproprietà  con la moglie Manuela Marrone.
L’ex segretario del Carroccio, ora deputato, non ha auto a lui intestate, nè azioni o quote di società  e non ha sostenuto nessuna spesa elettorale per le ultime politiche. Marrone, invece, oltre ai 4 terreni e al fabbricato in comproprietà  con il marito, possiede al 100% 2 fabbricati e 5 terreni nel Brenta, in provincia di Varese, e un terreno sempre a Gemonio. Lady Bossi guida dal 2007 una Panda. Roberto, il figlio del senatur (secondo la “dichiarazione relativa ai figli consenzienti”) possiede una Daimler Chrysler immatricolata nel 2005.
I PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO  
Il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel 2012 ha percepito redditi imponibili per 176.499 euro mentre la sua “collega”, presidente della Camera Laura Boldrini, ha percepito compensi netti pari a 94.304 euro.
In particolare, nella dichiarazione dei redditi 2013 la Boldrini ha dichiarato un imponibile di 6.314 euro ma in una dichiarazione allegata alla documentazione fornita alla Camera, la presidente dell’assemblea di Montecitorio spiega di aver ricevuto altri 94.304,63 euro dall’Onu in qualità  di funzionario dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, somma con ritenuta alla fonte non soggetta a imposizione fiscale. La somma ricevuta dall’Onu era in dollari (121.340,61) e, precisa la presidente della Camera, «non è soggetta a imposizione nazionale in base agli accordi regolanti il regime fiscale dei funzionari di organismi internazionali».
Per quanto riguarda le spese elettorali sostenute dalla Boldrini nella campagna elettorale dello scorso anno (di cui è obbligatoria la rendicontazione) la presidente dichiara di aver speso 5.708,70 euro.

(da “La Stampa”)

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DAI BEPPE, ORA CACCIA LA GRANA: GRILLO PERDE LA SCOMMESSA CON GUBITOSI

Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile

IL BILANCIO DELLA RAI È IN ATTIVO DI 5 MILIONI E LUI DOVREBBE VERSARE 650.000 EURO A DUE FONDAZIONI DI BENEFICIENZA

Beppe Grillo di numeri ad effetto ne prova a spararne ogni giorno. In coincidenza con l’apertura del Festival di Sanremo, il comico “politicante” tenne un bel comizio puntando il dito contro i dirigenti Rai accusati di guadagnare cifre smisurate e per questo motivo essere causa del debito dell’azienda pubblica.
Poi se le prese con Fabio Fazio, che per condurre il Festival della canzone italiana si fa pagare 600 mila euro.
E ancora: lo sfarzo esagerato, la spending review mancata e tutto il carrozzone di polemiche sulla crisi e l’economia italiana.
Un vero e proprio talk show trasmesso in diretta ogni volta che parla il grillino numero uno. Ma forse il comico genovese è un po’ smemorato e inizia a perdere qualche colpo. Non ricorda, per esempio, quando lui stesso ha messo piede sul palco dell’Ariston come ospite.
Era il 1988 e il comico genovese venne pagato con 350 milioni di lire per il suo monologo.
Ma, come si dice, piccoli Grillo crescono.
E già  in quell’apparizione si vedeva l’embrione di quello che poi Beppe sarebbe divenuto. Sempre su quello stesso palco, nel lontano 1988, Grillo sventolò il contratto davanti alle telecamere dicendo: “Guardate qui, ci sono un sacco di clausole, con penali da pagare”.
Oggi, un quarto di secolo dopo, lo show si ripete, ma a protagonisti invertiti.
Con l’apparizione a sorpresa (ma neanche troppo) del direttore della Rai, Luigi Gubitosi, che prende di petto Grillo e scommette sui conti dell’azienda.
“Sono pronto a fare una scommessa — dice Gubitosi a Grillo — Se ha ragione lui e il bilancio è peggiorato e chiude con una perdita di 400 milioni, lavorerò un anno gratis e devolverò il mio stipendio in beneficenza alla onlus che Grillo indicherà . Se invece ho ragione io e non solo non c’è un buco raddoppiato, ma anzi i conti sono in grandissimo miglioramento rispetto all’anno scorso, Grillo devolverà  la stessa cifra alla Fondazione Lucchetta Ota D’Angelo Hrovatin o al Premio Ilaria Alpi, di cui ricorre quest’anno il ventennale della scomparsa”
Bene, la Rai chiude il bilancio del 2013 in attivo, con un utile netto di 5 milioni di euro, in significativo miglioramento rispetto alla perdita di 245 milioni registrata nel 2012.
E’ lo stesso direttore generale ad annunciarlo, Luigi Gubitosi che spiega come i risultati “anticipano il conseguimento degli obiettivi di risanamento del piano industriale 2013-2015. Abbiamo compensato la caduta dei ricavi con tagli significativi sui costi”.
A quanto pare, stando alla luce dei fatti e al bilancio in attivo, la scommessa è stata vinta da Gubitosi.
A Grillo non resta che onorare l’impegno.

Matteo D’Errico
(da “il Tempo”)

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PIPPO BAUDO, GRILLO, LA CRESTA IN RAI E LA DONNA DI SERVIZIO

Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile

QUANDO BEPPE PRENDEVA IL RIMBORSO RAI MA ERA OSPITE DI PIPPO…

Non si capisce se siano state parole dal sen fuggite – «con Grillo ho un buon rapporto», tiene a precisare – o un sassolino che si è voluto togliere.
Fatto sta che l’altra sera Pippo Baudo, ospite di Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche, si è fatto scappare un racconto piuttosto imbarazzante per il Grande Moralizzatore, ex comico e attuale leader del Movimento Cinquestelle.
Baudo raccontava delle sue pene amorose alla conduttrice.
«Un po’ di tempo fa, ero in crisi con la mia compagna di allora. Si era esibita, piuttosto svestita, in uno spettacolo di Carmelo Bene e io mi sfogai con Antonio Ricci e Beppe Grillo, che erano ospiti nella mia casa di Morlupo».
Pausa. Poi chiosa: «Loro prendevano il rimborso Rai per il soggiorno, e io li ospitavo»
«Cosa stai insinuando?», lo stuzzica Bignardi.
«Che pagavo io», dice stizzito Baudo.
«E loro facevano la cresta sul rimborso Rai?», incalza la conduttrice.
«Prendevano integralmente il rimborso Rai», ribadisce Baudo.
Non manca una nota di colore sulla proverbiale avarizia del comico genovese: «Alla fine del soggiorno, Beppe mi ha detto: “Posso lasciare qualcosa a Nera?”
Nera era la donna di servizio che li accudiva. Gli ho detto di sì.
“Che dici, le lascio 5.000 lire?”‘, mi ha detto Beppe.
“No, 5.000 lire è troppo – gli ho risposto scherzando – potrebbe anche offendersi», racconta Baudo, per poi arrivare alla fine della storia: «Beppe mi ha risposto: “Allora è meglio non lasciarle niente”. E infatti non le diede niente».
Applauso del pubblico.
«Con Beppe – dice Baudo, che non nega di essere diventato meno ecumenico con il passar degli anni – è rimasto un buon rapporto, ci vogliamo bene. Per me Grillo è stata una folgorazione. E’ stata una delle mie tante scoperte. Ero a Milano, ho visto un manifesto con un ricciuto. Ho assistito, unico spettatore, al suo spettacolo. L’indomani gli ho fatto il provino».
Lo storico conduttore, nel corso dell’intervista, confessa la sua fede renziana: «Nelle primarie del 2012, per un’assurdità , non mi hanno fatto votare perchè ero residente a Militello. Ma nel 2013 non mi sono fatto fregare e sono riuscito a votare al gazebo di Piazza del Popolo, a Roma».
Sempre pronto a prendersi fregature, insomma…

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INCREDIBILE, GIULIA SARTI (M5S) SCOPRE CHE I RIMBORSI ELETTORALI SERVONO PER PAGARE LE SPESE ELETTORALI

Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile

FORSE NON HA COMPRESO CHE IL PROBLEMA ERANO I SOLDI DIROTTATI PER ALTRI SCOPI…MAGARI TRA QUALCHE ANNO CI ARRIVA

Giulia Sarti, esponente di punta dei Cinquestelle, ancora ieri sera su La7 intervistata dalla Gruber, ha inserito sulla sua pagina Fb la foto e il commento che riproduciamo qua accanto.
La foto di una stazione ferroviaria con 5 cartelloni elettorali cerchiati e la frase scoop: “Ecco dove finiscono i rimborsi elettorali: soldi rubati ai cittadini italiani”.
Di fronte a una miriade di scandali locali dove i soldi destinati ai partiti hanno preso le strade più traverse, tra mutande e profumi, prosciutti e cene, pranzi di nozze e vestiti, alberghi e viaggi di lusso, ci aspettavamo che la Sarti giudicasse scandalosi tali comportamenti.
Invece va a fotografare proprio l’unica cosa che è giustificabile: ovvero che i rimborsi elettorali debbano servire alla propaganda elettorale.
Ricordiamo alla Sarti semmai che i rimborsi, ora aboliti, avevano in origine lo scopo di restituire i soldi effettivamente spesi: invece si era arrivati, a fronte di note spese dei partiti, a rimborsare persino una cifra dieci volte superiore.
Permettendo a molti di mantenere sedi e personale, al di là  di quanto effettivamente speso in campagna elettorale.
Qualcuno obietterà : ma almeno i Cinquestelle hanno rinunciato ai rimborsi.
E’ inesatto: come sottolineato dal presidente del Senato Grasso, il M5S non avrebbe potuto riscuoterli in ogni caso, quindi non hanno rinunciato a un bel nulla.
Il motivo è risaputo: il loro Statuto manca di qualsivoglia crisma di democrazia interna e controllo amministrativo pubblico, pertanto non avrebbero avuto accesso ai finanziamenti pubblici.
A Grillo e Casaleggio conviene mantenerlo cosi, liberi di farlo, ma non dicano che hanno rinunciato a quello che non gli spetta.
E la Sarti magari eviti di scoprire l’acqua calda: i rimborsi avrebbero dovuto servire proprio a quello immortalato nella sua foto.
Si scandalizzi per un motivo migliore: ce ne sono tanti, anche a casa sua.

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IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL’ASINO: VELINE, GABIBBO E COMICI

Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile

GRILLO ACCUSA IL PD DI CANDIDARE VELINE, MA A REGGIO EMILIA LUI   PRESENTA SILVIA INCERTI, INDECISA TRA IL GRANDE FRATELLO E 5 STELLE

Personalmente non abbiamo particolare simpatia per le candidate di Renzi ma che Grillo ci venga a raccontare che i suoi candidati sono selezionati in base alle qualità  fa sorridere.
Spesso sono sufficienti infatti 33 amici che ti votano per diventare candidato di 5 Stelle, come nel caso del candidato M5S della Val D’Aosta che rischia di diventare parlamentare europee con 33 voti alle parlamentarie.
Ma a proposito di aspiranti veline, Grillo non è esente dall’averne in casa: e con più credenziali di altri partiti, come nel caso di Silvia Incerti, la candidata grillina di 27 anni che, qualche anno fa (era il 2008) ha posato senza veli su ‘Sexpolitik’, un calendario satirico dedicato a Romano Prodi.
“L’ho fatto un po’ per gioco un po’ per esibizionismo: avevo 21 anni – commenta Silvia su Il Resto del Carlino – allora facevo la ragazza immagine in discoteca a Scandiano, all’ex Hugly. Non ero interessata a sfondare, ma il calendario ebbe una grande ribalta anche a livello nazionale. Allora il governo era in crisi, e con quell’operazione di marketing avevano voluto dargli una spinta. Io non ho mai avuto tessere e non ho mai votato Prodi. Ma dopo il servizio che ci dedicò la Rai mi chiamarono anche per un provino al Grande Fratello. Ma io preferii portare avanti il lavoro di famiglia”.
Una foto osè sul calendario, ma quelli del M5S che ne pensano?
“All’inizio mi chiamavano ‘Silvia, quella del calendario’. Ma è normale: e poi ho vinto le diffidenze. Credo però che nella sfida elettorale essere carina, anche se da solo non basta, di certo non guasti”, conclude.
Quante veline in giro…
E quanti Gabibbi.

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PIZZAROTTI: “HO CHIESTO DA TEMPO INCONTRO CON GRILLO, NECESSARIO CHIARIRE DI PERSONA”

Aprile 9th, 2014 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI PARMA E’ UN SIGNORE RISPETTO AL DITTATORELLO DI SANT’ILARIO… I CINQUESTELLE DI PARMA COMPATTI CON IL “PIZZA”

“Noi pensiamo a lavorare, al bilancio del Comune, questo botta e risposta non serve a nessuno. Mi giocherò il ‘Capitan Pizza’ per una maglietta”.
Il giorno dopo la tempesta, sono queste le poche parole che Federico Pizzarotti rilascia in una breve intervista a Tv Parma all’uscita dal Comune.
Nessun messaggio su Facebook, nessuna altra dichiarazione in merito al post che ha fatto vacillare la sua posizione all’interno del Movimento 5 stelle.
“Perchè parli?” Chiedeva dal blog Beppe Grillo al sindaco di Parma chiamato “Capitan Pizza”, colpevole di aver criticato il metodo di selezione dei candidati alle Europee.
E Pizzarotti risponde, ma cercando di stemperare l’accaduto com’è solito fare ormai da tempo, quando si tratta di dare spiegazioni sugli attriti tra lui e il leader del M5s. Quello che è certo è che di nuovo c’è bisogno di un chiarimento tra i due, dopo quello che c’era già  stato prima del discusso incontro del 15 marzo.
“Ho chiesto da tempo un incontro con Grillo. È necessario vedersi di persona per chiarirsi. Sospetto anche che ci siano persone che informano male”.
Sul motivo del nuovo affondo da parte di Grillo, Pizzarotti non sa darsi una spiegazione. “Non lo so — risponde alla domanda — Dovete chiederlo a loro”.
Per tutta la giornata il primo cittadino ha evitato i giornalisti e all’unico appuntamento istituzionale, l’inaugurazione di un negozio, è arrivato con il volto tirato, pochi sorrisi di circostanza e nessuna voglia di commentare ulteriormente l’accaduto.
Tempo di tagliare il nastro e di salutare i convenuti, e il sindaco si è defilato da un’uscita secondaria per evitare l’assalto della stampa.
Il Movimento 5 stelle di Parma intanto si è stretto intorno al sindaco per capire come agire, l’intenzione è quella di avere un momento di chiarimento con Grillo. “Chiederemo un incontro” ha confermato il presidente del consiglio Marco Vagnozzi, ma per ora non ci sono riscontri da parte dei vertici del Movimento, anche se l’ex comico nelle prossime ore passerà  proprio da Parma per raggiungere Bologna per la tappa del suo tour teatrale.
Per ora nessuna apertura arriva verso la città  ducale.
Dal blog le frecciate verso il sindaco di Parma sono continuate anche il giorno dopo il post di “Capitan Pizza”, con un tweet indirizzato al deputato Walter Rizzetto, che martedì aveva pubblicato un fotomontaggio ironico dello scatto di Beppe Grillo con Pizzarotti, con al loro posto lui e il collega Tancredi Turco.
Grillo oggi ha sostituito Turco con l’immagine di Pippo Civati, che dal Pd aveva preso le difese del sindaco parmigiano.
“Pippo e Walter stanno con Capitan Pizza”, si legge nel tweet, che invece di ricucire, sembra allargare la distanza tra il fronte di Grillo e quello del primo cittadino.
Rizzo ha risposto ironicamente, allegando una pizza con sopra l’immagine del leader del M5s: “Beppe Grillo, in base alla risposta della Rete (i commenti sotto al tuo tweet) ho ben più del 51 per cento dei consensi”.
La tensione sul caso della Stalingrado del M5s e del suo sindaco però rimane alta.

Silvia Bia

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RIFORMA DEL SENATO: I GRILLINI PROVOCANO E IL PD SI SPACCA

Aprile 8th, 2014 Riccardo Fucile

“POSSIBILE UNA MAGGIORANZA ALTERNATIVA CON LA MINORANZA PD”… MINEO CONFERMA LA SPACCATURA: “NON RITIREREMO IL DDL CHITI”… E RENZI RISCHIA IL NAUFRAGIO

I Cinque Stelle aprono al “lodo Mineo”: la possibilità  di raggiungere una maggioranza alternativa sulle riforme partendo dal testo del ddl Chiti, sottoscritto da 22 senatori dem già  definiti “dissidenti”.
Il punto più dirompente del testo Chiti, rispetto alla riforma del Senato indicata dal premier Matteo Renzi, che non prevede l’elezione dei membri della nuova camera alta, consiste in 106 senatori da eleggere in collegi regionali.
Di fatto, si apre la questione politica interna al Pd.
“Il ddl Chiti presentato al Senato – dice il capogruppo Vincenzo Santangelo – è praticamente la fotocopia del nostro, ad eccezione di una questione che riguarda il taglio delle indennità . Ma su tutto il resto, anche per quanto riguarda l’eleggibilità , se ne può ragionare. Non possiamo non essere d’accordo visto che ricalca la nostra proposta”.
A proposito della possibilità  di una convergenza di voti del Movimento 5 stelle sul testo presentato da Vannino Chiti e un’altra ventina di senatori Pd, annunciata dallo stesso Mineo, il presidente dei Cinque Stelle al Senato spiega: “Ci stiamo ragionando, ma sì, credo proprio di sì”.
Nel Pd, intanto, è piena turbolenza.
Durante la riunione dei senatori democratici, il presidente Luigi Zanda ammette interventi sul testo della riforma del Senato ma solo entro i paletti fissati da Renzi: non eleggibilità  dei senatori, nessuna indennità , no al voto di bilancio e sulla fiducia.
Con il primo punto che esclude di fatto l’ammissibilità  del testo Chiti.

(da “La Repubblica“)

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Il M5S? E’ COME LA WEBEGG, CHI COMANDA E’ CASALEGGIO

Aprile 5th, 2014 Riccardo Fucile

UN MOVIMENTO CREATO DA CASALEGGIO SU UN PRECISO MODELLO AZIENDALE

Solo in un monologo di Beppe Grillo ti aspetteresti la storia di un manager che somiglia ad Angelo Branduardi e che con 15 milioni di euro di buco di bilancio nel pedigree riesce a farsi passare per “guru”. Ma forse no.
Vi ricordate cosa diceva l’ex consigliere del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia nel Fuori-onda a Piazza Pulita su La7?: Casaleggio è il “guru” che ha costruito il Movimento di Grillo. E’ lui che comanda. E’ il padre padrone. Prende per il culo tutti.
Quella sera alcuni ex dipendenti della Webegg spa, la società  di cui Casaleggio era amministratore delegato, si ritrovano in internet e commentano: “Sta succedendo quello che sappiamo già . Finalmente se ne stanno rendendo conto!”
Ma di cosa dobbiamo renderci conto?
Cosa sanno gli ex collaboratori di Casaleggio che noi non sappiamo? Li abbiamo incontrati. E in parallelo consultato centinaia di documenti.
Il buco da 15 milioni di euro
Casaleggio a cavallo del 2000 è amministratore delegato di Webegg spa, società  Olivetti.
Olivetti ne vende la proprietà  nel 2002 al suo principale cliente, Telecom Spa già  di Roberto Colaninno che era anche precedentemente amministratore delegato di Olivetti (quello delle scalate dei Capitani Coraggiosi ma che aveva anche dato vita sempre nel 2000 a Netikos spa; nel CdA Casaleggio e Michele Colaninno; Roberto Colaninno lascia Telecom nel 2001).
Niente male per Casaleggio che è un semplice perito informatico.Tutto bene fino a che diventa nuovo azionista di maggioranza Tronchetti Provera. Infatti subito dopo, nel 2003, Casaleggio viene mandato via.
Guardando i bilanci, la sua gestione risulta disastrosa come riporta anche la stampa specializzata (Computerworld online del 15 giugno 2004).
La Webegg si ritrova con un drastico calo del fatturato: – 26% nel 2003.
Infatti ci sono buchi di 1milione 932mila euro nel 2001 e di 15 milioni 938mila euro nel 2002, su un fatturato di 26 milioni di euro.
E meno 60% dei ricavi nel 2002 rispetto al 2001 sui clienti del gruppo Telecom.
Gli azionisti definiscono “un piano pluriennale di risanamento” con una “drastica riduzione dei costi di gestione… e ridimensionamento del budget rivolto alla comunicazione”, la dismissione delle aziende che Casaleggio aveva acquisito per costruire un modello particolare di azienda in rete, oramai non considerato “più strategico e coerente col core-business della società ”.
Gli azionisti devono risanare l’azienda e alla fine venderla, chiudendo anche tutte le società  connesse.
La gestione Casaleggio succhia ingenti risorse economiche
Il Beppe Grillo implacabile scopritore di scandali direbbe:Ccon questi buchi di bilancio e con un diploma da perito informatico quale impresa privata ti riprende? E invece no.
ll comico genovese che mette alla berlina i manager fallimentari ed esempi dell’italianità  più ridicola anche nel 2012 in un comizio tra i fans di Pistoia ripete sicuro che Casaleggio è “un ottimo manager”
Ma in cosa e perchè spendeva l’Amministratore Delegato Casaleggio?
Ce lo mostrano le testimonianze del Project Manager Mauro Cioni (che ha lavorato in tutta la compagine per 10 anni) e di altri dipendenti che non sono voluti apparire.
Ma soprattutto i documenti dell’epoca.
La strategia di Casaleggio. Fidelizzare i giovani
La strategia aziendale di Casaleggio in Webegg è il modello Web company americana, con quelle classiche formule del marketing “made in Usa”.
Casaleggio assume giovani, fa la parte del “capo amico di tutti”, ma c’è sempre lo psicologo, nei ritiri in monastero per affiatare il gruppo.
Nell’impresa non esiste una differenza tra il tempo libero e quello lavorativo. Lui è oltre. Ha un modo diverso di concepire la vita: bisogna fare qualcosa che ti piace, in cui credi e dai il massimo…all’azienda però.
Per vendere di più del prodotto devi essere quel prodotto e non semplicemente promuoverlo. Insomma se avete mai preso in mano un manuale americano di marketing o motivazionale ne trovate a iosa di questa roba. I giovani, come dichiara nell’articolo “Dolce Vita” su Logica Interview, sono guidati da qualcosa di più dei soldi; bisogna dar loro la possibilità  di partecipare al cambiamento, di avere responsabilità  e se una persona è motivata e felice questa rende di più. Quindi il successo per l’azienda è garantito.
E allora Casaleggio cosa fa? Prende anche giovani inesperti e dà  loro grandi responsabilità  e ottimi stipendi. Vi ricorda qualcosa del Movimento 5 Stelle!? Ma andiamo avanti.
La Webegg è rappresentata da un uovo. Casaleggio fa costruire all’interno delle tre sedi della società , Milano, Torino e Bologna, proprio una stanza a forma di uovo, stile “Star Trek” come dice lui stesso nelle riviste di settore.
Con pavimento d’acciaio, colonnina comandi tutta metallica con pulsanti colorati, la tecnologia è completamente occultata e attivata con i raggi infrarossi “per dare fin dal primo impatto la sensazione della proiezione nel futuro”: stile navicella spaziale del capitano Kirk; tutti dentro, lui, i dipendenti, i clienti e la stampa.
E Casaleggio? L’amministratore delegato di una società  che lavora con banche, assicurazioni e la Telecom, per sentirsi nel futuro si chiude in una stanza a forma di uovo!?
“Drogarsi come tutti gli altri no?!” direbbe il Grillo che conosciamo. Ma invece il comico genovese sembra molto sicuro o facilmente incline alla bufala quando parla del “guru” che lo ha portato al centro della scena mediatica italiana.
Sempre a Pistoia ripete ai suoi fans che dubitano su Casaleggio. “Lui gestiva la Olivetti, l’informatica di Telecom, 10mila persone sotto. Non è mica l’ultimo arrivato!”
Olivetti? Telecom? Non risulta affatto. E dai bilanci emerge anche nero su bianco che di dipendenti Casaleggio ne abbia avuti, a seconda dei periodi, da un minimo di 200 persone a un massimo di pochi più di 718 persone (al 31 dicembre 2002) ! Non di più!
Mentre Webegg perde 15 milioni di euro l’impresa ha anche una squadra di calcio aziendale.
E la gestione Casaleggio con trattamento da sceicco affitta voli charter per dipendenti e familiari, tutto gratis ovviamente per loro, per recarsi a Praga e nel resto d’Europa, per il torneo aziendale “Logica world cup”.
E così mentre l’azienda riduce anche il personale ed aumenta il carico di lavoro per i dipendenti si racconta l’aneddoto di uno di questi che abbia posto la domanda ai superiori: “Praga!? Chi paga!?”; ottenendo come risposta non proprio amichevole.
Dulcis in fundo, i grandi eventi come la “Notte degli oscar”, feste faraoniche a fine anno con scenografie holliwoodiane, show di comici famosi come la Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo, Luttazzi, Bertolino. Casaleggio a fare un po’ il “Pippo Baudo” della serata.
E nomination per premiare chi dell’azienda si era distinto durante l’anno
I comandamenti del “guru” e il Movimento 5 Stelle
La società  di Casaleggio ha addirittura 12 comandamenti, affissi ovunque nell’azienda in manifesti con le uova. E Casaleggio fa realizzare un video sui comandamenti e lo distribuisce a tutti i dipendenti.
Studiandoli in profondità  si trovano non poche corrispondenze tra i comandamenti di Webegg e il Movimento 5 Stelle oggi.
Vediamone solo alcuni, ad esempio il comandamento 9.“Assenza di competitività  interna” molto simile al principio di eguaglianza del Movimento 5 stelle, dove ogni attivista vale uno (il motto “Uno vale uno” ).
O il 5 Teamwork, dove si decide che il sistema di lavoro deve essere per gruppi funzionali, simile al modello di aggregazione dei Meetup dove le persone lavorano su singoli temi funzionali. O il comandamento 2. Responsabilità  sul risultato che ricorda le “Semestrali” dei grillini quando i cittadini confermano o meno la fiducia ai consiglieri del Movimento 5 Stelle.
Il comandamento 6 Protezione totale delle persone, che ricorda quando Grillo interveniva in aiuto dei singoli colpiti da un provvedimento giudiziario ingiusto (cosa che fa sempre più di rado).
O il 4 Il divertimento come forza creativa. Tutto il Movimento si basa sulla divertente figura di un comico, Grillo, che usa l’umorismo come registro comunicativo con i cittadini.
Le sue parole ti suscitano delle emozioni che creano il coinvolgimento e non un ascolto passivo. Al pubblico resta impresso un’emozione positiva e non semplicemente le parole di un comizio. Una tecnica di comunicazione ben nota agli addetti ai lavori (usata nella Programmazione Neurolinguistica)
Nel video i comandamenti vengono sempre rappresentati con un film. E spicca su tutti il comandamento 8 L’Invenzione continua del business che il “guru” rappresenta in un modo del tutto particolare e che da quel tocco in più di personalità : Con Totò, che nel film “Totò truffa ’62” vende la Fontana di Trevi ad un credulone!
Chiusa malamente l’esperienza di Webegg, Casaleggio continua a portare le società  nel web e diventa un personaggio pubblico nel 2005 quando fonda il blog di Beppe Grillo, pianifica i V day, organizza i meet up del Movimento e il Movimento 5 Stelle con la nuova società  la Casaleggio Associati.
Come sostengono molti attivisti il Movimento non nasce spontaneamente dal basso ma dalle strategie di Casaleggio.
Ad esempio anche il Meet up N°1, la piattaforma di aggregazione del Movimento nella città  di Milano, nasce il 10 giugno 2005 da un ex-dipendente Webegg, Maurizio Benzi, poi assunto da Casaleggio nella sua nuova azienda, la Casaleggio Associati, un mese prima che Grillo stesso proponga ai suoi fans, il 16 luglio 2005, di usare i Meet up come piattaforma di aggregazione. Lo stesso Benzi oggi è candidato alla Camera per il Movimento nella circoscrizione Lombardia 3.
Tutto quindi fa pensare che questo Movimento sia la riproduzione del modello di business dell’ex società  di Casaleggio.
E non sia nato dalla rete, da cittadini che spontaneamente si sono messi insieme.
I cittadini si aggregano su un modello già  pianificato e proposto dall’ alto. Infatti Casaleggio e Grillo fanno credere che la loro rete di attivisti sia il luogo dell’orizzontalità  e della libertà  assoluta, esente da censure.
Ma nella realtà  il Movimento comunica sul loro sito e non su un piattaforma aperta, i commenti possono essere omessi o anche manipolati dalla società  al vertice, come sostengono tantissimi attivisti. E come in ogni azienda se non accetti le regole sei fuori da ogni consesso, come è successo a molti di loro.
La comunicazione, il potere, il denaro
Oggi la Casaleggio Associati, ultimo bilancio consultabile 2011, ha un passivo di circa 57mila euro ripianato dai soci.
Con il supporto di analisti di bilancio abbiamo messo a confronto l’azienda passata, la Webegg spa e quella presente, la Casaleggio Associati srl, con imprese del settore, ma in attivo, come la Accenture spa (capofila del settore ICT).
Le aziende del “guru” hanno sempre gli stessi problemi, spese sproporzionate per il personale e le materie prime, in percentuale così alta da determinare un buco di bilancio.
A conferma che la gestione Casaleggio richiede sempre ingenti risorse economiche.
Portare una società  nel web infatti non vuol dire creare solo un sito ma un “ambiente internet” intorno a quella società  e ai suoi prodotti.
La discussione dovrà  alimentare centinaia se non migliaia di altre discussioni, in grado di influenzare i consumatori e l’opinione pubblica.
Quindi c’è bisogno di risorse e uomini che muovano questo consenso.
La comunicazione è potere e da la possibilità  di essere visibili. Magari riciclando le strategie di Webegg-Telecom, come abbiamo visto.
Ed è Grillo stesso che ci dice in un filmato quale possa essere il fine manageriale di Casaleggio: visto il miracolo che gli è riuscito con il Movimento adesso nasce la possibilità  di avere altri clienti.
Cosa già  sperimentata in politica da Casaleggio, come ci ha raccontato il penalista ed ex esponente dell’Idv Domenico Morace che ha seguito la gestione della Casaleggio e le spese dell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro dal 2006.
Con l’avvento di Gianroberto Casaleggio il bilancio dell’Italia dei Valori del 2006 riporta la spesa Internet aggregata ad altre voci per un ammontare totale di 1milione 305mila euro.
Nel 2007 la voce siti Internet è unica: 469.173 euro. Lievita ancora nel 2008 ed arriva a 539.138 euro
“La Rete è politica” sostiene ancora più esplicitamente Casaleggio in un”intervista del passato (Data Manager 2001) ma ”per apprezzare la rete bisogna darle una dimensione culturale, solo in un secondo momento si può cominciare a fare business” perchè “da la possibilità  di cambiare gli equilibri”.
Quegli equilibri che possono darti potere e portarti in Parlamento. Ed è anche denaro.
Quale? I 10 milioni l’anno destinati ai gruppi di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle.
Pochi sanno infatti che gli attivisti per candidarsi alle prossime elezioni politiche hanno dovuto sottoscrivere un accordo al buio. Come dal regolamento di Grillo: in sostanza sarà  una società  di comunicazione decisa da Grillo stesso a parlare per i Deputati e i Senatori del Movimento. Sarà  per questo che in Italia è sempre meglio fondare un partito che gestire un’azienda.

Antonio Amorosi
(da “Affariitaliani“)

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LISTE EUROPEE CINQUESTELLE: SPICCANO PORTABORSE PARLAMENTARI E “TROMBATI ALLE POLITICHE”

Aprile 4th, 2014 Riccardo Fucile

E C’E’ ANCHE CHI VUOLE “COSTRUIRE UN’EUROPA PIU’ PARI”

Partita chiusa, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.
Priva di Matteo Ponzano, ex vj de La Cosa, Daniele Martinelli, ex portavoce alla Camera, è stata chiusa oggi la lista dei candidati del Movimento 5 stelle per l’europarlamento.
Bocciati i nomi altisonanti, in gara rimane un battaglione di attivisti estremamente variegato.
Molti hanno padronanza di più di due lingue, tanti hanno vissuto o vivono all’estero, la maggior parte può vantare un titolo di laurea.
Sulla carta una rosa qualificata.
Non possono non spiccare però i tanti collaboratori di parlamentari o di gruppi regionali che l’hanno spuntata.
Fabio Massimo Castaldo è il fidatissimo assistente di Paola Taverna, Stefano Girard del senatore Marco Scibona, Marco Valli dei deputati della Commissione Finanze, Giorgio Burlini di quella Bilancio di Palazzo Madama, Salvatore Cinà  ha collaborato con l’onorevole Nunzia Catalfo.
Ci sono poi Simona Suriano, dipendente del gruppo M5s in regione Sicilia, e Marco Affronte, che lavora con il gruppo consiliare grillino in Emilia Romagna.
Lo stesso Affronte si ritroverebbe catapultato al Senato nel caso in cui Maria Mussini dovesse confermare le proprie dimissioni, essendo il primo dei non eletti in Emilia Romagna.
La categoria dei “già  candidati” è ben rappresentata.
Come il collega emiliano, anche la laziale Maria Ziantoni non ha varcato di un soffio le porte di corso Rinascimento.
Marco Di Gennaro, a soli 27 anni, ha alle spalle due tentativi di diventare amministratore comunale (in due diversi comuni) e una candidatura alla Camera, Giuseppe Dalpasso alle regionali venete e a Montecitorio, Cristiano Zanella ha provato a diventare senatore.
Singolare la storia di Giovanni Ghirga, candidato nel 2012 alle comunali di Civitavecchia con la “Lista Ghirga indipendente”.
Nella pattuglia trovano posto Giulia Gibertoni, docente di semiotica alla Cattolica di Milano, e Alfredo Ronzino, una laurea (voto 100) con il celebre sociologo Franco Cassano.
Ma, nonostante il livello di scolarizzazione piuttosto elevato, non mancano nei curricula degli aspiranti europarlamentari bizzarrie e strafalcioni.
Marika Cassimatis promette che “lavorerà  per rinegoziare tutto”, Fabrizio Bertellino vuole cambiare l’Europa usando il “futuro indicativo”, Alice Tranchellini si candida “per contribuire a costruire un’Europa più pari”.
Grazia Mennella guarda “gli amici stellati del web” dal basso in alto, e fa professione di revisionismo storico: “Sono nata a Napoli, quindi provenienza Regno delle due Sicilie”, Marco Valli inserisce nel curriculum “single”, perchè non si sa mai, Nives Gargagliano, dopo due gravidanze, ha “congelato temporaneamente l’attività  lavorativa” (dal 2004).
In lista anche Dario Tamburrano, tra le figure più in vista del meetup romano, e Valeria Ciarambino, “innamorata del M5s e di Luigi Di Maio”.
Un candidato di Agro Aversano si presenta così: “Vincenzo Viglione, svolgo libera professione nei servizi di Ingegnere Civile in cui mi sono laureato”, Giulia Moi sostiene di essere stata “la prima Erasmus in Italia” e Maria Saija è “figlia di nessuno di importante economicamente o massonicamente”.
Daniela Aiuto specifica nel Cv di avere “patente B e auto propria”. Nel caso a qualcuno servisse uno strappo direzione Strasburgo, lei parte da Vasto.

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