Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
PRIMA HANNO VOLUTO COSTRINGERE IL GOVERNO AD APPLICARE LA “GIGLIOTTINA” SUL DECRETO IMU-BANKITALIA, POI ATTACCANO L’UFFICIO DI PRESIDENZA…”UNA VIOLENZA COSI’ NON L’HO MAI VISTA IN TRENT’ANNI”… INSULTI A SFONDO SESSUALE A DEPUTATE PD
Una conversione che alla fine è diventata ‘lampo’. 
Per evitare l’ostruzionismo del M5s e far sì che il decreto Imu-Bankitalia ottenesse il via libera entro la mezzanotte di oggi, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha usato la ‘ghigliottina’: si chiama così quello strumento parlamentare che serve a mettere ai voti un decreto quando questo sta per scadere.
Con il voto di Montecitorio ora il dl è legge, ma in aula scoppia il caos.
Se il provvedimento non fosse passato entro i tempi stabiliti, i cittadini avrebbero dovuto pagare la seconda rata dell’Imu.
Il decreto del governo, infatti, tra le altre cose contiene la norma sull’abolizione della seconda rata della tassa sulla casa, ed è al centro di uno scontro parlamentare durissimo da settimane. Quello che ha portato ieri il deputato grillino Sorial ad insultare il capo dello Stato.
Dopo aver applicato per la prima volta nella storia repubblicana la ‘ghigliottina’, la Boldrini lascia l’aula di Montecitorio visibilmente provata dalle proteste e dalle urla che tanti deputati le hanno gridato contro.
Ad accompagnarla verso il suo ufficio al primo piano ci sono i commessi parlamentari, che la invitano a salire con l’ascensore da un corridoio laterale all’aula, probabilmente per volerla tutelare da eventuali ‘faccia a faccia’ con deputati furibondi. Ma lei non ci sta.
E a voce alta ribatte: “Voglio passare di qui – dice solcando a passi lunghi il Transatlantico – non dalla via laterale. Non devo mica scappare, ci mancherebbe altro”.
Ma in aula, intanto, è bagarre.
I deputati delle opposizioni protestano in varie forme per la decisione che è stata presa per aggirare l’ostruzionismo che stava mettendo a rischio la conversione in legge del decreto.
Dai banchi del Movimento 5 Stelle sono partite le urla (“siamo tornati al fascismo con una presidente Sel”) alle quali hanno risposto i colleghi della maggioranza.
Gli esponenti di Fdi hanno occupato i banchi del governo e dal Pd sono partiti anche alcuni cori con l’inno e ‘Bella Ciao’.
Nel lasciare l’emiciclo il ministro Dario Franceschini riesce a schivare un fascicolo del decreto lanciato verso l’ingresso dell’aula dai piani alti dell’emiciclo stesso.
Negli stesso minuti, una deputata del M5S, Loredana Lupo, denuncia di aver ricevuto “uno schiaffo in faccia dal questore Stefano D’Ambruoso”. D’Ambruoso respinge le accuse e replica: “Nessuno schiaffo, ho cercato di fermare le violenze”.
Due deputate Pd in commissione Giustizia, Micaela Campana e Alessandra Moretti, hanno detto che “il deputato M5s Massimo Felice De Rosa” le ha aggredite, “rivolgendoci insulti a sfondo sessuale dicendoci, per usare un linguaggio più accettabile ‘siete solo capaci di fare sesso orale'”.
Le deputate hanno preannunciato querela.
Di sicuro c’è che alcuni commessi di Montecitorio hanno dovuto ricorrere alle cure dell’infermeria.
Uno ha un braccio dolorante, un altro ha raggiunto i medici dicendo di aver ricevuto un colpo al volto.
“Una violenza così non l’ho vista in 30 anni”, racconta uno dei più anziani assistenti parlamentari, da sempre in aula.
Chi era alla Camera ha raccontato che, in effetti, dalla tribuna si è assistito ad una scena decisamente caotica.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
LA SCOMUNICA DEI DUE DEPUTATI CINQUESTELLE DI PALERMO E LA PAURA DEL CONTAGIO
Il «meetup» di Palermo del Movimento 5 Stelle ha scomunicato i senatori Francesco Campanella e
Fabrizio Bocchino, «con i quali non intende più collaborare per qualunque attività parlamentare o extraparlamentare ».
I due traditori si erano permessi di sostenere, secondo l’accusa, «la necessità da parte del M5S di doversi aprire all’accordo con le altre forze politiche».
Pensate: invece di concentrarsi sulle battaglie del movimento – arrampicarsi sul tetto di Montecitorio, esporre cartelli in aula e chiamare «boia» il capo dello Stato – i collaborazionisti Campanella e Bocchino avevano preso alla lettera la parola «Parlamento» e volevano parlare con gli altri deputati, invece di gridargli in faccia «ladri! ».
Non solo.
Pare che progettassero di trovare addirittura qualche intesa sulle cose da fare.
Gente pericolosa, da isolare subito.
Si rischiava il contagio.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
GLI ATTIVISTI SICILIANI IN UN COMUNICATO PRENDONO LE DISTANZE DALL’ATTIVITA’ DEI DUE ELETTI CHE RISPONDONO: “COLPO DI MANO DEL SITO”
Proprio quando il dissenso interno sembrava aver trovato un equilibrio, è arrivata la scomunica dal
basso.
Il Meetup di Palermo ha scritto un comunicato per distaccarsi dalle posizioni di Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, i due senatori spesso portatori di posizioni critiche nei confronti della linea ufficiale del Movimento 5 Stelle.
“Sin dalle prime battute della corrente legislatura”, si legge sul blog del gruppo, “i due senatori siciliani si sono posti al di fuori delle logiche e dei principi del Movimento 5 Stelle. Tra le rivendicazioni più insistenti […] vi è senz’altro la necessità da parte dei 5 Stelle di doversi aprire all’accordo con altre forze politiche. Grazie a tale comportamento aperturista i due senatori hanno attirato attorno a sè un certo numero di pseudo-attivisti dell’ultima ora, pronti a cavalcare qualunque tipo di dissenso, nel tentativo di trasformare il M5S allontanandolo dalle sue origini”.
La risposta di Campanella è arrivata dopo poche ore: “Un gruppetto di attivisti”, ha detto a BlogSicilia, “fra cui l’amministratore del sito, hanno compiuto un piccolo colpo di mano, peraltro una minoranza all’interno dell’assemblea palermitana”.
Sostanzialmente, il MeetUp prende “le distanze da qualunque dichiarazione i senatori in questione possano rilasciare a titolo politico o privato”.
Non solo: il circolo dei 5 stelle palermitani “non si riconosce in alcuna misura in Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, con i quali non intende più collaborare per qualunque attività parlamentare o extra-parlamentare. Lo stesso valga per chiunque deciderà di appoggiare materialmente o intellettualmente i due senatori”.
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Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LA DEMOCRAZIA DIRETTA CINQUESTELLE
Splendido esempio di democrazia diretta, il referendum di Grillo sulla legge elettorale. Velocissimo:
evitando di assillare i cittadini avvisandoli, che so, il giorno prima.
Lui ha convocato i votanti con un preavviso di mezz’ora e ha dato loro nove ore per rispondere alla domanda «proporzionale e maggioritario?» (quesito secco, come «minerale o frizzante?» e «corridoio o finestrino?»).
Ma la novità rivoluzionaria è stata la «campagna informativa»: invece di dare la parola a un sostenitore del proporzionale e a uno del maggioritario, il complicato dilemma è stato illustrato da un solo esperto (casualmente, un proporzionalista convinto).
E alla fine, con uno spoglio-lampo che non ha avuto bisogno di inutili scrutatori.
Ha vinto — indovinate — il proporzionale.
Questa è democrazia, signori, non quella pagliacciata che chiamano Parlamento.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 21st, 2014 Riccardo Fucile
LA SCELTA DI GRILLO DI NON TRATTARE CON GLI ALTRI PARTITI AGITA I PARLAMENTARI
«Duce. Anzi. Peggio del Duce». Chi? «Renzi». Ah ecco. 
Il parlamentare Cinque Stelle Danilo Toninelli è un uomo che in genere non trasmette emozioni. Al massimo le racconta.
Questa volta però si sfoga appellandosi alla Grande Storia. Anche se questa sembra a malapena cronaca.
«Il segretario del Pd, in sintonia con Berlusconi, fa peggio di Mussolini che nel 1923 aveva sì previsto una soglia del 25% per il premio, ma si era guardato bene dall’inserire il doppio turno. Con la proposta renziana un qualsiasi partito può governare anche col 20%».
Deriva autoritaria. Attentato alla santissima democrazia orizzontale.
Che un po’ è anche la linea di Maurizio Santangelo, capogruppo grillino al Senato.
«Sulla legge elettorale il Movimento 5 Stelle non decide nelle segrete stanze delle sedi di partito o tra due sole persone, una delle quali condannata per frode fiscale ed espulsa dal Senato grazie al voto palese proposto e voluto da noi. Il M5S farà decidere e votare gli oltre 80.000 iscritti certificati in Rete».
Ottantamila? È fiero di se stesso. Deve essere quell’«oltre» a rassicurarlo.
E quando lo scrive gli dispiace di non avere un fratello gemello che gli dia una pacca sulle spalle.
Eppure sembra il triplo carpiato rovesciato della logica. Valgono più i tre milioni delle primarie democrat o – ipotizzando che decidano di esprimersi tutti – gli ottantamila del blog casalingo? Dettagli.
L’«Italicum» è una vergogna. Il timbro notarile arriva da Grillo, che nel pomeriggio, forse per testimoniare il collasso non solo narrativo, ma anche strutturale, dell’universo politico nostrano, aveva dato a Renzi dello showman.
«La legge elettorale Renzie-Berlusconi, il “Pregiudicatellum”, prevede che i partiti si scelgano i propri parlamentari. I cittadini devono stare a guardare. Liste bloccate con nominati da pregiudicati e condannati in primo grado e nessuna preferenza».
Tutti compatti, dunque? Mica tanto. L’Italicum non piace a nessuno.
Ma c’è anche un altro problema che non lascia sereni gli inquieti parlamentari M5S. «Non è che questo ennesimo pasticcio nasce anche perchè noi, come sempre, ci estraniamo dalla lotta?».
L’eco esatta di quanto detto da Renzi al Caro Leader genovese. «Fino a quanto costringerai i tuoi a stare sull’Aventino?». Domanda che si fa anche il senatore Orellana: «Dovremmo chiedere alla rete che cosa pensa della possibilità di discutere con il Pd». Eresia? Scandalo? Vergogna? O un peccato che molti vorrebbero commettere? «Dobbiamo aggiustare la linea politica nazionale: togliere un po’ di pepe e aggiungere un po’ di carne. Il pepe dà sapore. La carne nutre», scrive il senatore Campanella, mentre alla Camera emissari del Pd provano a tessere nuovamente la tela con la parte dialogante dei Cinque Stelle.
«Se passa questa legge elettorale d’ora in poi bisognerà iscriversi al Pd o a a Forza Italia per fare politica», chiosa l’onorevole Rizzetto.
A che serve l’opposizione quando diventa solo un volo verso l’oblio?
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Gennaio 21st, 2014 Riccardo Fucile
“TROPPA CONFUSIONE, SULLA RIFORMA ABBIAMO SOSTENUTO QUATTRO TESI DIVERSE IN POCHE SETTIMANE”
Mai contaminarsi, piuttosto restare immobili mentre intorno tutto si muove per riformare la legge
elettorale.
Il Movimento cinque stelle dribbla ogni possibile trattativa.
E il senatore grillino Lorenzo Battista osserva sconsolato, indeciso se cedere alla rabbia o alla delusione.
«Renzi ha proposto tre modelli, gli è stato risposto di no sul blog. Poi Casaleggio ha ribadito i tre no. La considero un’occasione persa».
Senatore, dove avete sbagliato?
«Renzi decide di parlare con Berlusconi. Bene, forse commette un errore, potendo discutere magari con i capigruppo di Forza Italia invece che con l’ex premier. Ma lo fa, credo, per portare a casa un risultato. Resta un dato, in ogni caso».
Quale?
«Nessun partito può cambiare la legge da solo, bisogna discuterne con gli altri. E visto che un dialogo è stato avviato, avremmo potuto avanzare le nostre proposte a Renzi. Facendoci semmai dire di no da lui, invece di pronunciare noi un no senza discutere».
Siete ancora in tempo, forse. Cosa potete fare?
«Mah, ormai credo che i giochi siano fatti. È evidente che c’è stata un’accelerazione. Arriverà un disegno di legge e noi, pur votando contro, dovremo fare i conti con questa legge, con il doppio turno e lo sbarramento».
Sembra davvero amareggiato. Sente di non aver potuto incidere?
«Ero entrato in Parlamento per favorire un cambiamento. Diciamo che mi sarei aspettato qualcosa di più…».
Vi rivolgerete alla Rete. Ma forse sarà troppo tardi.
«I tempi della Rete e quelli della politica non sempre vanno d’accordo. Bastava fare un sondaggio e far scegliere agli attivisti se far partecipare il M5S al tavolo. Dicendo: caro Renzi, dici di essere il “rottamatore”, accetta una legge elettorale che abbia come condizioni il limite dei due mandati, l’esclusione dalle liste dei condannati e il ritorno alle preferenze».
Qual è la vostra posizione sulla riforma?
«Che vuole che le dica… appena entrati in Parlamento abbiamo detto “tutti a casa”. Poco dopo abbiamo votato la mozione di Giachetti per il Mattarellum».
È solo l’inizio…
«Poi abbiamo sostenuto che andava bene il Porcellum e che avremmo cambiato la legge solo dopo le prossime elezioni. Successivamente c’è stata la proposta di Toninelli, ora sul portale. Poi abbiamo sostenuto che si poteva votare con il modello uscito dalla sentenza della Consulta. E invece sarebbe bastato rilanciare, mettendo Renzi con le spalle al muro… ».
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Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile
SHOW DEDICATO ALL’EURO E SI PAGA IN EURO: “TE LA DO IO L’EUROPA”
Grillo torna a calcare i palcoscenici d’Italia. Ma questa volta non per un comizio, o almeno non
ufficialmente.
Gli spettacoli annunciati dal comico ricominceranno già nei prossimi mesi.
Se manca una data precisa per la partenza, di sicuro il ritorno dello show del comico, ora anche leader del Movimento 5 Stelle sarà prima delle elezioni Europee.
Una sfida che lo costringerà a portare avanti in contemporanea campagna elettorale per Bruxelles e esibizioni personali a pagamento.
Lo spettacolo si chiamerà , scrive il settimanale L’Espresso, “Te la do io l’Europa“.
Lo produce l’agenzia milanese Marangoni e sono previste alcune date in tutta Italia. L’ultima tournèe del comico risale al 2011 con lo spettacolo: “Beppe Grillo is back“. Ma il vero bagno di folla è avvenuto negli ultimi anni con la discesa in politica e le piazze piene dallo Tsunami Tour alle elezioni regionali e amministrative in giro per la penisola.
In quei casi si parlava di politica, voti e rivoluzioni.
Il ritorno dello show del comico sarà una scommessa. Dei tanti annunci avvenuti in questi mesi sul nuovo debutto, questo sembra quello destinato a non ricevere smentite.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 17th, 2014 Riccardo Fucile
“FORSE LI VOGLIONO TUTTI PRINCIPIANTI”
«Il no di Grillo mi ha sorpreso, avevo parlato con lui. Sapeva tutto». Il professor Gianni Vattimo al telefono con Rcd, commenta il no di Grillo alla sua autocandidatura per il M5S alle prossime Elezioni europee.
«Due giorni fa ho parlato con lui, su questa storia deve essere stato preso in contropiede- spiega il professore torinese già esponente dei Ds poi passato all’Idv – con lui non abbiamo mai accennato al doppio mandato. Sapeva che ero stato già due volte eletto al Parlamento europeo, non capisco. Certo, stamattina mi sono sentito un po’ ..io ci ho messo la faccia».
“Gianni Vattimo non è candidato nè candidabile alle elezioni europee con il Movimento 5 Stelle“. Risponde così Beppe Grillo all’offerta del filosofo Gianni Vattimo, ex Italia dei valori e attualmente eurodeputato al Parlamento di Bruxelles, che solo poche ore prima si era detto disponibile a mettere il suo nome in lista per le elezioni del prossimo maggio.
Tra gli ostacoli, il fatto di aver già completato due mandati e l’iscrizione molto recente che contrasta con le regole del Movimento per le candidature.
Reagisce però il filosofo e, intervistato da Corriere tv, afferma: “Sono stato preso in giro, Beppe sapeva tutto“.
Ad Agorà (Raitre), Vattimo chiede le “consultazione in Rete” sulla sua candidatura.
“Nel 2014 — si leggeva sul blog dell’intellettuale sul nostro sito — avrei anche il diritto dovere di pensionarsi, ma non ne ho voglia: ho ancora impegni politici, anzitutto la lotta No Tav”.
E siccome “il futuro dell’Idv in Italia sembra legato alla possibilità di ritornare nell’area Pd”, cosa cui Vattimo “non è interessato”, “l’unica via verosimile, provare con i Cinque Stelle, visto che sono l’alternativa ai due schieramenti di regime. Vattimo, in terza persona, dichiara che “al Movimento si sente legato da simpatie e solidarietà No tav, oltre che dalle originarie tematiche dipietriste e dalla opposizione che ha sempre professato (e manifestato con il voto in Europa) al fiscal compact e alle misure dell’austerità napolitan-montiana”.
Valentina Baldisserri
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Gennaio 15th, 2014 Riccardo Fucile
“E’ TEMPO DI APRIRE UN DIALOGO CON LE ALTRE FORZE POLITICHE”
Luis Orellana è scosso. Contento solo a metà . «Sì, abbiamo scelto di depenalizzare il reato di clandestinità . Bene, resta però il fatto che è sbagliato mettere ai voti un principio senza adeguato preavviso. Ci hanno dato solo sette ore per votare».
In passato il senatore grillino ha sfidato Gianroberto Casaleggio sulla linea politica, reclamando un dialogo con il Pd. E adesso rilancia: «Non sono più così sicuro di essere in minoranza quando chiedo un’apertura di credito alle altre forze politiche»
Senatore, davvero l’hanno avvertita solo a scrutinio in corso?
«Si votava dalle 10. A me è arrivata comunicazione quando erano quasi le 11. E poi anche il modo in cui è stato presentato il problema…».
Cosa non andava?
«Non hanno spiegato bene che cosa si votava. Nè hanno sottolineato che abrogare il reato significava evitare di ingolfare i Tribunali. E infatti il numero di votanti conferma l’analisi».
Pochi votanti? Ventimila sugli ottantamila aventi diritto.
«Beh, se dai sette ore per votare… Molti non l’hanno neanche saputo, altri erano a lavorare. Sa, la gente a quell’ora lavora. E poinon si capisce perchè comunicarlo solo all’ultimo secondo».
A molti è sembrato un blitz.
«Soprattutto perchè la cosa si sapeva da mesi. La settimana scorsa era emersa questa questione del sondaggio. Pensavamo sarebbe stato lanciato giovedì, per dare tutto il week-end per votare».
Senatore, resta un dato per voi “storico”: per la prima volta la Rete degli attivisti sconfessa la linea di Grillo e Casaleggio.
«Sì. Poi va riconosciuto anche di non aver taroccato i dati. In fondo, uno poteva pensare: i server sono miei, tarocco i numeri. Magari potevano alzare il numero dei votanti. E invece non l’hanno fatto. Non riesco comunque a darmi una spiegazione di tutta questa storia».
Una svolta, per voi che avete sempre chiesto di discutere la linea imposta dall’alto.
«Esatto. Gridarono al mio “scilipotismo”, ma ora devo dire che non sono più così sicuro di essere in minoranza quando chiedo un’apertura di credito alle altre forze politiche. Pensavo che gli iscritti fossero contrari, ma dopo questo voto non ne sono più così certo. Quando lo chiesi, comunque, ricevetti tanto supporto da chi si diceva attivista. Sia sul web che al telefono».
Finora non le hanno dato ascolto. Ora sarebbe giusto mettereai voti questa proposta?
«Sì, esatto».
Tracciamo un bilancio complessivo di questa giornata.
«Da una parte c’è un dato importante: per la prima volta si esprimono gli iscritti. Questo è il bicchiere mezzo pieno. Anzi, pieno per un quarto, visto i problemi sulla tempistica che le ho detto. E poi c’è il bicchiere mezzo vuoto».
Cioè?
«Siamo in mano a uno staff che non è adeguato. Non so chi lo componga, ho chiesto di saperlo. Credo siano ragazzi scelti per altri tipi di mansione, poi messi da Casaleggio a seguire il Movimento. E così si improvvisano. Ne discendono scelte raffazzonate. Dilettanti allo sbaraglio».
Parole dure.
«Guardi, è per questo che io chiedo i loro nomi. Per incontrarli, ragionarci. Andiamo noi a Milano, oppure vengano loro a Roma: potremmo spiegargli come funziona qui, in Parlamento».
(da “la Repubblica”)
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