Novembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
GLI ORTODOSSI: “VADANO VIA, QUELLA E’ LA PORTA”
Un comunicato. Che metta nero su bianco tutte le difficoltà che stanno vivendo in questi
mesi. Che vanno dal solito tema della mancanza della democrazia interna al ruolo dello staff della comunicazione, dalla condivisione delle leggi da proporre al coinvolgimento degli attivisti nelle scelte che si prendono in Parlamento, fino a toccare la presunta parentopoli.
Lo spiega un senatore stellato: “Dobbiamo una volta per tutte spiegare quel che non funziona nel Movimento. Chi lo dirige impedisce a tutti di crescere, di evolvere. Per questo dopo il V-Day renderemo pubbliche le nostre perplessità “.
Si prende tempo, un po’ per organizzarsi, un po’ per non dare a Beppe Grillo un’arma con cui attaccarli dal palco di Genova.
Chi è stato ieri su al nord per fare il punto con il leader (si è parlato a lungo anche di questo) non va tanto per il sottile: “Tutti noi, ma anche Grillo e Casaleggio, non siamo preoccupati. Se qualcuno vuole uscire quella è la porta, a noi interessa portare avanti le idee del Movimento”.
La parola “scissione” è pronunciata con molta cautela dalle parti di Palazzo Madama.
La prudenza è tanta: “Bisogna capire che soluzione sarebbe un nuovo gruppo, chi rappresenterebbe. E soprattutto far capire alla gente, nel caso si decidesse di farlo, quale sono le ragioni”.
Per gli ortodossi la situazione è lineare: “Sì, ci è arrivata la notizia del comunicato – spiega uno di loro – La spiegazione è semplice: creare una polemica, un polverone, per avere il pretesto di andarsene. Fanno così sulle piccole cose da tempo, ma hanno capito che non funziona più”.
Secondo un’autorevole fonte stellata, “la cosa potrebbe anche non dispiacere a Napolitano, che vedrebbe così puntellato un governo dai numeri fragili” (secondo chi ci ha parlato, Gianroberto Casaleggio conterebbe in 6 i voti di margine del governo di Enrico Letta al netto di Forza Italia).
Nessuno lo ammette apertamente. Si parla di “dialettica interna”, di “malumori normali che ci sono da tempo”.
La senatrice Elena Fattori allarga le braccia: “Che ci vuole fare, ogni volta che mi allontano da Roma qualcuno scrive che me ne voglio andare, non capisco perchè”.
Si allontana, ma ci ripensa e da lontano: “Lo scriva che non esco, mi raccomando”.
A microfoni accesi nessuno ancora si sbilancia. Ma alcuni senatori sono andati dai loro colleghi che hanno preso le distanze dal M5s (Adele Gambaro, Fabiola Anitori, Paola De Pin) e gli hanno chiesto come si fa a formare un nuovo gruppo.
Al ristorante di Palazzo Madama raccontano di una Monica Casaletto che spiegava sorniona: “Avrete delle sorprese”.
E Laura Bignami, la senatrice che aveva denunciato a Grillo la parentopoli, avrebbe mandato un messaggio ad un comunicatore che lavora in corso Rinascimento: “Ti va di fare il responsabile comunicazione del nuovo gruppo?”.
Alla richiesta di delucidazioni sono arrivate una serie di emoticon scherzose. Si ironizza, per il momento, ma allo stesso tempo si tasta il terreno per capire chi ci sta.
La questione è politica, ma anche umana. Chiunque parla racconta di una situazione relazionale all’interno del gruppo ormai esplosa.
“C’è un gruppo A – racconta un senatore – al quale interessa avere il controllo. E così facendo si scontra con un gruppo B, che vorrebbe fare politica. Molti stanno in mezzo e poi c’è il gruppo C che è composto dallo staff della comunicazione, che gioca una partita tutta sua, spesso anche di mediazione. Il problema è che il gruppo A e il gruppo B non si parlano, anzi, nel più dei casi si detestano”.
Ieri sera, alla riunione congiunta dei parlamentari, Luis Orellana ha provato ad avanzare perplessità sulla mancata condivisione del disegno di legge sulla riforma elettorale.
Ma, a giudizio di un collega, Orellana non aveva il diritto di esprimersi: “Proprio tu parli, che hai presentato una delle prime leggi senza chiedere niente a nessuno?”.
Un parlamentare riassume la cosa con il “Paradigma dell’olio fritto”.
“Ma ti pare possibile che tra legge di stabilità , europee che si avvicinano, caso Cancellieri, problemi a non finire, un nostro meetup stia due ore a litigare perchè qualcuno va in giro a raccogliere l’olio fritto senza il consenso dell’assemblea? Ecco, qui in Parlamento è la stessa cosa”.
Vedere per credere.
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Novembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
IL FLOP IN BASILICATA E I PREPARATIVI PER GENOVA… PARLAMENTARI ASSENTI E COLLETTA A RILENTO
“Succede”. Lo diceva Beppe Grillo, cinque giorni fa, dai palchi di Potenza e Matera. Intendeva dire che sì, può succedere il miracolo. Ma per ora, il massimo successo, è quello di aver eletto due consiglieri in Basilicata.
La lista Cinque Stelle si ferma al 9 per cento, i voti al candidato presidente Piernicola Pedicini arrivano al 13.
E sul blog di Beppe, stavolta, nemmeno una riga.
Lascia parlare alcuni deputati e senatori, che ripetono la teoria già elaborata per le regionali in Trentino Alto Adige (gli eletti furono 3): non si possono paragonare le elezioni locali alle politiche.
“Ci sarà sempre una parte di cittadini che andrà a votare per interessi personali e clienterali”, dice la lucana Mirella Liuzzi.
Angelo Tofalo festeggia: “Siamo entrati! In soli 4 anni siamo entrati anche in Basilicata!”. “Al netto delle colpe e degli errori che tutti noi possiamo fare – chiude Giuseppe D’Ambrosio – le analisi tragiche sono completamente errate”
Il problema è l’astensionismo, quel 53 per cento di elettori che non si è presentato alle urne.
Presumibilmente, in parte sono persone che alle politiche di febbraio votarono il Movimento (che arrivò al 24 per cento) e che stavolta sono rimaste a casa. “Indubbiamente è una vittoria del sistema, della macchina”, dice il senatore Maurizio Buccarella. Ma forse è anche negli ingranaggi dei Cinque Stelle che qualche cosa si è inceppato
Grillo, venerdì scorso in Basilicata, era accompagnato da una ventina di parlamentari. Metà di loro, fanno parte di quello che gli altri eletti non esitano a chiamare “il cerchio magico”.
Sono quelli ammessi a partecipare al corso di comunicazione televisiva, quelli invitati a sedere al tavolo di Grillo quando capita a Roma, quelli che anche domenica prossima, primo dicembre, potranno avvicinarsi al microfono del V-day di Genova.
Sarà quella la grande prova dei numeri, al di là degli ultimi deludenti risultati elettorali. Hanno scelto piazza della Vittoria, a Genova.
Dallo staff giurano che preoccupazione per i pullman in arrivo non ce n’è.
Piuttosto, ammettono, sono i soldi che scarseggiano.
Era stato chiesto ai parlamentari un contributo di circa 100 euro a testa, ma la risposta è stata no: preferiscono darli alle manifestazioni sul territorio, spiegano, senza celare un po’ di risentimento perchè a molti di loro, l’invito per Genova, non è mai arrivato.
Si è aperta una sottoscrizione sul blog: ma la raccolta fondi è ferma a 200 mila euro. Si pensava di raccoglierne almeno centomila in più, assicurando che eventuali rimanenze (San Giovanni costò 52 mila euro) sarebbero state usate per le prossime Europee.
Cifre lontanissime, comunque, dalle somme raccolte a febbraio, quando le donazioni sfiorarono gli 800 mila euro.
Per questo, ieri, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, ha lanciato il suo appello: “Ho fatto la mia donazione per il V-3DAY come le volte scorse. Abbiamo già raccolto 200.000 euro e mancano ancora 10 giorni. Raggiungerò Genova in pullman con gli attivisti. Ci vediamo in piazza il primo dicembre Chi non viene è un ‘grillino’!”.
Al Movimento i soldi servono, anche perchè hanno rifiutato i 42 milioni di euro dei rimborsi elettorali e restituito la parte di diaria non spesa.
Presto ci sarà il secondo Restitution day: al primo (a luglio) è stato reso allo Stato un milione e mezzo di euro. Stavolta non è detto che si raggiunga la stessa cifra.
C’è di nuovo malumore, sui soldi.
E le nuove voci di scissione al Senato (dovrebbe arrivare un documento dei ribelli) vengono attribuite alla scadenza imminente. Riccardo Fraccaro accusa i colleghi malpancisti di “castite”. Francesco Campanella replica: “È mai possibile che alcune persone riescono a ragionare solo in euro?”.
Eppure c’è già – a cominciare dalla dissidente Laura Bignami – chi ha detto che il prossimo bonifico lo destinerà ad altre associazioni.
La scadenza è martedì.
Paola Zanca
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Novembre 19th, 2013 Riccardo Fucile
SU FACEBOOK I PARLAMENTARI OGGETTO DI PESANTI CRITICHE: E FINISCE IN RISSA
Sette Novembre, San Prosdocimo. Nel ventre sterminato della divina rete, fa la sua apparizione una nuova decisiva pagina Facebook, battezzata: «Cittadini del M5S Attenti alle Spese dei Propri Parlamentari».
Nasce ufficialmente il Comitato di Salute pubblica 2.0. Giacobinismo morbido da terzo millennio.
La democrazia orizzontale, dopo l’ingresso nella Bastiglia parlamentare, accende il suo faro sulle spese dei cittadini-rappresentanti. «Mostrateci i conti. Mica ruberemo anche noi?»
Come cani da caccia che inseguono il richiamo di un nido di pernici, i guardiani della morale setacciano gli scontrini, confrontano le note spese, gli affitti, le ricevute dei ristoranti, dei bar, dei pub, dei taxi e dei bed & breakfast.
E con la solerzia certosina di chi combatte per una giusta causa, inchiodano gli onorevoli-dipendenti alle proprie responsabilità .
«Se trovate discrepanze o spese che non sembrano ragionevoli, chiedete numi all’interessato. Il vostro commento sarà visibile a tutti e non potrà essere cancellato». Rimarrà lì per sempre. Nell’armonica e soffocante neutralità del web.
La prima classifica-gogna, elaborata dal cittadino Carlos Antonio Bustamante Bozzi (nome incidentalmente perfetto per un inquisitore spagnolo), mette in fila i cattivi in questo ordine: prima Federica Dieni (rea di avere rendicontato spese tra marzo, aprile e maggio pari a 24.500 euro), secondo Alessio Tacconi (22.450), terza Marta Grande (22.100), quarto Ivan Catalano (19.300).
Avete le tasche bucate o siete furbetti del parlamentino?
E qui si apre un nuovo esplosivo capitolo nella complessa storia del Movimento.
Federica Dieni che ha giustificato ogni euro davanti al gruppo alla Camera cancella i commenti. La rete non la perdona. «Quello che hai speso è eccessivo e non in linea con gli standard degli altri. Spiegati per favore». Sembra la voce di Hal 9000.
Anche Tommaso Currò viene sottoposto al bombardamento. «Ma è vero che spendi ottanta euro per un pasto?».
Lui risponde male «Deficienti» però risponde. «La mia media è di trenta euro al giorno». Sa che la rabbia non ha giustificazioni, ma questa consapevolezza non lo tranquillizza, anzi, lo irrita ancora di più.
«Non dovevo scrivere deficienti. Ho sbagliato. Quando l’ho fatto ero molto giù. Pensavo di lasciare il Movimento. Ero stremato dalla fatica. Però resisto. Sono ancora qui. Mi impegno allo spasimo. E di certo non rubo».
Certo, rubare non ruba, ma i caffè li paga un euro o ottanta centesimi? E la pizza è margherita?
Il guardiano della morale Luca Granelli, con la sicurezza di uno che ha vissuto un’altra vita prima che esistessero la parola e il dubbio, se la prende con Marta Grande per i dodicimila euro spesi in alloggio in due mesi. Lei lo ignora. Lui la lapida.
«La signora ladra ha fatto piazza pulita dei nostri commenti».
Allora lei risponde. «Ho fatto una fideiussione. Non sono soldi spesi, ma congelati». Basta? Non basta mai.
Giacomo Anelli mette nel mirino i calabresi: «Oltre a Barbanti e Dieni controllate anche Molinari, che paga la Cassa Avvocati con la diaria».
Come la prende il senatore-cittadino Francesco Molinari? Così: «Questa storia è una porcheria. Io, come gli altri, ho rinunciato al trattamento di fine mandato, ma non essendo un lavoratore dipendente non ho qualcuno che paga i contributi per me. Dunque ovviamente pago la Cassa con i miei soldi. Nel frattempo, rischiando di perdere i clienti di vent’anni, ho smesso di esercitare proprio per non avere conflitti d’interesse. Ma ormai qui è un po’ come il terrore durante la rivoluzione francese. E il peggio deve ancora venire».
O anche, come disse Lazare Carnot a Louis Saint Just e a Maximilien Robespierre: «Voi siete dei dittatori ridicoli».
È il caos o il Nuovo Mondo di Gaia?
Andra Malaguti
(da “La Stampa“)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL RUOLO DI CASALEGGIO: “HA TROPPO POTERE”
Domenica. Bar nel centro di Roma.
Un senatore Cinque Stelle mostra il velenoso carteggio via mail tra una serie di colleghi e Claudio Messora, responsabile della Comunicazione del Movimento a Palazzo Madama.
Un compagno di viaggio fino a ieri. Il nemico oggi.
Ma è Messora l’obiettivo di questo nuovo melodramma di Palazzo, apparentemente destinato a a chiudersi con una scissione subito dopo il V-Day («Lo so, sembriamo Scelta Civica o il Pdl-Forza Italia, fa male ma è così»), o sono le Guide Illuminate Grillo e Casaleggio?
«L’obiettivo è evitare che il Movimento si trasformi nell’ennesima esperienza autoritaria», dice il senatore, lasciando cadere le braccia come se fossero improvvisamente attratte dal pavimento.
«Legga. Ci vogliono trasformare in un partito come gli altri. Anzi, peggio».
Beve un caffè d’orzo. Poi mostra le mail. Qui non ci sono falchi e colombe. Piuttosto vipere e manguste.
Il linguaggio informale e spietatamente franco della posta elettronica rivela le lacerazioni di un universo terremotato.
L’ultima scusa per azzuffarsi è la «piattaforma web» alla quale affidare le proposte di legge immaginate dai cittadini.
Uno strumento che lo stesso Messora ha definito «poco più di un forum, un mezzo da perfezionare, comunque il primo passo verso una rivoluzione».
A chi gli contesta che in questo modo Casaleggio parcellizza la partecipazione degli elettori e controlla direttamente gli interventi sul blog, il Capo della Comunicazione replica: «Le persone di cui voi senatori portate la voce sono (come in ogni partito) i comparabili ai tesserati. La democrazia diretta la fai con chi decide di partecipare attivamente».
Una risposta che scatena la bufera. «Questa è l’idea di democrazia diretta a cui pensano Grillo, Casaleggio e il loro caporale sul campo a spese degli italiani», si lamenta il senatore, mostrando la mail della collega XXX che recita. «Quanti sono gli attivisti certificati? Circa 400.000. Quanto sono gli elettori M5S? Circa 9 milioni. Quanti sono i cittadini interessati dalle leggi proposte e approvate? Oltre 60 milioni». Siamo un Movimento orizzontale o verticale?
Immediata la risposta di Messora («XXX ti rendi conto che i dati sugli attivisti certificati risiedono sui server della Casaleggio? Se non usi la piattaforma integrata come credi che una vostra proposta possa trovare legittimazione?») che scatena l’ironia di un altro dissidente. «XXX rassegnati, anche tu non emani la luce».
Non è solo la piattaforma ad alimentare il disagio. Anche la scelta di mandare in streaming solo una parte delle riunioni dei cittadini-senatori non convince la minoranza dissidente.
«La diretta è Comunicazione, impatta sull’immagine complessiva del Movimento, dunque ricade sotto la giurisdizione non dell’assemblea, ma di Grillo /Casaleggio. Qui rappresentati da me», scrive Messora.
Così una senatrice, apparentemente in preda all’angoscia di chi è convinto che la notte durerà per sempre, si ribella. «ALT!!! Leggo cose inaccettabili. GIURISDIZIONE? Claudio sei sicuro di conoscere il significato dei termini che usi? Se sì, mi giunge nuova la notizia di avere una giurisdizione da parte di Grillo (Casaleggio?) o di chiunque su quello che facciamo».
E quel Casaleggio tra parentesi è l’emblema del collasso imminente. Inevitabili anche le accuse sul denaro.
Un dissidente si sfoga: «Claudio, del tuo trattamento economico e del tuo comportamento parleremo con Casaleggio, complice di tutto ciò», Complice.
E un altro: «Ne parleremo anche con gli attivisti, che già si sono accorti delle ingenti spese del gruppo per il tuo alloggio, oltre che della tua diaria e del tuo compenso fuori dal codice di comportamento».
Messora non ci sta. Attacca. «Io non ho nulla che non sia trasparente (allega il link con la busta paga), gli attivisti invece si sono accorti dei 1800 euro in un mese e mezzo per abbigliamento e lavanderia e dei 1950 euro di abbigliamento e spese per la campagna elettorale».
Siamo agli stracci. C’è chi interviene in difesa del Capo della Comunicazione. E del Guru milanese. «YYY per me stai delirando. Il nostro problema è Messora? Per carità , torniamo in noi».
Troppo tardi. I dissidenti, che a pranzo parlano apertamente di un nuovo gruppo, considerano gli ortodossi più estranei dei pastori del Shael che almeno vedono nei documentari del National Geographic.
Ma è più facile rimanere affascinati dagli altri quando li vedi in tv. O su un pc.
La realtà è sempre un’altra cosa.
Andrea Malaguti
(da “La Stampa”)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
SOLO LA SOCIETA’ DEL GURU CONOSCE I NOMI DEI MILITANTI ABILITATI A DISCUTERE I TESTI SULLA RETE
Un giro di e mail vorticoso. 
Una serie di attacchi alla Comunicazione e a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: «Vogliono trasformarci in un partito come gli altri, dove gli iscritti al blog hanno lo stesso ruolo dei tesserati, dove alla fine chi comanda sono sempre i capi».
È un senatore di quelli che di solito non si espongono troppo a riassumere così gli ultimi giorni di liti on line nel gruppo dei 5 stelle al Senato.
Liti che nascono dall’uso della tanto sofferta piattaforma, l’applicazione che doveva consentire di prendere decisioni dal basso, e che per ora si è rivelata un bluff.
Impedisce ai parlamentari di fare proposte di legge che non siano certificate dal blog, ma non dà loro modo di interagire davvero con la base perchè non esiste una gerarchia dei suggerimenti, non c’è un sistema che metta più in alto i più votati e accantoni quelli inutili.
«Io non posso leggere 10mila commenti per capire cosa vogliono gli iscritti, è una farsa», lamenta un “portavoce”. E non è il solo.
A protestare apertamente sono i senatori da tempo più critici: Fabrizio Bocchino, Maria Mussini, Monica Casaletto, Elena Fattori, Lorenzo Battista.
«L’unica persona che può decidere quale strumento informatico usare è Casaleggio, che in assemblea con noi si è confrontato solo per dire che sarebbe andato via se sostenevamo un governo con il Pd», si legge in un’e mail.
E un’altra: «Gli attivisti certificati sono 70mila, quindi meno dell’1 per cento di coloro che hanno scelto di mettere il loro futuro nelle nostre mani. Statisticamente insignificante a convogliare le richieste di coloro di cui noi dovremmo essere la voce».
Molti parlamentari contestano proprio l’individuazione della “base” in nomi che sono conosciuti solo dalla Casaleggio Associati: «Per quello che siamo dovremmo muoverci in una situazione di trasparenza assoluta. Dovremmo sapere con precisione quanti e chi sono gli iscritti, nessuno di noi vuole far parte di una società segreta».
E ancora: «Io continuerò a chiedere un incontro con Casaleggio, voglio capire da lui perchè non va bene la piattaforma di Barillari (candidato alla Regione Lazio, ndr)in sperimentazione all’europarlamento. Però vorrei rispostereali e un reale confronto, non un passaparola tra generali e caporali tremebondi».
Era già successo un paio di settimane fa, quando dopo il divieto di streaming imposto dallo staff al gruppo del Senato per una riunione, contro Claudio Messora (di cui alcuni vogliono le dimissioni) si erano scatenati a chiedere: «Come fai a parlare di giurisdizione? Noi saremmo sotto la giurisdizione di qualcuno? Quando è stato deciso?». E quando un gruppo, capitanato da Laura Bignami e Luis Orellana, era andato a fare queste rimostranze a Grillo, alla fine della sua giornata al Senato, e si era sentito rispondere: «Non sono venuto qui per farmi processare».
Sono dodici quelli che hanno deciso di star buoni fino al V Day del 1° dicembre, ma di chiedere spiegazioni a voce alta subito dopo.
Francesco Campanella non ha partecipato alle liti via mail, ma non teme di dire che così non va: «Grillo e Casaleggio hanno disatteso la promessa di democrazia dal basso su cui si fonda il Movimento».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Novembre 15th, 2013 Riccardo Fucile
LA GAFFE SU FACEBOOK, L’APPRENDISTA STREGONA SBAGLIA I CONTI E ALLA FINE E’ COSTRETTA A FAR SPARIRE IL SUO ESILARANTE POST
“Possiamo dire che siamo governati da un branco di ANALFABETI e FESSINI?”. Comincia così il
post su Facebook della deputata M5s Giulia Sarti. Che ha proposto una riforma un po’ spericolata del sistema pensionistico.
“In Italia – scrive la Sarti – abbiamo 23.431.319 pensionati, i quali percepiscono complessivamente € 270.469.483.350. Se noi garantiamo – prosegue la Sarti – a tutti i pensionati 5000 euro al mese ci rimangono €153.312.888.350. Domanda: quanti redditi di cittadinanza possiamo garantire sapendo che la nostra proposta vale circa 30 miliardi?”
Calcolatrice alla mano, i conti non tornano.
Ed erogare 5000 euro al mese a tutti i pensionati – 60 mila euro all’anno – vorrebbe dire spendere la cifra record di 1.405.879.140 euro.
1400 miliardi: poco meno dei 1600 miliardi di euro dell’intero prodotto interno lordo nazionale.
Abbastanza, insomma, per mandare in bancarotta il Paese in tempi rapidissimi.
A trarre in inganno la deputata forse la confusione tra importo medio annuo (l’ultima voce in basso a destra della tabella pubblicata sotto) e mensile, come forse inizialmente ipotizzato.
Un’ora dopo la pubblicazione, la deputata ha quindi rimosso il proprio post.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
IL TENENTE DI BELLO: “IL MOVIMENTO E’ SOLO UN PRODOTTO DI MARKETING, GRILLO E’ AUTORITARIO”… “LA MIA CONDANNA E’ UNA MEDAGLIA AL MERITO PER AVER DIFESO IL MIO TERRITORIO”
Da candidato di punta del Movimento 5 Stelle per le elezioni regionali in Basilicata a “traditore”.
Il tenente Giuseppe Di Bello, escluso dalla campagna elettorale perchè condannato in primo grado e quindi con un profilo che tecnicamente va contro le regole per le candidature grilline, si è sfogato a Montecitorio in una conferenza stampa organizzata da Sinistra ecologia e libertà .
Attivista della prima ora e noto per le sue battaglie per l’ambiente, ha vinto le “primarie M5S” online nell’ottobre 2013: poche ore dopo essere stato scelto come portavoce però, ha ricevuto una chiamata dal leader.
“Hai dichiarato il falso”, gli avrebbe detto al telefono, “Al tuo posto subentra il secondo classificato, Piernicola Pedicini“.
Motivo? La condanna in primo grado a due mesi e 20 giorni per rivelazione di segreto d’ufficio: ha fatto trapelare i risultati dei campionamenti dell’invaso del Pertusillo e denunciato (fuori dall’orario di lavoro) l’inquinamento delle sue terre.
“Sono stato escluso”, ha dichiarato Di Bello, “dalla corsa elettorale per una condanna in primo grado che per me è una medaglia al merito. E la cosa ancora più grave è che io avevo avvisato lo staff di Grillo e Casaleggio ben prima di partecipare alle primarie. Sapevano della mia situazione e mi hanno fatto passare per uno che dichiara il falso”.
E ha continuato: “Sono stato cacciato con grande autoritarismo ma anche in modo truffaldino: mi ha detto che dovevo fare un passo indietro — sostiene Di Bello — così il secondo arrivato sarebbe diventato primo e poi in qualche modo ci si sarebbe accordati”. Di Bello così ha lasciato il Movimento e fondato alcune liste civiche.
Sinistra ecologia e libertà ha sposato la battaglia del tenente.
“Di Bello è un esempio in Basilicata — ha assicurato la candidata alla presidenza lucana per Sel Maria Murante — da sempre in prima linea con le sue battaglie ambientali”.
Che gli sono costate la condanna in primo grado che ha sancito la fine della sua storia con il Movimento 5 Stelle.
Di Bello, di sua iniziativa, ha fatto dei campionamenti delle acque dell’invaso del Pertusillo, “una risorsa — spiega — destinata ad uso potabile per ben 3,5 milioni di cittadini tra Puglia e Basilicata. La qualità dell’acqua risulta precipitata vertiginosamente a causa delle grandi multinazionali che in quella area prelevano petrolio: dalle analisi risulta evidente la presenza di metalli pesanti e idrocarburi”.
Ma Di Bello, all’epoca comandante della Polizia provinciale, viene “denunciato dall’assessore all’ambiente del Pd, dapprima per procurato allarme — spiega — poi, quando l’acqua si fa di colore rosso e migliaia di pesci cominciano a salire a galla morti, per rivelazione di segreto d’ufficio”.
Di Bello, a causa della condanna, viene demansionato, “da comandante a tenente in un museo”. Così, sentendosi vittima del sistema e della politica, si avvicina al M5S.
“Grillo mi chiama al telefono per intervenire a due comizi a Matera e Potenza — ha raccontato — mi presenta come il tenente caposaldo della Basilicata, ‘altro che Papaleo’, dice.
Divento attivista a tutti gli effetti e intanto continuo la mia battaglia con i campionamenti delle acque”.
Poi arrivano le primarie e Di Bello, prima di presentare la propria candidatura, chiama “lo staff dei 5 Stelle per capire se c’erano problemi per quella condanna, invio dunque tutta la documentazione del caso coinvolgendo persino i parlamentari M5S”.
Tutto fila liscio, “vengo certificato per essere candidato portavoce in Regione”. Arrivano le selezioni online e Di Bello, forte della sua celebrità sul territorio, sbaraglia tutti gli altri. Ma qui cominciano i guai.
“Prima vengo chiamato dal deputato Vito Petrocelli che mi preannuncia problemi e una telefonata in arrivo — racconta — poi mi chiama Grillo che, in modo scortese e insensibile ad ogni rapporto umano, mi dice che devo fare un passo indietro”, perchè tanto “in qualche modo ci si mette d’accordo. Poi aggiunge che anche lui è stato condannato, ma io a differenza sua ho una sentenza in primo grado che è una medaglia al merito, due situazioni completamente diverse”, ha rivendicato.
“Lì mi risveglio dal sogno — dice — capisco che il M5S è solo un prodotto di marketing, non serve a cambiare il Paese”.
Di Bello è passato al contrattacco e presenta delle sue liste civiche, ma ben quattro vengono ricusate.
Alla fine ricorre al Tar ma la spunta per una sola lista.
A Grillo oggi Di Bello rimprovera di portare avanti solo battaglie populiste, ma di tirarsi indietro davanti agli interessi delle grandi multinazionali. Corporation del petrolio comprese.
Migliore rincara la dose: “Noi siamo dalla parte di chi denuncia la casta, ma anche quella economica e finanziaria, non soltanto quella politica di cui non facciamo parte. Grillo su questi temi resta sempre in silenzio, le multinazionali per lui non si toccano. Quando si pestano i piedi alle corporation, chissà come mai, non troviamo mai nè Grillo nè il Movimento 5 Stelle”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 13th, 2013 Riccardo Fucile
SARA PAGLINI VOLEVA PRENDERE LE DISTANZE DALLA COLLEGA CORDA, MA NEL POST INCESPICA SUL NOME DEL DITTATORE CILENO
Voleva prendere le distanze, perchè «la vita è una cosa sacra» e non è mai condivisibile l’intento di chi uccide.
Così, su Facebook, la senatrice dei Cinque Stelle Sara Paglini rimproverava la collega deputata Emanuela Corda per aver, in qualche modo, giustificato il kamikaze che provocò la morte di 19 italiani a Nassiriya. giusto dieci anni fa.
PINO CHET
Il problema però è che la Paglini, per articolare il suo distinguo, ha cercato delle pezze d’appoggio nella storia recente: «Non giustifichiamo tutto- scrive la senatrice – altrimenti mi verrebbe da pensare che qualcuno un giorno si potrebbe anche dire che le stragi naziste, i morti in Siberia, i regimi violenti come quello di Pino Chet , o i colonnelli in Argentina o Pol Pot in Cambogia?»
SBEFFEGGIATA
Chi è Pino Chet ? Un ignoto dittatore di origine friulana? No, evidentemente la Paglini intendeva riferirsi al generale cileno Augusto Pinochet. Chissà se è stato l’infido correttore automatico a tradirla o se invece l’errore è stato generato da una conoscenza un po’ approssimativa delle cose sudamericane.
Chissà , ma i forum in Rete, gli utenti di Twitter e di Facebook,non hanno avuto dubbi e tantomeno pietà e hanno iniziato a sbeffeggiare la povera Paglini a destra e a manca. Un po’ di clemenza, suvvia.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 13th, 2013 Riccardo Fucile
BUFERA SULLA GRILLINA CORDA, DA CUI PRENDONO LE DISTANZE (SOLO ORA) I COMPAGNI DI PARTITO… E INTANTO CASALEGGIO DEMOLISCE IL REDDITO DI CITTADINANZA
Agitati sulla Tav, sconfortati dall’ultima di Casaleggio («La proposta sul reddito di cittadinanza non va bene, non depositate nulla, va cambiata ») i 5 stelle in Parlamento entrano in confusione su uno di quei temi che di solito riesce a metter d’accordo tutti: la commemorazione della strage di Nassiriya, l’attentato in cui il 12 novembre di 10 anni fa morirono 19 italiani.
Emanuela Corda, deputata sarda, prende la parola in aula per lamentare una dimenticanza: «Nessuno ricorda il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perchè anch’egli fu vittima oltre che carnefice».
Accenna all’ideologia criminale che lo ha spinto, la Corda. Alle colpe dell’occidente, nella guerra di Iraq. In aula nessuno sembra accorgersene.
L’unico a reagire è Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia: «I kamikaze erano assassini e basta», quasi urla.
Dal Senato reagisce Lorenzo Battista: «Mi dissocio nel modo più assoluto da queste parole, non trovo alcuna giustificazione. Allora l’11 settembre ricordiamo gli attentatori delle torri gemelle? ».
Lui è in commissione Difesa, ha visto il diluvio di commenti in Rete, si chiede: «Come faccio ora a incontrare un carabiniere?».
Lei scrive che è tutta una mistificazione dei partiti, ma poi pare sia a piangere nell’ufficio comunicazione di Montecitorio.
Su Facebook la ricoprono di insulti. A difenderla pensa il collega Alessandro Di Battista. Invita a comprendere il senso di quelle parole, il deputato romano.
Cita una lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci. Dice: «Che si crei un dibattito. I cittadini nelle istituzioni servono anche a questo, a portare dei ragionamenti diversi nei palazzi del potere».
Nel frattempo, la conferenza stampa con cui si sarebbe dovuta annunciare in pompa magna la proposta di legge sul reddito di cittadinanza viene annullata: «Bisogna aspettare. Meglio metterci sei mesi e farla bene», ha mandato a dire da Milano uno scontento Gianroberto Casaleggio.
«In campagna elettorale avevamo promesso 1000 euro, non 600. Vanno aboliti gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, per scardinare il sistema di potere che coinvolge governo, sindacati e grandi aziende».
I deputati in realtà hanno già presentato un emendamento alla stabilità . «Tanto non lo vota nessuno, serve solo a farne discutere », fanno sapere tranquilli da Milano.
La proposta resta quindi sul blog, aperta ai contributi degli iscritti, in attesa che assuma una forma che a Grillo e a Casaleggio piaccia di più.
Tanto fumo e poco arrosto.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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