Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
DOPO TANTO CASINO PER ESSERE RICEVUTO AL QUIRINALE, GRILLO RIMEDIA UNA FIGURACCIA: SUL WEB LEONE, DI PERSONA ….
L’incontro tra Beppe Grillo e Giorgio Napolitano, chiesto mercoledì dal leader M5S in un post sul
suo blog, si farà .
Venerdì 5 luglio alle 11.
Ma non sarà “privato”. Un invito ufficiale che ha sorpreso il comico di Genova, che, secondo fonti interne, non sarebbe disponibile per quella giornata a causa di ulteriori impegni in agenda e per questo starebbe cercando di contattare il Presidente della Repubblica.
Lo Staff sarebbe al lavoro per cercare una data alternativa.
Dopo il primo imbarazzo, il gruppo parlamentare alla Camera del Movimento 5 Stelle ha fatto sapere che, “se non potrà essere spostato l’appuntamento, per il bene del Paese, venerdì ci saremo”.
Poche ore prima il Quirinale avevo reso nota la lettera con cui il Segretario Generale, Donato Marra, per conto del Presidente della Repubblica, aveva dato riscontro alla domanda del comico: “Gentile dottore, in relazione alla richiesta da lei formulata ieri a nome del leader del Movimento 5 Stelle di un incontro privato con il Presidente della Repubblica, devo precisarle che tale incontro non potrà caratterizzarsi come tale, come avviene in tutti i casi in cui il Capo dello Stato incontra delegazioni di forze politiche rappresentate in Parlamento. Tanto premesso ho il piacere di comunicarle che il Presidente della Repubblica è disponibile ad effettuare tale udienza nella giornata di venerdì prossimo, alle ore 11.00. A tale udienza — sottolinea il Quirinale nella lettera a Grillo — potranno partecipare, insieme al leader del Movimento Beppe Grillo e ai Presidenti dei gruppi parlamentari, come da vostra richiesta e come già avvenuto del resto in recenti occasioni, anche altre personalità purchè ne siano chiariti i titoli e le funzioni nell’ambito del Movimento”.
La risposta del Presidente ad un’esigenza che Beppe Grillo aveva espresso in un articolo sul suo blog, ha sorpreso gli eletti a 5 Stelle in Parlamento.
Se Grillo pensava di sparare sul web i soliti slogan usi a dargli visibilità , la mossa di Napolitano lo ha spiazzato. Anche perchè davanti al Presidente della Repubblica ora dovrebbe avanzare qualche proposta concreta, cosa notoriamente difficile per le sue abitudini.
Farà in tempo Casaleggio a preparargli il copione pr venerdi? In caso contrario appuntamento rinviato e figura da pirla assicurata.
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Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
LIEVITA L’UFFICIO DI PRESIDENZA: DA 9 A 12 E IERI QUASI A 14… COSTANO 150.000 EURO A TESTA
S’è rischiato di sfiorare un imbarazzante primato ieri a Palazzo dei Normanni, sfarzosa dimora di re e vicerè di Sicilia, dal 1946 sede di 90 deputati che al vertice dell’Assemblea regionale hanno sempre avuto un consiglio di presidenza composto da 9 membri.
Da qualche mese portato a 12 e ieri sul punto di raggiungere quota 14.
Ma, forse, il confronto con la Camera dove i 630 inquilini di Montecitorio sono «governati» da un ufficio di presidenza composto da 18 deputati ha fatto capire che era meglio soprassedere evitando pessime figure in tempi di forzata spending review.
E hanno dovuto farsene una ragione anche i 14 grillini che pressano più di altri per ampliare la rosa, convinti di esercitare un sacrosanto diritto come uno dei gruppi più numerosi a invocare un loro rappresentante nell’ufficio guidato dal presidente dell’Assemblea Giovanni Ardizzone.
Per la verità uno l’avevano.
Ed erano riusciti a piazzarlo come vice a fianco di Ardizzone, ma Antonio Venturino, un passato di attore fra Londra e Piazza Armerina, ha mollato Grillo e s’è tenuto la ricca diaria di circa 8 mila euro al mese che la Rete gli chiedeva di restituire.
Un tradimento, per il capogruppo Giancarlo Cancelleri che adesso vuole un suo deputato nell’ufficio più ambito del Palazzo dopo aver chiesto invano le dimissioni di Venturino.
Con l’effetto di provocare un ulteriore allargamento dell’organo già slabbrato dalla divisione di altri gruppi in gruppetti.
Ardizzone aveva infatti concesso tre deroghe, come il Regolamento interno gli consente, a gruppi che nelle migrazioni di maggioranze ballerine s’erano ritrovati con meno di 5 deputati.
È il caso di Grande Sud, Cantiere popolare e Democratici riformisti che hanno fatto inserire nel consiglio Maria Luisa Lantieri, Salvatore Cascio e Salvatore Lo Giudice. Con queste tre new entry si è passati da 9 a 12, mentre si rischia di zompare a quota 14 con l’avance dei grillini e con l’analoga richiesta di Nello Musumeci, l’ex candidato malamente sostenuto dal Pdl e sconfitto da Rosario Crocetta nella corsa a governatore, anche lui prosciugato da fughe che hanno ridotto al minimo il suo gruppo.
Se passa l’idea che spetta un posto a ogni gruppetto di tre deputati o che si debba aggiungere un posto a ogni cambio di casacca c’è il rischio che prima o poi si arrivi ai 18 della Camera.
No, Ardizzone giura che non sarà così, che «non si arriverà a 14 e che 12 sono già troppi», come diceva ieri sera rinviando il tema a martedì prossimo, deciso a restare «ligio alla norma interna», ma pronto a chiedere «una rivisitazione del Regolamento perchè è ovvio che con 14 componenti ogni riunione rischia di diventare un’assemblea senza fine…».
Ma, lungaggini a parte, c’è chi fa i conti e scopre che ognuno di quei «posti» all’Assemblea costa circa 150 mila euro all’anno perchè, tanto per fare un esempio, i tre segretari e altri tre di prima nomina, Antony Barbagallo (Pd), Orazio Ragusa (Udc) e Dino Fiorenza (Mpa), hanno diritto a una indennità di 2 mila euro, più 6 mila per gli addetti alla segreteria particolare e circa 3 mila per un «comandato».
Il tutto da aggiungere ai 12 mila euro e passa spettanti ogni mese.
Conti fatti e rifatti ieri alle 16.14 mentre in aula cominciava una seduta destinata a trasformarsi in un altro record visto che è stata chiusa alle 16.35.
Ma occupando i primi 5 dei 21 minuti di lavoro alla ricerca di uno di quei sei segretari del consiglio di presidenza, tutti assenti.
Tanto che s’è fatto avanti un volontario, Vincenzo Vinciullo, dissidente Pdl sospeso a Siracusa, in lite con Stefania Prestigiacomo: «Un segretario ci vuole. Che fare? Non è la prima volta».
E un sorriso ironico corre alla miracolosa norma che realizza la presenza dei deputati assenti.
Perchè quei sei e altri 26 deputati, cioè tutti i componenti dell’ufficio di presidenza, capigruppo e presidenti di commissione, sulla carta, sono sempre presenti per definizione.
E non soggetti alla trattenuta di 224,90 euro della diaria base di 3.500 euro.
Una «multa» prevista per tutti, tranne per i 32 titolari beneficiati dal refrain «non si vede, ma c’è».
Felice Cavallaro
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
COME DA COPIONE, ORA SI ASSISTERA’ ALLA LAPIDAZIONE SUL WEB DI CHI HA SPESO PIU’ DEGLI ALTRI, MEGLIO SE SONO TRA I “CRITICI”… PER ANDARE IN UNA TV PRIVATA CI VUOLE LA CARTA DA BOLLO… TRA POCO DOVRANNO INDICARE ANCHE IL NUMERO DEGLI STRAPPI DELLA CARTA IGIENICA?
«Non fate gossip, evitate di attaccare i vostri colleghi sulle cifre della diaria. Lasciate che sia la
Rete a giudicare».
La comunicazione interna diretta ai parlamentari a 5 Stelle, una sorta di decalogo intitolato «Istruzioni per evitare un nuovo caso diaria», è l’indice di una paura e il tentativo di porre rimedio a un possibile effetto boomerang: perchè, nel clima turbolento e ancora non del tutto pacificato dei gruppi, la diffusione dei dati personali, con la cifra individuale sui rimborsi, può scatenare l’ennesima caccia alle streghe, tra i virtuosi della rendicontazione e gli «spreconi» o presunti tali.
Per questo, lo staff invita a evitare la guerra intestina e a lasciare qualche, eventuale, lapidazione a quell’implacabile plotone di esecuzione che è la Rete.
Chi è invece già sottoposto al gioco al massacro è il deputato Alessio Tacconi, «lo svizzero», che si rifiuta di restituire diaria e indennità , giustificando le spese elevate con il costo della vita di Zurigo, dove abita con la moglie.
Per lui i giorni sono contati.
La somma ancora non è stata fatta, è questione di ore, ma l’ammontare si annuncia ingente: oltre un milione di euro, forse un milione e 200 mila euro.
Tutti soldi che i parlamentari a 5 Stelle hanno bonificato in un conto e che apparirà nel gigantesco assegno simbolico che verrà esposto il giorno del «Restitution day».
Slittato ormai molte volte («per difficoltà pratiche con le banche», giurano dalla comunicazione) sarà giovedì: prima una conferenza stampa e poi la cerimonia davanti a Montecitorio (assente, pare, Grillo).
Prima di allora, l’ufficio comunicazione renderà noto l’ammontare complessivo dei bonifici, con il risparmio in percentuale.
E il blog di Beppe Grillo dettaglierà i conti dei singoli parlamentari (a cui è stato «vietato» di pubblicare i dettagli su Internet), entrando nello specifico delle macrocategorie (affitto, vitto, trasporti etc).
Difficile pensare che non si chieda conto delle differenze nei bonifici, che già appaiono ingenti. La senatrice più parsimoniosa pare essere Giovanna Mangili, che si dimise (per una lite locale) poco dopo l’elezione e che però è rientrata, visto che le dimissioni furono respinte: 25 mila euro la somma restituita.
Pari a zero, invece, la diaria restituita da Tommaso Currò, noto per le sue posizioni critiche. Non per protesta o perchè sia particolarmente scialacquatore, ma semplicemente perchè ha dovuto anticipare la caparra e pagare l’agenzia immobiliare.
Tra i più virtuosi, ci sono i romani, come Alessandro Di Battista, che hanno già casa.
Luigi Di Maio ha restituito 11 mila euro.
Il fatto che tutti, Tacconi a parte, abbiano ottemperato il loro dovere a 5 Stelle, non vuol dire che tutto vada bene.
Perchè altri parlamentari sono pronti a uscire: «Del resto – spiega il capogruppo Nicola Morra – lo stesso Grillo aveva calcolato che avremmo perso un 10-15 per cento di parlamentari. Se calcoliamo il 10 per cento, sono 16 parlamentari».
Ne mancano, insomma, una decina.
All’assemblea dei senatori, in diretta streaming, si è assistito allo sfogo di Elena Fattori: «Non sto tranquilla», ha detto, riferendo la sua inquietudine all’uscita della senatrice Paola De Pin.
Insolitamente positiva, invece, Serenella Fucksia, che in passato non ha lesinato critiche: «Uscite in vista? Ma io veramente so di gente che vuole entrare. Con tutti i nostri difetti, e di difetti ne abbiamo, mi sembra che possiamo ancora crescere. La diaria? Non vorrei che il Movimento venisse ricordato perchè ha restituito dei soldi, ma perchè ha migliorato la vita della gente».
Posizione ragionevole. Che fa a pugni con i pasdaran sempre pronti a cavalcare l’ortodossia. Ma l’occasione del «Restitution day» è troppo ghiotta per non coglierla.
Poter affrontare gli italiani e raccontare che i parlamentari a 5 Stelle, unici in tutta la storia della Repubblica, hanno restituito denaro, e non un euro ma oltre un milione, è una mossa propagandistica non trascurabile, che non va oscurata da polemiche.
Anche per questo continuano i corsi di comunicazione: l’altro ieri un gruppo di parlamentari (tra i quali Paola Taverna) è tornato a Milano, da Gianroberto Casaleggio, a lezione di comunicazione tv.
Intanto, però, i rapporti con il piccolo schermo continuano a non essere buoni.
Quattro deputati – Massimo De Rosa, Claudio Cominardi, Giorgio Sorial e Maria Edera Spadoni – avevano dato la loro disponibilità per partecipare a Iceberg , su Telelombardia.
Ma sulla loro presenza è arrivato il veto della comunicazione.
Perchè i quattro avevano concordato la partecipazione con Daniele Martinelli, che nel Movimento ha compiti solo da videomaker.
E che, spiega Rocco Casalino, «non ha l’autorità per decidere queste cose. Abbiamo bloccato tutto perchè non ne sapevamo nulla».
Una «vicenda imbarazzante per i 5 Stelle», commentano dall’emittente.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 1st, 2013 Riccardo Fucile
ROBERTO COTTI INTERVIENE IN SENATO SU UN GROSSO TEMA POLITICO: MANCA UN PARCHEGGIO NEI DINTORNI, GLI VIENE VIETATO ENTRARE CON LA BICI IN SENATO, ALLA FINE RISULTA ASSENTE E PERDE 300 EURO DI DIARIA
E’ proprio vero: da quando Beppe Grillo ha portato la sua supersquadra in Parlamento, il livello del dibattito si è alzato.
Lo si capisce da questo intervento in Senato di Roberto Cotti, che impegna tutto il Senato in un grandissimo dibattito: quella mattina non ha trovato parcheggio per la sua bici, e la polizia gli ha perfino vietato di prendersi la bici in spalla e portarsela dentro il palazzo in ufficio.
Si sente discriminato: perchè gli altri senatori si portano bauli in stanza e lui non può portare la sua bici?
Cotti è arrabbiato, perchè non trovando parcheggio per la bici è arrivato in ritardo, lo hanno segnato assente e si è perso 300 euro di diaria.
Lancia così la sua battaglia per la bici in Parlamento, vietata per “ignoranza” o per “distrattezza”.
Forse meglio una battaglia per imparare la lingua italiana?
Franco Bechis
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Luglio 1st, 2013 Riccardo Fucile
AL SENATO I DISSIDENTI ADOTTANO LA LINEA DI DIMETTERSI UNO ALLA VOLTA… GRILLO SI PREPARA A MONETIZZARE IL SUO TOUR MONDIALE… ANCORA SI CERCANO DI SISTEMARE LE NOTE SPESE DELLA DIARIA
Beppe Grillo è stanco e partirà presto per una vacanza. Forse in Australia, dal figlio. Poi, dopo l’estate, il leader è pronto a lanciarsi in un tour mondiale. Le tappe sono ancora allo studio.
Si parla di Europa, ma soprattutto di Stati Uniti e Giappone. Forse anche Sud America.
Il comico genovese sta già raccogliendo materiale, perchè il progetto è ambizioso. Se andrà in porto, servirà a rilanciarsi professionalmente, visto che in privato Grillo non ha mai nascosto il danno economico causato dal temporaneo abbandono del palcoscenico.
Ma la tournèe sarà utile anche a rilanciare la sua immagine di leader politico.
Di certo in vista delle Europee. E delle Politiche, se la legislatura dovesse terminare prematuramente.
Come in ogni spettacolo targato Grillo, ci sarà spazio per la politica.
Quella italiana, spiegata però al pubblico d’oltre confine.
Sul blog ufficiale del comico, fanno notare i fedelissimi del leader, campeggia da anni la Union Jack britannica e la bandiera del Giappone. Basta un clic per tradurre i post in inglese e giapponese.
In Italia, invece, il Fondatore del M5S preferisce evitare tour a pagamento e limitarsi a show elettorali.
Per ora, comunque, Grillo desidera soprattutto andare in vacanza.
I suoi cercano di averlo a Roma prima della pausa estiva, ma la missione nella Capitale resta in bilico.
Dal blog, però, il leader torna ad attaccare il premier: «L’Italia è di fronte a un baratro, ma il governo è fermo come un paracarro. Capitan Findus sembra la versione aggiornata e minimalista della presentatrice tv Mariolina Cannuli».
I parlamentari grillini, intanto, si preparano – con più di qualche difficoltà – a tenere a battesimo il primo “Restitution day”.
Un po’ a causa delle resistenze dei malpancisti, un po’ perchè i bonifici on line al Tesoro non sono praticabili e occorre recarsi fisicamente in banca, fatto sta che la restituzione si fa ancora attendere.
Il gran giorno potrebbe essere giovedì, ma non è escluso che l’evento possa slittare ancora. L’idea, comunque,è di sventolare a due passi dall’uscio di Montecitorio un mega assegno di cartone da un milione di euro.
A tenere banco, intanto, è sempre la diaria. Crea tensioni e fibrillazioni, genera sospetti e cattivi pensieri.
A Montecitorio non è ancora risolto il “caso Tacconi”. Il deputato ha denunciato da tempo il caro vita di Zurigo e chiede di poter trattenere più denaro dei suoi colleghi.
A Palazzo Madama lo schema è differente.
Dicono addio uno alla volta, senza clamore. Il gruppo ha già perso quattro senatori e il timore del quartier generale grillino è che l’emorragia possa continuare.
In tempo per costituire in autunno una pattuglia autonoma in grado di sostenere un esecutivo senza il Pdl.
Fra i nodi ancora da sciogliere c’è anche quello dei contributi.
In assenza di una decisione dell’assemblea, alcuni senatori hanno deciso di accantonare comunque una parte dello stipendio per questa causa.
Fra i deputati, infine, gira voce che alcuni senatori abbiano esagerato con la nota spese.
Quando i dati diventeranno pubblici, non mancheranno di sottolinearlo.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile
NON STA BENE A GRILLO: E PER LA PRIMA VOLTA UN SONDAGGIO VIENE STRONCATO
C’è aria di rivolta tra i grillini romani.
Lo stop imposto da Beppe Grillo alla decisione presa martedì dalla rete di indicare il nome di un assessore per la giunta del sindaco Ignazio Marino non è piaciuto alla base del movimento, stanca di subìre pressioni indesiderate.
Ma soprattutto sbalordita dal fatto che, a più di 48 ore di distanza, da parte di Marcello De Vito, Daniele Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefà no, i quattro consiglieri pentastellati in Campidoglio, ancora non sia arrivata una sola parola di spiegazione sul perchè non abbiano rispettato, per di più dopo averlo chiesto, il parere dei militanti.
«E’ la prima volta che un sondaggio viene stroncato, e questa decisione ci ha messo in ginocchio», ammette un attivista.
In realtà ieri i quattro un post lo hanno pubblicato, ma solo per smentire le affermazioni fatte da Marino quando ha detto che sono stati loro a chiedergli di presentare il curriculum per un posto in giunta.
La questione vera, però, è un’altra e sia De Vito, candidato per il M5s alla poltrona di sindaco e ora capogruppo in Campidoglio, che gli altri, lo sanno bene.
Al sondaggio di martedì hanno partecipato più di mille attivisti, 800 dei quali hanno dato il via libera all’indicazione del nome.
«Perchè Grillo ha cambiato le carte in tavola?» si chiede adesso chi ha votato.
E soprattutto: «Perchè i nostri consiglieri hanno accettato il diktat? Siamo un movimento che vuole essere parte attiva in tutte le decisioni, se questa certezza viene meno, allora crolla tutto».
«Caro Beppe, ti stai sbagliando e non è la prima volta», ha detto subito Dante Santacroce, candidato regionale M5S.
«Non partecipare alla vita politica della città è l’unico suicidio reale che non possiamo nè dobbiamo permetterci».
E nelle comunicazioni interne tra attivisti ci sarebbe chi chiede le dimissioni dei consiglieri.
Se non le dimissioni, oggi i quattro potrebbero provare a rispondere alle domande degli attivisti con un comunicato.
Di sicuro sono a dir poco imbarazzati. «Ma dove abbiamo sbagliato? Abbiamo fatto tutto secondo le nostre regole, e poi siamo appena all’inizio del nostro lavoro, se cominciamo così…», si sono sfogati con lo staff.
In realtà il «caso romano» sarebbe solo l’ultimo atto dello scontro in corso anche nella capitale tra fedelissimi a Grillo e quanti, invece, reclamano una maggiore autonomia. Al punto che non manca chi ipotizza che dietro l’intervento del leader ci sarebbe in realtà la telefonata di qualcuno che lo avrebbe convinto che a Roma si stava per celebrare un’alleanza tra Marino e il M5S.
Da qui la decisione di agire subito, fin da martedì mattina, per scomunicare il sondaggio lanciato da De Vito tra gli attivisti.
E altre telefonate sarebbero seguite anche nel pomeriggio, durante la riunione fiume in cui i quattro consiglieri, uniti tra loro, avrebbero tentato per ore ma senza riuscirci di spiegare a Grillo quanto stavano tentando di fare.
Vale a dire un’operazione politica e non un’alleanza.
«Non si può continuare così», si sfoga un attivista.
«A Roma abbiamo circa 30 consiglieri municipali, mentre nei comuni di tutta Italia ci sono centinaia di consiglieri M5S. Non si può governare tutto da Genova seguendo le indicazioni di Grillo, perchè così si paralizza tutto».
Sabato 6 luglio in un albergo capitolino si terrà l’assemblea regionale del movimento e saranno presenti anche molti parlamentari.
Sarà l’occasione per parlare di come sono andate le elezioni e per affrontare il caso romano. Non è detto, però, che l’appuntamento non diventi anche il pretesto per una prima resa di conti tra le anime del movimento.
Carlo Lania
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Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile
L’ELETTA NEL LAZIO DENUNCIA LA SITUAZIONE INTERNA: “TRADITA L’IMPOSTAZIONE INIZIALE, SIAMO DIVENTATI PROPRIO QUELLO CHE ABBIAMO SEMPRE CRITICATO, CON UN SISTEMA FEUDALE CHE RESPINGE O ESPELLE CHI DISSENTE”
Ennesima defezione in casa 5 Stelle.
Dopo l’ultimo episodio qualche giorno fa del deputato Adriano Zaccagnini, è la volta della senatrice Fabiola Anitori, che ha deciso di passare al gruppo misto.
“Non riconosco più l’impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel partito personale dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea”, spiega la senatrice.
Sono così quattro i rappresentanti di Palazzo Madama a lasciare il Movimento, dopo l’espulsione di Marino Mastrangeli e Adele Gambaro e l’addio di Paola De Pin.
”Gli avvenimenti registrati all’interno del M5S negli ultimi mesi mi hanno profondamente segnata, peraltro in un periodo molto delicato della mia vita”, spiega Anitori, elletta del Lazio, facendo anche riferimento ad alcuni motivi personali di salute.
“Ogni tentativo di costruzione di una scelta politica, sulla base del confronto inteso come ricerca di punti di incontro, viene etichettata come tradimento o ‘inciuciò e ciò costringe ad un immobilismo ed una stagnazione che non porta da nessuna parte”.
“Io credo e ho creduto al messaggio politico del cambiamento da attuare, però, attraverso il confronto democratico, sia interno che esterno, che ritengo un valore, una virtù repubblicana irrinunciabile e che non ritrovo nel Movimento — conclude Fabiola Anitori — Per questo, nella profonda convinzione di continuare a portare avanti le idee e i principi condivisi con i miei elettori nel rispetto della Costituzione, annuncio la decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S per passare al gruppo Misto”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile
“SARESTE ESTREMAMENTE PIU’ POPOLARI SE LA SMETTESTE DI DEDICARVI UNICAMENTE A FAIDE INTERNE”
Un attacco in nome della trasparenza. 
Anonymous rivendica l’azione contro il sito della Casaleggio Associati (www.casaleggio.it).
E’ comparso al posto della home page un’immagine di Lulz Sec (hacker americano) e un link ad un comunicato stampa dove si spiegano i motivi dell’iniziativa.
Il sito del consulente di comunicazione e braccio destro di Beppe Grillo è stato defacciato (come si dice in termini tecnici) per dimostrare la debolezza del messaggio di trasparenza e uso della rete nella pratica.
Nel messaggio, riportato dal Corriere.it si legge: «Sareste estremamente più popolari e benvoluti se la smetteste di dedicarvi unicamente a faide interne e a decidere chi è la persona non grata della settimana. State diventando il cancro che vi eravate ripromessi di eliminare. Ma purtroppo come è noto il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe assolutamente».
Il sito è al momento inaccessibile, in gergo tecnico “defacciato“.
Non è la prima volta che il guru del M5S, il Movimento e lo stesso Grillo ricevono attacchi di questo tipo.
Il blog di Grillo è stato più volte attaccato dagli hacker, alcune caselle postali di parlamentari pentastellati violate e le “quirinarie”, elezioni online per scegliere il candidato al Quirinale, erano slittate per una manomissione esterna del sistema.
E poi il testo continua : “Le votazioni ed elezioni in rete, il megafono per tutti, il medium democratico per eccellenza Quirinarie, Il futuro è la rete…e vi fate pwnare così??? Offrite anche servizi di IT Security…è uno scherzo? It’s very very lulzy».
E prendono l’occasione per ribadire la distanza dall’attacco alle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle a maggio scorso e puntano il dito contro ex colleghi grillini accusati di aver agito a fini personali.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 27th, 2013 Riccardo Fucile
DIETRO IL NO A MARINO UNA STRATEGIA CHE PUNTA ALLA SUA SOVRANITA’ ASSOLUTA E A COMPIACERE BERLUSCONI
L’idea del «lavorare insieme», per il governo nazionale o per quello di un Comune, è il seme della democraticità , e presuppone un’umiltà di fondo: nessuno può pensare di aver ragione da solo e non è bene rifiutare a priori le proposte altrui.
Ignazio Marino, appena eletto sindaco di Roma, come aveva annunciato in campagna elettorale, sta cercando di allargarsi alle forze politiche e sociali che ritiene possano offrire qualcosa di buono alla città .
Per questo ha «aperto» ad una collaborazione che neppure significa alleanza politica con il Movimento Cinque Stelle, che si è presentato come forza di innovazione, offrendogli peraltro un’indicazione proprio sulla trasparenza e legalità .
Quale migliore occasione per mettere alla prova sobrietà , trasparenza e concretezza?
«In merito ad alcune iniziative dei consiglieri comunali di Roma si ribadisce che: il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze, nè palesi nè tantomeno mascherate, con alcun partito, ma vota le proposte presenti nel suo programma. L’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale che si è espressa durante le Parlamentarie e le Quirinalie e quindi il voto chiesto da De Vito (il candidato sindaco M5S a Roma, ndr) online non ha alcun valore».
Così parlò Beppe Grillo, liquidando il M5S romano e negandogli la possibilità di pesare nel nuovo corso post Alemanno.
E così Grillo ha anche liquidato qualsiasi proposta di confronto e sondaggio con la base locale, quella che ha fatto la campagna elettorale, ha chiesto e ricevuto i voti reali, ha creduto di poter davvero fare qualcosa di buono per la propria comunità .
E invece no, Grillo getta la maschera, lo fa sulla linea-Travaglio «collaborare = inciucio», e ferma qualsiasi reale ipotesi di confronto dal basso, negando anche l’idea (cui ormai nessuno crede più) che uno vale uno: da oggi è evidente che vale solo lui.
Per il M5S, nella consueta logica manichea tra buoni e cattivi, che riguarda ormai tutta la vita del Movimento, a partire dai gruppi parlamentari, è il momento di fare chiarezza: essere il braccio di Grillo, i suoi meri esecutori, oppure no?
L’occasione magistrale sarà il Restitution-Day, creatura perfetta, datata anche al momento giusto per non accavallarsi con eventi mediatici «altrui».
Mossa semplice di Grillo per mettere a tacere ogni polemica interna e ogni dissenso, e unire la base: i parlamentari che dissentono sono quelli attaccati a soldi e poltrone.
E viene così cancellata ogni polemica.
Da un lato i buoni, dall’altro i cattivi. Nessun distinguo e nessuna via di fuga.
Tutto questo però non serve all’Italia, non serve alle persone normali, a quelle che non arrivano a fine mese, a quelle che non hanno un lavoro nè una speranza di averlo, non serve ai ragazzi che devono scegliere se restare qui o andare all’estero, non serve alle imprese, non aiuta i terremotati, non risolve alcun problema sociale.
Prima smetteremo di farci prendere in giro da queste retoriche, meglio sarà per tutti noi.
Perchè da questo comportamento di Grillo, l’unico che ci guadagna è Berlusconi, il quale, in uno scenario senza alternative acquisisce, grazie non solo maggiore legittimazione, ma soprattutto potere di condizionamento politico in virtù dello stato di necessità .
P.S. Un tempo Grillo sbandierava che «uno vale uno» e lui era un semplice megafono. Bene, gli attivisti 5 Stelle romani hanno scelto di dare un nome a Marino. Lui, da megafono e portavoce, dovrebbe supportare questa scelta.
Invece… l’unica base che lui riconosce sono gli iscritti al suo sito.
Tradotto, vuol dire che anche a Roma gli attivisti non contano nulla.
Michele Di Salvo
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