Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
MILITANTE DEL MOVIMENTO FIN DALL’INIZIO, LAUREA E MASTER IN RELAZIONI INTERNAZIONALI, TONI PACATI… E’ UNA DELLE IMMAGINI FORTI E STIMATE DEI GRILLINI IN EMILIA
Quarantotto anni, consulente per enti pubblici, è la più anziana delle senatrici emiliane elette a
febbraio con il Movimento 5 stelle.
Adele Gambaro, la parlamentare sul punto di essere espulsa per avere definito Beppe Grillo il problema del Movimento 5 stelle, con una laurea e un master in relazioni internazionali in tasca, negli anni Novanta si trasferisce dalla sua Genova a Bologna, dove comincia a collaborare con la Regione per la promozione di progetti dell’Unione europea per le piccole e medie imprese
Al movimento di Grillo aderisce fin dalla nascita, facendosi le ossa in quello che per i 5 stelle è stato il più importante laboratorio politico: Bologna.
Si iscrive al meet up nel 2009, il Movimento è ancora agli esordi e i militanti attivi, quelli che non si perdono nemmeno un’assemblea, si possono contare sulle dita di una mano: “Per me il Movimento è una comunità di persone che hanno a cuore il benessere di tutti, che ambisce a migliorare la società , a renderla più equa e sostenibile” dice.
Toni pacati e mai sopra le righe, è l’esempio di come spesso i candidati a 5 stelle siano distanti anni luce dai modi di comunicare di Grillo.
Guai confondere Grillo col Movimento, almeno fino a oggi le personalità e le competenze erano separate.
E lo era anche il modo di fare politica. Con i risultati di febbraio, questi equilibri, sono decisamente scomparsi.
La storia di Gambaro, nella scalata alle istituzioni, inizia nel 2009 quando si candida alle elezioni comunali di Bologna.
Va male però: con il 3,2 % la lista civica a 5 stelle piazza a Palazzo d’Accursio solo un consigliere, Giovanni Favia.
L’anno dopo ci riprova, sempre in lista con Favia, per un posto nell’assemblea regionale. Anche lì non ce la fa.
La sua strada verso le istituzioni si apre solo due anni dopo, con le parlamentarie, le primarie online usate dal Movimento per scegliere i candidati per il Parlamento: con 148 voti si piazza al secondo posto della lista per il Senato, assicurandosi un posto certo a Palazzo Madama.
Pochi giorni prima si dice “consapevole di avere una enorme responsabilità nei confronti di chi mi voterà , degli iscritti al movimento, di tutti i cittadini italiani e, infine, della mia famiglia”.
Quando indosserà i panni della senatrice a 5 stelle, assicura, si muoverà come “un amministratore della cosa pubblica, esecutore delle istanze della cittadinanza, renderà sempre conto del suo operato a tutti i cittadini, anche attraverso alla rete”, e sarà pronta dopo 5 anni a lasciare il posto al suo successore.
Ma soprattutto lavorerà sodo, “studiando e informandosi, così da non arrivare alle sedute impreparata”.
In Senato è componente della commissione permanente Affari esteri ed emigrazione.
Ieri, sulla sua pagina Facebook, la senatrice è stata riempita di insulti.
Qualcuno che le chiede quanto sia stata pagata per questa uscita.
Invece, sul blog di Grillo, la situazione è diversa: non c’è un plebiscito. Assolutamente (e centinaia di commenti sfavorevoli a Grillo sono sistematicamente cancellati…n.d.r.)
Molti sono dalla parte del leader, altri invece chiedono a Grillo di abbassare i toni dello scontro e lo accusano di aver fatto ricorso “alle purghe” contro chi all’interno del Movimento manifesta dissenso.
“Ma non è che la risposta sia sempre buttiamoli fuori dal movimento, Scilipoti, epurazione ecc. ecc — fa notare Giacomo — si può parlare e condividere un pensiero oppure ogni volta che si dice una cosa bisogna aver paura che si venga mandati via dal movimento? ”.
“Cosa ci chiedi poi a fare se sei tu il problema? Vuoi sentire l’eco delle pecore? — chiede ‘Z x Zolfo’ — Queste sono purghe! Nè più nè meno. Epurazione del dissenso”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
“SIAMO TROPPO GRILLO-DIPENDENTI, NON DURIAMO UN’ALTRA LEGISLATURA”
Il senatore Bartolomeo Pepe, eletto in Campania, è uno di quelli – per intenderci – che votarono Piero Grasso disubbidendo a Grillo.
«Lo feci per tigna e non mi nascosi, lo dissi subito», rivendica sorseggiando un caffè alla buvette di Palazzo Madama.
Senatore ha sentito cos’ha detto la sua collega Adele Gambaro? Se i 5 Stelle hanno fatto flop alle amministrative la colpa è di Grillo. Il problema è lui.
«In assemblea non lo aveva mai detto, ma i suoi interventi, devo dire, erano sempre molto equilibrati».
Lei condivide le accuse?
«Guardi, dalle mie parti dicono “ogni capa è ‘nu tribunale”. Io invece dico semplicemente che siamo troppo Grillo-dipendenti. E Beppe, anche fisiologicamente non può reggere, non dura un’altra legislatura. Ha quasi 65 anni. Lei ce lo vede a 70 nelle piazze che si incazza ancora? Dureremo una legislatura. Siamo destinati ad autodistruggerci. Ma il fatto che siamo qui significa che abbiamo già vinto».
Ma Grillo sembra più stressato del solito.
«Non lo dica a me, io mi nutro di stress…»
Anche il M5S dà segni di nervosismo: i risultati del voto parlano chiaro.
«Le amministrative non sono come le politiche. Dalle mie parti sulle preferenze alle comunali decide ancora la camorra».
Alle vostre assemblee siete sempre meno.
«Ora che il lavoro è iniziato anche nelle commissioni è impensabile passare 3 ore in assemblea. Personalmente ho inventato un sistema: il pallometro».
Sarebbe?
«Ho comprato tre palle di quelle che si accendono e si spengono. Le tengo nel mio studio. Ognuna dura un’ora. Se si accende la terza vado via. Vuol dire che può bastare».
Claudio Marincola
(da “il Messaggero“)
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
CINQUESTELLE IN CROLLO VERTICALE, NON SOLO DEI VOTI MA SOPRATTUTTO DEGLI UTENTI DEL SUO BLOG
Grillo si scaglia contro Facebook, peccato che il 23% degli utenti del suo sito (e quindi dei suoi
utili) provengono proprio da Facebook.
«Attenti a Facebook, ci spiano»: la sparata in un comizio a Cagliari del M5S, movimento che proprio ai social network e alla rete deve la sua fortuna
Grillo contro i social network. «Avete visto Obama? Hanno ammesso che sono anni che spiano milioni di americani.. Lo fanno anche qua. Non usate Facebook, i dati vengono messi in un database.. stiamo attenti.. ai nostri deputati sono entrati nelle mail. Non era mai successo. Hanno alzato il tiro perchè sanno che il Movimento 5 stelle sarà un problema per l’Europa».
Parole che sorprendono quelle di Grillo, pronunciate ad Assemini, in provincia di Cagliari, e riferite alla bufera che ha investito l’amministrazione Obama per il controllo di dati telefonici e web.
E non importa che proprio sui social network e sulla rete il comico genovese e il suo guru Gianroberto Casaleggio siano riusciti lanciare le Cinque Stelle.
E non tranquillizzano nemmeno le parole di Zuckerberg che ha dichiarato «Facebook non fa e non ha mai fatto parte di programmi per passare informazioni sugli utenti al governo degli Stati Uniti, nè tantomento abbiamo mai concesso l’accesso ai nostri server».
Contrordine, cittadini: «Ora Facebook è il male».
Già a fine 2011 dal suo blog Grillo si scagliava contro il colosso di Zuckerberg. «Senza iscritti Facebook varrebbe zero. Se io e mio figlio, ad esempio, cancellassimo il profilo, il valore di Facebook diminuirebbe all’istante di 200 dollari. Il capitale sono gli utenti, i loro contenuti e le loro reti di relazione e non la piattaforma, ma Facebook è un mondo chiuso in se stesso nell’universo di Internet, chi vi entra non vi può più uscire», scriveva.
Ad andare giù dunque è anche il lato economico del rapporto, che monetizza la vita degli utenti attraverso immagini, dati e pubblicità sulle loro bacheche.
E se Grillo proprio su Facebook ha una delle pagine più condivise e cliccate, con oltre 1 milione e 300 mila like, da cui «diffonde il verbo», evidentemente l’amore con la piattaforma non è così ricambiato.
Anche ai suoi parlamentari, in occasione del vertice “segreto” in agriturismo il leader del M5S ha consigliato ai suoi deputati: «Non pubblicate sui social network elementi della vostra vita privata, ma solo l’attività parlamentare».
Un consiglio dato anche all’indomani delle polemiche per certe esternazioni dei cittadini proprio sulle pagine del social network. E non solo.
Per lanciare le proposte dei Cinque Stelle, negli anni Casaleggio ha incoraggiato l’uso di piattaforme alternative per il dialogo tra pentastallati. Una su tutte MeetUp, diventato uno degli strumenti più usati all’interno del Movimento – oltre al blog – per fare politica.
Mezzi grazie ai quali Casaleggio gestisce la comunicazione delle Cinque Stelle.
Insomma, la sparata di Grillo sorprende abbastanza.
Soprattutto se letta alla luce del fatto che uno dei cardini del Movimento è proprio la e-democracy, la famosa democrazia liquida che fa della rete il mezzo principale di espressione della volontà dei cittadini.
E soprattutto alla luce del fatto che Casaleggio nei suoi discorsi ha affermato: «Nel 2051 un referendum mondiale via clic cancellerà la pena di morte, nel 2054 la prima elezione planetaria in Rete farà nascere un governo chiamato Gaia. Scompariranno partiti politici, ideologie, religioni. «Ogni essere umano sarà padrone del proprio destino e il sapere collettivo sarà la nuova politica».
E stupisce anche alla luce delle polemiche nate sulla gestione del blog, sul quale migliaia di utenti si iscrivono ogni giorno per commentare le parole di Grillo.
Marta Serafini
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO FURIOSO: “CHI SIETE VOI? SENZA DI ME SARESTE ZERO”… MA DALLA RETE L’ACCUSANO: “SI’ IL PROBLEMA SEI PROPRIO TU”
Il «problema» non è l’uscita a gamba tesa di Grillo, la porta sbattuta in faccia, le urla che rimbombano sul blog.
Il problema al contrario è la calma. I
toni posati, le parole ferme, scandite lucidamente da Adele Gambaro, la senatrice emiliana che senza scomporsi ha spiattellato in faccia al suo leader una verità che molti suoi colleghi pensano ma non dicono: «Il problema caro Beppe sei tu che insulti mentre noi lavoriamo».
Parole covate dentro, che la Gambaro aveva già detto in una precedente intervista tra il primo e il secondo turno elettorale quasi ignorata.
PEONES SUL PIEDE DI GUERRA
Che il crepuscolo di Grillo sia già cominciato lo si legge nelle facce preoccupate dei fedelissimi. «Beppe era furioso, non si teneva, chi siete voi per parlare cosi? Senza di me sareste zero, niente!», riassume lo stato d’animo del capo, Claudio Messora, il responsabile della Comunicazione in Senato.
Si scopre così che l’uscita della Gambaro, all’indomani della dèbacle elettorale, tutto è tranne che un’improvvisata.
Proprio ieri i senatori avevano votato il nuovo capogruppo Nicola Morra. 24 i voti a favore, 22 quelli a Luis Alberto Orellana a cui sono andate le preferenze dei «dialoganti» e due astenuti. Come dire che il gruppo è spaccato, anche se Morra – fortissimamente voluto da Casaleggio – appena eletto si è affrettato a spiegare esattamente il contrario, («toni a volte aspri, l’importante è restare uniti, porteremo dei correttivi»).
Il caso Gambaro? «Raccoglierò tutti gli elementi e poi consulterò gli altri», ha risposto Morra, neanche fosse un detective dinanzi al corpo del reato.
Il risultato del voto, le incomprensioni col capo, il quarto dissidente che si sfila nel giro di pochi giorni. Il Movimento rischia di sfarinarsi molto prima del previsto, durare meno dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini che pure durò un lampo.
«Il maggior merito del M5S in questi primi mesi è stato aver influenzato positivamente le altre forze politiche», prova a rivendicare Vito Crimi.
La toscana Alessandra Bencini minimizza il tonfo siciliano, un crollo con percentuali da prefisso telefonico in capoluoghi come Catania, Siracusa e Messina, dove prima si superava ampiamente il 30%: «Nell’Isola la scheda è ballerina».
E ora? «Sono contraria alle espulsioni» lei prende posizione come Paola Nugnes, del resto.
Ed è una frase assolutoria che si sente dire a molti 5Stelle. «Sarà l’assemblea a decidere e il web a ratificare», ricorda Laura Bottici.
Ecco, il punto è questo. Che si stia preparando la fronda? Il momento, il minuto, l’ora della scissione? Il casus belli c’è già .
L’espulsione decretata online. Furnari, uno dei fuoriusciti tarantini non ha dubbi, «è una questione di tempo, imploderanno».
NE RESTERANNO 140
L’uscita a gamba tesa della Gambaro ha messo in moto ieri sera l’ennesima assemblea. «Alla fine dei 163 ne resteranno circa 140», calcola uno dello staff.
Grillo e Casaleggio sarebbero già preparati.
La Rete ribolle: «Sì, Beppe, se vuoi saperlo per me il problema sei stato proprio tu che in passato eri il mio idolo», si legge in rete.
O anche: «Bravo… continua a cacciare chiunque dica qualcosa contro, e tra un po’ non ci sarà più nessuno…».
Mentre il gruppo dei pasdaran va dritto per la sua strada: «Grillo è patrimonio mondiale dell’umanità , come le Dolomiti», è la carezza del neo presidente alla Vigilanza Rai, Fico. «Abbiamo tanti nemici all’esterno, ma da sempre il vero pericolo è all’interno», dichiara guerra anche il pacioso Alessandro Di Battista.
Per tutti la consegna è del silenzio, ma da ieri anche chi parla poco potrebbe generare sospetti.
Claudio Marincola
(da “il Messaggero“)
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Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile
LA SENATRICE NON TORNA INDIETRO: “I SUOI POST VIOLENTI CI FANNO MALE, MI SONO SCOCCIATA E QUELLO CHE DOVEVO DIRE L’HO DETTO ANCHE IN ASSEMBLEA, TUTTI LO SAPEVANO”
“Mi sono scocciata di questi post violenti di Grillo”. Non è ancora arrivata la scomunica ufficiale
di Beppe Grillo, ma la senatrice Adele Gambaro ha già sfidato il Capo in diretta televisiva.
Cammina nervosamente verso l’Aula del Senato.
Lì, seduta tra colleghi che per un po’ fanno finta di nulla, leggerà il post con il quale il leader la invita a togliere il disturbo.
Non distoglie mai lo sguardo, che resta immobile a fissare i banchi della Presidenza. Tormenta un foglio di carta, sussurra di tanto in tanto qualcosa alla vicina di banco. Da come risponde prima di varcare la soglia dell’emiciclo, però, sembra avere già chiaro come finirà .
Di certo, non arretra di un millimetro e rivendica quanto consegnato alle telecamere di Sky.
Senatrice, sta pensando di rettificare?
“Cosa devo rettificare? Ho detto quello che penso. E non rettifico cose che penso”.
Ha detto cose pesanti contro il leader unico del movimento. L’ha sfidato. E per di più dal piccolo schermo.
“Io mi sono scocciata di questi post violenti di Grillo che ci fanno solo del male”.
In che senso? Dov’è che sbaglia?
“Ci ha lasciato qui, in Parlamento, da soli. Lui deve capire che noi siamo qui da soli a rispondere di tutto”.
Scusi ma non ha provato a sentirlo? Una chiamata, magari.
“Mi sono fatta dare il numero di Grillo. Ho cercato di chiamarlo. Ho tentato più volte.
Niente, non mi ha mai risposto”.
C’è chi obietterà : poteva lamentarsi in assemblea.
“Le cose che avevo da dire le ho dette. Ho parlato in assemblea e nel forum. Tutti sapevano”.
E il risultato elettorale delle Comunali?
“Due comuni al M5s non sono un successo, ma una dèbà¢cle elettorale. Inoltre ci sono percentuali molto basse”.
State pagando colpe del leader?
“Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è Beppe Grillo”.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
POI SCATENA LA CORTE DEI SERVI: “I NEMICI INTERNI SONO IL VERO PERICOLO”… IL DITTATORELLO DELLA REPUBBLICA DI SANT’ILARIO NON AMMETTE CRITICHE
Un invito ad andarsene.
Beppe Grillo non accetta le critiche della senatrice Adele Gambaro intervistata da SkyTg24 e chiede la sua espulsione.
“Ha rilasciato”, scrive il leader sul blog, “dichiarazioni false e lesive nei miei confronti, in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso Movimento 5 Stelle. Per questo motivo la invito per coerenza a uscire al più presto dal Movimento”.
L’articolo dal titolo “Quando uno non vale niente“, attacca la parlamentare, definendola “una che usa il progetto di milioni di italiani per promuovere se stesso e assicurarsi un posto al sole. Per questo è una che non vale proprio niente”.
All’origine della discussione, le dichiarazioni di Gambaro in televisione di poche ore prima, quando aveva manifestato un disagio nei confronti dei metodi comunicativi dell’ex comico.
“Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento”, ha detto la senatrice dell’Emilia Romagna. Subito dopo il tonfo elettorale in Sicilia, senatori e deputati hanno cercato di individuare le cause della perdita di voti.
“Mi chiedo”, ha continuato Gambaro, “come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è Beppe Grillo”.
Avanti i lecchini.
Duri i commenti dei colleghi della Gambaro, anche c’è chi assicura che i suoi disagi non siano isolati ma riguardino una nutrita parte del gruppo.
“Ricordo alla senatrice”, ha scritto Manlio Di Stefano, deputato della Lombardia sulla sua pagina pubblica: “che se si trova oggi in Parlamento a esprimere le sue riflessioni da politico navigato lo deve al Signor Beppe Grillo e a tutti gli attivisti che partendo dalle sue parole hanno costruito tutto questo. La invito a una doccia di umiltà ”.
Così il deputato Giorgis Sorial che si augura ci possa essere una discussione in assemblea: “Espulsione? Insieme va discusso il comportamento di alcuni, in realtà pochi, parlamentari che mettono in difficoltà il gruppo ed oscurano il nostro lavoro. Beppe ha la nostra solidarietà e a breve faremo un comunicato congiunto”.
Contrario alla cacciata a priori anche Ivan Della Valle che dice: “La senatrice faccia una seria riflessione. Se pensa che il problema è Grillo, deve capire se vuole ancora far parte di un Movimento dove il 99% dei componenti non la pensa come lei. E’ una riflessione che spetta a lei”.
Si unisce al coro Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera: “O è in cattiva fede o ha sbagliato gruppo”.
Infuriato è invece Alessandro Di Battista, deputato e tra i fedelissimi di Grillo: “Abbiamo tanti nemici all’esterno, ma da sempre il vero pericolo è all’interno, abbiamo la possibilità combattendo di cambiare la storia di questo paese in macerie e tu accusi Beppe, un esempio di attivismo, un italiano che rischia la vita per far diventare questo paese normale? Non ho parole senatrice”.
Ma la posizione di Adele Gambaro non è isolata.
In molti negli ultimi mesi hanno espresso disagi per i toni forti dell’ex comico genovese.
“A volte”, dice Aris Prodani, “le sue dichiarazioni ci mettono in difficoltà ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
ADELE GAMBARO: “COME PUO’ PARLARE MALE DEL PARLAMENTO SE QUI NON L’ABBIAMO MAI VISTO. SCRIVA DI MENO E OSSERVI DI PIU'”… GRILLO ALLE CORDE: “DITEMI SE IL PROBLEMA SONO IO”
“Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto
quelli contro il Parlamento”. Adele Gambaro, senatrice dell’Emilia Romagna, in diretta su SkyTg24 attacca duramente il leader del Movimento 5 Stelle. A poche ore dal tonfo elettorale in Sicilia, senatori e deputati cercano di individuare le cause della perdita di voti.
“Mi chiedo”, ha continuato Gambaro, “come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è Beppe Grillo”.
Una dichiarazione che non ha lasciato indifferente l’ex comico genovese.
E nel giro di qualche minuto scrive sul sito: “Vorrei sapere cosa pensa il Movimento 5 Stelle di queste affermazioni, se sono io il problema”.
Una colonna di lato che chiede i commenti degli attivisti.
Poco prima sul suo blog il leader a 5 Stelle commentava con toni amareggiati il risultato elettorale: “Lo spettacolo è osceno e inquietante, e attrae sempre meno spettatori, la gente non ha più voglia di pagare il biglietto, di votare. Questo o quello pari sono. Elezione dopo elezione il disgusto sale”.
Parole che rievocano l’articolo di fine maggio. Parlava del flop alle amministrative e individuava due “Italie”, una che vive di politica e una dimenticata di lavoratori autonomi, studenti e precari: “Si sta condannando il paese a una via senza ritorno. Vi capisco avete fatto bene”, diceva in modo ironico.
Un tipo di analisi che ha lasciato perplessa la senatrice Adele Gambaro, che ora sottolinea: “Noi il lavoro lo stiamo facendo e questo non viene percepito. Invece di incoraggiarci, scrivendo questi post ci mette in cattiva luce. Credo che altri all’interno del Parlamento abbiano le mie stesse idee. Il disagio c’è ed è evidente, ma non arriva a un dissenso vero e proprio”.
“Il Movimento è Grillo“, ha spiegato ancora Gambaro, “e forse è lui che dovrebbe ragionare su quanto fatto in questi tre mesi. Non metto in discussione la sua leadership, ma se fossi in Grillo rifletterei molto attentamente. Perchè sono stati commessi errori molto gravi”.
Quindi, sull’esito elettorale alle amministrative, ha aggiunto: “Due comuni al M5s non sono un successo, ma una debacle elettorale. Inoltre ci sono percentuali molto basse”.
Secondo la senatrice 5 stelle, “bisogna cambiare radicalmente il modo di porsi. Le idee sono buone e forse siamo ancora in tempo per recuperare. Certo i risultati delle amministrative non sono incoraggianti”.
E’ la più anziana delle senatrici emiliane, 48 anni e consulente, è nata a Genova, ma vive a Bologna con marito e due figli.
Stimata dal gruppo, nei giorni scorsi aveva già fatto discutere per alcune considerazioni moderate sulle voci critiche di una parte dei parlamentari : “Il dissenso va ascoltato e non represso“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
TIZIANA PITTAU PER DUE MESI HA SOSTITUITO LA COLLEGA MANGILI, MA LE DIMISSIONI DI QUEST’ULTIMA SONO STATE RESPINTE E COSI’ LEI E’ RIMASTA FUORI DAL PARLAMENTO: “IL GRUPPO MI HA ABBANDONATA”
Passi il non-partito, passino pure il non-leader e il non-statuto.
Ma la non-senatrice, forse, è ai limiti della realtà .
Eppure è così che si definisce Tiziana Pittau, attivista del Movimento Cinque Stelle e per due mesi «parlamentare fantasma».
Sedotta con l’illusione di essere una di loro e poi abbandonata a se stessa dal gruppo dei senatori grillini.
Sospesa in un limbo tra Palazzo Madama e Castellanza, il paese del Varesotto in cui vive e dove per tutti ormai è «la senatrice».
Ora però Tiziana, madre di due figlie, chiede due cose: prima di tutto «che mi venga restituita la dignità di normale cittadina».
E poi, magari, anche «l’indennità da parlamentare e il rimborso delle spese sostenute». Gli scontrini sono pronti, ma da Vito Crimi in giù i suoi non-colleghi del Movimento fanno orecchie da mercanti.
Ah, cara diaria.
Tutto inizia i primi giorni di marzo, quando la senatrice del M5S Giovanna Mangili annuncia di voler rinunciare al seggio.
«Motivi personali» spiega lei. «Dissidi interni tra correnti» svelano i rumors.
Poco conta: fuori la Mangili il suo posto spetta al primo dei non eletti in Lombardia. Tiziana Pittau, 45enne sarda trapiantata a Varese, viene arruolata tra le truppe grilline a Roma.
«Ho lasciato la mia attività , un’agenzia turistica online, affidandola a un’altra persona — racconta la non-senatrice — perchè la nostra filosofia è chiara: impegno politico a tempo pieno».
E infatti Tiziana dedica anima e corpo all’attività parlamentare: le riunioni del gruppo a Roma, le votazioni, la mailing list.
«Ero inglobata in tutto e per tutto nel gruppo e nelle decisioni».
Manca solo una cosa: sedersi in quell’aula dai velluti rossi.
Questione di giorni, sembra: prima il Senato deve votare le dimissioni della senatrice Magili.
Che però vengono bocciate, due volte. E la Mangili decide così di cambiare idea e torna a fare la senatrice. Anzi, inizia a fare la senatrice.
A quel punto — siamo all’inizio di maggio — nel gruppo dei senatori Cinque Stelle non c’è più posto per Tiziana Pittau.
«Sono stata estromessa dai processi decisionali, ma nessuno si è preso la briga di definire la mia situazione».
Dall’uno vale uno, all’uno vale l’altro.
«Tornata alla vita di tutti i giorni – racconta delusa – ho parlato direttamente con Giovanna, per risolvere la questione dello stipendio tra di noi, relativamente al periodo in cui l’ho sostituita».
Ma lo scambio di «indennità » non va in porto.
«Purtroppo — spiega la non-senatrice — aveva già versato al nostro fondo tutta l’indennità dei due mesi di assenza».
La palla passa quindi al gruppo dei senatori. Che si rivela un muro di gomma.
«Ho scritto alla segreteria, al gruppo comunicazione e a tutti i singoli senatori per chiedere di mettere all’ordine del giorno delle riunioni il mio caso. Un buco nell’acqua». Nessuna risposta ufficiale: «C’è troppa superficialità nella gestione del gruppo, tanta improvvisazione. Avevamo uno slogan: nessuno deve rimanere indietro. Ecco, io posso dirlo: mi hanno lasciata indietro».
Marco Bresolin
(da “La Stampa“)
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Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
DIVISI ANCHE SULLA PARTECIPAZIONE AI FUNERALI DEL MILITARE ITALIANO
Poco prima dell’ennesima assemblea congiunta, Massimo Artini incontra Massimo Baroni e i due
si abbracciano a lungo: «Ne avevamo bisogno, c’è stato troppo nervosismo».
Gesto che la dice lunga sullo stato d’animo dei parlamentari a 5 Stelle, scossi dall’addio di Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, ma anche dal velenoso seguito a base di insulti e persino minacce (online).
Ma questo non pare che l’inizio, visto che si vocifera di altri addii imminenti.
La strategia del Movimento, a questo punto, è di incoraggiare chi non condivide più la linea perchè, come spiega Carla Ruocco, chi è irrequieto rischia di «inquinare».
E la stampa non aiuta: tanto che Riccardo Nuti ha fatto una dura requisitoria contro chi rilascia interviste «sgradite».
E Alessio Villarosa, nel frattempo, sta ultimando un dossier contro «gli errori» dei giornalisti.
L’assemblea, presenti 80 su 160, era stata indetta con un ordine del giorno sibillino: «Chiarimenti sul comportamento fuori e dentro il gruppo rispetto alle decisioni assembleari».
Frase accolta da molti come l’ennesimo tentativo di bloccare qualunque forma di pensiero non in linea con i vertici.
Si è cominciato con cautela, parlando innanzitutto dell’annosa questione: a quale fondo destinare il surplus della diaria?
Si è deciso per la Tesoreria dello Stato, in un fondo che dovrebbe essere riservato all’abbassamento delle tasse.
Ma la questione ne lascia in sospeso un’altra, più rilevante: restituiranno tutti la parte di diaria non rendicontata?
Nessuno vuole mostrarsi in polemica sui soldi.
Ma questo non significa che tutti siano pronti a restituire il denaro. Anzi.
Le prossime fuoriuscite, se ci saranno, saranno ammantate da ragioni di dissenso politico
Quello che sembra certo è che se emorragia dev’essere, la linea è provare ad accelerarla.
Lo ripete da tempo il capogruppo Riccardo Nuti e lo ha ripetuto ieri Alessandro Di Battista: «Noi non cacciamo nessuno, ma se qualcuno vuole uscire, si accomodi».
Le motivazioni di dissenso non mancano.
Ieri, per esempio, c’era da commemorare il militare italiano ucciso in Afghanistan. Diversi esponenti hanno presenziato ai funerali, a cominciare dal vicecapogruppo Alessio Villarosa.
Eppure anche su questo si sono registrati mugugni. Qualcuno avrebbe volentieri evitato di presenziare a un evento che si ricollega a una missione considerata di guerra.
Tra questi il senatore Marco Scibona, che raccontano infuriato.
Ma il vero problema è la linea politica.
L’interventismo verbale di Beppe Grillo non piace a tutti. E alcuni vorrebbero una presa di posizione del gruppo, per prendere ufficialmente le distanze dal «megafono», ormai troppo ingombrante.
Superate le amministrative, non è escluso che si arrivi a un voto in assemblea.
Così come non è affatto chiusa la questione Stefano Rodotà , ricusato da Grillo a causa di qualche garbata critica al Movimento.
Ieri il professore ha partecipato a un’assemblea con Laura Boldrini sul tema del web, intitolato «Parole libere o parole d’odio».
Difficile non vedere riferimenti ai 5 Stelle.
Eppure erano ben sei i parlamentari presenti.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)
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