Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
24 VOTI A FAVORE, 22 CONTRARI, 2 ASTENUTI: IL CANDIDATO VOLUTO DA GRILLO E CASALEGGIO VINCE SOLO PER SOFFIO SUL “DIALOGANTE” ORELLARA
Nicola Morra è il nuovo capogruppo 5 stelle al Senato.
Nel ballottaggio ha ottenuto 24 voti.
Mentre lo ‘sfidante’, Luis Orellana ne ha conquistati 22. Due le schede bianche.
E il moVimento si è spaccato.
A Palazzo Madama, rigorosamente in streaming, è stata giocata la partita tra il dialogante Luis Orellana e il più vicino alla linea del quartier generale di Grillo, Nicola Morra.
In palio c’era il ruolo ma anche un deciso cambio di rotta della linea politica finora tracciata da Vito Crimi.
“Come da impegni sottoscritti con gli elettori – si legge nella nota diffusa ieri dai grillini – volge infatti al termine il mandato di Vito Crimi, che domani relazionerà sui primi tre mesi di attività del gruppo parlamentare al senato del movimento 5 stelle”.
Alla fine degli interventi dei due candidati in ballottaggio è stato trasmesso un video di commiato del capogruppo uscente Crimi, poi è iniziata la votazione a scrutinio segreto.
Ma il risultato inatteso ha finito per gelare i vertici Cinquestelle. segnale evidente che “nulla sarà più come prima”.
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Giugno 10th, 2013 Riccardo Fucile
CATANIA: DAL 31,9% DELLE POLITICHE PASSA AL 3,1%… MESSINA: DAL 27,7% AL 2,68%…. RAGUSA: DAL 40,9% AL 16,29%… SIRACUSA DAL 35,3% AL 6,43%
MESSINA Ore 20,45
Dopo 55 sezioni scrutinate su 254 a Messina il candidato sindaco del centrosinistra Felice Calabrò è al 52,21% e in questo momento eviterebbe anche il ballottaggio diventando il nuovo sindaco di Messina, memtre il candidato del centrodestra Vincenzo Garofalo si attesta sul 19,20%, il pacifista Renato Accorinti con la sua lista civica si attesta al 21,39%, la candidata del movimento Cinque Stelle Maria Cristina Saija crolla al 2,68%, il candidato di Nuova Alleanza il 2,65% e infine il candidato del movimento Reset Alessandro Tinaglia raggiunge l’1,8%.
CATANIA Ore 20.19
Risultati di 72 sez su 335 – Bianco (Pd) 51%, Stancanelli (Pdl) 35,72, Caserta 7,9, Iannitti 1,8 (M5S) , D’Urso 0,44 – Adorno 3,1
SIRACUSA – Ore 20.33
Prosegue lo scrutinio a rilento per via di alcuni problemi riscontrati nella redazione dei verbali.
Sempre avanti l’esponente del centrosinistra Giancarlo Garozzo con il 31,34%, vicino Paolo Ezechia Reale col 27,03%.
Più staccato Edy Bandiera, sempre più lontano dal ballottaggio con il suo 20,69%. Molto lontano il Movimento cinque stelle, fermo al 6,43%.
Seguono Giovanni Briante al 5,1%, Santi Pane al 4,6%, Giuseppe La Torre al 3,2% e Francesco Greco al 2%.
RAGUSA Ore 22.12
Mancano esattamente 20 sezioni all’appello.
In testa ancora Giovanni Cosentini col 28.1%. Prosegue il testa a testa tra Federico Piccitto (M5S) col 16.3% e Franco Antoci (Pdl) col 15% per aggiudicarsi il ballottaggio con l’esponente del centrosinistra.
Diminuisce il gap fra Federico Piccitto (M5S) e Franco Antoci (Pdl) che seguono Giovanni Cosentini fermo al 28%: 3714 i voti ottenuti, al momento, dal grillino rispetto ai 3455 di Antoci.
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Giugno 9th, 2013 Riccardo Fucile
“E’ PERICOLOSO DELIGITTIMARE LE ISTITUZIONI”
«Così Beppe colpisce anche noi».
Tommaso Currò, deputato di 5 stelle che rivendica la libertà di pensiero nel movimento, stavolta non vorrebbe parlare.
«Ogni volta, quante polemiche… ». Poi accetta.
Per dire la sua sull’ultima uscita di Grillo contro il Parlamento «maleodorante » («Va difesa e non offesa la centralità delle Camere») e per segnalare il rischio che, a forza di picconate, «si scardinino le istituzioni rappresentative».
Per criticare gli attacchi ai giornalisti e per aggiungere che, forse, «è stata tradita la voglia di cambiamento dei nostri elettori».
Ma Currò ci tiene a far sapere di non essere in fuga da M5S.
«Resto qui a dare il mio contributo. Anche in minoranza».
Parlamento «da seppellire». Come giudica un deputato grillino queste affermazione del leader di M5S?
«Grillo dovrebbe capire che quando dice queste colpisce anche deputati e senatori del movimento. In ogni caso, per la mia breve esperienza alla Camera, posso dire che vedo colleghi volenterosi e competenti».
Grillo dice che il Parlamento è incostituzionale perchè figlio di una legge incostituzionale.
«Per carità , è vero che il Porcellum fa schifo ma anche quando fosse incostituzionale non significa che è illegittimo il Parlamento in carica. La legge è stata promulgata dal Capo dello Stato, la Corte costituzionale mica può far decadere Camera e Senato. Bisogna lavorare per creare le condizioni politiche utili ad attuare la riforma elettorale. Certo, con un governoPd-Pdl c’è poco da sperare».
In molti hanno avuto gioco facile nel bollare come autoritario e fascista l’intervento del capo di 5 stelle.
«Pur capendo le ragioni del suo intervento, dico che occorre stare attenti: se si delegittima l’istituzione rappresentativa, il rischio èche si facciano avanti altre forze, a cominciare da quelle strutture tecnocratiche che combattiamo. Bisogna difendere invece la centralità del parlamento».
Ormai da parte di Grillo è un crescendo di attacchi, con toni ed espressioni sempre più violenti.
«È evidente, ormai, che ogni parola ha un significato che si riverbera nella vita dei cittadini e della società . Il mio invito, non solo a Grillo, è quello di fare tesoro di questa considerazione».
C’è un malessere evidente nei gruppi di M5S. Segnalato anche dall’addio di Labriola e Furnari.
«Non accuso di nulla i due ragazzi passati al misto. Avrannoavuto le loro ragioni, forse potevano spiegarle meglio. È inaccettabile invece il linguaggio usato sul blog dai militanti che li contestano: questa è un’anomalia del M5S».
Un’altra, ammetterà , è l’atteggiamento nei confronti della stampa. Ora c’è il via libera alla presenza nei talk show. Lei andrà ?
«Guardi, quella di partecipare alle trasmissioni televisive non è stata una decisione partita dal basso. Io resto libero di esprimere il mio pensiero sugli organi d’informazione che voglio. È il giornalismo a controllare la politica, non viceversa».
È vero che è in atto una fuga da 5 stelle?
«Io non ho sentore di altri abbandoni. Quanto a me, non penso proprio di lasciare. Faccio il mio lavoro e credo ancora che bisogna ri-nobilitare la politica. Anche a costo di pormi in minoranza ».
Crede in una rivincita nel voto siciliano dopo il flop di due settimane fa?
«Io non so se il calo alle amministrative sia stato fisiologico, forse i nostri elettori si aspettavano un grande cambiamento che non è arrivato. Ma credo che in Sicilia andrà meglio».
Emanuele Lauria
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Giugno 9th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO RICORDA AI PARLAMENTARI DUBBIOSI E AL SUO ELETTORATO, OGGI CRITICO, I MOTIVI DEL VOTO… NOI GLI RISPONDIAMO PUNTO PER PUNTO
Grilo: “C’è chi ha votato il M5S perchè credeva nei miracoli”
E ora non lo vota più perchè i miracoli non esistono e chi li predica è quasi sempre un millantatore
Grillo “C’è chi ha votato il M5S perchè non ce la faceva più di essere preso per il culo”
E ora non lo vota più perchè essere presi per il culo una volta è più che sufficiente
Grillo: “…perchè era esodato, precario, disoccupato, sfrattato”
E tale è rimasto
Grillo: “… perchè voleva un cambiamento, non importa quale, l’importante era voltare pagina, meglio un salto nel buio di un suicidio assistito”
E ora non intende votare una corte di miracolati senza un programma concreto a cui non importa quale cambiamento perseguire
Grillo: “C’è chi ha votato il M5S perchè non guardava la televisione”
E non aveva avuto quindi occasione di ascoltare ogni giorno le cazzate che diceva Grillo
Grillo: “…perchè il M5S si tagliava gli stipendi”
E invece si è accorto che un deputato Cinquestelle percepisce in realtà 11.200 euro contro i 13.700 degli altri colleghi
Grillo: “… perchè aveva visto troppe volte Floris, la Gruber, Vespa e Formigli in televisione”
E ora li ha rivalutati dopo aver ascoltato la Lombardi e Crimi
Grillo: “C’è chi ha votato il M5S perchè Travaglio era una brava persona”
E poi ha scoperto il legame interessato di chi vende i suoi libri attraverso il blog di Grillo
Grillo: “…per avere la certezza di liberarsi di Napolitano”
E poi si è accorto che i Cinquestelle hanno fatto di tutto perchè rimanesse al suo posto
Grillo: “… perchè voleva la giustizia sociale con l’introduzione del reddito di cittadinanza
E poi ha capito che è una palla mediatica perchè costerebbe almeno 10 volte il ritiro dell’Imu che è già insostenibile per le casse dello Stato
Grillo: “… perchè in Italia non esisteva un’informazione libera”
E infatti nessuno ha ancora fatto luce sui guadagni milionari del blog di Grillo, organo ufficiale Cinquestelle
Grillo: “… perchè solo i pazzi possono cambiare la Storia”
Ma possono anche causare sanguinose guerre civili e portare l’Italia sul solco della tragedia del popolo greco
Grillo: “…perchè il M5S veniva infangato ogni giorno dall’Unità e da Repubblica, ma anche dal Giornale e da Libero, per relegare finalmente Berlusconi nella spazzatura della Storia”
E ora si è accorto che il suo voto ai Cinquestelle è servito solo per far risorgere Berlusconi
Grillo: “… c’è chi ha votato il M5S perchè i ragazzi del M5S avevano una faccia pulita”
E pra si è reso conto che oltre la faccia necessita anche il cervello e la preparazione
Grillo: “… c’è chi ha votato il M5S credendo di delegare invece di partecipare”
E non lo vota più da quando ha capito di essere entrato in una caserma diretta da comico-caporale che si crede generale
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Giugno 9th, 2013 Riccardo Fucile
ORMAI E’ SFIDA TRA ORTODOSSI E DIALOGANTI… ATTESA PER LA SCELTA DEL NUOVO CAPOGRUPPO AL SENATO
La consueta riunione grillina del giovedì non è stata ancora convocata.
L’ultima volta, disertata da mezzo gruppo parlamentare, è stato un mezzo flop.
Un segnale, forse, del cronico malessere che fiacca il Movimento cinque stelle.
Ormai basta poco per far saltare i nervi: un comunicato stampa del gruppo rilanciato all’insaputa di tanti deputati o un post al vetriolo di Paolo Becchi.
Se alla Camera la tensione è alle stelle, al Senato si prepara l’atteso ballottaggio per scegliere il nuovo capogruppo.
La sfida divide ortodossi e dialoganti ed già diventata terreno di scontro tra le due anime del grillismo.
L’addio di Vincenza Labriola e Alessandro Furnari ha scosso le truppe grilline.
Ma la reazione del gruppo cinquestelle le ha divise. Scatenando una rivolta.
Quando infatti — venerdì mattina — le agenzie battono la durissima presa di posizione contro i due deputati, in molti cadono dalle nuvole.
Quasi nessuno era stato avvertito, perchè solo una manciata di fidati grillini aveva elaborato il testo della discordia.
E infatti in pochi minuti parecchi deputati, sfruttando i canali di comunicazione interna, prendono le distanze.
Sul banco degli imputati finiscono il capogruppo Riccardo Nuti e alcuni suoi fedelissimi. Perchè un conto è ‘salutare’ i transfughi con ironia, altro è indicarli come scansafatiche attaccati alla diaria.
Qualcuno chiede una rettifica. Ma nelle mail scambiate fra deputati il malessere lambisce la conduzione del gruppo.
«Decidono sempre gli stessi, è una gestione troppo verticistica», ripetono i malpancisti. Su Facebook Aris Prodani sintetizza così: «Detesto la caccia allestreghe… e non mi considero una strega. Beninteso».
Sono segnali. Come anche il nervosismo diffuso per il complicatissimo vademecum inviato ai grillini per rendicontare al meglio le spese.
Pippo Civati, pontiere democratico, descrive il malessere: «Penso che alcuni di loro non siano più disposti a farsi trattare così. La fibrillazione aumenta. L’addio dei due deputati potrebbe fare scuola…».
Civati continua a sondare riservatamente i dissidenti, che intanto restano alla porta in attesa solo del momento giusto per lasciare.
Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco arriva anche l’ennesimo post del filosofo Paolo Becchi.
Dal governo Monti in poi il Colle «ha potuto esercitare di fatto un potere amplissimo». «Non viviamo anche noi, in Italia, in una situazione di colpo di Stato permanente?», domanda, contestando la commissione di saggi per le riforme.
Non tutti, però, gradiscono. Non è tanto un problema di contenuti, ma di metodo.
Come precisa Alessandra Bencini, «Becchi non è portavoce, è un semplice simpatizzante».
Un suo collega, Francesco Campanella, aggiunge: «Colpo di Stato? Non amo espressioni del genere».
Il deputato Walter Rizzetto, invece, si limita a sottolineare: «Non ho letto Becchi. Più in generale, è un momento delicato e bisognerebbe concentrasi di più sul lavoro e meno sulle parole. E comunque volere il confronto non significa essere dissidenti».
A Palazzo Madama, intanto, si attende il ballottaggio per la successione di Vito Crimi. Entro giovedì si scontreranno Nicola Morra e Luis Orellana, gradito alla fazione più dialogante e inquieta.
La sfida sarà a viso aperto, anzi a telecamere accese: l’ultimo appello al voto si terrà infatti in diretta streaming.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Giugno 9th, 2013 Riccardo Fucile
“OBIETTIVO UN NUOVO MOVIMENTO SENZA GRILLO E CASALEGGIO, PIU’ LIBERO E DI SINISTRA”: PARLA IL VICEPRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA SICILIANA
C’è una data precisa per il day after a Cinque stelle: il 9 e il 10 giugno prossimi, quando si eleggeranno sindaci e consiglieri di 141 comuni in Sicilia.
La diaspora del Movimento fondato da Grillo e Casaleggio inizierà a lì.
La previsione è di Antonio Venturino, il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana, cacciato un mese fa dal movimento di Grillo dopo un’intervista a ‘l’Espresso’.
«Anche in Sicilia saremo sconfitti, o forse dovrei dire saranno, visto che sono stato epurato», prevede Venturino, «perchè si continua con una sequela infinita di errori. In nessun comune siciliano il Movimento ha raggiunto alcun apparentamento con i partiti tradizionali e con le liste civiche locali, dove spesso si trovano persone perbene che hanno programmi analoghi a quelli dei Cinque stelle. La legge elettorale penalizzerà il movimento che ancora una volta dimostra di non saper passare dalla protesta alla proposta».
Grillo l’ha definito un “pezzo di merda”, ma Venturino non si scompone e ribatte: «I meriti di Grillo non sono in discussione. Ma il modello Sicilia non è merito del mio ex leader. Il modello Sicilia era nato per la capacità di quindici parlamentari eletti di dettare i tempi dell’agenda politica al governo Crocetta. In poche settimane abbiamo portato a casa risultati importanti, prima fra tutti l’abolizione delle province in Sicilia. Poi, Grillo e Casaleggio hanno pensato di avere in mano dei pupi, dei pupi siciliani. Ma non era così. La dialettica interna, l’opposizione al modus operandi di Grillo non è tollerata. Così io sono stato epurato, ma è il momento di ripartire».
Infatti, dopo il voto alle amministrative in Sicilia prenderà corpo il progetto di scissione, con la nascita di un movimento che prenderà la stura dal programma dei Cinque Stelle.
Sottotraccia Venturino è al lavoro da alcune settimane: «Non punto a fare il leader di niente e nessuno, ma in questi giorni ho raccolto le voci della base. Molti hanno condiviso il mio punto di vista».
Il vicepresidente siciliano non fa i nomi, ma sostiene che al suo progetto è pronta ad aderire una pattuglia di deputati e senatori grillini.
Anche esponenti di altri partiti sarebbero sul punto di saltare il fosso e passare a quella che definisce nuova “rivoluzione civile”.
L’occhiolino al gruppo capeggiato da Antonio Ingroia?
«Non è proprio così, ma non è una novità confermare il nostro radicamento nell’area di sinistra». Per Venturino, «ci dovremo organizzare con una struttura che ricalchi i partiti, altrimenti sprecheremo l’ennesima chance».
Al vicepresidente del parlamento siciliano tocca dare conto anche delle polemiche sull’indennità che non avrebbe restituito, violando così il regolamento del movimento: «Non avendo argomenti da opporre alla mia richiesta di concretezza, hanno voluto concentrarsi su un fatto che non esiste. Prima di tutto, da mesi sostengo che dobbiamo avere il coraggio di dire che le indennità dei parlamentari non possono essere ridotte in quella misura così drastica. Con 2.500 euro al mese non si può fare politica. Altro nodo spinoso è la rendicontazione pubblica e online: è il modo perfetto per smettere di lavorare e pensare solo a litigare sul web su 100 o 200 euro spesi in più o in meno».
Quanto alla sua indennità di deputato regionale, circa quindicimila euro al mese, dice: «Ogni mese ne verserò più della metà per iniziative di solidarietà di cui lascerò traccia contabile».
Sin dal loro insediamento, i quindici deputati grillini eletti al ‘parlamento’ siciliano avevano deciso di conferire la parte eccedente ai 2.500 euro fissati come tetto massimo per lo stipendio in un fondo regionale per il microcredito.
Che fine hanno fatto quei soldi? Con la legge regionale di bilancio è stato creato un capitolo di spesa, ma le somme versate sino ad oggi sono ancora bloccate nei conti correnti dell’Assemblea regionale siciliana. Serve un regolamento che il parlamento deve ancora licenziare.
Secondo Venturino, «abbiamo raccolto qualche centinaia di migliaia di euro, una somma marginale che non avrà alcun impatto sulle sorti delle piccole e medie imprese siciliana. Insomma, un buco nell’acqua che è stato reso meno ridicolo dalla sensibilità dell’assessore regionale all’Economia Luca Bianchi che ha convinto il governo siciliano a versare 1,5 milioni di euro su quel capitolo di spesa destinato ad aiutare le imprese. E’ la dimostrazione lampante di come la politica, se fatta bene, valga più di mille rendicontazioni online che creano polemiche e mettono a nudo la vita privata dei cittadini».
Piero Messina
(da “l’Espresso“)
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Giugno 9th, 2013 Riccardo Fucile
LA PRIMA LINEA E I DISSIDENTI, POI SICILIANI E FUORIUSCITI
Cento giorni e poco più nell’occhio del ciclone.
Cento giorni per cominciare a scoperchiare il Parlamento, ad aprirlo «come una scatoletta di tonno», come ha evocato più volte durante i comizi dello Tsunami Tour Beppe Grillo.
Cento giorni per conoscersi e (in parte) dividersi.
La galassia dei parlamentari Cinque Stelle – da cui ieri si sono allontanati volontariamente i primi due deputati (Alessandro Furnari e Vincenza Labriola) – fa i conti con le sue diverse anime e appare sempre più frastagliata.
E diventa quasi imperativo, anche all’interno del gruppo, tracciarne i confini per capirne gli orizzonti, in un momento di svolta.
La squadra dei fedelissimi
Ci sono anzitutto i volti della prima linea, quelli che si sono assunti onori e oneri, come Vito Crimi e Roberta Lombardi: loro a rappresentare il Movimento alle consultazioni da Giorgio Napolitano, loro a gestire la difficile fase dell’ingresso nei palazzi romani.
Crimi e Lombardi incarnano certo l’avanguardia della colonia di «fedelissimi», ossia di attivisti storici vicini alla linea di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
All’interno della cerchia ci sono anche gli altri parlamentari – come Laura Castelli e Alessandro Di Battista – presenti (con qualche malumore nel gruppo) al corso tv coordinato settimana scorsa dai due leader, ma anche i volti istituzionali dei Cinque Stelle (il vicepresidente della Camera, Luigi di Maio, il questore al Senato, Laura Bottici, e il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico).
Un nucleo solido che esercita e ha esercitato (specie nei primi due mesi) un forte peso aggregante nelle scelte.
Il modello meet-up
Decisioni prese sempre a maggioranza, come confermano in modo quasi unanime i parlamentari, «dopo lunghissime discussioni e sempre a tarda sera».
Un modello che è quello del meet-up, il mini gruppo locale che anima le attività dei militanti.
Un modello esportato a Roma con alterne fortune. E che riflette a volte anche gli umori dei gruppi regionali, come i siciliani, nelle diverse conclusioni.
«Queste continue discussioni ci hanno logorato», mormora qualcuno.
Anche perchè le voci della maggioranza sono spesso le stesse. Già all’epoca delle scelte per una possibile alleanza con il Pd c’è chi – come Alessandra Bencini – si era staccato. Ora la situazione si è deteriorata.
La cartina di tornasole è il voto per il successore di Crimi come capogruppo a Palazzo Madama. Nicola Morra, considerato il favorito, indicato anche dal gruppo dei «fedelissimi» è davanti di un soffio a Luis Alberto Orellana, considerato dai più un «dialogante», mediatore tra le posizioni.
Ma soprattutto il dissidente Lorenzo Battista ha raccolto oltre una decina di preferenze, creando un piccolo non esiguo fronte: quasi un quarto dei senatori.
Che si sta coagulando, anche se – analizzano fonti vicine ai parlamentari – «tra loro non c’è una posizione comune su molti temi».
La fronda interna
Nell’ultimo mese, dopo le dure posizioni di Grillo sulla restituzione della diaria, sul caso Rodotà e dopo la sconfitta elettorale, la fronda interna si è allargata.
«Grillo ha usato una mano un po’ troppo impositoria», secondo Tommaso Currò.
Sulla sua linea anche Walter Rizzetto o Adriano Zaccagnini: voci dissenzienti su argomenti sensibili.
«Le posizioni come quelle esposte da Zaccagnini sono il sale della democrazia interna al gruppo – dice il deputato pugliese Giuseppe D’Ambrosio –. Si tratta di normali dinamiche. Noi, al meet-up di Andria, organizziamo periodicamente una serata in cui ci mandiamo a quel paese. Passata quella, tutto prosegue».
Qualcuno, però, a Roma si è allontanato o è stato cacciato, come Marino Mastrangeli, il senatore espulso con votazione via blog.
Isole alla deriva nell’arcipelago dei Cinque Stelle? «C’è stato un problema con il metodo delle Parlamentarie – commenta D’Ambrosio –: bellissimo come sistema per aggirare il Porcellum, ma perfettibile».
A fare da pompiere ci pensa Crimi: «Di volta in volta ci troviamo in accordo o in disaccordo, ma c’è un obiettivo più grande di tutti, quello di creare una rivoluzione culturale, e quello lo abbiamo tutti ben presente».
E poi rilancia: «Forse è ora di guardare cosa abbiamo già fatto».
La presenza sui territori
A scorrere le proposte presentate in Parlamento ci si imbatte in un bouquet di argomenti, compresi molti cavalli di battaglia: reddito di cittadinanza, conflitto di interessi, abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, richiesta di istituzione di una commissione parlamentare sul Monte dei Paschi. E non solo.
Anche progetti di legge per traslare le competenze regionali del servizio sanitario nazionale o per la soppressione dei tribunali militari. Ma anche altre iniziative come disposizioni per il contenimento del consumo del suolo e la tutela del paesaggio, per il riconoscimento della medicina omeopatica.
I parlamentari, comunque, non si fermano solo all’Aula. Già oggi saranno a Taranto a una manifestazione sull’Ilva («Saremo oltre una decina», annuncia D’Ambrosio).
Nelle scorse settimane sono stati impegnati in val di Susa, Sardegna, Abruzzo. Una strategia, quella di visite collettive, nei luoghi simbolo delle crociate a Cinque Stelle, che potrebbe anche incrementare nei prossimi mesi per rilanciare il legame con i territori.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 8th, 2013 Riccardo Fucile
LA NOVITA’ E’ CHE NELLA VOTAZIONE PER IL PROSSIMO CAPOGRUPPO AL SENATO POTREBBE PREVALERE IL MODERATO ORELLARA CONTRO MORRA, INDICATO DA GRILLO E CASALEGGIO
Il prossimo a sbattere la porta potrebbe essere Adriano Zaccagnini, ribelle indomito con il
pallino dell’agricoltura.
Ma è l’intera pattuglia parlamentare del Movimento cinque stelle a essere ormai a un passo dall’implosione.
Lo dimostra anche il trattamento riservato ai due deputati tarantini che giovedì hanno detto addio a Beppe Grillo. Investiti, per questo, dallo sdegno dei colleghi parlamentari. Sottoposti, soprattutto, alla gogna della Rete.
Ma mentre altri ribelli valutano la tempistica dello strappo, a fibrillare è anche il gruppo del Senato. Lì, nella quiete apparente di Palazzo Madama, l’ala dialogante del grillismo lavora a un “ribaltone” morbido che potrebbe portare il “moderato” Luis Orellana alla guida del gruppo.
Una svolta, dopo i mesi di reggenza dell’ortodosso Vito Crimi.
Per capire l’aria che tira a Montecitorio è istruttivo ascoltare Laura Castelli, grillina operosa e intransigente: «L’addio di Furnari e Labriola? Chi non si riconosce nel progetto è giusto che vada via. È meglio farlo che rovinare il movimento. E noi per questo dobbiamo essere felici».
Il problema è che il dissenso si allarga a macchia d’olio. Qualcuno potrebbe rompere proprio sulla diaria. Altri “convinti” dal democratico Pippo Civati.
Zaccagnini, intanto, non si nasconde più: «Ho un momento di difficoltà psicologica. Rifletto. Per decidere di andare via è troppo presto. Starò dove troverò serenità ».
Quasi certamente fuori dal M5S. Come lui, anche l’agguerrita pattuglia del Friuli Venezia Giulia, da Walter Rizzetto ad Aris Prodani, è tentata dall’addio.
Senza contare Alessio Tacconi e Tommaso Currò. Poi ci sono quelli che faticano a uscire allo scoperto. E sono parecchi di più.
A Catania, intanto, il M5S inibisce l’uso del logo a due candidati.
A Palazzo Madama, intanto, i senatori più insofferenti si attrezzano.
Per ora non preparano scissioni, piuttosto lavorano sottotraccia per cambiare bruscamente linea politica. Delusi dall’infruttuoso muro contro muro imposto dal quartier generale di Grillo, ripetono che “la politica è dialogo” e sostengono Luis Orellana nel ruolo di capogruppo.
Si scontrerà con Nicola Morra, considerato più in sintonia con la linea ufficiale.
Forse già martedì si terrà il ballottaggio. Ma i “turni preliminari” hanno sorpreso: 19 voti per Morra, 18 per Orellana, 16 per il “dissidente” Battista e 14 per la senatrice Bulgarelli. Un’altra considerata poco ortodossa.
Intanto, ai malpancisti di Montecitorio non è sfuggito il trattamento riservato a Vincenza Labriola e Alessandro Furnari.
Una “gogna” impietosa alimentata dal gruppo grillino della Camera.
«Saranno finalmente liberi di disporre di tutto il denaro spettante — si legge sul blog, sotto la foto dei due transfughi — senza dover più adempiere agli impegni presi». Cioè la rinuncia alla diaria eccedente. Ma non basta. I due tarantini vengono bocciati perchè incapaci di produrre disegni di legge e impegno concreto per l’Ilva.
Labriola e Furnari tentano di difendersi: «Siamo i primi Liberi Cittadini a compiere questo passo ». Una scelta necessaria dopo che «il Movimento ha voltato le spalle» all’Ilva e «il sogno si è trasformato in altro».
Eppure, per la Rete la sentenza è già depositata. Insulti e offese, soprattutto. Qualche minaccia. «Traditori», «vermi », «merde» e «pezzenti» i più gettonati, ma c’è anche chi — come l’utente “Vittorio da Milano” — si spinge oltre: «Spero incontrino presto un tarantino inc…ato che ha votato il M5S».
Ma anche gli ex colleghi non mancano di “salutare” i due deputati.
Il capogruppo Riccardo Nuti li considera lavativi. Per Gianluca Vacca sono «due “parassiti”». Secondo Manlio Di Stefano, invece, faranno «grandi cose laddove le fecero già i Razzi e gli Scilipoti». Nè Castelli si sconvolge per gli attacchi: «Se si rompe il patto fiduciario con l’elettore, la rete è libera di dirti “vaffa…” o “ti amo”».
Insomma, nessuna pietà per chi tradisce.
da (“La Repubblica“)
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Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile
DI MAIO MINACCE QUERELE: “BASTA GOSSIPPARI A MONTECITORIO”… DEPUTATI M5S, AUMENTA IL DISSENSO….ELETTORATO CONFUSO: SOLO IL 55% DEGLI ELETTORI ALLE POLITICHE RIDAREBBE IL VOTO AI GRILLINI
Adesso è ufficiale: Vincenza Labriola e Alessandro Furnari sono a tutti gli effetti “ex” deputati del MoVimento Cinque Stelle, ora iscritti al gruppo misto della Camera.
Già ieri, quando il passaggio non era ancora certo seppur dato per imminente, le pagine Facebook dei due parlamentari erano stati subissati di insulti.
Alla notizia dell’ufficialità , si è scatenata una nuova ondata di commenti al vetriolo, quasi una caccia all’untore.
“Eccoli qui, i traditori”, scrivono i militanti sui social network additando Labriola e Furnari.
La richiesta pressochè unanime è che Furnari si dimetta quanto prima, ma tanti scelgono gli insulti per manifestare il loro sdegno, da “infame” a “merda”.
C’è chi chiede di isolare Furnari eliminandolo “in gran massa dai nostri contatti”. Parole diverse, stesso trattamento per Vincenza Labriola.
“I militanti cinquestelle ti aspettano a Taranto per una festa. Viva la diaria! ti sei emozionata quando hai visto 20000 netti per un mese e mezzo? che peccato buttarli”.
Ma i due deputati tarantini oggi appaiono come la punta di un iceberg che, anzichè sciogliersi, con l’arrivo del caldo vero prende sempre più corpo: la dissidenza interna al M5S; la delusione di quanti si sentono davvero “burattini” manovrati da chi dall’alto decide tutto, come afferma Berlusconi; la rabbia di chi, come il senatore siciliano Michele Giarrusso, candidato del M5S a presidente della Giunta per le immunità e le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama, vede il capogruppo Vito Crimi fargli mancare il suo voto.
“Abbiamo passato quattro mesi a fare casino per l’ineleggibilità di Berlusconi e abbiamo un capogruppo che non si presenta al voto per il presidente della Giunta. Ognuno ne tragga le conclusioni”.
E c’è chi, come Adriano Zaccagnini, racconta di una assemblea plenaria dei parlamentari M5S in cui si parla soprattutto di soldi e burocrazia, non più dei grandi temi. Assemblea a cui partecipano sempre in meno, gli assenti che hanno preferito tornare a casa per il weekend inseguiti dalla domanda: “Perchè sono qui?”.
Una visione del presente M5S che Luigi Di Maio, deputato e vicepresidente della Camera, prova a smontare su Facebook, quando la fuga di Furnari e Labriola non è ancora ufficiale. “Ormai passiamo il tempo a smentire notizie non vere, origliate e travisate da gossippari di Montecitorio. Questo mina anche la nostra serenità nel fare il nostro lavoro. Da domani, se si dovesse verificare di nuovo, passo alle querele. Mi dispiace”.
Ma domani, cioè oggi, lo scenario è esattamente quello dipinto dai “gossippari”.
Con buona pace di Di Maio e delle sue querele, Labriola e Furnari passano al gruppo misto.
E la poca serenità dei parlamentari M5S è condivisa da chi aveva votato Grillo alle elezioni politiche.
Secondo un sondaggio dell’Istituto Swg, in esclusiva per Agorà , su Raitre, oltre la metà degli elettori del Movimento 5 Stelle (55%) confermerebbe oggi quel voto, mentre il 13 percento si dice certo che voterebbe per un altro partito, a cui va aggiunto un significativo 20 per cento che non saprebbe ancora come orientarsi in caso di elezioni e un 12 per cento che si asterrebbe.
“Il livello di affezione per altri partiti è molto più alto – osserva Roberto Weber, presidente Swg -. Se oggi chiediamo chi rivoterebbero, gli elettori del Pdl confermano il proprio voto nell’88 percento dei casi, quelli del Pd nel 66 percento, mentre quelli di Grillo nel 55 percento, quindi ci sono elementi di disorientamento significativi nell’elettorato 5 Stelle”.
Gli elettori del M5S chiedono chiarezza, sul ruolo del M5S in Parlamento e la qualità della sua partecipazione alla costruzione di un Paese nuovo “nelle” istituzioni.
Una chiarezza che passa anche attraverso la “più amata dagli italiani”, la televisione. Infatti, secondo lo stesso sondaggio, il 58 per cento degli italiani e, in particolare, il 46 per cento degli elettori 5 stelle, pensa che Grillo sbagli a non andare in tv.
Per completezza, il 51 per cento degli italiani ritiene corretto il comportamento dei mezzi di informazione nei confronti del leader del MoVimento 5 Stelle, l’82 per cento dei sostenitori grillini sostiene l’esatto contrario.
(da “La Repubblica””)
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