Maggio 24th, 2013 Riccardo Fucile
DOVE SONO FINITI REDDITO MINIMO, IRAP, EQUITALIA?… SUI PARLAMENTARI DI GRILLO SEMBRA SCESO UN VELO DI INDIFFERENZA
Quando un governo ancora non c’era, dicevano che il Parlamento avrebbe potuto funzionare nella pienezza delle sue prerogative, anche facendo a meno dell’esecutivo. Ma da quando un governo c’è, discettano compulsivamente solo di diarie, rimborsi, scontrini.
Proposte di legge di quelli che in teoria dovrebbero interessare la «gente»?
Zero: solo manovrette della più tradizionale bassa cucina della politica, come l’iniziativa sull’ineleggibilità di Berlusconi architettata per stanare il Pd e lucrare sulla sua devastante crisi.
Ma davvero il Movimento 5 Stelle crede di star offrendo uno spettacolo di efficienza e operosità parlamentare a chi sperava che la «società civile» avrebbe avuto finalmente voce dentro le istituzioni?
Si può essere efficienti anche dall’opposizione, imporre l’attenzione su alcuni provvedimenti, migliorare alcune leggi partorite dalla maggioranza e sulle quali non si è in disaccordo, fare proposte di legge, contribuire a stabilire un calendario di iniziative parlamentari, lavorare sodo nelle Commissioni, magari con minore eco mediatica ma con un’attività utile non solo al gruppo cui si appartiene, divulgare all’esterno ciò che accade nelle stanze in penombra del «Palazzo».
Ma i parlamentari del 5 Stelle non sembrano portatori di qualche competenza. Difficile capire cosa sia esattamente la «società civile», ma è difficile immaginare che nella «società civile» si agitino questioni come quelle che ossessionano i grillini.
Non fanno che parlare di «streaming», stanno sempre a discutere sul blog della casa, si controllano l’un l’altro con uno zelo sconosciuto persino nei vecchi partiti centralizzati, istruiscono processi a chi ha osato recarsi a una trasmissione tv sgradita al Capo, usano in forme maniacali la parola «rendicontazione»: non che la rendicontazione non sia importante ma non può nemmeno essere il principio e la fine di ogni interesse.
Lo scontrino è diventato un feticcio, la diaria rifiutata un segno di identità .
Sono prigionieri delle loro liturgie, come se il chiamarsi «cittadini» anzichè «onorevoli» fosse la cosa più importante del momento.
E il reddito minimo garantito?
Il premier Letta ne aveva persino accennato nel suo discorso per la fiducia. Ma i deputati 5 Stelle non lo incalzano, non lo mettono alle strette, non chiedono l’applicazione, almeno in parte, di un provvedimento che considerano decisivo e indispensabile. Beppe Grillo aveva detto che i deputati del suo Movimento avrebbero votato, fiducia a parte ovviamente, caso per caso.
Ma questi buoni propositi sembrano svaniti.
Prima ancora del voto sembra che un velo di indifferenza sia calato tra i parlamentari di Grillo e le cose che sarebbe necessario fare.
E l’unico oggetto degno di attenzione appare il contenzioso sui portavoce, sui soldi dei rimborsi, sulle questioni interne al movimento.
In campagna elettorale Grillo parlava di Imu, di Irap, di Equitalia. Ma tutto appare avvolto da una nebbia.
La questione della pubblicità delle discussioni interne, e il controllo reciproco sui comportamenti altrui, hanno preso il sopravvento su tutto il resto.
Gli altri partiti sono in difficoltà . Alcuni addirittura annaspano, commettono errori sconcertanti come la proposta per sbarrare a movimenti come quello di Grillo la porta delle elezioni.
Ma il Movimento 5 Stelle non dà un’immagine molto diversa da quella offerta dai partiti tradizionali.
Le sirene del Palazzo lo stanno conquistando.
La «società civile» tanto lodata, alla fine sparisce.
Come bilancio dei primi tre mesi della nuova legislatura, il risultato appare sconfortante.
Pierluigi Battista
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 23rd, 2013 Riccardo Fucile
LA BASE CONTRO TRE ONOREVOLI PER ASSUNZIONE RACCOMANDATI E SCARSA TRASPARENZA…E SPUNTA UNA LETTERA IMBARAZZANTE
Avevano promesso di scegliere i collaboratori parlamentari con i curricula e di rendere
pubblici tutti i nomi, ma invece dai loro stessi attivisti sono arrivate accuse di mancata trasparenza, richieste di spiegazioni, sospetti sulle assunzioni e la più classica delle lettere di raccomandazione.
Dodici pagine di interventi: il dibattito sul forum romano del Movimento 5 Stelle è aperto da cinque giorni.
Un attivista lancia un appello per avere chiarezza sulle assunzioni e chiede la lista di tutti i collaboratori parlamentari dei gruppi M5s.
Come risposta, Roberto Motta, cita una serie di nomi collegati a tre onorevoli del Movimento: «I due candidati al Comune Roberto Salviani accreditato al Deputato Max Ciccio Baroni e Francesco Silvestri con la Senatrice Paola Taverna» e «la non eletta, candidata portavoce alla Regione Lazio, Selena Caputo con il deputato Alessandro Di Battista».
Alfonso Tinari si dice certo che dopo le amministrative «tutti i parlamentari M5s renderanno pubblico un elenco con tutti i nominativi degli assistenti parlamentari, la loro retribuzione e le modalità di selezione, in ogni caso verrà richiesto l’elenco perchè è un elemento di trasparenza».
A lui risponde duro Maurizio Gaibisso: «Qui è tutto così nebuloso alla faccia della trasparenza! Perchè non farlo prima delle amministrative? Io la trasparenza la voglio subito, adesso».
Spuntano l’incubo del “troll” così viene indicato l’infiltrato – e una classica lettera di raccomandazione indirizzata anche ai capigruppo di Senato e Camera firmata Gli attivisti del CM5S.it e del M5SRoma MuniX: “Vi scriviamo queste poche righe perchè ci nasce spontanea la voglia di tessere le lodi di una cittadina che conosciamo da tempo e della quale apprezziamo la grandissima preparazione, l’umiltà e la dedizione al proprio lavoro e impegno sociale. Parliamo di Lidia Undiemi, studiosa d’economia e diritto del lavoro… In questi giorni state ricevendo decine, forse centinaia, di curricula. Sappiamo anche che Lidia vi ha sottoposto il suo. Con questo messaggio non intendiamo creare una corsia preferenziale per nessuno ma semplicemente riconoscere il talento e le capacità di Lidia nella speranza di vedere realizzata al più presto una squadra di esperti a supporto dei nostri parlamentari, all’insegna della trasparenza e degli interessi del Paese”.
Nella discussione online interviene la parlamentare Federica Daga: «La lista completa dei legislativi, segreterie varie eccetera, nomi cognomi ruoli, del gruppo parlamentare sarà pubblicata non appena sarà definitiva».
Roberto Motta – che aveva fatto i primi nomi – critica Daga, ma il suo intervento è oscurato con un richiamo alla moderazione.
Quattro attivisti vengono bannati, impossibilitati a scrivere: alla fine interviene anche Luca Marsico, vittima a fine gennaio di un contestatissimo sondaggio tra gli attivisti per escluderlo dalla corsa al Campidoglio. E la polemica è destinata a continuare.
Gabriele Isman
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Maggio 23rd, 2013 Riccardo Fucile
“ANDATE A FARE DOMANDE DEL CAZZO DA UN’ALTRA PARTE”: E IL CRONISTA DEL “FATTO” VIENE SPINTONATO… MA CHE BELLA LA DEMOCRAZIA DIRETTA
“Andate a fare i giornalisti da un’altra parte”.
È l’invito rivolto ieri a Brescia da alcuni militanti del Movimento 5 stelle ai cronisti presenti al comizio di Beppe Grillo.
Nel corso della serata alcuni attivisti si erano detti contrari all’ipotesi di non presentarsi alle elezioni in caso di approvazione del discusso ddl del Pd sulla disciplina dei partiti politici.
Una posizione che però il leader non intende discutere: “Chi non è d’accordo fondi un partito con Berlusconi”, risponde. (Lui lo appoggia già in altro modo…n.d.r.)
E a chi fa domande sulla democrazia interna arriva il rimprovero degli attivisti: “Sono domande del cazzo”.
Uno di loro alza le mani sull’inviato del Fatto.
“Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro”. È scritto nell’art. 4 del ‘non-statuto’ del Movimento 5 stelle, e non si discute. Beppe Grillo, di fronte a una legge che costringerebbe il Movimento alla personalità giuridica e alla pubblicazione di un vero e proprio statuto nella Gazzetta Ufficiale, pena l’esclusione dalle competizioni elettorali, è categorico: “Se passa il ddl di Zanda e Finocchiaro non ci presenteremo, e si prenderanno la responsabilità delle conseguenze sociali”.
Ma non tutti sono pronti a rinunciare alla rivoluzione a cinque stelle.
Tra gli attivisti presenti alla tappa bresciana del ‘tutti a casa tour’ per le amministrative, alcuni la vedono diversamente. “Non si possono abbandonare le persone, gli elettori”, sostiene una giovane attivista di Brescia, “non possiamo mollare l’osso e dargliela vinta”.
Ritirare il Movimento dalle prossime politiche perchè “non vogliamo mettere in discussione uno statuto”, però, a una minoranza sembra esagerato.
E allora? E allora niente. “Chi non è d’accordo vada a fondare un partito con Berlusconi”, risponde il leader quando i giornalisti fanno notare che il tema è dibattuto, e che qualcuno non la pensa come lui.
“È questa la democrazia interna al Movimento?”, gli viene chiesto, mentre le domande cominciano a scaldare gli animi di chi sta scortando il leader verso il suo camper.
“Non ce n’è, sono quattro regole che hai accettato”, risponde Grillo, “la democrazia è con le regole”.
“Domande del cazzo”, rilancia uno degli attivisti che presidiano il corpo del leader. Lui si dissocia: “Non l’ho detto io”.
Ma ormai è tardi, e il clima si è scaldato.
“Andate a fare i giornalisti da un’altra parte”, invita un altro grillino.
Poi, di fronte alle lamentele per le spinte che tengono la stampa lontana da Grillo, un ragazzone con la pettorina della “security” a cinque stelle decide di andare oltre. Prima spinge il cronista del Fatto, e poi gli strappa gli occhiali
Franz Baraggino
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL CONTROLLO DELLO STAFF SUGLI ELETTI OTTIENE IL VIA LIBERA DALL’ASSEMBLEA
Nessuno di noi cronisti può sapere se è già stato inserito nella black list, la lista nera del
Movimento 5 Stelle.
La lista dei cronisti sgraditi, per adesso, è chiusa in un cassetto, o galleggia ancora solo nella mente di qualcuno. Però c’è, esiste.
Montecitorio, ieri mattina
Le indiscrezioni di qualche ora fa diventano certezza. Ricapitolando: il gruppo comunicazione del Movimento ha davvero predisposto un piano per controllare meglio il flusso di dichiarazioni dei propri deputati.
Il piano, dettagliato in una email inviata agli onorevoli cittadini, ha tre punti.
Primo: declinare le richieste di colloqui o interviste da parte di giornalisti che si sono dimostrati «inaffidabili».
Secondo: intensificare la presenza degli addetti stampa in Transatlantico e alla buvette (se le ronde vedono che un giornalista si avvicina a un deputato, devono essere pronte ad affiancare il deputato).
Terzo: se il deputato decide di rilasciare l’intervista, allora è meglio andare in via Uffici del Vicario, nel palazzo che ospita i gruppi parlamentari, chiudersi in una stanza e parlare davanti a una telecamera che registra immagini e voci, risposte e domande (per ora, ai cronisti non verrebbero comunque chieste le impronte digitali).
Gli uffici del M5S sono al quarto piano.
Andrea Cottone è uno degli addetti stampa (il coordinatore è Nicola Biondo).
Cottone scriveva sul Fatto, si è a lungo occupato di cronaca giudiziaria in Sicilia, è molto gentile al telefono
«Ah ah ah!…».
Ti viene da ridere?
«Ma sì, dai… State pompando questa cosa delle liste nere, come sempre volete farla passare per una cosa dittatoriale…».
Veramente, io vorrei solo capire meglio.
«Okay, va bene, te lo spiego meglio… Allora: tanto per cominciare, noi siamo liberi di scrivere ai nostri deputati tutto quello che ci pare, fornendogli tutti i suggerimenti che ci paiono opportuni…».
Prosegui.
«Poi, se vogliamo entrare nel dettaglio, beh, crediamo sia ora di farla finita con il gossip, perchè è chiaro che anche la storia della diaria l’avete trasformata in gossip…».
No, scusa: quello non era gossip, era politica. Ci avete vinto le elezioni sostenendo che non vi sareste messi in tasca un euro in più del necessario. Ma poi, come sappiamo, visto lo stipendio accreditato sul conto corrente, qualche onorevole cittadino ha vacillato. Comunque non è questo il punto. Voi del gruppo comunicazione…
«Noi riteniamo sia arrivato il momento di parlare dei contenuti. Tu vuoi parlare di un certo argomento? E noi ti indichiamo il deputato più giusto…».
Avete immaginato la reazione di uno come l’onorevole cittadino Di Battista, sempre molto propenso a dichiarare su qualsiasi argomento?
«Eh… Di Battista… lo sappiamo lo sappiamo… Comunque non è che ti spariamo se ti avvicini a Di Battista… Solo che…».
Solo che?
«Tutti i deputati sanno perfettamente che alcuni giornalisti sono corretti, e altri meno, molto meno».
L’onorevole cittadino Roberto Fico da Napoli è uno di quelli che, quasi ogni giorno, finisce sui giornali o alla tivù con qualche dichiarazione. Rispetterà i consigli del gruppo comunicazione? Sentite cosa dice in questa sua dichiarazione che subito gira sul web.
«Quello che è arrivato in mano ai giornalisti, prima di essere al solito stravolto, è un report che il gruppo comunicazione ci fa periodicamente. Fanno il loro lavoro, ci danno consigli. Nessun obbligo».
Punti di vista.
Luigi Di Maio, 26 anni, vicepresidente della Camera, è invece assai soddisfatto delle indicazioni ricevute.
«Detto che io sto parlando tranquillamente con lei…».
Detto questo?
«È innegabile che abbiamo avuto alcuni problemi di comunicazione. Qualche giornalista ci ha strumentalizzato e… beh, forse se qualcuno ci indicasse anche quali sono i giornalisti di cui ci si può fidare, sarebbe cosa buona e utile».
Giornalisti buoni, cattivi, attenti e disattenti.
A metà pomeriggio c’è una conferenza stampa.
E che fanno i deputati del M5S? Decidono di fare – loro – le domande.
«Mhmmm… adesso, cari giornalisti, vediamo se avete seguito bene quello che abbiamo detto… Forza, rispondete!» (giornalisti muti e increduli).
Segue assemblea del gruppo dei deputati piuttosto tesa.
Ribadita fiducia allo staff della comunicazione (73 sì, 1 contrario, 5 astenuti).
Però molti malumori, rancori, voglia di libertà d’azione (proprio così: voglia di poter parlare liberamente).
Qualcuno telefoni a Beppe Grillo.
Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 22nd, 2013 Riccardo Fucile
DALLE SINERGIE, ANCHE SOCIETARIE, CON LA «TV» DI SANTORO E «IL FATTO» SI È CREATO UN TERZO POLO CHE FA POLITICA A TUTTO TONDO E CHE PASSA DALLE MAGLIE DELL’ANTITRUST
Tra le tante leggende che aleggiano attorno alla figura politica di Beppe Grillo c’è n’è una che
andrebbe smontata.
Ed è quella che l’ascesa del movimento politico legato al comico genovese, il Movimento 5 Stelle, sia dovuta solo all’utilizzo di Internet e che la sua fortuna elettorale sia nata con un innovativo metodo di comunicazione.
Che all’origine del fenomeno ci sia cioè un metodo tutto centrato, come teorizzato da Gianroberto Casaleggio, guru e deus ex machina del movimento, sul web.
La genesi del fenomeno Grillo, invece, è differente.
La sua immagine è stata costruita e cementata nel tempo da una vera e propria fabbrica del consenso che è partita certamente dal web, ma ha utilizzato, per il grande salto, soprattutto televisione e carta stampata.
Con la creazione, alla fine, di un vero e proprio network ambientale legato e diretto in base a un’unica strategia.
Per capire la costruzione di un’opera fortificata nel corso degli anni bisogna ridisegnare il perimetro di quello che sino a ieri eravamo abituati a considerare come un normale network dell’informazione.
Partendo dai criteri economici comuni, consideriamo un network di informazione quello che, in maniera diretta o indiretta, fa capo ad un unico soggetto proprietario.
Ad esempio: il gruppo l’Espresso, quotato in Borsa, è nelle mani di De Benedetti, News Corp, invece, ha come principale azionista Rupert Murdoch.
Questo modello, applicato all’informazione, prevede enormi investimenti, e vista la capitalizzazione corrente rende pressochè impossibile la formazione di nuovi gruppi editoriali di dimensioni adeguate per competere sui mercati.
IL NETWORK AMBIENTALE
Ma c’è un’altra via per raggiungere lo scopo. Creare una rete tra soggetti affini che si rilanciano i rispettivi contenuti.
Senza intrecci azionari diretti o indiretti, se non minimi, senza accordi commerciali che prevedano posizioni di cartello.
Il quadro normativo italiano, che considera solo gli aspetti societari e contrattuali, non prevede una simile fattispecie.
La legge che regola l’editoria, dunque, mal si concilia con le nuove tecnologie di rete, che sono sempre più integrate tra loro con strumenti non solo interattivi e dinamici (per esempio i social network) ma in cui vi è una partecipazione diretta del pubblico nel fare la notizia (pensiamo allo street journalism o ai blog), che utilizza tutti i sistemi, dallo scritto all’audio al video alle immagini, e soprattutto che li integra, rendendo alle volte complesso definire cosa sia «tele-visione» da cosa sia giornale in senso tradizionale intesi. Dunque, al di fuori dei sistemi conosciuti e tradizionali, la nostra legge non prevede costrizioni particolari.
E se questo è un bene per la capacità di creare network, non è detto che lo sia per la trasparenza del contenuto dell’informazione.
Ed è qui che il sistema editoriale che fa riferimento a Grillo e gestito dalla Casaleggio e associati si muove.
In compagnia di chi? Del giornale il Fatto Quotidiano e della televisione di Santoro, Servizio Pubblico.
Come si costruisce un sistema non tradizionale, «un network ambientale»?
Il punto di partenza è la ricerca ed individuazione di un pubblico di riferimento. In Italia non è stato molto difficile.
La crisi sistemica della nostra politica, ingigantita da quella economica, ha saldato una base di scontenti che prima di allora era spalmata e senza guida.
L’impresa, ovviamente, ha richiesto intelligenza e professionalità , tuttavia alla fine si è catalizzato il malcontento e il pubblico di riferimento è stato trasformato in «base permanente», solida, quantificabile e valorizzabile.
Il pubblico è audience, e in questa ottica genera risorse, che servono per rafforzare e finanziare il network.
Per la prima volta quel pubblico si è sentito parte integrante di un progetto.
L’aggancio al network di Grillo è avvenuto con delle tecniche basilari nel mondo dell’informazione web.
Le più diffusa è quella del rilancio dei rispettivi contenuti, in maniera da effettuare un travaso «spontaneo» più o meno fisso di lettori da un portale all’altro.
È normale che ciò avvenga ad esempio tra soggetti facenti capo ad uno stesso gruppo editoriale, in maniera dichiarata, come ad esempio la Repubblica, che rilancia su carta e sul web contenuti de l’Espresso o di Radio Capital.
Ed in questi casi al lettore è manifesta sia la linea editoriale sia le testate che il gruppo societario-editoriale di riferimento, ed al mercato è noto anche il soggetto che gestisce le inserzioni, siano esse esplicite o quelle editoriali-redazionali.
Più complesso se ciò avviene senza questa stessa linea chiara e dichiarata. Naturalmente questo pubblico non deve uscire dal recinto delimitato.
E come si fa? I contenuti del blog del comico genovese sono strutturati in modo da non portare traffico diretto all’esterno.
Al massimo può generare accessi a siti a lui riconducibili: TzeTze, Cadoinpiedi, Chiarelettere, Movimento 5 Stelle e i social immediatamente riconducibili alla stessa gestione.
Per fare questo si usano regole ferree e precise. Ad esempio: in qualsiasi articolo scritto, commento interno, video o altro contenuto, va evitato di pubblicare link esterni al network, e soprattutto va il più possibile evitato anche solo di citare soggetti esterni.
Una seconda via riguarda l’indicizzazione dei contenuti. Basta, ad esempio, lasciare intuire che si parli di qualcuno senza citarlo che il sistema di indicizzazione della rete lo escluda dalle parole correlate.
Facciamo un esempio: se Grillo scrivesse la parola Berlusconi, la rete darebbe risultati multipli e non sempre diretti al blog di Grillo; allora basta chiamarlo «psico-nano». E così con espressioni come «PDmenoL», che contribuiscono a non cedere traffico a soggetti che in maniera diretta o indiretta sono comunque attigui e limitrofi.
Questa rete di siti Internet ha generato un traffico complessivo di circa 3,5 milioni di accessi al giorno.
Non sono poca roba. Il parco siti del gruppo l’Espresso (il più grande in Italia) ha accessi per 5 milioni di utenti al giorno.
La differenza è che il gruppo ha un bilancio certificato e visibile che ha prodotto nel 2012 21 milioni di utili. Certo De Benedetti ha anche stampa e radio.
E Grillo? Il comico genovese ha sempre detto che non ha giornali nè televisioni, e che tutto il suo successo sarebbe da attribuire alla sola rete. Numericamente il suo solo blog tre anni fa generava 300mila accessi. Dopo tre anni si è arrivato a un milione e dato che certe cose in rete non avvengono per caso, come in nessuno strumento o canale di comunicazione, cosa è accaduto?
ARCHITETTURA DI RETE
La svolta coincide quando le sinergie di contenuto e di traffico si saldano con il Fatto Quotidiano.
Basta dare un’occhiata ai dati di traffico di Alexa relativi ai flussi e agli accessi per farsi un’idea. In un primo tempo ciò avviene attraverso una serie di sinergie tra i giornalisti del Fatto, Chiarelettere, Cadoinpiedi, e soprattutto tramite il passaparola sul sito di Grillo. Attraverso questa cementazione di pubblico, anche il sito del giornale viene individuato come riferimento dal pubblico del blog di Grillo, che non solo interviene in maniera massiccia e crescente, ma che condiziona a livello ambientale la stessa linea editoriale, al punto che lo stesso Grillo che non apprezza alcun giornale dirà che «l’unico decente è il Fatto», e del resto l’unico che lo intervista è il vice-direttore Travaglio.
Il secondo passaggio è anche più significativo riguarda la trasmissione Servizio Pubblico che prende il via nell’autunno del 2011.
La stessa nasce sulle stesse parole d’ordine di partecipazione diretta del pubblico, e per essere megafono della società civile.
Ed ha come ospiti stabili proprio i giornalisti del Fatto. Anche qui: basta vedere le tabelle di «Click-stream» dei relativi siti per verificare da chi ricevono traffico e a chi lo cedono.
Se volessimo esaminare questo network secondo le logiche dell’azionariato diretto, come siamo abituati a fare per le aziende, sbaglieremo sia metro che parametro.
Il vero patrimonio dei nuovi contenitori della comunicazione è il pubblico acquisito e semmai scambiato.
Il patto, per competere, non è tanto sociale o parasociale, legato a un controllo preciso (e verrebbe da dire anche trasparente).
Il collante delle strategie di rete nel web è la capacità virale di creare audience e accessi, e questa la si misura in altro modo e con gli strumenti adeguati e propri del web come vedremo.
Certo ci sono tuttavia alcuni elementi «old economy».
Ad esempio, tra gli azionisti di Servizio Pubblico o, meglio della società che lo realizza, la Zerostudio’s, figura proprio il Fatto Quotidiano con una quota di azioni nominali pari a 45mila euro.
Il Fatto è partecipato da Chiarelettere, ed è amministrato da Cinzia Monteverde, che poi guida anche la «tv» di Santoro.
Parlare di «tv» nel caso di Santoro non è fuorviante. Servizio Pubblico è identificata come società di produzione televisiva, e non ha concessioni dirette, limitandosi a «noleggiare» la banda da Sky prima e La7 adesso.
Ma il sistema è molto border-line che sfrutta al massimo la vacatio legis per cui da un lato non puoi avere una televisione e un quotidiano ma nulla ti impedisce di produrre un contenuto e non «venderlo» a una televisione bensì noleggiare la banda di trasmissione di quella emittente senza che ciò sia incompatibile con la legge.
Anche se di fatto questo configura che per almeno due ore a settimana tu sia a tutti gli effetti una televisione.
LA MASSA DI GRILLO
Dunque è grazie alla televisione e alla sinergia con un quotidiano che il fenomeno Grillo esce dalla rete e diventa «di massa».
E ciò riguarda i soggetti, ed ancor più come vengono elaborati e gestiti i contenuti.
Se ad esempio il VDay non fosse andato in onda, sarebbe rimasta una manifestazione di piazza, così come tutte le altre che sono seguite.
Se ragioniamo in questa ottica possiamo anche scardinare il concetto della non-presenza in tv. Certo, Grillo non va ospite nei talk, ma questo conta in senso negativo o positivo? Se contiamo il minutaggio televisivo in cui Grillo è stato presente nei tg, scopriamo che ha superato quello dei leader, ad esempio del Pd (indagine statistica indipendente di CrossMedia Ltd mediante un controllo a campione di 12 tg e 24 trasmissioni di approfondimento pre elezioni e pre par condicio: Grillo va dal 35% dei tg al 53% negli approfondimenti alcuni monotematici su di lui). Quanto regge davvero la tesi secondo cui «solo web e niente tv»?
Non da ultimo va considerato quanto Grillo usi e riusi i contenuti tv e video, attraverso il proprio blog e soprattutto attraverso un vero e proprio archivio di oltre 4mila contenuti presenti sul suo canale youtube, che se considerassimo i dati dichiarati, ha un pubblico fidelizzato di circa 300mila spettatori e ha avuto uno share di oltre 103milioni di visualizzazioni.
Se consideriamo che la tutta la Rai complessivamente arriva a 570milioni e La7 è «ferma» a 46milioni, i conti sono presto fatti. Se però volessimo considerare l’intera architettura di rete, includendo nei numeri di prima, anche il traffico, il pubblico, e le relative interazioni, de Il Fatto Quotidiano e Servizio Pubblico, ci accorgeremo che, complessivamente inteso, il network ambientale raggiunge oltre 5milioni di accessi quotidiani.
Per dimostrare questa architettura di rete occorrono dati.
Un network di primo livello, solo web, lo si dimostra semplicemente verificando chi materialmente gestisce i siti.
Ed in maniera palese sappiamo che la Casaleggio Associati gestisce TzeTze, Cadoinpiedi, Chiarelettere, Beppegrillo, Movimentocinquestelle, Lacosa, i profili social, tra cui non ultimi il canale Youtube e lo streaming parlamentare…
Questo significa, però, anche gestire tutta la macchina di pubblicità diretta (ad esempio le inserzioni «adesense») quella indiretta (ad esempio il merchandising di Grillo, ma anche le affiliazioni come quella con Amazon) ed una terza, molto interessante, che riguarda le «campagne dirette», di cui troviamo notizia qui www.beppegrillo. it/adv. Anche se dei ricavi e di quanto si incassa, per ora, non abbiamo notizia.
Per quanto riguarda invece un network, che potremo chiamare allargato, dobbiamo affidarci un po’ più alla tecnologia ed entrare nel mondo della rete, anche con il lessico e con le relative categorie semantiche.
Tutte le attività che abbiamo descritto all’inizio, dal semplice commento ai re-link diretti, alle condivisioni social, hanno come obiettivo quello di spostare traffico, e direzionarlo.
IL TRAFFICO
Per dimostrarlo ci basta «misurare» il traffico, in termini di provenienza, e in termini di uscita.
Utilizzando semplicissime tabelle, espresse in dati percentuali, possiamo facilmente rilevare «da dove» il Blog beppegrillo.it riceva la maggiore percentuale di visitatori. Contemporaneamente possiamo vedere con una tabella parallela «dove vanno» quei visitatori successivamente, ovvero a chi il blog «cede» traffico.
Scopriamo ad esempio che moltissimi visitatori «cliccano» sulla pubblicità (unico modo per comprendere tanti click su Google e Amazon in uscita) e possiamo verificare anche che la crescita del sito è essenzialmente data dalla forte attività sui social network. Quanto al resto notiamo come il traffico si muova all’interno del network, mentre certamente prende pubblico, più di quanto non ne restituisca, a repubblica.it e corriere.it. Le stesse tabelle sono state elaborate sugli altri principali siti del network.
E questo mostra essenzialmente come si tratti di una strategia unica e precisa e non di una casualità .
Facciamo ora un’analisi più profonda.
Una sorta di «prova del nove» del fatto che si tratta dello stesso pubblico. Per farlo usiamo le «descrizioni ambientali», ovvero cerchiamo di capire le caratteristiche di chi visita il sito di Grillo e le paragoniamo alla stessa schematizzazione di altri siti di riferimento.
Queste tabelle ci mostrano come il pubblico sia lo stesso, sotto ogni punto di vista.
Nessun network può dirsi «finito».
Non è una questione di non darsi limiti di crescita, ma semplicemente fare i conti con la realtà della competitività sui contenuti, e soprattutto perchè maggiore è il pubblico del tuo competitor e maggiori sono i rischi di perdere il terreno acquisito.
Se vogliamo avere un’idea, almeno tendenziale, di dove verrà acquisito nuovo pubblico, ci basta vedere la «rilevant list» dei siti che secondo Google e Alexa sono in qualche modo affini alla rete di Grillo: repubblica.it, arsbloggandi.blog.excite.it, unita.it, punto-informatico.it, poliziadistato.it, partitodemocratico.it, lastampa.it, ilsole24ore. com, ilgiornale.it.
E quindi non stupisce, ed acquista un senso tecnico preciso, che i contenuti del blog di Grillo (ma anche la linea editoriale de il Fatto o le trasmissioni di Santoro) e le sue posizioni politiche, si spostino su temi come la sicurezza informatica, la legalità in rete, e che vi siano attacchi sistematici alla stampa «canonica».
In termini di elettorato chiaramente questo bacino di utenza è nel centrosinistra, e la strategia è quella sin qui vincente, del commento almeno in parte spontaneo a qualsiasi articolo rilevante in termini di letture (indipendentemente dal tema).
Strategia ovviamente inimmaginabile in una blogosfera matura, ma perfettamente funzionale in un panorama in cui anche i grandi gruppi editoriali non si dotano di una strategia, e quindi di una struttura, di reazione.
Grillo la ha fatto, con stampa e tv.
Michele Di Salvo e Roberto Rossi
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Maggio 22nd, 2013 Riccardo Fucile
GURU E REPLICANTE SI CONTRADDICONO TRA LORO, SIAMO ALLA FARSA….MA GLI ESPERTI DEL SETTORE PARLANO DI RICAVI PUBBLICITARI TRA I 5 E I 10 MILIONI DI EURO
Ancora soldi. E ancora blog. 
Già , perchè dopo le polemiche per la trasmissione di Report di Milena Gabanelli in cui è stata sollevata la questione dei ricavi delle attività legate al nome di Grillo e gestite dalla Casaleggio Associati, il polverone continua.
Così su www.beppegrillo.it – dopo la secca comunicazione in cui si affermava che i proventi del blog non vanno al M5S — ora compare un altro minipost a firma dello staff in cui si spiega: «Il Blog è nato nel 2005. A differenza della maggior parte dei prodotti editoriali italiani televisivi o cartacei non ha mai utilizzato fondi pubblici. Negli ultimi anni la sua gestione è stata sempre in perdita. Nel 2012 i costi erano diventati insostenibili e fu inserita per questo, verso metà anno, la pubblicità , ma non per tutte le categorie, per evitare di chiuderlo. Nel 2011 Casaleggio Associati (CA) ha chiuso in passivo di 57.800 euro con un fatturato di circa 1.400.000 euro. Le perdite del blog sono state sempre coperte da CA. I bilanci di CA depositati alla Camera di Commercio di Milano sono peraltro disponibili a qualunque giornalista interessato ai suoi mirabolanti guadagni».
LE CIFRE
Come dire, insomma, noi siamo i buoni e tutti gli altri sono cattivi, Gabanelli compresa. Però Grillo in un’intervista al quotidiano «La Stampa» una settimana fa ha parlato di ricavi per 200 mila euro spiegando: «Col blog siamo in pari, ci costa sui duecentomila euro l’anno, li copriamo con la pubblicità , ci sono tre persone che ci lavorano a tempo pieno».
Ma queste cifre corrispondono al vero?
Il blog e la società sono in pareggio o in perdita?
Per il settimanale «Panorama», i prezzi per clic per un annuncio su una pagina del sito sono tra quelli più alti praticati in Italia, con una media mensile di 5 milioni di visitatori che ogni giorno vengono profilati e sottoposti a un martellamento pubblicitario.
E non solo.
Si parla di crescite del traffico sul blog del 72% di visitatori unici e del 96% per quanto riguarda il numero di pagine viste nel 2012.
Secondo una stima del Sole 24 ore il traffico del sito è di un milione, un milione e mezzo di pagine al giorno.
Per cui si potrebbe affermare che i ricavi oscillino tra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno. Tutti numeri che però è difficile verificare.
Al di là delle cifre quello che si può osservare è come la pubblicità sia cresciuta notevolmente sul blog in questi ultimi mesi, con annunci anche all’interno delle dirette streaming dei parlamentari e con la vendita di dvd, ebook, libri, gadget che pare schizzata alle stelle.
E quello che appare chiaro è come il boom elettorale del M5S abbia portato a una crescita degli accessi sul sito.
Un modo nuovo di finanziare la politica, come si è chiesta anche Milena Gabanelli durante la puntata di Report? Forse.
In molti tuttavia storcono il naso sostenendo come non sia chiaro il confine tra l’attività politica e quella commerciale.
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 22nd, 2013 Riccardo Fucile
PER INTERLOQUIRE CON LA STAMPA DOVRANNO ESSERE AFFIANCATI DAI “COMUNICATORI UFFICIALI”…NON C’E’ LIMITE AL SENSO DEL RIDICOLO: PARLARE SOLO NELLA SALA DEL GRUPPO E REGISTRARE
Aggressivo, ispirato, come se avesse infine scoperto la preziosa ricetta della minestrina di
buccia di zucca, il deputato Cinque Stelle Matteo Dall’Osso, seduto – spalmato – sul divanetto di pelle rossa del transatlantico, si rivolge ai giornalisti che parlano con i suoi colleghi – mica con lui – con poche e sentite parole: «La mail della comunicazione? È giusta. Perchè voi siete delle merde».
Bonjour finesse.
I colleghi lo calmano. Lui si alza e si allontana evidentemente fiero del suo inusitato e straordinario coraggio.
Ma il punto è: di quale mail parla?
Di alcune geniali righe vergate lunedì sera, e quindi inviate ai parlamentari del Movimento a Montecitorio, da parte del gruppo comunicazione della Camera.
La sofisticata struttura scelta da Grillo e Casaleggio per mediare i rapporti con stampa, radio e tv. Bene.
Il contenuto della mail è questo: «Dopo diversi problemi sorti in proposito, intensificheremo la presenza dei componenti del gruppo comunicazione in transatlantico e nell’atrio del palazzo. Non per un’esigenza di controllo ma a garanzia dei deputati».
Il riferimento all’atrio è meraviglioso.
Controllo del territorio. Ronde. Corea del Nord purissima.
Ma una Corea buona, che difende i propri ingenui e indifesi cittadini-parlamentari-bambini che diversamente non saprebbero come cavarsela.
Anche il seguito del comunicato non è male: «Invitiamo tutti, poi, a rilasciare le interviste nella stanza grande del gruppo comunicazione dopo essersi messi in contatto con uno dei componenti».
Perchè?
La spiegazione è semplice: «Oltre all’aspetto psicologico del “giocare in casa” sarà possibile registrare le interviste per ovviare così ai tanti problemi sorti in merito. Invitiamo tutti a declinare le richieste di giornalisti che si sono dimostrati inaffidabili se non addirittura in malafede».
Black list. Un’altra volta.
Tema ossessivamente ricorrente per il gruppo comunicazione della Camera del Movimento Cinque Stelle, che al Senato, invece, sembra avere trovato una formula civile, distesa, ragionevolmente collaborativa.
Così, anche in questa giornata in cui Grillo torna sulla puntata di Report spiegando alla Gabanelli che il sito di Casaleggio è in perdita, attaccando il suicida progetto di legge Zanda-Finocchiaro che impedirebbe al Movimento (ai movimenti) di partecipare alle elezioni («Se usciamo di scena noi allora veramente ci sarà un’esplosione di violenza») e chiedendo nuovamente conto ai suoi delle scelte sulla diaria, alla Camera, dopo una serie di ottimi interventi in Aula e su Europa e banche, il gruppo pentastellato scivola di nuovo su una polemica interna.
L’ennesima mail che doveva rimanere segreta e che «Europa» pubblica sul sito.
Capannello deputati-giornalisti attorno al famoso divanetto rosso.
L’onorevole Zaccagnini, già considerato eretico proprio perchè incapace di nascondere quello che pensa (di solito non ci prova nemmeno) dice: «Questa mail non è normale. Il nostro gruppo comunicazione deve essere sotto pressione. Tra l’altro, secondo statuto, si tratta di persone scelte da Grillo che noi avremmo dovuto confermare con un voto. Ma io quel voto lo aspetto ancora».
Più pratico il deputato Pisano: «Questa mail non cambia nulla. Scommettiamo? Tutto resta come prima».
Una collega sottoscrive. «Mi pare che qui siamo alla paranoia».
Il pugliese Giuseppe D’Ambrosio prova a cambiare prospettiva. «Questo intervento nasce dal fatto che alcuni di noi di recente hanno parlato a vanvera».
Dibattito. Senza ronde in giro.
Orribili i giornalisti, leggeri alcuni deputati o disorientati gli uomini della comunicazione, capaci di trasformare il furore iconoclasta contro i media in un monumento mostruoso eretto sul proprio pio sepolcro?
Andrea Malaguti
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Maggio 21st, 2013 Riccardo Fucile
DOPO I RILIEVI DELLA CORTE DEI CONTI SUI RIMBORSI AI GRUPPI, L’UFFICIO DI PRESIDENZA SOSPENDE L’EROGAZIONE DEI FONDI…MA I CINQUESTELLE VOTANO CONTRO
Dopo il rilievo della Corte dei conti sui rimborsi ai gruppi consiliari in Regione Lombardia, l’ufficio di presidenza del consiglio regionale ha sospeso – nonostante il voto contrario del Movimento 5 Stelle – l’erogazione dei fondi per le spese di funzionamento e comunicazione dei gruppi per un periodo compreso tra il 27 marzo e il 30 giugno.
La decisione è stata presa in attesa di approfondire la contestazione della magistratura contabile sulle spese sostenute nel 2012 dai gruppi della scorsa legislatura e di approvare entro giugno una legge che recepisca la norma nazionale.
La somma che avrebbe dovuto essere erogata alle forze politiche, per la quale è stata disposta la sospensione in via cautelare attraverso una delibera approvata dall’organismo, ammonta a 220mila 212 euro, già ridotta di due terzi rispetto alla scorsa legislatura.
Favorevoli alla decisione i rappresentanti di maggioranza e opposizione nell’Ufficio di presidenza.
Il Movimento 5 Stelle aveva votato incredibilmente contro.
Come è noto la Corte dei conti ha condannato i gruppi regionali di tutti i partiti della precedente legislatura a rifondere una somma complessiva di circa un milione di euro (la metà a carico di Pdl e Lega).
Per riuscire a riscuotere la somma si è pensato di bloccare le nuove erogazioni, una sorta di sequestro cautelare.
Se è vero che i Cinquestelle non possono essere coinvolti per il passato, è inspiegabile che si siano opposti alla sospensione dei rimborsi, visto che sono contrari a ogni forma di finanziamento pubblico.
Evidentemente in Lombardia la distanza tra chi predica bene e razzola male è assai labile.
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Maggio 21st, 2013 Riccardo Fucile
OCCORRE SEMPRE ESSERE SCOMODI E NON RINUNCIARE ALLA DOMANDA CHE PUO’ FAR DISPIACERE… LA STRANA CONCEZIONE DI DEMOCRAZIA DEI GRILLINI
C’è un solo modo per fare il giornalista: andare dal ministro e chiedere, dall’onorevole e chiedere, dal sindaco e chiedere, dal questore e chiedere, dal padrone e chiedere, dall’operaio e chiedere, dai sindacati e chiedere.
E star lì fino a quando non si è avuta una risposta.
Poi bisogna essere onesti con se stessi e con gli altri, tenere la schiena dritta, servire possibilmente i lettori e non gli apparati.
Con questi semplici principi, ai quali aggiunge una straordinaria capacità di raccontare e denunciare le cose che non vanno, Milena Gabanelli si è guadagnata un posto d’onore tra i giornalisti bravi e scomodi, quelli che non si fanno intimidire da nessuno e non rinunciano alla domanda che può dispiacere.
Domenica sera, con un servizio inappuntabile sulla scarsa trasparenza della gestione economica del Movimento 5 Stelle, la giornalista di Report ha dimostrato una volta ancora di essere libera e imparziale anche davanti a chi l’aveva scelta come candidato al Quirinale.
Quanti introiti arrivano al blog di Grillo e Casaleggio?
Dove si possono leggere i bilanci del Movimento?
Perchè non sono state pubblicate le fatture delle spese elettorali?
Domande che piovono come sassi su un Movimento avvitato da settimane sui propri rimborsi parlamentari («Davanti a tre milioni di disoccupati, smettetela di parlare di scontrini fiscali», esorta nel finale Gabanelli).
I militanti reagiscono, e male, inondano i forum, si lasciano andare a offese e triviali volgarità , attaccano la giornalista che un tempo meritava elogi perchè «nemica dei poteri forti» e adesso, sostiene qualche anonimo blogghista, «viene richiamata all’ordine».
A dire quel che è giusto dire ci si fa qualche nemico, ma ne vale sempre la pena, diceva Enzo Biagi.
Chi è stato eletto dai cittadini deve rispondere di quel che fa, ovunque sia e chiunque sia: il mestiere di giornalista non contempla amicizie interessate o casi di coscienza. Per questo il servizio di Milena Gabanelli invece di irritare dovrebbe far riflettere e pensare tutti quelli che chiedono agli altri trasparenza e non riescono ad averla in casa propria.
La libertà è un esercizio che si misura anche nei comportamenti: Report e Gabanelli sono cani da guardia senza collare; nel Movimento 5 Stelle si vedono ancora tanti guinzagli.
Giangiacomo Schiavi
(da “il Corriere della Sera“)
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