Aprile 22nd, 2013 Riccardo Fucile
RENZI E D’ALEMA LO SOSTERRANNO, SINISTRA VERSO LO STRAPPO
«La scissione è scontata. Inevitabile». Lo dicono tutti nel Partito democratico: Letta, Bindi,
Franceschini, Veltroni, Fioroni, Marini, Orfini, Gentiloni, Civati, Renzi.
Nemmeno un franco tiratore stavolta.
Il Pd non esiste più. Nasceranno nuovi soggetti, si romperanno sodalizi e alleanze che non hanno mai funzionato.
Correnti e parlamentari ora sono liberi di fare scelte autonome.
Bersani, da Piacenza, si limita ad osservare.
Ieri lo hanno chiamato per chiedergli di restare al suo posto. Almeno qualche giorno, il tempo di decidere il futuro della legislatura.
«Per favore, abbiamo chiesto un sacrificio anche a Napolitano ». Ha risposto «ci penso una notte» con sottile perfidia.
Stamattina infatti confermerà le dimissioni e il passo indietro.
Il “segretario” del Pd diventa, temporaneamente, il presidente della Repubblica.
Quando oggi pronuncerà il discorso d’insediamento e disegnerà il profilo di governo, determinerà , in maniera indiretta è ovvio, il crollo definitivo della “ditta”.
La fuoriuscita di alcuni, la resistenza di altri, gli equilibri dei prossimi mesi.
Ma quale congresso. Ma quale reggenza, gestione collegiale e altre liturgie.
Il Pd consumerà il primo tempo della sua fine oggi pomeriggio ascoltando il capo dello Stato a Montecitorio.
E il secondo tempo al momento della fiducia al nuovo esecutivo. «Chi ci sta rimane dentro al Pd. Chi non ci sta, esce», è la constatazione lapidaria che Enrico Letta ha affidato ai suoi interlocutori nelle ultime ore.
«Il nodo politico, un signor nodo, resta quello del “governo o elezioni”», spiega Dario Franceschini ai suoi fedelissimi. «
Lo è fin dall’inizio, dal 25 febbraio.
Adesso diventerà una questione di vita o di morte per il Pd».
Si sfascerà tutto, si consumeranno vendette e si cercheranno strade diverse.
Per dirne una, i renziani propongono di far saltare il banco a Roma, dove si vota il 26 maggio cancellando il risultato delle primarie.
Rilanciano la candidatura di Paolo Gentiloni. «Marino è troppo schiacciato su Vendola e noi con Sel non dobbiamo prendere nemmeno un caffè. I giochi vanno riaperti», dice il deputato Michele Anzaldi.
Una scissione nella scissione. Una rottura chiara, netta.
Al momento, le macroaree (o micro?) in cui si dividerà il Partito democratico sono due.
Quella più simile all’attuale girerà intorno al centro gravitazionale di Matteo Renzi.
Ci starà anche Massimo D’Alema, che sostiene il sindaco mantenendo il suo profilo e la sua leadership.
I Giovani turchi di Stefano Fassina, Matteo Orfini e Andrea Orlando oggi dicono no a un governo di larghe intese e sembrano sul piede di guerra.
Ma si piegheranno al diktat del capo dello Stato.
Orfini da tempo ha aperto un canale con Palazzo Vecchio attraverso l’ex vicesindaco Dario Nardella.
Orlando, dopo lo schiaffo nella vicenda del capigruppo alla Camera, è rientrato nell’alveo dei dalemiani.
Fassina, il più bersaniano, non romperà il sodalizio. «Loro voteranno la fiducia a qualsiasi tipo di esecutivo », dice un dirigente vicino a Letta.
Orfini non ha dato retta a Bersani, non ha spento Facebook.
«Ho passato la domenica a rispondere agli insulti dei miei elettori per la scelta di Napolitano. Ho scritto un post e i toni si sono calmati, si è potuto discutere».
Presto tornerà a dialogare sul social, quando si voterà la fiducia alle larghe intese o all’esecutivo del presidente.
L’altra area è quella della Nuova sinistra.
Laura Puppato e Pippo Civati sono considerati in uscita verso questo soggetto. Assieme a loro Sergio Cofferati e Ignazio Marino.
Fabrizio Barca sembra al centro di questa partita.
Toccherà a lui dire da che parte vuole schierarsi, se in una battaglia interna al Pd o nell’apertura di un cantiere della sinistra più tradizionale.
Ma questa scissione di fatto potrebbe fare “vittime” anche in un territorio di mezzo.
Come Rosy Bindi che si mette di traverso all’ipotesi di Enrico Letta premier delle larghe intese e sembra dire di no a tutte le soluzioni di governo col Pdl.
Il limbo non aiuta la collocazione dell’ex presidente del Pd nel momento in cui i pezzi del partito cercano velocemente sponde.
Il voto di fiducia dunque farà chiarezza nel corpo sovradimensionato dei gruppi parlamentari. Intanto domani primo round in direzione.
Gli ex popolari chiedono una reggenza di Enrico Letta fino al congresso, affiancato da un comitato di gestione che rappresenti le anime interne.
Ma il renziano Gentiloni fa capire che questa strada non è percorribile. «Ci vuole un caminetto unitario, con pari peso per le correnti.
Renzi ovviamente ne starà fuori, parteciperà indirettamente».
Una cosa è certa: questo comitato accompagnerà e sosterrà il governo di Napolitano passo passo.
Perchè le elezioni sono impossibili, non le può volere neanche Renzi dopo la settimana del disastro.
«Prendiamo il 3 per cento e il centrosinistra italiano scompare per sempre», dice Antonello Giacomelli.
Una scommessa facile facile.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 21st, 2013 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI ESILARANTI DI GRILLO, UN GRANDE COMICO… IL COMUNICATORE MESSORA POLEMIZZA CON LA LOMBARDI PER LA DISORGANIZZAZIONE TOTALE
Da concittadini, una cosa a Grillo dobbiamo riconoscere: è un grande comico.
Da quando si interessa di politica, alle battute previste dal copione ne unisce molte involontarie che sono insuperabili.
Per mesi caccia i giornalisti italiani, li insulta e li maltratta (specie se sono giovani precari) come il marchese del Grillo (“io sono io, voi non siete un cazzo”) e poi una mattina convoca una conferenza stampa-monologo.
Riesce di pomeriggio a parlare di golpe, a annunciare la sua marcia su Roma per sera, a farsela sotto per l’ora di cena e a dare buca per imprecisati impegni dopocena.
Il giorno dopo indice una manifestazione per le 15 in una piazza troppo piccola, senza palchetto e senza amplificazione, arriva e innesta subito la retromarcia.
E qui raggiunge l’apice della comicità involontaria.
Ecco cosa dice intervenendo su ‘La Cosa’, la web tv del M5S: “Alla piazza sono arrivato. è lunga e stretta e non riuscivo ad entrare. Di nuovo le tv mi hanno circondato e non sono riuscito ad entrare. La Digos ha detto che c’era un caso di pericolo, che un signore è caduto dalla bicicletta. La Digos ha voluto che andassi via e sono tornato in albergo“.
La situazione di pericolo era forse un armeno armato e incazzato o un pidiellinosenzaelle che voleva darsi fuoco per protestare contro i dirigenti Pd e che avrebbe seminato il panico in piazza?
O un misterioso nemico dei Cinquestelle che voleva lasciare Crimi e la Lombardi vedovi del loro vate?
No, era un signore che era caduto dalla bicicletta.
La Digos ha voluto che si allontanasse?
Ma se poco prima la polizia aveva voluto precisare che per loro non c’era alcun problema.
Se Grillo avesse voluto, sarebbe bastata una scorta di dieci agenti e avrebbe raggiunto il punto in cui fare la sau arringa senza problemi.
Certo, senza palco e senza amplificazione sarebbe stato un po difficile…
Ma chi avrebbe dovuto provvedere?
Pesanti malumori nella sezione del M5S di Roma, incaricata dell’organizzazione del comizio.
Lo staff della comunicazione, subito dopo la partenza del leader ‘stellato’, ci tiene a prendere le distanze: “Non l’abbiamo organizzato noi -replicano ai cronisti- chiedete ai romani che hanno voluto Beppe qui”.
“Sì, chiedete pure a Lombardi…”, si lascia sfuggire Claudio Messora, a capo della comunicazione M5S, al Senato.
In piazza non era stato organizzato alcun palco per far sì che Grillo potesse salutare i simpatizzanti accorsi.
Si tratta, tra l’altro, del secondo appuntamento che Grillo salta in meno di 24 ore.
A questo punto il M5S invita i manifestanti a dirigersi verso il Colosseo e Grillo chirisce che si tratta di “una camminata” dei simpatizzanti a cui lui non parteciperà . “Una cosa pacifica, una passeggiata, si fa perchè Roma è splendida” dice Grillo.
Insomma una scampagnata, lui forse non avrà le scarpe adatte o soffrirà di calli, chissà .
Giunti al Colosseo, un gruppo di manifestanti si raduna un pò polemico sotto l’Arco di Costantino e chiede di proseguire per il Quirinale.
“Ora la manifestazione è finita — avverte il cittadino-deputato Di Battista poco prima delle 19 -, abbiamo fatto una bellissima passeggiata per via dei Fori imperiali arrivando al Colosseo manifestando pacificamente, ora andare al Quirinale non ha senso”.
La scampagnata è finita, i golpisti possono dormire sonni tranquilli.
La rivoluzione è rinviata alla prossima gita fuori porta.
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 21st, 2013 Riccardo Fucile
IN MATTINATA IL CAPOCOMICO, DOPO AVER RIFIUTATO PER MESI CONTATTI CON I GIORNALISTI, LI CONVOCA IN CONFERENZA STAMPA PER RIDURRE IL GOLPE A GOLPETTINO… DOPO AVER AIZZATO LA FOLLA ORA SI TRAVESTE DA POMPIERE
«Ieri ho detto “golpe”, ma intendevo “golpettino istituzionale furbo”, giocato sulla semantica». Esordisce così Beppe Grillo il giorno dopo la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. Quando domenica mattina il leader dei Cinque Stelle entra in sala, alla Città dell’Altra Economia, nel quartiere del Testaccio, a Roma, tra i grillini è standing ovation.
Lui parla, in piedi, suda, durante una conferenza stampa che assomiglia più a un comizio.
Alla sua destra c’è Roberta Lombardi, a sinistra Vito Crimi.
«Ieri sera potevo venire in piazza, ma avevo paura che la mia presenza potesse favorire la violenza», ha spiegato subito l’ex comico genovese, commentando la sua rinuncia a partecipare alla manifestazione di fronte a Montecitorio, inizialmente convocata sabato sera.
Peccato che le sue parole sul golpe avessero invece aizzato gli animi.
«Non voglio entrare in questi giri», taglia corto.
Poi affonda su Bersani, «parte dello sfacelo di questo paese»: «Non ho mai sentito il riconoscimento del nostro movimento, primo partito in Italia, ci chiamano grillini e dilettanti allo sbaraglio, ma stiamo lavorando”.
Parlando del prossimo governo però, un punto è chiaro: «Se i candidati sono Amato o Letta, non ci sarà nessuno spazio per collaborare», spiega Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera dei Cinque Stelle. Ed è sicuro anche che «se ci metteranno in un angolo, resteremo in un angolo», aggiunge Grillo.
«Siamo seduti su una polveriera: senza crescita ci sarà una sollevazione popolare».
«Sto calmando gli animi, dovreste ringraziarci tutti», ha detto ancora Grillo. «Stiamo tenendo la calma. La gente ci parla dei fucili e noi stiamo calmando gli animi. In francia c’è Le Pen, in Grecia c’è Alba Dorata. Qui ci siamo noi, i grillini».
Appunto, siamo a posto.
Intanto, al suo arrivo in piazza Santi Apostoli, dove era previsto la manifestazione dei Cinque Stelle contro la rielezione di Napolitano al Quirinale, Grillo è stato subito assediato da fotografi e giornalisti.
Lui è salito sopra la sua auto e ha gridato «Arrendetevi».
Un saluto brevissimo.
Manifestazione annullata.
Ci si chiede come si possa essere così sprovveduti da scegliere per un comizio una piazza cosi piccola e senza neanche predisporre un palchetto.
Se questi devono governare l’Italia come sanno organizzare una manifestazione siamo sistemati.
Dopo due ore dal presunto comizio la gente aspetta ancora di sapere se Grillo tornerà o meno: la polizia fa sapere che per loro problemi non ce ne sono.
La farsa continua.
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 20th, 2013 Riccardo Fucile
SCARICATO DA RODOTA’, DOPO L’INVITO ALLA “FARSA SU ROMA” E ALLA MOBILITAZIONE GENERALE, GRILLO DISERTA LA MANIFESTAZIONE DI “MILIONI DI PERSONE”… I CINQUESTELLE SE LA SONO GIA’ FATTA ADDOSSO
I Cinque Stelle hanno fatto finta di crederci fino all’ultimo. 
«Si voti Rodotà » (colui che Grillo due anni fa aveva definito “un maledetto”)
E alla notizia che Napolitano è stato eletto presidente della Repubblica, la piazza esplode.
Fuori i fischi della folla, dentro i parlamentari del M5S che non si uniscono all’applauso per l’elezione.
Mentre il Parlamento elegge il presidente della Repubblica, in centinaia si accalcano in piazza Montecitorio.
La polizia blocca tutti gli ingressi per evitare problemi di ordine pubblico.
Il tutto mentre Beppe Grillo urla al colpo di stato e parte da Udine per Roma.
Dal blog, Grillo tuona: «Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. È in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale».
Grillo invoca la mobilitazione di massa: «Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese».
Poi denuncia che il blog è sotto attacco e su Twitter lancia l’hashtag #tuttiaroma.
Il deputato Roberto Fico gli fa eco: «Il paese è in rovina esclusivamente grazie a loro. Oggi più che mai va alzata l’ascia di guerra”
La tensione sale.
Stefano Rodotà da persona seria prende le distanze dalla mobilitazione e dice: «Il dissenso va espresso nelle sedi istituzionali».
E aggiunge: «Oggi c’è una vicenda faticosa e difficile che si è conclusa, come in tutte le vicende è legittimo discuterne in democrazia, anzi occorre partire dalla premessa che sono vicende a cui va riconosciuta legittimità democratica, rivolgo un saluto al rinnovato Presidente della Repubblica».
La protesta in piazza Montecitorio vive momenti di tensione.
C’è chi urla «Napolitano dimettiti», qualcuno viene spinto e cade.
La situazione rimane comunque sotto controllo.
I parlamentari Cinque Stelle parlano con i cittadini, a tratti si cerca anche di placare gli animi, la zona rimane transennata, i cellulari saltano.
Intanto anche in altre città , come Trieste e Bologna, inizia il tam tam. «Scendiamo in piazza».
Tutte manifestazione che però vengono definite da Crimi “non ufficiali
Grillo su Twitter scrive: «Una raccomandazione: nessun tipo di violenza, ma solo protesta civile. Isolate gli eventuali violenti».
Poi l’improvvisa rinuncia: «Arriverò a Roma durante la notte e non potrò essere presente in piazza. Domani mattina organizzeremo un incontro con la stampa e con i simpatizzanti».
Forse il camper avrà bucato tutte le gomme in autostrada, forse qualcuno se l’è fatta addosso, forse una telefonata di Silvio avrà convinto il capocomico.
Niente film di guerra, alla fine si sceglie una riedizione di “Armiamoci e partite” con Franchi e Ingrassia, professione comici ufficiali.
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 20th, 2013 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE BONO: “DISTINGUIAMO DAL RINVIO A GIUDIZIO”… MA LA BASE SI RIBELLA
«Davide, tu no vero?».
A metà pomeriggio Irene Camassa, militante del Movimento 5 Stelle, scrive sul profilo Facebook di Davide Bono, capogruppo in Piemonte.
Una domanda che suona come un’implorazione: non sei indagato, vero?
Sì, invece: è indagato.
Boom.
Per la prima volta un esponente della galassia grillina finisce dentro un’inchiesta.
E con lui c’è anche Fabrizio Biolè, eletto del 2010 e poi cacciato con lettera dell’avvocato di Grillo, accusato di essersi candidato anni prima come consigliere comunale a Gaiola, nemmeno 600 abitanti in provincia di Cuneo.
È un duro colpo.
«Davide, puoi chiarire?», chiede Elisa Bevilacqua, un’altra attivista.
Poco dopo Bono chiarisce o, almeno, ci prova.
«Sì, sono stato raggiunto da un avviso di garanzia anche io (nessun gruppo è stato risparmiato)».
Butta lì una frase che dice tutto sul mito della purezza andato in frantumi: «Un certo effetto lo fa, trovarsi ad essere il primo eletto M5S raggiunto da un avviso di garanzia. Soprattutto pensando ai ragionamenti che tutti abbiamo sempre fatto sui politici indagati. In effetti questo dovrà farci ben riflettere e imparare a distinguere nettamente tra indagini e rinvio a giudizio».
Spiega, entra nei dettagli: «A me personalmente contestano 619,91 euro in due anni e tre mesi. E poi 3.905,27 di spese per attività dei collaboratori».
Benzina, alberghi, trasporti, bar, ristoranti.
A una cosa tiene più che a ogni altra: «Non sono state fatte nè spese per fini personali nè per finanziamento del “partito”».
Dalle pieghe dell’inchiesta emerge una circostanza: per partecipare alle manifestazioni No Tav in Val Susa i consiglieri grillini avrebbero usufruito dei rimborsi chilometrici e per la benzina.
Il malumore dei militanti soffoca anche le buone ragioni della lotta contro il super treno: «Potevano o no? Per andare a Chiomonte 4,35 euro si possono spendere di tasca propria… credo».
Brutta giornata, per Bono. La base rumoreggia.
È vero che la Procura di Torino non ha risparmiato nessuno dei quindici gruppi in Regione.
Ma il punto è proprio questo: loro, di fatto, appaiono come gli altri.
Biolè, l’espulso cui viene contestato l’uso di 7500 euro, gioca allo scaricabarile: non è colpa mia, ha fatto tutto Bono.
«Purtroppo, su proposta del mio ex capogruppo», da marzo 2011 una quota dei rimborsi sarebbe stata pagata dal conto corrente per il funzionamento del gruppo, non più da quello in cui i grillini raccoglievano l’avanzo degli stipendi (avendo scelto di prendere solo 2500 euro al mese).
Errore? Svista? Scelta? «Quando, alcuni mesi fa, analizzando gli estratti conto, ho individuato il totale di queste operazioni non corrette, ho restituito immediatamente la somma al conto corrente del gruppo», racconta Biolè.
Bono non replica.
Ma annuncia: «Da parte nostra non ci sono stati abusi. Però sono pronto a restituire ogni singola spesa che non possa ritenersi legittimamente rimborsata dal fondo».
Andrea Rossi
(da “La Stampa“)
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 20th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO COSA SCRIVEVA IL “COERENTE” LEADER DEI CINQUESTELLE SUL LORO ATTUALE CANDIDATO “SANTO” A PROPOSITO DELLA SUA PENSIONE DA CASTA DI 8.455 EURO AL MESE
Ma non era un «maledetto»?
Così Beppe Grillo, non più tardi di due anni fa, definiva il suo candidato al Colle Stefano Rodotà .
Uguale, secondo l’ex comico, a Walter Veltroni, Nicola Mancino, Eugenio Scalfari, Rosa Russo Jervolino, Pino Rauti, Vittorio Sgarbi ed altri.
E cosa mai accomunava personalità tanto diverse?
La “pensione d’oro”, of course.
Rodotà nel 2010 è finito nella “black list” grillina dei pensionati d’oro: in un articolo scritto il 6 luglio 2010, dal titolo “Maledetti, non vi pensionerò”, Grillo lo ha inserito nell’elenco dei privilegiati della “casta” per la sua pensione da 8.455 euro al mese.
Nel post, riprendendo un pezzo allora pubblicato dall’Espresso, il leader CinqueStelle lanciava una “fatwa collettiva” contro tutti i deputati al Parlamento che avevano maturato il diritto alla pensione dopo una sola legislatura (sebbene questo non sia il caso di Rodotà , deputato dal 1979 al ’94, per quattro legislature. Dal ’92 al ’94 è stato iscritto al gruppo del Pds).
Ecco cosa scriveva Grillo:
I parlamentari che chiedono sacrifici agli italiani non sono stati capaci di eliminare l’odioso privilegio dei 30 mesi per il diritto alla pensione e di mettere un tetto massimo. Perchè un parlamentare deve ricevere quasi 10.000 euro al mese? In base a quale diritto? Il tetto massimo va ridotto a 3.000 euro lordi al mese. In caso contrario ogni cittadino non deve più versare un centesimo all’Inps.
Grillo attacca nuovamente Rodotà il 18 luglio 2011, inserendo ancora una volta l’importo dell’assegno del Professore in un elenco di otto pensioni d’oro di ex parlamentari.
E commentando così:
Ci sono circa 19 milioni di pensionati contro qualche decina di milioni di italiani che invece in pensione non ci andrà mai. E’ il “pension divide”. Chi ha avuto ha avuto. Chi continuerà a dare non avrà mai nulla. E’ necessario introdurre un tetto pensionistico massimo (3.000 euro?) per chi già percepisce la pensione e garantire a tutti la pensione dopo 30/35 anni di lavoro. C’è gente in pensione da quando aveva 45/50 anni, parlamentari che hanno maturato la pensione dopo una legislatura. Doppi pensionati. Assessori regionali con pensioni d’oro. Questo sconcio è ormai intollerabile.
Oggi il professore è tornato nelle grazie del comico.
Che ieri lo ha presentato così: «Rodotà è un uomo di età , ha 80 anni, uno che è stato fuori dal giro ma è diventato un bambino per il fatto che la rete e i giovani si sono ricordati di lui, metterà d’accordo tutto e tutti».
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 18th, 2013 Riccardo Fucile
POI SI SCOPRE CHE E’ UN INGEGNERE DIPENDENTE DELLA PROVINCIA DI MILANO E SI OCCUPA DI LAVORI PUBBLICI
Ma come la pensano il Movimento 5 stelle e i suoi parlamentari sull’abolizione delle province? 
Giovedì 11 aprile, Camera dei deputati, la commissione speciale per gli atti del governo riprende le audizioni sul decreto legge per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.
Comincia proprio l’Upi, l’Unione delle province italiane.
E quando si passa alle domande tocca al grillino Daniele Pesco: «Approfitto per dire che la posizione del Movimento 5 stelle non è assolutamente per tagliare le province in toto. Noi siamo per risparmiare sulla gestione delle province e quindi sulla classe politica perchè pensiamo che una riorganizzazione possa dare una forte contributo in termini di risparmio».
SORPRESA
La questione la conosce bene, Pesco.
Ingegnere edile di Monza, 40 anni fra poco, lavora alla Provincia di Milano dove si occupa di lavori pubblici.
E infatti entra nel merito del problema: «Come provincia di Milano I tagli ci sono stati, sono stati forti» e «la situazione è già abbastanza critica».
Un intervento che sorprende più di una persona visto che l’abolizione delle province è uno dei punti fondamentali del programma di Beppe Grillo, al primo posto del capitolo Stato e cittadini, ancor prima della cancellazione dei rimborsi elettorali tanto per capire.
RETTIFICA
Dopo un quarto d’ora, Pesco interviene di nuovo: «Devo rettificare — dice un po’ imbarazzato — forse le mie parole di prima sono state fraintese. La posizione del Movimento 5 stelle è ferma sull’abolizione delle province. Ho sbagliato».
Dalla registrazione disponibile sulla web tv della Camera si sente un po’ di brusio. «Siamo comunque certi che i servizi per i cittadini — aggiunge Pesco - debbano essere svolti da altri enti o comunque da altre entità . Grazie».
Lorenzo Salvia
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Grillo | Commenta »
Aprile 17th, 2013 Riccardo Fucile
“SOLO ATTRAVERSO IL MIO LAVORO PROVO A CAMBIARE LE COSE”
Milena Gabanelli rinuncia alla candidatura al Quirinale. Aveva annunciato che avrebbe dato in giornata la sua risposta alla proposta del Movimento 5 Stelle che, dopo le Quirinarie online, l’aveva scelta come sua candidata alla presidenza della Repubblica.
E ora quella risposta è arrivata.
A questo punto il M5S voterà il fondatore di Emergency Gino Strada o, se anche lui rinuncerà , Stefano Rodotà , o a scalare fino al decimo.
“Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro provo a cambiare le cose”, scrive la conduttrice di Report in una lettera pubblicata da Corriere.it, che riportiamo integralmente qui di seguito.
“Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno visto in me una professionista sopra le parti e quindi adeguata a rappresentare l’inizio di un cambiamento nel Paese.
Sono giornalista da 30 anni e ho cercato sempre, in buona fede, di fare il mio mestiere al meglio; il riconoscimento che in questi giorni ho ricevuto mi commuove, e mi imbarazza.
Certamente non mi sono mai trovata in una situazione dove sottrarsi è un tradimento e dichiararsi disponibile un segno di vanità . Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita.
Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.
Quello che mi ha messo più in difficoltà in questa scelta è stato il timore di sembrare una che volta le spalle, che spinge gli altri a cambiare le cose ma che poi quando tocca a lei se ne lava le mani. Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona.
Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.
Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro — che amo profondamente — provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.”
Milena Gabanelli
argomento: elezioni, Grillo | Commenta »
Aprile 17th, 2013 Riccardo Fucile
L’INCUBO DEGLI SCRUTINI AD OLTRANZA PER LA CORA AL QUIRINALE
L’incubo del Movimento Cinque Stelle ha l’accento bolognese e va in bicicletta. 
E’ Romano Prodi a turbare i sogni dei grillini, soprattutto se nell’infinito risiko del Quirinale ci si dovesse avventurare sul terreno scivoloso del quarto scrutinio.
E’ proprio sul nome del Professore che i 162 parlamentari del M5S potrebbero tornare a dividersi, piegandosi alla logica del “meno peggio” esplicitata da Beppe Grillo pochi giorni fa in un casale della periferia romana: «E’ meglio Prodi di D’Alema o di Amato».
L’ex premier, in realtà , può vantare un rapporto cordiale con il guru Gianroberto Casaleggio.
E, nonostante le critiche ricevute dagli attivisti, è comunque arrivato nono alle recenti Quirinarie. Davanti solo a Dario Fo, ma comunque nella top ten dei preferiti per il Colle più alto.
Il problema, serio, è che il Professore non è giudicato all’altezza dalla base del movimento.
La Rete lo spernacchia, i duri e puri lo bocciano senza appello.
Vito Crimi, che intravede il rischio di una spaccaturra interna, prova a scacciare l’incubo mentre la porta di un ascensore di Palazzo Madama si chiude alle sue spalle: «Se il Pd propone Prodi? E’ arrivato nono, non esiste…».
Il movimento siede sulla bocca di un vulcano e un assaggio del rischio si è toccato con mano ieri sera.
I parlamentari si sono ritrovati a Montecitorio, al chiuso di una sala e senza streaming. E hanno duellato fino a tardi, divisi tra chi reclama il confronto e chi ha già deciso di arroccarsi in difesa della candidatura unica di Milena Gabanelli.
Per una mediazione si è speso proprio Crimi, che già nel pomeriggio aveva anticipato la linea: «Quarto scrutinio? Un passo alla volta, stasera discuteremo delle prime tre votazioni…».
Eppure, la fazione del dialogo non ha mancato di mettere pressione al resto del gruppo.
Quattro senatori, nel corso del summit serale, hanno lanciato un’idea choc, capace di rimettere tutto in discussione: «Perchè non proponiamo noi ai partiti di scegliere uno dei primi quattro nomi eletti con le Quirinarie?».
Altri parlamentari, più semplicemente, hanno implorato libertà di coscienza dal quarto scrutinio, con l’obiettivo di evitare una nuova frattura, dopo quella consumata sulla Presidenza del Senato.
Ma i falchi del movimento hanno tenuto duro, ribadendo la linea: almeno per le prime tre votazioni sosterremo Milena Gabanelli (o, in caso di rinuncia, chi le sta immediatamente dietro).
Qualcuno l’ha detto alzando la voce e guardando negli occhi i colleghi di gruppo: «La nostra candidata è lei. Dobbiamo rispettare la volontà della Rete. Punto e basta».
Ed è su questa posizione che – senza contarsi e senza votare – nel corso della lunghissima serata sembra essersi coagulato il consenso della maggioranza della pattuglia 5Stelle.
Il nome di Gabanelli ha il pregio di mantenere compatto, almeno per il momento, l’eterogenea armata grillina.
Se la giornalista dovesse rinunciare, toccherebbe a Gino Strada sostituirla.
Ma nessuno nel movimento nasconde che l’asso nella manica resta quello di Stefano Rodotà .
Il giurista è considerato un autentico jolly capace di lasciare il Partito democratico senza parole. E senza argomenti per rifiutare.
Anche in vista di questo scenario, i pontieri democratici si sono confrontati ieri con la diplomazia a cinque stelle.
Soprattutto a Palazzo Madama.
E in vista dell’incontro tra capigruppo democratici e grillini in agenda per oggi.
In attesa di toccare con mano la tenuta delle truppe di Grillo, il movimento si confronta con il caso del senatore Marino Mastrangeli.
Il parlamentare amante dei talk show è sul banco degli imputati e nel corso della riunione serale di ieri si è stabilito di affrontare il capitolo solo dopo l’elezione per il Colle.
L’esito del confronto interno – dopo aver saggiato l’opinione della Rete – potrebbe addirittura essere il ritiro dell’autorizzazione a utilizzare il simbolo del movimento.
Nei prossimi giorni, infine, il M5S riceverà da cinque economisti cinque diversi scenari macro economici.
La traccia affidata agli esperti dal M5S è più o meno questa: l’Italia e l’euro, cinque progetti alternativi.
Le proposte saranno raccolte, elaborate e sintetizzate dai parlamentari cinquestelle.
E, c’è da scommettere, faranno discutere.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
argomento: Grillo | Commenta »