Marzo 22nd, 2013 Riccardo Fucile
I CINQUESTELLE ALLA FINE PERCEPIRANNO CIRCA 5.000 EURO NETTI AL MESE, PIU’ VIAGGI GRATIS…LA RIDUZIONE DEL 50% E’ PREVISTA SOLO SULLO STIPENDIO BASE
Quando nell’aprile del 1994 arrivarono i leghisti a Roma, le idee si fecero chiare da subito:
pranzo al Pantheon, Freccia Alata, la sala vip dell’aeroporto.
Questi — intesi come i grillini — almeno per ora faticano a capire dove si trovi Fiumicino, e comunque non avrebbero i soldi per comprare il biglietto.
Guai parlare di ristoranti e sale riservate, anche perchè non sono “onorevoli, ma cittadini”.
Ma poi la realtà a volte supera ogni tipo di immaginazione, e l’impatto è forte, irresistibile per molti.
Le stanze suscitano talvolta belle emozioni, pensare a tutti quei privilegi e usufruirne è un attimo. E’ già successo, per fare un esempio, al cittadino Adriano Zaccagnini, immortalato da “Chi”, chiamato a rispondere dai giornalisti per un pranzo nel ristorante della Camera.
Zaccagnini ha spiegato ai cronisti che non sapeva “che in quel ristorante di lusso la quota a carico del deputato è di 15 euro” e il resto del conto, probabilmente 80-90 euro, è a carico dei contribuenti.
“Ammetto il mio errore aggiunge e sono pronto a restituire la parte eccedente del conto. In totale sono stato a mangiare lì tre volte, a 15 euro a pasto, quello che manca lo restituirò di tasca mia. Pensavo che in quel ristorante si risparmiasse”.
Zaccagnini è uno e vale uno.
Anche perchè la maggior parte di loro oggi non ha nè il contante in tasca (buona parte di loro proviene dagli anni Duemila, lavori precari, nella migliore delle ipotesi, e liste di disoccupazione) nè la malizia di presentarsi allo sportello del Banco di Napoli, a Montecitorio, a chiedere l’anticipo sullo stipendio.
Il direttore della filiale bancaria più ambita (in quelle quattro stanze si sono sempre fatte amicizie utili) si strofinerebbe le mani a vederli apparire: sarebbero prestiti garantiti da un datore di lavoro che paga puntuale e fino all’ultimo centesimo.
Quanto? Tanto, anche se il regolamento a 5 Stelle impone dei paletti e delle riduzioni drastiche: nella sostanza i parlamentari dovranno lasciare il 50 per cento dei 10 mila 435 euro previsti in busta paga.
Dunque ne percepiranno 5.217 lordi.
Ma a questi va aggiunta la diaria che si aggira attorno ai 3.500 euro al mese e resta intatta. Purchè rendicontata.
In sostanza, al netto, spese incluse, ogni parlamentare, guadagnerà poco meno di 5000 euro netti.
Senza contare che il traghetto è gratis, l’aereo e il treno anche, idem per l’autostrada.
E a questi benefit non rinunceranno. Questo, almeno dice il regolamento in vigore.
Anche se in rete c’è chi inizia a chiedersi quanto sia corretto che un parlamentare stellato raggiunga la Val di Susa il problema si presenterà già sabato per una manifestazione contro la Tav a spese del contribuente.
E, per di più, con un treno ad alta velocità . Questione complessa. Loro obietteranno che pagheranno il biglietto.
Ma chi può verificarlo?
Oggi, comunque, capita di vederli chiedere una sigaretta, cercare un bed & breakfast “30 euro a notte, tassa di soggiorno inclusa”.
Sempre oggi può succedere che chiedano un passaggio in auto.
Marziani e senza un centesimo.
Ma dopo? “Continueremo così”, dicono in coro.
“Cerchiamo di stringere accordi con le compagnie telefoniche per strappare un contratto low cost. Anche perchè un parlamentare può godere di un rimborso telefonico di 3100 euro nette all’anno, noi contiamo di spendere 600”.
Il problema è capire — e in quei corridoi tutto diventa sempre complicato — dove verrebbero ripartiti i soldi che non spendono. Perchè va bene essere marziani, ma fessi no.
Bisogna andare a rispolverare vecchi regolamenti che i leghisti del 1994 si guardarono bene dal consultare.
Come quello che prevedeva un rimborso di taxi, forfettario e senza rendicontazione, di 3900 euro ogni tre mesi.
“Grasso ci ha dato ampia disponibilità ”, dice Crimi.
Roma era ladrona per i leghisti, ma anche loro ci sguazzavano bene.
Tanto non era loro l’acqua della piscina. E a proposito di piscine quella a Montecitorio non c’è, ma la sauna è lì, a disposizione.
Per ora i grillini manco si sono affacciati, sempre nella loro politica dell’austerity.
Lasciamo passare l’estate, magari aspettiamo novembre, sempre che ci sia un governo.
Poi tiriamo le somme.
Zaccagnini insegna.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 22nd, 2013 Riccardo Fucile
NON E’ VERO: PER 148.216 VOTI IL PRIMO PARTITO E’ IL PD
«Il Movimento 5 Stelle è primo per numero di voti per questo chiediamo ufficialmente un incarico di governo».
Ha esordito così la capogruppo del M5S alla Camera, Roberta Lombardi, nella dichiarazione ufficiale al termine dell’incontro al Quirinale tra la delegazione grillina e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’ambito delle consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo.
Un concetto ribadito anche da Beppe Grillo nel post odierno sul suo blog: «Il M5S è stato il primo per numero di voti alle elezioni. Per questo chiede ufficialmente un incarico di governo per realizzare il suo programma».
Ma questa affermazione, almeno nella parte che rivendica il primato, è sbagliata. Poteva essere valida nelle prime 48 ore dopo lo spoglio dei risultati elettorali del 24 e 25 febbraio, quando ancora non si conoscevano i numeri del voto degli italiani all’estero.
Ma di certo oggi è una dichiarazione scorretta.
La prima forza politica per numero di voti è infatti il Partito Democratico.
I NUMERI
Non è questione di interpretazioni, ma di pura matematica.
Il «fact checking» è piuttosto semplice, basta uno sguardo ai dati del Viminale che riepilogano l’andamento dell’ultima tornata elettorale.
Bisogna concentrarsi sulla Camera, perchè è l’unica per la quale il suffragio è davvero universale (per il Senato non votano infatti gli elettori con meno di 25 anni; in ogni caso il Pd ha ottenuto a Palazzo Madama oltre un milione di voti in più del M5s, 8.400161 contro 7.285.850).
Sul territorio italiano il Pd ha raccolto 8.644.523 voti, pari al 25,42% del totale; il Movimento 5 Stelle ne ha messi insieme 8.784.499, vale a dire 139.976 in più, per una percentuale pari al 25,55%.
Un leggero vantaggio che ha fatto proclamare, la notte dello spoglio, il M5S come prima forza politica del Paese.
Questa verità è durata però, appunto, giusto lo spazio di 24-48 ore.
Una volta ultimato lo scrutinio con i dati della circoscrizione Estero (gli aventi diritto, cioè cittadini italiani residenti al di fuori del territorio nazionale e iscritti all’apposita anagrafe, sono quasi 3 milioni e mezzo e a questo giro ha votato il 34,59% di loro), i voti per il Pd sono aumentati di 288.092, portando il totale a 8.932.615.
Quelli per il M5S sono cresciuti di 95.041, per un totale di 8.784.499.
A spoglio completo, dunque, la prima forza politica per numero di voti è il Pd che precede il Movimento di soli 148.216 voti.
Pochi, ma pur sempre sufficienti per rivendicare la primazia del consenso.
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 21st, 2013 Riccardo Fucile
GRASSO RIDUCE ANCHE LA SCORTA E IL FONDO CONSULENZA, ORA I CINQUESTELLE RINUNCINO ALLA DIARIA, AI VIAGGI GRATIS E AI VARI BENEFIT, COSI’ LA FINISCONO DI PRENDERCI PER IL CULO
Il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini mettono all’angolo Beppe Grillo che li aveva invitato a dimezzarsi lo stipendio.
Oltre a questo, l’ex procuratore nazionale antimafia ha deciso di tagliare del 50% la scorta e ha detto che rinuncerà all’appartamento.
Stessa scelta anche per Boldrini che in una nota spiega di dimezzare indennità e rimborso spese di rinunciare ad alloggio di servizio e rimborso delle spese di viaggio e telefoniche.
Inoltre, ha aggiunto, “domando che l’indennità di funzione connessa alla carica di presidente della Camera dei Deputati e il mio rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare siano ridotti della metà . Quanto specificamente a quest’ultima voce, preciso che rinunzio alla parte dovuta ai rimborsi forfettari”.
Una decisione alla quale ha aderito già anche il vicepresidente Roberto Giachetti.
“Si deve partire — ha detto Grasso giustificando i tagli — dando l’esempio: mi auspico che lo stesso metro possa essere adottato da tutti i componenti dell’Ufficio di Presidenza di un Senato che intendo convocare dal lunedì al venerdì”.
Nei giorni scorsi Grasso e Boldrini avevano deciso di tagliare i loro emolumenti del 30%. U
na misura, però, che per i 5 Stelle non era sufficiente. In più, secondo il Movimento, i due presidenti “devono convincere i partiti a fare altrettanto e a rinunciare ai rimborsi elettorali”.
”Stamattina — scrive il presidente del Senato in una nota — leggendo i giornali ho visto che a seguito dei tagli annunciati alle spese del Parlamento si è scatenata una rincorsa di cifre: tante e tutte diverse”.
“Nel mio primo discorso da Presidente — spiega Grasso — ho auspicato che il Senato divenisse una ‘casa di vetro’. Credo nella trasparenza, nei fatti che seguono le dichiarazioni”.
Quindi, “dopo il primo studio delle voci di spesa di martedì”, Grasso ha “approfondito con gli uffici competenti le possibilità di risparmio”.
Per quanto riguarda il suo compenso “fatte salve le indennità irrinunciabili, ho deciso di tagliare completamente tutto il resto (diaria, rimborso spese generali e rimborso spese per l’esercizio del mandato), passando dai 18.600 euro netti previsti a circa 9mila euro netti”.
Calcolatrice alla mano, prosegue nel comunicato, “questo significa un risparmio complessivo di euro 111.960 su 223.169,76 euro. Rinuncio anche agli appartamenti e agli autisti, mentre per la scorta, che per me a partire dal maxiprocesso non è stata un privilegio ma una dolorosa necessità , ho stabilito di dimezzare quella prevista dal Ministero dell’Interno per il Presidente del Senato”.
Il conteggio dei risparmi del presidente del Senato include anche “il costo complessivo lordo del Gabinetto del Presidente e del fondo consulenza, che ammonta attualmente a quasi un milione e mezzo di euro l’anno” a cui ha voluto applicare “un taglio del 50%, con un risparmio annuo di circa 750mila euro. Il risparmio complessivo sarà quindi di circa 861.960 euro l’anno”.
Stessa linea alla Camera: “Rinunzio all’uso dell’alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche — ha spiegato oggi la presidente Boldrini -. Inoltre, domando che l’indennità di funzione connessa alla carica di Presidente della Camera dei Deputati e il mio rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare siano ridotti della metà . Quanto specificamente a quest’ultima voce, preciso che rinunzio alla parte dovuta ai rimborsi forfettari”.
I soldi risparmiati, aveva detto ieri Boldrini, saranno usati “a fini sociali”.
L’ex commissario Onu per i rifugiati aveva cominciato subito dopo l’elezione di sabato a dare l’esempio, mangiando alla mensa della Camera (e non al lussuoso ristorante per i deputati) e andando a piedi alle consultazioni al Quirinale.
Infine Roberto Giachetti, deputato del Pd neoeletto alla vicepresidenza di Montecitorio, rinuncia all’alloggio di servizio e all’auto blu.
Lo scrive in una lettera alla Boldrini. “Nel concordare pienamente con gli indirizzi da lei indicati al termine della Conferenza dei Capigruppo del 19 marzo scorso — si legge — le comunico, come mio primo atto a seguito dell’elezione a vicepresidente della Camera, la rinuncia unilaterale all’alloggio di servizio e all’utilizzo della macchina di servizio”.
Ora chi ha votato Cinquestelle si aspetta una cosa: che Grillo dià l’esempio, dopo averlo preteso e ottenuto dagli altri.
Devolva il 50% del suo reddito milionario ai bisognosi, come hanno fatto la Boldrini e Grasso e disponga che i suoi eletti rinuncino alla diaria di 3.500 euro al mese, ai viaggi gratis e ai vari benefit.
Altrimenti la sua è solo demagogia a senso unico e gli italiani ne trarranno le conseguenze.
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Marzo 21st, 2013 Riccardo Fucile
LITE NEI GRUPPI SULLE QUOTE ROSA, UNA CARICA ANCHE AI MONTIANI
«Chi ha più buonsenso lo usi». Bersani conclude il vertice del Pd sugli ultimi tasselli del puzzle istituzionale, imponendo la linea della «massima apertura» e del dialogo.
Oggi il Parlamento vota i vice presidenti, i questori, i segretari di presidenza, e il leader democratico – pur ripetendo che una cosa è la partita istituzionale, altra quella per gli accordi di governo – sa che blindarsi significherebbe bruciare ogni futura chance. Quindi, sì ai questori che i 5Stelle chiedono: Laura Castelli, 26 anni da Collegno, tecnico dei bilanci alla Regione Piemonte, per la Camera (per il Pd, sarà proposto Paolo Fontanelli); e Laura Bottici per il Senato.
E nella strategia bersaniana, i Democratici sono pronti anche a cedere una vice presidenza delle Camere ai grillini e un’altra ai montiani.
Lo schema è questo, alla fine di una giornata in cui si riuniscono correnti e si formano e si disfano capannelli in Transatlantico, mentre le parlamentari conducono l’offensiva delle donne.
Parte la girandola di nomi, ma soprattutto i malumori, le divisioni, la rabbia degli esclusi e le perplessità sul grillismo che soffia nel partito.
La schiera democratica più numerosa è quella degli “avvelenati”, di chi fa buon viso a un gioco che giudica «impazzito».
Commenti a mezza bocca.
Dario Nardella, vice sindaco di Renzi approdato in Parlamento, invece è esplicito: «O si cede qualcosa perchè c’è una reciprocità , oppure quale è il senso? Oltretutto il ruolo di questore è estremamente delicato, il collegio dei questori decide all’unanimità , non è che si va lì per fare Wikileaks… “.
In Parlamento i grillini si aggirano con l’adesivo sul bavero della giacca: “Questori uguale controllori”.
«Ecco – osserva Michele Mela – è la loro ragione sociale, come si fa a dirgli di no?».
A un certo punto si sparge la voce che si potrebbe congelare l’elezione delicatissima dei questori. Le discussioni sono ancora più accese.
Tra i supporter di Franceschini c’è molto malcontento: «Avranno senso di responsabilità , ‘sti grillini. Qua noi diamo, diamo via tutto… “.
Bersani e il capo della segreteria, Migliavacca riuniscono ieri sera i neo capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda. C’è il risiko dei nomi.
E c’è la richiesta di rispettare le “quote rosa”.
Nel momento della scelta dei nuovi capigruppo, lunedì, il segretario aveva garantito che il rapporto del 40% di presenza femminile non sarebbe stato messo in discussione.
Poichè fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, le deputate democratiche convocano una lunga assemblea dalla quale scaturisce una “sotto riunione” delle “under 40”.
Una vice presidenza dovrà andare a una donna, del resto Rosy Bindi è la vice presidente uscente.
«Ci vuole la parità tra uomini e donne alla guida della Camera e del gruppo», twitta Stella Bianchi.
I nomi sono quelli di Sesa Amici, Marina Sereni, Marianna Madia, anche se Roberto Giachetti, renziano, è in pole position.
L’altra vice presidenza il Pd la darebbe alla Camera o a Luigi Di Majo (indicato dai grillini) o a Andrea Romano (Scelta civica, tendenza Montezemolo).
Al Senato, lo schema delle vice presidenze prevede Gasparri (Pdl); Calderoli (Lega); un 5Stelle (Orellana) oppure Scelta civica (Lanzillotta) e il Pd fino a tarda sera si giocava la partita tra Roberta Pinotti, franceschiniana, e il dalemiano Nicola Latorre.
Le donne del partito sono sul piede di guerra e assai restie a rinunciare agli spazi che si sono conquistate portando acqua al mulino del partito.
Scalpitano i “giovani turchi” riuniti fino a tarda sera, che si sentono non rappresentati.
Giovanna Casadio
(da “la Repubblica“)
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Marzo 21st, 2013 Riccardo Fucile
SORPRESO DAI CRONISTI, IL CINQUESTELLE ZACCAGNINI CHEDE SCUSA: “NON LO SAPEVO, RESTITUIRO’ I SOLDI”… O VIVE SULLA LUNA O CI PRENDE PER I FONDELLI, FATE VOI
“Ammetto il mio errore e sono pronto a restituire la parte eccedente del conto, che non ho
pagato”.
Adriano Zaccagnini, deputato del Movimento 5 Stelle, chiede scusa ai cittadini e ai militanti, indignati dopo la foto pubblicata da “Chi” che lo ritrae a pranzo nel ristorante della Camera.
Ricordiamo che i Cinquestelle avevano fin dall’inizio affermato che avrebbero pranzato presso la mensa dei dipendenti per dare un segnale di morigeratezza.
Zaccagnini, beccato sul fatto, ora spiega ai cronisti che non sapeva “che in quel ristorante di lusso la quota a carico del deputato è di 15 euro e il resto del conto, probabilmente 80-90 euro, è a carico dei contribuenti”.
Pazienza che non lo sappia l’uomo comune, poco incline a ricordare i privilegi della casta, ma che il deputato di un partito che ha fatto della lotta agli sprechi una bandiera (troppo spesso ammainata peraltro) faccia finta di cascare dal pero è davvero il massimo dell’ipocrisia.
“In totale sono stato a mangiare lì tre volte. Pensavo che in quel ristorante si risparmiasse in confronto a un locale del centro di Roma”.
Certo che si risparmia, la quota maggiore la paga il contribuente, lo sanno tutti salvo Zaccagnini.
Il quale evidentemente non si è mai posto la domanda su dove andassero a pranzo i colleghi e il motivo per cui non hanno diviso il tavolo con lui.
L’ennesimo episodio che sta dimostrando che la selezione della classe dirigente grillina fa acqua da tutte le parti, non solo i curriculum via internet, ma anche le scelte dirette.
Ora si scopre che pure i due badanti chamati a sorvegliare i deputati sono poco consoni al “non statuto”: uno è indagato per ricettazione e pontifica che l’Aids non è contagioso, l’altro era stato già candidato dell’Idv.
E’ il nuovo che avanza.
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Marzo 20th, 2013 Riccardo Fucile
MESSORA E’ NOTO ANCHE PER AVER SOSTENUTO CHE L’AIDS NON E’ CONTAGIOSO: UN PERSONAGGIO AFFIDABILE… MA GRILLO NON NON AVEVA GIURATO NIENTE CONDANNATI E INDAGATI?
Claudio Messora, nominato tra i coordinatori per le comunicazioni esterne del Movimento 5 stelle, sarebbe indagato dalla procura della Repubblica di Monza per ricettazione, violazione, sottrazione, e rivelazione del contenuto di corrispondenza.
Lo rivela il quotidiano online LaVoce, secondo cui il blogger è indagato, insieme con un altro giornalista, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di hacker legati al M5s.
Sembra che sia imminente l’apertura di un fascicolo a carico di una cinquantina di attivisti grillini per minacce.
Il giornalista e’ il nuovo “consulente della comunicazione” per i senatori e i deputati del partito di Grillo, insieme al bergamasco Daniele Martinelli, collaboratore del Fatto Quotidiano e di Gianroberto Casaleggio.
Claudio Messora qualche tempo fa, attarverso il suo blog, aveva definito l’Aids “una grande balla”, sostenendo addirittura che l’HIV non fosse contagioso.
Una tesi antiscentifica e antistorica che va contro oltre trent’anni di studi e di ricerche e che induce ad abbassare la guardia.
In un momento in cui i contagi non accennano a diminuire, soprattutto fra i più giovani, chi entra nelle istituzioni dovrebbe assumersi le proprie responsabilità davanti al paese: non si può mettere a rischio il già complicato lavoro di informazione e di prevenzione che le associazioni portano avanti, spesso da sole, su tutto il territorio nazionale.
Secondo Grillo sono questi i personaggi che dovrebbero rappresentare i gruppi parlamentari e rappresentare il nuovo che avanza?
Il bluff comincia a sgonfiarsi.
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Marzo 20th, 2013 Riccardo Fucile
INIZIA LA DUE GIORNI DI CONSULTAZIONI PER VERIFICARE SE ESISTE UNA MAGGIORANZA POSSIBILE
Da oggi la partita del prossimo governo, se mai ci sarà , è tutta nelle mani di Giorgio Napolitano,
che apre la due giorni di consultazioni al Quirinale.
Per lui, le ultime del settennato. E le più complicate, condite dallo storico incontro, domani mattina, con Beppe Grillo, il leader del M5S che in passato ha definito il capo dello Stato “Morfeo” e “salma”.
A salire lo scalone che porta allo studio di Napolitano stamattina saranno prima i presidenti delle Camere Grasso e Boldrini, poi le delegazioni dei gruppi parlamentari: oggi i partiti più piccoli, domani le forze maggiori.
Il centrodestra si presenterà con una delegazione unica composta da Pdl e Lega, anche per smentire le voci di divisioni.
A chiudere la sfilata, domani pomeriggio, sarà il Pd, il partito che rivendica per sè l’incarico.
Napolitano è consapevole delle difficoltà . Grillo dirà a Napolitano che non ha la minima intenzione di farsi coinvolgere nella formazione del governo: quelli delle cinque stelle sono disponibili a votare i provvedimenti di loro gradimento, volta per volta, e niente di più.
Ma Bersani, che dice di avere “grandissima fiducia” nel capo dello Stato, non si dà per vinto: sull’onda del colpo messo a segno con l’elezione dei nuovi presidenti delle Camere, chiederà comunque a Napolitano di affidargli l’incarico, come leader della coalizione che ha la maggioranza assoluta alla Camera e la maggioranza relativa al Senato.
A quanto pare Napolitano vorrebbe affidare non un semplice mandato esplorativo per sondare le forze politiche, ma un mandato vero e proprio, dopo aver fatto anche un check dei numeri.
L’importante, per il Colle, è che si arrivi rapidamente a una soluzione e che il Paese non venga lasciato nell’incertezza.
La strada, come tutti ripetono da giorni, è stretta. E ad angosciare Napolitano è soprattutto l’incubo del voto a fine giugno, in caso di fallimento di Bersani e dopo aver constatato l’impossibilità di far nascere un governo del presidente con Pd e Pdl. Lo scenario peggiore da lasciare al suo successore al Quirinale, che sarà eletto a partire da metà aprile.
E dopo il salvacondotto “rilasciato” a B. dopo la marcia dei parlamentari del Pdl sul tribunale di Milano, per il centrodestra la rielezione a tempo di Napolitano sarebbe la soluzione migliore.
Scenari che il Colle ha già rigettato ma che potrebbero rispuntare nelle due giornate di consultazioni.
Il primo giorno, oggi, si concluderà con la delegazione dei centristi di Scelta civica. Un faccia a faccia che segue il duro scontro tra Napolitano e Monti di venerdì scorso, quando il Colle ha bloccato la candidatura del premier a presidente del Senato.
Pietro Grasso, nuova guida di Palazzo Madama, sarà invece il primo a salire oggi al Quirinale.
Grasso è un altro potenziale premier, in caso di fallimento di Bersani.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 19th, 2013 Riccardo Fucile
PER VICEPRESIDENZE E QUESTORI I GRILLINI ASPETTANO IL CONSENSO DELLE ALTRE FORZE POLITICHE, MA ESCLUDONO SOLUZIONI CONDIVISE… BERSANI HA BUON GIOCO A COMMENTARE: “POSIZIONI CURIOSA”
“Ora che siamo stati eletti al Parlamento, vogliamo essere presenti nelle Commissioni
bicamerali, nelle giunte e negli uffici di presidenza di Camera e Senato”.
Il Movimento 5 Stelle mette da parte le beghe interne del caso Grasso e guarda avanti, confermando che “vogliamo partecipare alle decisioni che si prendono al chiuso delle stanze dei bottoni, per rispetto della volontà popolare che ci ha scelto”.
“Dopo la nomina della presidente della Camera Laura Boldrini siamo a una prima giornata cruciale”, spiega la presidente in pectore dei deputati del M5S Roberta Lombardi in un post ospitato dal blog di Beppe Grillo.
“Alle 18, a Montecitorio – ricorda – ci sarà la prima conferenza dei Capigruppo: si parlerà della composizione dell’Ufficio di Presidenza che verrà votato in aula giovedì, decidere le nomine dei suoi vicepresidenti e soprattutto scegliere i questori: veri e propri controllori – sottolinea – dei conti alla Camera”.
“Noi cittadini del Movimento 5 Stelle presenteremo i nostri candidati per tutti questi ruoli perchè – ribadisce – vogliamo essere protagonisti del rinnovamento che abbiamo promesso in campagna elettorale”.
La Lombardi quindi aggiunge: “E’ arrivato il momento di dare dimensione alle preoccupazioni di Lamberto Dini e Beppe Pisanu. E’ giunta l’ora di ‘rendicontare le caramelle’ e, dunque di portare le istanze di quel 25 e passa per cento di elettori che ha votato il Movimento 5 stelle”.
Il leader 5 Stelle si riferisce a una conversazione tra i due esponenti politici riportata il 14 marzo da la Repubblica, nella quale Dini e Pisanu esprimevano preoccupazione sulla presenza dei parlamentari dei 5S all’Antimafia o al Copasir.
Posizioni ribadite poi dalla Lombardi nel corso di una anomala conferenza stampa (le domande dei giornalisti non erano consentite).
“Vogliamo il riconoscimento del nostro ruolo, non vogliamo poltrone e noi non faremo accordi con i partiti – ha detto – La responsabilità di lasciarci fuori nel caso se la prenderanno loro”, ha detto.
Le rivendicazioni del M5S, che pretende di essere votato per le cariche isttuzionali in virtù del consenso raccolto alle elezioni, ma si rifiuta di votare chicchessia, hanno fatto sorridere il segretario del Pd Pierluigi Bersani.
“Curiosa posizione…”, ha detto commentato il leader democratico. “Ma noi siamo gente di buona volontà . Vedremo”, ha aggiunto.
Alle parole di Bersani, ha fatto eco il neo presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda: “Non concediamo nulla, tutte le forze politiche devono essere rappresentate”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 19th, 2013 Riccardo Fucile
MARTINELLI, AMICO DI CASALEGGIO DA BLOGGER A COMMISSARIO: “QUI PER EVITARE CHE SI SPUTTANINO”… ERA STATO TROMBATO ALLE PARLAMENTARIE
Dicono che l’abbiano scelto per “commissariare” sul piano comunicativo i parlamentari grillini, dopo gli inciampi dell’esordio.
Daniele Martinelli, il blogger bergamasco di 44 anni nominato coordinatore del gruppo di comunicazione M5S alla Camera, non nega. «Sarò commissario nel senso che cercherò di evitare che si presti il fianco ad attacchi strumentali, di cui sono pieni i giornali da settimane ».
Guiderà le truppe giovani e un po’ smarrite di Montecitorio?
«Si tratta di cittadini acqua e sapone, digiuni di stampa. E poi magari l’ingenuità …».
Ingenuità ?
«Certo, qualcuno tra loro può peccare di ingenuità e cadere nelle trappole di chi vuole sputtanarlo».
Primo voto in Aula, prima spaccatura. Un problema?
«I sei o otto che hanno votato per Grasso l’hanno fatto in libertà . Ora questi nomi usciranno e si vedrà se si dimetteranno o come si risolverà la cosa. La libertà , comunque, è stata innanzitutto quella di scegliere e votare i 160 parlamentari del M5S».
Altro incidente di percorso: la deputata che non stringe la mano a Rosy Bindi.
«Neanche la conosco, ma comunque non è un mio problema.».
Da domani sarà anche un suo problema.
«E’ grande e vaccinata, decide lei. Fa quello che ritiene giusto, io rispondo di me. E’ un problema tra lei e la Bindi. E comunque non credo sia un fatto importante, nè penso sia giusto attaccarla».
Non è stata una grande idea, comunque.
«Sono lì da due giorni, hanno gli occhi di tutti addosso. E’ una fase di assestamento inevitabile, sono osservati 24 ore al giorno per essere giudicati».
Dicono che sia stato Casaleggio a sceglierla. L’ha chiamata?
«Con Casaleggio sono in costante contatto, la nostra è un’amicizia che dura da anni. Ma non ho ancora parlato con Beppe Grillo: non mi sento con lui da tanto tempo. Ho capito che la scelta era ufficiale perchè sono stato inondato di richieste di amicizia su Facebook».
Il rapporto tra stampa e grillini è turbolento. Da giornalista, come la vive?
«Sono abbastanza critico verso la categoria, l’ho denunciato in passato sul blog. Credo sia un po’ giustificata l’avversione verso i giornalisti. Poi, certo, ci sono anche quelli obiettivi».
Il suo sarà un compito delicato. Come intende muoversi?
«Bella domanda. Le confesso che devo ancora parlare con la capogruppo Roberta Lombardi per i particolari dell’attività . Per intenderci, io non sono mai stato alla Camera, solo in piazza Montecitorio».
Immagino dovrà trasferirsi a Montecitorio.
«Si, credo nei prossimi giorni. Abbiamo rinunciato ai fondi pubblici, dobbiamo capire come muoverci in un’ottica di spending review. Lavorerò per una comunicazione trasparente e chiara, per evitare gli attacchi strumentali che sta subendo il movimento. L’obiettivo è la comunicazione diretta: la Rete non ha filtro».
Insomma, sarà un “catalizzatore”.
«Non so se sarò in grado di esserlo. Per me è un’esperienza nuova. In passato ho diretto un Tg lombardo, Studio Uno. Avevo con me cinque persone, qui saranno cento. Faccio la rassegna stampa da anni, sono stato inviato unico del blog di Beppe. Ma questo per me è un nuovo incarico, giuro che ancora non so cosa farò».
Grillino purissimo, comunque.
«Ho condiviso la battaglia, sono sempre stato sulla lunghezza d’onda di Beppe. Sono iscritto al movimento, l’ho votato, ma non sono mai stato attivista».
Dal Pd dicono che sia stato “trombato” alle parlamentarie.
«Mi sono sottoposto alla graticola e non mi hanno preso. Anche perchè non sono attivista e alcuni non mi conoscevano».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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