Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
CECCONI E MARTELLI SEGNALATI PER UN RITARDO NEI VERSAMENTI… MA ALLORA PERCHE’ NON E’ STATO SEGNALATO ANCHE DI MAIO CHE SOLO A DICEMBRE HA VERSATO LA QUOTA DI GIUGNO?
Emanuele Dessì, il candidato M5S di Frascati che ha fatto tanto parlare di sè per il video con Domenico Spada, la casa popolare a sette euro al mese e le botte ai rumeni ha annunciato di aver firmato un modulo per la rinuncia alla candidatura, ma di non averne capito il significato.
Il modulo, approntato dal giovane costituzionalista Luigi Di Maio. prevede la “rinuncia alla candidatura da parte del candidato del collegio”. Una volta eletto, secondo la fantasiosa interpretazione della legge a 5 Stelle, Dessì potrà quindi dimettersi senza causare ulteriore imbarazzo nel MoVimento.
Naturalmente si tratta di carta straccia, perchè l’articolo 66 della Costituzione stabilisce che: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità ”.
In poche parole sarà l’aula del Senato a decidere sulle dimissioni di Dessì. A quanto pare però l’ex consigliere comunale M5S non sarebbe l’unico ad aver firmato il famigerato modulo inventato da Di Maio.
Stando a quanto riporta Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano di oggi anche due parlamentari uscenti avrebbero firmato il modulo di rinuncia.
Secondo le indiscrezioni si tratta del deputato Andrea Cecconi, recordman di preferenze alle Parlamentarie nelle Marche e del senatore Carlo Martelli.
Per entrambi nei giorni scorsi il M5S aveva annunciato la segnalazione al Collegio dei probiviri.
Il blog del MoVimento riferiva infatti che “a seguito di alcune segnalazioni” dalle verifiche sulle rendicontazioni di Cecconi e Martelli è emerso che i due non erano in regola con le restituzioni.
Secondo il Corriere della Sera ci sarebbero alcune indiscrezioni su un non meglio precisato servizio tv sulle rendicontazioni dei portavoce pentastellati.
Il M5S faceva sapere che i parlamentari “hanno immediatamente proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito” e che nel frattempo i Probiviri decideranno sul provvedimento disciplinare da avviare nei loro confronti.
Secondo De Carolis si potrebbe trattare appunto di una richiesta di farsi da parte una volta eletti. Il problema è lo stesso di Dessì, i due non sono vincolati a dare seguito a quella richiesta e del resto è possibile che le camere respingano la richiesta di dimissioni, come è successo per cinque volte al senatore Giuseppe Vacciano, eletto con il MoVimento 5 Stelle, che per tutta la Legislatura non è riuscito a uscire dal Parlamento.
Andando a spulciare le rendicontazioni sul sito TiRendinconto non si riesce a capire il motivo della decisione del M5S.
§Nel caso di Carlo Martelli ad esempio il senatore è in regola con la presentazione degli scontrini (anche se in nome della trasparenza nessuno ha mai visto questi scontrini) fino a dicembre 2017.
Diverso il caso di Cecconi i cui rendiconti si fermano a giugno. C’è da dire che gli uffici a 5 Stelle della Camera sembrano lavorare più lentamente visto che sono pochi i deputati che hanno rendicontato le spese di dicembre.
Inoltre ci sono un paio di deputati (come ad esempio Brugnerotto e Colonnese) che sono fermi ad agosto mentre l’ultima rendicontazione dell’onorevole Silvia Giordano risale addirittura a maggio 2017.
Guardando le date dei bonifici delle restituzioni risulta invece che Martelli abbia effettuato il 29 dicembre 2017 due bonifici di restituzione (da circa 4mila euro l’uno) relativi a settembre e ottobre 2017 mentre quelli di novembre e dicembre sono stati pagati l’8 e il 18 gennaio 2018.
I pagamenti, seppur a cadenza bimestrale, sembrano in regola.
Per Cecconi invece i versamenti di settembre e ottobre (da circa 1.900 euro) risalgono agli inizi di dicembre.
Ma c’è da dire che questo ritardo nei versamenti sembra essere la prassi.
Ad esempio Alessandro Di Battista (le cui rendicontazioni si fermano a settembre) ha effettuato i versamenti per agosto e settembre a fine novembre.
Addirittura Luigi Di Maio (anche lui fermo a settembre) ha regolato la sua posizione sulle restituzioni di giugno, luglio, agosto e settembre 2017 con quattro distinti bonifici in data 13 dicembre 2017 (Di Maio aveva pagato maggio 2017 ad ottobre).
Non sappiamo se in quella data Di Maio ha versato le restituzioni dei restanti mesi del 2017, se così fosse a dicembre il Capo Politico del M5S era indietro di sette mesi con i versamenti.
Insomma se davvero ci sono stati dei ritardi nei versamenti dei bonifici questi non sembrano essere una particolarità di Cecconi e Mattelli.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
“MI HANNO FATTA SCOMPARIRE DAL COLLEGIO PUGLIA 1 ALLA CAMERA”
In un video postato sul suo profilo Facebook Alessia Lucia Cuppone accusa il MoVimento 5 Stelle di
averla fatta “sparire” dal collegio Puglia — 01 alla Camera dove si era candidata dopo che, secondo quanto afferma, si era classificata prima alle Parlamentarie:
Io, candidata alla camera nel collegio Puglia-02, con 389 voti, sarei dovuta essere LA PRIMA NEL LISTINO BLOCCATO. Nei risultati usciti ieri, non compaio nell’elenco. Esclusa 2.0 nonostante 389 persone, 389 iscritti, 389 teste pensanti mi avessero scelta. Chiedo solo spiegazioni, per poter chiedere scusa a chi aveva creduto in me. In attesa di risposte da dare a 389 elettori.
In effetti nel documento riepilogativo dei risultati delle Parlamentarie che finalmente il M5S ha messo online dopo settimane di promesse, compare, sotto la dicitura “Voti ricevuti dai candidati ritirati e/o non in possesso dei requisiti richiesti il numero 389.
«Quei voti sono i miei, anche perchè sono l’unica che manca dall’elenco del collegio ‘Puglia 2’. Ma non mi sono ritirata, nè ritengo di non essere in possesso dei requisiti», spiega Cuppone.
Ma non si capisce in che modo la candidata abbia saputo di aver preso i 389 voti, a meno che non abbia verificato di essere in elenco all’epoca dell’apertura del voto e che non abbia successivamente verificato che il suo è l’unico nome mancante nell’elenco.
In ogni caso anche per Cuppone, come per altri, non ci sarà altra strada che quella del tribunale per far valere le sue presunte ragioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA SENTENZA CONFERMA L’ESISTENZA DI DUE DISTINTE ASSOCIAZIONI E LE CONDANNA ENTRAMBE… ALTRA VITTORIA DELL’AVV. BORRE’
Il giudice Francesco Remo Scerrato ha definitivamente deciso: il MoVimento 5 Stelle di Roma ha
espulso illegittimamente Roberto Motta, Antonio Caracciolo e Paolo Palleschi durante la corsa per le Comunarie di Roma del 2016 e dovrà pagare un totale di 30mila euro di sole spese di lite, in attesa della definizione dei danni per i due (Palleschi ha trovato un accordo giudiziale e si è ritirato) esclusi
La vicenda risale all’epoca della corsa di Virginia Raggi alla candidatura.
Tra gennaio e febbraio di quell’anno vengono cacciati una serie di attivisti, tra cui Mario Canino che è stato depennato dopo aver vinto le primarie all’ultimo istante (anche per lui tra poco arriverà la decisione definitiva del tribunale).
Il caso della sentenza riguarda tre iscritti: Palleschi viene accusato di aver aderito a un altro partito, Motta di aver messo in dubbio la regolarità del sistema di voto del MoVimento 5 Stelle e Caracciolo di negazionismo dell’Olocausto, nonostante fosse stato assolto con formula piena da un’indagine della sua università . I tre sono assistiti dall’avvocato Lorenzo Borrè, che negli anni ha assestato molteplici bastonate giudiziarie ai grillini.
Nell’aprile 2016 il tribunale dà ragione ai tre ricorrenti decidendone la riammissione nell’Associazione del MoVimento 5 Stelle.
Il giudice, si raccontava all’epoca, “ha accolto la domanda di sospensiva delle espulsioni”, annullando dunque i cartellini rossi, “ma ha giudicato inammissibile” la richiesta di annullare le consultazioni online che hanno visto trionfare Virginia Raggi.
Oggi il tribunale ha definitivamente certificato che le motivazioni in base alle quali sono stati presi i provvedimenti disciplinari nei confronti di Motta e Caracciolo non erano valide.
Per quanto riguarda Motta, l’attivista veniva accusato di aver messo in dubbio la regolarità del sistema di voto del MoVimento 5 Stelle in base a un commento che si riferiva invece alla decisione di accorpare due forum grillini di Roma.
E in ogni caso Motta non era ancora iscritto al M5S quando ha scritto i commenti che la Lombardi ha portato come prova della necessità dell’espulsione.
Per quanto riguarda Caracciolo, «ritiene il Giudice che la contestazione mossa al ricorrente, basata su articoli di giornali, non prenda in debita considerazione, come del resto emerge anche dall’assoluzione davanti al Consiglio di disciplina universitario, la circostanza che il ricorrente avesse posto la questione in termini di libertà di ricerca storica e non tout court di negazione dell’Olocausto, rivendicando il diritto, quale studioso, che si potesse liberamente studiare anche le pagine buie della Storia»
La sentenza conferma inoltre l’esistenza di due distinte associazioni denominate MoVimento 5 Stelle e le ha condannate entrambe al pagamento delle spese legali.
Il tribunale ha poi dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse in ordine alla domanda di annullamento del regolamento del 2014 a causa della sopravvenuta approvazione del nuovo regolamento nel 2016: su questa decisione probabilmente si andrà in appello.
E, come succede nei tribunali civili, chi perde si trova a dover pagare le spese. Il tribunale dichiara la contumacia dell’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009, dichiara ammissibile l’intervento della Movimento 5 Stelle del 2012, chiude la vicenda Palleschi ma rigetta per carenza di interesse l’impugnazione del regolamento del 2014 visto che ne è stato pubblicato un altro; infine però dichiara che Motta e Caracciolo “possedevano i requisiti per partecipare, sia sotto il profilo dell’elettorato attivo che di quello passivo, alla scelta dei candidati da inserire nella lista del M5S per le elezioni comunali di Roma Capitale e per concorrere alla candidatura alla carica di Sindaco per il M5S” e quindi “condanna in solido la convenuta contumace Associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 e l’intervenuta Associazione Movimento 5 Stelle del 2012 al pagamento, in favore degli attori, delle spese di lite, ivi comprese quelle della fase cautelare, che liquida in 21.392,00 euro per compensi professionali e in 518,00 per spese, oltre rimborso forfettario, Cp ed Iva come per legge”.
La condanna al pagamento delle spese legali, in attesa dell’eventuale quantificazione del danno ricevuto da parte dei ricorrenti, è la plastica dimostrazione del torto marcio con cui il MoVimento 5 Stelle ha improntato la sua azione disciplinare nei territori.
In attesa delle decisioni definitive a Napoli e nelle altre guerre giudiziarie scatenate dalla scarsa democrazia interna dei grillini — la più importante è quella per nome e simbolo intentata dai 33 grillini contro Di Maio e Grillo — arriva la prima “punizione” al pagamento delle spese che qualcuno adesso dovrà liquidare, assumendosi così la responsabilità delle azioni proprie e di quelle dei propri fidati”. Chissà chi.
Ma soprattutto: questa sentenza non può che avere una grossa eco mentre le proteste per i candidati “scomparsi” alle Parlamentarie non si sono ancora placate.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
STAMPATA IN FRANCIA PER VEICOLARE UN MESSAGGIO ANTISEMITA, E’ IN BELLA EVIDENZA SUL SUO PROFILO FB
Raphael Raduzzi, candidato M5S alla Camera in Veneto, ieri ha rapidamente sostituito la sua immagine
di copertina su Facebook. Il motivo della decisione è illustrato oggi da Federico Capurso sulla Stampa:
Una chioccia, bianca e sorridente, mostra sul petto la scritta «notre mère l’Europe» (L’Europa, nostra madre). Tra le grandi ali protegge i suoi pulcini, ognuno rappresentato dalle bandiere di Stati europei appartenenti all’Asse, a partire dalla Germania con la svastica nazista. Defilato, invece, un pulcino imbronciato con la bandiera della Gran Bretagna si allontana entrando in una «trappola» su cui campeggia il vessillo Usa e la stella di David. Completano il tutto il timbro postale del 1942 e il francobollo con l’effigie del maresciallo collaborazionista Pètain.
L’immagine della cartolina, stampata in Francia dal regime di Vichy per veicolare un messaggio antisemita e antiamericano, viene utilizzata da Raduzzi, candidato M5S alla Camera nel collegio plurinominale Veneto 2 come foto-copertina, in bella evidenza, del suo profilo Facebook.
Ieri Raduzzi ha cambiato la foto in evidenza in copertina.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
MULE’ E CERNO QUINDI SONO “SERVI”, MENTRE PARAGONE E’ UN EROE INDIPENDENTE
Secondo il M5S è uno scandalo che tra le tante figure professionali rappresentate dai candidati alle Politiche 2018 ci siano anche i giornalisti.
O meglio che ci siano due giornalisti come Giorgio Mulè e Tommaso Cerno.
Il primo, candidato con Forza Italia, è stato fino a qualche giorno fa direttore di Panorama.
Il secondo invece correrà per il Partito Democratico ed è stato condirettore di Repubblica. I due rappresentano quindi due giornali sgraditi al MoVimento 5 Stelle che infatti oggi gli ha dedicato un post dove deplora la mancanza di indipendenza della grande stampa italiana.
Questi giornalisti-candidati, come si legge in un post su Facebook pubblicato sulla pagina ufficiale del MoVimento, «fanno le loro buone carriere obbedendo al padrone, poi vengono premiati per la loro fedeltà ».
In poche parole sono dei giornalisti-servi che fanno solo la convenienza del padrone (perchè i servi sono in vendita quindi hanno padroni).
Gli unici veramente danneggiati invece «sono i lettori che non possono contare su una stampa veramente indipendente!».
Poco importa a questo punto che Tommaso Cerno abbia annunciato qualche sera fa ad Otto e Mezzo di voler lasciare il giornalismo perchè, spiegava, il mestiere di giornalista non è uno che si può continuare a fare dopo aver intrapreso la carriera politica.
La macchina del fango del M5S si è messa in moto e quindi il fatto che due giornalisti si siano candidati con Forza Italia e con il Partito Democratico è la prova provata che in Italia la stampa non è libera.
O meglio, lo è ma solo quando asseconda il MoVimento 5 Stelle, come ebbe già a farci capire qualche tempo fa Roberto Fico.
E deve essere per questo che il MoVimento 5 Stelle ha candidato quattro importanti e famosi giornalisti.
Il primo è Emilio Carelli che stranamente il M5S presenta come “direttore di SkyTg24” dimenticando di ricordare che dal 1980 al 2003 Carelli ha lavorato per tutte le reti Finivest facendo (proprio come Mulè!) “una carriera nelle aziende del condannato incandidabile”.
Il secondo è l’ex direttore de Il Centro Primo Di Nicola per trent’anni firma de L’Espresso (lo stesso dove ha lavorato Cerno!).
Il terzo è Gianluigi Paragone, che viene ricordato generalmente come il conduttore della Gabbia ma che ha diretto a lungo La Padania, il quotidiano della Lega Nord che ha intascato una notevole somma di contributi pubblici (gli stessi che il M5S vuole abolire!). Tra le altre cose Paragone ha affibbiato a Rocco Casalino il simpatico nomignolo di “Botulino”.
Ma evidentemente questo, nel partito che fa largo uso di termini come “psiconano”, “ebetino” o “gargamella”, è sicuramente un punto a suo favore. Infine ci sarebbe anche la Iena Dino Giarrusso, anche lui giornalista buono perchè candidato con il MoVimento. Last but no least: Alessandro Di Battista.
Il grillino di lotta (ma non di governo) prima di diventare scrittore si definiva “giornalista”. Anche se non è iscritto all’albo al contrario di Luigi Di Maio, che stando al sito della Camera esercita la professione di giornalista pubblicista.
I problemi del MoVimento 5 Stelle con i giornalisti e la libertà di stampa sono ben noti.
E non ci sono solo le liste di proscrizione del “giornalista del giorno” pubblicate sulla vecchia versione del Blog di Grillo e ora disponibili sul sito ufficiale del M5S.
Non si tratta nemmeno della solita tirata di Alessandro Di Battista contro gli “editori spuri”. C’è anche la faccenduola della classifica della libertà di stampa stilata da Reporter sans frontieres che Grillo interpreta ogni volta in un modo diverso.
E per finire c’è Beppe Grillo che ai giornalisti disse: «Vi mangerei per il solo gusto di vomitarvi Un minimo di vergogna voi la percepite per il mestiere di che fate, sì o no? O perchè fate il vostro lavoro da 10 euro al pezzo pensate che giustifichi tutto questo».
Prendiamo ad esempio le dichiarazioni fatte dal senatore pentastellato Carlo Martelli a Linea Notte di mercoledì 31.
In studio c’era il giornalista del Manifesto Loris Campetti che ha chiesto a Martelli “ho sentito Di Maio in più circostanze dire che bisogna reintrodurre l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, solo che ogni volta Di Maio che va a incontrare gli imprenditori oppure a Londra questo aspetto salta per aria”.
Martelli ha candidamente risposto “chiaramente quando Di Maio va a parlare dagli imprenditori dirà altre cose”.
Il che è ovvio, ma il fatto che Martelli lo abbia detto così, “rivelando” ad un giornalista quello che pensa sulla politica, ovvero che — come scrive Massimo Bordin sul Foglio — “la politica sia solo imbroglio e menzogna e chi la fa deve, per l’intanto, adeguarsi”.
Un clamoroso autogol fatto nella più assoluta buonafede, proprio come il post contro Mulè e Cerno.
Un atteggiamento che non solo rivela la scarsa considerazione che il M5S ha per i giornalisti che non seguono la loro linea politica ma anche per gli elettori, ai quali si può raccontare qualsiasi cosa.
Per il MoVimento i giornalisti non meritano di ricevere risposte, ma di essere compatiti perchè poverini non ci arrivano a capire il grande gioco della campagna elettorale. Se si vuole una stampa libera però forse bisognerebbe smettere di considerare i giornalisti e chi dà le notizie come dei semplici megafoni o “portavoce”.
Anche perchè i parlamentari a 5 Stelle hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado di essere dei portavoce nemmeno loro che erano stati eletti per farlo.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LA COMUNICAZIONE CHE INVITAVA A CERCARE “LE NEFANDEZZE”, I GRILLINI ACCUSANO IL GAZZETTINO … MA IL LORO RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE HA LAVORATO PROPRIO PER QUEL QUOTIDIANO
Ieri il Gazzettino ha pubblicato un messaggio Whatsapp inviato da Ferdinando Garavello,
responsabile della comunicazione in Veneto del MoVimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio, ai 56 candidati alla Camera e al Senato che contiene “istruzioni importanti” per gli stessi candidati.
Garavello, giornalista, ha successivamente oscurato il suo profilo Facebook mentre la storia finiva su tutti i giornali insieme al testo del messaggio incriminato: «In questa campagna elettorale faremo molta comunicazione negativa sui partiti e sui candidati che corrono in Veneto. Quindi ognuno di voi va a cercarsi — questo vale sia per l’uninominale che per il plurinominale — e tira fuori tutto il peggio che si può tirar fuori. Nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni e tutto quello che può servire a fare campagna negativa su di loro. I nomi sono pubblicati su tutti i giornali, buon divertimento. Avete tempo fino a questa sera. Grazie».
A quel punto quei geni del MoVimento 5 Stelle Veneto hanno pubblicato una nota su Facebook per rispondere alle polemiche che conteneva una serie di insulti al quotidiano che ha pubblicato la notizia, definito “il braccio armato del sistema” che usa la disinformazione
Jacopo Berti, il coordinatore della campagna elettorale in Veneto, ha spiegato per bene la situazione. “Il concetto è che se hai un condannato, un personaggio sporco, è importante farcelo sapere. Se le altre liste hanno impresentabili all’interno è giusto che i cittadini lo sappiano”.
Ora, è interessante notare che secondo Jacopo Berti è importante che si sappia che “le altre liste” hanno impresentabili al loro interno (non una parola sui propri). Ma soprattutto è ancora più interessante notare che Ferdinando Garavello, l’autore della comunicazione, è stato un collaboratore del Gazzettino, ovvero del quotidiano che è “il braccio armato” del sistema.
Ovviamente tra i commenti della pagina del M5S Veneto ci sono in molti che fanno notare la leggerissima contraddizione.
Ma soprattutto qui si apre una questione importante: se il Gazzettino è il braccio armato del sistema contro il M5S e il M5S Veneto assume uno che lavora per quel giornale, allora — per la proprietà transitiva — il M5S è il braccio armato del sistema contro il M5S?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
UNA CARTA IN CUI RINUNCIA IN CASO DI ELEZIONE: UNA SITUAZIONE DISPERATA MA NON SERIA
Il MoVimento 5 Stelle starebbe pensando alle dimissioni in bianco per Emanuele Dessì, il candidato al Senato nel collegio Lazio3 finito nella bufera per il video con Domenico Spada, la vicenda della casa popolare e quella delle botte a un cittadino rumeno. L’ipotesi, rimbalzata ieri nelle agenzie di stampa che citavano fonti del M5S e oggi finita anche sui giornali, costituirebbe una sciocchezza sesquipedale per i grillini non tanto per le spiegazioni che ieri ha fornito lo stesso Dessì, ma per l’evidente incostituzionalità della soluzione che sarebbe stata architettata dai vertici M5S.
Scrive oggi Repubblica:
Emanuele Dessì, l’ex consigliere di Frascati candidato al Senato nel collegio proporzionale Lazio3, indigente al punto da occupare una casa comunale al prezzo di 7,75 euro al mese, nelle prossime ore potrebbe essere costretto a firmare una carta in cui rinuncia al seggio in caso di elezione. Una certezza, più che un’ipotesi: lo storico attivista dei Castelli romani, fedelissimo dell’aspirante governatrice Roberta Lombardi – assurto agli onori delle cronache per il suo video-balletto con un esponente del clan Spada e per un post su Fb in cui rivendicava il pestaggio di un ragazzo romeno – è stato piazzato al secondo posto nel listino bloccato.
L’ingresso a Palazzo Madama è dunque assicurato, ma quel portone – giura l’inner circle di Luigi Di Maio – Dessì rischia di non varcarlo mai.
«Se dovesse essere vero quel che sta emergendo non può stare nel Movimento», lo ha già scaricato il capo politico.
È infatti evidente che Dessì non è attualmente accusato di nulla, tanto che il comune di Frascati ha ribadito che l’assegnazione della casa popolare alla sua famiglia era regolare; la conoscenza con Spada, come abbiamo scritto all’epoca della pubblicazione del video, era precedente ai guai con la legge del pugile; ma soprattutto, lo stesso Dessì ha mostrato ieri nel video un volantino che risale ad anni fa — e per il quale ha detto di aver querelato — in cui Dessì veniva accusato più o meno delle stesse cose tornate oggi d’attualità .
Il MoVimento 5 Stelle ha sostenuto di aver fatto supercontrolli (forse li hanno fatti i supercompetenti?) sulle liste, e non ha avuto nulla da ridire su Dessì fino al momento in cui un servizio televisivo di Piazzapulita ha raccontato le stesse cose che erano state raccontate sui giornali qualche giorno prima: perchè nessuno ha sollevato il problema nel M5S finchè non è finito in tv?
E soprattutto: chi non sa controllare le sue liste come può anche solo lontanamente pensare di riuscire a governare un paese?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA PARLAMENTARE USCENTE DI PALERMO E’ RICANDIDATA: “DOVEVA CAMBIARE IL SISTEMA E CI SI E’ ADAGIATO SOPRA, I CANDIDATI VENGONO SCELTI PERCHE’ AMICI DI QUALCUNO, SI ORGANIZZANO CORDATE PER IL VOTO ONLINE, SI INFANGANO GLI AVVERSARI E SI IMBARCANO RICICLATI”
Chiara Di Benedetto, deputata e ricandidata alle Politiche, lascia il Movimento Cinque Stelle. 
“Non posso riconoscermi — scrive la parlamentare su facebook — in ciò che viene spacciato per Movimento, ma che si pone come la sua più volgare negazione“.
La Di Benedetto, trent’anni, palermitana, è definita appartenente all’ala cosiddetta “ortodossa“.
“Mi trovo all’interno di una forza politica che avrebbe dovuto cambiare il sistema e, invece, ci si è adagiato sopra, si è conformato a questo” aggiunge. “Mi ritrovo candidata — prosegue la Di Benedetto — con un simbolo che parla da sè. Mi ritrovo un leader, una struttura di partito e accanto a me, in lista, riciclati di altri partiti, o candidati con precedenti esperienze politiche di cui il M5s sembra vantarsi“.
La Di Benedetto è stata ricandidata alle Politiche nel collegio Bagheria-Marsala-Trapani-Monreale, al quarto posto del listino proporzionale e quindi con poche chance di tornare a sedere alla Camera. Capolista, per effetto del successo alle Parlamentarie, è Antonio Lombardo, alcamese, avvocato e ex assistente di una deputara regionale.
A seguire Caterina Licatini, finora presidente dell’Azienda Multiservizi di Bagheria, e un consigliere comunale di Casteldaccia, Davide Aiello.
“Nei prossimi giorni — annuncia Di Benedetto — invierò la richiesta, tramite raccomandata, per uscire dalla nuova associazione del Movimento 5 Stelle”.
La Di Benedetto va anche più a fondo: “In questo movimento i candidati da mettere in lista vengono scelti perchè sono amici di qualcuno, perchè un portavoce ha garantito per loro. Chi può, chi è vicino ai vertici, cerca di garantire l’elezione dei propri fedeli uomini, organizzando cordate per le votazioni online, denigrando e infangando altri candidati, mentendo spudoratamente, dimostrando tutta l’ipocrisia di un partito che inneggia alla trasparenza ma che poi muove le carte sottobanco. Tutte le persone che, in questi anni hanno davvero cercato di contrastare questa deriva sono state messe alla porta, me compresa; altre, si sono adeguate in fretta alla nuova forma, un po’ per furbizia, un po’ per inerzia. Io — osserva la deputata del M5s — sono stata isolata ed emarginata sia all’interno del mio gruppo Parlamentare, sia sul territorio, sia dai vertici della ‘comunicazione’ che mi hanno impedito, anche fisicamente, di partecipare ai lavori e riunioni, ad esempio, sul programma”.
Per la deputata “è evidente che questo nuovo movimento non voglia me, unica portavoce uscente a Palermo, e neanche tanti altri validissimi attivisti che sono stati epurati senza alcuna motivazione. Questo movimento preferisce candidare ex assessori Pd, ex uomini di segreterie politiche, ex qualsiasi cosa, piuttosto che candidare chi, nel bene e nel male, ha sempre cercato di tutelare l’integrità del Movimento stesso”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 1st, 2018 Riccardo Fucile
MICAELA D’AQUINO, CANDIDATA GRILLINA AL SENATO IN VENETO, IL 22 DICEMBRE ERA TRA I MILITANTI BERLUSCONIANI CHE FESTEGGIAVANO NATALE CON BRUNETTA
Gli attivisti del M5S di Rovigo hanno accolto con una certa sorpresa la notizia di Micaela D’Aquino
nel collegio uninominale al Senato.
Come raccontava qualche giorno fa il Gazzettino nessuno degli esponenti locali del MoVimento 5 Stelle sapeva chi fosse nè l’aveva mai vista.
Niente di nuovo sotto il sole, come abbiamo imparato la scelta dei candidati per l’uninominale è prerogativa dei vertici che non hanno alcun obbligo di consultare la base.
La candidata pentastellata sfiderà il Pier Paolo Baretta del Partito Democratico, la coordinatrice provinciale padovana di Forza Italia Roberta Toffanin e Tania Azzalin (ex assessore a Porto Viro) di LEU.
La Voce di Rovigo riferisce però che la consulente del lavoro candidata all’uninominale sarebbe stata avvistata ad una cena di ringraziamento di Forza Italia alla quale ha partecipato il Presidente dei deputati azzurri Renato Brunetta.
Cosa ci faceva, scrive la Voce, Micaela D’Aquino «la sera di venerdì 22 dicembre, all’autodromo di Adria alla “cena degli auguri” di Forza Italia?».
Ad “inguaiare” la D’Aquino una foto che la Voce pubblica in prima pagina e che la ritrae sorridente assieme all’onorevole Brunetta.
Non si trattava certo di una cena qualsiasi stando a come la descrivono le cronache locali. La “Serata degli Auguri di Natale” organizzata dal coordinamento provinciale di Forza Italia di Rovigo è stata di fatto la riunione degli stati generali del partito di Berlusconi nel Polesine.
Erano presenti tra gli altri, il commissario regionale di FI Adriano Paroli l’assessora regionale Elena Donazzan e l’eurodeputata Elisabetta Gardini.
In tutto circa 350 invitati. Nessuno però sa dire cosa ci facesse lì la D’Aquino, che all’epoca probabilmente non era ancora nell’orbita del M5S.
Era lì ad accompagnare qualcuno? Non risulta che la D’Aquino abbia avuto alcun ruolo in Forza Italia. Forse però qualche simpatia, visto che ha partecipato alla cena di Natale dove Forza Italia ha fatto il punto in vista delle Politiche.
(da “NextQuotidiano”)
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