Novembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
GRILLO CONTESTA LA FIDUCIA AI RIBELLI, LA SALSI REPLICA “NON SIAMO IN CASERMA” E QUALCUNO LA INSULTA
Funziona così.
Gli iscritti bolognesi del MoVimento 5 stelle applaudono Federica Salsi e fischiano chi la critica per il suo intervento a Ballarò.
I colleghi Bugani e Piazza sono di nuovo seduti accanto a lei: dopo il gelo in consiglio comunale, è un passo avanti.
Giovanni Favia scrive su Facebook: «Clima migliorato. Sono felice. Speriamo recuperino del tutto».
E però, dal web, Beppe Grillo pubblica un’altra scomunica: «Non siamo all’asilo Mariuccia. I giornalisti insistono con la fiducia a questo o a quell’altro esponente del M5S data con l’applausometro e con il voto per alzata di mano di poche decine di persone la cui iscrizione non viene certificata formalmente».
È la sconfessione dei meet up, delle assemblee locali, della pratica intrapresa in Emilia di sottoporsi periodicamente ai cittadini per rendere conto del proprio mandato.
Giovanni Favia, il consigliere regionale cui Grillo ha tolto la fiducia dopo il fuorionda in cui accusava il MoVimento di scarsa democrazia, sta incassando plebisciti in ogni provincia.
«Non è vero che sono pochi i partecipanti — spiega — abbiamo coinvolto 2000 persone, abbiamo sempre detto che i cittadini non devono delegare, che devono attivarsi. È ovvio che i numeri non possono essere quelli di chi ci ha eletto, ma in democrazia decide chi partecipa. E le nostre assemblee sono pubblicizzate a tutti i livelli».
Fa di più, Favia: pubblica sul suo profilo Facebook un video in cui Grillo benediceva il suo lavoro e l’idea delle assemblee semestrali.
«Era prima che il guru Casaleggio si impadronisse di lui», scrive un sostenitore.
La tesi di chi dissente è che “lo staff”, ora, ha paura di quegli incontri, perchè a Bologna, davanti a un voto, i fedelissimi potrebbero venire sconfessati.
Il “capo politico” — come si è autodefinito — aveva già deprecato l’uso della remissione del mandato nel suo dodecalogo.
La reiterazione però accende il clima: sul blog piovono di nuovo gli insulti.
«No all’ipertrofia dell’ego, a quelle che pensano di averla profumata e a quelli che pensano di essere irresistibili», scrive Renzo da Agropoli. Non solo.
Il Tgcom pubblica un video in cui — all’assemblea — una militante dice parlando della Salsi: «Buttana era e buttana resta».
La consigliera si sfoga ancora una volta con Affariitaliani. it: «Non sono la bella signora che è andata in tv e ha fatto infuriare Grillo, come hanno detto. Sono una persona. Non vedo perchè si debba fare sempre riferimento alle qualità fisiche».
A chi l’accusa di essere responsabile del clima per l’apparizione a Ballarò, risponde: «È come dire che una viene stuprata perchè mette la minigonna. Di questo passo andremo in giro con il burka. Il MoVimento non è una caserma».
Pensa a due dei suoi tre figli, a casa malati, Federica: «Spero non abbiano la televisione accesa».
Favia la difende: «Provo una tristezza infinita. Se chi ha pronunciato quelle parole è un’esponente del MoVimento dovrà risponderne pubblicamente».
Intanto, sul blog, tra gli insulti si fanno largo anche le voci di chi dice che però così non va, che la democrazia interna al partito serve, che allora cosa vuol dire che «uno vale uno»?
«Il punto — spiega Favia — è che da una parte ci sono i militanti sul territorio, quelli che si rendono conto che non è Grillo ad andare in Parlamento, non è lui che entra nei consigli comunali. Dall’altra, c’è chi pensa che il MoVimento sia un fan club. Io stimo Grillo, gli voglio bene, ma non mi sento parte di un fan club»
Annalisi Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Novembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
SCONFESSATO DALLA BASE EMILIANA CHE HA CONFERMATO LA FIDUCIA AI DUE DISSIDENTI, BEPPE TORNA “COMICO” E CRITICA LE ASSEMBLEE CHE PRIMA ERANO “UN’ARMA DI DEMOCRAZIA DIRETTA”
«I giornalisti insistono con la fiducia a questo o a quell’altro esponente del M5S data con
l’applausometro o con il voto per alzata di mano di poche decine di persone la cui iscrizione al M5S non viene certificata formalmente. I ragazzi del M5S da sempre si riuniscono per discutere con i loro portavoce, ma la fiducia va gestita in modo formale. Non siamo all’asilo Mariuccia, cari pennivendoli».
È il post apparso sul blog di Beppe Grillo, chiaramente un riferimento alle due verifiche semestrali che si sono tenute ieri sera in Emilia-Romagna.
La prima, quella dei consiglieri comunali di Bologna, che non prevedeva votazioni, è stata una “vittoria” di Federica Salsi, criticata duramente dal leader del Movimento per la sua apparizione in tv a “Ballarò”.
Sempre ieri a Ferrara sono stati “promossi”, attraverso una votazione, anche i consiglieri regionali Andrea Defranceschi e Giovanni Favia che rimettono ogni sei mesi il proprio mandato.
E in conclusione del post, è stato aggiunto il punto del vademecum “Grillo for dummies” pubblicato nei giorni scorsi, relativo proprio a questo punto: «R come Remissione del mandato: il consigliere, il sindaco o il parlamentare non ha alcun obbligo di rimettere il mandato periodicamente (ad esempio ogni sei mesi). Nel caso questo avvenisse deve essere preceduto da un’informazione pubblica e dettagliata del suo operato sul portale del M5S con una votazione estesa a tutti gli iscritti del Comune e della Regione di rifermento, o dell’intero corpo elettorale in caso del Parlamento».
Una linea “comica”: prima si doveva confermare loro la fiducia ogni sei mesi, ora che la comnfermerebbero ai dissidenti meglio non fare riunioni altrimenti Grillo rimedia una brutta figura.
E’ questa la democrazia, bambole.
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Novembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
LUNA, FIGLIA DEL LEADER DEL M5S, E’ STATA SEGNALATA ALLA PREFETTURA PERCHE’ IN POSSESSO DI DUE DOSI DI COCAINA PER USO PERSONALE
Durante un controllo di routine è stata trovata con due dosi di cocaina, una da 0,3 e l’altra da 0,16 grammi.
Luna Grillo, figlia di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, è stata segnalata alla Prefettura di Rimini come consumatrice di sostanze stupefacenti.
Un provvedimento amministrativo che scatta quando un soggetto viene trovato con dosi di droga per uso personale.
Luna, cantante 32enne, è stata fermata da una volante della Questura riminese nella serata del 7 novembre.
La notizia è stata riportata dalla stampa locale.
La figlia del leader dei grillini stava percorrendo in auto piazzale Tripoli.
Alla vista dei poliziotti, ha consegnato di sua spontanea volontà due involucri con una modica quantità di cocaina, per uso personale.
A quel punto è scattata la segnalazione alla Prefettura.
(da “il Corriere di Bologna”)
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Novembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
“GRILLO E’ UNA SVEGLIA PER LA PIAZZA E DEVE ESSERE DIROMPENTE. POI PERO’ CI SIAMO NOI”
Che non intendesse espiare la partecipazione a Ballarò con le dimissioni dal Consiglio comunale di
Bologna l’aveva fatto capire subito, utilizzando proprio Palazzo d’Accursio per denunciare la possibile deriva settaria del MoVimento 5 Stelle.
Ma se oggi Federica Salsi dovesse incassare la fiducia dell’assemblea degli eletti, come già il dissidente Giovanni Favia la settimana scorsa, la «questione emiliana» assumerebbe un significato assai più profondo della episodica e circoscritta divergenza tattica tra l’ex comico genovese e singoli militanti ambiziosi.
«Grillo può togliermi il simbolo argomentando che non lo rappresento più, ma non può obbligarmi a rimettere un mandato di cui rispondo solo ai miei elettori» ci spiega Federica Salsi che dopo la fatwa online si è imposta una pausa concentrandosi sulla vita privata, i tre figli, l’azienda del paziente marito dove è impiegata, l’irrinunciabile appuntamento del martedì sera con il canto, il profilo su Facebook che indifferente agli insulti continua a raccontarla per immagini, dall’impegno nelle reti quartiere prima del debutto grillino nel 2009 ai miti politici di Falcone o Martin Luther King . Il consigliere regionale Fabrizio Biolè è stato diffidato dall’uso del logo M5S perchè «incandidabile» alle elezioni vinte due anni fa.
La Salsi però si considera in una situazione diversa da quella del collega candidato in deroga alla regola dei due mandati (o di Favia, a torto o ragione, critico della gestione del movimento): «Io non ho violato alcun divieto. Ero andata altre volte in tv ma, in osservanza al regolamento, non ho mai parlato di questioni nazionali tipo il governo Monti o l’articolo 18.
A Ballarò dovevo intervenire sulla spending review degli enti locali e sull’Imu, cose di cui mi occupo quotidianamente, e non ho neppure avuto tempo di dire granchè. Perchè dovrei essere espulsa? Sarebbe contrario alla Costituzione italiana che tutela la libertà d’espressione».
L’ultimo editto di Grillo ammonisce che la presenza ai talk show di Rai, Mediaset e La7 è «fortemente sconsigliata» e «presto sarà vietata».
Ma se ci sono attivisti così insofferenti ai dictat last minute da essersi autoconvocati a San Benedetto del Tronto il 24 e 25 novembre per discutere di «democrazia interna» è facile immaginare i dubbi che sollevano le regole non regole.
«Il Movimento 5 Stelle ha due anime – continua Federica Salsi -. Quando le persone ci conoscono si aspettano di trovare tanti piccoli Beppe Grillo e scoprono che non è così. Anche in Consiglio comunale i colleghi sono rimasti sorpresi di non aver di fronte dei contestatori sempre all’opposizione. Grillo è una sveglia per la piazza e deve essere dirompente, poi però ci siamo noi che ci rimbocchiamo le maniche».
Per questo lei, ribelle suo malgrado (giura che non si aspettava la scomunica e smentisce chi la vorrebbe calcolatrice, opportunista e in partenza per il Pd) non si scusa, anzi, quasi rivendica Ballarò: «La Rete, come provano gli insulti anonimi che ricevo, può essere disumanizzante. Posto che dovrebbero dimostrarmi che i talk show fanno perdere consensi, la televisione parla ai milioni di italiani che non usano internet e oltre a Grillo in Sicilia dovrebbe mostrare la base, quelli come me. Non dobbiamo montarci la testa perchè finora il M5S è andato tanto avanti grazie ai demeriti degli altri, da Luzi a Fiorito: adesso deve crescere o implode».
Francesca Paci
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Novembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
“NON PUO’ USARE NOME E MARCHIO DEL M5S PERCHE’ LA SUA ELEZIONE IN REGIONE PIEMONTE E’ STATA VIZIATA “DA UN ELEMENTO OSTATIVO”… AVEVA GIA’ RICOPERTO DUE CARICHE ELETTIVE: MA CHI NON SE N’E’ ACCORTO ALLORA NON DOVREBBE ESSERE RADIATO?
Fabrizio Biolè, eletto nel 2010 consigliere regionale in Piemonte per il Movimento 5 Stelle
è stato diffidato da Beppe Grillo a utilizzare il “nome e il marchio del M5S” .
Il 6 novembre infatti ha ricevuto la comunicazione ufficiale, con una lettera dello studio legale Squassi e Montefusco, che cura gli interessi del co-fondatore del Movimento a 5 Stelle.
L’avvocato di Grillo ha spiegato che l’elezione di Biolè è stata “viziata da un elemento ostativo”, ossia l’aver rivestito in due precedenti occasioni cariche elettive. Nella raccomandata si ricorda che tale circostanza avrebbe dovuto già all’epoca impedire che il consigliere fosse inserito nelle liste elettorali per i 5 stelle. Ciononostante, visto che la regola venne derogata all’epoca, l’avvocato ha ricordato a Biolè che la circostanza “non consente allo stesso modo oggi, la sua prosecuzione della sua attività politica diretta sotto l’egida del Movimento stesso”.
Naturalmente l’elezione del consigliere è del tutto legittima, essendo stato votato dai cittadini piemontesi, quindi solo lui potrebbe decidere di dimettersi, come l’avvocato di Grillo gli ha ricordato.
Per il prossimo futuro, quindi, Biolè dovrà astenersi “dal qualificare la sua azione politica come riferibile al Movimento stesso o più in generale, come ispirata dalla persona” di Beppe Grillo.
La lettera dell’avvocato Montefusco è stata postata oggi dallo stesso consigliere sulla sua pagina personale di Facebook ‘messa a lutto’, con l’immagine del profilo trasformata in un quadrato nero.
L’unico commento che accompagna la missiva sono tre puntini di sospensione, mentre in molti fra i suoi sostenitori stanno lasciando commenti di solidarietà a Biolè e di stupore.
La vicenda infatti non è nuova, a suo tempo era stata al centro di aspre discussioni all’interno del forum dei 5 stelle piemontesi che avevano deciso di derogare la regola dei due mandati.
Lo strappo al regolamento era stato deciso in quanto non era stato possibile trovare altre persone che si volessero candidare per i 5 stelle da Cuneo, città natale di Biolè.
Per quanto riguarda il suo prossimo futuro politico Bioè ha spiegato di “non aver preso ancora nessuna decisione”.
Il consigliere si è detto amareggiato anche perchè “la circostanza oltre che essere nota agli ‘interni’ era stata segnalata prima di fare le liste nel 2009, prima quindi di candidarmi”.
La lista con la quale Biolè si presentò venne infatti certificata dal blog e lo stesso consigliere, nell’atto di accettazione della candidatura, ribadì di aver ricoperto 2 cariche elettive.
Durante l’estate scorsa Biolè ha detto di essersi sentito con Grillo e Casaleggio a riguardo: “Mi avevano detto che la cosa era stata non ricordata, forse una svista. Vorrei sapere da Beppe Grillo — ha continuato il consigliere regionale — come mai, a distanza di 2 anni, abbia sollevato il caso”.
All’epoca infatti, ha concluso Biolè, “da Grillo e Casaleggio non arrivarono commenti, anche se già allora qualcuno aveva segnalato la problematica”.
Sull’argomento è intervenuto, sulla pagina Facebook di Biolè, anche il capogruppo Davide Bono: “Biolè è stato contattato in tempi non sospetti (da Grillo e Casaleggio, ndr), ad agosto 2012”.
Biolè, Campo e Scabbia hanno, secondo Bono “optato per il ‘non possumus’ e la resistenza ad oltranza e poi Fabrizio ha contattato me dicendomi che aveva bisogno di due settimane (che sono diventati due mesi). Grillo e Casaleggio han chiamato Fabrizio più e più volte per trovare una quadra, una soluzione senza strappi, visto che, avendo diffidato il consigliere circoscrizionale di Bologna, non potevano fare ‘deroghe’ per il Piemonte”.
Il capogruppo del M5s ha spiegato che al suo collega era “stata data la deadline di ‘dopo le elezioni siciliane’ e così è stato”.
Bono quindi ha chiesto e consigliato a Biolè “di dimettersi e lasciare il posto al primo dei non eletti, assicurandogli al contempo di poter continuare a lavorare per e sostenere l’M5S”.
Nicolò Sapellani
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
DALL’EMILIA UN SEGNALE A GRILLO, LA BASE STA NCON IL CONTESTATORE… E MERCOLEDI A BOLOGNA LA SALSI SI PRESENTA ALL’ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI
La scomunica non piace al movimento. Neppure se la fatwa è emessa da lui, Beppe Grillo in persona.
Giovanni Favia da Bologna, classe 1981, è il consigliere regionale emiliano che si è fatto pizzicare, in un fuori onda di «Piazzapulita», a lamentarsi della scarsa democrazia interna al Movimento 5 stelle.
A stretto giro, era arrivato l’anatema di Beppe Grillo. Soltanto sei parole, ma di ghiaccio: «Non ha più la mia fiducia».
Eppure, sorpresa. Se non quella del fondatore, la fiducia del movimento Favia ce l’ha ancora tutta.
L’altra sera si è svolto a Piacenza un appuntamento che per il consigliere regionale poteva essere da brivido: la prima delle assemblee semestrali in cui gli eletti a 5 stelle si presentano, provincia per provincia, a rendere conto del proprio operato.
Con tanto di voto a confermare, oppure ritirare, la fiducia.
Ebbene, Giuseppe Favia è stato abbracciato da 78 voti a favore contro tre contrari. Un plebiscito.
Lui, se gioisce in cuor suo, preferisce non darlo a vedere: «Certo, non mi aspettavo un risultato del genere. Però, sono uno che dorme tranquillo: mi faccio in quattro per il movimento da quando è nato, in Regione facciamo un’opposizione di qualità ma dura, non ho mai tradito i nostri principi. Perchè non avrei dovuto avere il sostegno della gente?».
Tutto vuole, Favia, tranne che rinfocolare le polemiche: «Però – dice – io già al momento della presa di posizione di Grillo avevo ricevuto tantissima solidarietà ».
E in ogni caso, «chi si prende la briga di alzarsi dal divano per venire a un’assemblea del movimento è abbastanza informato, si fa influenzare solo da quello che vede e che misura. Se lavori, le persone lo sanno».
Inoltre, il consigliere regionale osserva che «Grillo è straordinario, bravissimo nel catalizzare l’attenzione e creare consenso. Ma i cittadini devono sapere che Grillo non va in Parlamento, e la gente sta imparando a conoscere noi». Favia mostra qualche imbarazzo soltanto se gli si chiede un giudizio sul regolamento delle primarie del M5S, assai restrittivo: «Non è tempo di polemiche, è inutile far processi in anticipo. Io voglio essere fiducioso. Vedrò a candidature decise se il metodo ha funzionato».
Nei prossimi giorni sarà la volta di un nuovo appuntamento significativo. Mercoledì, a Bologna, si sottoporrà al giudizio dell’assemblea un’altra libera pensatrice.
Federica Salsi è la consigliera comunale che si è presentata a «Ballarò» sfidando uno dei divieti più volte ribaditi da Grillo, quello di andare in televisione.
In realtà , nel suo vademecum «Grillo for dummies», il leader precisa che, se in futuro saranno vietate, al momento le partecipate ai talk show sono solo «fortemente sconsigliate».
Abbastanza sconsigliate da spingere il fondatore a lanciarsi in una metafora pochissimo raffinata sulla televisione come «punto G», capace di suscitare orgasmi.
Ma Salsi non si è fatta impressionare. Ha tenuto botta e pare tutt’altro che pentita delle sue decisioni: nell’aula consiliare bolognese ha anche detto di essersi presentata a «Ballarò» perchè non vuole, parole sue, che «il movimento si trasformi in Scientology o in un mostro».
È vero, l’assemblea di mercoledì non prevede voto.
Eppure, se la consigliera comunale ricevesse eccessive solidarietà – e la cosa appare tutt’altro che impossibile – certamente anche Beppe Grillo avrebbe parecchio su cui riflettere.
Anche perchè l’Emilia non è un posto qualunque: è la Xanadu del movimento, la terra che ha dato ai suoi sostenitori le soddisfazioni più grandi e le affermazioni ad oggi più significative.
Non soltanto il primo sindaco di un capoluogo, con Federico Pizzarotti a Parma e il suo impressionante 60,2% al secondo turno.
Ma anche un ormai radicato bacino di consenso che ha portato agli stellati un eccesso di candidature per le primarie, ora da selezionare: in cinque Regioni, infatti, Grillo ha dovuto derogare dalla sua decisione di candidare soltanto coloro che già si erano presentati alle elezioni senza riuscire ad essere eletti. E così, in Basilicata, Calabria, Molise, Trentino e Umbria saranno candidabili tutti coloro che erano già iscritti alla fine dell’anno scorso.
E appunto, se si verificasse che anche Salsi è tutt’altro che sola, si potrebbe scoprire che ad essere isolati sarebbero Massimo Bugani e Marco Piazza.
I due consiglieri «grillini» che l’altro giorno, in aula, si sono platealmente allontanati dalla reproba.
Marco Cremonesi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
SELEZIONI APERTE PER IL PARLAMENTO SOLO IN CINQUE REGIONI… NELLE ALTRE, SELEZIONE BASATA SUGLI ELENCHI DI CHI SI E’ GIA PRESENTATO ALLE AMMINISTRATIVE
Basilicata, Trentino, Calabria, Molise e Umbria. Cinque regioni in cui il portavoce-capo politico del MoVimento 5 stelle ha deciso di riaprire i giochi per le candidature al Parlamento, estendendo la possibilità di proporsi a “tutti coloro che risultano iscritti certificati al M5S al 31-12-11”.
Una possibilità già chiusa in tutte le altre regioni, perchè il MoVimento ha deciso di candidare solo gli attivisti già presenti nelle liste delle precedenti amministrative.
Tagliando fuori quindi la maggior parte dei registrati al sito del MoVimento e i MeetUp, i circoli attivi sul territorio.
Nella polemica interviene anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che dice: “Si candida chi è stato presentato alle comunali ma non è stato eletto, e ha già il timbro. Lenin fa un baffo a Grillo”.
La protesta sul blog del “capo politico” del M5S è forse la più intensa di sempre.
E’ civile, a parte qualche vaffa, e motivata nel merito.
Sul sito esiste una procedura per contestare l’impossibilità di candidarsi, ma è riservata solo a chi risulta un profilo “candidabile” dal sistema, che provvede in automatico a far comparire un link per proporsi come candidato del MoVimento.
Anche in questo caso, gli interrogativi non mancano: non è indicato se ci sarà o meno una selezione dei profili una volta chiuse le candidature, prima di presentarli e sottoporli alle votazioni degli iscritti.
Vale a dire: saranno sottoposti tutti indistintamente oppure quello che arriverà al referendum sul web sarà il risultato di una scrematura, e nel caso, chi la farà ?
Su queste domande la frattura tra le diverse fazioni dei commentatori è evidente.
Ma stavolta chi sta con Grillo è in numero inferiore a chi contesta la scelta dello “Staff”.
La difesa della scelta sulle candidature si basa nel pratico sul ruolo riconosciuto dei candidati alle Amministrative e quella di tener fuori possibili infiltrati e di avvicinare al Parlamento persone che già hanno avuto modo di masticare un po’ di politica.
E più nel teorico, su una diversa concezione del ruolo del parlamentare a 5 stelle, che avrà un vincolo di mandato e un limite di legislature, e secondo quanto dice Grillo, dovrà essere disposto a cambiare la concezione di cos’è un rappresentante del popolo. Sarà insomma un parlamentare “liquido”, funzionale alle istanze della base per cui “ognuno vale uno”.
Ma è proprio sulla sensazione di rottura di questo cardine del M5S che si infuoca la protesta: “Adesso siamo sicuri che il regolamento non era per evitare gli infiltrati ma per far avere una bella probabilità ai trombati di sedere in Parlamento”, scrive Marco B.
E c’è chi aggiunge che gli infiltrati non sono un problema, perchè i candidati verranno poi vagliati dal MoVimento.
I commenti su questo tono si moltiplicano, diversi criticano la decisione di non scegliere per competenze o attraverso primarie.
“Spero di sbagliarmi”, commenta l’utente Alberto Rizzi, “ma sento rischio di “pre-casta”… molti candidati potranno portare solo tanta buona volontà ed entusiasmo. Ci sono regole di massima validissime che dovrebbero bastare per aprire le liste anche a quelli che – in possesso di requisiti e competenze più che valide – non hanno potuto o voluto candidarsi in precedenza”, rileva il commento.
Senza contare l’esclusione dei MeetUp: “Berlusconi farebbe carte false per avere una rete così organizzata”, scrive l’utente Jogabob, “A me risulta che la stragrande maggioranza delle attività sul territorio nazionale derivi dai Meetup, dove le persone si incontrano e guardano in faccia da 5 anni o più”, prosegue il commento, chiedendo se in lista ci sia qualcuno dei circoli territoriali.
Per il momento nessuna risposta da Grillo e dal suo staff.
Qualche utente prova ad alzare un cordone sanitario con una logica politica: “Il protagonismo degli attivisti frena il M5S, la spersonalizzazione degli attivisti a favore del movimenti accelera la crescita del M5S”, scrive Ezl.
Ma la maggioranza rivela la sensazione di trovarsi di fronte alla “vecchia politica”: Damiano Anselmi scrive: “Caro Beppe, apri le candidature a tutti e fidati degli elettori del M5S. Subordinare la possibilità di candidarsi alla resa di un servizio è un modo per asservire la gente. Lo fanno tutti i partiti italiani. Ora lo fai anche tu? Sei ancora in tempo, cambia queste regole prima che queste regole cambino il M5S”.
Tiziano Toniutti
(da “La Repubblica“)
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
GRILLO CERCA DI RINVIARE L’ASSEMBLEA DEL 14: C’E’ IL RISCHIO DELLA CONTA… MA SE L’ANNULLA ADDIO “DEMOCRAZIA DIRETTA” TANTO ANNUNCIATA
Anche Grillo è cosciente, sa che a Bologna si sta giocando tutto: «Se il movimento si salva, si salva grazie a Bugani e Piazza», va ripetendo il capo dei 5Stelle al suo staff. Massimiliano Bugani e Marco Piazza, fino ad oggi misconosciuti consiglieri comunali, sono nell’occhio del ciclone dopo la plateale presa di posizione contro la collega Federica Salsi.
Quello emiliano è ormai un caso di scuola: la “nuova politica”, almeno a Palazzo D’Accursio, ogni giorno che passa ricorda la “vecchia politica”, quella dei “morti ”, degli “zombi ”, degli “psiconani ” dell ‘odiata “partitocrazia ”.
I grillini bolognesi, almeno duecento attivisti, sono spaccati.
Volano gli stracci e con questi, le accuse.
Si parla apertamente di truppe cammellate, carrierismo rampante, menzogne e aspettative tradite. E c’è una data puntata in rosso.
Non solo sui forum del movimento e sull’agenda di Grillo& Casaleggio, ma soprattutto sui taccuini degli inviati dei giornali nazionali e sul calendario delle troupe televisive.
È il prossimo 14 novembre, mercoledì. Dopo i due V-day, è atteso il DDay, il giorno del giudizio dopo il quale, in un modo o in un altro, niente sarà più come prima.
Le due fazioni che si contrappongono, così come nella Dc dove si scontravano dorotei e morotei, vede da una parte il gruppo che fa riferimento a Giovanni Favia — e che ora ha ingrossato le sue fila con la “scomunicata ” Federica Salsi.
È la fazione “eretica”, di quelli entrati apertamente in rotta di collisione con Grillo, accusati di “smanie di potere” dai loro avversari e con solidi agganci in tutta l’Emilia Romagna (dalla Ferrara di Tavolazzi, a Ravenna e Rimini che cominciano a dare segni di nervosismo sempre maggiori).
Dall’altra parte ci sono gli ortodossi, con Marco Piazza ma soprattutto, con Massimo Bugani.
Difendono a spada tratta il comico, le regole del movimento, giustificano la mancanza di democrazia («serve a tenere alla larga gli opportunisti»), Gianroberto Casaleggio («Una persona dolcissima»), le accuse alla Salsi («Si muoveva in autonomia») e stanno facendo di tutto per annullare l’assemblea del 14.
Quella della resa dei conti, appunto.
Il movimento della democrazia diretta non ha regole precise per deliberare. Ognuno si auto-organizza. «Decidono i cittadini», è il mantra.
Finora, ognuno ha fatto un po’ come ha voluto. Ma Bugani adesso si è convinto che «non c’è il clima giusto» per chiedere, dopo sei mesi, conferma del mandato agli attivisti.
L’appuntamento era stato fissato oltre un mese fa, ancora prima del boom siciliano, quando niente lasciava presagire che si sarebbe arrivati da lì a breve alla lotta fratricida.
Chi voterà ? Chi potrà dire la sua? Tutti.
Ovvero chiunque quel giorno si presenterà dichiarandosi un militante grillino. Bugani teme l’agguato, “truppe cammellate ” guidate da Favia disposte a tutto pur di portare a casa il suo scalpo.
«Passerebbe così un’immagine terribile a livello nazionale: hanno vinto quelli che ritengono il Cinque Stelle come Scientology» il suo terrore.
Meglio non farla questa assemblea, l’hanno chiarito anche Grillo e Casaleggio dalle pagine del blog: «Non è obbligatorio che gli eletti rimettano il mandato ogni sei mesi nelle mani degli attivisti».
Una decisione “ad personam” hanno pensato molti (ma Bugani smentisce: «Ho sentito Casaleggio e mi ha assicurato che non aveva manco pensato al nostro caso scrivendo quella nota»).
Eppure queste giustificazioni a Federica Salsi non bastano. Lei, che in Comune non si fa più vedere — assediata dalle telecamere appostate davanti all’azienda del marito, persino sotto casa — non si tirerà mai indietro.
E così Favia che già sente l’odore del sangue e della vendetta.
Quindi, assemblea sia: urla, accuse, militanti sguinzagliati che filmano, parlano e denunciano. Forse fischi, forse minacce. Un incubo.
Sul quale anche Grillo potrebbe giocarsi la faccia.
«Se il movimento si salva, si salva grazie a Bugani e Piazza». È la democrazia, bellezza.
Sempre che non arrivi un comunicato via blog a dire il contrario.
Federico Mello
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Novembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
VITTORIO FELTRI RIVELA ALLA “ZANZARA” LA SUA INTENZIONE DI VOTO… “VADO SPESSO A CENA CON DI PIETRO, L’HANNO VOLUTO FREGARE”
E alla fine, dai microfoni della Zanzara, arrivò il grande colpo di scena, il primo atto del «grilloberlusconismo».
Ovvero l’endorcement di Vittorio Feltri: «Provo un certo godimento, orgasmi, a veder Grillo sfasciare tutto. Il nostro sistema politico è talmente marcio che spero che dal grande caos rinasca tutto. Oggi voterei per lui».
Certo, quando c’è di mezzo la coppia affilata dei due conduttori di Radio 24 tutto diventa possibile, ma c’è una ratio nel ragionamento della prima firma de Il Giornale, che ricollega questo pronunciamento alle scelte politiche di tutta la sua vita: prima il periodo pro-Lega, poi quello pro-Berlusconi: «Meno male che c’è Grillo — dice Feltri alla Zanzara — ma vi rendete conto di cosa ha fatto in Sicilia? Andare lì a nuoto, un’impresa meravigliosa!».
Tra il serio e il faceto spiega: «Dopo la nuotata la mia stima per lui è aumentata tantissimo. Mi affascina chi fa casino, è bello stare a vedere quanto riuscirà a sfasciare, una meraviglia».
E le donne del movimento che lo criticano per la frase sul punto G? Che cosa pensa Feltri di loro, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo: «Che cosa credevano- se la ride Feltri — di essersi iscritte al Rotary?».
Poi l’uomo simbolo del Giornale parla di Antonio Di Pietro, e anche qui non manca l’effetto sorpresa.
Dopo le cause, le querele, le tante polemiche degli anni passati, le prime dimissioni da via Negri, causate proprio da quella mole di querele che secondo la leggenda riempivano sette armadi Feltri spiazza tutti con un ramoscello d’ulivo: «Sarei contentissimo se Di Pietro andasse al Quirinale, non è che finora abbiamo avuto campioni. Io stimo moltissimo Di Pietro, personalmente non mi ha mai querelato, in tribunale portava Il Giornale».
Vi pare uno scherzo? Ecco un’altra rivelazione: «Spesso ci vediamo a cena e abbiamo un ottimo rapporto» .
Infine l’ultimo strappo, con chi va più volentieri a cena, Berlusconi o Di Pietro?
«Di Pietro — risponde Feltri — a meno che Berlusconi non mi inviti al bunga bunga. Almeno Di Pietro non dice barzellette e usiamo entrambi un linguaggio contadino. Sono più a mio agio e non fa la primadonna come Silvio. Ora è un po’ in difficoltà per la storia della Gabanelli — dice ancora Feltri a Radio 24 — ma sono cose montate bene in tv e tirate fuori dagli archivi. Cose già chiarite, l’hanno voluto fregare, come fanno con Berlusconi».
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