Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA A TRAVAGLIO PER “IL FATTO”: “ORA MI TOCCA DIVENTARE MODERATO, SENNO’ QUESTI PARTITI SPARISCONO TROPPO RAPIDAMENTE”
Beppe Grillo se la ride mentre strimpella la sua pianola canticchiando su una base vagamente jazz,
nel salotto della sua villa bianca con vista sul mare di Sant’Ilario (Genova).
Accanto c’è quella rossa dove viveva Bartolomeo Pagano, l’attore che interpretava Maciste nei kolossal degli anni 10 e 20, ora abitata dai suoi eredi.
Ma “Grillo contro Maciste” è un film che rischia di uscire presto dalle sale: l’ultimo sondaggio di La7 dà Cinquestelle al 20%, seconda davanti al Pdl, a 5 punti dal Pd.
“Se ne stanno andando troppo in fretta. Io faccio di tutto per rallentare, mi invento anche qualche cazzata per dargli un po’ di ossigeno, ma non c’è niente da fare, non si riesce a stargli dietro. Devo darmi una calmata nell’attaccare i partiti, anzi devo convincere la gente a fare politica, a impegnarsi, a partecipare. È una fase nuova, dobbiamo cambiare un po’ tutti, anch’io. La liquefazione del sistema è talmente veloce che domani rischiamo di svegliarci e non trovarli più. E poi come si fa? Non siamo pronti a riempire un vuoto così grande”.
In casa, alla spicciolata per il pranzo, arriva l’intero Comitato Centrale del terribile M5S: il fratello maggiore Andrea, pensionato, la moglie Parvin e i figli più piccoli Rocco, 18 anni, e Ciro, 11.
Andrea ha già letto tutti i giornali e fa la rassegna stampa al volo. Parvin dice che Renzo Piano telefona in continuazione per sapere come sta Beppe, ha paura per lui dal primo V-Day.
Rocco non sopporta che il padre venga riconosciuto per strada, lo vorrebbe sempre col casco della moto in testa. Per Ciro invece, che si allena in giardino col pallone contro le finestre, un po’ di popolarità non guasta.
“Ma cosa scrivi, facciamo due chiacchiere e basta. Per le interviste è presto, lasciami godere ancora qualche giorno lo spettacolo. Poi penseremo al Parlamento, che lì le rogne cominciano per davvero”.
Come te lo immagini, il prossimo Parlamento?
Me lo sogno pieno di rappresentanti di tante liste civiche, movimenti di gente perbene. Ragazzi, professori, esperti. I nostri di Cinquestelle, i No-Tav, quelli dell’acqua pubblica, dei beni comuni, gli altri referendari. Mi sa che, almeno per ‘sto giro, qualche avanzo travestito dei vecchi partiti ce lo ciucciamo ancora. Vediamo se ce la fanno a mettersi tutti insieme, in ammucchiata, quelli che adesso tengono su Monti: allora noi ce ne staremo soli all’opposizione. Magari ci troviamo il povero Di Pietro, mi sa che stavolta non lo vuole nessuno”.
I partiti preparano liste civiche-civetta per sfruttare l’onda.
Poveretti, si illudono di copiarci: mettiamo un Saviano qui, un Passera lì, un Montezemolo là . Partono dall’alto, non capiscono che noi abbiamo fatto l’esatto contrario. Siamo partiti dal basso e da lontano. Io ho cominciato vent’anni fa girando il mondo, visitando laboratori, intervistando ingegneri, economisti, ricercatori, premi Nobel. Ho rubato conoscenze ai grandi. Mi sono informato, mi son fatto un culo così, anche se molti mi prendono per un cialtrone improvvisatore. E ora questi pensano di metter su movimenti in quattro e quattr’otto: ma lo sanno che fra otto mesi devono presentare le liste? Fanno tenerezza, quasi quasi faccio il tifo per loro. Ma non ce la fanno.
Il rischio è che fra qualche mese scavalchiate pure il Pd.
Non mi ci far pensare. Cinquestelle primo partito, col premio di maggioranza della porcata Calderoli che non riescono a cancellare, 300 deputati…
E Napolitano che ti chiama per formare il nuovo governo.
Eh no eh, io mica mi candido.
Ma il premier può benissimo non essere un parlamentare.
Allora ci vado solo per vedere la faccia che fa Napolitano quando gli dico: ‘Presidente, stavolta l’ha sentito il boom?’.
Poi però vi tocca governare.
A me no, figurati, non ci casco. L’ho detto e lo ripeto, io nel palazzo non ci entro: non mi lascio ingabbiare. Preferisco restare un battitore libero, un franco tiratore. Ma troveremo persone competenti e oneste per fare il premier e i ministri. Con i nostri candidati abbiamo già saltato due generazioni, vista l’età media che hanno i partiti. Ma per le politiche vorrei scendere ancora: l’ideale è sotto i 30 anni. Sopra, la gente ha già il Dna corrotto dall’organizzazione-partito. E poi ci inventiamo un meccanismo di democrazia partecipativa per far governare i cittadini.
Ci vorrà anche un programma.
Fosse dipeso da me, ci saremmo fermati ai comuni e alle regioni, il movimento è nato dimensionato sulle realtà locali. Il Parlamento è fatto su misura dei partiti. Ma ora come fai a deludere le aspettative di tanta gente? Ci costringono a presentarci alle politiche.
Ma il programma?
Intanto ne abbiamo uno che non è niente male. Poi, ovvio, per le politiche dovremo cambiarlo, rimpolparlo, ampliarlo, dopo averlo discusso in rete. Cambieremo anche il blog, che ha i suoi anni: 2-300 mila contatti unici al giorno e, per accessi ai vari social network, mi dicono che siamo secondi solo a Obama. E siamo in Italia, con un quarto della popolazione americana e la connessione a singhiozzo.
Il problema della democrazia interna al movimento, che già fa discutere, quando entrerete in Parlamento con decine di parlamentari esploderà . Non è il caso di prepararsi per tempo con una qualche forma di struttura elettiva interna?
Non voglio sentir parlare di strutture. Siamo un movimento orizzontale, se ti sviluppi in verticale diventi un partito. Poi lo so anch’io che ci sono i dissidi, le divisioni, un Meetup contro l’altro. I gruppi storici, i mitici, i preistorici… come i New Trolls.
In quel caso, con due o tre Meetup che rivendicano il marchio per fare la lista, come vi regolate?
È capitato a Torino e a Genova. Prima ho provato a fare da paciere, fatica sprecata. Allora ho scelto i primi che mi han portato la lista con tutti i crismi. Adesso vanno abbastanza d’accordo.
Ma dovrete scegliere i candidati, che poi saranno inevitabilmente nominati con questa legge elettorale. Il gruppo parlamentare dovrà avere un coordinamento, altrimenti su ogni votazione ciascuno va per conto suo. E, senza una politica delle alleanze, rischiate l’irrilevanza.
Calma, una cosa alla volta. Le alleanze certo, se necessario le faremo, ma solo sulle cose da fare, e in forme trasparenti, senza giochini sottobanco.
I candidati come li sceglierete?
Abbiamo otto mesi per decidere. Su 200 mila iscritti al movimento — esclusi ovviamente i sindaci, i consiglieri comunali e regionali che non potranno correre perchè devono completare il loro mandato — troveremo i nomi giusti. Ma li sceglieremo in rete, e così le procedure per sceglierli. Certo non mi metto a selezionarli io.
Finora come vi siete regolati?
Semplice. Il Meetup locale indica i candidati, mi manda i documenti di residenza e la fedina penale e, se è tutto in regola, se nessuno ha avuto più di un mandato elettivo con altri partiti, può usare il simbolo di Cinquestelle sulla lista. Ora è chiaro che, per le elezioni nazionali, dovremo cambiare. Ma il principio resta valido: niente condannati, niente riciclati, competenza e professionalità , scelta dal basso. Se qualche cialtrone si infiltra, la rete lo smaschera subito. Parliamo di buonsenso e onestà , mica di chissà quale rivoluzione.
Così anche per eventuali ministri?
No, i ministri devono essere esperti nelle loro materie. Ci vuole una selezione molto più stringente: vedremo.
Le “materie” e le “cose da fare” sono tutt’altro che scontate. Chi decide come si vota sull’euro, sulla politica estera, sulla cittadinanza, sull’immigrazione, sulla bioetica e le altre grandi questioni di principio?
Appunto: questioni troppo grandi perchè possa decidere un partito, o un non-leader. Faremo referendum popolari propositivi. In Svizzera fanno così da 200 anni. Lo so, è difficile. Ma è difficile anche continuare così.
Per far questo bisogna cambiare la Costituzione.
E la cambieremo, se gli italiani vorranno. Non per dare l’impunità alle alte cariche o altre menate tipo la devolution o il premierato. Ma per far decidere ai cittadini. Stiamo per lanciare una nuova manifestazione, un “Costituzione Day”, con alcune proposte. Primo, ancorare la nuova legge elettorale alla Costituzione: non è possibile che ogni maggioranza si faccia la legge elettorale su misura. Modello libanese corretto alla turca… Secondo, ampliare le forme di democrazia diretta: referendum propositivo senza quorum e obbligo per il Parlamento di discutere le leggi di iniziativa popolare. E magari ci mettiamo anche la class action e i bilanci partecipativi. Così ci portiamo avanti col lavoro, per quando ci tocca governare”.
Referendum anche per uscire dall’Europa?
Ma qui c’è una grande mistificazione. Io mica ho detto questo: me l’han fatto dire per spaventare la gente. Intanto uscire dall’euro non significa uscire dall’Europa: ci sono fior di paesi che stanno in Europa e non hanno l’euro.
Sì, ma — obietta il fratello Andrea, leader dell’“ala prudente” del Comitato Centrale di casa Grillo — chi ha l’euro non può abbandonarlo senza uscire pure dalla Ue.
E allora ci mettiamo a tavolino con gli altri e facciamo i conti dei pro e dei contro, dei costi e dei benefici dell’euro. Poi decidiamo. Mica lo dico io che il sistema dell’euro così non va: lo dice Krugman, premio Nobel, non comico. E ‘sti due Parlamenti europei, uno a Strasburgo e uno a Bruxelles, che cazzo fanno? E del trattato di Lisbona, che ci ha sottratto sovranità , chi sa qualcosa? Non ho soluzioni in tasca bell’e pronte, ma voglio che i cittadini ne discutano.
Porte aperte a gente di destra e di sinistra?
Etichette preistoriche. Dobbiamo ricostruire un’identità , una comunità , locale e nazionale. Se lo Stato diventano i cittadini, non più i partiti, anche ‘nazionalizzare’ diventa una bella parola: le reti autostradali e telefoniche, le frequenze radio e tv, sono roba di tutti, quindi i gruppi privati che se ne sono impossessati le dovranno restituire ai cittadini. E settori vitali come energia e acqua devono essere pubblici. Nessuno deve rimanere indietro. In Italia ci sono un milione di volontari: io ne vorrei 60 milioni, di volontari. Il mio dentista, per qualche ora alla settimana, dovrà operare gratis chi ha bisogno.
Chiunque governi, non ha mai un euro in cassa. Voi che fareste?
Si studia quel che serve e quel che non serve. Il Tav Torino-Lione non serve, via: si risparmiano 20 miliardi. I cacciabombardieri non servono, via: si risparmiano 15 miliardi. Le province non servono, via: altri miliardi risparmiati. Le pensioni non devono superare i 3 mila euro netti al mese, tanto se guadagnavi milioni qualcosa da parte avrai messo, no? Altro che ‘spending review’.
Torniamo alla democrazia interna al movimento. È normale che il marchio sia nelle mani di Grillo e Casaleggio?
Ahah, Casaleggio viene dipinto come una figura luciferina, misteriosa, oscura. Sarà , ma sono anni che lo rivoltano come un calzino e non gli han trovato un belino di niente fuori posto. Mai visto una vita più normale, ripetitiva e noiosa della sua. Va in ufficio la mattina, lavora tutto il giorno, la sera torna a casa dalla moglie e dal bambino. Un persuasore talmente occulto che non riesce nemmeno a convincere la moglie a seguirlo nella casa di campagna a Quincinetto, sopra Ivrea. Ogni tanto mi chiama dall’orto e mi chiede di andare a fargli compagnia. Ecco, la centrale operativa della Spektre è a Quincinetto.
Ma nel movimento in Emilia ancora brucia l’espulsione di Tavolazzi.
Non voglio parlar male di Tavolazzi, lo conosco da una vita, l’ho sostenuto quando presentò la sua lista a Ferrara e al Cinquestelle manco ci pensavo. È onesto e competente. Ma fa politica da troppi anni, ha la testa a forma di partito: faceva riunioni, parlava ai nostri ragazzi di votazioni, organismi interni, cariche, strutture verticali. Noi non siamo così. Non essendo iscritto, non c’è stato bisogno di espellerlo. Ma ci portava lontano dai nostri obiettivi e divideva il movimento. Semplicemente non gli abbiamo più dato il simbolo.
Sta di fatto che Pizzarotti voleva farlo assessore e ha rinunciato.
Tu puoi non credermi, ma da quando è stato eletto Pizzarotti non l’ho più visto nè sentito. Nemmeno al telefono. Qui non mi telefona mai nessuno, a parte Casaleggio che chiama sette volte al giorno per il blog. Ma è giusto che sia così: se non chiamano, vuol dire che se la cavano da soli. Se poi han bisogno, siamo qui coi nostri consulenti. Molti hanno il complesso di Grillo alla rovescia: vogliono dimostrare di essere totalmente autonomi. Uno dei nostri candidati, sul palco in una piazza di non so più dove, appena l’ho presentato e invitato la gente a votarlo, ha detto: ‘Guardate che io con Grillo non ho nulla a che fare, se mi gira lo mando pure affanculo!’. Il nostro sindaco di Mira s’è subito ridotto lo stipendio, ma mica gliel’ho detto io. Ha fatto tutto lui.
Pizzarotti non ha cominciato benissimo. Prima l’intervista a “Chi”, poi quell’idea di mandare i rifiuti a bruciare in Olanda perchè tanto, se i bambini olandesi si beccano il cancro, “non sono io che governo l’Olanda”. E la giunta non c’è ancora.
“Ma dai, dobbiamo concedere qualcosa all’inesperienza di questi ragazzi. Parlo dell’intervista e alla giunta, che comunque adesso arriva: se è del livello dei consulenti che ha scelto il Pizza, da Pallante alla Napoleoni e Ganapini, sarà ottima. Quanto ai rifiuti, meglio mandarli — in attesa di arrivare al traguardo massimo della differenziata e al ciclo completo di smaltimento — in paesi ecologicamente avanzati come la Germania, dove si brucia la minima parte, il resto viene separato, riciclato, o diventa compost o va in discarica.
Se le penali sono troppo alte, l’inceneritore di Parma si fa lo stesso
Non scherziamo. Le penali, se obbligatorie, si troverà il modo di pagarle. Ma l’elezione di Pizzarotti è stata anche un referendum contro l’inceneritore. Che non è nemmeno un impegno preso dal Comune di Parma sotto l’ultimo sindaco. È una truffa col “project financing”, che vede al centro una società privata finanziata dalle banche a loro volta garantite dal Cip6 sulla bolletta energetica. Queste ‘multiutility’ sono il cancro dei comuni, hanno buchi stratosferici, sono fallite, campano solo sulla garanzia di un tot di rifiuti da bruciare. Nessuno in Europa progetta nuovi inceneritori: entro il 2020 saranno proibiti. Ma possibile che a San Francisco e in tutta la California queste cose sono normali e da noi sembrano follie? Conosco fior di ingegneri che vetrificano i tossico-nocivi senza emissioni, costretti a vendere i brevetti all’estero perchè qui i petrolieri non vogliono.
Vedi mai i dibattiti politici in tv?
Una goduria pazzesca. La miglior prova della bancarotta mentale dei partiti: la prendono alla larga, partono dai massimi sistemi, non vorrebbero parlare di noi, poi girano e rigirano nel labirinto e alla fine si ritrovano tutti al punto di partenza, con una grande foto dell’orco: ‘Aaaarghhhh Grillo!’. Finiscono sempre per parlare di me, non ci dormono la notte, è più forte di loro.
Quando ancora pensavi di costringerli ad autoriformarsi, alcuni politici li hai incontrati.
Qui no, in casa mia è entrato solo Di Pietro, una volta. Gli ho fatto vedere un dvd, che avevo solo io, di una sua lezione di procedura penale al Cepu. Se l’è messo in tasca e se l’è portato via.
Napolitano mai incontrato?
No. Pertini sì, mi invitava il 1° giugno nei giardini del Quirinale. Parlavamo in genovese. ‘Cumme scia stà , presidente?’. E lui: ‘A bagasce’…
Non portasti a Napolitano le firme alle tre leggi popolari?
No, a Franco Marini, allora presidente del Senato. Mi disse che suo figlio è ingegnere elettronico, dunque va in rete. Lui no, mica è ingegnere elettronico.
Poi tornasti in Senato da Schifani.
No, mi ha cercato lui. Lo incalzavo sulle tre leggi popolari imboscate al Senato, allora un giorno che eravamo entrambi in Emilia mi ha fatto cercare. Prima da un poliziotto, poi dal questore, infine dal prefetto. Voleva un incontro privato. E io: ‘Vengo con la webcam, così le persone che hanno firmato vedono l’incontro in streaming’. Ma quelli, alle parole ‘webcam’ e ‘streaming’, si spaventavano e correvano a riferire ai superiori. Non se n’è fatto nulla.
E Prodi?
Gli ho portato il programma delle primarie online. Prima ha chiuso gli occhi per concentrarsi, poi s’è appisolato.
Ora però i politici han cominciato a parlar bene di te.
E questo mi preoccupa molto. Ci copiano. Dicono tutti: fuori i condannati dal Parlamento, massimo due legislature, cambiare la legge elettorale: erano le tre leggi popolari del primo V-Day, quando ci davano dei fascisti qualunquisti anti-politici. Perchè non le hanno discusse e approvate? Adesso è tardi.
Bersani dice che vuol dialogare.
Sì, dopo aver detto che parlo come i mafiosi e che ho fatto l’accordo col Pdl a Parma. Crede ancora che gli elettori siano proprietà privata dei partiti.
Anche Vendola parla di dialogo.
Beh, prima ha detto che io grugnisco: in che lingua dialoghiamo?
Berlusconi ti sta studiando.
Povero nano, si sta guardando tutti i miei discorsi. Ma te la immagini la scena? ‘Via, basta, tutti fuori, niente più figa o Ghedini, via tutti gli avvocati e le bagasce, voglio vedere solo Grilloooo!’. Fa quasi pena. Prima, di me, non parlava mai. E io lo chiamavo psiconano e testa d’asfalto. Poi mi sono stufato. Ma, appena ho smesso di parlare di lui, lui ha cominciato a parlare di me. Pensa che il movimento vinca per le mie battute. Ora magari andrà in giro a urlare in genovese ‘Belìn è una cosa pazzescaaaa!’ (si autoimita, ndr). Vede solo la vetrina. È proprio bollito.
Nessun politico ha mai pensato di avvicinarti, cooptarti, anche solo di contattarti?
Mai sentito nessuno. Si vede che mi vedono irrecuperabile, e han ragione.
Non temi qualche polpetta avvelenata? Nei cambi di regime, chi rompe lo status quo rischia.
Mah, preferisco non pensarci. Magari qualche operazione di discredito… Ma son cinque anni che ci provano. Scheletri nell’armadio non ne trovano: vita privata, cose fiscali, tutto a posto. Andrea (il fratello, ndr) conserva tutto dalla notte dei tempi, anche le bollette, le ricevute, le fatture degli spettacoli, anche di quella festa dell’Unità dei primi anni 80 che il Tg1 tirò fuori per insinuare chissà cosa. Provano a dire che dalla politica ci guadagno: meglio che non ti faccia il calcolo di quanto ci ho rimesso di tasca mia con i due V-Day e la Woodstock in Romagna. Abbiamo provato a ripagarci le spese con qualche libro e dvd a offerta libera, ma la gente s’è fatta l’idea che tanto sono ricco e quindi non li compra. Ora abbiamo dovuto mettere un po’ di pubblicità sul blog. Ma finanziamenti pubblici mai.
E se fallite?
Se falliamo, ci appendono per i piedi: almeno quelli che si ostinano a pensare che l’Italia la salva l’uomo della Provvidenza che mette le cose a posto mentre loro delegano e si disinteressano. Ma dai, ragazzi, basta coi leader e i guru, diventiamo adulti: a Parma Pizzarotti non l’ho mica messo io, ce l’han messo i parmigiani, e tocca a loro aiutarlo a salvare Parma. Così per l’Italia. La gente si dia da fare, partecipi, rompa i coglioni, s’impegni. E io sarei il nuovo Mussolini: più democratico di così! Lo so benissimo che non posso salvare l’Italia: io getto le basi, faccio il rompighiaccio, dissodo il terreno, propongo un metodo e qualche strumento. Poi ogni cittadino deve camminare con le sue gambe. Io il mio lavoro l’ho fatto. Ora tocca agli italiani.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile
L’ANALISI DELL’ISTITUTO CATTANEO CONFRONTA LE REGIONALE 2010 E LE ULTIME COMUNALI… LA DIASPORA DAL CARROCCIO SUPERA QUELLA DEL PDL
Ora, nel complesso meccanismo dei flussi elettorali indicativo del nomadismo da un
partito all’altro, l’istituto Cattaneo di Bologna individua un contributo «pari a zero» del Pdl a vantaggio del grillino Federico Pizzarotti che, invece, ha messo il turbo grazie soprattutto ai voti scippati alla Lega e all’Idv.
In altre parole, il caso Parma – secondo l’analisi curata da Piergiorgio Corbetta e Pasquale Colloca – evidenzia che il flusso diretto verso il Movimento 5 Stelle non è il frutto di una ferita sanguinante aperta nel partito di Alfano: su 100 elettori che nel 2012 hanno votato il grillino Pizzarotti, infatti, solo due anni prima (regionali del 2010) in 26 preferivano la Lega, in 18 l’Idv, in 7 il Pd. E zero il Pdl.
A Parma, gli ex azzurri e la componente di An hanno puntato tutto sulle liste civiche (64 su 100), sulla conferma del voto al Pdl (21), sul centro sinistra (8), sull’astensione (7).
Il disorientamento ha dunque provocato una mezza diaspora nel centro destra senza però alimentare il boom del Movimento 5 Stelle.
L”Istituto Cattaneo ha messo a raffronto le regionali del 2010 e il primo turno del 2012 – considerato «politicamente più pregnante» di quello con le comunali 2007 – e questa scelta non esclude che poi, al ballottaggio, molti voti di pidiellini delusi dalla pessima amministrazione di centro destra uscente siano finiti a valanga sul candidato di Beppe Grillo.
Prendendo in considerazione i risultati di Monza, Verona, Genova, Piacenza e Parma, il tasso di fedeltà degli elettori del Pdl sprofonda sotto il 50%, fatta eccezione per Piacenza (76): mentre a Monza su 100 elettori che nel 2010 avevano votato Pdl, ben 18 hanno addirittura scelto il candidato di centro sinistra, 12 si sono astenuti e 7 hanno indicato la Lega.
Al Carroccio, tuttavia, è andata peggio: fatto salvo il successo di Tosi a Verona – con un tasso di fedeltà del 96% – molti ex elettori leghisti si sono rifugiati (temporaneamente?) in casa del Movimento 5 Stelle (38 su 100 a Parma), in quella delle liste civiche (30) e in quella del centro sinistra (16).
A Piacenza, poi, un quinto dell’elettorato leghista è confluito sul candidato di centro sinistra mentre il 17% si è fatto convincere dal Movimento 5 Stelle.
In media il tasso di fedeltà degli elettori leghisti non ha superato il 40%.
Eppure – osserva l’Istituto Cattaneo – «l’espressione del malumore dell’elettore della Lega verso il proprio partito è diversa da quello dell’elettore Pdl, nel senso che esprime un chiaro sentimento di protesta anti sistema: se si sommano i voti che dalla Lega sono andati al Movimento 5 Stelle e all’astensione, a Genova e a Monza si supera la metà dei voti in precedenza attribuiti alla Lega».
E se all’emorragia subita dalla Lega si somma quella sofferta dall’Idv, si arriva a un dato eloquente: «Quattro elettori attuali su 10 del M5S, due anni fa avevano votato Idv o Lega». Tutto ciò, insistono i ricercatori del Cattaneo, «a dimostrazione di una certa matrice comune alla base delle motivazioni politiche della prima Lega, quella di «Roma ladrona», e della prima Idv, quella di tangentopoli, e le nuove istanze del Movimento fondato da Beppe Grillo.
A conferma di questa tendenza, dai flussi verso il M5S emerge l’importante contributo di elettori che nel 2011 si erano parzialmente sganciati dai partiti maggiori votando per «il solo candidato» presidente della Regione senza votare alcun partito o al massimo votando per liste minori che lo appoggiavano.
«Questa componente – conclude il Cattaneo – vale mediamente un quinto del Movimento 5 stelle».
La diaspora degli elettori del Pdl, dunque, ha premiato a Genova e a Parma le liste civiche, la Lega Verona, l’astensione a Genova Piacenza e Monza: «Un elettorato, quello del Pdl, che sparpagliandosi in tutte le direzioni ha manifestato un comune disorientamento di base».
Il Movimento 5 Stelle ha pescato con le sue reti anche nelle acque del Pd: a Genova, a Verona, a Piacenza e a Monza.
Però l’attrazione fatale per i grillini l’hanno avuta, oltre a leghisti e dipietristi, i militanti della sinistra radicale.
Grillo, poi, ha fatto breccia, unico caso, nel Pdl a Verona ma non a Parma, come invece si era creduto in un primo momento.
Dino Martirano
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 6th, 2012 Riccardo Fucile
IL BUCO IN COMUNE NON E’ DI 600 MILIONI MA DI OLTRE 1 MILIARDO
L’unica cosa a cinque stelle, nel senso d’eccellenza, per ora sono i debiti.
Da vertigine.
La relazione che il commissario prefettizio Mario Ciclosi ha lasciato sul tavolo del sindaco grillino Federico Pizzarotti, prima di cedergli l’ufficio di piazza Garibaldi, farebbe tremare i polsi a manager di altro pelo: figurarsi al discepolo di Grillo, che qualche pizzicotto ancora se lo dà per metabolizzare l’idea di essere il padrone di Parma.
Seicento milioni il rosso lasciato dalla precedente giunta Vignali? Magari! Il buco certificato dal commissario, al netto delle interpretazioni contabili, oscilla tra gli 846 milioni e, se si considerano anche le partecipate, 1 miliardo e 199 milioni.
Crudele, a dir poco, chi ora accusa il sindaco Pizzarotti, che questi numeri horror li ha in mano da una settimana, di aver aspettato solo ieri prima di renderli pubblici: «Poveretto, il tempo di riprendersi…» ironizzano sotto i Portici del Grano.
Già , il tempo. Sta diventando un’ ossessione per questo esperto di informatica, dipendente di una banca a Reggio Emilia, catapultato dalle urne al vertice di una città che, alla crisi mondiale, ha aggiunto sciagurate varianti locali.
Tutti a stargli addosso: e allora, questa giunta? E l’inceneritore? E quando fiorisce il grillismo in salsa parmigiana?
D’accordo, in 11 giorni di fascia tricolore si è visto praticamente niente, se si esclude la scelta dell’assessore al bilancio, Gino Capelli, 48 anni, subito fulminato dal consigliere pd, Massimo Iotti: «Un esperto di diritto fallimentare: incoraggiante con i debiti che ci sono…».
Però bisogna capirli: avevano comprato un biglietto del treno e si sono ritrovati padroni delle Ferrovie. «Non ce l’ aspettavamo, ma vi stupiremo…» dice Mauro Nuzzo, uno dei 20 consiglieri comunali che vigilano come pretoriani sul sindaco in rodaggio.
Che a sua volta assicura: «A giorni presenteremo la giunta». Forse sabato. Sicuramente entro il 14 giugno: lo impone la legge.
«Le 5 Stelle già brillano meno…» malignano in certi ambienti un po’snob.
Magari non è così. Però che qualcosa si sia incartato è evidente.
Dei super consulenti sbandierati prima del ballottaggio, nomi di spessore come Loretta Napoleoni, economista di fama internazionale, Maurizio Pallante, esperto di energia ecologica, o l’analista finanziario Pierluigi Paoletti, non c’è traccia.
«Non ci vogliono mettere la faccia, troppo rischioso…» sibilano dal Pd, che ancora non si è ripreso dalla sconfitta e ha il dente avvelenato.
In posizione defilata, Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, i due avvocati della crociata contro l’inceneritore (sul cui azzeramento, promesso da Pizzarotti, pende una penale da 180 milioni).
Il toto-assessori, poi, è stato un susseguirsi di corto circuiti. A parte la retromarcia su Valentino Tavolazzi, stimato da Pizzarotti ma espulso da Grillo, per la Cultura sono stati sparati tre nomi, bruciandoli tutti e tre e offrendo il fianco alle opposizioni: «Gente della casta: e sarebbe il nuovo?».
Macchinosa anche l’idea dei curriculum online per la scelta degli assessori.
I grillini assicurano che «i colloqui sono in corso». Ma perfino il Pdl, che pur di differenziarsi dal Pd promette un’opposizione soft («Guarderemo i fatti»), storce il naso: «In un assessore conta la capacità politica» dice Paolo Buzzi.
Gli industriali? Ruvido il presidente Giovanni Borri: «Il Comune saldi i debiti con le aziende».
Mai però come il re del cemento, Paolo Pizzarotti, che, come riporta il sito Linkiesta, liquida così i proclami ecologici del sindaco omonimo: «Cose folli, qui, c’è la crisi…». Diplomatica la famiglia Barilla: «C’è bisogno di buona amministrazione».
Parma si dà di gomito. C’è chi prevede un tonfo a cinque stelle.
E chi scommette sul Grillo salvatore: «Qualcosa si inventerà : se fallisce qui, gli salta il banco..»
Francesco Alberti
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 31st, 2012 Riccardo Fucile
A GENOVA NEL MIRINO FINISCE IL BILANCIO INTERNO E LA TRACCIABILITA’ DEI VERSAMENTI: A CHI E’ INTESTATO IL CONTO? … NEL TIGULLIO RIUNIONI SEGRETATE E ADESIONI DI RICICLATI A VOLONTA’
Ebbene sì, Beppe Grillo non vuole proprio affrontare i problemi.
Così ciò che era di facile soluzione negli anni passati è diventato, con il tempo. sempre più complesso da risolvere.
A Savona il M5S si è ripreso. Dopo le timidezze iniziali, nella scorsa campagna elettorale trovano, via via, coraggio e, una volta entrati nel Consiglio Comunale, hanno dimostrato di saper affrontare seriamente le questioni ed anche la forza di denunciare certe pratiche sia pubblicamente, sia alla Procura.
Nel savonese però non c’è solo Savona…
Ad Andora, con l’attuale amministrazione guidata da un sindaco PD, con un vice del PDL, dove le infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici sono state pesanti, così come quelle di faccendieri e speculatori di ogni specie, il nascente M5S vede alla sua “guida” uno dei principali cementificatori del territorio.
Alle “stelle” si aggiungono quindi le betoniere!
Ad Albenga, con l’amministrazione guidata dalla Lega, dove le imprese della ‘ndrangheta trovano sempre accondiscendenza nelle deliberazioni dell’Ente (così come quando era il PD, nel passato ciclo amministrativo, a guidare il Comune), alla costruzione del M5S si mettono all’opera riciclati della politica e qualche massone.
Nell’imperiese abbiamo il caso di Bordighera, dove a promuovere il M5S vi è uno dei politici locali di vecchia data (già conosciuto anche con il sopranome di “Mille Tessere”), nonchè massone ufficiale, che era stato anche tra i sostenitori della prima amministrazione Bosio (la prima su cui la Commissione di Accesso ha evidenziato esservi già i condizionamenti della ‘ndrangheta).
Ora si è aggiunto “il caso” Imperia.
Qui il M5S che si candida a gestire la cosa pubblica nel nome delle regole e della correttezza, si è visto sciogliere la riunione dai Carabinieri, perchè pur volendo candidarsi alla gestione del Comune, non hanno saputo manco organizzare un’assemblea pubblica (non hanno dato avviso dell’incontro ed avevano occupato uno spazio privato senza chiederne la concessione).
A Genova, oltre a quanto avevamo già scritto e documentato i problemi si moltiplicano…
Il Secolo XIX di oggi (30 maggio 2012) pubblica un articolo in cui evidenzia un fatto estremamente grave… e verificando i fatti esposti (attraverso proprio quanto pubblicato direttamente dal M5S genovese sulla propria piattaforma ufficiale) si ha conferma della fondatezza di quanto scritto dal quotidiano ligure.
Ecco qui l’articolo integrale:
Il caso – Il documento pubblicato sul web: nessuna tracciabilit�
MA A GENOVA IL BILANCIO DI CINQUE STELLE NON APPLICA LE REGOLE SUL FINANZIAMENTO
Ancora una volta è la rete a montare le accuse e le teorie che accusano il movimento grillino genovese. Nel mirino è il documento di Bilancio dei 5 Stelle pubblicato su internet: secondo una prima analisi, il file non rispetta — o meglio — non applica la legge sul finanziamento dei partiti.
Per una verifica della situazione il Secolo XIX ha provato ieri a contattare i portavoce del movimento, ma nè il candidato sindaco Paolo Putti nè il primo degli eletti Mauro Muscarà hanno risposto al telefono.
La sostanza dell’accusa è questa: primo punto, sono diversi i nomi del committente della compagna elettorale e quelli sia degli intestatari dei conti correnti sia del numero identificativo di PostePay.
Secondo punto: il bilancio è composto per poste di entrata e uscita dirette unicamente a persone fisiche.
Quindi: non esiste tracciabilità dei fondi in entrata (c’è solo il nome di chi incassa) nè dei fondi in uscita: il pagamento di una serie di affitti o di una serie di forniture (fino a 4 mila euro mensili la voce più consistente) non è “giustificato” da una fattura ma dal nominativo del socio che ha provveduto al pagamento.
Insomma, delle due l’una: o il bilancio pubblicato su internet è unicamente a uso e consumo della comunicazione o — se è il documento autentico — non risponde alla normativa sul finanziamento dei partiti politici.
Non basta. Verificando quanto riportato, salta agli occhi un altro, ulteriore, particolare.
Il M5S avrebbe aperto un conto su “Pay Pal”.
Questo conto risulta intestato a “Movimento 5 Stelle Genova”.
Non è un conto “personale” quindi… ma PayPal per aprire un conto non personale (di un associazione, ente o soggetto di altra natura) richiede esplicitamente il codice fiscale o partita iva, nonchè i documenti ufficiali del soggetto collettivo intestatario del conto, nonchè la sede legale ed i dati del responsabile legale.
Ora non risulta — anche stando a quanto ripete sempre Beppe Grillo — che i M5S locali abbiano un codice fiscale, una partita iva, una sede legale, così come non risulta siano costituiti in struttura formale con un responsabile legale.
Quindi quel conto a chi è intestato?
Nel levante di Genova, nel Tigullio, sempre come evidenzia il Secolo XIX con un altro articolo, ci si ritrova nuovamente ad un nascente M5S molto particolare…
Il Movimento di Grillo che fa della trasparenza un cavallo di battaglia e che vorrebbe alle riunioni dei Comuni e delle Regioni la web cam pronta ad immortalare facce e interventi, non vuole però che si sappia chi partecipa alle loro riunioni, cosa viene detto e non vuole nemmeno che vengano pubblicate foto dei loro incontri, se non quella del loro portavoce, Attilio Martino Mello, che è l’unica che autorizzano a pubblicare.
Se andiamo a vedere, una Loggia massonica ha più trasparenza, si potrebbe dire…
Detto questo, cosa ci raccontano i cronisti sui grillini del Tigullio, su chi risulta nel meetup del nascente M5S?
Questo: “Alcuni arrivano dalle recenti elezioni amministrative di Chiavari. Sono Alessandro Monti (già capogruppo consiliare di Partecip@ttiva e consigliere più votato della lista) che scrive: «Da anni mi impegno per una alternativa alla politica dei partiti nazionali che guardano al nostro territorio sempre in modo speculativo»; Corrado Sanguineti (altro candidato consigliere del movimento civico Partecip@ttiva); Barbara Polimeni (candidato consigliere di “Lista Piombo – Chiavari nel cuore” che, per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio, commenta: «Uscita da poco da esperienza elettorale che mi ha nauseata»). Noti sono anche Giansandro Rosasco, portavoce del comitato pro tunnel Rapallo/val Fontanabuona; Giovanni Traversaro, architetto di Sestri Levante, città nella quale, come ricorda lui stesso, ha «ricoperto la carica di consigliere e sindaco», eletto «con un programma all’insegna del rinnovamento, tuttora valido»; Diego Marchiolè, consigliere comunale di Carasco, Comune del quale alle ultime elezioni amministrative si è candidato sindaco.”
Ecco… mentre Grillo evita di affrontare i problemi, il M5S, in Liguria, se lo sono già mangiato… e quando forse darà un cenno di risposta se lo saranno già digerito!
(da “CASA DELLA LEGALITA“)
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Maggio 31st, 2012 Riccardo Fucile
NON CI SIAMO LIBERATI DI UN CONTABALLE PER CONSEGNARCI A UN AYATOLLAH
Quando saremo al potere, spiega Grillo in un’intervista a «Sette», i politici verranno giudicati da un tribunale di cittadini
incensurati estratti a sorte, che li condannerà ai lavori socialmente utili e alla restituzione del malloppo.
Vedo già formarsi una ola da Bolzano a Trapani.
Sorprende la moderazione del gabibbo barbuto: se avesse proposto di mozzare le mani ai ladri e la lingua agli ospiti dei talk show sarebbe stato portato in trionfo da tutti i sondaggi che chiedono agli italiani se preferiscono l’aumento della benzina o quello dello stipendio.
Le persone hanno fame di capri espiatori per calmare l’ansia. Fin troppo facile blandirle con il populismo.
Perciò merita rispetto la presa di distanza di Enrico Strabotti Bon, militante del movimento 5 Stelle sezione adulti: «La crisi ha ragioni più complesse. Magari potessimo ridurla a una vicenda di guardie e ladri. Ciò detto, chi ha commesso dei reati non la passerà liscia. Ma guai se a giudicarlo fossero i tribunali del popolo. Erano già poco democratici nella democratica Atene, dominati dall’emotività e dall’odio che si porta dietro altro odio. Giacobini, nazisti, stalinisti, talebani: non c’è epuratore che non li abbia usati per epurare, salvo esserne epurato a sua volta. Prima o poi, Beppe, quel tribunale giudicherebbe anche te. Il peggior Stato di diritto è meglio della migliore giustizia popolare».
Condivido Enrico Strabotti Bon.
Non foss’altro perchè me lo sono dovuto inventare.
Sempre in attesa che un seguace reale di Grillo trovi la forza di ricordargli che non ci siamo liberati di un contaballe per consegnarci a un ayatollah.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Maggio 31st, 2012 Riccardo Fucile
“PDL E PD SONO DIVENTATI POLVERE, NOI CI SIAMO LIMITATI A PUNTARE SU RAGAZZI GIOVANI E PULITI”
Per carità , non chiamateli grillini. «Non sono mica miei. Sono ragazzi formidabili. Sono persone. Gente che ci mette la faccia ».
E poi non pensate che del Movimento 5 Stelle lui sia il padrone. «Posso essere l’ispiratore. Il grande vecchio. Cosa devo dire? Io ci sono. Mi piace. Niente di più. Noi facciamo democrazia dal basso. Non li calo mica io, dall’alto».
Beppe Grillo si consegna a Gian Antonio Stella e nella lunghissima intervista su Sette, in uscita domani, spiega la strategia d’attacco della forza civica che ha monopolizzato la comunicazione giornalistica ad amministrative ancora in corso: «Erano tutti convinti che noi fossimo un pulviscolo al 2 o 3%. Ma noi vogliamo arrivare al 100%».
Ecco come.
Punto primo: la rivoluzione culturale.
«Noi vogliamo che cambi la società intera. Probabilmente saremo l’unica opposizione a un governo con dentro tutti. Banchieri, finanzieri, Confindustria, vecchi partiti, Montezemolo ».
E il bello, secondo il comico genovese, è che la strada l’hanno spianata il Pdl e il Pd: «Loro sono diventati polvere. Eravamo in progressione leggera. E questa accelerazione la dobbiamo a loro. Ragionano come ladri. Non hanno capito che noi non prenderemo un centesimo».
Ecco spiegato il successo elettorale: «Noi ci siamo limitati a fare entrare un sacco di ragazzi giovani e puliti. Che hanno dietro i più bravi consulenti della rete. Fiscalisti, urbanisti, geologi, esperti di bilanci. Tutta gente che si mette a disposizione gratuitamente. Con un entusiasmo che gli altri se lo sognano. Questo volontariato dei cittadini è meraviglioso. È un nuovo modo di vedere il mondo. Ogni persona darà un po’ del suo tempo agli altri. Quello che ho fatto anch’io».
Punto secondo: la demolizione del falso mito della volgarità .
«Sono un gentleman in confronto a tanti politici che in questi anni ne hanno dette di tutti i colori. Mi fa ridere che accusino me. E la gente lo sa. Io sono un Lord, in confronto. Sono Lord Brummel. E poi io non sono volgare, nella mia vita. È che la parola a volte deve essere forte, per esprimere un concetto».
Punto terzo: il protagonismo della squadra anzichè la preponderanza del leader.
«Stiamo riempiendo un vuoto con dei cittadini incensurati, entusiasti e pieni di buona volontà . Negli altri Paesi il vuoto viene riempito dalle camicie brune, noi portiamo in politica i boyscout. Ragazzi perbene. Laureati. Incensurati. Colti. Curiosi. Siamo l’ultima chance per l’Italia. Mi hanno dato del nazi-comunista. Ma vai a spasso! Sono trent’anni che dico la stessa cosa. Monotonamente. Sempre la stessa cosa. L’ambiente. La differenziata. I pannelli solari. Le macchine a idrogeno. Il risparmio energetico. Sono anni che faccio politica così. Cosa c’entra l’anti-politica? Io non sono anti-politico, sono contro i partiti».
Punto quarto: un’Italia senza segretari nazionali. «Noi vogliamo una iper-democrazia senza partiti con al centro i cittadini. Che votano».
Senza più alleanze: «In Parlamento ci saranno da una parte le banche, gli zombi, l’industria con le pezze al culo, e dall’altra ci saremo noi che vogliamo un mondo diverso».
Con una pubblica gogna per chi sgarra: «I responsabili saranno giudicati e dovranno restituire i soldi che hanno rubato. Come i mafiosi. Non processi. Ma un giudizio pubblico. Con cittadini estratti a sorte, incensurati, che diranno quali lavori socialmente utili far fare a questa gente che ha derubato il Paese».
E anche con una Costituzione leggermente modificata: «Il Parlamento deve avere l’obbligo di discutere delle leggi popolari che vengono presentate. E poi il referendum senza quorum». Ultimo punto, affidato ieri al suo blog: «Forse è il caso di nazionalizzare le banche. In pratica ognuno si riprende i suoi titoli. Torna a casa Lassie. Ogni titolo è bello a mamma sua».
A commentare le anticipazioni del Grillo-pensiero c’è soltanto il Pd, con Nico Stumpo: «Soffia sul fuoco della violenza per mettere altra sabbia negli ingranaggi della democrazia».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL GURU DELLA COMUNICAZIONE, AL CENTRO DELLE POLEMICHE IN MERITO ALLA SUA INFLUENZA SU GRILLO, PARLA DEI SUOI RAPPORTI CON IL COMICO GENOVESE… TUTTO INIZIO’ NEL 2004: DA LI’ PARTIRONO IL BLOG, IL MEETUP E IL VDAY: “INSIEME ABBIAMO DEFINITO LE REGOLE, MA NON SONO MAI ENTRATO NELL’AMBITO DEI PROGRAMMI
“A chi si chiede chi c’è dietro Grillo o si riferisce a ‘un’oscura società di marketing’ voglio chiarire che non sono mai
stato ‘dietro’ a Beppe Grillo, ma al suo fianco”.
Gianroberto Casaleggio, ‘guru’ della comunicazione del blogger genovese a capo dell’agenzia per le ‘strategie di rete’ Casaleggio associati, scrive al Corriere della Sera per spiegare come sia nato e cresciuto il loro rapporto e quale sia il suo ruolo nel Movimento 5 Stelle, di cui è ‘cofondatore’.
Nelle ultime settimane, specie con la vittoria alle scorse amministrative e la polemica intorno al consigliere epurato in Emilia Romagna, Casaleggio è stato al centro delle polemiche perchè considerato l’ ‘eminenza grigia’ in grado di influenzare Grillo e di prendere decisioni sulle strategie politiche.
Nel 2003, spiega al quotidiano di via Solferino, ha deciso di lasciare Telecom e di aprire la sua agenzia di comunicazione in cui la Rete era protagonista.
“Internet — spiega — è un tema che mi appassiona e di cui mi occupo dalla metà degli anni 90″. Per questo ha cercato di “comprenderne le implicazioni sia nel contesto sociale che in quello politico che in quello della comunicazione” perchè fermamente convinto che “la Rete stia cambiando ogni aspetto della società e cerco di prevederne gli effetti”.
Abilità e passione che a Grillo non sono sfuggite.
“Tutto iniziò nel 2004″, quando il comico lesse uno dei suoi libri, “Il Web è morto, viva il Web”. Da lì la svolta: “Rintracciò il mio cellulare e mi chiamò. Lo incontrai alla fine di un suo spettacolo a Livorno e condividemmo gran parte delle idee”.
Poi la collaborazione tra i due si è fatta sempre più intensa: “Progettammo insieme il blog beppegrillo.it, proponemmo la rete dei Meetup (gruppi che si incontrano sul territorio grazie alla Rete), organizzammo insieme i Vday di Bologna e di Torino, l’evento Woodstock a 5 Stelle a Cesena e altri incontri nazionali, come a Milano dove, il 4 ottobre 2009, giorno di San Francesco, al teatro Smeraldo prese vita il MoVimento 5 Stelle”.
Chiarisce che dietro a Grillo non c’è “un’oscura società di marketing”, perchè lui è sempre stato al suo fianco.
Poi aggiunge di essere “in sostanza cofondatore” dei 5 Stelle, perchè con Grillo ha “scritto il ‘Non Statuto’, pietra angolare del MoVimento 5 Stelle prima che questo nascesse, insieme abbiamo definito le regole per la certificazione delle liste e organizzato la raccolta delle firme per l’iniziativa di legge popolare ‘Parlamento Pulito’ e le proposte referendarie sull’editoria con l’abolizione della legge Gasparri e dei finanziamenti pubblici”.
Casaleggio ha anche un ruolo attivo nella comunicazione dei “rappresentanti di liste che si candidavano alle elezioni amministrative” ma, rispondendo alle polemiche di chi lo ritiene il deus ex machina del movimento, chiarisce di non essere mai “entrato nell’ambito dei programmi delle liste, nè ho mai imposto alcunchè”.
Prende le distanze anche da chi lo accusa di essere vicino ai poteri forti, da Bilderberg alla Godman Sachs.
Ipotesi che da tempo circolano online, visto che nella Casaleggio associati c’è Enrico Sassoon, anche lui con un passato in Telecom, che oggi è Board Member dell’Aspen Institute Italia. Insomma, Casaleggio dice di non essere il “grande fratello” di Grillo in stile orwelliano, anche se ammette che “Grillo per me è come un fratello, un uomo per bene che da questa avventura ha tutto da perdere a livello personale”.
E conclude la sua lettera con il motto del più antico ordine cavalleresco inglese: “Honni soit qui mal y pense”.
Tradotto: “Si vergogni chi pensa male”.
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Maggio 27th, 2012 Riccardo Fucile
IL 31% DEGLI ITALIANI SPERA CHE OTTENGANO MOLTI SEGGI ALLE POLITICHE, IL BACINO ELETTORALE VIRTUALE PUO’ ARRIVARE AL 22%… META’ SI COLLOCA NELL’AREA DEL CENTROSINISTRA, UN TERZO NON SI RICONOSCE IN CATEGORIE DEFINITE
Il successo del Movimento 5 Stelle ha sconvolto lo scenario politico italiano. 
Vale la pena, dunque, di approfondire ancora la natura del M5S e di comprendere i sentimenti che esso suscita nell’elettorato.
Come si sa, il profilo dell’elettore del M5S è in larga parte diverso da quello degli altri partiti.
Si tratta di cittadini in maggior misura residenti nelle regioni del Nord, tendenzialmente giovani, con titoli di studio medio-alti, più interessati alla politica, con una più intensa lettura dei giornali e, specialmente, frequentazione di internet.
Se si domanda loro l’autocollocazione sul continuum sinistra-destra, più o meno metà si posiziona nel centrosinistra, ma una quota importante (più di un quarto) rifiuta di collocarsi, sostenendo la obsolescenza delle categorie politiche tradizionali.
È un segnale della «alterità » del M5S dai canoni consueti, che suggerisce una sua collocazione «trasversale», come fu quella della Lega ai primi tempi della sua esistenza. D’altro canto, questa è anche l’immagine diffusa tra i cittadini.
Infatti, anche la maggioranza relativa degli italiani colloca il M5S nel centrosinistra, ma quasi quattro su dieci non lo associano a nessuna categoria politica tradizionale.
Anche uno degli indicatori più evidenti della differenza del M5S dagli altri partiti, vale a dire la scelta di non apparire in tv, è approvata da più di metà della popolazione.
Come si è visto, anche in occasione delle elezioni, questa posizione del M5S è in grado di attrarre consensi diffusi.
Non solo come espressione della protesta, ma anche come possibile attore di governo: all’affermazione «quelli del M5S sono capaci solo di protestare» solo il 38% degli italiani è d’accordo, mentre i restanti non lo sono.
Anche se, per la maggior parte, gli si attribuisce un ruolo più incisivo a livello locale, ma si è scettici sulla sua capacità di assumere una responsabilità nazionale, tanto che secondo il 63% dei cittadini il M5S non sarebbe in grado di governare l’Italia.
Ma ben il 22%, che corrisponde a un po’ di più dell’attuale bacino elettorale virtuale del Movimento, la pensa al contrario.
La platea di simpatizzanti, anche se non necessariamente votanti, per il M5S è ancora più ampia: quasi un italiano su tre, il 31%, dichiara «spero che il M5S ottenga molti seggi alle prossime elezioni politiche».
Se non per governare, almeno per «denunciare le scorrettezze degli altri partiti»: lo auspica il 45% degli italiani.
Un movimento che, dunque, suscita grandi simpatie.
Ma destinato a durare? Forse sì, se si considerano le attuali condizioni dello scenario politico. Al riguardo, gli italiani si dividono.
Se è vero infatti che la maggioranza relativa ritiene che il M5S sia un fenomeno passeggero e una percentuale simile preveda che finirà per essere un partito come tutti gli altri, sono molti (attorno al 40%) che la pensano all’opposto.
A questo proposito, secondo molti osservatori, il M5S è assimilabile all’Uomo Qualunque di Giannini del dopoguerra, che scomparve dopo poco tempo, inglobato di fatto dalla Dc.
Ma allora la crisi economica – che spiega in buona parte il sorgere di movimenti siffatti – era in via di superamento e, specialmente, si era prospettata un’alternativa credibile di partiti «veri»: uno scenario che oggi si fa fatica a rilevare.
Insomma, come ha osservato lo stesso Grillo, le prospettive future del M5S dipendono non tanto da scelte sue, quanto da quelle degli altri partiti.
Sino a quando questi ultimi (o altri nuovi attori che si presentassero sullo scenario politico) non riusciranno a proporsi come soluzione credibile e a sconfiggere il discredito che oggi li caratterizza (e questo è, come si è detto, ciò che stanno cercando di fare, per ora con scarso successo), lo spazio per movimenti populistici e demagogici (ma che raccolgono molti sentimenti profondi presenti nella popolazione) continuerà ad essere assai ampio.
Renato Mannheimer
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 26th, 2012 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEL POLITOLOGO PIERO IGNAZI, DOCENTE DI POLITICA COMPARATA ALL’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
Piero Ignazi, politologo sessantenne con cattedra di Politica Comparata all’Università di Bologna, nei
suoi libri ha parlato di “nuovi radicali”, “polo escluso”, “utopia concreta” , “post fascisti” e “seduzione populista”.
Nessuna di queste immagini, secondo lui, possono oggi essere accostate al Movimento 5 Stelle. “La loro non è utopia e neanche populismo. Sintetizzando la definirei protesta pragmatica, enfatizzata e spettacolarizzata da Grillo”.
Il Movimento 5 Stelle durerà ?
Troppo presto per dirlo. È già successo che sia finita quasi subito, ad esempio con l’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Di sicuro, se durerà , dovrà cambiare. Affrontando una fase di istituzionalizzazione che sarebbe inevitabile a fronte di un chiaro successo alle prossime elezioni politiche. Se vogliono sopravvivere, devono istituzionalizzarsi . Non c’è altra strada.
Gli scontri interni, spesso incentrati sul ruolo dominante di Grillo, non sembrano per loro incoraggianti. Da cosa dipende la sopravvivenza?
Da molti aspetti, tra cui un dato a favore del Movimento: l’ampia fascia di elettorato libero. Soprattutto nel centrodestra. E proprio da lì dipenderà il successo definitivo. Nel programma del Movimento 5 Stelle ci sono sicuramente più idee associabili alla sinistra che non al liberismo berlusconiano, ma adesso la loro sfida è fare il pieno nel centro-destra.
Catalizzando i voti della Lega e non solo, a giudicare dal ballottaggio di Parma.
Tra gli elettori del centrodestra c’è molta ostilità . E il Movimento di Grillo la attira fatalmente. È un aspetto fondamentale. A quel punto, e Parma è emblematica, una parte di elettorato berlusconiano vota Grillo per fare un dispetto alla sinistra (che è sempre un bel motivo per loro). E l’altra parte lo vota perchè avverte qualcosa di affine.
L’erosione dei voti a sinistra è già finita?
No. Il nucleo fondante rimane quello: i fedelissimi di Grillo sono principalmente delusi di sinistra. Ma i sostenitori della prima ora dei 5 Stelle non avrebbero mai portato alle cifre attuali. Il segretario del Pd di Bologna, commentando la vittoria risicata a Budrio, ha ammesso chiaramente che la situazione è molto meno rosea di quanto si vuol far credere.
Bersani pensa il contrario.
La sua retorica è comprensibile, vuole infondere entusiasmo e sicurezza. Il Movimento 5 Stelle, per avere successo, ha bisogno di un tessuto culturale denso: persone che leggono, che navigano in Rete, che si informano. L’Emilia Romagna è il teatro perfetto e le elezioni, sin dal 2010, ne sono la prova. Ma ripeto: se il botto vero ci sarà , sarà a destra. A sinistra Grillo può rosicchiare ancora qualcosa, ma non molto di più. A destra c’è invece tanto spazio da occupare.
Per il Pd, e per molti intellettuali, il Movimento 5 Stelle fa leva su populismo e demagogia.
È semplicistico. La protesta c’è e Grillo fa i suoi show, ma dietro ci sono molte idee positive. E concrete. Non si limita allo sterile abbaiamento alla Luna di Bossi. Penso all’attenzione per l’ambiente, per Internet. O alla lotta alle spese folli della politica.
Il programma è un po’ specifico. Forse di nicchia.
Erano specifici anche i programmi dei partiti veri, fino a vent’anni fa. Soprattutto sui temi ambientali. Poi si sono allargati e ramificati. Non sempre in meglio.
Perchè il Movimento 5 Stelle è fortissimo e del Popolo Viola si sente parlare molto meno?
Credo che le due cose siano legate, anzi sono convinto che gran parte della società civile abbia trovato in questa realtà politica ciò che cercava. Indebolendo anzitutto Sinistra e Libertà e Italia dei Valori. Sono comunque felice che Grillo mi abbia dato ragione su un punto.
Quale?
In molti libri ho scritto che, in Italia, la nuova fase di protesta sarebbe rimasta in ambiti pienamente democratici. Grillo lo ha ribadito e dimostrato: in Francia votano Le Pen, in Grecia i neo-nazisti, da noi il Movimento 5 Stelle.
Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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