Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
DEPENNATO SENZA UNA SPIEGAZIONE, NON SI CAPISCE QUALE SIA IL PROBLEMA
Mario Corfiati, l’attivista più votato a Torino durante le parlamentarie online, prima è finito,
blindatissimo, al secondo posto nel listino dei candidati per la Camera, e poi– l’altro ieri – è stato fatto fuori con un tratto di penna finendo nella lista degli epurati senza spiegazioni ulteriori.
Il Corriere della Sera Torino però pubblica un articolo a firma di Gabriele Guccione in cui parla di “foto su siti di incontri”.
Solo una vaga giustificazione è filtrata dai vertici nazionali dei Cinque Stelle e accenna al rischio per il Movimento di un possibile «danno d’immagine» che, adetta loro, li ha condotti ad annullare la candidatura del giovane aspirante deputato. Voci riferiscono che qualcuno si sia preso la briga di segnalare a Milano l’esistenza di vecchie tracce delle attività di Corfiati sul web.
C’è chi ha subito ipotizzato, dunque, che il giovane di 36 anni, molisano d’origine, ma trapiantato a Torino per motivi di studio, potesse essere un haters,cioè un odiatore seriale di quelli che Di Maio ha detto di voler escludere.
Ma scorrendo il profilo Facebook di Mario Corfiati non emergono frasi violente o d’istigazione all’odio.
L’unica traccia che affiora dal mare grande della rete è un’altra: su alcuni siti d’incontri appaiono annunci con foto che potrebbero appartenere a lui, immagini a prima vista molto simili a quelle che si ritrovano anche sui suoi profili social pubblici.
La scelta appare in ogni caso incomprensibile: se Corfiati nel suo passato ha pubblicato foto su siti d’incontri, bastava farle rimuovere. E in ogni caso che male ci sarebbe? Molto più scorretto nei suoi confronti escluderlo e poi lasciar circolare voci non chiare sulla sua esclusione:
Quale sia la «colpa» di Corfiati, insomma, nessuno vuole rivelarlo. Ma il silenzio sui motivi della sua esclusione, la sera prima che il luogotenente di Di Maio in Piemonte, Davide Bono, accompagnato dalla capogruppo M5S in Comune, Chiara Giacosa e dal consigliere Antonio Fornari si presentassero all’ufficio elettorale della Corte d’Appello per depositare, ieri, le liste piemontesi dei Cinque Stelle, rischia di far piombare nell’imbarazzo Palazzo Civico e la sindaca Chiara Appendino.
Non solo: Corfiati è anche vicepresidente dell’ISMEL, nominato dal Comune di Torino. Se è inopportuna la sua candidatura, la sua nomina è ok?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 28th, 2018 Riccardo Fucile
GLI STRANI CONTROLLI DEI VERTICI GRILLINI… E C’E’ CHI SALTA PERCHE OCCORRE FARE POSTO ALLA FIDANZATA DI CRIMI
Altre due candidate alle elezioni politiche 2018 per il MoVimento 5 Stelle sono state fatte fuori
ieri. Si tratta di Maria Laura De Franceschi, che era candidata in Lombardia, e Sara Cunial, che invece si doveva presentare in Veneto.
La De Franceschi, racconta oggi Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera, è stata accusata di comparire nelle liste Falciani, ossia un elenco di clienti della HSBC provenienti da vari paesi europei che hanno utilizzato quell’istituto di credito per i propri depositi bancari.
Il nome di una Maria Laura Franceschi compare in alcuni articoli del 2015 (dove si parla di una 65enne nata a Udine ma residente a Milano con un conto di 83mila euro).
Lei su Facebook si difende: «È falso». E ancora: «Giustamente mi si chiede conto, io fornisco prova dell’errore. Ma come fa il Movimento a difendersi dagli attacchi mediatici?».
Il caso di Sara Cunial è più articolato. Sulla candidata che viene da Cismon del Grappa sono circolate fotografie di status su Facebook in cui parlava della possibilità di fornire vaccini gratis ai bambini come “genocidio gratuito”: “ricorda molto la politica di alcuni anni fa che prevedeva l’eutanasia di massa che doveva portare ad una rigenerazione genetica”.
Rete Veneta, tg regionale del Veneto, l’ha contattata per chiederle spiegazioni un paio di giorni fa ma lei non ha voluto commentare quegli status e ha reso il profilo facebook chiuso dopo la telefonata.
Ieri poi del caso di Cunial si è occupata La Stampa, che ha pubblicato uno di questi status e il MoVimento 5 Stelle ha a quel punto fatto sapere ai giornali che la candidata è stata tolta dalle liste.
Ovviamente solo dopo che ne hanno parlato i giornali e chissà perchè nei suoi confronti non si è accorto di nulla chi diceva di aver fatto “controlli incrociati andando a ritroso su facebook” di tutti i candidati che si erano presentati alle Parlamentarie.
Evidentemente mentre il turpiloquio è stato considerato causa escludente dal partito del vaffanculo, delle sciocchezze sui vaccini ci si è accorti soltanto quando ne hanno parlato i media, quei media che secondo il M5S sono il male
Anche perchè in altri status la Cunial chiedeva la riammissione nell’Ordine dei Medici di Gava e Miedico oppure elogiava il sindaco di Resana Loris Mazzorato che aveva distribuito un dossier sui danni da vaccino.
Ma evidentemente chi aveva “controllato” le liste del M5S in quel momento non ricordava che “chi dice che il M5S è contro i vaccini dice sciocchezze”. Come buona parte del M5S stesso a giorni alterni, del resto.
«Meritava quel posto, era preparata ed aveva anche provveduto a cambiare il messaggio ma ormai era troppo tardi. Un errore che non le è stato perdonato» hanno commentato con La Stampa ieri alcuni attivisti veneti che evidentemente fanno parte della buona parte.
Fuori anche Mario Corfiati, secondo in Piemonte alla Camera: per lui i 5 Stelle parlano di «danno d’immagine» senza spiegare nulla.
E c’è un caso, quello di Stefano Buffagni: vicinissimo a Luigi Di Maio, candidato alla Camera in Lombardia, in lista nel suo collegio il consigliere regionale uscente è collocato dietro a Paola Carinelli, membro dei probiviri pentastellati e compagna di Vito Crimi. Una posizione, la seconda, che – salvo clamorose sorprese –condanna Buffagni.
La vicenda è scoppiata perchè Carinelli è candidata nel collegio Lombardia 1-02 anche se non è lì residente perchè il comitato di garanzia, nel quale siede Crimi, ha varato la regola per la quale i primi tre più votati sarebbero stati capilista nei diversi collegi, a prescindere dalla residenza.
E allora ecco le accuse di conflitto di interessi nei confronti di Crimi e Carinelli.
Proprio lui su Facebook, citando Martin Luther King, ringrazia tutti dicendo “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”.
Chissà se c’è un riferimento sarcastico.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
UNA SETTIMANA TRA PIATTOFORME ONLINE, PROCURA E VOTAZIONI… MA I NUMERI SONO ANCORA IGNOTI E LA CERTIFICAZIONE E’ UN MIRAGGIO, NESSUN CONTROLLO TERZO SULLE VOTAZIONI
Ci ho provato, ma è andata male. Ho partecipato alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle, la selezione “punta e clicca” dei candidati alle prossime elezioni politiche, tutta rigorosamente online sul sito di Rousseau.
Una carriera politica nel 2018 può iniziare dallo smartphone, in una sorta di “gioco della politica” in cui si puntano una cinquantina di euro (il costo di certificati penali, bolli e raccomandate) con la possibilità di vincere una candidatura e forse un posto in Parlamento.
Visti i numeri dei partecipanti e i posti disponibili, è una scommessa più invitante che comprare 25 gratta e vinci da due euro.
E poi c’è l’impegno verso il Paese come motore primario, non scherziamo, non è che si va in Parlamento a pascolare.
Parlamentare fai-da-te, perchè no? Verificata la volontà di impegno con un serio esame di coscienza, e la presenza di qualche pur vago appunto politico nel bloc notes personale, decido di giocare alla “Roulette Rousseau”.
Subito dopo aver ricevuto le istruzioni su come autocandidarmi, viste le finestre strette dei tempi utili, prenoto i certificati penali richiesti su un sito di pratiche e contemporaneamente li prenoto sul sito del casellario giudiziale.
Per una volta la burocrazia è più veloce dell’online e nel giro di un paio di giorni vado in procura a ritirare il certificato penale e quello dei carichi pendenti.
Entrambi per fortuna “puliti”, altrimenti avrei dovuto allegare un altro modulo e probabilmente non ce l’avrei fatta a consegnare tutto entro il 15 gennaio.
Spesa complessiva per i certificati e la raccomandata (compresi quelli di “backup”) circa duecento euro.
Molto meno dei trentamila richiesti da Forza Italia, finora mi è andata alla grandissima.
E’ una prima fase molto “analogica” per un movimento che punta così tanto sul digitale ma , il comitato elettorale ha voluto i certificati in formato cartaceo e per raccomandata. Sarebbe bastato un Pdf chiuso e autenticato spedito via Pec, per ridurre tempi e costi.
Ma al M5s hanno deciso che le candidature dovevano andare col piccione viaggiatore anzichè alla velocità della luce. A volte la lentezza ha i suoi innegabili vantaggi, ma in questo caso forse no.
Dopo aver inviato i documenti richiesti, apro una pagina Facebook apposita in cui enuncio visioni ed intenzioni, ed interagisco con la gente, altri esseri umani perduti nel dominio digitale.
Il primo risultato mi lascia interdetto e ammaliato: è il raggiungimento della perfetta par condicio dell’odio online, essendo contemporaneamente insultato dai grillini (“servo di Repubblica”, e come ti sbagli) e dai piddini (“Vaneggi? Il M5S è una cloaca”, uno dei meno astiosi).
Come in una battaglia tra moderni oriazi e curiazi dei social, che però se ci capiti in mezzo e non identificano bene chi sei, nel dubbio menano. Pochissime le posizioni bilanciate: “Leggo i commenti e rimango basita” scrive l’utente Augusta, e mi rassereno un po’, in questa guerra civile elettronica.
Con qualche utente della pagina riesco a stabilire una conversazione civile, dopo aver superato una sorta di “firewall” fatto di paura, diffidenza, fede e appartenenza. Una miscela effettivamente pesante.
Il 15 gennaio è il giorno X per lo spoglio, apro Rousseau e, sorpresa, ci sono: risulto candidato al Senato.
Grillo e Di Maio non mi hanno masticato e vomitato, almeno non per ora, c’è sempre tempo. Un po’ li capisco perchè molti colleghi stanno antipatici pure a me. E poi possono farlo perchè – si è visto con le estromissioni di candidati a ciel sereno – hanno diritto imperiale di veto e di voto su chi si presenta.
Sul sito però per votarmi però bisogna cercare bene, tra i giornalisti, oppure per fascia d’età , muovendosi su pagine web che evidentemente non sono strutturate adeguatamente per eventi di questo tipo e di questa complessità .
Quella che in linguaggio tecnico si chiama “interfaccia utente”, ovvero la parte del sito che permette alle persone di interagire, non restituisce un’esperienza ottimale di selezione. E’ confusa e farraginosa e insomma, il web design abita decisamente altrove, ma del resto Rousseau è costruito su Movable Type che nasce come piattaforma per i blog, e nella gestione di elezioni online fatica in modo evidente.
E quando un essere umano deve interagire con una macchina, capire subito come funziona il sistema è fondamentale per usarlo al meglio.
Comunque riesco a votarmi (e so che ci è riuscito anche qualcun altro), premendo un pulsante sotto la mia faccia e confermando il voto. Un po’ come girare la ruota della fortuna. Lo si può fare una sola volta per candidato ovviamente, e il tutto sembra proprio un gioco. Nei fatti non è successo ancora niente, ma nella mia testa già sto accendendo un mutuo per quella casa al mare che ho visto l’estate scorsa e già vedo l’immobiliarista che mi accoglie con un “Buongiorno senatore”.
Seguendo le regole del M5s insomma mi sono autocandidato e autovotato con una decina di clic sullo schermo e un video su Youtube. Che ci piaccia o meno, il futuro sarà (anche) così.
Addio volantinaggi al freddo e noiose scuole politiche, per poi fare se va bene anni da portaborse precario: benvenuto parlamentare istantaneo o almeno candidato, e anche con un certo divertimento. E’ un processo che si chiama gamification (possiamo tradurlo con “giochizzazione”), il portare le dinamiche del gioco in contesti completamente differenti. La tecnologia ha portato le sue categorie ovunque, anche nella vita pubblica. Così, provare a diventare deputato o senatore non è troppo diverso da mettere un “mipiace” o mandare un messaggio su WhatsApp. Ti iscrivi alla piattaforma del M5s, carichi foto e documenti, scrivi chi sei e da dove digiti, cosa pensi e cosa vuoi.
Ma la trasparenza e l’entusiasmo purtroppo finiscono qui. Anche se dopo aver seguito le regole che garantiscono il Movimento, mi aspetto che ce ne siano altre che garantiscano me.
Ovvero, che il sistema di voto online su Rousseau sia certificato da un ente terzo ed esterno a Grillo, a Casaleggio e all’Associazione che gestisce il tutto.
E’ un punto su cui non si può derogare perchè è a monte della regolarità di tutto il processo.
A meno che le Parlamentarie non siano solo un giochino, ci deve essere un agente indipendente che dica a chi vota e a chi partecipa come sono andate le cose.
Ossia che dichiari la regolarità o meno del voto, che verifichi l’integrità del database, che dica che i numeri sono effettivamente quelli riportati a fine spoglio e che non ci siano state intrusioni esterne nel sistema.
Però questo ente non c’è, o meglio non c’è più: lo stesso M5S si era avvalso in precedenti tornate digitali della certificazione di aziende esterne come la Dnv.
Tra l’altro oggi questo tipo di procedimenti passa anche attraverso la blockchain, ovvero il sistema di funzionamento, inviolabile, delle criptomonete come il Bitcoin. Insomma gli strumenti ci sono.
Non utilizzarli significa azzerare a prescindere il valore delle Parlamentarie, anche in assenza di qualunque tipo di possibile manomissione. Oltre ad una certa mancanza di riguardo per chi si candida e pure per chi vota.
Senza certificazioni indipendenti, nel grande gioco online delle Parlamentarie non saprò mai se la mia aspirazione è sfumata per effettiva volontà degli elettori, per un attacco hacker, perchè un sistemista magari è impazzito, perchè qualcuno ha gestito male la piattaforma, o perchè magari si diverte a spostare i contenuti del database.
Non sarà così, ma d’altro canto io non ho le certezze che dovrei avere, ed è un grande rammarico.
Posso pensare che sia tutto regolare ma anche che non lo sia affatto. O anche arrivare – legittimamente – a credere che magari non ci fosse un vero sistema di voto dietro quei bottoncini da premere e che in realtà le liste fossero già pronte.
O forse no, i candidati sono stati votati realmente. Voglio credere alla seconda possibilità , ma non avrò mai la certezza.
Mi devo fidare e nello specifico devo fidarmi di due notai, che il Movimento 5 stelle ha posto a ratifica del voto. Ma due notai per quanto capaci non hanno i requisiti tecnici e nemmeno gli strumenti tecnologici per accertare il corretto funzionamento di una piattaforma di voto online. Per quello, ci sono strumenti e protocolli appositi. Che magari riescono anche a dare i numeri del voto dopo le liste: dopo una settimana ancora non si conoscono cifre, la prima cosa che un computer sa comunicare.
Così arrivo allo spoglio del 21 gennaio. Nelle liste dei candidati non ci sono, mi viene in mente quella frase di Arbasino sulla rapidità di decadenza delle “brillanti promesse”.
Però so di aver giocato alle Parlamentarie con onestà intellettuale e curiosità professionale, non da “infiltrato di Repubblica” o da “servo della kasta” che vuole provocare.
Seguo il M5S da diverso tempo, ne condivido alcune posizioni e non me ne piacciono altre. Più di tutto mi sembra rilevante l’approccio digitale alla partecipazione pubblica, che nell’era dell’automazione e dell’intelligenza artificiale è un fondamentale.
Riconosco volentieri che Rousseau è un tentativo unico in Italia, nonostante i suoi evidenti limiti, ma di fronte ad applicazioni imbarazzanti come “Bob” del Pd fa una figura meravigliosa, proprio come un congiuntivo corretto di fronte ad uno coniugato male. Ma non ho ricevuto in cambio nulla di adeguato.
Non volevo cinque anni di stipendio d’oro ma un’esperienza di cittadinanza contemporanea all’altezza di quello che viene proclamato. E allora visto che Grillo stesso ha sdoganato flussi e reflussi gastrointestinali, mi viene in mente che una goccia d’acqua in un barile di letame non fa differenza, ma una goccia di letame in un barile d’acqua purtroppo cambia tutto.
E questo svilimento nemmeno dell’auspicabile ma del possibile a fronte dell’onestà richiesta e sbandierata dal M5S, è la goccia che inquina irrimediabilmente una trasparenza necessaria, e la serietà che merita, ovvero l’opposto del vuoto, dell’opaco e del dubbio.
Con una certezza non piacevole: forse non ho vinto, forse non ho perso, sicuramente però ho giocato. Ma era un voto, non un videopoker in cui la macchina, e chi la programma, può fare quello che vuole.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
MODIFICATO L’ELENCO DEI CANDIDATI SENZA ALCUN AVVISO, ATTIVISTI CACCIATI SENZA MOTIVAZIONI… IL COMITATO #ANNULLATETUTTO PREPARA UNA DIFFIDA
In nome della #trasparenzaquannocepare ieri il MoVimento 5 Stelle ha cambiatol’elenco dei
candidati grillini alle elezioni politiche 2018 modificando il documento pdf pubblicato sul blog delle stelle senza annunciare in alcun modo i cambi nè le motivazioni. Il M5S lo ha fatto mentre dopo che sono passati cinque giorni dalla pubblicazione senza comunicare il numero di voti delle Parlamentarie, come ha fatto notare anche oggi Il Fatto Quotidiano in prima pagina.
Il MoVimento 5 Stelle non ha nemmeno comunicato le motivazioni dei cambi in corsa, ma per alcuni si può fare qualche ipotesi.
Come quella del veneto Gedorem Andreatta, gestore di un hotel che ospitava profughi, in altre occasioni difeso dal M5S.
Poi c’è Maria Pompilio in Calabria, sostituita — a quanto pare — perchè il marito è stato in passato candidato con l’UDC di Pierferdinando Casini.
In Piemonte i candidati che si trovavano nell’area Cuneo-Alessandria sono arrivati a Torino, ma qui a quanto pare c’era un errore tecnico da correggere.
Raffaella Loforte, seconda per la Camera in Lombardia, è stata estromessa e sostituita con Valentina Centonze.
Un problema di “quote rosa” da rispettare ha retrocesso il senatore uscente Maurizio Santangelo da capolista in Sicilia 1, sostituito da Antonella Campagna (stando ai numeri dovrebbe essere riconfermato lo stesso).
E poi c’è Antonella Sassone, avvocato di 37 anni, dal secondo posto del collegio Lazio 2 esclusa senza motivazione.
Lei ne ha parlato con La Stampa: «Mi hanno chiamato gli attivisti per dirmi che il mio nome non era più nella lista sul blog. Al mio posto c’era Francesca Flati, che non so chi sia. Ho subito contattato l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo e il deputato Stefano Vignaroli. Imbarazzati, hanno detto di scrivere alla e-mail dello staff che compila le liste. Figurarsi se mi hanno risposto».
Lei sul web risulta membro del Movimento dei diritti. «Mi sono dimessa anni fa, era un movimento di diritti! Come il M5S. Al massimo fino al 2013 sono stata nell’Idv. Ma da attivista. L’ho scritto io stesso nell’apposito spazio sulle passate esperienze politiche. Quindi fino a ieri avevo passato tutti gli step e anche la prima scrematura».
Dai tavoli romani sono usciti attacchi alla Raggi. Sicura di non aver fatto una critica? «Ma cos’è, la polizia segreta? Se critica significa avere un parere diverso ed esprimerlo all’interno di un gruppo dove ci possono essere posizioni diverse, allora sì. Pensavo fosse una cosa normale, ma forse avevo una concezione errata del M5S e mi sono sbagliata sin dall’inizio». Beata ingenuità !
Intanto, fa sapere l’AGI, dal comitato #Annullatetutto, che rappresenterebbe circa 500 persone, starebbero per partirele prime diffide individuali, premessa di un possibile ricorso in tribunale al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, e al garante, Beppe Grillo.
Si tratta di diffide extragiudiziali, perchè quello che interessa, così viene spiegato, è fare un passo “politico” e non risolvere la vicenda in questione per vie giudiziarie; anche se in via di principio l’una cosa non esclude l’altra.
Alcune diffide sarebbero già state compilate sul modulo predisposto. Ciò che viene chiesto e’ l’accesso ai dati e agli atti dell’Associazione politica M5s.
Contestualmente ci sono le diffide: “rimuovere, con pubbliche scuse l’etichetta di profittatore, carrierista e poltronista infiltrato — così sostengono gli esclusi — che l’onorevole Di Maio ha attribuito al sottoscritto” riferito a chiunque voglia mandare la lettera di diffida, in concorso con Grillo e Casaleggio, considerando tali parole “gravissima diffamazione”; annullare le parlamentarie per “violazione di norme interne e del codice civile; consentire l’accesso “agli atti tutti dell’associazione” che riguardano l’autore della diffida e segnatamente “del ‘parere vincolante’ espresso dal capo politico e dal garante” con “le motivazioni che hanno portato” all’esclusione della candidatura.
Nel precompilato si legge ancora: “Il sottoscritto grillino sin dalla data… al Movimento 5 Stelle ha intensamente e disinteressatamente operato sul territorio” della sua citta’ e della sua regione “per diffondere i principi e il programma dell’associazione”; ed essendosi auto candidato e avendo ricevuto dallo staff M5s la comunicazione dell’acquisizione di tutti i dati “ha atteso l’esito della cosiddetta ‘scrematura’, all’esito della quale, “non è comparso fra quelli positivamente ‘scrutinati’” mentre sono comparsi nominativi “di persone ‘sconosciute’, di attivisti che non hanno proposto la propria auto candidatura e non hanno inviato” i documenti richiesti, perciò “non ammissibili, secondo regole interne, alla scrematura, di persone notoriamente militanti in partiti ostili al Movimento”. Non solo — prosegue il documento — “notizie di stampa, dichiarazioni note e notorie di attivisti e non ‘candidati a loro insaputa’ dicono che la cosiddetta scrematura e’ stata effettuata non dallo (mai reso noto) staff, bensì da ‘referenti locali’ che hanno ‘scremato’ secondo proprie convenienze, in primis gli onorevoli locali e i consiglieri regionali, in evidente conflitto di interesse con gli aspiranti candidati ritenuti ‘forti di click sul territorio’”, viene sottolineato.
E si aggiunge che “nessun ‘parere vincolante’ emesso, adottato o assunto, dal capo politico, dal cosiddetto garante, dalla piattaforma Rousseau o dal signor Davide Casaleggio, è stato comunicato al sottoscritto, tale da consentirgli di comprendere le ragioni della sua esclusione che appare immotivata, ingiusta e dannosa”
(da “NextQuotidiano”).
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
SI PRESENTANO IN SARDEGNA E NELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO
Ci sono due parlamentari eletti nel MoVimento 5 Stelle tra i candidati del Partito Democratico.
Si tratta di Paola Pinna, che correrà in Sardegna, e Alessio Tacconi, che andrà nella circoscrizione estero.
La Pinna è soltanto quarta nel collegio plurinominale e ha scarsissime possibilità di essere eletta: era passata al Partito Democratico nel febbraio 2016, dopo essere transitata per Scelta Civica, e dopo aver accusato i suoi ex compagni di avere una “psicopolizia”.
Tacconi ha invece aderito al PD dall’aprile 2015: “Grazie a Matteo Renzi- aveva spiegato in conferenza stampa alla Camera- si stanno creando le condizioni per la crescita economica, la fiducia nel futuro e l’Italia ritrova una credibilità internazionale che ci rende orgogliosi di essere italiani”.
E adesso anche candidati.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 26th, 2018 Riccardo Fucile
ANDANDO A LEGGERE BENE, I CONTI NON TORNANO COME AL SOLITO
La campagna elettorale per le Politiche 2018 entra nel vivo e le proposte (e le promesse) dei partiti si fanno finalmente più interessanti.
Se Forza Italia Lega e Fratelli d’Italia propongono un Programma per l’Italia in dieci punti il MoVimento 5 Stelle raddoppia con i suoi venti punti per la qualità della vita degli italiani.
Il che non significa necessariamente che il M5S la stia sparando grossa però il dubbio viene. Soprattutto dopo aver letto come il MoVimento ha intenzione di finanziare il suo programma.
Tutti chiedono ai 5 Stelle dove prenderanno i soldi. La risposta, per ora, è una paginetta nel quale vengono elencate le “coperture” del loro programma economico e finanziario.
I programmi elettorali purtroppo non sono un genere letterario ma meriterebbero di entrare nel filone della fantascienza.
Ed in fondo è quello che noi italiani vogliamo. Non cifre, numeri, dati ma un’esperienza nuova, in nuove realtà per liberare nuove energie e proiettarci verso un’altra idea di Paese (cit.).
Certo ci sono anche gli scettici, e per accontentare anche questi noiosoni, il M5S ci spiega subito dove troverà i soldi.
Punto numero uno: 30 miliardi annui di spending review.
Dove li trova il M5S così tanti soldi? Ci dice anche questo: utilizzando i piani approntati dai commissari alla spesa, uno su tutti Carlo Cottarelli.
Fermiamoci qui. Cosa prevedeva il piano Cottarelli?
Formulato nel 2014 si proponeva di tagliare la spesa pubblica nel triennio 2014-2016 giungendo a risparmi lordi massimi per 34 miliardi in tre anni.
Ora è evidente che qualcosa non torna, perchè il M5S dice di essere in grado, seguendo quello stesso piano, di recuperare 30 miliardi l’anno una volta a regime.
È chiaro quindi che dire che si hanno a disposizione 30 miliardi di euro l’anno subito quando inizialmente se ne possono avere al massimo una decina (lordi) non è la stessa cosa.
Curiosamente il M5S non dice nemmeno cosa prevede il piano. Perchè tutti pensano che sia sufficiente tagliare i costi della politica e gli sprechi, cosa che senz’altro contribuisce al risparmiare ma tra le misure previste c’era il taglio del Pubblico impiego che prevedeva, entro il 2016, l’esubero di 85mila dipendenti pari ad un risparmio per le casse statali di 3 miliardi.
Oppure il blocco completo del turnover e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne da 41 a 42 anni.
Cottarelli inoltre indicava alcune criticità spiegando che una parte rilevanti dei risparmi di spesa andrebbero a riduzione del deficit e non della tassazione.
Il M5S però propone di utilizzare il piano Cottarelli per ridurre l’IRAP alle imprese e “superare” la legge Fornero (che da sola costa 25 miliardi).
Inoltre il M5S prevede di poter aumentare il deficit di 10-15 miliardi l’anno.
C’è infine da rilevare che il governo, contrariamente a quanto sostiene il MoVimento 5 Stelle, sta in effetti già applicando la spending review.
Si è passati da una riduzione della spesa di circa 3 miliardi di euro del 2014 a 29 miliardi del 2017.
Nel 2018, se l’andamento dei risparmi rimarrà in linea con il piano e con le attuali politiche economiche e fiscali è previsto un risparmio di circa 31 miliardi di euro.
Ecco perchè il M5S può parlare di 30 miliardi all’anno derivanti dai tagli alla spesa, perchè il lavoro è già iniziato e finito da altri.
Qualche giorno fa a Piazza Pulita lo stesso Cottarelli ha definito “un errore” il piano del M5S di fare più deficit per finanziare il taglio delle tasse: «facciamo una cosa in deficit vuol dire andiamo a prendere a prestito i soldi. Poi sperare che questo generi una crescita del PIL tale che poi le entrate aumentino e si riesca a ripagare il debito che si è fatto inizialmente. Ci hanno provato in tanti e nessuno ci è riuscito».
Aggiungendo che non è pensabile attualmente pensare di tagliare le tasse in deficit.
Oggi Cottarelli su Twitter ha spiegato che «esiste una una relazione di causalità tra alto debito e bassa crescita, soprattutto se il debito non sta scendendo».
Il M5S propone al tempo stesso di fare più debito e di abbassare il rapporto deficit/PIL del 40% in dieci anni. Allo stato attuale si tratterebbe di circa 70 miliardi
Non si può non notare che pur tenendo alta la bandiera della spending review il MoVimento 5 Stelle prevede l’assunzione di qualche migliaio di dipendenti pubblici. Diecimila agenti delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza nelle città (ai quali si spera sia previsto di dare una dotazione di mezzi adeguata) e “altre 10mila per rafforzare le commissioni territoriali che valutano le domande di diritto d’asilo”.
Nel suo piano però Cottarelli faceva notare che solo Cipro, la ex Jugoslavia, la Turchia, la Spagna, la Croazia, la Grecia e la Serbia avevano un numero maggiore di unità di polizia ogni 100mila abitanti.
Il M5S al contrario propone di assumerne altre ventimila. Ci sono poi da assumere 5mila amministrativi nei Tribunali e 1.400 magistrati “per rendere più efficiente e rapido il comparto”.
Nel programma del M5S sembra ci siano solo tagli e risparmi.
Un taglio però in realtà nasconde l’aumento delle tasse. Ed è uno dei tagli più consistenti. Perchè il M5S propone di tagliare le agevolazioni fiscali così da recuperare 40 miliardi di euro (a regime).
Ancora una volta il MoVimento dice che quei 40 miliardi di euro in più all’anno saranno una volta che il piano andrà a regime. Ma questo significa che il primo anno il M5S non avrà a disposizione tutta la cifra.
Quanta ne ce ne sarà ? Per saperlo bisognerebbe leggere i dettagli, che un tempo si chiamavano appunto “coperture”.
Ci sono alcuni punti curiosi nel programma del M5S dove si parla di “inversione dell’onere della prova: il cittadino è onesto fino a prova contraria”.
Se si fa un salto in quello del Centrodestra leggiamo: “abolizione dell’inversione dell’onere della prova fiscale e riforma del contenzioso tributario”.
E anche la riforma del sistema tributario proposta da Forza Italia/Lega&FdI prevede la “piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”.
E del resto anche Forza Italia promette investimenti, taglio degli sprechi, revisione dei trattati europei (un argomento sul quale Di Maio vorrebbe usare il referendum sull’euro come arma) “un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza, allo scopo di ridare loro dignità economica” che in sostanza è una misura simile al reddito di cittadinanza.
Ora si può dire che Berlusconi ha copiato il 5 Stelle e che solo loro sanno come far funzionare la ricetta. E Di Maio sicuramente dirà che Berlusconi è un bugiardo seriale e che loro sono migliori perchè queste promesse non le hanno mai disattese.
Certo sarebbe più interessante poter leggere le vere coperture, con i veri dettagli, e non una zuppa di numeri che appaiono e scompaiono a piacimento.
Nel frattempo Il M5S non ha ancora presentato i suoi obiettivi di finanza pubblica come chiesto da Cottarelli.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 26th, 2018 Riccardo Fucile
ATTORI, COMICI, GIORNALISTI E PERSONAGGI VIP CANDIDATI NELL’UNINOMINALE PER “SCELTA DIVINA”
Il nuovo M5S di Luigi Di Maio cambia passo e decide di non candidare solo emeriti
sconosciuti. Le elezioni sono un grande show e all’uninominale per prendere voti l’attivista conosciutissimo sul territorio per il suo impegno nei gazebo e nei banchetti in piazza non basta.
Perchè il M5S non è più ormai solo il partito venuto dal basso e dalla Rete, è un partito come gli altri.
E se gli altri si aprono alla cosiddetta società civile, il MoVimento che fa? In teoria loro la società civile ce l’hanno già in casa. Serve il personaggio famoso, il nome di richiamo.
È la carica dei candidati Vip a 5 Stelle. Qualche giorno fa Luigi Di Maio ne ha fatti debuttare due a Porta a Porta.
Sono il professor Lorenzo Fioramonti ed Emilio Carelli, giornalista e già direttore di SkyTg24, quest’ultimo in lista per un seggio alla Camera a Roma.
Evidentemente il M5S ha fatto pace con i giornalisti perchè ne schiera altri due. Uno è l’ex direttore de Il Centro Primo Di Nicola che sarà all’uninominale nel collegio Pescara-Chieti.
Un altro invece è l’ex direttore de La Padania, il quotidiano della Lega Nord pagato (quello sì) con i contributi pubblici, Gianluigi Paragone.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando sul blog venivano pubblicate le liste di proscrizione del “giornalista del giorno”.
È passato molto meno tempo (era il settembre del 2017) da quando Grillo si rivolse ai cronisti dicendo: «Vi mangerei per il solo gusto di vomitarvi Un minimo di vergogna voi la percepite per il mestiere di che fate, sì o no? O perchè fate il vostro lavoro da 10 euro al pezzo pensate che giustifichi tutto questo».
La cosa divertente è che sul blog di Grillo gli attacchi ai giornalisti sono scomparsi mentre sul Blog delle Stelle che è il nuovo house organ ufficiale del partito ci sono ancora.
Ma non ci sono solo i giornalisti. Ci sono anche attori e cabarettisti.
Ad esempio Nicola Acunzo attore che ha recitato con Verdone, Salemme, Siani e Pieraccioni sarà candidato a Battipaglia.
Tra i film in cui Acunzo ha recitato c’è anche Il ritorno del Monnezza il remake della saga del celebre personaggio di Tomas Milian diretto da Carlo Vanzina.
Che sia un buon viatico per la soluzione del problema dei rifiuti?
Di sicuro Acunzo ha già imparato la parte del portavoce pentastellato, almeno a giudicare da alcuni post sull’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Certo bisogna lavorare sugli esempi. A settembre dello scorso anno Acunzo elogiava Al Pacino che “continua a fare solo l’attore” e la virtù di “rimanere al proprio posto” definendolo il talento delle persone serie.
Molto più lineare invece il percorso di Paolo Maria Veronica, cabarettista di Coloradò Cafè con un passato da candidato comunale per il PCI a Novara che qualche anno fa aveva dichiarato di votare M5S. Più di recente si è presentato alle parlamentarie.
I click non lo hanno premiato (non è tra i candidati del proporzionale) ma stando a quanto scrive il Corriere della Sera il “Senatore Paolino” (come si firmava ironicamente) potrebbe correre per la Camera dei Deputati a Bologna Casalecchio.
Perchè va bene la democrazia diretta ma è il Capo Politico che decide.
Anche gli sportivi hanno accolto l’invito a scendere in campo per il MoVimento 5 Stelle. Uno di questi è il Presidente del Potenza Calcio, Salvatore Caiata, candidato alla Camera dei deputati nel collegio uninominale Potenza-Lauria.
A ufficializzare la candidatura è stato proprio Luigi Di Maio che in una nota ha fatto sapere di essere contento «che Salvatore, da imprenditore ed esterno a logiche politiche, abbia accettato di mettere la sua esperienza e le sue competenze manageriali a disposizione del nostro progetto per il Paese e per la Basilicata in particolare. L’Italia ha bisogno di persone capaci, che hanno dimostrato di saper fare tanto e bene per il proprio territorio».
Lui risponde su Facebook con lo slogan della sua squadra e accettando con entusiasmo l’invito di Di Maio di mettersi al servizio della propria terra.
Peccato però che Caiata non sia davvero “esterno a logiche politiche”.
Risulta infatti — come scrive il Foglio — che nel 2009 fu nominato membro del Coordinamento provinciale del Popolo della libertà a Siena città dove la famiglia di Caiata possiede alcune attività e un ristorante in Piazza del Campo. Non una carica elettiva, ma sicuramente un ruolo politico.
Della partita ci dovrebbe essere anche l’olimpionico Fabrizio Donato. Campione europeo nel salto triplo a Helsinki nel 2012 Donato ha conquistato il bronzo olimpico a Londra 2012 e dovrebbe essere candidato all’uninominale in Lazio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 26th, 2018 Riccardo Fucile
SI PORTA DIETRO MIGLIAIA DI LINK, MA NON I POST ZAVORRA… INACCESSIBILI I CONTENUTI FILORUSSI
I link sono soldi e potere. In una forza politica come il M5S, centrata e costruita sul possesso e l’uso dei dati (secondo il Garante per la privacy, peraltro, un uso non regolare), i link del sito principale (il blog di Grillo) sono volumi pubblicitari e peso politico, cioè denaro.
I link sono l’autostrada, diretta o indiretta, verso pagine social con milioni di utenti: profilazione potenziale, controllo politico, estrazione di valore, eventuale cessione a parti terze.
I link però si portano dietro anche pagine web, la memoria del passato, a volte imbarazzante – le derive antivacciniste, le teorie antiscientifiche, la narrativa pro Cremlino più imbarazzante – cose a volte da resettare, per ripartire.
Per questo bisogna mettere a fuoco l’aspetto cruciale della separazione in corso di Beppe Grillo da Davide Casaleggio: quanto pesano i link di Grillo al confronto del blog M5S, il blog delle stelle, quello rimasto all’Associazione Rousseau, presieduta da Casaleggio?
E poi: cosa significa che pagine e pagine del vecchio blog di Grillo non risultano più apribili nel nuovo blog – al momento in cui scriviamo, cioè tre giorni dopo la nascita?
È una migrazione, faticosa, da Casaleggio alla Beppe Grillo srls, o una revirgination, una nascita ex novo?
Prima risposta: il confronto (fonte Moz.com) tra il blog della Grillo srl e quello delle stelle è impietoso, per il secondo.
Diversi parametri dicono che il blog di Grillo vale molto, il blogdellestelle molto molto meno.
Il primo pesa in rete 78 (su 100), quello delle stelle pesa 50.
Il ranking del primo è 6,46, quello del secondo è 5,83.
Il totale dei link interni del primo è 21732, quello del secondo è un modesto 2686. Il totale dei link esterni di Grillo è 114 mila, quello del blogdellestelle è appena 14591. Questi numeri, che possono sembrare incomprensibili, significano quanto Google (per fare solo un esempio) è disposta a pagare per la pubblicità sui due rispettivi supporti. Grillo sa bene di questa sua forza, e può usarla contro l’asse Casaleggio-Di Maio.
Eppure Grillo ha capito, ormai, che molte pagine dietro quei link sono una zavorra. Stiamo testando in maniera continua la performance del nuovo blog, e ancora ieri, per tutto il giorno, risultavano inaccessibili («“Error 504”: this page is currently offline», o «errore 404. la pagina richiesta non esiste») molti dei post più imbarazzanti nella storia del blog di Grillo quand’era gestito alla Casaleggio.
L’esempio famigerato è il post che correlava vaccini e autismo: «Un bambino su 150 soffre di autismo. Venti anni fa solo uno su 2000. Gli scienziati attribuiscono la crescita all’inquinamento ambientale, alimentare, e da vaccini e farmaci». Titolo “L’epidemia del’autismo”, blog di Grillo, 7 aprile 2007. La pagina figurava inesistente sia dal nuovo blog di Grillo, sia dal blogdellestelle.
Spiega l’informatico David Puente che le ipotesi sono due: «O sul blog delle stelle i post vecchi non li hanno caricati. Oppure Grillo non li voleva nel nuovo blog». Chiarissimo. Si tiene il peso commerciale dato dai link, ma non le pagine imbarazzanti.
«Se non li ripubblicano – dice Puente – il distacco con Casaleggio è ancora più drastico». Se invece è solo questione di tempo, vuol dire che la migrazione «è stata gestita tecnicamente molto male».
Potremmo fare tanti esempi, di pagine in questo limbo non più apribile: cose come il post sulla biowashball, una palla di plastica contenente dei granelli ceramici che sarebbe in grado di pulire la biancheria senza utilizzare detersivi, con danno per le multinazionali: tutto ovviamente smontato dai chimici.
I post putiniani, ma anche il celebre vecchio post in cui Grillo inneggiava (prima della svolta pro Cremlino) ad Anna Politkovskaja.
La sfida sui link è solo l’inizio di una controffensiva politica di Grillo?
(da “La Stampa“)
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Gennaio 24th, 2018 Riccardo Fucile
SCAZZOTTATA TRA DUE ATTIVISTI DURANTE IL CONSIGLIO COMUNALE…UN CONSIGLIERE SI DIMETTE: “IL M5S E’ UN REGIME CHE SI ALIMENTA CON LA DELAZIONE”
Gli ultimi sondaggi dicono che alle politiche del 4 marzo in Sardegna il MoVimento 5 Stelle
potrebbe stravincere. Sia alla Camera che al Senato il partito di Di Maio potrebbe fare il pieno di voti.
Al punto che qualche giorno fa Fabio Martini sulla Stampa parlava di un MoVimento 5 Stelle che si appresta a fare il “botto” al Sud, ovvero il pieno dei collegi uninominali essendo di gran lunga il primo partito.
Questo non vuol dire però il M5S in Sardegna sia un partito molto compatto o pacifico. Prova ne è lo spettacolo andato in scena durante l’ultimo consiglio comunale a Sassari con tanto di rissa tra consiglieri e attivisti a 5 Stelle.
Non è la prima volta che le tensioni interne ai 5 Stelle trascendono la normale dialettica politica.
A giugno a Carbonia gli strascichi di alcune dichiarazioni sessiste pubblicate su una pagina pentastellata provocarono un’accesa discussione in consiglio comunale.
Ad agosto a Roma l’allora assessore alla sicurezza del IV Municipio Alessandro Pirrone (M5S) rifilò un ceffone al consigliere pentastellato Domenico Milano.
A Sassari invece la rissa è scoppiata fuori dall’aula dopo che il consigliere Marco Boscani aveva annunciato durante la seduta il suo addio al MoVimento 5 Stelle.
Uscito dall’aula per parlare con i giornalisti assieme ad una decina di ex militanti del M5Sha incrociato alcuni attivisti del Movimento, fra cui Andrea Tirotto. Proprio Tirotto — riferisce la Nuova Sardegna — si è scontrato con l’ex M5S Marco Casu, da tempo fuori dal movimento per dissidi politici e personali.
Fra Tirotto e Casu è iniziata così una scazzottata cui è stato rapidamente posto fine dai presenti.
Non è chiaro chi abbia iniziato, Tirotto dice di essere stato aggredito e annuncia querele. La consigliera Desirè Manca lo definisce vittima “di un’aggressione fisica senza precedenti”.
Marco Casu invece ribatte che sarà lui a querelare Tirotto e di avere i testimoni per provare di non aver iniziato la scazzottata. Il capogruppo pentastellato Murru taglia corto e fa sapere che la rissa non ha nulla a che fare con la politica ma che all’origine ci sarebbero dissidi personali.
In un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle di Sassari i consiglieri pentastellati Maurilio Murru e Desirè Manca (già nota alle cronache per aver posato assieme al busto del Duce) rigettano ogni accusa e chiedono a Buscani di fare un passo indietro e di dimettersi dal consiglio comunale.
Boscani ha lasciato il M5S in polemica con i risultati delle Parlamentarie e la scelta dei candidati da presentare alle politiche di marzo.
Nel suo intervento ha parlato di “epurazioni chirurgiche” che però a suo dire avrebbero spianato la strada all’ingresso di elementi “incandidabili” decisi dall’alto. Il 18 gennaio Boscani aveva denunciato la presenza di almeno sei incandidabili ovvero di “esponenti che si sono candidati in liste concorrenti al Movimento in precedenti elezioni amministrative o che da iscritti hanno fatto campagna contro il M5S, in violazione dell’Art.6 del Regolamento delle Parlamentarie”.
Secondo Boscani il M5S è cambiato e ora è stata instaurata “una sorta regime che si alimenta con un sistema di delazione”.
Una questione che era già stata sollevata nei giorni scorsi dall’attivista Paola Friargiu che in quanto amica dell’eurodeputata M5S Giulia Moi sarebbe stata considerata “non allineata”. Chi non è in linea con i dettami dello Staff è fuori, come del resto è sempre accaduto nella storia del MoVimento 5 Stelle.
Nei commenti al post del M5S di Sassari c’è chi esprime la propria solidarietà a Buscani ma anche chi chiede conto del motivo dell’esclusione dalle liste del senatore Roberto Cotti, portavoce pentastellato uscente che per qualche ragione non è stato ricandidato da Rousseau. A quanto pare nemmeno i portavoce lo sanno perchè si limitano rispondere che “il garante avrà avuto le sue motivazioni”.
Quali siano queste motivazioni, che ci possono pur essere ed essere legittime, non è dato di saperlo. In fondo il MoVimento pratica la nota regola monastica della trasparenzaquannocepare.
(da “NextQuotidiano”)
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