Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
IERI SI ERA SALVATO PER DUE VOTI, OGGI CAPITOLA: CON IL VOTO SEGRETO IL GOVERNO NON REGGE
La riforma del Senato corre verso il primo sì. 
Ma se in giornata la maggioranza aveva approvato un articolo dopo l’altro senza particolari ostacoli, in serata il governo è andato sotto su un emendamento presentato da Sel sul quale la Lega Nord aveva ottenuto il voto segreto.
Si tratta della modifica numero 30.123, prima firmataria Loredana De Petris, sull’articolo 30 del ddl riforme che modifica il Titolo V.
L’emendamento, approvato con 5 voti di scarto (140 sì, 135 no), introduce nella Costituzione la competenza delle Regioni sulle materie che riguardano la “rappresentanza in Parlamento delle minoranze linguistiche“.
L’accaduto sottolinea una particolare debolezza del governo nei casi di voto non palese: il 31 luglio l’esecutivo aveva dovuto ingoiare un ko su un emendamento, a firma del senatore della Lega Stefano Candiani, che assegna al nuovo Senato la possibilità di legiferare su alcune materie «eticamente sensibili» come bio-testamento, matrimonio e diritti civili.
E un grosso rischio l’esecutivo lo aveva corso anche ieri, quando l’Aula si era trovata a votare un emendamento firmato da Felice Casson (Pd) che avrebbe mantenuto tra i poteri del Senato quello di votare amnistia e indulto (che invece saranno materia solo della Camera): è finita 143 a 141, con il governo a un passo da un ko ancora una vota propiziato dal voto segreto.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 5th, 2014 Riccardo Fucile
A PALAZZO MADAMA LA RELATRICE FINOCCHIARO DIFENDE LO SCUDO… IL MINISTRO BOSCHI (CHE AVEVA DETTO DI VOLERLO TOGLIERLO) NON FIATA
I nuovi senatori saranno coperti dall’immunità .
Dopo tanti balletti, tante polemiche, tante aperture ambigue da parte del governo, ieri Palazzo Madama ha votato.
E ha respinto tutti gli emendamenti che chiedevano di cancellare o di riformulare lo scudo. Assenti i Cinque Stelle, che non stanno più partecipando ai lavori. Favorevole anche Forza Italia. Fine dei giochi.
E c’è da scommettere che alla Camera non saranno riaperti. Il governo (come i relatori) si è rimesso all’Aula sugli emendamenti: nessuna posizione ufficiale, che però viene lasciata esprimere alla relatrice Anna Finocchiaro (e a Zanda) che difendono con forza il testo uscito dalla Commissione.
Quello nel quale, appunto, lo scudo veniva reintrodotto.
Una dinamica che rispecchia il modo in cui è stata affrontata tutta la questione: quando all’inizio era venuta fuori, il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, aveva dichiarato che “il governo non voleva” l’immunità .
Ma in realtà le modifiche introdotte dalla Commissione al ddl governativo erano state concordate tutte con Palazzo Chigi e con lo stesso premier.
Una questione non centrale, derubricavano dall’esecutivo, soggetta a cambiamenti in caso di accordi tra tutti, suggerivano .
La modifica dell’immunità era stata anche messa sul piatto di una trattativa con le opposizioni, che in realtà non è mai stata davvero tale. Nè su questo punto, nè su altri. Difficile che si vada incontro alle loro richieste sulla platea che deve eleggere l’inquilino del Colle.
Mentre sull’Italicum qualsiasi cosa deve essere prima mediata con Berlusconi (che fa resistenza sull’abbassamento delle soglie, voluto da Sel).
Esemplare, dunque, la discussione in Aula di ieri. Di “una soluzione equilibrata e ragionevole”, ha parlato la senatrice Finocchiaro a proposito dello scudo, sottolineando che “il pari trattamento di deputati e senatori” è un principio al quale “i relatori tengono moltissimo”.
E poi, un’apertura quanto meno futuribile: “Nulla vieta che in fase di modifica regolamentare il Parlamento possa tornare sulla questione”.
Il dibattito era stato complesso e articolato.
Felice Casson, tra i firmatari di un emendamento per togliere lo scudo non solo ai senatori, ma pure ai deputati: “Sono sorpreso perchè in questi ultimi giorni abbiamo letto, un po’ su tutti i giornali, che c’era una sorta di apertura, da parte del Governo, per ragionare insieme al Senato su come modificare queste norme costituzionali”. proprio “perchè cozzano pesantemente contro il principio di uguaglianza di tutti cittadini davanti alla legge. Noi proponiamo di abolire questi due commi, indifferentemente per la Camera e per il Senato”.
Sulla stessa linea Vannino Chiti. E Casson aveva presentato anche un emendamento per permettere al nuovo Senato di intervenire sui conflitti di interesse.
Bocciato anche quello. Ancora Casson: “Questo mi dà quasi il senso e il timore che effettivamente, sul ruolo del parlamentare, non si accetti alcun controllo e nessuna verifica di carattere costituzionale e si voglia trasformare l’immunità in impunità ”. Al di là di qualche intervento accorato, in realtà , il dibattito a Palazzo Madama va avanti liscio.
Disinnescato l’ostruzionismo, tra canguri e accortezze regolamentari (come la negazione di voti segreti), ieri l’Aula ha approvato rapidamente e senza difficoltà , anche grazie ai pochi interventi, gli articoli da 3 a 9 del ddl Boschi, ossia l’abolizione dei senatori a vita, il divieto di vincolo di mandato, la durata della Camera, i regolamenti.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
E’ BASTATO UN APPELLO DI GRASSO PER FAR RIENTRARE SEL E CINQUESTELLE: ORA GLI GETTERANNO DUE BRICIOLE PER SFAMARSI E LA FARSA SARA’ FINITA
Ora che il campo è libero dal macigno più grosso, vale a dire la battaglia delle opposizioni sull’elezione
diretta dei senatori, il governo tira davvero un sospiro di sollievo.
Tanto che decide di aprire alla mediazione con i dissidenti Pd, quelli di Forza Italia, M5s, Sel, Lega.
Il campo è libero perchè in mattinata l’aula di Palazzo Madama ha bocciato l’ultimo emendamento che riguardava l’elezione diretta per il nuovo Senato, proposto dal dissidente Dem Vannino Chiti.
E’ a quel punto che Matteo Renzi sente Maria Elena Boschi, presente in aula al Senato, nonchè il senatore renziano Andrea Marcucci e il capogruppo Luigi Zanda.
E’ in questo breve scambio che si decide per la mediazione con le opposizioni: “Per svelenire il clima”, dicono dai vertici Pd.
La Boschi prende la parola in aula per annunciare la proposta di mediazione: “Ritengo che potrebbe essere valutata dalla presidenza l’ipotesi di riprendere i lavori dell’aula alle 16 per consentire al governo e ai relatori di affrontare nel merito alcune questioni che restano sul tavolo con l’impegno di tutti di riprenderli con serenità , mantenendo per ora il calendario già deciso e valutando nei prossimi giorni come affrontare gli impegni che ci attendono – dice il ministro – C’è la disponibilità del governo al dialogo e al confronto su alcuni temi aperti ”
Ovvero il governo ha incassato la vittoria più centrale: l’elezione indiretta dei senatori della nuova assemblea di Palazzo Madama. Era lo scoglio più alto, il tema che ha tenuto banco per mesi nello scontro continuo tra maggioranza e opposizione, dilaniando pure gli stessi Pd e Forza Italia.
Portata a casa la vittoria, Renzi apre sui temi che erano già stati al centro dei contatti con le opposizioni nei giorni scorsi. Praticamente si riparte dal Lodo Chiti, la proposta di mediazione naufragata all’inizio della settimana per l’indisponibilità di Sel di ritirare i suoi emendamenti.
Bazzeccole: la riduzione delle firme necessarie per chiedere il referendum costituzionale, la riduzione delle firme necessarie per presentare leggi di iniziativa popolare, l’allargamento della platea di elezione del presidente della Repubblica.
Dall’esito di questa mediazione dipende il prosieguo dei lavori al Senato. Nel Pd puntano a finire l’esame dell’articolo 2 del ddl Boschi magari entro domani, per mettere al sicuro la spina dorsale della legge, vale a dire i primi due articoli.
E se così sarà , fanno sapere ufficiosamente, magari domenica si potrà fare una pausa, per riprendere lunedì con l’esame dei decreti sulle carceri e sulla pubblica amministrazione.
Dove ha sbagliato l’opposizione?
Partiamo da una domanda di fondo: questa legge era o no viziata da una profonda illeggittimità ?
Se sì, bisognava, come minimo, impedire che venisse approvata nei tempi voluti dal magliaro.
Se è vero che la conventicola ha posto in essere abusi evidenti, occorrevano riposte adeguate.
Quando Grasso ha minacciato di far intervenire la polizia (poi correggendosi) ha di fatto esposto un nervo scoperto: solo con le minacce i compagni di merende sarebbero venuti a capo della questione.
Proprio nel momento in cui molti autorevoli compagni di viaggio di Renzi lo stanno abbandonando (dal Corriere della Sera a imprenditori come Della Valle) occorreva la spallata.
Un qualcosa che facesse capire a una opinione pubblica distratta che è in gioco, con un premier arrogante e ignorante in qualsiasi materia, la nostra democrazia.
E Renzi non può permettersi in questo momento una immagine internazionale da dittatore nordkoreano.
Lì doveva scattare la trappola: impedire il perpetrarsi di una legge truffa, frutto dell’accordo tra un Spregiudicato e un Pregiudicato.
Una opposizione di 90 senatori che non sia solo parolaia non può farsi condizionare da uno Zanda che impedisce persino il voto segreto sulla riforma della Costituzione.
Grasso avrebbe fatto intervenire i commessi?
Bene, non esistono commessi che abbiano voglia di referti medici per difendere Renzi.
Grasso avrebbe allora fatto intervenire la polizia?
Bene: ve l’immaginate la figura di merda internazionale di un governo europeo che chiama la polizia, con relativi scontri in Aula, per impedire all’opposizione di svolgere il proprio ruolo, in base al regolamento vigente, violato dalla maggioranza?
Secondo voi Renzi può permettersi una scena del genere che sarebbe stata veicolata dai media fino al più sperduto Paese africano?
Per lui sarebbe stata la morte civile.
Quando il gioco si fa duro, cara opposizione, bisogna essere all’altezza del momento e capire le carte che ha in mano l’avversario.
Non bastano le firme, ci vogliono cervello e palle.
E soprattutto non temere di perdere la poltrona.
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Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
RICOMINCIATI I LAVORI DEL SENATO NORDKOREANO… LE OPPOSIZIONI ABBANDONANO L’AULA, PIER CHUNG STILA SUBITO LA LISTA DI PROSCRIZIONE
Sono ripresi i lavori dell’Assemblea del Senato sul ddl riforme.
Il presidente Pietro Grasso, introducendo la seduta, ha rivolto il suo saluto alla senatrice Laura Bianconi, rimasta lievemente ferita ieri sera durante i tumulti verificatisi in Aula. “Volevo salutare la senatrice Bianconi, siamo felici che il suo infortunio sia meno grave del previsto”.
Grasso ha poi definito non le sue, ma quelle degli oppositori alla legge truffa. “condotte del tutto inaccettabili” che vanno “contro il decoro, minano la dignità ” e sono “lesive” del Senato koreano.
Il consiglio di presidenza ha “stigmatizzato e censurato” il comportamento di diversi senatori della
Lega, a partire dal capogruppo, Gian Marco Centinaio. “Simili comportamenti – ha aggiunto Grasso – non saranno più consentiti”.
E annuncia un’istruttoria sui fatti di ieri.
I senatori questori individueranno le responsabilità dei singoli e irrogheranno “le più gravi sanzioni” previste dall’articolo 67 del regolamento (la fucilazione?)
Grasso annuncia la linea dura del regime di Kim Matteo-Un contro chi contesterà il suo operato: “Ho tollerato fin troppo. Non accetto più allusioni alla conduzione della presidenza, da parte di chiunque”.
E ha aggiunto: “Al primo accenno, farò un richiamo all’ordine, cui ne seguiranno altri, dopo di che ci sarà l’espulsione dall’aula”.
Non ha precisato se si procederà in seguito all’eliminazione fisica del disturbatore.
Arriva subito la protesta dei “terroristi” del M5s : “Di fronte a questa conduzione dei lavori non parteciperemo più a nessuna votazione e ai lavori dell’Aula” ha annunciato il capogruppo 5 Stelle, Vito Petrocelli, indossando subito dopo sulla bocca un bavaglio tricolore. 
I senatori pentastellati stanno protestando silenziosamente in Aula estraendo la scheda al momento del voto “per rimarcare la mancata corretta applicazione del regolamento da parte del Presidente Grasso sull’emendamento per la riduzione dei parlamentari”.
I “banditi” di Lega e Sel hanno deciso di abbandonare i lavori.
“Il presidente del Senato Grasso mi ha tolto la parola come relatrice di minoranza sulla riforma. E’ un fatto gravissimo e inaccettabile”, ha denunciato la capogruppo di Sel, Loredana De Petris, annunciando che “se Grasso non ripristina un clima di confronto democratico, Sel lascerà subito i lavori dell’Aula”.
Anche Forza Italia ha espresso dubbi sull’opportunità di proseguire i lavori senza queste tre forze.
Il noto eversore Augusto Minzolini, senatore FI, sottolinea: “quanto sta avvenendo è una parodia”.
Manca la colonna sonora di una marcia militare e il quadro sarebbe completo.
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Agosto 1st, 2014 Riccardo Fucile
LE CAMERE SONO DA TEMPO SOLO IL LUOGO DI RATIFICA DELLE SCELTE DEL GOVERNO, CHE PRODUCE L’80% DELLE LEGGI… IN QUESTA LEGISLATURA 44 DECRETI E 24 FIDUCIE… MA IL COLLE ORA STA ZITTO
Matteo Renzi dice che il declassamento del Senato va approvato subito, di corsa, perchè la modifica del bicameralismo consente al governo di poter seguire con maggiore agilità la mutevole realtà del mondo e aggredire le roccaforti della conservazione.
Opinione legittima, diciamo, ma falsa: lo dicono i numeri.
Il governo, il potere esecutivo, ha già da anni sottomesso quello legislativo (il Parlamento) ai suoi voleri.
Tradotto: fa come gli pare.
I motivi sono molti: le leggi di spesa proposte dalle Camere vengono sempre bocciate dalla tenaglia Tesoro-Ragioneria generale; il Porcellum ha sottomesso gli eletti ai vertici dei partiti, che spesso stanno a palazzo Chigi; la crisi come metodo di governo ha comportato un aumento spropositato del ricorso ai decreti (che vanno approvati entro 60 giorni) e alle questioni di fiducia.
Una novità , però, c’è: da Monti in poi i vertici delle istituzioni, Quirinale in testa, si segnalano per il loro silenzio.
I moniti di Giorgio Napolitano contro la decretazione d’urgenza e l’umiliazione del Parlamento furono continui nei primi anni della sua presidenza, ora il capo dello Stato fischietta e guarda dall’altra parte.
“Troppi decreti e poche leggi”, scandì contro Romano Prodi nel 2007: “Va garantita la funzionalità del Parlamento” (Tommaso Padoa Schioppa si lamentò dell’atteggiamento, per così dire, ostruzionistico di Napolitano nei suoi diari).
Nel 2009 convocò addirittura i presidenti di Camera e Senato — Fini e Schifani — per risolvere il problema: “Bisogna assolutamente fare qualcosa per riequilibrare il rapporto tra legislazione ordinaria e decretazione”.
Non solo: “Basta coi decreti omnibus”, mise a verbale in un’altra occasione.
Ora i decreti sono di più e hanno raggiunto dimensioni da cargo, ma pare non sia un problema.
Anzi, nel 2011 Napolitano è passato a lamentarsi del Parlamento: “Troppi emendamenti eterogenei nei decreti”.
D’altronde, è fatto noto, nella vita si cambia continuamente.
Il governo attuale è perfettamente in linea con questa sottomissione del Parlamento, anzi ne è la punta avanzata.
Silvio Berlusconi, per dire, tra l’aprile 2008 e il novembre 2011 produsse 80 decreti, vale a dire 2 al mese; Mario Monti coi suoi 41 incrementò la media a 2,4; Enrico Letta in dieci mesi ne ha prodotti la bellezza di 25 (2,5 al mese); Matteo Renzi, infine, con 16 decreti da fine febbraio vince la gara: oltre 3 al mese.
Pure sulle questioni di fiducia — che strozzano il dibattito costringendo il Parlamento a votare i provvedimenti in blocco — non c’è gara: in questa legislatura, cioè dal marzo del 2013, i tre governi che si sono succeduti (Monti in proroga, Letta e l’attuale) hanno prodotto 44 decreti, quasi 2,7 al mese, e chiesto e ottenuto 24 fiducie su altrettante norme di legge.
Ebbene 14 di queste — compresa l’ultima, votata ieri notte dalla Camera — sono state concesse all’esecutivo attuale.
È il governo ormai la camera di compensazione dei desiderata dei partiti, è sempre il governo che dopo aver prodotto decreti li modifica durante la discussione in commissione, lo spazio di intervento degli eletti del popolo è strettissimo se non nullo.
Il decreto Competitività – su cui a breve sarà posta la fiducia, come già s’era fatto in Senato — sta per essere modificato dall’esecutivo in una ventina articoli: di fronte a un governo forte, il potere di controllo del Parlamento è già una barzelletta e con le riforme di Renzi la situazione, se possibile, peggiorerà .
È questo il senso del ddl Boschi: i ritardi delle Camere sono solo una scusa.
Basta, per convincersene, analizzare l’ultimo resoconto del Comitato per la legislazione della Camera aggiornato al 31 maggio: su 55 leggi approvate definitivamente in questa legislatura — al ritmo di quasi 4 al mese — 45 sono di iniziativa legislativa, vale a dire oltre l’80%.
Se guardiamo invece all’intera produzione di fonti primarie il conto peggiora ulteriormente a favore del governo: 150 atti normativi (10,34 al mese) che tra decreti legge, decreti legislativi e “regolamenti di delegificazione” sono quasi tutti usciti da palazzo Chigi.
Il Senato non elettivo, alla fine, è solo il cadavere di un delitto già perpetrato.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 31st, 2014 Riccardo Fucile
LE PROVOCAZIONI DI RENZI, LA SUDDITANZA DI GRASSO E IL KILLERAGGIO DI ZANDA HANNO OTTENUTO IL RISULTATO DI BLOCCARE IL SENATO
Alle 22,20 Grasso prova ad andare avanti tra le urla: “Questa gazzarra deve finire, non sospendo l’Aula”. Pausa. Strepiti.
“Come? Un senatore si è fatto male? Sarete responsabili anche di questo”.
La seduta è sospesa.
Involontariamente un commesso ha urtato, nella foga, con la Bianconi che stava provando a sedare i leghisti.
Il senatore Consiglio della Lega è sdraiato a terra. A causa di un malore, per un calo di pressione.
Esce dall’Aula in barella.
Riforma arenata. Dalla tregua fragile alla quasi rissa. 
Salta così la fragile tregua raggiunta da Grasso. Con una nuova sfasatura tra la presidenza del Senato e il governo.
Col presidente del Senato che aveva raggiunto una sospensione delle ostilità con i ribelli. È nel corso di una riunione prima delle 21,00 nel suo studio con i capigruppo di Lega, Cinque stelle e Sel che ottiene un ammorbidimento dei toni prospettando una “pausa di riflessione”.
L’idea è quella di calendarizzare il decreto carceri per svelenire il clima una mezza giornata e poi riprendere la discussione sulla riforma.
Una linea che cozza con le indicazioni date dallo stato maggiore del Pd. “Riprendiamo le votazioni, presidente” scandisce Zanda in Aula, dopo che Cinque stelle, Lega e Sel assicurano la tregua con interventi morbidi, all’insegna del “chiudiamo la brutta pagina di oggi e riprendiamo domani”.
L’input di Zanda, che arriva direttamente da Renzi e dal ministro Boschi, alimenta i sospetti anche all’interno del gruppo del Pd: “Renzi sta forzando al massimo. Sembra che stia cercando l’Incidente”.
Già , l’Incidente. Il timore della rissa aleggia per tutto il giorno in Senato. E blocca la discussione sulla riforma.
L’Aula è ferma dalle 13,30 ora in cui viene stoppato l’emendamento Candiani. A un certo punto i commessi, attorno alle 19,30, scendono dai piani verso l’Aula col passo dei poliziotti in assetto anti-sommossa.
I deputati grillini arrivano dalla Camera per unirsi a quella che pare una protesta annunciata dai senatori. “Faremo casino”, “preparatevi a tumulti”: i beep dei telefonini dei giornalisti segnalano messaggi con gridi di guerra.
Sul sito dell’Agi compare una ricostruzione in base alla quale Grasso avrebbe minacciato di “chiamare la polizia”.
Il portavoce di Grasso, a capigruppo in corso, spiega che si tratta di un equivoco visto che il riferimento era agli assistenti d’Aula e non alla polizia di Stato.
Quando il presidente del Senato, alla riapertura della seduta alle 20, prende la parola, il rischio di una scazzottata epocale è concreto.
Nervi tesi, basta un niente per creare l’Incidente. Si riparte con toni civili in Aula. In Aula il presidente del Senato chiede se è opportuno passare alla discussione del decreto carceri.
Il killer Zanda chiede di andare avanti e votare la riforma.
Tregua saltata. E quasi rissa.
Ma il coraggioso Renzi in aula non si presenta. O forse aspetta la scorta dei servizi.
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Luglio 31st, 2014 Riccardo Fucile
RESTA ALTA LA TENSIONE AL SENATO DURANTE LA RIUNIONE DEI CAPOGRUPPI
Le opposizioni al terzo giorno di votazioni sul disegno di legge sulle riforme costituzionali ottengono la prima vittoria, dopo ore di estenuante ostruzionismo, imboscate disinnescate dalla maggioranza, trucchi e cori in Aula che hanno portato allo scontro aperto con il presidente Piero Grasso.
Con 154 a favore, 147 contrari e 2 astenuti, passa un emendamento della Lega Nord, firmato dal leghista Stefano Candiani, vicepresidente vicario del gruppo del Carroccio, già segretario del partito per la provincia di Varese e scatenatissimo sugli emendamenti-trappola.
La sua proposta di modifica non ha la portata di quelle sul Senato elettivo (tutte bocciate): dà anche al Senato le competenze sui temi etici e i diritti civili.
Ma assume un significato politico perchè si tratta della conferma che la maggioranza con il voto segreto è più debole.
Mentre la tecnica del “canguro” — ritenuta legittima dalla giunta per il regolamento — ha bruciato qualche altro centinaio di emendamenti — la tensione tra le opposizioni e il presidente del Senato continua a essere molto alta.
Sul rifiuto di concedere il voto segreto la Lega ha detto che è “scappato come fanno i ladri di notte”.
Alla ripresa dei lavori, nel pomeriggio, i deputati di Lega ed M5s intonano il Va’ pensiero e al rientro in Aula di Grasso e cominciano a scandire “Li-ber-tà , li-ber-tà …”.
Appena il presidente sospende si siedono, ma riscattano in piedi e ricominciano quando Grasso riavvia i lavori, facendo impazzire i commessi.
Succede in tutto 4 volte.
Paralisi, caos, bagarre.
Quando viene approvato l’emendamento Candiani le opposizioni esplodono in grida di gioia. Il ministro Maria Elena Boschi guarda grillini e leghisti che si abbracciano, si baciano, si battono il 5 e fanno segno di vittoria.
Grasso continua a fare da parafulmine. Gli dicono di tutto: “Vergogna”, “sei scappato come un ladro”, lo accusano di “continui soprusi e violazioni del regolamento”, di essere parziale, di “aver favorito i contraenti del patto del Nazareno” rendendo inutile il dibattito al Senato.
Tanto che inizia a circolare la voce di un possibile “Aventino” dei grillini, intenzionati ad abbandonare il Senato.
Ci si mette anche il capogruppo del Pd Luigi Zanda che attacca duramente Grasso per un eccesso di discussione, chiedendo di procedere al voto senza rallentamenti.
Ancora sospensioni, rallentamenti, urla e strepiti.
E una interminabile capigruppo, convocata da Grasso per sedare un po’ gli animi dopo la richiesta di ripetere un voto, finisce con la minaccia di Lega e M5s di un’ininterrotta protesta in Aula, che il presidente gela con la controminaccia di far ricorso alla sicurezza per tirare ad uno ad uno fuori dall’Aula i ribelli.
Dice polizia, poi sosterrà che intendeva i commessi d’Aula (che il regolamento del Senato definisce “polizia del Senato”).
Alla ripresa dei lavori si è scusato: “La stanchezza mi ha fatto dire polizia d’udienza. Capite, dopo 43 anni… In realtà non voglio assolutamente gestire l’assemblea con modi autoritari”.
Toni più distesi alla ripresa della seduta del Senato alle 21 dopo l’alta tensione che si è registrata durante tutta la giornata e nella riunione dei capigruppo.
Ma è sufficiente l’intervento di Pietro Ichino (Sc), che torna sulla questione del voto sull’emendamento Candiani bis, del quale le opposizioni hanno chiesto l’annullamento, a riportare la tensione in Aula, con le proteste dell’opposizione.
Si va avanti fino a mezzanotte, ma va considerato che, dopo l’assurdo contingentamento dei tempi, i gruppi che si oppongono alle riforme hanno quasi esaurito i minuti a loro disposizione in Aula.
A M5s sono rimasti 20 minuti e 10 secondi, Sel ha esaurito i propri tempi, risultando addirittura “in credito” di 46 minuti, alla Lega restano 10 minuti e 31 secondi, a Gal 4 minuti e 24 secondi.
Il contingentamento aveva assegnato anche un “minutaggio” ai dissidenti dei gruppi che sostengono le riforme.
A quelli del Pd rimangono 4 minuti e 24 secondi, a quelli di Fi solo 14 secondi. Per quanto riguarda Ncd, i dissenzienti hanno ancora 2 minuti e 46, quelli di Pi 1 minuto e 3 secondi, ai dissenzienti di Sc restano tutti i 18 i minuti che loro spettavano.
Una delle tante assurdità , diretta conseguenza di come si è voluta imporre una riforma senza un ampio consenso tra tutte le forze politiche.
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Luglio 31st, 2014 Riccardo Fucile
DA DOVE PROVENGONO I 40 FRANCHI TIRATORI? DUBBI SU FORZA ITALIA… NAPOLITANO DIETRO LE QUINTE
Dal giorno dell’incontro di Pietro Grasso con Giorgio Napolitano la scorsa settimana, Matteo Renzi sa di poter
contare sul presidente del Senato nel tribolato esame della riforma costituzionale a Palazzo Madama.
E’ la considerazione di una fonte Pd al Senato. La prova è arrivata oggi, quando il presidente ha deciso di concedere il voto palese sull’emendamento del leghista Candiani che parla sia di diritti delle minoranze linguistiche che della riduzione del numero dei deputati.
Il primo tema richiederebbe il voto segreto. Il secondo, il voto palese.
Grasso ha optato per la seconda via, dopo che la settimana scorsa, prima del colloquio al Colle, aveva previsto il voto segreto su tutto l’emendamento Candiani (mandando su tutte le furie il Pd renziano).
Segno che il richiamo di Napolitano a non perdere altro tempo sulle riforme è arrivato per bene anche a Palazzo Madama.
Renzi e il governo tirano un respiro di sollievo. Ma al Senato è comunque scattato l’allarme sui voti segreti: ce ne saranno altri, dopo quello di stamattina sui temi etici in cui la maggioranza è stata sonoramente battuta.
Il punto è che in realtà nel Pd non sospettano solo di un tradimento interno, ‘alla 101’, per capirsi. I Dem al Senato additano anche Forza Italia, che in teoria dovrebbe essere la colonna portante del patto del Nazareno.
Perchè sono una quarantina i voti che, nascosti dietro lo scrutinio segreto, sono passati dalla maggioranza all’altra parte dell’emiciclo.
Il voto segreto che assegna i temi etici al sistema bicamerale perfetto (cioè saranno discussi da Camera e Senato e non dalla sola Camera, come avrebbe voluto il governo) è finito con 154 sì, 147 no, 2 astenuti.
Ieri sera, invece, a scrutinio palese, la maggioranza ha potuto contare su 178 no: tanti sono stati i senatori che hanno bocciato l’emendamento del dissidente di Forza Italia Augusto Minzolini che introduceva l’elezione diretta nel nuovo Senato.
Mentre i sì sono stati solo 117, 8 astenuti. Dunque oggi la maggioranza ha perso una quarantina di voti.
A sentire il gruppo Pd, la responsabilità non sta solo nei dissidenti Dem o in qualcun altro nel partito che abbia voluto fare lo sgambetto al governo.
Insomma, si fa presto a dire ‘101 traditori’, come hanno twittato a tempo di record dal Nazareno, richiamando l’affossamento di Romano Prodi nell’elezione del presidente della Repubblica, quello sì tutto a opera del Pd dove però ancora nessuno rivendica il ‘misfatto’. Oggi, invece, almeno tra i dissidenti del ddl Boschi, c’è chi rivendica il sì all’emendamento sui temi etici: lo fa Vannino Chiti, ma anche Felice Casson, Corradino Mineo.
“Ma qui sono mancati voti anche da Forza Italia”, confida una fonte Pd.
Tra i Dem poi circolano anche i dubbi sulla ‘lobby cattolica’, trasversale nei partiti, in azione per garantire che sui temi etici non legiferi una sola Camera.
Ma è un sospetto che si sgonfia subito, perchè dall’altro lato, ci sono laici di maggioranza e opposizione che hanno votato a favore per lo stesso motivo, visto però dal lato opposto: “Sui temi etici non legiferi una sola Camera perchè in futuro non si mai: può arrivare un ‘regime’ fondamentalista che cancella la legge sull’aborto in un battibaleno”, ragiona Peppe De Cristofaro di Sel.
Il dubbio vero del Pd è su Forza Italia.
Tanto più che in vista ci sono altri voti segreti, soprattutto sull’articolo 2 del ddl Boschi, articolo che dovrebbe arrivare all’esame dell’aula entro il weekend.
Da parte sua, Renzi ha fiutato la trappola subito.
E la scorsa settimana si è ‘cautelato’ prevedendo eventuali “scherzetti col voto segreto”. Vorrà dire che “aggiusteremo alla Camera”.
Ma, prima della scelta di Grasso di mettere in votazione palese l’emendamento Candiani su minoranze linguistiche e riduzione dei deputati, nel governo era così vivo il timore di uno scivolone sul voto segreto, che il ministro Maria Elena Boschi era tentata di non esprimere alcun parere del governo sulla modifica in questione.
Il suo era un tentativo di limitare i danni, che comunque segnala la difficoltà .
Grasso ha agevolato il percorso: ostacolo superato.
Ma sui voti segreti l’allarme è scattato ufficialmente.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
NELLA NOTTE SENATORI PD E GRILLINI SEPARATI A FATICA DAI COMMESSI… GRASSO SOTTO ACCUSA CONVOCA LA GIUNTA… CIVATI: “L’UNICO RICATTATORE E’ RENZI”… GIOVANARDI: “LA COLPA DEL CLIMA E’ ANCHE DI RENZI”… MOSSE LEGA E SEL PER OTTENERE IL VOTO SEGRETO
L’aula del Senato alle 15 è pronta a trasformarsi per il secondo giorno in una trincea. E’ battaglia
emendamento su emendamento, ci si sfida a colpi di regolamento. L’intera giornata di ieri è stata segnata da accuse incrociate, contestazioni, urla, cori e insulti che hanno fatto sì che a fine giornata solo 5 emendamenti fossero stati votati (e bocciati).
Certo, il no a uno di questi ha fatto decadere automaticamente altre 1400 proposte di modifica analoghe, ma ne restano più o meno 6mila e i lavori di Palazzo Madama si annunciano di nuovo complicatissimi alla ripresa della seduta.
Il compito più difficile è quello del presidente Piero Grasso, contestato non solo da Movimento Cinque Stelle e Lega Nord, ma anche da Sel e da alcuni esponenti del Pd, come Felice Casson.
Al centro della polemica, in particolare, proprio la cosiddetta “legge del canguro”, cioè il salto di quei 1400 emendamenti “decaduti” perchè analoghi a quello bocciato. Così oggi alla ripresa dei lavori l’argomento è stato ripreso da diversi senatori, in particolare Mario Mauro dei Popolari per l’Italia, Paolo Corsini e Massimo Mucchetti del Pd e Augusto Minzolini di Forza Italia, tutt’e tre “dissidenti” rispetto alla linea del partito sul tema delle riforme.
La questione centrale è la cosiddetta “legge del canguro” sulla quale alla fine Grasso ha deciso di convocare una giunta per il regolamento, sospendendo la seduta dell’Aula almeno fino alle 11,30.
Il “canguro” è una tecnica usata per lo sfoltimento degli emendamenti, che considera superate le proposte di modifica analoghe a quelle già votate e consente così di ‘saltarè a quelle successive.
Ieri Grasso ha applicato questo meccanismo agli emendamenti all’articolo 1 del disegno di legge costituzionale e la sua decisione ha fatto decadere 1.400 proposte di modifica al testo.
L’opposizione ha protestato e ha chiesto che sul tema si pronunciasse la giunta per il regolamento e la richiesta è stata accolta oggi.
La tensione resta comunque alta anche alla luce di quanto avvenuto la notte scorsa a fine seduta si è sfiorata la rissa sfiorata tra senatori del Pd e del M5s, nei corridoi e nelle sale di Palazzo Madama.
I contendenti sono stati però separati da altri colleghi e dai commessi. Già durante la seduta c’erano state forti tensioni per gli interventi dei senatori del M5s contro gli esponenti del Pd, tanto che il capogruppo democratico Luigi Zanda aveva protestato con Grasso: “questa seduta è servita solo per farci insultare”.
All’uscita è stato preso di mira dai senatori grillini soprattutto il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti, già oggetto di attacchi verbali in Aula.
In sua difesa sono intervenuti alcuni senatori del Pd e ne è nato uno scontro verbale, che si è protratto nella sala Mazzini e nella sala Garibaldi, antistanti all’uscita dell’Aula.
I toni di entrambe le parti sono via via cresciuti e quando i senatori dei due schieramenti sono arrivati ad avvicinarsi fisicamente, percorrendo il corridoio dei busti, si è sfiorata la rissa, evitata grazie all’intervento di altri parlamentari dei due stessi partiti e di alcuni commessi che si sono frappost
Lega riscrive emendamento su taglio deputati per evitare voto palese
Ottenere il voto segreto sul taglio del numero dei deputati. E’ l’obiettivo del senatore della Lega Stefano Candiani, che questa mattina ha riformulato il suo emendamento che riduce a 500 i deputati, con un nuovo testo “blindato”.
Candiani ha infatti riscritto la norma in modo che, assicura, non si possa separare la parte del testo che parla di minoranze linguistiche (e si deve perciò votare a scrutinio segreto) da quella che taglia i deputati.
L’emendamento dovrebbe andare in votazione nel pomeriggio. “Stanno cercando in tutti i modi di evitare il voto segreto sul taglio dei deputati — spiega il senatore leghista — e invece per come abbiamo riscritto il testo la norma, che si occupa anche delle minoranze linguistiche, non può essere ‘spacchettata’ e deve essere votata a scrutinio segreto. Ma — aggiunge — vedendo come sono andate già ieri le cose, dobbiamo aspettarci un colpo di mano”.
“Il voto segreto garantisce l’insindacabilità del parlamentare nell’espressione della propria funzione — afferma Candiani — volerlo negare è un attentato alla libertà dei cittadini”.
Giovanardi (Ncd): “La colpa di questo clima è anche di Renzi
“La responsabilità di questo clima è anche del presidente del Consiglio Matteo Renzi, le cui dichiarazioni riportate con grande evidenza da tutta la stampa descrivono il dibattito parlamentare come una battaglia per mantenere la poltrona”. Così il senatore del Ncd Carlo Giovanardi
Giuseppe Civati, deputato Pd, da sempre uno dei maggiori critici di Renzi, ha risposto alle accuse del premier: “Non c’è nessun ricatto, gli unici ricatti sono quelli che fa Renzi”. Per Civati il presidente del Consiglio finora non ha attuato nessuno dei cambiamenti promessi: “Renzi cerca solo il consenso con la retorica e gli slogan popolari che lo contraddistinguono e la riforma del Senato è brutta e non funziona”. Ha ribadito la volontà di rendere pubblico il testo del Patto del Nazareno e, riguardo la spaccatura tra Sel e Pd, ha espresso la sua vicinanza al partito di Vendola, direttamente proporzionale alla sua ostilità ai partiti di destra. E ha concluso: “Quasi quasi fondo il movimento dei gufi, sono curiosi e sinceri e forse la selva oscura della politica italiana in questo momento ne ha bisogno”
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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