Dicembre 7th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE: “DOPO LE MOTIVAZIONI IL PARLAMENTO DECADE”
«La sentenza della Corte costituzionale è retroattiva, dunque annulla la legge elettorale da
quando è stata emanata. Non si tratta di una mera abrogazione, come potrebbe essere nel caso di un referendum».
Piero Alberto Capotosti, professore emerito di Diritto costituzionale alla Sapienza ed ex presidente della Consulta, considera la sentenza sul Porcellum «un fatto di enorme portata, che non si era mai verificato nelle altre grandi democrazie».
Secondo lei sono a rischio di illegittimità tutti i governi dal 2006, le leggi approvate e anche la doppia elezione di Napolitano al Quirinale?
«Sicuramente no, tutte queste sono situazioni giuridicamente chiuse e dunque non più riesaminabili. Esistono nell’ordinamento alcuni principi, in particolare il principio della certezza giuridica, che mitigano la portata retroattiva della sentenza. Dunque i Parlamenti eletti dal 2006, le leggi e il Capo dello Stato sono situazioni che non si possono cancellare, “irretrattabili”. Discorso opposto per tutti gli atti che questo Parlamento dovesse esaminare dopo la pubblicazione della sentenza sul Porcellum, che avverrà tra qualche settimana. A mio avviso dopo la pubblicazione l’ombra dell’illegittimità costituzionale potrebbe estendersi a tutto il Parlamento, anche se in proposito ci sono diverse scuole di pensiero».
Questo vuol dire che i parlamentari non ancora convalidati rischiano?
«Se non saranno convalidati prima, rischiano di essere illegittimi».
Sta dicendo che anche le norme che il Parlamento approverà dopo saranno illegittime?
«A mio avviso c’è lo stesso rischio, perchè provengono da un organo eletto attraverso una procedura illegittima»
Significa che il Parlamento ha tempo solo fino alla pubblicazione per modificare la legge elettorale?
«Questa è la mia opinione. Sempre che la Corte, nelle motivazioni, non chiarisca esplicitamente che gli effetti della sentenza decorrono solo dall’elezione del prossimo Parlamento. Ma questo differimento degli effetti di una sentenza secondo il modello tedesco -sarebbe un caso eccezionale. Nel passato è successo pochissime volte».
Dunque questo Parlamento ha vita breve e rischiamo di tornare alle urne a breve?
«La mia opinione è che, se non ci sarà un differimento esplicito degli effetti, la Corte abbia dato un ultimatum alle forze politiche: se il Parlamento non dovesse procedere ad approvare una nuova legge, in caso di elezioni anticipate si dovrà votare con quello spezzone di Porcellum che è rimasto in piedi, dunque senza premio di maggioranza e con le preferenze».
Il Parlamento dovrebbe scrivere la nuova legge prima delle motivazioni della Consulta?
«Secondo me per stare dalla parte del sicuro è necessario muoversi prima».
In assenza di una crisi di governo, come si può arrivare allo scioglimento delle Camere?
«Il potere di scioglimento spetta esclusivamente al Capo dello Stato. E tuttavia ricordo che nel 1993, dopo il referendum Segni che abrogava la legge elettorale per il Senato, si arrivò rapidamente a nuove elezioni, dopo aver approvato la legge Mattarella. L’allora presidente Scalfaro disse che il Parlamento non corrispondeva più alla volontà popolare, c’era un vizio di rappresentanza. È una situazione per certi versi analoga a quella attuale: la rappresentanza è viziata dal fatto che i parlamentari sono stati immessi nel loro ufficio in base a una legge incostituzionale».
Ritiene che si possa votare con quello che resta del Porcellum?
«Serve una ricognizione norma per norma. Di certo la Corte, annullando le liste bloccate, non ha introdotto le preferenze. Non è una sentenza autoapplicativa su questo punto. Dunque un passaggio parlamentare per introdurre le preferenze, a mio parere, andrebbe fatto».
Dunque sbaglia chi dice che questa sentenza allunga la vita della legislatura almeno fino al 2015?
«Salvo sorprese nelle motivazioni della sentenza, io vedo una grande urgenza di modificare la legge elettorale per poi tornare al voto».
In che modo andrà modificata la legge?
«Un premio di maggioranza si potrà reintrodurre solo con una soglia minima di accesso. E non ci potranno più essere liste bloccate. L’elettore potrà scegliere il parlamentare con le preferenze oppure con i collegi uninominali. Su questo resta una amplissima discrezionalità del Parlamento».
Un sistema maggioritario con i collegi è ancora possibile?
«Certamente sì. Come è possibile un nuovo premio con una soglia e preferenze».
La legge che esce dalla Consulta è un proporzionale puro. Non è anche questo in contraddizione con la volontà popolare espressa nel referendum del 1993?
«Esiste questo rischio di un ritorno al passato. E tuttavia le sentenze della Corte, pur criticabili, non sono modificabili. La sentenza indubbiamente reca un vulnus per tutto il sistema istituzionale. Non si può fare finta di niente e continuare come se non fosse successo nulla».
Come si può ragionare di un percorso di riforme costituzionali nel 2014 da parte di questo Parlamento? Il ministro Quagliariello ha proposto proprio questo percorso per rispondere alla pronuncia della Consulta.
«Sono consapevole che esiste questa interpretazione, che è diversa dalla mia. Io ritengo che questo Parlamento debba sicuramente fare una legge elettorale quanto prima. Sarebbe opportuno che la legge fosse approvata almeno da un ramo del Parlamento prima delle motivazioni della Consulta. A quel punto si potrebbe sperare in un rinvio della pubblicazione della decisione per consentire l’approvazione definitiva».
Lei disegna uno scenario da tsunami politico-istituzionale…
«È una sentenza di enorme portata, un precedente di peso anche allargando lo sguardo ad altri paesi. È tuttavia sempre possibile che la Corte, nelle motivazioni, mitighi la portata di questa sentenza. Ma non è scontato che ciò accada».
Andrea Carugati
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
GLI EFFETTI DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA ENTRANO IN VIGORE SOLO DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA, QUINDI TUTTO QUANTO AVVENUTO FINO AD OGGI E’ LEGITTIMO… LE DUE STRADE SUCCESSIVE
Li chiamavano i frutti dell’albero avvelenato. 
È una teoria nata negli Stati Uniti: se un certo atto è stato eseguito illegittimamente tutti gli atti e i fatti che ne derivano sono nulli.
Così, se in una perquisizione fatta senza mandato del giudice è stato trovato un fucile che è stato usato per commettere un omicidio, il proprietario non potrà essere condannato; salvo che non esistano altre prove indipendenti dalla perquisizione.
È quanto tutti, più o meno, stanno sostenendo a proposito della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della legge elettorale: tutti a casa, Parlamento, presidente della Repubblica, giudici della Corte costituzionale e altri nominati da Parlamento e pdR.
Ma non solo: dovrebbero essere nulle tutte le leggi emanate, tutti i provvedimenti adottati.
Proprio vero? Mah.
Il principio generale è che la legge dichiarata incostituzionale cessa di esistere e di esplicare i suoi effetti dalla data della pubblicazione della sentenza.
Esaminando la cosa dal punto di vista opposto, questo vuol dire che, fino ad allora, tutto quanto avvenuto nel periodo antecedente è legittimo.
Immaginiamo una sentenza di condanna per adulterio pronunciata nel 1967; la donna (il reato si applicava solo alle mogli) finiva in carcere: tutto regolare.
Nel 1968 l’art. 559 codice penale che lo prevedeva fu dichiarato incostituzionale. A quel punto la poveretta era scarcerata; ma la condanna restava legittima.
Così è per l’elezione dei parlamentari avvenuta con il Porcellum: è legittima; come lo sono tutte le leggi e gli atti da costoro emanati, elezione del presidente della Repubblica compresa.
Il problema perciò riguarda il futuro: cosa succederà quando la sentenza verrà depositata?
Ipotesi 1.
L’elezione è avvenuta legalmente e le conseguenti funzioni istituzionali sono da considerarsi legittime. L’incostituzionalità della legge elettorale significa solo che, alle prossime elezioni, bisognerà utilizzarne un’altra. Conseguenza paradossale ma inevitabile di questa tesi è che, teoricamente , tutto potrebbe restare com’è fino alla scadenza naturale della legislatura.
Ipotesi 2.
Ogni figura istituzionale che deve la sua posizione direttamente o indirettamente alla legge elettorale dichiarata incostituzionale si trova priva di legittimità . Proprio come per la moglie adultera la cui carcerazione è diventata illegittima perchè la legge che la presuppone non esiste più, queste persone perdono automaticamente la loro funzione il cui presupposto legale è stato spazzato via dall’ordinamento
Dunque servono nuove elezioni; fino ad allora si applica l’art. 61 comma 2 della Costituzione: “Finchè non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”. Che dunque potrebbero emanare legittimamente una nuova legge elettorale.
Questa seconda ipotesi solleva drammatici interrogativi.
Gente che, per anni, non è stata capace di sostituire l’incostituzionale (lo dicevano tutti) Porcellum, riuscirà a farlo ora, in un mese?
E sarà consapevole del fatto che, a sentenza della Corte depositata, saranno tutti inesistenti e che ogni loro atto non avrà alcuna efficacia giuridica?
Si renderanno conto dello tsunami di ricorsi che i cittadini presenteranno contro ogni nuova legge che si azzardassero a emanare?
La risposta, scontata, è no.
Vuoi vedere che tutti si metteranno d’accordo sul fatto che l’ipotesi giusta è la numero 1?
Bruno Tinti
(da “il Fatto Quotiadiano“)
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
SCELTA LA VIA MENO POLITICA, LA MINORANZA VOLEVA FAR RIVIVERE IL MATTARELLUM
Via il premio di maggioranza, e che si possa scegliere almeno un parlamentare. L’Italia torna
al proporzionale puro, un sistema elettorale perfetto per un paese come la Germania, ma che da noi -sino a che non si è introdotto il Mattarellum- ha fatto proliferare i partitini, che infatti già esultano, «un raggio di sole, finalmente, nel gelo di democrazia» s’allarga il cuore di Vendola .
Questo è quanto potrà accadere se si andasse a elezioni nel momento in cui la Corte renderà note le motivazioni della sua sentenza, e il Parlamento non avesse nel frattempo proceduto -come la Corte pure raccomanda- a «approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche».
Un risultato a sorpresa, rispetto a quel che del dibattito sulla «incostituzionalità della legge elettorale», cioè del porcellum, era filtrato nei giorni scorsi.
Anzitutto, si narrava, per «cortesia istituzionale» forse la Corte avrebbe rimandato il verdetto, limitandosi ad ammettere il ricorso, e dando al Parlamento qualche mese per intervenire.
Una linea che nel conclave si è confrontata con quella -sino a martedì prevalente- della possibile reviviscenza del Mattarellum. E sarebbe stata proprio questa linea -rappresentata secondo alcune fonti all’interno della Consulta dal presidente Silvestri, e da due giuristi del calibro di Sabino Cassese e Giuliano Amato, dallo stesso Sergio Mattarella e da due soli magistrati- a sollevare e a compattare il fronte molto più ampio dei magistrati, e del relatore Tesauro, che ha sostenuto compatto che non si poteva fare una scelta così «politica».
Il segno di questo confronto sarebbe nell’ultima riga del comunicato, nel quale si rileva quel che è pleonastico: il Parlamento, se crede, può provvedere a scrivere una diversa legge elettorale secondo «le proprie scelte politiche».
Come dire: qui alla Consulta non si fa politica.
«Evitiamo le forzature», sarebbe stato l’argomento che ha fatto pendere poi l’ago della bilancia in favore -9 a 6- della cancellazione del porcellum e stop.
Un argomento, dicono le stesse fonti, che si ritroverà scritto nelle motivazioni della sentenza, che saranno pubbliche tra qualche settimana.
Mentre, raccontano le stesse fonti, l’idea del prender tempo regalandone dell’altro alla politica sarebbe stato sbaragliato con l’argomento che la Corte non può «decidere di non decidere» come aveva icasticamente espresso nella sua rituale gag del martedì Maurizio Crozza, che ha fan ovunque e dunque anche alla Consulta.
Naturalmente, ogni sentenza della Corte ha una valenza politica, l’avrebbe avuta anche la scelta del rinvio. e bastava scorrere le reazioni di ieri per rendersene conto.
I «cespugli» di destra o di sinistra esultano, da Alfano a Vendola; i grandi partiti reagiscono come sotto schiaffo.
Attonito, racconta chi gli ha parlato a caldo, anzitutto Matteo Renzi: e lo si può capire perchè, dal suo punto di vista e non solo, è l’apoteosi delle larghe intese, come dire che così il governo Letta trova ulteriore legittimazione.
Perchè la sentenza di ieri della Corte Costituzionale non solo di fatto afferma che son stati illegittimi gli ultimi tre parlamenti italiani -e i governi che da quelle assemblee sono nati- ma riporta l’Italia a quanto c’era nel ’93, prima del referendum sul maggioritario di Mario Segni.
Un vero e proprio terremoto, il salto di un’epoca. Se il Parlamento non intervenisse, sarebbe certa l’uscita dal bipolarismo, mentre si è visto di quale stabilità possono godere in Italia i governi di «larghe intese», esposti ai ricatti delle forze più piccole.
Antonella Rampino
(da “La Stampa“)
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
IL PREMIO DI MAGGIORANZA IN REALTA’ PREMIA UNA MINORANZA
Ora le anime belle dei partiti metteranno alla berlina la Consulta. Ne denunceranno
l’ingerenza, l’invadenza, la supplenza. No, è la loro assenza che va piuttosto denunciata.
È il vuoto politico che ha tenuto a galla per tre legislature una legge elettorale che costituisce di per sè un insulto alla democrazia. Perchè non siamo più elettori, quando non possiamo decidere gli eletti. E perchè i rappresentanti non rappresentano nessuno, quando per entrare in Parlamento usano il vecchio quiz di Mike Bongiorno ( Lascia o raddoppia?), grazie a un premio di maggioranza che premia in realtà una minoranza.
Certo, sarebbe stato meglio, molto meglio, che a scrivere le nuove regole del gioco fossero state le assemblee legislative.
Nell’inerzia delle Camere, al limite avrebbe potuto provvedervi con decreto lo stesso esecutivo, dato che ogni decreto va pur sempre convertito in legge.
Una sentenza costituzionale non è la via maestra, non è mestiere della Consulta scrivere le leggi elettorali. Ma fra il nulla e la sentenza, meglio la sentenza.
Alla fine della giostra, è infatti di questo che si tratta: un rimedio estremo rispetto a un danno estremo.
Dunque un insuccesso per la democrazia dei partiti, un successo per lo Stato di diritto. Significa che dopotutto c’è ancora un giudice a Berlino, come sospirava il mugnaio di Potsdam.
Con quali conseguenze, sul piano del diritto? E con quali argomenti di diritto?
Questi ultimi li conosceremo quando verrà depositata la sentenza, corredata dalle sue motivazioni.
Per intanto c’è solo un comunicato, e anche alquanto scarno. Ma basta per tirare alcune conclusioni.
Primo: non ritorna in vigore il Mattarellum , pace all’anima sua.
La Consulta non ha cassato l’intera legge elettorale, manca pertanto il presupposto per riesumare la normativa preesistente.
Secondo: via il premio, sia alla Camera che al Senato.
Ne scaturisce dunque un proporzionale puro, con soglie minime per guadagnare seggi.
Con meno del 2%, ogni partito otterrà il suo posto in Paradiso. Non è esattamente l’ideale per governare quest’Italia sgovernata, però i partiti hanno tutto il tempo per correggere, emendare, riformare.
E anzi dovranno farlo, giacchè la Consulta ha annullato pure le liste bloccate, nella parte in cui impediscono al popolo votante d’esprimere una preferenza sul popolo votato.
Come? Qui è impossibile pretendere ricette dai giudici costituzionali: la loro funzione s’esercita soltanto in negativo, come diceva Kelsen.
Servirà quindi un’operazione di cosmesi, ma non è la prima volta che la Consulta mette il legislatore in mora.
Un caso analogo si registrò al tempo del referendum sul maggioritario (sentenza n. 32 del 1993), e almeno in quella circostanza il legislatore fu solerte.
Sancendo così il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica; e vedremo a breve se questa sentenza sarà il preludio della terza.
Nel caso, dovremo innalzare un monumento a due signori, alla loro ostinazione. Aldo Bozzi, l’avvocato milanese di 79 anni che ha sollevato l’incostituzionalità del Porcellum . Roberto Giachetti, in sciopero della fame da 59 giorni per la sua riforma.
Buon appetito a entrambi, ma a questo punto siamo tutti un po’ affamati.
Michele Ainis
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA SPIEGAZIONE DI COSA PUO’ ACCADERE DOPO LA DECISIONE DELLA CONSULTA
E adesso che succede? Ma anche: che cosa ha veramente deciso la Consulta?
E perchè lo ha fatto? Ha terremotato il Parlamento stesso e le basi della sua legittimazione giuridica e politica? Ha imposto il suo potere di primo giudice delle leggi a dispetto di Camera e Senato, in spregio ai partiti, in contrapposizione con palazzo Chigi e con il Colle?
La sua è una sentenza giusta o, come dice Berlusconi, una sentenza politica «di sinistra»?
Si riempiranno, di qui a venire, pagine e pagine di libri di diritto per interpretare la decisione della Consulta sul Porcellum.
Cerchiamo qui, in pillole, di elencare le domande più importanti e le possibili risposte.
Che succede adesso? Cade il Parlamento? Chi ne fa parte decade automaticamente? Non si può più neppure votare?
Bocce ferme. Non succede nulla di tutto questo. Come pure paventa Grillo e più di un disfattista. Alla Consulta l’interrogativo se lo sono anche posto. I giudici ne hanno brevemente discusso. Si sono dati una risposta, dal loro punto di vista, tranquillizzante. Per noi, una risposta autorevole. Dopo i tagli dei premi di maggioranza e l’aggiunta del voto di preferenza si può tranquillamente andare a votare. Certo, non c’è più il Porcellum. C’è un proporzionale puro. Ma non c’è un vuoto nè legislativo, nè del sistema elettorale.
Ma giuridicamente esiste ancora una legge elettorale?
Prendiamo a prestito l’opinione del costituzionalista Massimo Luciani: «Se il dispositivo fosse esattamente quello indicato nel comunicato della Corte, avremmo un sistema elettorale perfettamente proporzionale. Però è ovvio che avrebbe bisogno di un intervento applicativo per definire le circoscrizioni, senza le quali nessuna legge elettorale può essere applicata».
Se si volesse votare domani con la legge che resta lo si potrebbe fare?
Insisto, dice sempre Luciani, «bisognerà leggere nel dettaglio il dispositivo. Tuttavia è ragionevole immaginare che resterebbe un impianto di legge perfettamente proporzionale».
E se si votasse che Parlamento salterebbe fuori?
Si può rispondere con la preoccupazione del costituzionalista Stefano Ceccanti: «Qui si restaura il sistema della preferenza unica con un sistema proporzionale che risale agli anni ’91 e ’92. Nessuno vince le elezioni. C’è una garanzia di ingovernabilità . Si crea un sistema che tende alla “grande coalizione permanente”».
La Corte ha pesato fino in fondo il suo passo e ne ha valutata l’eventuale portata distruttiva?
A sentire “Radio Corte” pare proprio che gli alti giudici abbiano ragionato soprattutto su questo. Si sono chiesti se il loro intervento era invasivo al punto da lasciare il Paese senza uno strumento per andare a votare, visto soprattutto che forze politiche e Parlamento non si sono dimostrati affatto efficienti. La Corte si è risposta che sì, con il Porcellum che resta si può votare. Certo, non si è data una risposta in termini “politici”, su quale Parlamento salterebbe fuori. Ma questa preoccupazione sì che sarebbe stata anomala.
Non era più semplice azzerare del tutto il Porcellum per far “rivivere” in pieno il Mattarellum?
Per certo il Mattarellum non rivive per deliberata scelta dei giudici. Soprattutto perchè per arrivare fin lì, la Corte avrebbe dovuto allargarsi rispetto ai due quesiti posti dalla Cassazione e avrebbe dovuto applicare il principio «dell’illegittima consequenziale». I due quesiti bocciati avrebbero dovuto trascinare nel baratro tutto il Porcellum. La Corte si è fermata sul ciglio del baratro e il Porcellum è rimasto in vita.
Il Porcellum azzoppato che conseguenze comporta? Ha ragione Grillo quando dice che bisogna sciogliere il Parlamento, mandare a casa il governo e Napolitano?
Nient’affatto. Anche qui risponde lucidamente Massimo Luciani: «I parlamentari rimangono al loro posto, nè la loro elezione è inficiata». Quanto a governo e capo dello Stato neppure a parlarne, visto che non sono stati neppure “votati” col Porcellum.
E i 200 deputati eletti, ma non ancora convalidati alla Camera dalla giunta per le Elezioni?
Ancora Luciani: «Se il principio fosse questo, allora dovrebbero saltare non solo i 200 deputati non ancora convalidati, ma l’intero Parlamento, il che non è possibile per il principio di continuità degli organi costituzionali».
E come mai la giunta delle Elezioni presieduta dal grillino Giuseppe D’Ambrosio non ha convalidato ancora l’elezione?
Senza fare dietrologia, si segnala un’anomalia e si mettono in fila i fatti. L’esponente di M5S non si scalmana per convalidare i risultati. È noto che alla Consulta è in bilico il Porcellum che invece dovrebbe spingere ad accelerare la convalida. Grillo adesso vuole tutti a casa.
Solo un nuovo Parlamento, dice sempre Grillo, potrà cambiare la legge elettorale? È vero?
No, è falso, le attuali Camere possono tranquillamente cambiare la legge elettorale.
Nel momento in cui salta il premio, si mette in crisi l’attuale Parlamento?
Luciani: «Politicamente sì, giuridicamente no, perchè il premio è stato applicato».
E l’imposizione delle preferenze?
Vale lo stesso principio.
Un Parlamento eletto sulla base di una legge incostituzionale che deve fare?
Ancora Luciani: «Giuridicamente non ci sono effetti immediati, ma politicamente deve adottare una nuova legge elettorale perchè la sua posizione politica è diventata particolarmente difficile».
Quando dovrà agire il Parlamento?
Quando lo ritiene opportuno, meglio prima delle motivazioni della sentenza.
La Consulta ha “commissariato” il Parlamento per la legge elettorale?
La Consulta ha fatto la sua parte, adesso il Parlamento, nella sua piena autonomia, faccia la sua.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
O IL PARLAMENTO LEGIFERA SEGUENDO LE INDICAZIONE DELLA SUPREMA CORTE O SI VOTERA’ CON UN PROPORZIALE CON PREFERENZE… DI FATTO IL VOTO SI ALLONTANA: ESULTA ALFANO, UNA SCONFITTA BRUCIANTE PER LE AMBIZIONI DI RENZI
Una manciata di righe. Non di più. La nota della Corte Costituzionale che ammette il ricorso
anti-Porcellum è stringata, rimanda alle motivazioni della sentenza che verranno diffuse tra qualche settimana.
Ma il testo è sufficiente per capire che oggi dalla Consulta è stata partorita quella che può ben definirsi una svolta storica per gli scenari politici e istituzionali presenti e futuri.
Un colpo secco, tre risultati: la Suprema Corte ha ‘asfaltato’ il sistema maggioritario, affossato le pretese del futuro segretario del Pd Matteo Renzi e azzoppato la credibilità di questo Parlamento con tutti gli atti che ha prodotto, compresa l’elezione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Questo terzo punto non è vero, ma è già vero per i social network: il che è un fatto.
La Corte ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza del Porcellum. Non solo. Incostituzionale è anche la mancanza delle preferenze, prevista dal sistema di liste bloccate.
Che significa?
Di fatto, la sentenza di oggi indica i binari lungo i quali il Parlamento potrà legiferare per approvare un nuovo sistema elettorale. Se non lo farà , se non riuscirà a trovare un accordo su una nuova formula, quando si tornerà alle urne, si voterà con quello che rimane del Porcellum al netto dell’intervento della Consulta.
E cioè con un sistema proporzionale, cioè il Calderolum spogliato del premio di maggioranza. Quanto alle preferenze, per reinserirle sarà necessario un intervento legislativo, che però comunque è molto più semplice della reistituzione dei collegi, che andrebbero ridisegnati.
Se questa è la prospettiva, si riducono i margini di manovra di Matteo Renzi.
Il sindaco avrebbe voluto un sistema maggioritario a doppio turno, che di fatto coronerebbe la sua leadership, premierebbe lo sforzo fatto per arrivare a fare il segretario del Pd, santificherebbe la sua visione politica bipolarista.
Ora se lo può scordare. La sentenza della Consulta non porta buon vento per Renzi. Anzi. Di fatto, lo annulla.
Annulla il suo potere contrattuale verso Angelino Alfano, interessato ad un impianto proporzionale e comunque assolutamente interessato a restare al governo il più a lungo possibile, ad allontanare lo spettro delle elezioni anticipate, per avere tempo di organizzare il suo neonato Ncd.
Ora, nell’era del post Consulta, nell’era del post Porcellum, se Renzi non scende a compromessi con Alfano e la truppa governista sulla legge elettorale, finisce in minoranza e non ha nemmeno armi da agitare.
La sentenza della Consulta lo ha infatti privato dell’arma più preziosa: quella del ritorno al voto. Ora non gli converrebbe più, visto che si voterebbe con quel che resta del Porcellum.
Però la sentenza della Consulta ha prodotto anche un terzo effetto.
Uno di quegli effetti perniciosi che non corrispondono alla realtà ma diventano realtà sui media. Subito dopo la notizia sulla bocciatura del Porcellum, i social si sono riempiti di commenti arrabbiati sull’illegittimità di questo Parlamento, eletto a febbraio con una legge elettorale evidentemente incostituzionale.
Non è vero, la Corte Costituzionale è chiara al proposito: gli effetti della sentenza di oggi riguarderanno le prossime elezioni e non quelle passate.
Però, anche se non è vero, non ci si può nascondere che la riflessione sull’illegittimità di questo Parlamento contiene suggestioni che troveranno spazio nel clima attuale dell’anti-politica.
Tant’è vero che Berlusconi e Forza Italia la stanno già cavalcando alla grande. Un pasticcio. Che rischia di riportarci al proporzionale anni ’80. In nome della stabilità e delle larghe intese forever.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
NON E’ VERO CHE IL PARLAMENTO E’ ILLEGGITIMO, E’ VERO CHE HA PERSO DI CREDIBILITA’ IL NOSTRO SISTEMA POLITICO
È una decisione “epocale”, quella della Consulta. Nel senso etimologico del termine. Che chiude un’epoca, sia pur nel modo peggiore. E certifica il default della politica nella seconda Repubblica.
Perchè l’impatto della sentenza non è riducibile a una “tecnicalità ”. Non c’è solo una questione di incostituzionalità di liste bloccate. C’è, nella sua enorme ricaduta politica, il giudizio di “illegittimità ” della legge elettorale che ha eletto tre Parlamenti, il capo dello Stato e una parte della Corte costituzionale.
Per carità , sappiamo che le cariche sono valide, tecnicamente, ma il senso di ciò che è accaduto agli occhi dell’opinione pubblica è che, con la sentenza di oggi, le istituzioni hanno perso, e non poco, la loro legittimità istituzionale.
E quindi la loro credibilità (agli occhi dell’opinione pubblica). E, da luoghi di tutti, diventano carne da macello della propaganda populista.
Di chi, come Forza Italia e Grillo, ha già urlato: “Il Parlamento è illegittimo, subito al voto”.
Siamo cioè, sia perdonata l’enfasi, non di fronte a una crisi del sistema politico, come nel ’92, quando partiti che avevano perso la loro funzione storica caddero a pezzi e il cambio di legge elettorale favorì l’esplosione del sistema.
Siamo di fronte a qualcosa, al tempo stesso, di inedito e di più inquietante nella storia Repubblicana: una crisi di legittimità costituzionale.
In questo momento non c’è una legge elettorale legittima. E poco importa che, nelle pieghe della sentenza della Corte, si intravede la via d’uscita di un proporzionale con preferenze che fa gioire gli ultras delle larghe intese.
E poco importa pure che il primo effetto della sentenza sia quello di “blindare il governo”, come emerge dall’entusiastica reazione di Alfano e dalla rabbia di Berlusconi.
Perchè, in una situazione del genere — col Parlamento eletto con una legge anticostituzionale — anche il governo è azzoppato come credibilità e legittimazione.
Ecco il punto, quello storico.
Con la sentenza non è più forte questo o quello; l’effetto non è il presunto vantaggio tattico di questa o quella corrente. La sentenza è la certificazione del default della politica della Seconda Repubblica.
Ed è la certificazione, se ce ne fosse stato bisogno, del carattere barbaro della destra berlusconiana che si inventò la “Porcata” per azzoppare Prodi.
E ha prodotto l’effetto di azzoppare non l’avversario di turno ma le istituzioni repubblicane, ovvero la tutela di tutti.
È la destra della “catastrofe” nazionale quella che mostra oggi il suo volto autentico. Nel novembre del 2011 condusse il paese a un passo dal default economico e ai minimi storici della sua credibilità internazionale.
A dicembre del 2013 emerge l’altra parte delle macerie, di cui si erano intravisti tutti i presupposti: il blocco della democrazia prodotto dal Porcellum.
Ogni velo è caduto: il berlusconismo è stato — e lo è stato consapevolmente — il grande nemico della Costituzione repubblicana, che per servire interessi di parte, ha danneggiato il bene di tutti.
È così che si chiude la Seconda Repubblica. E francamente, nelle reazione della politica che ha appena vissuto il suo fallimento, c’è tutta l’inadeguatezza, la mancanza di coraggio e di pensieri lunghi che spiega come si è arrivati fin qui.
Alfano gioisce pensando che il governo è più forte.
Berlusconi vede nella sentenza l’ennesima tappa del complotto di Napolitano per farlo fuori.
Il Pd discetta sulle ricadute congressuali, con i renziani preoccupati e Fioroni che stappa il vino buono sognando la legge elettorale — proporzionale con preferenze — che portò l’Italia nel baratro alla fine della Prima Repubblica.
Di fronte alla certificazione dell’impotenza della politica da parte della Corte, la classe dirigente repubblicana discute su quale musica ballare sul ponte del Titanic senza vedere l’iceberg.
E invece l’iceberg si vede. Si vede nella campagna sfascista di Berlusconi e Grillo, i grandi difensori del Porcellum, che invocano elezioni di fronte a un Parlamento “delegittimato”.
E che continueranno nelle prossime settimane contro un capo dello Stato delegittimato e contro le istituzioni delegittimate a loro volta.
Si vede nei rigurgiti passatisti di chi è già impegnato a uscire dalla crisi con la “restaurazione”, come Pier Ferdinando Casini e i democristiani nostalgici di quelle preferenze e di quel proporzionale che fece sprofondare il sistema politico di allora nella corruzione.
Si vede anche nella mancanza di coraggio di chi, a sinistra, di fronte alla Consulta invoca una legge elettorale.
Ma in questi mesi ha preferito galleggiare evitando di affrontare il tema e giocando con gli accrocchi costituzionali del Professor Quagliariello, con l’obiettivo di blindare il governo e di tirare a campare.
Ecco, ora il tempo dei tentennamenti è finito. Di fronte all’umiliazione, il Parlamento è ancora in tempo per evitare soluzioni mediocri. Con una proposta. Subito.
Prima ancora delle faide interne al Pd c’è il paese e le sue istituzioni.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
VIA IL PREMIO DI MAGGIORANZA, MA C’E’ IL PROBLEMA DELLE PREFERENZE: IL GOVERNO DOVREBBE INTERVENIRE CON UN DL
“Ci sono due aspetti della sentenza della Corte costituzionale, ma occorre partire da una premessa: la sentenza si può applicare già da domani”.
O, più esattamente, “dalla pubblicazione delle motivazioni, momento in cui la decorrenza degli effetti giuridici avrà efficacia”.
Antonio Agosta, professore di Scienza politica a Roma Tre e tra i massimi esperti di legge elettorale, non ha dubbi: “Non torneremo a votare con il Porcellum così come lo abbiamo conosciuto”.
La decisione della Consulta non fa decadere l’intera legge, ma interviene su due aspetti: l’attribuzione del premio di maggioranza e le liste bloccate.
Ed è qui che entra in ballo la differenziazione posta da Agosta: “Sul primo aspetto non ci sono problemi, perchè, per come è scritta la legge, occorre solo abrogare i premi di maggioranza di Camera e Senato”.
Il Porcellum infatti, spiega il professore, “prevede una prima ripartizione dei seggi al netto del premio, sulle sole percentuali elettorali, e dunque nono occorre nessun tipo di ulteriore intervento normativo”.
“Si passa così di fatto ad un sistema realmente proporzionale – continua – perchè, al contrario di quanto sostenuto da più parti, la legge in vigore fino ad oggi era in realtà tecnicamente un maggioritario di coalizione che tutelava la rappresentanza delle minoranze”.
Il problema si pone sul secondo aspetto, quello della bocciatura delle liste bloccate. “Perchè non c’è nessun passaggio del testo attuale che le preveda – spiega Agosta – per cui è necessario un intervento normativo. Nella nota diffusa la Consulta non spiega quante debbano essere e come vadano regolamentate, per cui dovrà essere il Parlamento ad intervenire”.
Qualora la situazione precipitasse e si dovesse andare alle urne prima che le Aule intervengano la strada è una sola e, a parere dell’esperto, obbligata: “In quel caso il governo dovrebbe agire tramite un decreto legge che recepisca la sentenza della Costituzione, perchè in quel caso ci sarebbero le ragioni di necessità ed urgenza, non potendo in altro modo votare”.
Ci sarebbe un’altra soluzione, che potrebbe essere suggerita nelle motivazioni oppure no, ma che sarebbe comunque “impervia e improbabile”.
“Sarebbe quella di recuperare per analogia il meccanismo dell’ultima volta che in Italia si è votato con le preferenze, tornando alla legge in vigore ai primissimi anni ’90. Ma sarebbe una strada rischiosa e molto contestabile”.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
DISCUSSIONE SUL PORCELLUM: PROBABILE SLITTI A GENNAIO/FEBBRAIO
Alla Consulta cresce il tam tam del possibile rinvio sul Porcellum. 
Un gesto di savoir faire istituzionale per dire alla politica “fate presto a cambiare la legge elettorale, senno decidiamo noi”.
A 24 ore dall’udienza pubblica più attesa della stagione, si possono già mettere alcuni punti fermi.
A partire dai possibili schieramenti tra gli alti giudici — tre in sostanza —, al di là del rinvio che farebbe slittare la questione tra gennaio e febbraio 2014.
Un gruppo ritiene inammissibile la richiesta della Cassazione, perchè aggirerebbe il divieto di ricorsi alla Consulta presentati da un singolo cittadino.
Nel nostro caso l’avvocato Aldo Bozzi, che con altri 25 cittadini si è rivolto al tribunale di Milano per contestare premio di maggioranza abnorme e negazione delle preferenze.
Un altro gruppo di giudici ritiene che la questione sia ammissibile, ma di difficile soluzione, perchè se si tocca la legge, in tutto o in parte, poi bisogna riscriverla, perchè altrimenti il Paese resta senza una legge fondamentale.
Un terzo gruppo è convinto che Bozzi e la Cassazione — il relatore della prima sezione civile Antonio Lamorgese — abbiano ragione, che i due quesiti debbano essere entrambi accolti, e che, per il principio della “illegittimità consequenziale”, la bocciatura trascinerebbe il Porcellum verso una tombale incostituzionalità , facendo rivivere il Mattarellum per evitare il vuoto legislativo.
È la “riviviscenza”, principio che alcuni negano e che altri giudicano possibile alla luce della sentenza sul referendum scritta da Sabino Cassese nel 2013
Ma partiamo dalle ultime novità pratiche.
Domani — l’udienza è alle 9 e 30 — non ci sarà nessuno, tantomeno l’Avvocatura dello Stato per conto del governo, a difendere il Porcellum.
È un primo dato molto indicativo. Ci sarà , invece, l’avvocato Bozzi, che parlerà dopo il relatore Giuseppe Tesauro, il noto ex presidente dell’Antitrust.
A seguire, ecco altre 16 cause, tutti conflitti tra Stato e Regioni.
Un calendario così nutrito porterà a “sforare” nel pomeriggio (gli avvocati sono già stati avvisati) e comporterà il rinvio della camera di consiglio al giorno dopo, mercoledì. Il Porcellum è la prima questione, ma potrebbe anche diventare l’ultima per la sua rilevanza ed essere rinviata di una settimana solo per mancanza di tempo.
Se si discute, e c’è il rinvio, ovviamente il caso per il momento si chiude. Qualora prevalga la tesi che i tempi troppo lunghi della politica esigono un passo della Corte, si parte dall’ammissibilità .
Dove la tesi prevalente è che la questione sia ammissibile, anche perchè se non lo fosse vorrebbe dire che la legge elettorale non è “sindacabile”, è “immune” da qualsiasi intervento sulla sua costituzionalità e che la Consulta ha le mani legate proprio su una legge che può violare la Costituzione e danneggiare i cittadini
Alla Corte sottolineano che, qualora si decida sull’ammissibilità , si andrà avanti anche sul merito. Qui il vero problema è cosa resta della legge, e se ne resta una, dopo le cesoie della Corte.
Per questo si rafforza la tesi della riviviscenza che, come scriveva Cassese un anno fa, “non opera in via generale e automatica e può essere ammessa solo in ipotesi tipiche e molto limitate, e comunque diverse da quella dell’abrogazione referendaria.
Ne è un esempio l’ipotesi di annullamento di una norma espressamente abrogatrice da parte del giudice costituzionale”.
Sembra proprio la fotografia del Porcellum azzerato e che va rivivere il Mattarellum.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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