Novembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
DA UNA PARTE IL “BRUNELLESCHI DEL VENTESIMO SECOLO” E UN PREMIO NOBEL PER LA FISICA, DALL’ALTRA CORTIGIANI MIRACOLATI SENZA UN MESTIERE… “ESSERE ATTACCATO DA BONDI E GASPARRI E’ SUBLIME, PURA BEATITUDINE”
«Vergogna!». L’urlo dei senatori di Forza Italia contro Renzo Piano, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo
riassume da solo il senso di vent’anni all’insegna del rovesciamento d’ogni valore.
È la frase storica di una giornata che non ne ha prodotta nessuna. Proviamo a guardarla, la scena, con occhi stranieri.
Come la vedono nel resto del mondo civile, non assuefatti come i nostri da decenni di talk show dove tutto è uguale a tutto.
Da una parte stanno un genio dell’architettura, il “Brunelleschi del ventesimo secolo” (New York Times), un premio Nobel per la fisica degno erede della tradizione di Enrico Fermi e una ricercatrice stimata nei circoli scientifici internazionali.
Dall’altra un pugno di cortigiani miracolati senza un mestiere, ben rappresentati da Bondi e Gasparri, felici di riverire un padrone già piduista, datore di lavoro di boss mafiosi, ora condannato in via definitiva per frode fiscale, in primo grado per prostituzione minorile, sotto processo per corruzione di giudici e politici, considerato un «clown» da mezza stampa mondiale. E questi dicono a quelli «vergognatevi!».
«Sublime» l’ha definito Piano, a ragione.
Nella logica sotto-culturale del berlusconismo il tutto, s’intende, non fa una piega. Se Berlusconi vincerà ancora, probabilmente avremo una via di Palermo intitolata a Vittorio Mangano, eroe.
E se il capo mandamento di Porta Nuova e killer della mafia è un eroe, ne consegue che un premio Nobel debba vergognarsi, e noi con lui.
L’odio viscerale dei berluscones per chiunque si ostini a onorare il nome dell’Italia nel mondo è del resto antico quanto il berlusconismo.
Prima di Rubbia e Piano, il bersaglio preferito degli strali dei cortigiani di re Silvio era Rita Levi Montalcini, anche lei macchiata da un premio Nobel.
«Una vecchia rimbambita », «le porteremo le stampelle a casa» (Storace), «è molto meglio Scilipoti di quella là » (Bossi).
La gloria scientifica, in effetti, rischia di rovinare all’estero la solida fama degli italiani come puttanieri, mafiosi, frodatori del fisco e corrotti, che per fortuna altri personaggi pubblici continuano a tenere ben alta e con malcelata fierezza.
È questo disprezzo per l’eccellenza ad animare il livore sempiterno dei berluscones. Naturalmente poi bisogna cercare un pretesto.
In questo caso si sono scagliati contro le troppe assenze dei senatori a vita, che pure in media sono stati presenti alle votazioni del Senato molto più del loro beneamato leader Berlusconi.
Il quale, peraltro, non ha neppure l’alibi di essere impegnato in studi cruciali per il futuro dell’umanità come Rubbia, o di avere una dozzina di cantieri aperti in tre o quattro continenti, come Piano.
Per quanto, certo, il bunga bunga prenda un sacco di tempo e di energie.
Il rovesciamento della realtà e dei valori è del resto tanto più efficace quanto più è radicale e insistito. Con l’aiuto dei talk show siamo, infatti, l’unica nazione nella storia della democrazia che sta discutendo da mesi se è proprio il caso di interdire dalle cariche pubbliche un delinquente.
Si tratta del capolavoro finale dell’egemonia culturale berlusconiana di un intero ventennio.
La totale perdita di senso delle parole.
“Vergogna” nel dizionario italiano, “è il turbamento o il timore che si provano per azioni sconvenienti, indecenti, indecorose che sono o possono essere causa di disonore e rimprovero”. Ma è evidente che ormai lo Zingarelli, così come la Costituzione, è vecchio e va riscritto.
Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)
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Novembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
NEL GIORNO DEL GIUDIZIO ANCHE CHI INDOSSAVA IL LUTTO
Nessun applauso, nessun grido accoglie alle 17,43 di un plumbeo mercoledì le parole del presidente Grasso che annuncia burocraticamente “la mancata convalida del senatore Silvio Berlusconi, proclamato eletto nella Regione Molise”, una formula gelida e spenta che riduce il leader di Forza Italia a semplice rappresentante dei molisani.
Anzi ex, da quel preciso momento. Paolo Romani si attacca al telefono. La segretaria-senatrice Mariarosaria Rossi si rimette il golfino nero. Sandro Bondi si fruga nelle tasche.
Non c’è la drammaticità dell’espulsione, nè lo schiaffo della decadenza, solo una fredda “mancata convalida”: l’uomo che fu il più potente d’Italia in un attimo scivola via in silenzio e senza farsi vedere da quel Parlamento che voleva riformare perchè faceva solo perdere tempo al suo governo.
Nessuno si aspettava che il B-Day, il giorno del giudizio che gli uomini del condannato sono riusciti a rinviare per quattro mesi, alla fine si consumasse con un rituale stanco e sfilacciato.
Ma il fatto che tutto fosse già stato detto – e che il voto palese togliesse ogni incertezza all’esito dell’ultima disperata battaglia – non esentava i pretoriani del Cavaliere e i berlusconiani di complemento dal compito di difendere una trincea ormai perduta.
Così la seduta tanto a lungo rinviata e tanto a lungo temuta si apre con i senatori di Forza Italia che rimettono in campo uno dopo l’altro tutte le argomentazioni contro la decadenza: la norma è retroattiva, la legge è incostituzionale, bisogna aspettare la Corte europea, non si può votare a scrutinio palese.
Ma quando il presidente della Giunta per le elezioni, Dario Stefà no, spiega all’aula come si è arrivati alla proposta di far decadere Berlusconi, il fedelissimo Sandro Bondi dopo un po’ non ce la fa più e sbotta: “Basta! Senatore Stefà no, lei è un azzeccagarbugli!”.
Bondi è elettrico, ha deciso che qualcuno deve pagare per questo insopportabile affronto ed è venuto in aula con il coltello tra i denti.
Quando si trova davanti a Formigoni gli grida “Vergogna!”, e se non li separassero in tempo i due arriverebbero alle mani.
Dirà più tardi la senatrice Annamaria Bernini che “oggi non è un 25 aprile, come pensa la sinistra, ma l’8 settembre delle istituzioni”.
In realtà , tra i banchi di quello che fu il Pdl si respira più un’aria da 25 luglio. E infatti Alessandra Mussolini, la nipote del duce, parla apertamente di “tradimento”. Chiama Alfano “il piranha”, ma anche “Al-Fini”, che per lei è un’offesa mortale.
Si rivolge a Lupi, “il cui cognome è tutto un programma” a grida ai “poltronisti” traditori: “Io non avrei accettato il vostro appoggio, ipocriti!”.
Ascoltandola, Bondi salta in piedi: “Brava!”. Poi vede arrivare in aula Renzo Piano, e chiede subito la parola. Per chiedere “se è moralmente opportuno e accettabile” che quel senatore a vita che lui ha visto poco a Palazzo Madama “si presenti oggi per votare sulla decadenza del presidente del centrodestra italiano”.
Una domanda alla quale lui ovviamente ha la risposta: “Vergogna!”. Gasparri, che è nei pressi, si accoda subito: “Piano non è mai venuto in aula!”. Poi, fuori dall’aula, ringhia: “Quello è venuto solo per l’esecuzione. Come architetto mi tolgo il cappello, ma come politico può lustrarci le scarpe, che sono impolverate”.
A loro, l’archi-star dà una lezione di eleganza zen: “Essere attaccato da Bondi e da Gasparri è sublime. Pura beatitudine”.
Poi è una raffica di avvertimenti alla sinistra, la sequenza degli interventi del centro-destra. D’Anna (Gal) paragona Berlusconi nientemeno che a Nelson Mandela e alla Timoshenko. Minzolini profetizza una resurrezione del Cavaliere: “Si pensa di eliminare un avversario ma lo si trasforma in un martire se non in un eroe”. La Bernini arriva a citare (molto liberamente) Bertold Brecht: “Prima toccò ad alcuni, poi ad altri, e alla fine verranno a prendere anche noi”. Lei si considera già in lutto, e per questo è venuta in aula di nero vestita, come altre quattro senatrici (Alberti Casellati, Rossi, Bonfrisco e Rizzotti, ma non la Mussolini che con il nero ci va cauta) anche loro in total black funebre.
Eppure non c’è tensione nell’aula, almeno fino al momento in cui la grillina Paola Taverna parte in quarta elencando tutti i reati per i quali il Cavaliere è stato indagato, processato o condannato.
Per arrivare rapidamente a una conclusione perentoria: “Il senatore Berlusconi, anzi il signor Berlusconi, è un delinquente abituale e recidivo!”. Apriti cielo.
“Dillo agli italiani che lo votano” grida Manuela Repetti. “E’ un senatore della Repubblica!” protesta Malan. “Basta, sono sette mesi che li sopportiamo, questi grillini” urla Cardiello.
Il resto era già scritto. L’orgogliosa difesa del capogruppo del Pd, Zanda, della scelta di far applicare la legge Severino (“E’ la prima volta nella mia vita che sento definire colpo di stato il rigoroso rispetto della legge e delle sentenze”).
La scelta della Lega di restare accanto all’alleato condannato, votando contro la decadenza.
E anche l’assedio finale al presidente Grasso, al quale prima Malan, poi Nitto Palma, quindi Compagna e infine Bruno chiedono con ogni motivazione possibile il voto segreto.
Ma lui risponde no, no, no, no. “Si assuma la responsabilità di dirci di no” insiste Caliendo.
“Ma quante volte me la devo assumere, questa responsabilità ?”, domanda spazientito il presidente.
Anche Bondi getta la spugna: “Cari amici, non serve a niente. Hanno già deciso”. Alla fine si vota non sulla decadenza, ma sugli ordini del giorno che contestano la proposta di decadenza decisa dalla Giunta.
Vengono bocciati tutti, l’ultimo per 192 a 113, con due astensioni.
E allora, in un silenzioso brusìo, Grasso legge la formula prevista dal regolamento: “Si intendono pertanto approvate le conclusioni delle Giunta, nel senso di dichiarare la mancata convalida…”. Così, alle 17,43, Berlusconi diventa un ex senatore.
Sebastiano Messina
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Novembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL VOTO ANTICIPATO ALLE 17
Dopo che martedì notte il governo ha ottenuto il voto di fiducia sul maxiemendamento alla legge di
stabilità , con 171 sì e 135 no , a Palazzo Madama è iniziata la lunga maratona che culminerà con il voto di decadenza di Silvio Berlusconi, con gli interventi dei vari parlamentari: ben 22 su 25 sono pro Cavaliere. Il quale, dal canto suo, affila le armi: rinchiuso nella residenza romana di Palazzo Grazioli prepara il discorso per il pomeriggio, quando si terrà una manifestazione a suo sostegno sotto casa.
«VOTO SEGRETO? NO»
La prima richiesta di Forza Italia, per bocca della senatrice Elisabetta Alberti Casellati, è stata quella di istituire il voto segreto: istanza presto condivisa dagli ex-compagni di partito tramite Schifani (Ncd) .
Ma il presidente Grasso non ha accolto l’istanza del centrodestra: «La Giunta per il Regolamento del Senato – dice – il 30/10 ha stabilito che per casi di non convalida dell’ elezione il voto fosse palese perchè a tutela della composizione del plenum e non sulla persona. Non ci sono novità per riaprire ora il dibattito». –
CASINI: «SOSPENSIVA»
Intanto, si è appreso, da ambienti parlamentari, che sono state presentate, da parte del centrodestra, 6 questioni pregiudiziali e 7 ordini del giorno in difformità della relazione della Giunta per le Immunità .
Mentre si alternavano dunque diversi esponenti di Forza Italia(da Mussolini alla Gasparri), spiccava la proposta di Pierferdinando Casini : « Una sospensiva e il rinvio alla decisione della Corte di Cassazione sul riconteggio dell’interdizione: non possiamo liquidare la storia di 20 anni come un evento criminale».
ATMOSFERA MOLTO TESA
L’atmosfera in Aula è comunque molto tesa: Sandro Bondi e Roberto Formigoni hanno avuto un alterco, Alessandra Mussolini se l’è presa con Angelino Alfano: «È un piranha, lo chiamo Lino e non Angelino», mentre ancora Bondi e Gasparri hanno apostrofato i senatori a vita: «Vergognatevi» .
Colpevoli, secondo i due forzisti, di essersi presentati soltanto in occasione del voto sull’espulsione del Cavaliere
IN PIAZZA
Intorno alle 14, a poca distanza da Palazzo Madama, in via del Plebiscito comincerà la manifestazione in difesa del proprio leader. Gli organizzatori di Forza Italia attendono 300 pullman di fedelissimi.
È invece giallo sulla partecipazione del Cavaliere, che potrebbe anche restare a casa. O, se decidesse di intervenire, sarebbe intorno alle 17.
Mentre è saltata la sua partecipazione a Porta a Porta di Bruno Vespa, su consiglio (pare) dei propri figli. Intanto le reti Mediaset hanno modificato la programmazione delle proprie reti per seguire con una maratona informativa l’intera giornata politica.
PRIMO AUTOGOL DI AN
“Come movimento per Alleanza Nazionale anche noi saremo a Roma per manifestare il nostro affetto la nostra adesione e vicinanza al presidente Berlusconi, in questo momento così difficile e drammatico per la sua vita politica e personale”. Lo afferma Adriana Poli Bortone, portavoce del Movimento per Alleanza Nazionale.
GRASSO: SI VOTA ALLE 17
“Secondo accordi intercorsi tra i gruppi, i tempi del dibattito sono armonizzati al fine di consentire che lo svolgimento delle dichiarazioni di voto, sul complesso degli ordini del giorno, abbia luogo a partire dalle 15.30, Con trasmissione diretta tv, e con le votazioni intorno alle 17”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, in aula sui tempi di discussione e voto della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Il voto quindi è stato anticipato dalle 19 alle 17.
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Novembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
I VOTI SICURI PER IL GOVERNO SONO SOLO 167, MA SI POTREBBERO AGGIUNGERE I TRANSFUGHI M5S E I SENATORI A VITA
Con l’addio dei parlamentari di Forza Italia, le larghe intese su cui si è fin qui retta la maggioranza a
sostegno del governo Letta iniziano a diventare strette.
Il problema è come sempre al Senato, dove l’esecutivo si ritrova da oggi con 62 voti in meno. I numeri per continuare a d andare avanti sulla carta non mancano, ma con la fuoriuscita dei forzisti i margini di manovra si sono fatti decisamente ristretti. Soprattutto, viene meno la possibilità di approvare riforme costituzionali che richiedono di base il consenso dei due terzi del Parlamento.
I NUMERI AL SENATO
Salvo ulteriori defezioni tra i fedelissimi del Cavaliere, il governo può contare sul sostegno sicuro di 167 senatori: solo sei in più rispetto al quorum di 161, ovvero la metà più uno dei 321 senatori (315 più i senatori a vita) che compongono l’assemblea di Palazzo Madama.
A favore dell’esecutivo restano i 108 membri del Pd, i 20 di Scelta Civica, i 29 del Nuovo Centrodestra . In totale sono 157, a cui tuttavia si aggiunge il sostegno dei dieci senatori che appartengono al gruppo delle autonomie. Si arriva così a 167.
A questi si potrebbero aggiungere i cinque senatori a vita (Ciampi, Abbado, Cattaneo, Rubbia, Piano) e, eventualmente, i transfughi del M5S che oggi siedono nel gruppo Misto.
Questo, perlomeno, stando alla composizione dei gruppi parlamentari che risulta ad oggi sul sito del Senato.
I NUMERI ALLA CAMERA
Non corre invece rischi, il governo, alla Camera, dove il quorum della maggioranza assoluta è di 316voti, ovvero la metà più uno di 630.
Il «porcellum» prevede infatti un premio di maggioranza per la coalizione arrivata prima alle elezioni e nella fattispecie ne hanno beneficiato il Pd e Sel, che pure oggi si trovano su fronti contrapposti. Il solo Pd ha un pacchetto di 293 deputati, a cui si aggiungono i 46 di Scelta Civica e i 29 del Nuovo Centrodestra.
Complessivamente, dunque 368 voti a cui possono aggiungersi quelli del Centro democratico di Tabacci (5), quelli delle minoranze linguistiche (5) e quelli eventuali di alcuni tra i non iscritti (dove siedono per esempio lo scrittore Edoardo Nesi, ex Scelta Civica, e alcuni fuoriusciti del M5S).
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Novembre 25th, 2013 Riccardo Fucile
PER IL MOMENTO QUESTA E’ LA DATA FISSATA IN BASE AL CALENDARIO DEI LAVORI
Senato della repubblica, mercoledì 27 ottobre, ore 9.30. 
Questi luogo data e ora del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Almeno per il momento.
È quanto risulta secondo il calendario dei lavori di Palazzo Madama. Al netto di eventuali modifiche dell’ultim’ora che potranno essere determinate dalla conferenza dei capigruppo fissata per martedì mattina alle 9.00.
Lo stesso calendario che fissa per il 27 quella che formalmente è definita come la “relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sull’elezione contestata in Molise”, indica infatti per domani mattina alle 9.30 l’arrivo nell’emiciclo di Palazzo Madama della legge di stabilità , e il suo via libera entro la giornata con voto di fiducia.
Ma manovra è ancora all’esame della Bilancio, e il varo definitivo in Commissione non arriverà prima di stanotte.
Il presidente, Antonio Azzollini, ha assicurato che entro oggi i lavori saranno conclusi. E, durante la conferenza dei capigruppo di oggi, Nuovo centrodestra e i popolari di Mario Mauro hanno chiesto la chiusura formale dei lavori istruttori prima di fissare il calendario definitivo, che dunque rimane sub-judice.
Forza Italia proverà a far slittare di qualche giorno il voto, ma Luigi Zanda insiste: “L’unica cosa che rimane certa è la data del voto di decadenza”.
La capogruppo del Movimento 5 stelle, Paola Taverna, va oltre: “Domani mattina potremmo decidere che la manovra, anzichè alle 9.30, arrivi in aula un’ora dopo, e che il voto finale sia alle 23.00 anzichè alle 22.00, ma la sostanza non cambia”.
Dunque, in assenza di unanimità alla capigruppo di domani, è probabile che la ridefinizione del calendario debba essere decisa dall’aula.
E, nelle more della discussione su date e orari, è altrettanto probabile che Forza Italia provi a conquistare ancora qualche ora di tempo.
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Novembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
LE ANTICIPAZIONI SUL CONTENUTO DELL’ULTIMO INTERVENTO CHE IL CAVALIERE TERRA’ IN SENATO MERCOLEDI’
“Consegnando me, con questo voto, state consegnando voi stessi alla magistratura”. È attorno a questo concetto che Silvio Berlusconi sta preparando il discorso che pronuncerà in Aula mercoledì. Un concetto politico, che suoni come una chiamata di responsabilità del Parlamento tutto. Che, trasformandosi in un mero esecutore, rinuncia alla sua autonomia e alla sua sovranità . Una “responsabilità storica” che mette la politica, tutta, nelle mani dei giudici e non più del popolo, rosso o azzurro che sia.
L’ex premier parlerà . Alzandosi in piedi, per l’ultima volta, a palazzo Madama.
L’idea di ricorrere a un trucco per guadagnare qualche altro giorno è stata accantonata.
Perchè a questo punto che tutto è scritto la mossa di “dimettersi” in modo che poi l’Aula voti le dimissioni a scrutinio segreto rischia di apparire un gesto “vile”.
Il Cavaliere vuole chiudere la sua esperienza parlamentare da lottatore. E da “statista”.
È questo il temine che ha usato con i suoi ai quali, a partire da Giuliano Ferrara, ha chiesto un bel po’ di appunti, per poi mettere mano al discorso personalmente.
Ma i contorni sono già definiti: “Voglio fare un discorso che passi alla storia” ha confidato ai fedelissimi. E un discorso che passi alla storia non è un comizio dai toni feroci.
Sono altre le sedi nelle quali pronunciare i consueti strali contro le toghe.
È politico, il discorso in Aula ed è rivolto alla politica. Capace di non trasmettere nel mondo l’immagine del Condannato sconfitto, astioso, prigioniero del rancore.
Ma capace di trasmettere l’immagine di un paese che rinuncia alla sua sovranità .
Ecco il cuore del messaggio.
La decadenza, il modo in cui ci si è arrivati senza sottoporre la legge Severino a un approfondimento, la scelta del voto palese, la fretta con cui la sinistra si è accodata alle decisioni dei giudici rappresentano una resa di un potere dello Stato a un altro, la resa della politica alla magistratura, una anomalia democratica: “Cacciando me — ripete il Cavaliere che già prefigura il momento in cui scandirà queste parole — state consegnando voi stessi alla magistratura. Con questo atto vi state assumendo una responsabilità storica, rinunciando a rappresentare la sovranità popolare che si esprime nell’autonomia del Parlamento e limitandovi ad eseguire le decisioni della magistratura. Da questo momento i leader democratici li sceglierà non più il popolo ma i pm”.
Berlusconi non ha ancora deciso se l’arringa sarà lunga o breve. Ma ha deciso che sarà senza astio e senza troppi riferimenti a quello che in privato chiama il disegno di “magistratura democratica”.
Perchè solo un discorso “politico” può trasmettere il messaggio che quella che appare la fine di una storia diventi l’inizio di una “nuova battaglia per la libertà ”.
Solo così si può evitare “l’effetto Craxi” di un leader al suo ultimo discorso. Non è un caso che proprio “evitare l’effetto Craxi” sia stata la regola di ingaggio consegnata ai fedelissimi in vista di mercoledì.
Ma anche ai big del partito cui ha chiesto di portare fuori dal Senato e davanti a palazzo Grazioli “un po’ di gente”.
Avere il suo popolo fuori non è solo un modo per sentire il calore in una giornata che si annuncia gelida. Ma è anche un modo per non lasciare la piazza ai grillini, considerati gli eredi di coloro che tiravano le monetine di fronte al Rafael: “Non farò la fine di Craxi” ripete Berlusconi in questi giorni. Perchè “continuo a combattere, non mollo”. E “non scappo”.
E c’è un motivo se, di tutte le voci e le congetture che circolano in questi giorni vissuti da molti come la fine di un epoca ce n’è una che dà al Cavaliere particolarmente fastidio: le chiacchiere sulla fuga.
È invece un nuovo tempo della “battaglia di libertà ” iniziata nel ’94 il messaggio che vuole comunicare l’ex premier. A tutti.
Ai nemici di sempre, la sinistra che per Berlusconi — oggi come allora – usa le procure per eliminare i leader che non batte nelle urne.
Al Colle, non contrasta la violazione dei diritti oggi come allora, quando Giorgio Napolitano da presidente della Camera non pronunciò una parola sull’abuso delle carcerazione preventiva, anche di fronte ai suicidi, e rinunciò a difendere un Parlamento paralizzato dal tintinnar di manette. La “resa”, appunto.
Ma è un discorso col quale l’ex premier vuole scuotere le coscienze anche di coloro che allora stavano con lui, e oggi si sono accodati, buoni ultimi, al partito di Napolitano, come Alfano.
Non è un caso che negli ultimi giorni Berlusconi ha cominciato a leggere le mosse di Angelino sotto una nuova luce.
Angelino che parla di “partito degli onesti” quando Berlusconi scricchiola a palazzo Chigi, che diventa praticamente montiano nell’anno del Professore e lancia le primarie per “andare oltre Berlusconi”, Angelino che conduce le trattative con Letta per fare col governo ciò che non è riuscito a fare nel partito trasformandolo nella cabina di regia della scissione.
La decadenza ha scavato un solco tra i due.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 13th, 2013 Riccardo Fucile
CONTINUA LA FARSA DELLA VENDITA DELLE SPIAGGE AI PRIVATI, OPERAZIONE PERALTRO VIETATA DALL’EUROPA… OTTO SENATORI PD CAMBIANO IDEA IN POCHE ORE
Sulla vendita delle spiagge il Pd va in confusione. E si divide. 
Prima nove senatori democratici, infatti, presentano un emendamento alla Legge di Stabilità che prevede la dismissione delle aree dove sorgono gli stabilimenti balneari. Ma sulla questione i democratici non sono per nulla compatti, con il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che commenta: “Politicamente inaccettabile”.
E alla fine l’emendamento viene ritirato. “Non vi era alcuna intenzione di cedere o svendere spiagge o altre aree demaniali marine”, afferma il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.
La vendita delle infrastrutture balneari cedibili e l’allungamento delle concessioni sulle spiagge, insieme alla sanatoria sulle cartelle esattoriali, era stato inizialmente proposto dal Pdl, con l’intenzione di recuperare risorse da destinare innanzitutto alla riduzione del cuneo fiscale.
Oggi è spuntato anche un emendamento dei senatori Pd, prima firmataria Manuela Granaiola. “L’emendamento — ha spiegato Granaiola — nasce da un’ipotesi prospettata dal sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta e dal Direttore dell’Agenzia del Demanio ad un tavolo di confronto con le associazioni di categoria e con molti deputati e senatori di diversi schieramenti politici. Ipotesi a mio parere molto interessante e dopo un approfondito dibattito con i concessionari c’è stata la totale convergenza di tutte le associazioni di categoria”.
Secondo Granaiola non era in discussione la vendia di spiagge, “ma di quelle aree che non rivestono più i caratteri della demanialità ”.
Manuela Granaiola, parlamentare viareggina, è molto vicina ai gestori degli stabilimenti balneari, come racconta lei stessa in un intervento sul sito Donne di mare. “Le aste non farebbero che spianare la strada all’avanzare di rapaci interessi di ‘predatori’ con le tasche piene di denaro poco pulito, in cerca di lavatrici insospettabili”, scriveva la sentarice il 3 aprile scorso. “E invece non ce l’abbiamo fatta ed eccoci ancora qua, con una piccola vittoria in tasca, la proroga della scadenza delle concessioni al 2020, ma senza alcuna certezza normativa, senza una soluzione definitiva che faccia uscire dall’angoscia tanti imprenditori e faccia ripartire l’economia legata al mondo balneare, ad oggi completamente paralizzata”.
In ogni caso negava qualsiasi intesa con il Pdl Giorgio Santini, capogruppo del Pd in commissione Bilancio al Senato: “Non c’è alcun accordo in vista con il Pdl sulle concessioni balneari, nè sulle cartelle esattoriali. Siamo ancora all’inizio dell’illustrazione degli emendamenti in commissione, un lavoro impegnativo che deve portare a una loro drastica riduzione. Mi pare del tutto prematuro trarre delle conclusioni che non sono in alcun modo attinenti ai fatti”.
Alla cessione delle spiagge, sempre dal fronte Pd, si è subito detto contrario il ministro Orlando: ”Le norme che paiono emergere dal confronto parlamentare e che propongono la sdemanializzazione di porzioni di litorale e spiagge sono politicamente inaccettabili e tecnicamente sbagliate. ‘Un conto è interrogarsi su come evitare che la normativa europea impatti in modo eccessivamente negativo su imprese che producono servizi e occupazione, un altro è pensare di aggirare la normativa stessa svendendo un pezzo del patrimonio ambientale e paesaggistico del Paese”.
Ha bocciato la possibile cessione di parti di litorale anche il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, che su Facebook ha scritto: “Ora si vuole vendere le spiagge. Per fare cassa, si dice. In realtà c’ è una destra ‘liberista alla matriciana’ che odia così tanto lo Stato che volentieri svenderebbe al privato tutto ciò che è pubblico, demanio, sanità , scuola e persino i monumenti, come Totò con la fontana di Trevi. Il realtà il problema delle concessioni degli stabilimenti marittimi si può risolvere con concessioni più lunghe e meglio regolate, senza vendere ciò che è di tutti e anche per questo, almeno in parte, meglio tutelato e i soldi che mancano si possono trovare cercando nei capitali fuggiti nelle banche svizzere e frugando appena un pò nelle tasche dei nuovi 127.000 ultramilionari beneficiati dalla finanza. Il Pd alzi la voce: la spiagge sono di tutti”.
E anche tra gli stessi firmatari dell’emendamento non c’era intesa: ”Ho ritirato la mia firma in quanto ad un più approfondito esame tale ipotesi risulterebbe difficilmente applicabile su scala nazionale”, ha reso noto il senatore del Pd Andrea Marcucci.
Così dopo poche ore che si è diffusa la notizia dell’emendamento, lo stesso è stato ritirato.
Di una possibile intesa con il Pd, aveva parlato anche Antonio D’Alì, relatore del Pdl al ddl stabilità : “Siamo lontani su qualche copertura come la sdemanializzazione di alcune zone attrezzate turisticamente e la rottamazione delle cartelle esattoriali che sono concettualmente un pò distanti dalle posizioni dei democratici, ma anche lì pensiamo di poter raggiungere dei buoni punti di incontro”.
Che un emendamento Pd fosse nell’aria lo aveva denunciato anche il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: “Si trattano le spiagge degli italiani come un fatto privato e di sostenibilità economica per le imprese che già hanno avuto quelle concessioni demaniali in assenza di qualsiasi gara di evidenza pubblica trasformando le spiagge italiane in una distesa di cemento”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 31st, 2013 Riccardo Fucile
SE NON SI PERDE ALTRO TEMPO LA DECADENZA POTREBBE ANDARE IN AULA A METà€ NOVEMBRE
Il centro divide, il centro sceglie: la senatrice Linda Lanzillotta, reduce montiana cioè specie in via d’estinzione, spinge la decadenza di Silvio Berlusconi con il voto palese al Senato.
Astenuto il presidente Pietro Grasso, in Giunta per il Regolamento di Palazzo Madama, Lanzillotta è il settimo (decisivo) sì contro i no di berlusconiani, autonomisti e leghisti.
La notizia viene battuta mentre il Cavaliere aspetta a pranzo i ministri: informato, preferisce digiunare.
E la notizia fa scattare le contromisure di Renato Schifani e Renato Brunetta, che cercano invano il cavillo per ripristinare lo scrutinio segreto e provocare imboscate, franchi tiratori e traditori.
Ma il dispositivo ideato dal Movimento Cinque Stelle e dal Partito democratico riduce al minimo, quasi azzera le speranze dei berlusconiani. E così la truppa del Cavaliere prepara la “guerriglia” contro Grasso, l’unico che potrebbe scongiurare quello che in coro, moderati per Alfano e rabbiosi per Brunetta, definiscono un colpo per la democrazia.
La Giunta non ha modificato il regolamento, ma ha interpretato due articoli, il 135 ter e il 113 (tre commi): il caso in esame riguarda la “sopraggiunta incandidabilità ” (legge Severino), non tocca la persona, bensì la composizione di un’intera assemblea parlamentare.
I berlusconiani individuano, per qualche ora, una scorciatoia non più percorribile: presentare un’ordine del giorno contro la decadenza sancita in Giunta per le elezioni e le Immunità e chiedere l’anonimato durante le votazioni.
Niente da fare. Perchè se non ci fosse nemmeno un odg, la decadenza di Berlusconi sarebbe automatica, semplicemente recepita dai colleghi senatori (articolo 135 ter). Democratici e Cinque Stelle hanno introdotto due novità che blindano il voto palese. Ai berlusconiani resta soltanto un’ipotesi, molto complicata, ma che politicamente sarà sfruttata: appellarsi a una violazione costituzionale, ovvero la retroattività del testo Severino, attraverso un ordine del giorno ugualmente con venti firmatari.
Ecco che la pratica ritorna a Grasso: potrebbe respingere l’odg, ritornare in Giunta (sarebbe una formalità farsesca) o far esprimere l’aula.
I berlusconiani hanno provato a convincere Lanzillotta, che ha riflettuto di notte e deliberato di mattina.
Ora dovranno pressare Grasso e tenere d’occhio il calendario di Palazzo Madama. L’ultima stesura non prevedeva Berlusconi (almeno ) sino al 22 novembre, complice il decreto scuola e la legge di Stabilità . Adesso si comincia a cerchiare in rosso la settimana dal 12 al 15. A circondare Grasso, soprattutto.
Il capogruppo Brunetta, che ha sopportato le lamentele pomeridiane del Cavaliere in riunione con Schifani, ha mandato ai deputati un’edizione straordinaria del “Mattinale”.
Riassunto: “Non riconosciamo Grasso come presidente dei senatori”.
I pidiellini a Palazzo Montecitorio vogliono copiare il dilemma appena risolto a Palazzo Madama per generare una discussione collettiva infinita: desiderio inesaudibile, però di tentativi ne vanno fatti, giusti o folli che siano.
I consiglieri di B. sanno che la questione va convertita da procedurale a politica: i margini per la procedura sono pressochè inesistenti, ma la politica rovente — cioè ricatto al governo di Enrico Letta — può ammorbidire Grasso.
L’ex presidente Schifani dovrà fare scena e retroscena: organizzare le truppe già schierate, divorare le soluzioni possibili e, fanno notare i democratici, dimenticare un precedente pesante.
Durante il suo mandato, l’aula spedì Luigi Lusi in galera.
E per fortuna, per il Cavaliere si tratta “solo” di decadenza da senatore.
Sempre i democratici spiegano che così le prassi di Montecitorio e Madama sono uniformate.
Anche i politici, presto o tardi, si integrano fra se stessi.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
IL GRANDE ARCHITETTO GENOVESE ILLUSTRA A NAPOLITANO I TEMI CHE CARATTERIZZERANNO IL SUO NUOVO INCARICO
“Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato in forma privata a Palazzo
Giustiniani il neo senatore a vita Renzo Piano.
Nel corso del colloquio, il senatore Piano, ha illustrato al capo dello Stato i temi che caratterizzeranno lo svolgimento del nuovo impegnativo incarico”.
Così recita la nota del Quirinale nel consueto linguaggio altamente istituzionale.
Ebbene, tra i “temi” del grande architetto italiano c’è già , evidentemente, l’attenzione al futuro dei giovani colleghi.
Il senatore a vita Renzo Piano devolverà infatti il proprio stipendio a iniziative legate all’ideazione e progettazione da parte di giovani architetti, come il recupero delle periferie e il consolidamento di strutture pubbliche esistenti, ad esempio le scuole, mettendo la sua esperienza “al servizio del Paese”.
“Nel corso di un incontro privato – spiega una nota diffusa a sua volta da Piano al termine dell’incontro con il capo dello Stato – l’architetto e neo senatore a vita Renzo Piano ha illustrato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano i principali punti che saranno oggetto del suo impegno parlamentare. Nel suo ufficio di Palazzo Giustiniani il senatore Piano aveva già ieri riunito un gruppo operativo di lavoro costituito da personalità che hanno collaborato con lui nella realizzazione di importanti progetti in Italia e nel mondo”.
Ed è proprio nella riunione con i suoi più stretti partner che Piano ha non solo individuato “i primi concreti temi d’azione”, ma si è anche deciso di “coinvolgere annualmente giovani architetti di valore per l’ideazione e progettazione delle iniziative. Per questo scopo Renzo Piano devolverà il suo stipendio da senatore”.
“Credo nel ruolo della politica, che viene da Polis, la città – dichiara Renzo Piano – e credo anche che questa sia la strada giusta per mettere la mia esperienza al servizio del Paese. Un Paese bellissimo, ma proprio per questo motivo fragile e bisognoso di protezione”.
(da “La Repubblica”)
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